Dicembre 26th, 2024 Riccardo Fucile
CONTINUA LO STERMINIO DEL POPOLO PALESTINESE
Una neonata è morta congelata a Gaza, mentre almeno dieci persone sono rimaste uccise
in attacchi aerei, con Israele e Hamas che si accusano a vicenda di ostacolare i negoziati per un cessate il fuoco che potrebbe mettere fine a una guerra durata 14 mesi.
La piccola, di tre settimane, è la terza bambina a morire per il freddo nei campi profughi di Gaza negli ultimi giorni, hanno riferito i medici.
Queste morti evidenziano le condizioni disastrose in cui vivono centinaia di migliaia di palestinesi, stipati in tende spesso fatiscenti dopo essere fuggiti dagli attacchi israeliani.
Giovedì mattina presto, un attacco aereo israeliano su una casa nel quartiere di Zeitoun, a Gaza City, ha causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre venti, secondo i soccorritori delle autorità sanitarie di Gaza. Si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare poiché molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2024 Riccardo Fucile
RESTA ALTA LA PREOCCUPAZIONE PER LE CONDIZIONI DEI DUE DISPERSI
Nella tarda serata di oggi sono attese le prime schiarite. Ma il giorno buono è quello di domani, quando il sole tornerà ad illuminare di azzurro le cime del Gran Sasso, (secondo le ultime previsioni meteo) e le squadre del Soccorso Alpino e speleologico nazionale potranno riportarsi finalmente in quota per cercare i due escursionisti romagnoli dispersi da domenica sera, dopo essere scivolati in un vallone durante la discesa dal Corno Grande.
Domani prevista la fine del maltempo
La fine dell’eccezionale ondata di maltempo, che dal 22 dicembre si è abbattuta su tutto il centro sud, dalla costa all’interno, dovrebbe consentire anche ai mezzi aerei del 118, dei vigili del fuoco e della Guardia di finanza, di fornire il necessario supporto logistico alle squadre dei soccorritori impegnate nella difficile discesa nel Vallone della morte, dove i due amici alpinisti, Luca Perazzini, 42 anni e Cristian Gualdi, 48, entrambi di Santarcangelo di Romagna, sarebbero scivolati nel pomeriggio di domenica dopo avere raggiunto la cima del Corno Grande, a 2.900 m. di quota, prima di iniziare la discesa verso valle.
I due alpinisti in un canalone a 2.700 metri di quota
Il canalone nel quale hanno detto di essere caduti durante l’ultima richiesta di aiuto con il telefono cellulare, si trova a 2.700 m. di quota, mentre le cime del Gran Sasso, come tutto l’Abruzzo, erano investite da una intensa nevicata e raffiche di vento superiori ai 130 km orari, con visibilità ridotta a zero. Condizioni di maltempo estremo che sono proseguite fino alla notte scorsa, impedendo agli uomini del soccorso di raggiungere a piedi i due escursionisti, tra alti cumuli di neve fresca, temperature che hanno sfiorato i -18 gradi, venti di burrasca che hanno avvolto il massiccio del Gran Sasso in un paesaggio siberiano.
Chi sono i due alpinisti
I due inseparabili amici alpinisti, il più giovane elettricista in un’azienda romagnola, il secondo titolare di un’attività commerciale, non sono sposati e non hanno figli, ma alcuni familiari e amici hanno raggiunto l’Abruzzo, già lunedì scorso, per sistemarsi in un hotel di Campo Imperatore e seguire da vicino la drammatica ricerca dei due dispersi, sperando nel “miracolo” di Natale.
Il primo nemico è l’ipotermia
Resistere in vita per tre giorni e tre notti, in condizioni meteo estreme, a 2.700 m. di quota, è praticamente impossibile. Il primo nemico è l’ipotermia. Nonostante i due amici avessero affrontato l’escursione dotati del necessario equipaggiamento tecnico, viveri e acqua in grado di assicurare provviste per qualche giorno. In quelle condizioni, l’unica remota speranza di ritrovarli ancora in vita, secondo gli esperti, è che i due siano riusciti a trovare riparo in qualche anfratto della parete rocciosa e ad accendere un fuoco. Ma anche questo avrebbe richiesto la possibilità di muoversi agevolmente tra cumuli di neve fresca (uno dei due sarebbe anche ferito) per reperire foglie e arbusti necessari ad accendere e tenere in vita il fuoco, in grande di proteggersi per tanto tempo dal gelo della montagna.
Il caso di Giorgio Lanciotti
Già, qualcosa che a Natale evoca un’altra “grotta”, altri miracoli lontani, che raramente l’affascinante ma anche severo massiccio del Gran Sasso, concede a chi osa sfidarlo
Come è accaduto a Giorgio Lanciotti, il 35enne di Pineto, nel Teramano, titolare di un’officina, del quale si sono perse le tracce dal 21 settembre scorso. Una storia quasi dimenticata. Anche lui si era avventurato in una escursione sul Corno Grande durante una giornata di sole, prima che fitti banchi di nebbia avvolgessero la montagna e forti raffiche di vento rendessero critica anche questa escursione di fine estate.
Una volta in cima, a 2.930 m. di quota, aveva fatto un video postato sul suo profilo Instagram per rassicurare gli amici che l’escursione in quota era andata a buon fine. Poi più niente. Lo hanno cercato per 26 giorni, con l’ausilio di unità aeree e cinofile, squadre del Soccorso Alpine e di volontari. Lo hanno cercato ovunque, battendo palmo a palmo ogni anfratto del versante aquilano e teramano del Gran Sasso.
Di lui è rimasto solo quel video sulla cima della montagna e la sua auto sportiva parcheggiata a valle, nel Rifugio Franchetti, prima di affrontare la tragica arrampicata. Anche dopo questo ennesimo episodio, gli uomini del Soccorso Alpino si erano lasciati andare a un lungo sfogo: «Basta imprudenze e improvvisazione di chi affronta la montagna con leggerezza e senza la necessaria preparazione».
Lo avevano fatto anche dopo la segnalazione di alcuni villeggianti provenienti dalla costa che la scorsa estate avevano raggiunto il piazzale di Prati di Tivo in ciabatte da mare e bermuda, chiedendo, come se cercassero una gelateria, dei sentieri che portavano in cima alla montagna.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2024 Riccardo Fucile
SAREBBE STATO ABBATTUTO PER ERRORE DALLA CONTRAEREA RUSSA
Un aereo dell’Azerbaigian Airlines è precipitato ieri nel Kazakhstan occidentale con 67
persone a bordo, 38 delle quali sono morte, secondo le autorità kazake, ma le circostanze dell’incidente sono ancora da chiarire
Media russi indipendenti sostengono che l’aereo potrebbe essere stato abbattuto da un missile terra-aria delle forze di Mosca. Ipotesi che viene rilanciata anche dai media ucraini. Il potenziale utilizzo di sistemi di difesa aerea sarebbe in linea con diversi resoconti secondo i quali la Cecenia è stata attaccata da droni la mattina del 25 dicembre. Secondo il media indipendente russo Meduza, le immagini dell’aereo azero caduto mostrano tracce compatibili con quelle di un grande impatto da missile sulla sezione di coda del velivolo. Alcuni sopravvissuti hanno inoltre raccontato di aver sentito un’esplosione mentre l’aereo era in volo. La scatola nera del velivolo è stata intanto recuperata dal luogo dell’incidente e presto sarà analizzata, secondo i media azeri.
Nell’incidente sono morti 38 passeggeri, ha riferito in serata il vice primo ministro kazako Kanat Bozumbayev, secondo l’agenzia russa Interfax. Intanto il ministero per le Emergenze del Paese, da parte sua, ha indicato su Telegram che «29 persone sono state ricoverate in ospedale, tra cui tre bambini». La procura generale dell’Azerbaigian, Paese del Caucaso da cui era decollato l’aereo, aveva affermato in precedenza che «32 persone sono sopravvissute», senza fornire il bilancio delle vittime.
Secondo l’Azerbaigian Airlines, l’Embraer 190 operava un volo tra Baku, la capitale dell’Azerbaigian, e Grozny, la capitale della Repubblica russa caucasica della Cecenia. Secondo la compagnia, a bordo dell’aereo, che «ha effettuato un atterraggio di emergenza» a circa tre chilometri da Aktau, si trovavano 62 passeggeri e cinque membri dell’equipaggio. Nei video pubblicati dai media russi si vede l’aereo colpire il suolo e l’immediata esplosione di un gigantesco incendio. Altre immagini mostrano l’aereo a terra, parzialmente carbonizzato, con la parte anteriore completamente distrutta.
Le autorità ritengono al momento che «tutti gli scenari sono possibili» nel valutare quanto accaduto e che le verifiche sono in corso. L’Azerbaigian Airlines ha inizialmente affermato che l’aereo aveva colpito uno stormo di uccelli, versione che poi è stata ritirata. Anche l’agenzia russa per l’aviazione civile (Rosaviatsia) aveva però parlato in un primo momento di una «collisione con uccelli», citando informazioni «preliminari». Il dipartimento regionale del ministero della Sanità kazako ha riferito invece, in un comunicato, dell’«esplosione di un palloncino» a bordo dell’aereo, senza ulteriori dettagli. Qualcuno ha poi fatto notare fori sulla fusoliera che potrebbero essere stati causati da colpi di contraerea, per i quali i sospetti cadono fin troppo facilmente sulla Russia.
Secondo il servizio Flightradar24, che traccia i movimenti degli aerei in tempo reale, l’aereo ha attraversato il Mar Caspio, deviando dalla sua rotta normale, prima di sorvolare la zona in cui si è schiantato. Il ministero dell’Interno kazako ha annunciato l’apertura di un’indagine per «violazione delle norme operative e di sicurezza del trasporto aereo». «Secondo le prime informazioni, a bordo dell’aereo c’erano 37 cittadini azeri, sei cittadini kazaki, tre cittadini kirghisi e 16 cittadini russi», ha riferito inoltre il ministero dei trasporti kazako. Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, arrivato in Russia ieri per partecipare al vertice informale dei leader della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) vicino a San Pietroburgo, con Vladimir Putin, ha deciso di interrompere la sua visita e di tornare urgentemente in Azerbaigian, secondo il servizio stampa della presidenza azera, e ha dichiarato un giorno di lutto nazionale in Azerbaigian.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2024 Riccardo Fucile
BERGOGLIO APRE LA SECONDA PORTA SANTA AL CARCERE ROMANO: “HO VOLUTO COSÌ PERCHÉ TUTTI QUI, DENTRO E FUORI, AVESSIMO LA POSSIBILITÀ DI SPALANCARE LE PORTE DEL CUORE E CAPIRE CHE LA SPERANZA NON DELUDE MAI”
Il Papa ha aperto la seconda porta del Giubileo della speranza. Per la prima volta in un carcere: a Rebibbia. Prima del gesto di grande significato simbolico , Bergoglio ha pronunciato alcune parole a braccio: ”La prima porta santa l’ho aperta in San Pietro , ho voluto che la seconda fosse qui in un carcere. Perché tutti qui, dentro e fuori, avessimo la possibilità di spalancare le porte del cuore e capire che la speranza non delude”. Poi rivolto a don Ambarus: ”Don Ben venga con me”.
Con il ministro Nordio, ad accogliere il Papa a Rebibbia anche il prefetto Tolentino e l’artista che ha realizzato un’opera per i detenuti dedicata all’apertura della Porta Santa: ‘Aprire una porta dove tutti chiudono’.
“La speranza non delude mai”, “pensate bene a questo”, “anche io devo pensarlo perché nei momenti brutti uno pensa che tutto è finito, che non si risolve niente ma la speranza non delude mai”.
“A me piace pensare la speranza come l’àncora che è sulla riva e noi con la corda siamo sicuri”. “Non perdere la speranza: è questo il messaggio che voglio darvi, dare a tutti noi, io il primo” perché “la speranza mai delude”.
Il Papa, nell’omelia della messa nel carcere di Rebibbia, dove ha aperto la Porta Santa, ha invitato tutti a tenere “le finestre spalancate, le porte spalancate, soprattutto la porta del cuore. Quando il cuore è chiuso diventa duro come una pietra, si dimentica della tenerezza, anche nelle situazioni più difficili, ognuno di noi ha la propria”.
Quindi ha ripetuto l’invito a tenere “sempre il cuore aperto”. “Spalancate le porte del cuore, ognuno sa come farlo, ognuno sa dove la porta è chiusa o semichiusa, ognuno sa”. Riferendosi alla Porta Santa del carcere, il Papa ha spiegato: oggi “abbiamo spalancato questa”, “questo è un segnale della porta del nostro cuore”.
“Vi auguro un grande Giubileo, vi auguro molta pace, molta pace. E tutti i giorni prego per voi. Davvero eh.. non è un modo di dire. Penso a voi e prego per voi. E voi pregate per me”. Così Papa Francesco ha concluso l’omelia della messa nel carcere romano di Rebibbia dove ha aperto la Porta Santa.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2024 Riccardo Fucile
L’ABUSO ETILICO HA CAUSATO ALL’UOMO DIFFICOLTÀ TALI DA IMPEDIRE IL RIENTRO AUTONOMO E HA COSTRETTO LE SQUADRE DI SOCCORSO A INTERVENIRE…LO SCIATORE, IN PREDA AI FUMI DELL’ALCOL, PER EVITARE SANZIONI, HA DICHIARATO DI ESSERE UN AGENTE DELLE FORZE SPECIALI DEL SUO PAESE
Serata movimentata sulle piste da sci del comprensorio 3Cime S.p.A., nelle Dolomiti,
dove un uomo, completamente ubriaco, è rimasto bloccato oltre l’orario di chiusura. Non riuscendo a completare la discesa a valle, ha richiesto l’intervento del personale specializzato per essere soccorso.
Protagonista dell’episodio è uno sciatore croato, che, al termine della giornata sugli sci, ha affrontato l’ultima discesa in evidente stato di ebbrezza.
L’abuso di alcol gli ha causato difficoltà tali da impedire il rientro autonomo, costringendo le squadre di soccorso a intervenire. Le operazioni di recupero si sono protratte ben oltre l’orario di chiusura delle piste.
La bugia per evitare la multa
All’arrivo dei carabinieri, chiamati per gestire la situazione, l’uomo ha tentato di evitare la multa dichiarando di essere un agente delle forze speciali del suo Paese. Tuttavia, le verifiche condotte dai militari hanno smentito la sua affermazione, rivelandola una bugia. Ora lo sciatore dovrà affrontare le conseguenze del suo comportamento: oltre a una pesante sanzione per essere stato trovato ubriaco sulle piste, è stato denunciato per false attestazioni a pubblico ufficiale.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2024 Riccardo Fucile
I DATI INPS: MALE LA MECCANICA E IL SETTORE TESSILE-MODA… PER I LAVORATORI PERDITA MEDIA DI 4.485 EURO
È l’altra faccia del gelo della produzione industriale, che su base annuale cala da 21 mesi consecutivi in tutti i settori a partire dall’automotive. Mentre il governo festeggia i sempre nuovi record degli occupati, le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps continuano ad aumentare. Gli ultimi dati diffusi dall’istituto, aggiornati allo scorso settembre, parlano di 44,9 milioni di ore in un mese, contro i 37,8 milioni dello stesso mese dell’anno prima. “A incidere di più”, spiegava l’istituto di statistica nell’ultimo aggiornamento mensile, “sono stati i settori metalmeccanico, in particolare il settore auto e relativo indotto, e il settore tessile con alcuni grandi gruppi interessati da una riduzione della produzione e adeguamento alle dinamiche del mercato”. Subito dopo l’istituto alla cui guida si è insediato lo scorso aprile Gabriele Fava ha deciso di “rivedere il calendario delle pubblicazioni”: da ora in poi gli osservatori sulla cig diventeranno trimestrali, per cui le informazioni su ottobre e novembre saranno disponibili solo a gennaio. Scelta discutibile, per usare un eufemismo, quella di ridurre la trasparenza nel pieno di una pesante crisi della manifattura.
Tant’è. Tornando alle cifre messe a disposizione finora, a livello nazionale tra gennaio e settembre le ore di cig autorizzate sono salite del 20%, soprattutto per effetto di un’esplosione di quella ordinaria che totalizza 227 milioni di ore di cui 212 nell’industria. In nove mesi lo strumento che tutela i dipendenti da crisi aziendali dovute a eventi transitori o situazioni temporanee di mercato è stato autorizzato per soli 2 milioni di ore in meno rispetto a quelle concesse per l’intero 2023. A settembre anche la richiesta di attivare i fondi di solidarietà è salita del 122% anno su anno, dopo otto mesi in cui a livello cumulato il ricorso a quei sostegni al reddito riservati ai lavoratori non coperti dalla cassa ordinaria era sceso.
Cig a +25% nell’industria. La moda in sofferenza – La sola industria, tra cig ordinaria, straordinaria e in deroga, ha chiesto 318,2 milioni di ore totali, il 25% in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Tra queste ben 152 milioni riguardano la meccanica, 26 milioni il comparto di pelli, cuoio e calzature, 22 milioni il tessile, 9,2 milioni l’abbigliamento. A fine ottobre il governo ha dovuto inserire in corsa in un decreto per velocizzare le opere del Pnrr degli “Interventi urgenti per fronteggiare la crisi occupazionale dei lavoratori dipendenti delle imprese del settore moda“. Con uno stanziamento di 64,6 milioni è stata autorizzata fino al 31 dicembre la richiesta di cig in deroga per sostenere il reddito dei dipendenti delle piccole aziende dell’abbigliamento, calzaturiero e conciario che abbiano finito la cassa ordinaria.
Cigo su del 200% in Valle d’Aosta – Da un’analisi per Regione realizzata dal fattoquotidiano.it sulle serie storiche Inps emerge un decollo delle richieste di cig ordinaria superiore al 200% in Valle d’Aosta, su numeri assoluti ovviamente contenuti (da 122mila a 383mila ore). Seguono Abruzzo con +115% (da 2,4 a 5,1 milioni di ore) e Toscana con +84,9% (da 8,3 a 15,4 milioni di ore), dove si sta facendo sentire pesantemente la crisi della filiera della pelle. Poi Piemonte con +73,6% (da 13,3 a 23,1 milioni di ore), Campania con +63,7% (da 8 a 13,1 milioni di euro), Veneto con +56,2% (da 29,2 a 45,7 milioni di ore) e Puglia con +53,6% (da 6 a 9,3 milioni di ore).
La cigs sale in Umbria e Emilia Romagna – La cig straordinaria, quella che segnala un allarme rosso perché viene attivata da imprese in difficoltà produttiva per cause non risolvibili nel breve periodo, a livello cumulato nei primi 9 mesi è calata dell’8,5%. Ma a livello regionale emergono situazioni preoccupanti: in Umbria le ore autorizzate fanno segnare un +87,5%, in Emilia Romagna un +76,3%, nelle Marche +54,8%. Quanto alla cig in deroga, a cui ricorre chi è escluso da cigo e cigs o ha esaurito le tutele ordinarie, tra gennaio e settembre il Veneto e la Sardegna hanno visto un boom di richieste autorizzate: rispettivamente da 866 a 130mila ore (+14940%) e da 176 a 19.980 (+11252%).
Poca visibilità sul tiraggio – Fin qui, appunto, le ore autorizzate. Meno chiaro il quadro su quelle effettivamente godute. La decisione dell’Inps di rinviare la pubblicazione dei nuovi dati a gennaio non consente di avere visibilità sul tiraggio delle varie misure, che nel report di ottobre era aggiornato solo fino a luglio. Fino a quel momento l’utilizzo effettivo delle ore autorizzate era pari al 23,9% per la cigo, 22,7% per la cigs, 50,9% per la cig in deroga. Nulla si sa su come sia andata dopo l’estate, quando per l’industria è arrivata una flessione del 3,6% con punte di -40% nell’auto e -7,6% per il tessile/abbigliamento.
Per i lavoratori perdita media di 4.485 euro – Per quanto il tiraggio sia ridotto rispetto alle ore autorizzate, le conseguenze per i lavoratori sono drammatiche. Considerando solo le ore totali di cig equivalenti a posti di lavoro con lavoratori a zero ore, un report del Centro Studi dell’associazione Lavoro&Welfare ha calcolato che tra gennaio e settembre si sono perse 45,2 milioni di giornate lavorative e i lavoratori in cig hanno visto diminuire il monte salari complessivo di oltre 1 miliardo di euro al netto delle tasse. In media ognuna delle persone che sono state a zero ore da gennaio a settembre ha subìto una riduzione del proprio reddito di oltre 4.485 euro al netto delle tasse.
(da agenzie)
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Dicembre 26th, 2024 Riccardo Fucile
A PIU’ DI UN MESE E MEZZO DAL CROLLO DELLA PENSILINA A NOVI SAD, CONTINUA LA MOBILITAZIONE IN TUTTO IL PAESE
Non si fermano le manifestazioni di protesta in Serbia. Più di mille persone sono scese in
piazza nel giorno di Natale per protestare contro il governo e chiedere giustizia e verità sul crollo di una pensilina della stazione di Novi Sad, costato la vita a quindici persone. Un incidente diventato un caso politico e un problema di difficile soluzione per il presidente Alexander Vucic.
Il crollo risale al 15 novembre scorso. Alla stazione di Novi Sad, ristrutturata e riqualificata di recente, una pensilina è crollata su un gruppo di passeggeri in attesa, uccidendo quattordici persone sul colpo, fra cui molti bambini, e ferendone altre decine. Uno di loro è morto pochi giorni dopo in ospedale.
Da allora le proteste non si sono mai fermate. Da Novi Sad si sono diffuse a tutta la Serbia e neanche le dimissioni del ministro delle Infrastrutture, Goran Vesic, sono bastate a fermarle. Domenica scorsa, centomila persone sono scese in piazza a Belgrado per chiedere che a casa vada tutto il governo.
Per i manifestanti, guidati dal movimento studentesco e dalle associazioni degli agricoltori, non si tratta di un incidente ma della diretta conseguenza della diffusa corruzione e della poca trasparenza nei lavori pubblici, per lo più appaltati ad aziende cinesi. Risultato: pessimi materiali, mazzette, gare al ribasso. A farne le spese, come a Novi Sad, studenti, pendolari, gente comune.
I costruttori nel mirino
Su quel crollo, il movimento pretende un’indagine indipendente su quanto successo. Ad aggiudicarsi i lavori era stato un consorzio formato da due aziende cinesi China Railway International e China Communications Construction, una francese, Egis, e una ungherese, Utiber. Ma su quella gara e sul contratto che dopo è stato stipulato, adesso i manifestanti vogliono chiarezza.
Ieri, dopo quindici minuti di veglia silenziosa, il corteo si è diretto verso l’ufficio del procuratore generale Zagorka Dolovac per consegnare mille lettere tutte uguali, con cui chiedono al magistrato di non insabbiare l’inchiesta. Sotto indagine sono finite dodici persone, fra cui l’ormai ex ministro Vesic, arrestato e scarcerato nel giro di pochi giorni.
“Gli studenti chiedono che lei combatta per affermare giustizia e diritto, senza essere influenzato da negligenze dettate da politica e corruzione”, recita la missiva. “Chiediamo di rispondere con professionalità e responsabilità alle richieste degli studenti e di unirsi alla nostra lotta per una Serbia migliore e più degna, assolvendo al dovere che la Costituzione le assegna”.
Quella di ieri, é solo l’ultima delle mobilitazioni che hanno scosso la Serbia nell’ultimo mese e mezzo. Per tentare di arginare l’ondata di proteste, il governo ha chiuso le scuole con una settimana di anticipo rispetto al canonico stop del 31 dicembre per il Natale ortodosso. Ma le università continuano a rimanere aperte e occupate e gli studenti già si preparano a nuove mobilitazioni.
(da agenzie)
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