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“CAMERATA LA RUSSA, NON MI INTERROMPA” LA MANOVRA È LEGGE E LO SCAZZO È SERVITO. SEDUTA RAVVIVATA DA UN BATTIBECCO STRACULT TRA RENZI E LA RUSSA

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

MATTEONZO SI INCAZZA PER LE INTERRUZIONI: “CAMERATA LA RUSSA, DEVE ABITUARSI A RISPETTARE LE ISTITUZIONI”. E ‘GNAZIO REPLICA: “E LEI DEVE ABITUARSI AD AVERE LA CORTESIA DI NON SFUGGIRE LA VERITÀ”. CONTROREPLICA: “CON CAMERATA PENSAVO DI AVERLE FATTO UN COMPLIMENTO. IL PRESIDENTE NON AVVERTE I RUMORI, È TIPICO DELL’ETÀ CHE AVANZA…”

Botta e risposta teso in aula tra Matteo Renzi e Ignazio La Russa durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia sulla legge di Bilancio. Tutto comincia con la richiesta del leader Iv al presidente del Senato di far rispettare il silenzio in aula durante l’intervento. La Russa ribatte che il rumorio di sottofondo è nella norma e chiede a Renzi di evitare di dare lezioni.
A quel punto Renzi sbotta: “Lei, camerata La Russa, deve abituarsi a rispettare le istituzioni in questa aula”. Replica il presidente del Senato: “E lei deve abituarsi ad avere la cortesia di non sfuggire la verità”. Controribatte Renzi alludendo all’epiteto ‘camerata’: “Pensavo di averle fatto un complimento”. E aggiunge sul rumore in aula: “Il presidente non avverte i rumori, è tipico dell’età che avanza…”.
(da agenzie)

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UN ANNO TRA FLOP E GIRAVOLTE: CALA IL SIPARIO SUL 2024 DI MELONI

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

IL GOVERNO MELONI HA COLLEZIONATO BOCCIATURE E RECORD NEGATIVI, ECCO L’ELENCO

Liti tra alleati, leggi bocciate dalla Consulta, rilievi dei magistrati contabili, una crescita dello zero virgola, un’occupazione che cresce sì ma con salari da fame, un Patto di stabilità e crescita che è un’ipoteca di tagli e sacrifici per i prossimi sette anni, una sanità al collasso e tre sfide regionali perse: Sardegna, Umbria, Emilia-Romagna. Il 2024 del governo Meloni ci lascia in eredità insuccessi e giravolte come quelle sulle accise e tasse, che avrebbero dovuto scendere e invece. Vediamo i casi più eclatanti che hanno segnato l’anno che sta per concludersi.
Dal flop in Albania alla Consulta che ha smontato l’Autonomia
Il 23 dicembre la premier Giorgia Meloni ha confermato l’intenzione di riprendere fin da gennaio i trasferimenti in Albania dei richiedenti asilo intercettati in mare. Nonostante i Centri si siano rivelati un autentico flop. Agenti italiani – un centinaio – continuano a presidiarli. Peccato che siano vuoti. La Cassazione ha riconosciuto al governo il diritto di stabilire un regime differenziato delle domande di asilo per chi proviene da Paesi designati come sicuri. Il magistrato può tuttavia valutare se la designazione è legittima e disapplicare “in via incidentale” il decreto sui Paesi sicuri. Finora la convalida dei trattenimenti nei Centri è stata bocciata dai giudici delle sezioni immigrazione.
L’Autonomia differenziata, figlia della Lega, è stata su sette profili smontata dalla Consulta. E la Cassazione ha dato disco verde al referendum per l’abrogazione totale della riforma Calderoli. Ora si attende il 20 gennaio la decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità del referendum.
Dalla nebbia sul premierato ai rilievi della Corte dei Conti
Secondo quanto ha affermato Meloni ad Atreju dovrebbe uscire dal congelatore la riforma del premierato. Per il 9 è stata fissata la conferenza stampa di fine anno- dato che nel 2024 la premier ha evitato l’incontro con i cronisti come la peste – e molti osservatori si attendono delucidazioni. Questa riforma non può essere applicata senza la legge elettorale. Peccato (e siamo a due) che su quest’ultima resti la nebbia.
Resta alta la tensione fra giudici contabili e maggioranza. L’ultimo fronte è stato aperto dal decreto legge Milleproroghe, che allunga di quattro mesi la durata dello scudo erariale, che solleva gli amministratori pubblici da responsabilità contabili in caso di colpa grave, limitandole al danno “dolosamente voluto”.
La novità ha suscitato “fortissime perplessità” nell’Associazione dei magistrati della Corte dei conti. La critica si somma a quella sulla riforma sulla stessa Corte dei conti che in Parlamento procede a rilento, e su cui è acceso anche il faro del Quirinale. Doveva approdare in Aula alla Camera all’inizio del mese, poi a metà dicembre e ora ha come orizzonte gennaio. La pdl Foti – e dunque FdI – trasforma la Corte da ente di sorveglianza ad ente di supporto della PA. Recente il monito di Sergio Mattarella, che ha rimarcato come la Corte sia “garante imparziale della corretta gestione delle risorse pubbliche”
Dalle norme sulla Giustizia ai ritardi sul Pnrr
Sul fronte della Giustizia è stato cancellato l’abuso d’ufficio e svuotato il traffico di influenze. È stato messo il bavaglio ai giornalisti e con la riforma della separazione delle carriere, sognata da Berlusconi, si vuole indebolire il ruolo del giudice, trascinando il pm sotto l’orbita dell’esecutivo, così da influenzarne l’attività di indagine e preservare da controlli di legalità l’operato dei pubblici poteri, come ha fatto notare l’Anm
Sebbene l’Italia abbia accelerato sul Pnrr ed è ora in linea con gli obiettivi previsti, secondo l’ultima relazione della Corte dei Conti al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano, sul fronte della spesa i progressi non sono ancora così evidenti. L’avanzamento finanziario, secondo i magistrati contabili, “continua a evidenziare scostamenti rispetto al cronoprogramma
Al 30 settembre 2024, il livello della spesa ha sì superato i 57,7 miliardi, ma la cifra rappresenta appena il 30% delle risorse del Piano
Dalla crescita dello zero virgola al finto boom dell’occupazione
E veniamo alla crescita. Nel 2024 il governo ci lascia un Pil dello zero virgola. Le stime Istat indicano che il Pil italiano crescerà dello 0,5% quest’anno e dello 0,8% nel 2025 (contro l’1% previsto nel Psb per il 2024 e l’1,2% per il 2025).
L’occupazione cresce con salari da fame. Secondo l’osservatorio sul mercato del lavoro, appena pubblicato dall’Inps, nei primi nove mesi del 2024 su oltre 6,2 milioni di attivazioni di contratti nel complesso, 2,33 milioni sono avvenuti con la definizione di un orario part time mentre 3,88 milioni erano full time. In pratica il 37,51%. Tra gennaio e settembre sono stati attivati 6.221.489 rapporti di lavoro nel complesso mentre ne sono cessati 5.585.683 con un saldo positivo di 635.806 contratti, in calo rispetto ai 749.024 registrato nello stesso periodo del 2023.
Nei primi nove mesi dell’anno le cessazioni scelte dal datore di lavoro per ragioni economiche sono state 387.677, in aumento del 3,85% rispetto allo stesso periodo del 2023. Abbiamo 21 mesi consecutivi di crollo della produzione industriale; il record di famiglie operaie e minori in povertà assoluta.
Dal Pacco di stabilità all’anno orribile per i Trasporti
Il 2024 è anche l’anno del Patto di stabilità e crescita che supinamente l’Italia ha accettato impegnandosi ad una stretta fiscale da 13 miliardi l’anno da qui ai prossimi sette anni. La terza Manovra del governo Meloni inasprisce la Fornero, mette zero risorse su sanità e istruzione e si limita a chiedere un prestito a banche ed assicurazioni, altro che sacrifici. Il 2024 è stato anche l’anno degli scioperi. Culminati in quello generale della Cgil e Uil contro una Manovra inadeguata e pericolosa.
E anche l’anno orribile dei trasporti, tra ritardi sui treni, sui voli, chiodi e incidenti, con buona pace per il ministro Matteo Salvini. E poi liti sulle liti. Dal canone Rai alla cittadinanza, dall’Autonomia alle banche, dai conflitti in corso in Ucraina e in Medioriente alla giustizia con la norma sulle detenute madri, per non parlare dell’Europa, il 2024 è stato segnato dalle liti in maggioranza
La premier, consegnando un vasetto di Nutella personalizzato ad ogni ministro nella riunione prima di Natale, aveva lasciato chiare istruzioni per l’uso, scritte di suo pugno. Ora “riposatevi”, in sintesi l’invito ai suoi ministri, perché bisognerà presto ricominciare a correre. O a litigare. Peccato (e siamo a tre) che agli italiani non basti certo un vasetto di Nutella per addolcire un anno così amaro.
FLOP ALBANIA- 900 MILIONI BUTTATI
la stessa cifra che è stata data alla sanità. Un centinaio di agenti italiani continuano a presidiarli. Peccato che siano vuoti. Il magistrato può valutare quali siano i Paesi sicuri. Finora la convalida dei trattenimenti nei Centri è stata bocciata dai giudici.
FLOP AUTONOMIA DIFFERENZIATA
L’aumento di potere alle Regioni è stato smontata dalla Corte Costituzionale. Faremo un referendum per l’abrogazione totale.
SI INSISTE SUL PREMIERATO
Il premierato non può essere applicato senza la legge elettorale. Ma questa manca.
TENSIONE CON LA CORTE DEI CONTI
Contrari al decreto legge Milleproroghe, che allunga di quattro mesi la durata dello scudo erariale e solleva gli amministratori pubblici da responsabilità contabili in caso di colpa grave, limitandole al danno “dolosamente voluto”. La Corte dei Conti non è d’accordo, perderebbe la sua funzione di controllo sui conti pubblici.
TENSIONE CON LA MAGISTRATUR
Per la cancellazione come reato dell’abuso d’ufficio e del traffico di influenze, contro la stessa Europa. Bavaglio ai giornalisti che non possono dare notizia dei processi. E con la separazione delle carriere si vuole trascinare il pm sotto il potere del Governo, così da influenzarne le indagini e salvare i pubblici poteri da conseguenze dei loro reati.
RITARDI SUL PNRR
Si sono spesi solo il 30% dei soldi previsti e spesi pure male in mancette ad amici, lobby e parenti.
IL PAESE È FERMO
Contro le menzogne propagate dai media, l’Italia non cresce. L’aumento dell’occupazione è inesistente. Si considera occupato anche chi ha fatto una sola ora di lavoro in un anno, gli occupati in più sono tutti a salario minimo.
Il PIL sta a 0,5 e il prossimo anno se va bene arriverà allo 0,8%.
SALARI DA FAME
Non solo il Governo si oppone al salario minimo dopo aver eliminato (unico in Europa) il reddito minimo, ma i salari sono da fame mentre l’inflazione cresce e salari reali scendono mentre negli ultimi dieci anni sono aumentati in tutta Europa anche del 36%.
Secondo l’INPS, nei primi nove mesi del 2024 su oltre 6,2 milioni di attivazioni di contratti, 2,33 milioni sono stati a part time. Tra gennaio e settembre ci sono stati 6.221.489 contratti nuovi ma se ne sono chiusi 5.585.683. Per cui c’è poco da vantarsi.
CROLLO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE
387.677 cessazioni. 21 mesi consecutivi di crollo della produzione industriale. Record di famiglie operaie e minori in povertà assoluta.
ANNO ORRIBILE PER I TRASPORTI
Mai come sotto il Ministero di Salvini malgoverno e disfunzioni: ritardi sui treni, sui voli, chiodi e incidenti
AUMENTO DELLE TASSE
Purtroppo la Meloni, accettando il Patto di stabilità, si è impegnata ad aumentarle di 13 miliardi l’anno per 7 anni. Inasprita la Fornero, zero risorse su sanità e scuola. Si evita con cura di tassare gli extraprofitti di banche e società energetiche ma si aumentano tutte le bollette, i pedaggi autostradali e le multe.
AUMENTO DEGLI SCIOPERI
In aggiunta a tutti questi dati negativi, l’Italia quest’anno ha speso in armi più di 29 miliardi, +5,1% rispetto al 2023, che a sua volta aveva già visto un incremento di circa 1,8 miliardi rispetto al 2022. In totale, in due anni, il bilancio della Difesa ha speso più di 3 miliardi in più
Oltre a ciò, per farsi benvolere dagli USA, la Meloni ha promesso di aumentare ancora la spesa in armi fino a portarla al 2%, il che significherebbe portarla alla stratosferica cifra di 40 miliardi!!
I fatti interessano pochissimo i non coinvolti, ai media amici basta giocare con cifre e percentuali o intervistare membri del governo che rilasciano dichiarazioni trionfalistiche senza contraddittorio, per elevare tutto quanto di governativo a grande successo planetario. . Un’ opposizione divisa ed inconcludente completa la situazione che per ancora qualche tempo restera’ favorevole ai governativi, poi il Titanic dei fratellastri d’Italia incontrera’ l’iceberg chiamato Realta’ e l’acqua gelida svegliera’ anche i piu’ assonnati.
(da agenzie)

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PER ELON MUSK I SENZA TETTO NON ESISTONO: “SONO SOLO ZOMBIE DROGATI CON MALATTIE MENTALI”

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

HA SICURAMENTE PARLATO UN ESPERTO

Senzatetto: chi non ha un’abitazione, un alloggio, per indigenza, o perché l’ha perduto in seguito a calamità naturali o a distruzioni belliche. Questa la definizione di Treccani. Elon Musk, però la pensa diversamente. In un post su X ha infatti negato l’esistenza dei senzatetto riducendoli a un’orda di tossicodipendenti affetti da patologie mentali. Ha scritto: “Nella maggior parte dei casi, la parola ‘senzatetto’ è una bugia, solitamente è un termine propagandistico per indicare tossicodipendenti violenti affetti da gravi malattie mentali”.
Inutile dire che questa affermazione, oltre a non essere accurata, è anche pericolosa e rischia di sottostimare un problema sociale grave. Da tempo la sociologia analizza come la mancanza di alloggi a prezzi accessibili e la povertà dilagante riducano sempre più persone alla condizione di senzatetto. Non solo, un’affermazione del genere non può che stonare sulla bocca di una delle persone più ricche del mondo.
Le teorie sui senzatetto di Elon Musk
Da tempo Musk punta il dito contro i senzatetto e porta avanti una battaglia sulle strade di San Francisco. “Se cammini per le strade di San Francisco e di molti centri cittadini trovi molti senzatetto, ma è il termine sbagliato per definirli, sono zombie violenti e drogati‘”, ha detto al conduttore di estrema destra Tucker Carlson durante una conversazione all’inizio di quest’anno. Su X si è anche scagliato contro “i crimini violenti” nelle città americane, “molte persone che conosco sono state gravemente aggredite”.
Ha poi aggiunto: “San Francisco era una delle città più belle del mondo, e ora devi camminare sopra gli aghi della droga, le feci e i cadaveri”. Nessuna citazione invece sulla mancanza di reti di sicurezza sociale e sulle iniziative abitative sottofinanziate a San Francisco.
Le reazioni degli utenti al post su X
Anche gli utenti sono rimasti scioccati dal post di Musk. “La parola senzatetto descrive la situazione finanziaria di qualcuno e la mancanza di una residenza”, ha risposto un utente. “In che modo avrebbe a che hai appena detto per definire i senzatetto?”
“È facile giudicare per chi sta bene economicamente, ma compassione ed empatia sono segni di vera coscienza”, ha scritto un altro utente . “Il trauma cammina tra noi in molte forme”.
“Innanzitutto avendo lavorato con i senzatetto, quello che dice Elon non è vero, la stragrande maggioranza dei senzatetto non sono malati mentali o tossicodipendenti, hanno solo bisogno di un posto dove vivere”, ha twittato un altro utente su X. “Elon non sta offrendo altre risposte solo critiche”.
Secondo un rapporto del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD) degli Stati Uniti, pubblicato a dicembre 2023, oltre 650.000 persone sono state almeno una notte senza un’abitazione, il numero più alto da quando il dipartimento ha iniziato a segnalare il problema nel 2007. Non solo, una grossa fetta di senzatetto negli Stati Uniti sono bambini, secondo il rapporto. Le persone senza fissa dimora hanno anche probabilità più alte di essere vittime di crimini violenti.
(da Fanpage)

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IL LINGUISTA ARCANGELI ATTACCA VALDITARA: “IL MINISTRO MI HA USATO PER FARE CAUSA A LAGIOIA. O RETTIFICA O LO DENUNCIO”

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

“MAI FATTO UNA CONSULENZA SUL TESTO COME SOSTIENE VALDITARA, ESIGO UNA SUA SMENTITA O LO QUERELA PER DIFFAMAZIONE”

Giuseppe Valditara pubblica sui social network una sua riflessione sull’integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane. L’utilizzo di tempi verbali diversi nello stesso periodo è audace. Lo scrittore Nicola Lagioia, ospite a Chesarà su Rai 3, ironizza sulle scelte sintattiche del ministro dell’Istruzione. Quest’ultimo avvia un percorso in sede civile per un risarcimento di 20 mila euro. Lagioia ne dà notizia pubblicamente, per poi scusarsi con l’esponente della Lega: «Mi dispiace se si è sentito insultato, la mia era solo una forma di critica al Tweet». Valditara ritira l’azione legale.
Poteva concludersi così la diatriba tra l’esponente del governo Meloni e il vincitore del Premio Strega 2015. Invece, il linguista Massimo Arcangeli si inserisce nella polemica. La sua lettura del post del 28 marzo scorso, a quanto pare, è stata usata dal ministro nell’atto contro Lagioia. Tuttavia, Arcangeli spiega: «Non si tratta di una consulenza, come scritto negli atti. Chiedo una rettifica pubblica o procederò per vie legali contro il ministro». Le parole di Arcangeli sulla correttezza linguistica del post di Valditara erano parole in libertà espresse sui social, non un contributo da consulente del ministro.
Arcangeli contro Valditara: «Un tweet espressione del peggior leghismo»
A Repubblica, Arcangeli ribadisce: «Avevo espresso sui social un giudizio tecnico di mia iniziativa, motu proprio, e non rispondendo a una chiamata. Nessuno mi ha mai sollecitato, né ho mai ricevuto messaggi o telefonate dal ministro o altri del suo staff. Tra l’altro sono politicamente dalla parte opposta e il riverbero di questa storia mi sta danneggiando». Tra l’altro, nel commento del linguista, benché fosse difeso l’uso del congiuntivo, il contenuto espresso da Valditara veniva fortemente censurato: «Il tweet era l’espressione peggiore del leghismo a trazione salviniana. Non condivido l’idea di scuola che ha Valditara, come considera gli stranieri e le minoranze, la trovo vecchia, ci porta indietro di almeno trent’anni. Il ministro aveva ripostato il mio commento sul suo profilo X, cosa che non potevo impedire. Ma ritrovarmi poi nella citazione contro Lagioia mi ha lasciato basito».
Caso Lagioia, il linguista valuta la denuncia per diffamazione
Arcangeli insiste sulla correttezza formale di quelle esternazioni social di Valditara: «Effettivamente qualche piccola cosa che non andava nella punteggiatura c’era, ma si tratta solo di sciatteria. Lagioia aveva un po’ calcato la mano prendendolo di mira. Farmi passare però per consulente ministeriale la considero un’onta, vista anche la battaglia che sto facendo contro il ministero per denunciare i quesiti errati nel concorso per scuola secondaria del 2020. Ho consegnato alla sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti un dossier di 800 pagine con elencati tutti gli errori del peggior concorso scolastico dell’Italia repubblicana. Poi sono venuto a scoprire che Frassinetti frequenta ambienti neonazisti e i miei rapporti col ministero sono cessati».
E dunque, conclude sull’affaire che lo vede chiamato in causa – letteralmente – da Valditara: dal ministero «dovranno spiegare. O c’è ignoranza o c’è malizia. Valuteremo se andare avanti con una denuncia per diffamazione o con un atto di citazione in sede civile, chiedendo un risarcimento. Le dico queste cose per farle capire perché il mio punto di polemica è così acceso e infuocato. Questa faccenda è istituzionalmente inaccettabile, di una gravità inaudita. Voglio la smentita, dopodiché la voce grossa la faccio io».
(da agenzie)

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“A EVIN NON CI SONO LETTI, DORMI PER TERRA IN MEZZO ALLE BLATTE, AI CAPELLI E ALLE LACRIME”: ALESSIA PIPERNO, RINCHIUSA PER 45 GIORNI NEL CARCERE IRANIANO DOVE È RECLUSA LA GIORNALISTA CECILIA SALA, RACCONTA LE CONDIZIONI DELLA PRIGIONE

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

“A CECILIA IDEALMENTE DICO DI TENERE DURO: NEL CARCERE DI NON RISPARMIANO LE TORTURE PSICOLOGICHE. UNA VOLTA MI HANNO DETTO CHE ERA MORTA MIA MADRE”

“A Cecilia Sala idealmente dico di tenere duro come ho fatto io per 45 giorni: nel carcere di Evin a noi stranieri fisicamente non torcono un capello, ma mentalmente ti provano molto”.
Lo spiega Alessia Piperno in un’intervista alla Stampa, la donna è stata rinchiusa nella prigione iraniana di Evin per 45 giorni. “So cosa vuol dire il terrore di stare in una cella da soli. Abbraccio i suoi genitori – prosegue -, immagino il loro dolore che è come quello che hanno provato i miei”.
Sul Corriere della Sera la donna racconta come passava le giornate in carcere. “Guardando il soffitto. Sono finita nel reparto 209, dove non hai accesso a nulla, nemmeno a un libro – dice – . È il braccio delle prigioniere politiche, dove si trova Narges Mohammadi. Ci sono altri luoghi, come il 2 A, che dicono essere un po’ più tranquilli. A volte non davano l’acqua”.
“Contro di noi almeno non alzavano le mani, non ci toccavano, anche se non ci risparmiavano le torture psicologiche – prosegue -. Una volta mi hanno detto che era morta mia madre, un’altra che dovevo rimanere lì per dieci giorni. A differenza di Sala mi era stato concesso di sentire la famiglia solo due settimane dopo”.
A Repubblica Piperno spiega le condizioni di vita dentro il penitenziario. ” Non ci sono letti, dormi per terra in mezzo alle blatte, ai capelli e alle lacrime. C’è costantemente freddo perché non ti danno le coperte quando le chiedi – racconta -. Ricordo quelle pareti bianche e una minuscola grata in alto dalla quale non vedevi il cielo. Per noi c’erano solo dieci minuti di aria per due volte a settimana”.
Infine sul Messaggero racconta come lei venne imprigionata con due amici conosciuti all’ostello. ” Luis Arnaud, un francese, è tornato a casa solamente lo scorso giugno dopo un anno e 9 mesi. Era stato condannato a 5 anni, io a 10. Anche lui come me è rimasto in contatto con i compagni di cella – spiega -. Uscire da un’esperienza del genere non è facile, ti segna per sempre”.
(da agenzie)

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L’ARRESTO IMMOTIVATO DI CECILIA SALA E’ UNA RITORSIONE PER IL FERMO IN ITALIA DELL’IRANIANO RICERCATO NEGLI STATI UNITI

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

TRE GIORNI PRIMA IL FERMO ALLA MALPENSA DELL’IMPRENDITORE CHE FORNISCE COMPONENTI ELETTRONICHE PER I DRONI IRANIANI

Nessuno lo conferma ma la sorte di Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata il 19 dicembre a Teheran, è legata a una partita politico-diplomatica complicata. Perché tre giorni prima, il 16 dicembre all’aeroporto di Malpensa, la polizia italiana ha arrestato un facoltoso imprenditore svizzero-iraniano su mandato degli Stati Uniti che ne chiedono l’estradizione. Lo accusano di aver fornito componenti elettronici per i droni ai pasdaran iraniani, responsabili di attacchi ai soldati americani in Giordania. Per il suo arresto il ministero degli Esteri di Teheran ha ufficialmente protestato con l’ambasciata italiana. E ora si tratta, con l’Iran e anche con gli Usa.
Solo ieri l’Italia ha saputodell’arresto di Cecilia Sala. La giornalista romana è da otto giorni in isolamento a Evin, nel carcere in cui finiscono i dissidenti iraniani. L’hanno arrestata proprio i pasdaran, giovedì 19 attorno alle 12,30, nell’albergo in cui alloggiava a Teheran. Era in Iran dal 12 dicembre per Chora Media, la società di podcast guidata dall’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi, che nei giorni precedenti aveva pubblicato i suoi lavori sul velo obbligatorio, sulla storia dei pasdaran, sulla comica Zeinab Musavi finita in galera per i suoi sketch. Sala lavora anche per il Foglio, a 29 anni è una firma più che affermata sulle questioni internazionali, molto presente in tv e con grande seguito sui social. Per l’Iran aveva un regolare visto giornalistico, ottenuto dopo sei mesi, spiegano dalla redazione. Sarebbe dovuta tornare in Italia il 20.
“Giovedì 19 – raccontano i suoi colleghi ­– abbiamo perso i contatti”. Poi Sala ha fatto due telefonate, alla madre e al compagno, il giornalista del Post Daniele Raineri. “Ha detto di stare bene e di non essere ferita. È possibile – ricostruisce il Post – che abbia dovuto leggere un testo scritto, perché ha usato alcune espressioni che non suonano naturali in italiano, ma sembrano più una traduzione dall’inglese. Non le è stato permesso di aggiungere altro”.
La notizia del suo arresto è stata resa nota dalla Farnesina e qualche minuto dopo da Chora Media. Il ministero degli Esteri, che con Palazzo Chigi e i Servizi è al lavoro dal primo giorno per la liberazione di Sala, aveva chiesto di non diffonderla fino a ieri mattina, quando la giornalista ha ricevuto la visita dell’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei. La Farnesina stessa conferma che il governo iraniano non ha chiarito i motivi dell’arresto della giornalista. Ieri a Palazzo Chigi si è tenuto un vertice con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il sottosegretario delegato ai Servizi Alfredo Mantovano e i direttori delle agenzie di intelligence. Sono in corso anche contatti con il governo Usa. Se la Farnesina, nella sua nota, invitava “alla massima discrezione la stampa per agevolare una veloce e positiva risoluzione della vicenda”, il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato ancora più netto: “Le trattative con l’Iran non si risolvono, purtroppo, con il coinvolgimento dell’opinione pubblica occidentale e con la forza dello sdegno popolare ma solo con un’azione politica e diplomatica di alto livello”, ha scritto su X.
L’iraniano arrestato il 16 dicembre si chiama Mohammad Abedini Najafabadi, ha 38 anni ed era arrivato a Malpensa con un volo da Istanbul. Portato inizialmente in Calabria, è stato poi trasferito a Opera dove ha ricevuto la visita del console iraniano prima che l’ambasciatrice italiana potesse incontrare Sala a Evin. È stato fermato quasi per caso, sulla base di una nota Interpol.
La Corte federale di Boston lo accusa di cospirazione per aver esportato illegalmente dagli Usa, attraverso una società svizzera, componenti elettronici di droni. Li avrebbe forniti ai pasdaran iraniani ritenuti responsabili dell’uccisione di tre militari americani un anno fa in Giordania. Per gli Usa i pasdaran sono terroristi. Per la Repubblica islamica Abedini e il suo coimputato Mohammad Sadeghi, statunitense-iraniano di 42 anni arrestato negli Stati Uniti con le stesse accuse, sono personaggi di rilievo. Nei giorni scorsi il ministero degli Esteri iraniano ha protestato con l’ambasciata italiana e con quella svizzera, che rappresenta gli interessi Usa in assenza di relazioni diplomatiche tra Washington e la Repubblica islamica. L’arresto dell’iraniano è stato convalidato dalla Corte d’appello di Milano, la procedura di estradizione è solo all’inizio.
(da ilfattoquotidiano.it)

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INTERVISTA ALLA SOCIOLOGA DELLA PORTA: “I SOVRANISTI SONO CONTRO I POVERI, IL PD PER RECUPERARE VOTI DEVE MOBILITARE GLI ASTENUTI SENZA INSEGUIRE I PARTITI DI MAGGIORANZA”

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

“IL 40% DEI GIOVANI NON VA A VOTARE, MA SONO RECUPERABILI”

A suo dire, il punto centrale era e resta l’astensione, che cresce senza fermarsi: “La partecipazione legittima la democrazia, che deve dare spazio e voce a tutti. Ma in questi ultimi anni la democrazia non è diventata più sociale, e lo si nota nelle urne”.
Un problema innanzitutto per i partiti progressisti, spiega Donatella Della Porta, professoressa di Scienza Politica presso la Scuola Normale Superiore di Firenze: “Se vogliono recuperare voti e essere competitivi nelle Politiche, i partiti di centrosinistra devono rivolgersi innanzitutto ai tanti cittadini in difficoltà economica che non vanno più a votare. Devono mobilitare gli astenuti, invece che inseguire e imitare le destre”.
L’analisi di ieri di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera racconta innanzitutto di una maggioranza e di una premier che tengono a livello di consenso, anche se calano tra le fasce di popolazione con reddito più basso. Che ne pensa?
Partiamo da un dato, ossia che questo governo porta avanti politiche anti-poveri, micidiali sul piano sociale. Basti citare l’assalto al reddito di cittadinanza e al welfare in generale. E in parte sorprende, perché ci si poteva aspettare che attaccasse innanzitutto i diritti delle donne e i temi di genere, cosa che in parte è anche avvenuta.
Però nelle elezioni europee e locali, come nei sondaggi, Giorgia Meloni resta forte. Perché?
Perché può contare sui mezzi di informazione, non solo politici, dove si presenta come una donna del popolo, che rappresenta determinati valori. E poi guida un partito che c’è, che esiste, insomma strutturato.
Forse alla premier giova un dato strutturale, evidenziato da anche da diversi suoi studi, ossia che poveri e precari vanno sempre di meno a votare.
Bisogna distinguere. Esiste un’astensione che riguarda cittadini politicizzati, i quali non trovano partiti che li rappresentino e restano a casa per una protesta anti-sistema. Per capirci, è una fascia di elettorato dove ultimamente ha recuperato voti Alleanza Verdi e Sinistra. Poi c’è un altro tipo di astensione che caratterizza coloro che sono in difficoltà economica. E il loro è un distacco molto più profondo, perché ritengono che i partiti non si occupino più dei loro problemi.
Riportarli alle urne è più difficile, quindi?
Certamente, anche perché i partiti hanno perso strutture e canali con cui tradizionalmente parlavano a certi mondi. Penso alle sezioni del Pci o alle parrocchie per la Dc, dove la gente cercava e riceveva aiuto, e dove il voto di molti veniva orientato.
Pagnoncelli conferma che i Cinque Stelle restano il partito più votato da poveri e precari, forte soprattutto al Sud. Ma nel contempo, è forse quello che ha pagato più l’astensione.
Il M5S si è caratterizzato per il reddito di cittadinanza e altre misure di sostegno alle fasce più in sofferenza. Ma ha perso consenso perché gli mancano le strutture, ossia un vero radicamento sul territorio. Lo dimostrano le sue difficoltà nelle elezioni locali, come la mancanza di grandi mobilitazioni contro lo smantellamento del reddito di cittadinanza. Ha un elettorato poco organizzato, anche perché è un movimento ancora giovane, e con una classe dirigente solo in parte cresciuta dal basso.
Elly Schlein ha riportato l’asse del Pd verso sinistra. Ma sembra ancora fare fatica a riportare al voto tanti cittadini, no?
Ai democratici serve un po’ di più. Pagano innanzitutto il fatto di essere un partito con un elettorato di età media alta. E come dicevamo prima, gli manca un raccordo con i movimenti sociali.
Schlein insiste sui temi sociali, con parole d’ordine che spesso coincidono con quelle del M5S.
Vero, ma il Pd balbetta su molti argomenti, come la Palestina e il precariato. E poi Schlein deve fare i conti con le correnti del suo partito, che messe assieme non costruiscono certo una sinistra omogenea.
Astenuti spesso fa rima con giovani. Concorda?
Assolutamente sì: il 40 per cento dei ragazzi non va a votare. Però in diversi sono orientati a sinistra, anche se non si riconoscono nei partiti tradizionali. Sono recuperabili, a patto che si trovi un modo per parlargli. In fondo lo dimostra il successo elettorale di nuovi partiti in Spagna e in Grecia, che si rivolgono innanzitutto ai giovani.
(da ilfattoquotidiano.it)

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PSICODRAMMA TRA I MELONIANI SULLA MANOVRA BLINDATA

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

LIRIS, IL RELATORE DI FDI, SI DIMETTE PER PROTESTA CONTRO IL GOVERNO, L’IRA DELLA MELONI SU DI LUI CHE POI SI RIMANGIA LA CRITICA

Il governo sbatte contro il “monocameralismo” della manovra. Il cortocircuito va in scena al mattino, quando la commissione Bilancio del Senato riduce l’esame della Finanziaria a una formalità. Appena mezz’ora di discussione, poi i lavori si fermano. L’esecutivo ha fretta di chiudere la partita per evitare l’esercizio provvisorio. Per questo gli 814 emendamenti delle opposizioni finiscono nel cestino. E per la stessa ragione la legge di bilancio viene spedita in aula senza il mandato al relatore.
Ma è proprio quest’ultimo a scoperchiare il vaso della manovra blindata da Palazzo Chigi. “Mi sono dimesso da relatore”, annuncia il senatore Guido Liris (FdI) tra i corridoi di Palazzo Madama. Poi aggiunge: “Chiedo al presidente (della commissione ndr) di farsi mediatore perché non ci sia più la singola lettura e si torni alla doppia lettura che manca dal 2018”.
I senatori delle opposizioni sono increduli. “Liris si dimette contro il governo Meloni o si dimette in polemica con il suo partito che ha sottomesso i gruppi di maggioranza alla volontà ottusa del governo?”, incalza il capogruppo del Pd, Francesco Boccia. Ma l’esponente di Fratelli d’Italia insiste: “È una volontà della maggioranza dire questa cosa qui”. Questa cosa qui è, appunto, la doppia lettura che il governo e la maggioranza non sono riusciti a garantire dato che il Senato non ha potuto toccare il testo della manovra licenziato dalla Camera.
Il tempo di rimbalzare sulle agenzie di stampa e la dichiarazione del relatore finisce sotto esame a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni è furibonda. Uno scivolone senza senso, è la reazione a caldo secondo quanto riferiscono fonti di FdI. Anche a via della Scrofa, l’uscita di Liris viene bollata come avventata: si racconta che anche Arianna Meloni non abbia affatto gradito le parole del relatore di FdI.
La traccia – è il ragionamento – doveva essere decisamente diversa: le opposizioni che bloccano la commissione con centinaia di emendamenti e il governo che invece pensa al bene degli italiani approvando la manovra nei tempi previsti.
È questo lo spin che parte dal partito poche ore dopo le dichiarazioni di Liris. “Quest’anno – è il messaggio – andranno in esercizio provvisorio Francia, Spagna e Germania, mentre noi saremo attenti alla crescita economica nonostante la crisi internazionale”. Ma non basta.
Le opposizioni insorgono. “Il governo Meloni sta violando la Costituzione in modo sfacciato, ha umiliato il Parlamento e persino alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia si stanno ribellando”, tuona il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.
La presidente del Consiglio affida a Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del suo partito, il compito di bacchettare Liris. Non solo. Dopo un confronto acceso con il capogruppo al Senato, Lucio Malan, Liris prova a fare retromarcia. “Non era una questione di dimissioni, si è preso atto dell’impossibilità di esaminare il provvedimento di fronte agli oltre 800 emendamenti presentati dalle opposizioni”.
E intanto montano i malumori dei senatori della Lega e anche da Forza Italia trapela fastidio per l’uscita del collega di FdI. Tocca al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, caldeggiare una revisione delle procedure parlamentari anche se, sottolinea, “l’iniziativa non spetta al governo”. Nell’aula di Palazzo Madama che a sera si trasforma in un’arena contro il governo, Giorgetti rivendica l’impostazione prudente della manovra: “Non ci possiamo permettere di essere né temerari, né avventati e né sconsiderati”. Poi il rammarico: “Avrei voluto fare di più per la famiglia e per i figli”. Oggi il voto finale con il lucchetto della fiducia, ultimo atto della manovra che si è schiantata contro la forzatura del “monocameralismo”.
(da Repubblica)

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IN TILT I SITI DI MALPENSA. LINATE E FARNESINA: ATTACCO DEGLI HACKER RUSSI

Dicembre 28th, 2024 Riccardo Fucile

L’AZIONE RIVENDICATA DAL GRUPPO NONAME

«I russofobi italiani ricevono una meritata risposta informatica». Così la gang di hacker filorussa NoName057 rivendica su Telegram l’attacco ai siti di trasporti e istituzionali italiani in corso da stamattina. Da quelli degli aeroporti milanesi di Malpensa e Linate a quello della Farnesina, che da sabato mattina risultano irraggiungibili o malfunzionanti e rallentati nell’accesso. Tra gli altri target del collettivo ci sono la Federazione italiana trasporti e le Autolinee Siena e Torino.
L’attacco hacker sta creando disagi, più che altro a chi vuole verificare gli orari degli aerei in arrivo e in partenza o comprare un posto al parcheggio dei due scali via web ma non sta incidendo in alcun modo sull’operatività dei voli e dei servizi operativi.
A rendere irraggiungibili i siti, è stata una pioggia di attacchi Ddos (che sta per interruzione distribuita di servizio) ovvero l’invio di continue richieste fasulle di accesso ai sistemi informatici di una infrastruttura che li sovraccarica e li manda in tilt.
Una modalità di disturbo che il collettivo è solito usare, «fanno questo di mestiere» dicono gli investigatori. Gli specialisti del Cnaipic della Polizia postale stanno supportando gli obiettivi coinvolti nell’attivare i sistemi di risposta che hanno mitigato l’attacco e stanno svolgendo le relative attività di indagine.
(da agenzie)

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