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LA VERA EMERGENZA DEL PAESE: 5,6 MILIONI DI ITALIANI VIVONO IN CONDIZIONE DI POVERTÀ ASSOLUTA. DI QUESTI, 1,27 MILIONI HANNO MENO DI 18 ANNI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

L’INFLAZIONE FA AUMENTARE GLI INDIGENTI: NEL 2022 SONO 2,18 MILIONI (L’8,3% DEL TOTALE) … L’INCIDENZA MAGGIORE È AL SUD, DOVE PIÙ DI UNA FAMIGLIA SU DIECI VIVE IN POVERTÀ ESTREMA. QUASI IL DOPPIO RISPETTO AL NORD ITALIA

Gli italiani in povertà assoluta sono 5,6 milioni. Di questi, 1,27 milioni hanno meno di 18 anni. I dati dell’Istat tracciano una fotografia di disagio economico e sociale con pochi precedenti. L’inflazione morde a più riprese e diventa un giogo tale da stringere i vincoli di bilancio di persone e imprese. Nel 2022, si spiega, sono poco più di 2,18 milioni le famiglie indigenti. Erano il 7,7% del totale nel 2021, sono state l’8,3% nello scorso anno.
L’incidenza maggiore è nel Mezzogiorno, dove più di una famiglia su dieci è in condizioni estreme. Quasi il doppio rispetto al Settentrione. Preoccupa, in ottica di stabilità sociale, la percentuale di famiglie con «almeno uno straniero» in situazione di povertà assoluta, il 28,9%, rispetto ai nuclei «composte solamente da italiani», il 6,4%. Un fenomeno che potrebbe creare diffuse tensioni nelle aree metropolitane.
L’inflazione monstre che ha caratterizzato il finale del 2021 e tutto lo scorso anno ha distrutto reddito ed eroso ricchezza. A tal punto ci si deve aspettare una situazione ancora peggiore per il 2023. In larga misura l’aumento osservato, spiega Istat, «è imputabile alla forte accelerazione dell’inflazione registrata nel 2022, il cui impatto è risultato particolarmente elevato per le famiglie meno abbienti (+12,1% la variazione su base annua dei prezzi stimata per il primo quinto di famiglie)». In altre parole, fa notare Istat, le famiglie «non hanno tenuto il passo dell’inflazione».
La risultante dei dati sul 2022 non stupisce. «I dati Istat sulla povertà mettono in evidenza un’Italia che soffre alla quale occorre dare risposte urgenti. Tra queste risposte c’è anche quella del volontariato. Ed è dal nostro osservatorio di aiuto che notiamo una crescita dei bisogni essenziali», fa notare Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana. Nel 2022 la Cri, stando al suo bilancio sociale, attraverso i Comitati territoriali ha aiutato molte famiglie con la consegna di pacchi alimentari.
Un dato pari a oltre 400mila pacchi consegnati, quasi il doppio del 2021, a cui si aggiunge il dato della distribuzione di aiuti attraverso le Unità di Strada, pari a oltre 1 milione e 200mila generi alimentari, +44% rispetto al 2021.
La Cri registra anche una distribuzione di buoni spesa nel 2022 pari a un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro per circa 30mila carnet di ticket donati. In totale, si rimarca, «sono 8.871 le tonnellate di generi alimentari donati attraverso la nostra rete di aiuto in collaborazione con il Fondo aiuti europei agli indigenti (Fead) nel 2022 a cui si aggiungono quelli organizzati con partner e donatori del settore agroalimentare e della grande distribuzione».
(da agenzie)

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MANOVRA, MATTEO SALVINI E’ IL VERO SCONFITTO: TUTTO QUELLO A CUI HA DOVUTO RINUNCIARE

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

TRADITA LA SUA BATTAGLIA SULLA LEGGE FORNERO, PERDE ANCHE SUI RINCARI PER GLI AFFITTI BREVI

Dopo i colpi da ko ricevuti sulla legge di Bilancio, Matteo Salvini ha preferito parlare di nuovo codice della strada, del terzo mandato da consentire ai sindaci, della centrale nucleare «che a Milano sarebbe un vanto», almeno secondo il suo giudizio. Nella lista degli argomenti toccati, il giorno dopo la diffusione delle bozze della manovra, c’è stato l’immancabile ponte sullo Stretto, la sua nuova bandiera politica. Tutto, insomma, pur di non sfiorare la parola pensioni.
Salvini si è dimostrato come sempre prolifico di dichiarazioni su tutto lo scibile politico delle ultime settimane, durante la sua partecipazione all’assemblea Anci a Genova. Il ministro ha manifestato la palese «perplessità» sulla nomina di Giuliano Amato alla presidenza della commissione algoritmi sull’intelligenza artificiale, trovandosi d’accordo con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e ha rilanciato la sua riforma del codice appalti.
Dall’armamentario di dichiarazioni del segretario della Lega è comunque sparita la madre di tutte – le sue – battaglie: la riforma delle pensioni contro «l’infame» (come l’ha sempre definita) legge Fornero, che va ad accompagnare la flat tax nel capitolo “promesse abbandonate”.
FORNERO RAFFORZATA
Salvini ha costruito mezza carriera con la battaglia sul sistema previdenziale, promettendo mari e monti. Ora deve ingoiare la quota 104, firmata dal governo Meloni di cui è vice, che inasprisce le precedenti regole ed è più severa della stessa legge Fornero. E dire che fino a qualche anno fa, con il governo Conte, quota 100 era vissuta come una diminutio rispetto alle sue ambizioni.
«A ripristinare la versione ‘dura’ della legge Fornero ci hanno pensato Meloni e Salvini, i due politici che in questi anni sono passati dal 4 al 30 per cento, giurando solennemente che una volta al governo avrebbero abolito la legge Fornero», ha osservato il deputato di Italia viva, Luigi Marattin.
L’inserimento dei disincentivi non è un dettaglio, perché rendono il testo effettivamente una Fornero strong: chi andrà in pensione alla maturazione dei requisiti (63 anni più 31 di contributi), dovrà fare i conti con delle penalizzazioni, ossia un ricalcolo della quota contributiva.
La propaganda salviniana di “quota 41” si è infranto contro il muro della realtà. Nella manovra c’è piu l’adeguamento delle speranze di vita, anticipato di due anni. E che non vanno di certo nella direzione auspicata dalla Lega. Nell’inner circle salviniano si tende a minimizzare: «Era tutto già noto». Ma i malumori ci sono.
Salvini vive con fastidio un’altra dinamica: ha dovuto bere l’amaro calice direttamente dalle mani del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che è vicesegretario del suo partito. Poco conta, però ai fini pratici: il Mef non fa sconti. Lo stesso Giorgetti, di recente, ha lanciato l’avviso ai naviganti: «Con questi tassi di natalità il sistema pensionistico non regge».
Non proprio la premessa per arrivare a quota 41 entro la fine della legislatura. Dalla Lega provano a minimizzare. «Salvini e Giorgetti erano insieme alla conferenza stampa di presentazione della manovra, più unità di così», è il ragionamento. E in effetti il leader leghista era gongolante a Palazzo Chigi per aver ottenuto lo strapuntino del finanziamento del ponte, immaginandosi come il vero vincitore della manovra. Il ministro, invece, era soddisfatto per aver ottenuto dal segretario del suo partito il via libera alla strategia «emendamenti zero» in parlamento.
Un’idea che il numero uno del Mef aveva accarezzato da settimane. Ma i due dioscuri della Lega hanno condiviso solo i titoli. Scorrendo la bozza della legge di Bilancio qualcosa è andato storto.
FUORI PROVINCIA
E le pensioni sono il colpo più duro inferto alla propaganda di Salvini, quello più visibile. Nel provvedimento spiccano altre note dolenti. Una tra queste è il taglio di risorse riservato alle province. Salvini ha promesso più volte di rimetterle in carreggiata.
Ancora mercoledì ha ribadito: «È sbagliato procrastinare la reintroduzione delle province, bisogna avere il coraggio di portare avanti anche le battaglie meno popolari». Ed è un’iniziativa condotta dall’inizio della legislatura, tanto che al Senato è stato incardinato il disegno di legge per ripristinarle pienamente dopo il ridimensionamento realizzato dalla riforma Delrio. Buoni propositi, insomma.
I fatti dicono, ancora una volta, altro: la manovra ha messo in conto un taglio di 50 milioni di euro per città metropolitane e province. Una «incoerenza» che il presidente dell’Upi, Maurizio De Pascale, ha voluto sottolineare.
«Fare cassa sui territori non potrà che aggiungere nuove tensioni a quelle che già si fanno sentire nel Paese e avrà pesanti ripercussioni sui servizi ai cittadini», ha aggiunto De Pascale. Insomma: conta poco la reintroduzione del voto per l’elezione dei presidenti se poi gli enti non vengono sostenuti da un adeguato trasferimento delle risorse.
A chiudere il triplete di amarezze per Salvini c’è la questione affitti brevi, quelli inferiori a 30 giorni. I rincari sulla cedolare secca, dal 21 al 26 per cento, non sono un segnale di apertura al mercato di “libertà” dei cittadini, come ama ripetere il leader della Lega.
«La proprietà privata è sacra, ognuno deve essere libero di decidere come mettere a reddito il proprio immobile», ha sostenuto poche settimane fa, quando era in corso il dibattito sul disegno di legge preparato appositamente dalla ministra del Turismo, Daniela Santanchè.
Prima ancora che il testo venga esaminato dal parlamento, il governo ha indicato già la direzione. Ed è opposta a quella del ministro delle Infrastrutture. Perciò meglio pensare ad altro. Anche perché dal Paese reale arrivano solo notizie preoccupanti. L’Istat ha certificato nel 2022 un aumento della povertà assoluta con 2 milioni e 180mila famiglie (+8,3 per cento rispetto all’anno precedente) che vivono in questa condizione. In termini numerici sono oltre 5 milioni e mezzo di persone, che pagano il prezzo più alto all’inflazione.
(da La Repubblica)

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IL TAGLIO DELLE PENSIONI FUTURE PER DIPENDENTI COMUNALI, MEDICI, INFERMIERI E MAESTRE: PERDITE FINO A 7.000 EURO

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

L’ART. 34 DELLA LEGGE DI BILANCIO PENALIZZA ALCUNE CATEGORIE CHE HANNO INIZIATO A LAVORARE PRIMA DEL 1996

Un taglio della pensione per maestre, infermieri, medici pubblici, ufficiali giudiziari e dipendenti comunali che hanno iniziato a lavorare prima del 1996. E, per le stesse categorie, un incremento per le stesse categorie dell’onere richiesto per il riscatto della laurea. Con una potenziale platea di 300 mila persona. È questo l’effetto dell’articolo 34 della Legge di Bilancio nella versione della bozza attualmente in circolazione. Un capitolo della previdenza prevede la riduzione della pensione futura per dipendenti comunali, della sanità e maestre. E che, in base a un’elaborazione dei sindacati Confsal-Unsa Fials-Unsa prevede perdite fino a 7 mila euro per una base pensionabile ipotetica di 30 mila. Mentre l’uscita con Quota 104 a 63 anni con 41 di versamenti porterà a un taglio del 4% dell’emolumento.
La riduzione
A parlare della riduzione delle pensioni future per i dipendenti comunali, della sanità e le maestre è oggi Il Messaggero. Il quotidiano cita i dati dei sindacati e il testo dell’articolo 34 della manovra. Il titolo della norma è “Adeguamento aliquote rendimento gestioni previdenziali”. Nel primo dei tre commi si spiega che «a decorrere dal 1° gennaio 2024 le quote di pensione a favore degli iscritti alla Cassa per le pensioni ai dipendenti degli Enti locali (CPDEL), alla Cassa per le pensioni dei sanitari (CPS) e alla Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (CPI), liquidate secondo il sistema retributivo per anzianità inferiori a 15 anni, sono calcolate con l’applicazione dell’aliquota prevista nella tabella di cui all’Allegato II alla presente legge». La stessa cosa vale per gli «iscritti alla cassa per le pensioni agli ufficiali giudiziari, agli aiutanti ufficiali giudiziari ed ai coadiutori (CPUG)». E si specifica che «l’applicazione dei commi da 1 a 4 non può comportare un trattamento pensionistico maggiore rispetto a quello determinato secondo la normativa precedente».
Le gestioni previdenziali coinvolte
Le gestioni previdenziali che fanno parte della questione sono la Cassa per le pensioni dei dipendenti comunali (Cpdel), la Cassa per le pensioni dei sanitari (Cps), quella per gli insegnanti di asilo e delle elementari (Cpi) e quella degli ufficiali giudiziari (Cpug). Sono tutte confluite nell’Inpdap e successivamente nell’Inps. Le novità riguardano chi lascia il servizio con una quota di pensione retributiva inferiore ai 15 anni. Ovvero a chi cominciato a lavorare tra il 1981 e il 1995. Per il retributivo la tabella delle aliquote che risale al 1965 sarà sostituita da un’altra, inserita come allegato nella Legge di Bilancio e pubblicata anche dalla Cosmed, Confederazione dei medici e dei dirigenti della sanità. La differenza tra le due tabelle è che la prima “regalava” fondi anche a chi aveva zero mesi di retribuzione, per arrivare poi a 0.,375 in un periodo di 15 anni.
Quanto ci perdono dipendenti comunali, medici e maestre
La seconda parte dal valore 0 per arrivare alla stessa cifra. Le aliquote, moltiplicate per la retribuzione pensionabile, danno la quota di pensione spettante. E quindi se la carriera precedente al 1996 è stata corta, la quota risulta più bassa. Considerando una base ipotetica pensionabile pari a 30 mila euro, il taglio della quota della pensione è di:
7.159 euro il primo anno (zero anni di contributi);
6.587 euro il secondo (un anno di contributi);
6.028 il terzo (due anni di contributi);
E così via fino al 14esimo anno, quando il taglio ammonta a 382 euro. Le stesse aliquote si usano per il riscatto degli anni dell’università. Quattro anni arrivano a costare 66 mila euro invece di 19 mila.
Quota 104
«Le pensioni», dice il Segretario generale Cosmed Giorgio Cavallero, «non sono un regalo. Tutti i contributi sia di parte datoriale che a carico dei dipendenti vengono da sempre sottratti dalle risorse contrattuali. In particolare gli aumenti contrattuali vengono decurtati del 37% per alimentare gli accantonamenti previdenziali, e inoltre il 33% delle retribuzioni viene destinato per la pensione futura. Semmai sono gli evasori che beneficiano di pensioni non sostenute dalla contribuzione». E poi c’è Quota 104. Se il capitolo previdenza sarà confermato dal testo finale della legge di bilancio, cambierà il rapporto tra il coefficiente di trasformazione per l’età di uscita e quello dell’età di vecchiaia. Il Sole 24 Ore spiega che così si assottiglierà la”fetta” retributiva. Che dovrebbe subire una “penalità” di circa il 12%.
Il taglio del 4%
Con il risultato di riverberarsi con un taglio appunto attorno al 4% dell’importo totale dell’assegno, visto che in questo caso la parte legata alla retribuzione rappresenta mediamente circa un terzo della pensione complessiva. Nel caso di un trattamento di circa 2.500 euro lordi al mese si perderebbero quindi circa 100 euro. I lavoratori, come già accade ora con Quota 103, potranno comunque anche decidere di non accedere a Quota 104 beneficiando di un “premio”. Ovvero il mantenimento nella busta paga della trattenuta contributiva del 9,19% a loro carico, sulla falsariga del cosiddetto “bonus Maroni”. Che però si riduce fino a circa il 2% nei casi in cui scatta la decontribuzione.
(da Open)

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LA MELONI CHE HA NOMINATO BUTTAFUOCO PRESIDENTE DELLA BIENNALE DI VENEZIA E’ LA STESSA CHE SI OPPOSE ALLA SUA CANDIDATURA COME GOVERNATORE DELLA SICILIA PERCHE’ “MUSULMANO”?

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

NEL 2015 TUONO’: “SANTO DIO, NON CREDO SIA UNA BUONA IDEA CANDIDARE UNO CHE SI E’ CONVERTITO ALL’ISLAM”… COERENZA SOVRANISTA, OGGI BASTA ACCHIAPPARE UNA POLTRONA E VA BENE ANCHEA GIAFAR AL-SIQILLI

Il governo Meloni ha nominato Pietrangelo Buttafuoco presidente della Biennale di Venezia, elogiando lo scrittore, di fede musulmana, e descrivendolo come una persona di «spessore, competenza e autorevolezza».
Ma, in realtà, la leader di Fratelli d’Italia, non ha sempre avuto parole dolci per Buttafuoco.
Nel 2015, quando la Lega propose il suo nome come Governatore della Sicilia per le elezioni regionali, non usò giri di parole per commentare la scelta di Matteo Salvini: «Non credo sia una buona idea candidare una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam. Ognuno è libero di professare la religione che vuole, ma credo che in questi anni l’Italia e l’Europa debbano rivendicare le proprie origini greche, romane e cristiane davanti a chi vorrebbe spazzarle via. Non vorremmo dare un segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia» scrisse Meloni scritto su Facebook.
E in pubblico la leader di Fratelli d’Italia rincarò ulteriormente la dose:«È come se a Istanbul venisse candidato ed eletto un cristiano. Io sono per la libertà di culto, non ho nulla contro i musulmani e l’Islam… ma santo Dio!».
(da agenzie)

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A GAZA GLI OSPEDALI SONO AL COLLASSO: NON CI SONO PIÙ ANESTETICI, SE NELLE PROSSIME ORE NON DOVESSE ARRIVARE CARBURANTE SI RISCHIA DI DOVER FERMARE PERSINO LE INCUBATRICI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

SI USA L’ACETO PER DISINFETTARE, I FARMACI SONO POCHI E I 9MILA PAZIENTI MALATI DI CANCRO VENGONO CURATI UTILIZZANDO UN SOLO GENERATORE CHE HA ANCORA POCHE ORE DI AUTONOMIA

Oramai non c’è più tempo. Se nelle prossime ore non dovesse arrivare a Gaza un po’ di carburante, la quasi totalità degli ospedali potrebbe chiudere o limitare al massimo le proprie attività. Ad esserne influenzati, soprattutto i macchinari salvavita, come le incubatrici, che rischiano di essere spente da un momento all’altro. Impossibile anche fornire il necessario ossigeno o l’illuminazione per le sale operatorie. Su 130 bambini che nascono a Gaza, più di 70 hanno bisogno di essere messi in incubatrice a causa di malnutrizione, malattie, nascite premature. Spesso nascono già orfani.
L’allarme sulla chiusura degli ospedali, è stato lanciato dal Ministro della salute di Gaza, allarme condiviso e sostenuto da tutte le agenzie delle Nazioni Unite. Gli ospedali non sono solo luoghi per i malati: negli ultimi tempi sono diventati rifugi per gli sfollati, che si assiepano lì ritenendoli luoghi sicuri, nella speranza che non vengano abbattuti nei raid. I nosocomi funzionanti sono in media al 150% in più della loro capienza solo di feriti o malati, più poi tutti i rifugiati. L’ospedale al-Shifa, di Gaza City, uno dei più grandi della Striscia, ogni giorno cura circa 5.000 pazienti, mentre la sua capacità è di 700. A questo ospedale, sono giunti dall’Organizzazione mondiale della sanità poco più di 10 mila litri di carburante.
Altri 20 mila litri sono stati distribuiti a strutture al Sud. Israele si rifiuta di far entrare il carburante, perché teme vada ad alimentare l’infrastruttura bellica di Hamas. L’esercito ha mostrato foto di satelliti che riprendono serbatoi dove è conservato il carburante dei miliziani.
I dati che giungono dal governo palestinese sono chiari: il 34% (12 su 35) degli ospedali non funziona, il 65% (46 su 72) dei centri di prima assistenza è chiuso. Gli ospedali sono al collasso, molte operazioni vengono effettuate non usando strumenti appropriati o anestetici e disinfettanti appropriati, alla luce dei cellulari. L’aceto sostituisce il disinfettante.
I circa 9.000 pazienti malati di cancro sotto chemioterapia che affollano l’unico ospedale per questo tipo di trattamento, il Turkish Hospital, vengono curati utilizzando un solo generatore che ha ancora poche ore di autonomia. Ai malati in dialisi, è stato ridotto il tempo per la cura da 4 a 2,5 ore. Sono più di 70 le vittime all’interno del personale medico, 90 i feriti. Sessantanove gli attacchi indiretti a strutture sanitarie, dodici delle quali sono fuori servizio
«Le scorte di medicinali – dicono dall’agenzia per i rifugiati palestinesi – stanno diminuendo gravemente e saranno disponibili solo per pochi giorni. I centri sanitari primari stanno esaurendo il carburante, mettendo a rischio la fornitura di servizi sanitari essenziali».
(da La Stampa)

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MELONI HA RIUNITO IL GABINETTO DI GUERRA DEI FEDELISSIMI E DETTA LA LINEA: “ATTACCARE I BERLUSCONI E FORZA ITALIA”

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA PREMIER, INVECE CHE PRENDERSELA CON SE STESSA PER IL CASO GIAMBRUNO, E’ INFURIATA PERCHE? “ALTRO MATERIALE POTREBBE USCIRE PRESTO”

Il Fatto Quotidiano racconta oggi di due vertici segreti a Palazzo Chigi. Il primo è andato in scena giovedì 20 ottobre di pomeriggio, dopo il primo e prima del secondo fuorionda di Striscia la notizia. È quello in cui Giorgia Meloni ha deciso di scrivere il post di addio ad Andrea Giambruno. Il secondo si è svolto lunedì 23 ottobre di mattina. La premier ha riunito una sorta di gabinetto di guerra con i fedelissimi. Ovvero la sorella Arianna Meloni, il di lei marito e ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. E proprio in quella riunione Meloni avrebbe fatto sapere ai presenti che Striscia aveva altro «materiale» su Giambruno, «che potrebbe uscire presto». Per questo, avrebbe aggiunto, «arriveranno momenti difficili. Bisogna aspettarsi di tutto».
«Bisogna aspettarsi di tutto»
La sensazione dei presenti è che da qui ai prossimi giorni possano uscire indiscrezioni su Giambruno che possono coinvolgere l’intero governo. Ma durante la riunione si è deciso anche altro. Ovvero la strategia di Palazzo Chigi: «Attaccare i Berlusconi e Forza Italia». In quanto colpevoli di non aver fermato la pubblicazione dei fuorionda.
La prima ritorsione è stata l’irritazione sulla nomina di Giuliano Amato all’Intelligenza artificiale. Voluta, spiega il quotidiano, dall’uomo Mediaset Alberto Barachini. Non è un caso che Tommaso Foti, Giovanni Donzelli e lo stesso Lollobrigida abbiano successivamente attaccato Mediaset e anche Forza Italia. Proprio questo ha portato ieri Marina Berlusconi a smentire i retroscena e ad esprimere apprezzamenti nei confronti di Meloni, «come premier e come donna». A cui i vertici di FdI hanno risposto: «Quando mai Berlusconi ha detto una cosa vera da Vespa?».
(da Open)

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LA MELONI VALUTA IL RITIRO DELLE DELEGHE A VITTORIO SGARBI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA PREMIER ATTENDE SOLO L’ANTITRUST… LA STORIA DEL COLLABORATORE-TALPA

La poltrona di sottosegretario alla Cultura per Vittorio Sgarbi è in bilico. Dopo la storia dei 300 mila euro incassati per mostre e premi il suo ministro Gennaro Sangiuliano l’ha scaricato pubblicamente. Il critico d’arte ha cercato di smentire l’intervista a il Fatto Quotidiano senza successo. E ora Giorgia Meloni pensa di scaricarlo. La premier, rivela il quotidiano diretto da Marco Travaglio, sta «approfondendo il caso consulenze». E nelle prossime ore prenderà una decisione. Ma è anche «furibonda» per come è stata gestita la vicenda. Nei prossimi giorni potrebbe decidere di ritirargli le deleghe. Ma soltanto una volta che sarà dimostrata l’illegittimità dei suoi compensi. Quindi l’idea è di attendere la fine dell’istruttoria dell’Antitrust, attivato da una segnalazione di Sangiuliano.
Il ritiro delle deleghe
Sangiuliano ieri ha confermato di non sentire Sgarbi da due giorni. E ha chiesto «24 o 48 ore» per chiudere il caso. Che era considerato in bilico già a luglio, dopo le uscite sessiste con Morgan in occasione di un duetto al museo Maxxi di Roma. Nell’occasione la fidanzata Sabrina Colle lo difese definendolo un eroe solitario vittima dei conformisti. Ma la decisione dovrà essere presa con gli alleati di Forza Italia. Anche se nel frattempo il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione per la revoca della delega. E nelle prossime settimane arriverà l’avviso di conclusione indagini per l’accusa di evasione fiscale. Secondo i pubblici ministeri Sgarbi non ha pagato debiti con l’Agenzia delle Entrate per un totale di 715 mila euro. E ha fatto acquistare proprio alla compagna Colle il quadro “Il giardino delle fate” di Vittorio Zecchin. Per mettere l’opera al riparo dal fisco.
I rimborsi richiesti e annullati
Nella replica di ieri a il Fatto Sgarbi ha parlato anche dei rimborsi. Prima negando di averli mai chiesti perché viaggia con il suo autista. Poi dicendo che erano legittimi. Quelli per la trasferta per l’evento “Messina Bendata”, pagato 5 mila euro su Iva, il sottosegretario li ha fatti annullare dopo la pubblicazione dell’inchiesta.
Mentre sulla visita ad Arpino Sgarbi aveva chiesto un’auto con autista per visite istituzionali. Il sottosegretario sostiene che la visita servisse alla riconsegna di un dipinto del ‘600 finito in una Asl di Sora. Il problema, secondo fonti del Fatto, è che «la sua agenda funziona al contrario, va dove lo pagano e attorno ogni volta che gli è possibile costruisce visite ed eventi istituzionali concomitanti».
Sgarbi e Corona
Intanto su il Fatto il direttore Travaglio scrive che «Sgarbi è il Fabrizio Corona della politica. Più fa danni, più se lo contendono. Quasi quasi ne chiederemmo le dimissioni se non temessimo di fare ciò che ha fatto Striscia con i fuorionda di Giambruno: un favore al governo. Ma è uno sporco mestiere e qualcuno deve pur farlo».
Lui intanto in un’intervista al Corriere della Sera dice che l’intervista del Fatto è falsa e che è pronto a denunciare tutti: «Dimissioni? Ma cosa sta dicendo? Ho sempre fatto il mio dovere, non vedo da cosa dovrei dimettermi». Poi dà la sua versione dei fatti sulla fuga di notizie: «Un mio collaboratore, a questo punto ex, si è infilato nel mio computer, ha rastrellato informazioni dalla mia agenda e poi ha inviato tutto via mail ai vertici del ministero, a Palazzo Chigi e alla stampa. Il tutto con un account del ministero. Stiamo parlando di un “corvo”: dobbiamo dare credibilità a chiunque?».
Il collaboratore
Annuncia la presentazione di una querela alla polizia postale. «È una persona che era sparita a lavoro: ci ha raccontato che era stato in coma, mentre poi abbiamo scoperto che era stato arrestato per una truffa». Conferma di aver chiesto un parere all’Autorità Anticorruzione per le sue consulenze. E sull’accusa di evasione fiscale: «Chiarirò anche questo. È tutto in regola, certo». Intanto il Garante della concorrenza conferma: ha ricevuto la documentazione inviata dagli uffici del ministro. Ed ha «immediatamente iniziato l’esame della documentazione ricevuta».
(da Open)

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ROVIGO, PIAZZANO ORDIGNI FUORI DALLE ABITAZIONI DEI MIGRANTI: ARRESTATI TRE TERRORISTI RAZZISTI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

TRA GLI INDAGATI ANCHE UN CARABINIERE

Tre giovanissimi, tra i 21 e 23 anni, sono stati arrestati ai domiciliari con l’accusa di detenzione, porto in luogo pubblico di ordigno esplosivo e tentato omicidio plurimo con dolo.
Atti aggravati, secondo l’accusa, da una matrice xenofoba.
Nello specifico, lo scorso 31 marzo avrebbero fatto esplodere un ordigno artigianale ai piedi del portone di un condominio ad Adria (Rovigo) dove vivono alcune famiglie, italiane e straniere.
La struttura, inoltre, si trova vicino al centro d’accoglienza dei migranti di Borgo Fiorito, dove al momento sono ospitate 120 persone. L’esplosione avrebbe ha distrutto l’ingresso del palazzo, e le porta di tre appartamenti tra il primo e il secondo piano.
L’inchiesta
La magistratura ritiene che «la circostanza fortuita che non si fossero, nonostante la potente deflagrazione, verificati danni alle persone, ma solo alle cose, non escludeva la gravità di quanto accaduto», come riporta una nota della procura della Repubblica di Rovigo.
C’è poi un altro episodio, risalente al 29 luglio, accaduto a Rosolina Mare. Secondo quanto riporta il Corriere del Veneto, i tre (nascosti da un passamontagna e con le targhe delle auto coperte) avrebbero lanciato materiale esplodente in prossimità degli appartamenti del villaggio Tizè, dove vivono alcune famiglie di origini straniere. Le esplosioni sarebbero state tre: una in direzione degli appartamenti situati a sud-est della struttura e i successivi in zona nord-est.
«Indole violenta e xenofoba»
In questo caso l’aggravante risiede anche nel momento che hanno scelto: le 4 di mattina, così da ostacolare la pubblica e privata difesa. Stando alle indagini dei carabinieri di Adria, scrive ancora il Corriere, sono emerse «l’indole violenta, xenofoba – come scrive ancora la procura – e intenzioni di spedizioni punitive e le modalità di commissione dei fatti particolarmente accorte, quali la copertura della targa del mezzo con cui gli indagati erano giunti sul luogo di commissione del delitto il 31 marzo 2023, nonché la capacità di operare altre iniziative organizzate per azioni violente con modalità professionali quali l’uso di passamontagna e la scelta di percorsi non coperti da telecamere pubbliche». È inoltre indagato un militare con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio: i tre si sarebbero rivolti a lui per chiedere conto delle indagini in corso sugli episodi.
(da Il Corriere del Veneto)

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“VIGLIACCHI CON I FUCILI”: VETERINARIO PICCHIATO DA CACCIATORI PERCHE’ LI FILMA MENTRE SPARANO VICINO ALLE CASE

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LE IMMAGINI DELLA TEPPAGLIA IN DIRETTA FACEBOOK

«Ti spacco la testa»: così alcuni cacciatori di Novello hanno aggredito il dottor Massimo Vacchetta, veterinario del Centro recupero ricci La Ninna, colpevole di aver filmato i loro spari vicino alle case.
Nel corso del pomeriggio, il dottor Vacchetta ha udito colpi di fucile provenire da una zona nelle vicinanze del paese e ha deciso di indagare sulla loro origine. Poco dopo, si è recato sul posto in cui si trovavano le auto dei cacciatori e ha iniziato una diretta su Facebook per documentare la pericolosa vicinanza dell’attività venatoria all’area residenziale.
«Stanno sparando troppo vicino alle abitazioni nel centro del paese – ha dichiarato Varchetta durante la diretta – Guardate quanti cacciatori ci sono, e proprio lì c’è un cinghiale morto».
Tanto è bastato per far innervosire il gruppo di cacciatori, che hanno notato l’uomo che filmava la scena con il cellulare e lo hanno minacciato. Uno di loro, che gli amici chiamano Gianni, prima lo ha avvertito («Ti spacco la testa!») e successivamente si è avvicinato per aggredirlo fisicamente. Un altro uomo con una pettorina arancione lo ha trattenuto, continuando a minacciare il veterinario con la stessa violenza. «Se filmi ancora ti spacco le corna» aggiunge uno, «Non te li porto più i ricci» afferma un altro.
A quel punto, secondo quanto testimonia Vacchetta, la diretta si sarebbe interrotta proprio a causa della caduta del suo cellulare a seguito di una spinta ricevuta. Nel video, si può vedere un cacciatore con il fucile ancora in spalla allontanarsi dall’obiettivo. «Sei un drogato, hai gli occhi da drogato» si sente ancora, «vattene che ti conviene». E così la situazione degenera ulteriormente, e un uomo con gli stivali gli sferra un calcio. A questo punto, il dottor Vacchetta ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine.
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