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MA QUALE COMPLOTTO, IL BANCARIO SPIONE VINCENZO COVIELLO HA SBIRCIATO NEI CONTI DI GIORGIA MELONI UNA SOLA VOLTA, IL 27 LUGLIO 2022. SUI DEPOSITI DELLA SORELLA DELLA PREMIER, ARIANNA, RISULTANO UN PAIO DI VERIFICHE, COME SU LA RUSSA

Ottobre 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA POLITICA PIÙ “ATTENZIONATA” DA COVIELLO È MARTA FASCINA, CON SEDICI INTERROGAZIONI. MA TRA I PIÙ VISIONATI C’È ANCHE LUIGI DI MAIO, CHE COVIELLO HA TENUTO D’OCCHIO PER OLTRE UN ANNO

Il personaggio politico più «attenzionato» dall’ex dipendente di Banca Intesa inquisito per «procacciamento di notizie inerenti la sicurezza dello Stato» è Marta Fascina, l’ultima compagna di Silvio Berlusconi. A suo nome risultano sedici interrogazioni per guardare i movimenti sui conti correnti e delle carte di credito, tra maggio 2022 e metà 2023.
Su quelli dell’ex-presidente del Consiglio e fondatore di Forza Italia, invece, ci sono state tre intrusioni a luglio 2022, una il giorno in cui è morto (il 12 giugno 2023) e altre due tra metà giugno e settembre.
Sui depositi della premier Giorgia Meloni risulta una sola verifica risalente al 27 luglio 2022, prima che entrasse a palazzo Chigi; quel giorno però l’alleanza di centrodestra siglò l’accordo secondo cui il partito della coalizione che avrebbe preso più voti alle elezioni si sarebbe aggiudicato la guida del governo.
I conti di Arianna Meloni sono stati visitati in un paio di occasioni, tra agosto e settembre del 2023, e due sono i controlli sul presidente del Senato Ignazio La Russa; il secondo proprio il 13 ottobre 2023, giorno in cui è salito sullo scranno più alto di Palazzo Madama.
Le coincidenze tra date particolari e le ricerche abusive dell’impiegato Vincenzo Coviello, ora licenziato dall’istituto, sono abbastanza evidenti. Così come è evidente che le «curiosità» riservate a politici, uomini delle istituzioni e nomi famosi dello sport e dello spettacolo — 77 in tutto — sono comunque una minoranza rispetto alle centinaia di «spiate» nei confronti di anonimi correntisti di Intesa-Sanpaolo, compresi amici e parenti.
Ma l’allarme per gli investigatori è scattato soprattutto quando sono emerse gli accessi relativi al ministro Crosetto e alla moglie, già protagonisti dell’altra indagine sul presunto dossieraggio condotta dalla Procura di Perugia. Ma l’accesso a tutti i suoi rapporti e alla movimentazione del conto corrente risale al maggio 2023, prima che quel caso scoppiasse pubblicamente.
Tra i più «visionati» c’è l’ex capo grillino ed ex ministro Luigi Di Maio, sul quale Coviello ha effettuato diversi accessi per oltre un anno, tra la meta del ’22 e l’estate del 2023, seguito a ruota dall’altro ex leader dei Cinque Stelle Alessandro Di Battista. Sui conti del generale ora leghista Roberto Vannacci, invece, l’ex dipendente della filiale di Bisceglie ha ficcato il naso il 17 e il 18 agosto 2023, nei giorni in cui fu rimosso dal comando dell’Istituto geografico militare di Firenze, e poi a settembre dello stesso anno.
L’indagato non avrebbe detto la verità (o almeno non tutta) quando è stato scoperto dai sistemi di controllo della banca. Dopo essersi giustificato inizialmente con presunti errori nelle interrogazioni al terminale, ha spiegato di aver agito sempre e solo di sua iniziativa, di non aver stampato né trattenuto dei documenti visionati, di non aver condiviso con nessuno le informazioni acquisite e di aver interrotto ogni ricerca abusiva a ottobre 2023, dopo il richiamo della direzione della banca a seguito dei primi controlli.
Una bugia, riferiscono gli investigatori, perché fino ad aprile 2024 avrebbe invece controllato i conti di altri 261 clienti considerati «fuori perimetro» rispetto alle sue mansioni, con ulteriori 347 accessi considerati abusivi. Ma nessuno di questi riguarderebbe politici o vip.
(da Corriere della Sera)

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L’UE NON SI FA INFINOCCHIARE DA GIORGIA MELONI: OK ALLA DILUZIONE IN SETTE ANNI DEL RIENTRO DEL DEBITO, MA IL CALENDARIO DELLE RIFORME DOVRÀ ESSERE RISPETTATO

Ottobre 14th, 2024 Riccardo Fucile

PER ABBATTERE IL DEFICIT DOVRANNO ESSERE TROVATI 13 MILIARDI ALL’ANNO (OLTRE ALLA MANOVRA), E L’AUMENTO DELLA SPESA DOVRÀ ESSERE CONTENUTO ALL’1,5%. MA TUTTO DIPENDE DA COSA FARÀ IL GOVERNO SU FISCO, CONCORRENZA, PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E GIUSTIZIA: LE RIFORME VANNO INDICATE SUBITO…L’OK ALLE MISURE UNA TANTUM VALE SOLO PER QUEST’ANNO, POI ANDRANNO TROVATE COPERTURE PERMANENTI

Nel ministero dell’Economia sembrerebbero circolare due certezze in vista del varo della legge di bilancio. La prima è che alla fine si troveranno […] le coperture per una stretta che dovrebbe portare il deficit verso il 3,2% del prodotto lordo nel 2025. La seconda è che la Commissione europea dovrebbe accogliere la richiesta dell’Italia a estendere su sette anni, invece che concentrare su quattro, il percorso del risanamento affiancato da un piano di riforme.
Ciò che manca per ora, piuttosto, è una prospettiva su come la manovra si inserisce nella cornice europea delle regole di bilancio e di questa fase di crescita debolissima di tutta l’area euro.
Sul primo fronte c’è un aspetto che dovrebbe facilitare il percorso del governo nell’immediato, al prezzo di rendere più delicato quello del Paese in seguito: in base all’attuale interpretazione del nuovo Patto di stabilità, possono essere utili in parte anche le misure “una tantum” come quella che si profila per le banche o altri settori produttivi.
Vengono dunque accettati anche interventi che non sono “strutturali” ma si limitano a tamponare il deficit per un solo anno. Questa tolleranza, in base al nuovo Patto di stabilità, è però limitata: si applica per le misure che vanno a riduzione del deficit del 2025, ma le “una tantum” non hanno rilevanza a compensazione dell’aumento della spesa pubblica.
Le regole europee richiedono infatti una correzione dei conti su più piani simultaneamente. All’Italia per esempio è richiesto di ridurre il disavanzo di circa 13 miliardi di euro (al valore corrente) in ciascuno dei prossimi sette anni e di contenere l’aumento della spesa espressa in euro, al netto di eventuali nuove entrate, in media all’1,5% sempre sui prossimi sette anni.
Ora, per qualche ragione, le “una tantum” saranno ammesse a riduzione del disavanzo; ma non a compensazione di eventuali aumenti di spesa. Questa clausola apre la strada al governo per rinnovare il taglio del cuneo contributivo da 11 miliardi anche al 2025 e tamponarlo almeno in parte — di nuovo — con misure “una tantum”.
Così l’approvazione della manovra a Bruxelles diventa più facile, a condizione però che arrivino poi coperture di bilancio permanenti nei prossimi anni (gli ultimi dell’attuale legislatura). In Italia l’effetto sarà invece di lasciare un’ambiguità riguardo a dove il governo cercherà risorse nel 2026 o nel 2027 e proprio questa incertezza non sarà certo utile a incoraggiare gli investimenti.
Nel frattempo però le imprese colpite da nuovi versamenti “una tantum” per il 2025 cercheranno di scaricare subito a valle i loro nuovi costi fiscali sulla clientela di imprese e famiglie.
A Bruxelles piuttosto preme di vedere la cornice entro la quale il governo presenterà la legge di bilancio. La diluizione della stretta su sette anni dipende dalle riforme su fisco, concorrenza, amministrazione pubblica e giustizia che vanno indicate subito dal 2025 al 2031. Nella Commissione europea la prima impressione è che il “Piano fiscale strutturale di medio termine” che l’Italia ha presentato fin qui non basti.
A Bruxelles si vuole valutare se le riforme vengono davvero fatte e se i risultati arrivano: l’attesa è che da Roma si precisino meglio il calendario degli interventi (semestre per semestre), il loro impatto quantitativo (per esempio sui tempi della giustizia), in modo da rendere il Piano soggetto a monitoraggio. Il mancato rispetto del calendario di riforme, in teoria, potrebbe infatti obbligare l’Italia a passare a una correzione dei conti a tappe forzate su quattro anni.
(da agenzie)

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IL SINDACATO DEI CARABINIERI LANCIA L’ALLARME SUI BRACCIALETTI ELETTRONICI: “NON FUNZIONANO, CI SONO TROPPI GUASTI E QUESTO MINA LA CREDIBILITÀ DELLE FORZE DELL’ORDINE”. E QUESTO SAREBBE IL GOVERNO CHE GARANTISCE SICUREZZA AI CITTADINI

Ottobre 14th, 2024 Riccardo Fucile

I BRACCIALETTI SONO IL SUPPORTO FONDAMENTALE PER GLI OPERATORI DI SICUREZZA NEL CONTROLLO DEI SOGGETTI SOCIALMENTE PERICOLOSI O SOTTOPOSTI A MISURE RESTRITTIVE DELLA LIBERTÀ PERSONALE

“I braccialetti elettronici sono il supporto fondamentale per gli operatori di sicurezza nel controllo dei soggetti socialmente pericolosi o sottoposti a misure restrittive della libertà personale, ma soprattutto a salvaguardia delle vittime, troppo spesso vulnerabili ed indifese.
Tuttavia abbiamo nuovamente constatato che i casi di interruzioni del servizio, o addirittura non funzionamento, sono troppi”. E’ un sindacato dei carabinieri, l’Nsc, a richiamare l’attenzione sul problema e a puntare il dito contro il “malfunzionamento della gestione del sistema e/o del software”.
Il segretario Ilario Castello chiede l’intervento del ministro dell’Interno Piantedosi, per “una verifica urgente di tutto il sistema di vigilanza, controllo e supporto, a tutela delle vittime ma soprattutto a tutela della credibilità delle forze dell’ordine che quotidianamente vengono messe in discussione proprio per il malfunzionamento del sistema elettronico non dovuto ad errore umano degli operatori di polizia”.
(da agenzie)

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L’UNICO COMPLOTTO CONTRO GIORGIA MELONI È QUELLO DEI SUOI ALLEATI: LA DUCETTA, INVECE CHE STREPITARE CONTRO I PRESUNTI DOSSIERAGGI, FAREBBE BENE A GUARDARSI IN CASA

Ottobre 14th, 2024 Riccardo Fucile

TRA GELO CON CROSETTO, CONTINUI SCAZZI TAJANI-SALVINI E GIORGETTI IN VERSIONE “FALCO DEI CONTI PUBBLICI”, OGNI GIORNO HA LA SUA PENA

Ormai, lei, lo snocciola come un rosario: “Dacci oggi il nostro dossieraggio quotidiano”. Ma mentre manda messaggi ai “gruppi di pressione” che non la “leveranno di torno”, Giorgia Meloni non si è accorta di un dettaglio: i veri nemici del suo governo sono i suoi stessi ministri.
Sono “quasi amici”, Giorgia e i suoi. Scazzo dopo scazzo, la premier non si fida più di nessuno che non porti per lo meno il suo stesso cognome, figuriamoci quando da famigliari si diventa ex, come nel caso del fu cognato Francesco Lollobrigida, ora finito nella black list delle sorelle d’Italia.
Meloni verga messaggi furibondi sulla chat del partito, organizza cacce agli “infami”, alimenta ipotesi del complotto che si trasformano in teoremi e campagne sulla stampa amica. Non è affatto serena. E non è sereno nemmeno il rapporto con Guido Crosetto.
A Pontida, due sabati fa, i goliardici ragazzi della Lega hanno salutato l’arrivo di Antonio Tajani in terra padana con uno striscione poco commendevole, “Ius scholae in vista, Tajani scafista?”, e cori da stadio ancora meno cordiali: “Tajani, Tajani, vaffa…”.
Quella sera stessa Matteo Salvini li ha cazziati con serietà improvvisa e postura paterna: “Non possiamo giocare, non possiamo scherzare, gli avversari non sono in maggioranza, sono fuori. Antonio è un amico”. In un altro momento, ha definito i goliardi leghisti “4 o 5 scemi”. In testa agli scemi c’era Alessandro Verri, capogruppo della Lega a Milano, ma tant’è.
Tajani e Salvini tirano il carro in direzioni opposte, si contendono il ruolo di seconda forza della coalizione e si sopportano poco cordialmente da un bel po’. Non c’è solo lo ius scholae (indigeribile per Salvini) o la retorica del leghista contro le banche (indigeribile per Tajani); c’è un’incompatibilità abissale di modi, postura, rapporti nazionali e internazionali.
Una repulsione quasi antropologica che non è poi tanto differente da quella che separa Salvini anche dal ministro dell’Economia e in teoria suo compagno di partito, Giancarlo Giorgetti. Nell’immaginario leghista Salvini è il Capitano e Giorgetti è il burocrate. Il primo capopopolo spregiudicato, il secondo custode savio dei conti e dei rapporti con Bruxelles.
Ultimo in ordine di tempo, un caso politico ancora inesploso, ma che aleggia come una mina sopra la riforma dell’Autonomia. Il meloniano Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile, ha fatto le pulci al testo di Calderoli e inviato una serie di considerazioni su quello che non va. Gliele aveva scritte in una lettera e le ha ribadite su Repubblica.
C’è un tema sensibile: il dissesto idrogeologico, sostiene Musumeci, non può essere delegato alle Regioni, la tutela dell’ambiente “è di competenza statale” e “lo standard minimo di sicurezza del territorio e dell’incolumità delle persone non può essere delegabile”. Più o meno hanno fatto lo stesso i ministri Piantedosi e Tajani su altre materie “non Lep”. La Lega non l’ha presa benissimo.
(da il Fatto quotidiano)

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L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA CON CUI GIORGIA MELONI PARLA DI COMPLOTTI E DOSSIER SU DI LEI

Ottobre 14th, 2024 Riccardo Fucile

IL VITTIMISMO COMPLOTTISTA COME UNICA CIFRA COMUNICATIVA DELLA LEADER DEL PRIMO PARTITO ITALIANO

Cosa hanno in comune i casi dei presunti dossier del finanziere Striano, del rapporto fra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia e quello delle ricerche sui conti correnti di Intesa San Paolo fatti da un anonimo bancario di Bitonto? Ve lo diciamo subito: al momento e per quanto ne sappiamo, nulla.
Non c’è alcun collegamento tra loro, sono vicende di diversa gravità e non c’è motivo per cui debbano essere inseriti nello stesso schema interpretativo. In un dibattito pubblico sereno e responsabile, chiaramente. Nel contesto attuale, invece, tutto viene gettato in un enorme frullatore, omogeneizzato ben bene e dato in pasto all’opinione pubblica. Lo diciamo anche per esperienza, visto il modo scomposto con cui la destra ha parlato di dossieraggi e complotti dopo la nostra inchiesta su Gioventù Nazionale.
È un’operazione ormai talmente automatica e considerata normale, che fatichiamo persino a riconoscerla e comprenderne le implicazioni. Così può capitare che, in una delle rarissime interviste che la nostra presidente del Consiglio conceda ai media (al Tg5), sia del tutto naturale ascoltare una domanda di questo tipo: “In Italia il fenomeno del dossieraggio è sempre più inquietante, lei si è data una spiegazione?”
Ora, forse era davvero troppo attendersi che Meloni gettasse acqua sul fuoco, spiegando che non esiste alcun “fenomeno” e che allo stato attuale non ci sono riscontri di un vero e proprio disegno eversivo (perché tale si tratterebbe se davvero ci fosse una regia unitaria contro la maggioranza di governo o le nostre istituzioni). Ma la risposta, lo confessiamo, è riuscita a stupire ugualmente, nei toni e nel merito
È vero che siamo abituati a tutto, ma questa risposta è semplicemente incredibile. La presidente del Consiglio, infatti, non solo accorpa genericamente vicende molto diverse tra loro e dimentica di sottolineare la presenza massiccia di esponenti dell’opposizione tra le persone “attenzionate” in questi anni, ma espone con una leggerezza imbarazzante fatti che devono essere ancora provati o su cui la magistratura sta indagando. Di quali “dossier” parla esattamente Meloni? Si riferisce al corposo lavoro della procura di Perugia o sa qualcosa di più sull’inchiesta della procura di Bari? Tra l’altro, Meloni pare essere in grado di ipotizzare che esista un mercato delle informazioni, addirittura avente come fine ultimo quello di ricattare lei o di fare pressione sulle istituzioni perché facciano gli interessi di gruppi misteriosi e influenti. Un’ipotesi che, se fosse confermata, configurerebbe condotte gravissime. A meno che non si tratti di chiacchiere più o meno in libertà.
La sensazione, infatti, è che Meloni dimentichi di essere non una cittadina come gli altri, bensì la presidente del Consiglio. E che continui, come già in passato, a fare riferimento a fatti di simile gravità limitandosi ad allusioni, insinuazioni o dubbi generici. Quando invece avrebbe il dovere di andare fino in fondo, dirci se e da chi ha ricevuto pressioni e per fare cosa. Di più, se avesse ulteriori elementi, dovrebbe andare dai magistrati, perché non ci può essere nemmeno il dubbio che resti impunito chi prova a ricattare i vertici delle nostre istituzioni.
Lo ripetiamo, non è normale una simile leggerezza nella comunicazione ufficiale di Giorgia Meloni. Non si può speculare su questioni di tale gravità per qualche punto percentuale di consenso in più. Non è un modo serio e responsabile di scendere nel dibattito pubblico, soprattutto se si hanno responsabilità di governo. Se poi dobbiamo assistere al vittimismo complottista come unica cifra comunicativa della leader del primo partito italiano, beh, che almeno ce lo dica espressamente. Ci rassegneremo a prenderla meno sul serio quelle rarissime volte che decide di rispondere alle domande dei giornalisti e proveremo a prendere in considerazione solo gli atti di governo.
(da Fanpage)

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SVENTATO IL TERZO TENTATIVO DI OMICIDIO DI TRUMP: E’ STATO ARRESTATO (E POI RILASCIATO DIETRO CAUZIONE) IL 49ENNE VEM MILLER DI LAS VEGAS: FA PARTE DI GRUPPI DI ESTREMA DESTRA: È REGISTRATO NELLE LISTE REPUBBLICANE E NEL 2022 SI CANDIDO’, SENZA ESSERE ELETTO, ALLE PRIMARIE PER UN POSTO NEL CONGRESSO STATALE DEL NEVADA

Ottobre 14th, 2024 Riccardo Fucile

SUL SUO ACCOUNT LINKEDIN SENTENZIA: “HO VISTO I NOSTRI DIRITTI PORTATI VIA, MENTRE IL POTERE DEL GOVERNO CRESCE. HO VISTO PICCOLE ATTIVITÀ E LA CLASSE MEDIA SCHIACCIATA. HO VISTO POLITICI ILLEGALI E POLITICI CHE SI MUOVONO COME DITTATORI”

Ancora paura a un comizio di Donald Trump. Un uomo è stato trovato con armi e munizioni in macchina. Per Chad Bianco, sceriffo della contea di Riverside sarebbe stato sventato un possibile terzo attentato al tycoon. L’evento era in programma a Coachella, California. Vem Miller, 49 anni, di Las Vegas si era presentato con un falso accredito per Vip: è stato arrestato.
Era arrivato all’evento a bordo di un Suv nero con all’interno un’arma da fuoco e un caricatore ad alta capacità. Si è presentato come un giornalista, la targa del suo veicolo era falsa e aveva con sé diversi passaporti. L’episodio è avvenuto prima che Donald Trump arrivasse al comizioncalzato dalle domande dei giornalisti sull’orientamente dell’uomo fermato lo sceriffo Chad Bianco ha detto che il gruppo di cui faceva parte «è di estrema destra. Gente che non crede nel governo, gente ai margini». «Ma non è questo il punto, è un pazzo, non importa di quale partito», ha aggiunto lo sceriffo precisando di «non sapere per il momento il movente». L’uomo è stato poi rimesso in libertà dopo il pagamento di una cauzione di 5 mila dollari. Dovrà presentarsi davanti al giudice il 2 gennaio 2025.
Miller è risultato un elettore registrato nelle liste repubblicane, candidato nel 2022 alle primarie per un posto nel congresso statale del Nevada, dove non ce l’ha fatta.
Si è dichiarato «cittadino sovrano» e sarebbe legato a organizzazioni di destra. Sul suo account Linkedin dice di sé: «Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista investigativo, documentarista e producer. Ho visto i nostri diritti portati via, mentre il potere del governo cresce.Ho visto piccole attività e la classe media schiacciata. Ho visto politici illegali e politici che si muovono come dittatori. Ho visto anche come il potere del denaro fluisce attraverso la politica e come la classe politica non lavora più per Noi il Popolo».
Miller gestisce un sito web, The America Happens Network, il cui è motto è «Rabbia contro l’informazione mainstream».
L’ex presidente Trump è sfuggito già a due tentativi di attentato. Il 13 luglio a Butler, Pennsylvania, dove il tycoon era andato per un comizio. Era rimasto ferito all’orecchio destro (video) dopo che un ragazzo di vent’anni, Thomas Crooks, aveva sparato con un fucile da guerra dal tetto di un edificio vicino all’area del comizio. I proiettili avevano ucciso un partecipante all’evento, Corey Comperatore.
Il 15 settembre la polizia ha arrestato un uomo vicino al golf club di Trump, a West Palm Beach, Florida. Ryan Routh voleva uccidere il tycoon mentre l’ex presidente stava giocando a golf.
(da agenzie)

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