Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile
LA CRISI ABITATIVA E L’ALTO COSTO DEGLI AFFITTI IMPATTANO ANCHE SULLE SCELTE DI VITA
Un infermiere su due tra quelli in graduatoria rinuncia all’incarico a Bologna perché
non riesce a trovare un alloggio in città. È questo il risultato del sondaggio condotto a livello metropolitano dalla Cisl. In 1.800 hanno risposto, come riporta Repubblica, tra i lavoratori dell’Ausl del capoluogo, dell’ospedale Sant’Orsola, del Rizzoli e tra i privati. Carichi di lavoro opprimenti, insoddisfazione e crisi abitativa le principali problematiche emerse che però hanno un impatto concreto sulla realtà locale: le aziende sanitarie non riescono a coprire il turnover.
La denuncia del segretario della Cisl Fp
«La sofferenza principale è legata ai carichi di lavoro», spiega il segretario della Cisl Fp Stefano Franceschelli. «Noi siamo dentro a un paradosso: le aziende sanitarie locali cercano di coprire il turnover, ma dalle graduatorie a disposizione non hanno personale sufficiente per coprire il saldo», continua Franceschelli. Le graduatorie di luglio sono già andate esaurite a novembre «perché ormai una media del 50% rifiuta le chiamate». Con 200 cessazioni programmate per il 2024, solo in 112 su 300 sono stati assunti. Il problema è sempre quello: «Costruirsi un futuro di vita a Bologna è ormai impossibile», è la conclusione a cui arriva il segretario. Che per questo aggiunge: «Pensiamo che le assunzioni passino anche, perché siano efficaci, da politiche di attrattività del territorio, partendo dal tema della casa che è centrale».
La metà dei posti
All’istituto ortopedico Rizzoli e all’ospedale Sant’Orsola l’organico reclutato raggiunge solo la metà dei posti disponibili. Per il sindacato è necessario un progetto comune tra istituzioni e università: «È tempo che le aziende sanitarie smettano di ragionare ognuna per sé e si mettano insieme a istituzioni e università per costruire un grande patto per dare una risposta al tema della casa». Un esempio che cita Franceschelli è la creazione di foresterie.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2024 Riccardo Fucile
IN COMMISSIONE AL SENATO (12 VOTI CONTRARI E 10 A FAVORE), I FORZISTI SI SONO MESSI DI TRAVERSO PER DIFENDERE GLI INTERESSI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI, PERCHÉ LA MISURA PORTEREBBE A UN AUMENTO DEL TETTO PUBBLICITARIO DELLA TELEVISIONE PUBBLICA NEL 2025, A DANNO DI MEDIASET… SCHLEIN: “LITIGANO TRA LORO INVECE DI PENSARE A SALUTE E SALARI, I PROBLEMI CONCRETI DEGLI ITALIANI”
La resa dei conti tra Forza Italia e Lega sul taglio del canone Rai va in scena al Senato alle dieci del mattino. La maggioranza si spacca. In commissione Bilancio i due parlamentari di Forza Italia, Dario Damiani e Claudio Lotito, votano insieme alle opposizioni contro l’emendamento della Lega che chiedeva di prorogare, anche nel 2025, la riduzione del contributo per la tv pubblica, da 90 a 70 euro. Il governo va sotto: il parere dell’esecutivo alla proposta del Carroccio, infatti, era positivo.
La conta in commissione finisce 12 a 10. Ai dieci senatori delle opposizioni si aggiungono i due di FI. La maggioranza si ferma a dieci sì, insufficienti per far passare l’emendamento.
Attacca Elly Schlein, segretaria del Pd: “La maggioranza è in frantumi e le divisioni sono evidenti. Sono allo sbando, troppo impegnati a litigare tra loro, a competere anziché governare il Paese. E intanto non si occupano della salute e dei salari, dei problemi concreti degli italiani”.
La frenata di Salvini prima del voto
“Il governo è fortemente impegnato nel sostegno a famiglie e imprese, operando sempre in un quadro di credibilità e serietà. L’inciampo della maggioranza sul tema del taglio del canone Rai non giova a nessuno”, fanno sapere fonti di palazzo Chigi.
Poco prima del voto in commissione era arrivata la frenata di Matteo Salvini, proprio negli stessi minuti in cui il presidente della quinta commissione di Palazzo Madama, Nicola Calandrini, suonava la campanella per avviare i lavori sul provvedimento che fa da veicolo alla proposta della Lega. “Stiamo lavorando per abbassare le tasse, il canone Rai è una di queste, ma non è la nostra attività centrale”
Le reazioni
Non è bastata la giornata di ieri, con i tentativi di mediazione portati avanti da Palazzo Chigi, per trovare l’intesa dentro la maggioranza.
Le opposizioni vanno all’attacco. “Mi pare evidente che il governo non c’è più, sono tutti contro tutti, il governo aveva dato parere favorevole ed è andato sotto perché c’è un partito dei tre che compongono la maggioranza che ha votato convintamente con l’opposizione e dietro c’è una visione completamente diversa dell’impianto su cui fondava quell’emendamento della Lega – commenta il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia – È evidente che questo decreto prima lo fermano, meglio è, perché ci sono divisioni anche su altre parti. Chiediamo veramente che si fermino le attività qui perché vogliamo un chiarimento parlamentare rispetto alla tenuta di questo governo che per quanto ci riguarda prima c’era ma funzionava male perché facevano compromessi dietro patti di potere oggi è evidente che quel patto di potere non tiene più”.
Incalza la senatrice di Italia Viva, Raffaella Paita: “In commissione Bilancio la maggioranza non c’è più, quando le opposizioni si uniscono, senza veti, non solo vincono le elezioni ma ottengono risultati anche in Parlamento”.
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi si rivolge alla premier: “Meloni ha il dovere di venire immediatamente alle Camere per chiarire se una maggioranza c’è ancora”. “E alla fine i nodi vengono al pettine. Il governo passa più tempo a litigare che a occuparsi dei problemi reali dei cittadini. Non sono riusciti a realizzare niente di serio per la classe media, per la riduzione della pressione fiscale, per la sanità. Sono troppo occupati a farsi la guerra fra di loro, evidentemente – sottolinea la deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi, vicepresidente in Commissione di Vigilanza Rai – Con l’episodio di oggi si dimostra però anche che le opposizioni unite possono infilarsi nelle crepe di questo governo imbarazzante per dare una reale alternativa al Paese”.
Parla di una “maggioranza è in frantumi e che non ha alcuna visione né alcun progetto sul Servizio Pubblico”, Barbara Floridia, senatrice M5S e presidente della commissione di Vigilanza Rai. “Con questo atteggiamento da un lato si mette in difficoltà la Rai e si espone l’Italia al rischio di sanzioni europee; dall’altro Meloni e Salvini prendono in giro i cittadini fingendo di volere la riduzione di una tassa quando in realtà si trattava del solito gioco delle tre carte perché la copertura era la fiscalità generale, cioè soldi presi sempre dalle tasche degli italiani – prosegue Floridia – In tutto questo Giorgia Meloni dà un contentino alla Lega votando con loro ma sapendo benissimo che il taglio non sarebbe passato: oltre agli italiani prende in giro pure i suoi stessi alleati”.
E Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e parlamentare Avs, aggiunge: “Le bugie di Salvini hanno le gambe corte: dice che vuole abbassare le tasse a partire dal canone Rai, ma questo è falso perché la parte mancante viene finanziata con fondi pubblici, come accade in tutta Europa. Il punto è fare della Rai il vero servizio pubblico, che non sia al servizio dei partiti – conclude il leader ambientalista – Salvini dica piuttosto agli italiani perché hanno alzato le tasse al ceto medio portando l’aliquota marginale per i redditi da 32 mila a 40 mila dal 45% al 56%. Quello di oggi è un duro colpo per la maggioranza, sono ormai alla frutta”.
Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, commenta: “Mi spiace perché non è mai bello quando la maggioranza si divide. Non voglio commentare l’emendamento sul canone perché ho una visione personale. Mi dispiace perché non abbiamo dato grande prova di unità ma dobbiamo lavorare su altro”.
(da La Repubblica)
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