Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
LA SCOMUNICA A CONTE: “ESERCITO I MIEI DIRITTI”
Alla fine Beppe Grillo decide di sfidare apertamente Giuseppe Conte. E in un post sul suo blog decide di «esercitare» il suo potere di Garante per dire che nome, simbolo e regola dei due mandati non si toccano.
Ovvero proprio quello che aveva promesso qualche settimana fa. «Il 20 Agosto pubblicavo sul mio blog un post dal titolo “Il nostro DNA” in cui chiedevo la salvaguardia del simbolo, del nome e della regola del secondo mandato, principi fondanti del MoVimento 5 Stelle», premette Grillo nel post intitolato “Repetita iuvant 2”.
«Dopo la pubblicazione del suddetto post, Giuseppe Conte pubblicava un video di lancio dell’Assemblea Costituente in cui dichiarava che sia il simbolo, che il nome, che anche le regole del M5S avrebbero potuto subire modifiche».
La sfida aperta
Poi la sfida aperta: «Ora, esplicito ancora di più quanto avevo inteso già fare con quel post, purtroppo ignorato dal Presidente Conte: esercitare i diritti che lo Statuto mi riconosce in qualità di Garante, ossia custode dei Valori fondamentali dell’azione politica del MoVimento 5 Stelle. E quindi, secondo quanto afferma l’art. 12, lettera a) numero 2, ribadisco che ci sono degli elementi imprescindibili del Movimento 5 Stelle che devono restare tali affinché il Movimento possa ancora dirsi tale: il nome, il simbolo e la regola dei due mandati». Così Grillo intende esercitare i poteri che lo statuto del M5s gli dà. Ovvero vuole fare proprio ciò che secondo gli esperti grillini non poteva in virtù di un accordo firmato con l’ex premier. Ora la palla passa a Conte. Che però ha poche chances di ricomporre la frattura senza fare quello che vuole Beppe. Scontentando così gran parte degli eletti. E chissà i militanti da che parte stanno.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
IL PARTITO TEDESCO ERA STATO CACCIATO DAL GRUPPO DEI SOVRANISTI POCHI MESI FA
«Bisogna farsene una ragione: il popolo vuole questo». Roberto Vannacci apre ai
tedeschi di Afd, partito di estrema destra con venature razziste che solo nel maggio scorso, alla vigilia della campagna elettorale per le Europee, Marine Le Pen, con il pieno sostegno di Matteo Salvini, aveva messo alla porta dell’allora gruppo di Identità e democrazia.
A Viterbo per partecipare alle celebrazioni di Santa Rosa, il generale ora deputato europeo della Lega impone uno scarto a destra che non è stato discusso né piace a chi lo ha sempre visto e vissuto come un corpo estraneo che vuole condizionare il partito.
«Afd è un interlocutore per tutti noi sovranisti – ha detto Vannacci tra un selfie e l’altro – Credo che sia naturale dialogare con Afd. E con chi dovremmo farlo altrimenti? Con i socialisti o con i Verdi?».
Salvini, presente alle celebrazioni viterbesi accanto al generale, l’altra sera non ha detto nulla sul tema. A maggio, quando l’alleata Le Pen pronunciò un netto «Mai più con Afd», una nota ufficiale della Lega aveva certificato una totale condivisione: «Come sempre, Matteo Salvini e Marine Le Pen sono perfettamente allineati e concordi».
E allora la domanda è: Vannacci ha fatto una fuga in avanti, forte dell’investitura popolare che gli ha conferito implicitamente un ruolo da leader, oppure in qualche modo la leadership della Lega è pronta a limare le asprezze primaverili nei confronti dei tedeschi?
Più probabile la seconda ipotesi perché in pochi mesi lo scenario è cambiato. Pochi giorni fa, alle elezioni in Turingia AfD ha ottenuto una vittoria schiacciante e in Sassonia è andata solo leggermente meno bene, in uno scenario nazionale in cui il governo del cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz accusa scricchiolii pericolosi.
Se il vento tira a destra, insomma, perché non avere rapporti con un partito che raccoglie consensi? Vannacci gioca il ruolo dell’avanguardista. Apre la strada ad un «ripensamento» e punta sul comune afflato sovranista per ricordare che «ci devono essere convergenze con chi persegue i nostri stessi obiettivi».
In casa Lega le reazioni sono diverse. Il gruppo dirigente abbozza e fa capire, senza dirlo apertamente, di condividere l’uscita del generale-eurodeputato. I fedelissimi di Salvini sostengono che si tratta solo di tenere aperto un dialogo, nessuno pensa di far entrare i tedeschi nel gruppo parlamentare europeo dei Patrioti.
Ma è da vedere cosa ne pensa Le Pen che su AfD ha usato parole molto dure fino a decretarne l’espulsione dal gruppo di Id. Le Pen che un anno fa fu ospite d’onore al raduno di Pontida.
Ma anche dentro la Lega le mosse di Vannacci, compresa quest’ultima che va a toccare un settore sensibile come la politica estera, non piacciono per nulla. Sullo sfondo, nemmeno troppo lontano, c’è lo spettro del partito personale del generale che potrebbe alleggerire un Carroccio che già non marcia con il vento nelle vele (è stato calcolato che la performance del generale abbia fruttato almeno 2 dei 9 punti percentuali conquistati alle Europee di giugno).
Nell’immediato c’è una sovraesposizione del neo deputato europeo che toglie visibilità alle battaglie storiche della Lega che stanno a cuore ai governatori (Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga) e a molti esponenti di primo piano del partito. Da questo fronte, sul tema Afd filtra solo irritazione: «Avevamo rotto con i razzisti, perché riaprire?».
(da Il Corriere della Sera)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER DELLA GRAN BRETAGNA RACCONTA NEL SUO NUOVO LIBRO I 10 ANNI A DOWNING STREET
Sulla scrivania, tra la sua immagine trasformata in personaggio dei Simpson e la foto con Nelson Mandela, Tony Blair ha le copie del suo ultimo libro in uscita oggi in tutto il mondo, On leadership. Rispetto ai dieci anni a Downing Street (1997-2007), e al tempo delle sue tre vittorie elettorali consecutive, ha meno capelli ma è più magro. Sorride –— «mio padre mi ha insegnato a essere gentile con tutti» —, ma invita a cominciare subito.
Tony Blair, lei scrive che i conservatori sono diventati populisti, non solo in Inghilterra. Però vincono. In Italia sono al governo. Negli Stati Uniti hanno vinto nel 2016, e possono rivincere a novembre. Come mai
«Ci sono diverse forme di populismo. C’è chi sfrutta il disagio della gente, per farla arrabbiare ancora di più. E c’è chi vuole essere popolare. Ma la vera responsabilità è nostra».
Nostra di chi?
«Dei centristi, della politica tradizionale. Ci si concentra sullo status quo, anziché perseguire il cambiamento, trovare soluzioni, produrre risultati. Se il fascino di Trump persiste, contro qualsiasi previsione, è perché i centristi sembrano incapaci di prendere posizioni forti, dall’immigrazione alle guerre culturali».
Si riferisce alla cultura woke?
«Ci sono questioni, come quella transgender, su cui entrambe le parti assumono posizioni estreme. Ma la maggioranza delle persone non pensa così. La maggioranza ha opinioni moderate. Dobbiamo trovare un terreno di mezzo, di buon senso, anziché adottare posizioni polarizzanti».
Che succede se Trump rivince a novembre?
«Wait and see. Aspettiamo a vedere come va a finire. Il mio istituto ha lavorato in Medio Oriente durante l’amministrazione Trump, e abbiamo assistito a un grande accordo tra Israele e i Paesi arabi».
Ma dal Medio Oriente l’America di Trump appariva in ritirata.
«A lungo termine, l’America tornerà a impegnarsi in Medio Oriente. In Africa già lo sta facendo. E alla fine l’Europa andrà con l’America».
Ma le democrazie occidentali non stanno forse perdendo la guerra politica con le autocrazie?
«All’apparenza la stagione dell’uomo forte è in pieno rinascimento. Dietro la Russia c’è la Cina; e l’alleanza a volte coinvolge la Corea del Nord e l’Iran. Ma non finirà così. L’America resterà la prima potenza mondiale. E la stragrande maggioranza dei Paesi in cui si vive meglio sono democrazie».
Eppure lei stesso fa notare che lo scetticismo nei confronti della democrazia è espresso anche da molti cittadini di Paesi democratici.
«È vero, perché la politica appare a volte stagnante, non riesce a gestire i cambiamenti. Ma le persone che vivono nelle autocrazie vorrebbero poter scegliere il loro governo. Vorrebbero venire nei Paesi democratici».
Sta dicendo che Russia, Cina, Iran, Corea del Nord non vinceranno la guerra politica contro la democrazie?
«Non vinceranno mai. Le democrazie prevarranno. Ma dobbiamo essere abbastanza forti da poter affrontare qualunque cosa emerga, in particolare dalla Cina. Ho sempre creduto e credo alla necessità di avere un rapporto con la Cina, di non isolarla. Ma vedo che il sistema politico di Pechino, sotto l’attuale leadership, si è mosso in modo ostile all’Occidente; il che ha provocato ostilità verso la Cina in America».
Ci sarà un conflitto militare tra America e Cina?
«Credo di no. Ma potrei sbagliarmi. Per questo dobbiamo prepararci a qualsiasi possibilità».
Lei scrive che Putin attaccando l’Ucraina ha commesso un errore che avrà «conseguenze devastanti» per la Russia. Eppure Putin è ancora al suo posto.
«Putin ha sbagliato i suoi calcoli. Ha pensato che l’Europa si sarebbe rivelata debole, che avrebbe rapidamente perso coraggio, che si sarebbe arresa. Invece l’Europa è rimasta al fianco dell’Ucraina».
Ma molti sostengono che l’Europa e gli Stati Uniti dovrebbero smettere di armare l’Ucraina, perché così si alimenta la guerra.
«È vero il contrario. Sostenere l’Ucraina è il solo modo per arrivare a un accordo. Uno dei motivi per cui il populismo vince è perché la politica tradizionale pensa sul breve periodo, anziché su quello lungo. L’Ucraina non si sta battendo soltanto per se stessa, ma anche per scoraggiare altre aggressioni. Se ci tirassimo indietro oggi, finiremmo per pagare un prezzo incomparabilmente più alto domani».
È giusto pure che l’Ucraina usi le armi fornite dall’Europa per colpire in territorio russo?
«È giusto supportare qualsiasi soluzione, qualsiasi tattica che faccia sì che Putin non possa proseguire la sua politica aggressiva, e sia invece indotto a venire a patti. Non possiamo abbandonare l’Ucraina».
Nel libro lei appare ottimista persino sulla pace tra Israele e i palestinesi.
«Sì. Perché la guerra di Gaza ha dimostrato una cosa che sono stato tra i pochi a dire sempre, a tutti i leader».
Cosa?
«Che l’unico modo per gestire la questione è risolverla».
Ma come si può far dialogare due parti, Israele e Hamas, il cui scopo è distruggere l’altra?
«Dobbiamo tornare alla soluzione dei due Stati. E la premessa di questa soluzione è l’unificazione della Palestina. Gaza non potrà essere ricostruita se resterà in mano a una forza che vuole distruggere Israele. Gaza deve essere governata da una forza palestinese che non sia Hamas. Senza Hamas, Israele ha tutto l’interesse a cercare la pace».
Ma Netanyahu ha bisogno della guerra per la sua sopravvivenza politica.
«È giusto limitare le distruzioni a Gaza. Ma per avere la pace, occorre che Israele si senta al sicuro. Non solo con i palestinesi; con tutti i Paesi arabi».
C’è il pericolo del ritorno dell’antisemitismo in Europa, in particolare a sinistra?
«Criticare Israele è legittimo, lo dico da grande sostenitore di Israele, e non va confuso con l’antisemitismo. Tuttavia la questione dell’antisemitismo è reale. Dobbiamo essere fermissimi nello stroncarlo».
Esiste anche l’islamofobia? I «riots» in Inghilterra ne sono una prova?
«Certo che esiste. E va combattuta allo stesso modo dell’antisemitismo».
Elon Musk ha scritto che nel Regno Unito, ora a guida laburista, «una guerra civile è inevitabile». Musk sostiene Trump, si muove come il vero capo della destra globale, se non dell’estrema destra. Eppure lei nel libro ne dà un giudizio positivo. Come mai?
«Un conto sono le cose che Musk dice sulla politica; un conto sono le cose che Musk fa come imprenditore, come ingegnere, come innovatore. Musk ha costruito razzi più efficaci di quelli della Nasa, della Cina, della Russia. Ha mandato nello spazio più satelliti che non il resto del mondo. Se oggi in Africa anche le più remote aree rurali sono connesse, così come le settantamila isole che compongono l’Indonesia, lo si deve al suo sistema satellitare Starlink».
Anche sull’intelligenza artificiale lei appare ottimista. Non causerà un’enorme distruzione di lavoro?
«Non penso che l’intelligenza artificiale distruggerà il lavoro umano. Penso che lo affiancherà. I robot non sostituiranno chirurghi e insegnanti; lavoreranno con loro. È un mondo nuovo. Non sto dicendo che questo mondo nuovo sia tutto buono; sto dicendo che è un mondo nuovo».
Insisto: ci sarà una distruzione del lavoro.
«Certo, alcuni posti di lavoro non ci saranno più. Se un lavoro può essere fatto meglio con l’intelligenza artificiale, sarà fatto con l’intelligenza artificiale: questa è la realtà, e i governi dovranno aiutare la gente ad affrontarla. È un momento straordinario per governare, perché la rivoluzione tecnologica sta cambiando tutto, ancora più velocemente di quanto abbia fatto la rivoluzione industriale».
Non vede anche rischi?
«Certo. Vedo rischi immani. Ma vedo anche immani opportunità. La rivoluzione industriale sfociò nella Prima guerra mondiale. La sfida della sinistra è capire la rivoluzione tecnologica, e far sì che sia giusta ed equa. Che funzioni per le persone. Giustizia sociale: il fine della sinistra resta quello. Se sapremo rendere i frutti della rivoluzione disponibili a tutti, dalla sanità alla scuola, non soltanto supereremo il vecchio conflitto novecentesco tra capitale e lavoro, ma pure quello moderno tra sovranismo e globalismo, tra populismo ed élites».
Esiste anche un populismo di sinistra?
«Certo. Resiste l’ideologia per cui più è grande lo Stato, più è giusta la società; ma non funziona così. Il socialismo che considera il business un nemico non esercita su di me alcuna attrazione; proprio come il populismo di destra, per cui il nemico sono gli immigrati».
Però il prezzo dell’immigrazione lo pagano le classi popolari: meno salari, meno diritti.
«È così. L’immigrazione ha dato e dà un grande contributo alle società occidentali. Ma va tenuta sotto controllo: perché è quando la gente ha la sensazione che le cose siano fuori controllo, che nascono i sentimenti anti-immigrati. E lo dico da laburista, sia pure del New Labour. Da progressista quale sono sempre stato».
Lei si esprime per la tolleranza zero.
«Legge e ordine non sono cose di destra. Il primo dovere dello Stato è tenere la gente al sicuro, e la lotta al crimine per me è una cosa di sinistra, perché le prime vittime del crimine, del traffico di droga, della violenza sono le classi popolari. Uno dei motivi per cui i progressisti sono in difficoltà è perché non sono abbastanza fermi su legge e ordine. Ricorderò sempre quando vidi un ragazzo urinare contro la porta nella strada dove vivevo; cercai di farlo smettere, mi minacciò con un coltello. Sono umiliazioni che minano la fiducia delle persone comuni in sé stesse e negli altri».
Si comincia a capire che la Brexit è stata un errore. Sarà possibile porvi rimedio? Il Regno Unito tornerà in Europa?
«È una questione di lungo periodo. Io non ho dubbi che il posto del Regno Unito sia dentro l’alleanza politica europea, perché è il nostro continente, la nostra parte di mondo. Ma dopo la Brexit bisogna muoversi con attenzione. Ora c’è un nuovo governo, con un leader pro-europeo, che migliorerà i rapporti».
Vedremo mai gli Stati Uniti d’Europa?
«È una questione di lunghissimo periodo (Tony Blair sorride). Ma credo di sì. Ci saranno tre superpotenze. L’America. La Cina, per quanto la sua popolazione sia in declino, e scenderà a 800 milioni. E l’India, che invece arriverà a un miliardo e mezzo: come la popolazione degli Stati Uniti e dell’Unione europea messa insieme e moltiplicata per due. Qualcosa che facciamo fatica anche solo a concepire. Per reggere il confronto si stanno creando aggregazioni di Stati un po’ dappertutto: nel Sud-Est asiatico, in Africa, in America Latina. Accadrà anche in Europa: in quali forme, è una domanda aperta. L’Europa si unirà per controbilanciare il sistema. E sarà sempre l’alleato chiave degli Stati Uniti».
Lei scrive di aver provato gioia soltanto due volte, in dieci anni da primo ministro.
«I momenti di pura gioia sono molto rari in politica. Per me sono legati all’accordo del Venerdì santo per la pace nell’Irlanda del Nord, e all’assegnazione a Londra delle Olimpiadi del 2012».
Che cosa invece non rifarebbe? Le si rimprovera l’appoggio agli Stati Uniti nella guerra in Iraq.
«Restare al fianco degli Stati Uniti era nel profondo interesse del mio Paese. Prendemmo decisioni sulla base delle informazioni allora disponibili».
Ma se potesse tornare indietro?
«Quel che è fatto è fatto. Sia per l’Afghanistan sia per l’Iraq si possono trovare buone ragioni per cui non andava fatto. Ma una volta che è stato fatto, avremmo dovuto restare sulla stessa linea. Per questo ero contrario al ritiro dall’Afghanistan nel 2020».
Lei però scrive che fu un gesto di «hubris», di superbia, pensare di poter «trapiantare la democrazia su un corpo politico non preparato ad accoglierla».
«È così. Ma credo ancora che Saddam Hussein sarebbe stato un grandissimo fattore destabilizzante nel Medio Oriente».
Lei riconosce però anche di essere diventato impopolare.
«È il destino di ogni leader: all’inizio sei meno capace e più popolare. Con il tempo diventi molto più capace, e molto più impopolare. È accaduto anche a me. Gli ultimi anni da premier sono stati decisamente migliori dei primi. Salario minimo, riduzione della povertà, investimenti nella sanità… Il mio errore è stato non difendere la mia eredità. Ho imparato che bisogna farlo; perché nessuno lo farà al posto tuo».
Davvero quando era primo ministro non aveva un cellulare?
«Davvero. Non l’ho mai voluto, con mia grande soddisfazione».
E come faceva?
«Se dovevo prendere una telefonata, la prendevo. Ma mi colpisce la disinvoltura con cui oggi molti leader usano Whatsapp, Telegram, Signal e varie piattaforme per comunicare. Non mi sembra sicuro».
Che ricordo ha della regina Elisabetta?
«Una persona straordinaria, con una straordinaria devozione al dovere. Metteva la propria funzione sopra qualsiasi cosa, compresa se stessa».
Quando morì Diana le cose sono andate proprio come nel film «The Queen»?
«Non lo so. Non ho visto il film».
Non ci credo neanche morto.
«Le assicuro che è così. Non guardo mai i programmi su di me, e in genere seguo poco film e tv sulla politica. Così come consiglio i leader di non seguire i social, non leggere i commenti, ignorare i messaggi di odio, per non cadere vittime della paranoia. Preferisco vedere una serie italiana su Netflix».
Quali serie?
«Suburra e Lidia Poet».
Comunque, nel film «The Queen», lei consiglia alla regina di tornare a Londra, mettere la bandiera a mezz’asta fuori da Buckingham Palace, commemorare lady Diana. È andata così?
«Abbiamo discusso di tutto questo con la regina. Fu una circostanza molto difficile, molto dura. E lei alla fine ha fatto la cosa migliore. Come sempre».
E di Margaret Thatcher che ricordo ha?
«Su alcune cose eravamo d’accordo e su altre in disaccordo, ma abbiamo avuto un buon rapporto personale. Con me è sempre stata molto gentile, generosa, disponibile. Alla mano. Poi, certo, era Margaret Thatcher. Potevi dissentire; non potevi dire che non fosse attaccata a quello in cui credeva».
E di Silvio Berlusconi?
«Quando due primi ministri lavorano insieme, importa poco di quale partito siano. La cosa fondamentale è la fiducia. Berlusconi era considerato un personaggio controverso. Ma con me, quando diceva una cosa, la faceva».
Questa è una notizia.
«Ad esempio mi aiutò proprio sulle Olimpiadi, spostando l’appoggio italiano dalla Francia all’Inghilterra».
Giorgia Meloni l’ha mai conosciuta?
«No. Sono certo che prima o poi la incontrerò. È un fenomeno politico molto interessante».
«Un leader non deve dire alla gente quel che la gente vuol sentirsi dire», lei scrive. E fin qui sono tutti d’accordo. Ma poi aggiunge: «un leader non deve necessariamente dare alla gente quel che la gente vorrebbe avere». E questo per molti leader è più difficile da accettare.
«Henry Ford diceva: se avessi chiesto alla gente che cosa voleva, avrebbe risposto “cavalli più veloci”, non automobili. Il leader non deve pensare a quello che la gente vuole, ma a quello di cui la gente ha bisogno; e convincerla che sia quello che vuole. Altrimenti non è un leader, è un follower».
Lei scrive anche che un leader ha il dovere di essere ottimista.
«Nessuno sale volentieri a bordo di un aereo pilotato da un pessimista. Guardi la parabola del nostro tempo. Le cose stanno migliorando. La storia progredisce. Si vive più a lungo. Paesi molto più poveri di noi sono molto più ottimisti di noi. Il ventunesimo secolo sarà straordinario. Con la rivoluzione tecnologica ci potrà essere più prosperità per tutti. Troveremo tecnologie green per lottare contro il cambio climatico senza danneggiare l’economia. È solo questione di ritrovare la fiducia. E la consapevolezza della nostra vera, immensa ricchezza: la libertà».
(da Il Corriere della Sera)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
UN NUOVO POST E NON FINISCE QUA: “IL POTERE HA SPINTO IL MINISTRO ALLE DIMISSIONI PER POI RESPINGERLE CON UNA STRATEGIA CINICA”
Arrivano puntuali le parole di Maria Rosaria Boccia dopo la confessione del ministro
Sangiuliano al Tg1 di mercoledì 4 settembre. E l’imprenditrice affida ancora una volta a Instagram la sua reazione dopo l’intervento del suo ex amante: «Durante questa vicenda, ho inizialmente mantenuto il silenzio stampa per rispetto delle istituzioni – scrive Boccia -. Ho scelto di parlare solo quando il vaso delle menzogne era ormai colmo, limitandomi a contestare le falsità per difendere la verità. Oggi vengo accusata di essere una ricattatrice, ma in realtà non sono io ad aver creato il ricatto. Sono coloro che occupano i palazzi del potere ad esercitarlo. In questo contesto, il potere ha spinto il Ministro alle dimissioni per poi respingerle, all’interno di una strategia cinica volta a tenere in ostaggio la cultura italiana in un momento di visibilità internazionale. Non sono io a esercitare ricatti o pressioni; altri hanno sfruttato con mentalità meschina una vicenda umana che sta avendo ripercussioni dolorose su di me. Sto difendendo la mia dignità e il mio modo di essere donna. Sono stata ingannata, ma non permetterò che la mia storia venga strumentalizzata dal cinismo, dall’arroganza e dal capriccio di un potere tirannico. La stampa mi ha definita in molti modi: influencer, accompagnatrice, sartina, “una che si vuole accreditare”, millantatrice, la Anna Delvey della politica italiana, aspirante collaboratrice, consolatrice, badante, e “un amore culturale”. Ma chi ha davvero fatto gossip: io, lui, o “l’altra persona”, sfruttando un momento strategico per il Paese?»
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
COSÌ INFLUENTE DA RIUSCIRE A SPINGERE UN EMENDAMENTO POI RECEPITO IN UN ARTICOLO DI UN DECRETO FISCALE SUI “RITOCCHINI” DI CHIRURGIA PLASTICA, POI DIVENTATA LEGGE… PERCHE’ IL TG2, DIRETTO IN PASSATO DA GENNY IL FENOMENO, DEDICAVA UN SERVIZIO AL SUO PROGETTO CHIAMATO “WEDDING SURGERY”?
Emergono nuovi dettagli sul caso Sangiuliano-Boccia, la mancata consulente del ministro della Cultura e sua ex amante non è certo uno sconosciuta alla Camera dei Deputati e negli ambienti della politica.
Spuntano infatti una serie di eventi pubblici, almeno 20, in cui Boccia è a fianco di esponenti di spicco della politica a presentare iniziative. E una “sua” mozione – svela Il Fatto Quotidiano – è addirittura diventata legge. Una frequentazione con il Palazzo che dura da cinque anni, ben prima di tutta la vicenda legata a Sangiuliano.
In principio per piccole iniziative. Poi, pian piano, lei e l’associazione “Fashion Week Milano Moda”(che nulla ha a che fare con la nota kermesse Milano Fashion Week) sono diventate così influenti da essere riuscite a spingere addirittura un emendamento poi recepito in un articolo di un decreto fiscale.
Tutto ciò mentre un’altra sua presentazione finiva addirittura sul Tg2. Proprio il telegiornale un tempo diretto da Sangiuliano. Boccia, come dimostrano i suoi post sui social, – prosegue Il Fatto – si è spesa moltissimo per la categoria dei chirurghi estetici. La mozione, che chiedeva l’esenzione totale dei “ritocchini”, è stata poi parzialmente recepita dall’articolo 4 quater del dl 145 del 18 ottobre 2023, che introduce l’esenzione dell’Iva per gli interventi prescritti per motivi di salute “anche psico-fisica”.
Tre parole che di fatto hanno allargato all’infinito la casistica valida per lo sconto. Nei vari eventi a Montecitorio, a partire dal 2019, – in base a quanto risulta a Il Fatto – Boccia era accompagnata da Monica Marangoni nota conduttrice tv e giornalista.
Le due sono molto amiche – sui social ci sono le loro foto insieme in vacanza. Marangoni è sposata da 16 anni con Cristiano Ceresani, consigliere parlamentare ed ex genero di Ciriaco De Mita che dal 2013 al 2022 è stato capo di gabinetto di ministri come Gaetano Quagliariello, Maria Elena Boschi e Lorenzo Fontana. Ceresani, cattolico, viene descritto come molto influente in ambienti politici.
(da Affari Italiani)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
“SEMBRA IERI CHE SALLUSTI DENUNCIAVA UN COMPLOTTO GIUDIZIARIO PER ROVESCIARE IL GOVERNO DI GIORGIA MELONI INDAGANDO LA SORELLA ARIANNA. E INVECE IL GOVERNO TRABALLA PER IL B-MOVIE BOCCIA-SANGIULIANO, LA CUI GRAVITÀ È INFERIORE SOLO ALLA COMICITÀ. MA CHE CONFERMA UNA COSA MOLTO SERIA: QUESTI NON SONO FASCISTI, SONO RIDICOLI”
Sembra ieri che Sallusti denunciava un complotto giudiziario per rovesciare il governo di
Giorgia Meloni indagando la sorella Arianna. E invece il governo traballa per il B-movie Boccia-sangiuliano, la cui gravità è inferiore solo alla comicità. Ma che conferma una cosa molto seria: questi non sono fascisti, sono ridicoli.
Più che un esecutivo, pare un concorso di cabaret. La Meloni dice con aria grave: “Niente passi falsi, stiamo facendo la storia”. Sì, ma dell’avanspettacolo. Come quando telefonava a due comici russi scambiandoli per l’ambasciatore del Catonga o accoglieva col tappeto rosso Chico Forti scambiandolo per il Papa.
Lollo, quando almeno era ancora cognato, parlava di “sostituzione etnica” e dei poveri che “mangiano meglio dei ricchi”, fermava i treni in ritardo in aperta campagna perché “si è sempre fatto così”, è la regola.
La Santanchè, per risolvere il suo conflitto d’interessi fra Turismo e Twiga, gira le azioni al fidanzato, il celebre “Dimitri Miesko Leopoldo Kunz d’asburgo-lorena”, subito diffidato dai 516 eredi della casa d’austria.
Nordio svela che “i veri mafiosi non parlano al telefono” un attimo prima che Messina Denaro venga arrestato perché non riesce a staccarsi dal cellulare; poi incontra una giornalista […] e le chiede uno spritz; infine trinca nella masseria di Vespa e spiega che “il vino può essere un alibi per le eventuali sciocchezze che dico”, ma sia chiaro: “Bevo perché lo faceva il mio mito, che è Churchill” (fortuna che non è Baudelaire).
La Russa spiega che in via Rasella i partigiani non uccisero nazifascisti, ma “una banda musicale di semipensionati” (i Pooh o i Cugini di Campagna). Pozzolo va al veglione di Capodanno con un pistolino carico, che centra in pieno la gamba di un poveraccio, perché è “minacciato dagli ayatollah iraniani” (dopo Rushdie, lui). E via cialtroneggiando. Pare che, nell’ultima riunione della congiura anti-meloni, il Soviet Supremo delle Toghe Rosse si sia subito sciolto con la seguente motivazione: “Non c’è bisogno di noi, fanno tutto loro”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
LA PAURA DELLA DUCETTA E’ CHE SALTINO FUORI REGISTRAZIONI COMPROMETTENTI – IL GOVERNO TREMA, SALVINI, TIRATO IN BALLO DA GENNY DELON PER LE SUE STORIE CON ISOARDI E VERDINI, E’ INCAZZATISSIMO COL “BOMBOLO DEL GOLFO”
Da qualche ora ha iniziato a domandare (e a domandarsi): «Ho fatto bene a tenerlo al suo posto?». Lo sussurra ai dirigenti più fidati, che poi riferiscono. E d’altra parte non è un giorno normale, per Giorgia Meloni. Teme di aver sbagliato a trattenere Gennaro Sangiuliano. Se lo domandano tutti, nel governo: a volte si apre un varco e bisognerebbe sfruttarlo, perché poi tutto si incarta. Forse, è l’ansia meloniana, non è stato colto l’attimo.
Un passo indietro, a martedì. La premier riceve il ministro a Palazzo Chigi. Lo sottopone a una spietata anticamera, però lo conferma. Una benedizione gelida, mista a rabbia, ma comunque un’assoluzione, anche se a tempo. Nessuno sa perché non vada fino in fondo. Lei che si è dimostrata determinata, a volte politicamente spietata. Lei che non ha esitato a fare scelte dolorose e fulminanti, anche quando si trattava di questioni personali. Certo, un motivo in questo caso ci sarebbe. Lo ha confidato in giro, riferiscono diverse fonti: «Non mi faccio buttare fuori un ministro dai giornali di sinistra e da Dagospia».
E allora inizia a circolare un sospetto, nato chissà come: e se esistesse una registrazione? Paranoie, ma fiaccano il morale delle truppe. E non è solo questo: la paura, quella vera, è che qualche procura inizi a occuparsi del caso Sangiuliano. L’eventualità di ritrovarsi con un nuovo ministro indagato spaventa Palazzo Chigi. Torna la domanda: abbiamo sbagliato a non mandarlo via?
Vacilla anche il sentimento del giorno prima, che a Palazzo Chigi avevano provato a racchiudere in uno slogan: «Peccato non è reato». Poi Sangiuliano ci mette del suo, ancora. E questo non aiuta a riconquistare almeno un po’ di fiducia della premier.
Ad esempio, riporta la Stampa di un ragionamento su Matteo Salvini: «Cosa credete che facesse Salvini con la Isoardi? E poi con la Verdini, anche prima di stabilizzare la loro relazione?». Non bastasse, aggiunge: «Mi chiedo come si faccia a chiedere le mie dimissioni quando ci sono altri ministri o membri del governo che hanno situazioni molto più complicate della mia». Il vicepremier leghista lo chiama al telefono (si lamenterà poi della cosa anche nel vertice con Meloni e Tajani con argomenti brutali). Di certo, è fuori di sé. E Sangiuliano è ancora costretto a inseguire: «Non era mia intenzione attaccare l’onorevole Salvini».
Sangiuliano, intanto, si presenta in consiglio dei ministri. Arriva per primo, se ne va per ultimo. Parla di nuovo con la premier. Balla “Gennaro”, balla il governo.
(da La Repubblica)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
GLI AUDIO CON I GIUDIZI SUL GOVERNO E SU ARIANNA E LE NOMINE DI ALES… L’ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA DI BONELLI CON L’IPOTESI DI PECULATO E RIVELAZIONE DI SEGRETI D’UFFICIO
Ci sono «altre fotografie» che ritraggono Gennaro Sangiuliano insieme a Maria Rosaria Boccia.
«E sono molto più delicate di quelle che abbiamo venduto a Gente»: a dirlo è Alex Fiumara, fotogiornaista che insieme a Max Scarpone ha firmato il servizio del settimanale in edicola questa settimana. Ma chi le possiede ha deciso di non pubblicarle. Per ora.
E mentre il ministro al Tg1 ammette la «relazione affettiva» con l’influencer diventata non-consigliera, il governo e Giorgia Meloni tremano per gli audio. Ci sono conversazioni registrate con il ministro e i suoi collaboratori. I messaggi audio che i due si sono scambiati. E filmati in cui Sangiuliano si lascia andare a valutazioni sui colleghi nell’esecutivo. E Il Foglio parla anche di audio e messaggi scambiati con la premier. In cui si parlerebbe, tra l’altro, di nomine.
Gli audio di Maria Rosaria Boccia
Boccia, scrive Repubblica, aveva l’abitudine di registrare le conversazioni con il cellulare. In alcuni casi usava anche gli occhiali-spia, come ha ammesso lei stessa. Ci sono anche i messaggi Whatsapp che i due si sono scambiati. Ma si tratterebbe al massimo di cuoricini. Invece un problema per il governo potrebbero diventare i video che Boccia registrava. In alcuni Sangiuliano si lascia andare a giudizi nei confronti dei colleghi nell’esecutivo. Ma anche sulla presidente del Consiglio, su sua sorella Arianna e su alcuni membri dello staff. «Non credo sia lecito utilizzare eventuali conversazioni private», ha detto Sangiuliano a Chiocci ieri sera. Di fatto confermandone l’esistenza. E sul contenuto c’è un indizio significativo che passa di bocca in bocca. E che riguarda una società pubblica che si chiama Ales.
Intanto, il portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, ha depositato al posto di Polizia della Camera dei deputati un esposto alla Procura della Repubblica sul caso. In allegato al documento articoli di stampa, mail e screenshot dei social di Maria Rosaria Boccia. Le ipotesi, ha spiegato, sono “distrazione per peculato e rivelazione di segreto d’ufficio”. “Nella ricostruzione del ministro c’è qualcosa che non torna. Ieri ho ascoltato la sua imbarazzante intervista: non deve chiedere scusa alla moglie e a Meloni ma agli italiani perché accreditare una persona che non aveva nessun ruolo utilizzando servizi dello Stato, andando ospite di organizzazioni e amministrazioni locali, facendo in modo che la dottoressa Boccia venisse a conoscenza di atti riservati della Pubblica amministrazione sono fatti di una gravità inaudita. La premier Giorgia Meloni ancora una volta difende l’indifendibile, non mi resta che rivolgermi all’attività giudiziaria”.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile
IL “MINISTRO ‘NNAMURATO” HA CANCELLATO LA NOMINA DOPO LA FINE DELLA RELAZIONE, LUI L’INCARICO GLIELO AVREBBE DATO ECCOME, MA POI C’È STATA LA LITE CON LA MOGLIE, LO SCANDALO, E LA COSA SI È ARENATA
Il ministro della Cultura si è reso protagonista, ieri sera, di una delle più fenomenali umiliazioni pubbliche di un membro del governo che io ricordi, con l’intervista al direttore amico Gian Marco Chiocci del Tg1.
Avrete visto tutto. La storia per come la racconta Sangiuliano ora è la seguente: lui conosce questa Maria Rosaria Boccia a maggio 2024 (anche se lei esibisce foto dell’agosto 2023), ne scopre i talenti organizzativi e non solo e inizia con lei una relazione.
Sangiuliano passa poi l’estate in giro per l’Italia tra un festival e l’altro: lui va a spese del ministero o dell’organizzazione, e con la sua carta di credito personale paga i viaggi e gli alberghi alla donna che intanto pensa di nominare consulente gratuito al ministero per aiutare con l’organizzazione di una cena a Pompei legata al G7 della Cultura che si terrà a Napoli.
A un certo punto – tutto questo avviene nel giro di poche settimane – intorno “a fine luglio, inizio agosto” qualcosa si rompe. Sangiuliano dice di aver bloccato la nomina della signora Boccia perché c’era un potenziale conflitto di interessi. Quale? Che nel frattempo lei era diventata la sua amante.
A questa consapevolezza Sangiuliano non arriva però da solo, ma previo confronto con il suo staff “e alcuni amici legali” che gli hanno fatto notare che “pur in assenza di una giurisprudenza marcata” la cosa poteva essere problematica per “conflitto di interessi”.
E già questo fa sollevare un sopracciglio. Ma la storia di Sangiuliano si fa davvero contorta quando sostiene al contempo sia di aver deciso – in un risveglio etico – di bloccare una nomina già avviata, sia di una discussione si immagina poco serena con la moglie, la giornalista Federica Corsini, che gli intimava di interrompere ogni rapporto con la professionista della comunicazione di Pompei.
A rendere più fumosa questa parte della storia, c’è il fatto che Maria Rosaria Boccia sostiene di aver ricevuto una telefonata da una voce femminile che le annunciava la cancellazione del contratto (gratuito) previsto.
Sangiuliano non esclude che possa essersi trattato della moglie, anche se parla di una “conversazione carpita”. Ma che viol dire? Che Boccia li intercettava? Che la scenata era in vivavoce con l’amante?
Tutto questo ovviamente non ha senso: che bisogno avrebbe avuto la moglie del ministro di chiamare la signora Boccia per cancellare la consulenza se Sangiuliano già aveva preso la stessa decisione per presunte ragioni di opportunità, che lui confonde con il conflitto di interessi?
Qui l’unico conflitto è quello tra Sangiuliano e la moglie, pare. Il rapporto sentimentale tra il ministro e la potenziale collaboratrice è casomai una questione estetica, di opportunità politica, di eleganza, ma non di interessi in conflitto (al massimo c’è un conflitto di interessi tra il Sangiuliano ministro e il Sangiuliano autore di libri che sfrutta il ruolo ministeriale per fare book tour della penisola a spese di altri o dei contribuenti).
Rimettiamo in fila le cose per come le ha raccontate Sangiuliano: lui conosce una donna che certo non ha un curriculum sterminato o titoli particolari, ne rimane folgorato a fine maggio.
Inizia a portarla in giro per l’Italia – pagando di tasca propria, sostiene – lei documenta tutto su Instagram. Poiché a metà luglio già si discute della nomina, la signora ha pubblicato gli screenshot dei documenti, questo significa che nel giro del mese di giugno Sangiuliano ne apprezza le qualità ma poi tra il 15 luglio quando avvia l’iter di nomina. e la fine del mese ferma la nomina perché ha iniziato con lei una relazione sentimentale.
In quelle due settimane Sangiuliano ha tempo sia di avere uno scrupolo, sia di litigare con la moglie che evidentemente non gradisce. L’idea che prima venga la stima professionale, poi l’iter di nomina, poi il sussulto di etica e lo stop, infine la polemica e lo scandalo innescato da una donna delusa è poco plausibile.
Anzi, sono proprio tutte balle, e lo rivela – senza volerlo – lo stesso ministro nella sua ansia di esbire documenti a sostegno delle sue tesi.
(da Appunti)
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