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IL MESSAGGIO CONGIUNTO DI USA, FRANCIA, GERMANIA, GRAN BRETAGNA E ITALIA: “ISRAELE RISPETTI IL DIRITTO INTERNAZIONALE”

Ottobre 23rd, 2023 Riccardo Fucile

SE SI APPLICASSE IL DIRITTO INTERNAZIONALE NETANYAHU SAREBBE IN GALERA INSIEME AI TERRORISTI DI HAMAS

Sostegno a Israele e al suo «diritto di difendersi dal terrorismo», ma anche «rispetto del diritto internazionale umanitario» e «protezione dei civili». È questo il messaggio ribadito dai presidenti di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia sulla situazione in Medio Oriente. Dopo un colloquio telefonico, i cinque leader hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui chiedono il rilascio immediato di tutti gli ostaggi e si dicono «impegnati a uno stretto coordinamento per sostenere i cittadini presenti nella regione, in particolare quelli desiderosi di lasciare Gaza». La dichiarazione porta la firma di Joe Biden, Emmanuel Macron, Rishi Sunak, Olaf Scholz e Giorgia Meloni. I cinque leader hanno accolto con favore l’invio dei primi convogli umanitari e si sono impegnati a «continuare uno stretto coordinamento diplomatico, anche con i partner chiave della regione, per prevenire l’estendersi del conflitto, preservare la stabilità in Medio Oriente e lavorare verso una soluzione politica e una pace duratura».
La situazione a Gaza
E all’indomani dell’avvertimento dell’Iran, che ha minacciato lo scenario di una «crisi incontrollabile», i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza continuano. Nelle scorse ore, ha fatto sapere l’agenzia di stampa palestinese Wafa, l’esercito di Tel Aviv ha condotto raid aerei vicino a due ospedali di gaza, quello di Al-Shifa e quello di Al-Quds.
(da agenzie)

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ELEZIONI TRENTINO-ALTO ADIGE: A BOLZANO SVP PRIMO PARTITO (MA IN CALO), FUGATTI OLTRE IL 50% PER LA PROVINCIA DI TRENTO

Ottobre 23rd, 2023 Riccardo Fucile

SALE FDI, CROLLA LA LEGA

Alle elezioni provinciali in Trentino si registra un calo dell’affluenza, che rispetto al 2018 scende dal 64,05 al 58,39%. Questo è il dato definitivo, dopo la chiusura dei seggi alle ore 22. Stamattina, lunedì 25 ottobre, alle ore 7, è iniziato lo spoglio. Quando, verso le 11.30, le schede scrutinate hanno raggiunto la metà, appare consolidata la vittoria del presidente uscente di centrodestra, Maurizio Fugatti. Intanto in Alto Adige si preannuncia un rebus la composizione della giunta provinciale 2023-2028. Con il 98% delle sezioni scrutinate la Suedtiroler Volkspartei è al 34,4%, in calo di sette punti percentuali rispetto a 5 anni fa. Il Team K arriva all’11%, mentre la secessionista Süd-Tiroler Freiheit di Eva Klotz ha raggiunto il 10,8%. Il primo partito “italiano” è Fratelli d’Italia, che arriva al 6,1%. La Lega aveva l’11% nel 2018 e ora crolla al 3,1%. Il governatore Arno Kompatscher va verso il terzo mandato, ma sarà complicato sciogliere i nodi delle alleanze: «Il voto va sempre rispettato, questi sono i consiglieri eletti, mi preoccupa che il risultato globale abbia portato dodici partiti in consiglio provinciale: con tutti questi partiti e partitelli non rende facile il lavoro di un governo e il lavoro di una maggioranza», ha dichiarato.
Nessuna rimonta del centrosinistra a Trento
Lo spoglio è iniziato alle ore 7 della mattina del 23 ottobre. Con il procedere della lettura delle schede, alle ore 11.30, appare sempre più netto il vantaggio del presidente uscente del centrodestra. Fugatti, a 221 sezioni su 527 scrutinate, è avanti con il 50,53% dei consensi. Oltre 10 punti percentuali lo separano dal rivale di centrosinistra, Francesco Valduga. Fuori dalla partita gli altri candidati che si contendono la provincia autonoma: Filippo Degasperi di Onda civica è al 3,78%, Sergio Divina, ex leghista, è al 2,58%, Marco Rizzo al 2,18%, il grillino Alex Marini all’1,89% ed Elena Dardo allo 0,45%. Nonostante il distacco tra Fugatti e Valduga, il Pd, con circa il 16% delle preferenze, dovrebbe chiudere la tornata da primo partito. La Lega non andrebbe oltre il 13%, quasi 15 punti percentuali in meno rispetto alla precedente tornata elettorale del 2018.
Il crollo annunciato
Oggi bisognerà capire cosa succederà con il partito della premier Giorgia Meloni come primo interlocutore. Fdi è anche il partito più votato a Bolzano città. Bene anche i Verdi che salgono dal 6,6 al 8,8%. La vera sorpresa (annunciata per certi versi dal successo sui social) è quella dell’ex comandante degli Schützen Jürgen Wirth Anderlan, che – partendo dal nulla – ha raccolto il 5,3% dei consensi con slogan anti-migranti e No vax. Anche la lista dell’ex assessore Svp Thomas Widmann entra in consiglio provinciale, ma si ferma al 3,5%. Il crollo della Lega era in qualche modo annunciato dalle liti interne al partito in questi anni. Il Carroccio da quattro consiglieri scenderà a uno. Resta stabile attorno al 3,5% il Partito Democratico. Sotto l’1% il Movimento 5 stelle (non siederà più in consiglio), così come Forza Italia e la lista Centro Destra.
«Abbiamo perso»
«Abbiamo perso. Questo è fuori discussione. Abbiamo perso due consiglieri, mentre avevamo calcolato di perderne uno», ha detto il segretario della Svp Philipp Achammer. «In consiglio provinciale avremo dodici partiti, un numero impressionante. Siamo il partito più forte con 13 consiglieri ma garantire la stabilità sarà molto difficile. Formare una giunta sarà molto difficile. I cittadini evidentemente non hanno avvertito il pericolo di perdita di stabilità politica, ma l’esito elettorale va sempre accettato», ha aggiunto precisando che sul suo futuro come segretario Svp deciderà il partito. Secondo Achammer, la giunta ha pagato alcune decisioni sofferte prese durante la legislatura, come durante la pandemia. Anche il governatore Arno Kompatscher ha evidenziato la forte frammentazione in consiglio provinciale, «pure con posizioni estreme».
L’andamento
L’andamento della Svp è in linea con l’andamento dei partiti popolari in Europa. Nonostante il calo di consensi il presidente ha definito «più che soddisfacente»il fatto che oltre il 60% degli elettori Svp gli abbia dato la preferenza. Il calo di rappresentanti italiani da 8 a 5 è «un dato storico». Lo statuto prevede comunque la rappresentanza italiana in giunta. Kompatscher si è detto soddisfatto del risultato elettorale di Hubert Messner, l’ex primario e fratello di Reinhold a questo punto è l’assessore alla sanità in pectore.
La nuova giunta
Per quanto riguarda il risultato personale il presidente uscente perde quasi 9.400 voti rispetto al 2018. Ma si conferma comunque nelle preferenze_ 57.776. Dimezza i voti il segretario Svp Philipp Achammer che si ferma a 16.563 preferenze (-16,259). A sorpresa la new entry Hubert Messner, primario in pensione e fratello del Re degli ottomila Reinhold, sulla lista della Svp occupa la seconda posizione con 30.422 preferenze. Difficile da sciogliere è il nodo della nuova giunta, perché Svp, Fdi e Lega assieme si fermano a 16 consiglieri, per arrivare agli indispensabili 18, servirebbero i Freiheitlichen. Un’alternativa potrebbe sarebbero i Verdi e il Team K che hanno con 20 consiglieri. La cosiddetta coalizione Jamaica (per i colori dei partiti), non convince però l’anima conservatore e pragmatica della Volkspartei.
La composizione del consiglio provinciale
In attesa dei risultati definitivi e di eventuali scarti, l’agenzia di stampa Agi pronostica che nel consiglio provinciale formato da 35 unità siederanno 13 esponenti della Suedtiroler Volkspartei (erano 15 nella precedente legislatura con un glorioso passato negli anni ’90 e primi 2000 anche fino a 22), 4 del Team K, 4 della Suedtiroler Freiheit, 3 dei Verdi, 2 di Fratelli d’Italia, 2 della lista Juergen Wirth Anderlan, 2 dei Freiheitlichen, uno del Pd, 1 della lista Fuer Sudtirol Mit Widmann, uno della Lega, uno de La Civica e uno di Vita.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI E LA PAURA DEI NUOVI FUORIONDA DI GIAMBRUNO: “ARRIVERA’ ROBA PIU’ GROSSA”

Ottobre 23rd, 2023 Riccardo Fucile

LA PREMIER E’ “INCAZZATA NERA” E SI SENTE ACCERCHIATA

«Arriverà roba più grossa». Il caso dei fuorionda di Andrea Giambruno non è finito. O almeno questo è ciò che pensa chi è vicino a Giorgia Meloni. La paura è che ci siano altri video o audio con avance sessuali o altre immagini e notizie imbarazzanti. Che qualcuno potrebbe strumentalizzare per danneggiare la premier. Che torna quindi a sentirsi «accerchiata».
Intanto l’ex first gentleman «sta sotto un treno». Mediaset sta procedendo ai suoi accertamenti. E anche se il rischio più grosso, quello del licenziamento, pare lontano, l’attesa nel limbo sta snervando il giornalista e (ex?) conduttore di Diario del Giorno. E in molti si chiedono con chi ce l’avesse la premier quando ha detto: «Siamo lo specchio della meschinità dei nostri nemici». Nei retroscena si punta a Forza Italia. E a un nuovo nome: quello di Marina Berlusconi.
Il nemico da abbattere
A raccontare le paure di nuovi video e filmati in arrivo che serpeggia intorno a Meloni è oggi il Corriere della Sera.
Disertando la kermesse di Fratelli d’Italia ieri la presidente del Consiglio si è dipinta come «il nemico da abbattere». «Giorgia ci ha pensato fino all’ultimo. Ma aveva bisogno di prendersi mezza giornata e ha scelto di sacrificare l’unico evento in agenda in cui la sua assenza non danneggiava l’Italia», spiega uno dei suoi a proposito dell’assenza di ieri. Meloni è stanca, devastata. E «furibonda». Mentre la sorella Arianna è infastidita dai pettegolezzi: «E come volete che stia?». Il quotidiano spiega che sono le persone a lei più vicine ad adombrare l’ombra del ricatto a orologeria: «Arriverà roba più grossa» lo dice addirittura un esponente del governo. Intanto nel partito si discute dell’uscita di Pier Silvio Berlusconi.
Giambruno triste, solitario y final
Si fa fatica a credere che non sapesse nulla di Striscia la notizia. E c’è chi giura che in campagna elettorale «marcheremo le differenze» da Forza Italia. Dall’altra parte della barricata c’è Giambruno. «Un padre bravissimo e amorevole», lo ha definito la premier nel messaggio d’addio. Ma il fronte più pericoloso è quello di Mediaset. L’articolo 8 del codice etico del Biscione pare scritto apposta per i casi come il suo. È rimasto a Milano in albergo dove vive per il week end. Il giorno dopo lo ha passato in famiglia: lo testimoniano le foto scattate al centro commerciale di Orio al Serio alle porte di Bergamo. Era seduto al bar con una donna (probabilmente la sorella), due bambini (la figlia e il cugino) e due uomini. Il quotidiano spiega che Giambruno in un attimo ha visto crollare la sua vita.
I fuorionda e Mediaset
Si sentiva re e si è ritrovato senza scettro. Certo, va detto che ci ha messo tanto del suo. Perché quasi tutti quelli che lo conoscevano prima della sua «ascesa» sono concordi nel dire che non era così. L’atteggiamento sopra le righe lo ha sempre avuto, come ha confermato l’amica e collega Simona Branchetti. Ma con il tempo si sono aggiunte una certa arroganza e presunzione che gli avevano fatto credere di essere intoccabile. I fuorionda sono usciti dalle trasmissioni in bassa frequenza di Mediaset. Ovvero quel circuito chiuso che collega le regie degli studi tv. In molti pensano che a innestare la vendetta di Ricci, che dice di aver agito dopo la beatificazione di Giambruno su Chi, possa essere stato qualche collega della trasmissione di Giambruno su Rete4. L’autosospensione di una settimana, in accordo con l’azienda, finisce venerdì.
Le giambrunate e Ginevra
L’azienda procede con gli accertamenti delle possibili violazioni del codice. Potrebbe seguire una lettera di contestazione e il coinvolgimento degli organi sindacali. Le ipotesi sono tante: un ritorno in video e una nuova autosospensione con reintegro dietro le quinte sono le più gettonate. Pare ormai escluso il licenziamento. Se non altro perché costituirebbe «accanimento». «A me in questo momento interessa solo difendere Ginevra, una bambina di sette anni, è a lei che penso, la persona più fragile e l’unica da proteggere in questa storia», avrebbe detto invece Giorgia ai familiari secondo il retroscena di Repubblica. I suoi dicono che è «incazzata come mai la si è vista». Chi la conosce bene e la frequenta spiega che «Giorgia si sta comportando da Giorgia, con la fermezza e la determinazione che contraddistinguono il suo carattere e che hanno segnato una vita comunque non facile».
La sindrome Fazzolari
Oggi ha in programma a Palazzo Chigi l’incontro con il premier finlandese Sauli Niinistö. Poi il consiglio dei ministri. Si parla di altri fuorionda di Giambruno nel frattempo congelati. Ad agire sarebbero stati Marina e Pier Silvio Berlusconi. Lei intanto continua ad additare il fantasma di “qualcuno” che vuole colpire lei e il partito e il governo. Senza mai spiegare chi sia e per conto di chi lo faccia. La paura di chi le è vicino è che si chiuda in un bunker. Anche La Stampa parla della crisi tra Meloni e Mediaset. E sempre secondo fonti anonime qui la premier sarebbe vittima della sindrome Fazzolari. Il sottosegretario fidatissimo è uno degli alfieri della cospirazione giacobina permanente. Mentre Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione del partito, parla di lobby o di ambienti che non accetterebbero la nuova centralità della politica.
Le telefonate dopo i fuorionda
Di certo c’è che gli audio e i fuorionda di Giambruno risalgono a luglio. Mentre dopo le due puntate di Striscia è stato Pier Silvio a chiamare Meloni, non Marina. Ce n’è abbastanza per immaginare una cordata di Forza Italia per affidare la leadership del partito a Marina. Con la quale Meloni è arrivata al punto di rottura sulla tassazione degli extraprofitti bancari. Un duello di due donne per la leadership del centrodestra all’orizzonte è quello che immaginano i più fantasiosi.
(da Open)

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NEI PALAZZI DEL POTERE LA DOMANDA È: GIORGIA MELONI CONTINUERÀ A COMPORTARSI DA “MARCHESA DEL GRILLO” O ABBASSERÀ LE PENNE, CAMBIANDO IL SUO ATTEGGIAMENTO POLITICO CON GLI ALLEATI E COINVOLGENDO NELLE DECISIONI CASA BERLUSCONI?

Ottobre 23rd, 2023 Riccardo Fucile

DAL 25 SETTEMBRE 2022, LA DUCETTA SI È COMPORTATA COME SE ESISTESSE SOLO LEI: DALLA SUA ARROGANZA DI POTERE, NON SI È SALVATO NEMMENO FRATELLI D’ITALIA, TRASFORMATO DALLA SISTER ARIANNA IN UNA CASERMA… LA “IRON LADY” ALLA VACCINARA HA CAPITO CHE SENZA FORZA ITALIA, IL SUO GOVERNO CADE? A RIMANDARLA A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO, CI VUOLE POCO VISTO CHE L’IRRITAZIONE DEL DEEP STATE, DAL COLLE ALLA CORTE DEI CONTI, È FUORI CONTROLLO

In questi tempestosi giorni, si trasecola a leggere la grande stampa italiana infiammata dal gossip sotto le lenzuola di Casa Meloni. Comunque, una soddisfazione dopo che per due decenni hanno liquidato, con il ditino alzato e la puzza sotto il nasino, Dagospia come informazione monnezzara.
“Cose da serve”, sentenziavano. “La finestra sul porcile”, editorialeggiavano, umiliati e offesi da questa Italia da portineria digitale. Sempre dimenticando che “oggi – come scriveva Edmondo Berselli – potere e conoscenza coincidono, anche se forse nessuno aveva pensato che questa coincidenza avrebbe fatto del gossip la risorsa strategica dell’Italia postpolitica”.
Così oggi i nostri giornaloni si trovano, con massimo cinismo e minimo riserbo, a inseguire le mutande pazze di Andrea Giambruno e le corna trifolate di Giorgia Meloni, tralasciando l’aspetto politico dell’affaire. Perché è chiaro che, dopo i due fuorionda di “Striscia la notizia” (che dalla scorsa estate erano nel cassetto in attesa di un via libera dalla famiglia Berlusconi), nulla sarà come prima a Palazzo Chigi.
A partire dal rapporto con Marina e Piersilvio Berlusconi: pronti a togliere il “disturbo” se la “Marchesa del Grillo” della Garbatella (Io ‘so Giorgia e voi non siete un cazzo) continuerà a considerare defunta Forza Italia, insieme al suo fondatore. E i figli di primo letto di Silvio si chiedono altresì: il turbo-sputtanamento messo in atto dal Biscione, avrà convinto la Sora Giorgia a stare più attenta agli interessi degli eredi del Cav?
Dalla scelta del presidente del Senato alle nomine dei ministri, dalla scelta dei vertici nelle partecipate di Stato alla tassa sugli extraprofitti delle banche, fino alla recente decisione di ridurre il canone Rai (che vorrà dire, per la tv pubblica, alzare il tetto pubblicitario a scapito di Mediaset), ad Arcore è stato un continuo rospo da ingoiare.
Riuscirà, si domandano ora i berluscones, la “Iron Lady” di Colle Oppio a interpretare il pensiero liberale e anti-statalista del nostro Papà Silvio? Ancora: la premier riuscirà a ficcarsi nella testolina la consapevolezza che, senza la terza gamba di Forza Italia, il governo destra-centro cadrebbe?
Perché, dal voto trionfale del 25 settembre 2022, la Ducetta si è comportata come se ci fosse a Palazzo Chigi solo lei, con il sottosegretario Fazzolari nella parte di Achille Starace, durissimo segretario del PnF durante il Ventennio. Da una certa arroganza di potere, non si è salvato nemmeno Fratelli d’Italia, trasformato dalla Sister Arianna in una caserma: credere, obbedire, e obbedire ancora.
La sola opposizione, in questo primo anno di governo è arrivata da Matteo Salvini. Il leghista, con le sue quotidiane rotture di cojoni, ha messo i bastoni tra le ruote a Donna Giorgia per raccattare i consensi perduti. E il presidente di Forza Italia Antonio Tajani? Mai pervenuto, ridotto in un peluche dalla premier.
Nei palazzi del potere oggi la domanda che rimbomba è questa: la Signorina Meloni l’ha capito che deve, come si suol dire, abbassare le penne, cambiare il suo atteggiamento politico con i suoi alleati e, soprattutto, coinvolgere nelle decisioni anche Casa Berlusconi? A rimandarla a leggere Tolkien a Colle Oppio, non ci vorrà molto, visto che nei suoi confronti l’irritazione (eufemismo) del Deep State, dal Quirinale alla Corte dei Conti, è fuori controllo
(da Dagoreport)

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UCCISO A FUCILATE BAMBOTTO, IL CERVO MASCOTTE DI PECOL, NEL BELLUNESE, SDEGNO SUI SOCIAL

Ottobre 23rd, 2023 Riccardo Fucile

GRAZIE ALLA LEGGE VENATORIA DELLA REGIONE VENETO LEGHISTA, UN CACCIATORE MISERABILE DI 23 ANNI L’HA POTUTO UCCIDERE

In un post sui social Pecol, frazione di San Tommaso Agordino, in provincia di Belluno, piange Bambotto, un cervo di sette anni, cresciuto nell’amore della comunità locale. «Questo era Bambotto. Era nato 7 anni fa a Pecol – recita il post – e da subito la sua mamma Minerva lo aveva portato sullo zerbino di Giorgio, affidandolo a noi abitanti e fidandosi come aveva fatto lei per tutta la sua vita. Da allora è diventato il nostro amatissimo cervo. Ho scritto era perché Bombotto è morto. Ammazzato da un miserabile che crede di aver compiuto un’impresa e invece si è solo marchiato a vita come un poveraccio che ha sparato a un animale che ti mangiava dalle mani e si faceva coccolare fino ad addormentarsi tranquillo».
A scrivere queste parole è Donatella Zemboli che, intervistata al Dolomiti, spiega quanto fosse consuetudine incontrarlo nella zona. «Lo potevi incrociare per strada mentre raggiungeva tutte le frazioni limitrofe e si fermava a mangiare ovunque da chi lo amava come noi. Spesso mi entrava in casa e poi era un impresa farlo uscire perché i suoi palchi erano immensi», racconta.
Chi ha ucciso Bambotto
L’animale è stato ucciso per cacciagione, spiegano nel post. Probabilmente da un cacciatore della zona e solo per l’uso delle sue corna. Bambotto era la mascotte della frazione. «Questo cervo ieri è stato ucciso da un cacciatore di 23 anni a norma di legge – ha scritto su Facebook il consigliere regionale del Pd Veneto Andra Zanoni, pubblicando diverse foto dell’animale tra i residenti – La legge attuale sulla caccia e il calendario venatorio della Regione del Veneto hanno consentito a questo ragazzino di uccidere un animale amico degli abitanti, dei turisti e di tutti i bambini. Invito chi ama gli animali e la natura a farsi parte attiva per la loro tutela, ad impegnarsi anche in politica, solo con un impegno di tutti un giorno potremmo arrivare ad ottenere leggi che considerino gli animali esseri da tutelare e difendere, patrimonio di tutta la collettività, e non oggetto di divertimento di persone senza empatia e rispetto per gli animali e la natura».
(da agenzie)

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BOLOGNA, SCATTA L’ALLARME DEI SENSORI PER LA TORRE GARISENDA: “RISCHIA DI CROLLARE”

Ottobre 23rd, 2023 Riccardo Fucile

STOP AL TRAFFICO E INIEZIONI PER SCONGIURARE IL PEGGIO

Potrebbe non vedersi a occhio nudo o distratto, ma una delle Torri di Bologna si sta inclinando sempre di più. E non è un bene.
La Garisenda si erge per 48 metri a fianco alla Torre degli Asinelli, e già da mesi è sotto osservazione per i continui movimenti dovuti all’età, ma anche alle fondamenta del 1100 notoriamente deboli. Il primi segnali di preoccupazione erano arrivati a metà 2022, ma nonostante gli interventi la situazione ha continuato a peggiorare fino all’allarme di pochi giorni fa lanciato dai sensori di monitoraggio. Per questo, da ieri, sabato 21 ottobre, sono stati messi in campo diversi interventi per mettere la torre in sicurezza. L’avviso al Comune è arrivato dalla Soprintendenza per i beni culturali. Da lì è nata la task force per la sicurezza della torre a cui partecipa un’impresa altamente specializzata. Venerdì è stato convocato il comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza, alla presenza del prefetto di Bologna Attilio Visconti e del primo cittadino Matteo Lepore.
Gli interventi
I dati dei sensori devono essere verificati, spiega il Corriere di Bologna. Per questo il traffico veicolare intorno alle due torri è stato fermato e non dovrebbe ripartire prima domenica della prossima settimana. Le analisi che verranno effettuate nel frattempo indicheranno come procedere d’ora in avanti. Al momento, l’opzione più probabile è quella di un intervento d’urgenza poco invasivo. Potrebbero essere adottate iniezioni di materiale liquido o fibroso o l’installazione di micropali ma è difficile che questo genere di cura possa essere sufficiente a migliorare la situazione della base di selenite posta nel XII secolo dove la torre dovrebbe avere le proprie fondamenta. Da anni si discute di deviare definitivamente il traffico veicolare dalla zona, responsabile di forti vibrazioni che certamente non aiutano la grande malata. Quel che è certo è che attualmente il rischio crolli è concreto e sono in corso i lavori per scongiurarlo.
(da agenzie)

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