Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
PASSAPORTO DELLA DOMINICA, OTTO CARTE BANCARIE, PATENTE E CITTADINANZA TURCA, SOCIETA’ E CASE ALL’ESTERO
Patente turca e auto tedesca. Esibisce la carta d’identità di un paradiso fiscale. In tasca, la chiave elettronica di un appartamento nel villaggio per ricchi a Istanbul. C’è chi in Libia va cercando il petrolio. E chi a Tripoli ha trovato l’America. Come il generale Almasri. Ora che è un superlatitante non potrà facilmente recarsi a Londra partendo da Tripoli e facendo scalo a Roma. E chissà cosa avrebbe da dire il generale agli avvocati di un noto studio inglese specializzato in diritto dell’immigrazione. Alle richieste di “Avvenire” i legali non hanno risposto.
L’uomo d’affari
Il generale scarcerato dalla corte d’appello di Roma e riportato in Libia con un jet di Stato è anche un uomo d’affari. Sui biglietti da visita si presenta come «general manager» di due compagnie private con sede in Turchia, numeri di telefono fissi del Regno Unito e dell’Ontario, in Canada. Oltre al cellulare personale con numerazione di Tripoli. Quale sia il commercio della “Al-Asale Al-Dahabiye 1” e della “Al-Asale Al-Dahabiye 2” non è ancora chiaro. Di certo per acquistare il nuovo Rolex Submariner Ulk, acciaio e corona verde, il generale ha estratto una delle otto carte bancarie “platinum”. Sul listino il prezzo consigliato è di 9mila euro, ma la scarsa reperibilità ne fa moltiplicare per tre le quotazioni. Una cifra che equivale ad almeno due anni di stipendio di un ufficiale libico.
È anche cittadino turco
I soldi, per Almasri, non sono un grosso problema. Durante il suo tour invernale percorrendo il vecchio continente da Sud a Nord e viceversa, il generale Osama si era portato nel bagaglio il necessario per affrontare ogni emergenza: 2 carte Visa e 6 Mastercard, 2 emesse da banche del Regno Unito e 6 da istituti turchi. A giudicare da una delle sue carte di identità, giudicate autentiche, il generale è anche cittadino turco. La patente con il timbro di Ankara gli permette di noleggiare auto e guidare liberamente in tutti i Paesi europei. Oltre a una card per l’accesso in camera di un esclusivo albergo milanese di proprietà di una casa di alta moda, il generale accusato dei peggiori crimini di guerra e contro i diritti umani conserva anche la tessera elettronica per accedere a uno stabile del “Mavera Park”. È un elegante complesso residenziale costruito alla periferia di Istanbul, pensato come una piccola Dubai a pochi chilometri dal Bosforo.
Nel libro nero dell’Onu
Da tempo Almasri è nell’occhio degli investigatori internazionali. Lui lo sapeva. L’inchiesta ha toccato suoi collaboratori e raccolto testimonianze delle sue migliaia di vittime. Una lezione il generale l’ha imparata da chi prima di lui era finito nel libro nero delle Nazioni Unite. Come il comandante Bija, il guardacoste-trafficante ucciso nel settembre 2024, su cui si era abbattuta la scure del Consiglio di sicurezza: congelamento dei beni, divieto di espatrio e divieto di pagargli lo stipendio, anche se nessuna delle prescrizioni è stata mai osservata dal governo libico. Dal 15 agosto 2022 Almasri può farsi scudo con la sua terza nazionalità conosciuta, dopo quella libica e turca: Repubblica di Dominica. Un paradiso naturale, ma soprattutto fiscale.
Per diventare cittadino dell’isola del Commonwealth (il cui passaporto consente di viaggiare senza visto d’ingresso in oltre 40 Paesi), occorre avere buone amicizie, versare 100mila dollari, aprire un conto e tenerlo largamente in attivo. Zero imposte sui redditi provenienti dall’estero. E in caso di mandato di cattura, nella piccola capitale Roseau gli sbirri di altri Paesi non possono fare quasi nulla, a parte prendere il sole tra Guadalupa e la Martinica.
Il mandato d’arresto
Con questi accorgimenti, Almasri è riuscito a muoversi per l’Europa inizialmente senza destare troppi sospetti. I documenti sarebbero potuti appartenere a un omonimo residente in Turchia o nei Caraibi, sebbene non sia chiaro con quale documento abbia effettuato il check-in del volo di linea Tripoli-Roma del 6 gennaio. La patente turca con cui ha prelevato l’auto in Germania e l’avviso di voler riconsegnare il mezzo a Roma Fiumicino hanno fatto scattare l’alert dell’intelligence tedesca. Messa in moto l’unità investigativa della Corte penale internazionale, dove lavorano anche funzionari delle autorità italiane, quando il mandato di cattura era pronto Almasri si trovava da poco in Piemonte. Per aumentare le probabilità di un arresto il mandato è stato trasmesso anche a Paesi come Francia, Germania, Belgio, nel caso il generale avesse lasciato l’Italia verso altre destinazioni europee.
Centri di detenzione
Negli ultimi giorni si sono rincorse voci, alimentate anche dalle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni, secondo cui Osama Najeem Almasri non sarebbe un trafficante di uomini né avrebbe a che fare con il business dello sfruttamento. La risposta, oltre che dal contenuto dell’ordine d’arresto internazionale, arriva dagli ispettori Onu. Almasri con la sua milizia controlla diverse prigioni e campi di detenzione libici dove sono detenuti terroristi, attivisti, oppositori politici, giornalisti e centinaia di stranieri migranti.
Una delle pagine delle indagini depositate al Consiglio di Sicurezza Onu nel quale è indicato il generale Najim (Almasri) come direttamente coinvolto nel traffico di esseri umani
Una delle pagine delle indagini depositate al Consiglio di Sicurezza Onu nel quale è indicato il generale Najim (Almasri) come direttamente coinvolto nel traffico di esseri umani – undefined
Due i penitenziari più grandi: Mitiga e Ayn Zara, entrambi nell’area di Tripoli. Ecco cosa scrivevano gli investigatori al Consiglio di sicurezza Onu nel 2022 e di nuovo nel 2023 : «L’abuso è commesso come parte dello schema commerciale illegale che questa rete» gestisce allo scopo «di ottenere guadagni finanziari e di altro tipo dai migranti che sono stati detenuti illegalmente in quelle strutture».
Lo schema criminale
Lo schema si fonda su «quattro fasi operative: a) ricerca e intercettazione dei migranti in mare; b) trasferimento dai punti di sbarco ai centri di detenzione della Direzione per la lotta alla migrazione illegale; c) abuso di detenuti in tali centri di detenzione; d) rilascio dei detenuti maltrattati».
Il grafico con cui gli “ispettori Onu” spiegano lo “schema criminale” del traffico di migranti in cui sono coinvolte le prigioni controllate da Almasri
Il grafico con cui gli “ispettori Onu” spiegano lo “schema criminale” del traffico di migranti in cui sono coinvolte le prigioni controllate da Almasri – undefined
La scarcerazione e la consegna agli scafisti, l’ultimo ingranaggio della filiera, avviene solo a precise condizioni. «Gli ex detenuti – scrivono gli ispettori Onu – hanno identificato Osama Najim». È Almasri che insieme a Adel Mohamed Ali (detto “Sheikh Adel”) sono considerati «direttamente responsabili del trasferimento illegale (dei migranti catturati, ndr) e del lavoro illegale», in violazione del «divieto di schiavitù, trattamento crudele e oltraggi alla dignità personale ai sensi del diritto internazionale umanitario».
Ad alcune delle vittime di Almasri gli inquirenti dell’Aja hanno chiesto di disegnare su un foglio la mappa della prigione, indicando le attività che si svolgono nei vari plessi: interrogatori, torture, stupri, riduzione in schiavitù, schiavitù sessuale. Anche in questo caso la descrizione è risultata perfettamente coincidente con le acquisizioni autonome degli investigatori.
Il jet pre-allertato
Prima di salire a bordo dell’aereo di Stato che il 22 gennaio lo attendeva da 8 ore, quando ancora non si era pronunciata la corte d’appello di Roma, Almasri è tornato in possesso di tutti i suoi documenti. Compresa la garanzia internazionale del nuovo Rolex, souvenir del suo trionfale viaggio in Europa.
(da Avvenire)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO DEL PD VINICIO PELUFFO METTE IL DITO NELLA PIAGA DELLA “NON RICATTABILITÀ” RIVENDICATA DALLA PREMIER: “A QUANTO PARE È SOTTO SCACCO DEL MINISTRO SANTANCHÈ. A QUESTO PUNTO LA DOMANDA SORGE SPONTANEA: NON È CHE CONTINUA A RIPETERE CHE NON È RICATTABILE PERCHÉ CERCA DI AUTOCONVINCERSI DI UN QUALCOSA CHE NON CORRISPONDE A VERITÀ?”
Governo, Peluffo (Pd): perché Meloni non risponde a Santanchè? È sotto ricatto? “La
presidente del consiglio Giorgia Meloni continua con il suo refrain ‘non sono ricattabile’, ma a quanto pare è sotto scacco del ministro Santanchè che continua a tirarla in causa nelle sue vicende giudiziarie peraltro con modalità poco istituzionali.
A questo punto la domanda sorge spontanea: non è che la presidente Meloni continua a ripetere che non è ricattabile perché cerca di autoconvincersi di un qualcosa che non corrisponde a verità? All’interno della maggioranza assistiamo infatti a ricatti e giochi di potere che apprendiamo fra l’altro ogni giorno a mezzo stampa.
Piuttosto che dire che non è ricattabile la presidente Meloni dovrebbe uscire fuori da questa situazione imbarazzante e dire al ministro Santanchè di fare un passo indietro. O non può farlo?”. Cosi il capogruppo in commissione attività produttive della Camera,
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
IL CONTRATTO AVRÀ UNA DURATA INIZIALE DI DUE ANNI, RINNOVABILI
Elisabetta Belloni è stata designata Special Adviser della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La notizia era stata anticipata dal ‘Foglio’, oggi l’Adnkronos ha potuto visionare un documento che spiega nei dettagli l’incarico: sarà “Chief Diplomatic Adviser”, di fatto il consigliere diplomatico, e riporterà direttamente alla presidente, nell’ambito di IDEA, il servizio di consulenza della Commissione che “fornisce idee innovative e uno spazio per la ricerca interdisciplinare e la collaborazione sulle priorità fondamentali”. Sempre da IDEA sarà scelto il team che la affiancherà nel mandato, e lavorerà a stretto contatto con il Segretariato generale. Il contratto avrà una durata iniziale di due anni, rinnovabili
Belloni, classe 1958, è una diplomatica in pensione, che dopo una serie di incarichi nelle ambasciate italiane all’estero ha ricoperto ruoli sempre più importanti all’interno del Ministero degli Affari Esteri. Ha guidato l’Unità di crisi, è stata direttrice generale della cooperazione allo sviluppo e poi direttrice generale per le risorse e l’innovazione.
Promossa nel 2014 ambasciatrice di grado, è stata capo di gabinetto del ministro degli Esteri Gentiloni. In seguito è stata promossa segretario generale della Farnesina, infine è stata nominata da Mario Draghi direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), il vertice dell’intelligence italiana, ruolo che ha ricoperto fino allo scorso 15 gennaio
(da Adnkronos)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
TRENI IN RITARDO. SALVINI GRIDERA’ ANCORA AL COMPLOTTO? I DISSERVIZI SULLE LINEE SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO. LUNEDÌ I RITARDI HANNO RIGUARDATO LA ROMA-NAPOLI, SEMPRE ALTA VELOCITÀ, CON RITARDI ACCUMULATI DI 90 MINUTI, CAOS A TERMINI
Un «inconveniente tecnico alla linea» causa nuovi rallentamenti sull’Alta velocità Roma-
Firenze, in direzione Firenze. Lo riporta Rfi sul suo bollettino Infomobilità. Il problema si è verificato alle 13.28 di oggi 20 gennaio e, prima dell’intervento dei tecnici, i ritardi sono stati quantificati in «20 minuti». Il problema è stato poi risolto ma, a cascata, i disagi sono continuati.
Nuovo caos e attese, quindi, dopo i guasti delle scorse settimane e l’esposto che Fs ha presentato in Procura avanzando l’ipotesi di sabotaggi ai danni della rete e del gruppo. Episodi ripetuti, nel Milanese, nel Padovano e anche nel nodo di Roma, che hanno indotto Ferrovie a chiedere indagini sulle anomalie che hanno bloccato le linee, non solo quelle dell’Alta velocità.
Matteo Salvini, che su questa catena di eventi ha riferito in Aula, ha sostenuto l’idea del sabotaggio aggiungendo anche che, dopo l’esposto, «incendi e guasti erano finiti».
Ma, al netto dei sospetti, i disservizi sulle linee sono all’ordine del giorno. Lunedì i ritardi hanno riguardato la Roma-Napoli, sempre Alta velocità, con ritardi accumulati di 90 minuti, caos a Termini e convogli fermati a Tiburtina.
(da Il Corriere della Sera)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
L’ANM DIFENDE A OLTRANZA LO VOI, PROCURATORE (DI AREA DI DESTRA)… SILVIA ALBANO, PRESIDENTE DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA: “NON POSSO CREDERE CHE NESSUNA ABBIA SPIEGATO ALLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHE ERA UN ATTO DOVUTO”
Comincia come una festa di tutta l’Associazione nazionale magistrati: per le elezioni che segnano un’affluenza all’82 per cento, per la vittoria di Mi, corrente di destra, per la complessiva forte affermazione delle due liste di sinistra, Area e Md, e anche per la “rinascita” di Unicost.
Ma subito vira in trincea, nuovo corpo a corpo con la politica: contro le affermazioni piovute dalla presidente Meloni “indagata”. Contro le insinuazioni su presunti complotti orditi– ovviamente dagli asseriti pm fuori controllo – a danno del governo. Contro una riforma sventolata, ancora, come punizione: di fronte alla «reazione sproporzionata dei magistrati», avverte il viceministro Sisto, FI, «mercoledì 29 gennaio alle 8.30 noi incardiniamo la separazione delle carriere in Commissione Affari costituzionali al Senato».
Addirittura il procuratore di Roma, (peraltro di area moderata) Francesco Lo Voi, indicato dalla premier come autore del già «fallimentare processo contro Salvini» – si stupiscono i colleghi – solo per aver «fatto il suo dovere».
Lo ripete, in venti righe, in serata anche l’Anm: «La politica ha frainteso. Nessun avviso di garanzia, solo la comunicazione, a tutela dell’indagato, di una trascrizione dovuta». Un procedimento che la Procura «doveva subito girare al Tribunale dei ministri».
Silvia Albano, la presidente di Magistratura democratica già nel mirino del governo come “toga rossa”, è sorpresa. «Non posso credere che nessuna abbia spiegato alla presidente del Consiglio che il procuratore che riceva una denuncia circostanziata a carico di uno o più ministri deve, in applicazione di una legge costituzionale iscrivere nel registro e trasmettere al Tribunale dei Ministri. Senza fare alcuna indagine e senza avere altra scelta», spiega a Repubblica. Aggiunge Albano: «Dopodiché, sentiamo spesso evocare complotti, avvenne anche la scorsa estate, non se n’è saputo più nulla».
Tullio Morello, togato di Area al Consiglio superiore, riflette: «Stupisce che dopo aver contestato per anni, ai pm, la ricerca dell’effetto mediatico sulle indagini, oggi siano le istituzioni a voler accendere la massima risonanza su un atto dovuto, che era stato comunicato con il massimo e rispettoso riserbo. Una procedura che, in teoria, potrebbe risolversi in poche ore con un’archiviazione.
L’immagine chiave di giornata? È nel rovesciamento di stato d’animo di Giuseppe Santalucia. Da presidente ormai scaduto dell’Anm, «libero», che si congratula con i colleghi (che l’8 febbraio eleggeranno il nuovo presidente e la nuova giunta) alle telefonate dei media che lo tempestano. Al telefono c’è il Washington Post: «Sorry, ma volete far cadere la premier?». Fronte compatto, di nuovo. Non, non è finita. Altro comunicato. «Non dobbiamo neanche concentrarci sui toni usati dalla presidente del Consiglio». Ma «solo spiegare». A rischio d’essere «gelidi». Ed ecco la nota ufficiale Anm: «Si segnala, al fine di fare chiarezza, il totale fraintendimento da parte di numerosi esponenti politici dell’attività svolta dalla Procura di Roma.
(da La Repubblica)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
“NIENTE CAFFE’ PER PAURA DI ESSERE RIMPROVERATE”… DALLE DOMANDE PRIVATE AL LAVORO NEI FESTIVI E AL RINNOVO MENSILE DEL CONTRATTO
Le domande personali al colloquio, il contratto rinnovato di mese in mese – «così
possono lasciarci a casa a ogni scadenza» – e il lavoro i festivi e le domenica a poco più di sei euro all’ora.
A raccontare a Parmatoday queste condizioni di lavoro è una commessa, impiegata in un negozio di un centro commerciale della città emiliana con un contratto in somministrazione lavoro, quindi con l’intermediazione di un’agenzia.
In complesso 900 euro al mese per 24/30 ore settimanali senza pausa pranzo e con la paura che anche le “pause bagno” convincano l’azienda a non prolungare l’assunzione.
«Le aziende possono fare di loro ciò che vogliono», ha commentato Giorgia Costantino, segretario territoriale Ugl Parma.
Il colloquio di assunzione e il tramite delle agenzie
Secondo quanto ha raccontato la commessa, rimasta anonima per paura delle ripercussioni, sarebbe iniziato tutto dal primo colloquio di lavoro. «Mi hanno chiesto se ho figli, se sono fidanzata, se convivo e se ho qualcuno che possa stare con i miei figli mentre lavoro», ha rivelato. «Una volta passato il colloquio ti chiedono di iscriverti a un’agenzia di lavoro in modo che l’assunzione avvenga tramite loro».
Si inizia con un contratto settimanale a poco più di sei euro l’ora, «poi di un mese e poi di un altro mese». E così via, un part time con orari che difficilmente permettono di conciliare vita privata e occupazione e che costringe i dipendenti a lavorare anche nei giorni festivi e le domeniche: «Non riusciamo a fare altro, per esempio stare un po’ in famiglia e con i nostri figli».
La paura delle pause, gli extra non retribuiti e il «ricatto» del rinnovo
La “strategia” del rinnovo mensile tiene sotto scacco le commesse: «Nessuna di noi si oppone (a lavorare tutti i festivi, ndr). Sa che è sotto ricatto e può essere lasciata a casa ad ogni scadenza del contratto».
Un solo giorno di riposo a settimana, mai nel weekend. Niente pausa pranzo, ovviamente, e anche lo sfizio di un caffè deve essere represso «per paura di essere riprese dai capi».
E in bagno? «Andiamo se abbiamo bisogno ma cerchiamo di limitarci». A questo si aggiungono le richieste di fermarsi oltre l’orario di lavoro «fino a quando c’erano clienti nel negozio», o di arrivare almeno in quarto d’ora prima dell’inizio del turno «senza retribuzione aggiuntiva». E la mansione – quella di scaffalista – è esattamente paritetica a quella di lavoratrici assunte, che però hanno più garanzie rispetto al contratto di somministrazione lavoro: «Le persone effettivamente assunte sono meno de 50% del totale». E quando finiscono le proroghe del contratto? Semplice, «cambiano agenzia e ti rifanno il contratto, così riparte tutto da zero».
«Le agenzie di somministrazione hanno peggiorato il mondo del lavoro», è la linea dura di Giorgia Costantino, segretario territoriale di Parma dell’Unione generale del lavoro. Le paghe sono bassissime e spesso i dettagli dell’accordo non sono resi noti: «Ho dovuto insistere in alcune agenzie perché diverse lavoratrici hanno avuto la maggiorazione al 30 e non al 50%», come stabilito da un accordo territoriale con Confcommercio a Parma. Insomma «le lavoratrici non hanno il diritto di andare da un sindacato per farsi tutelare. Sei ci vanno vengono lasciate a casa».
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
CINQUE ANNI FA, A UN EVENTO, LO VOI STRINGEVA LA MANO A UN SORRIDENTISSIMO MATTEO SALVINI, CHE POI AVREBBE INDAGATO NEL CASO OPEN ARMS (FACENDO IL SUO DOVERE)
Di certo, tutto è Francesco Lo Voi tranne che una toga rossa. Alla Procura di Palermo prima e a quella di Roma poi è arrivato come peso massimo della corrente di destra dell’Anm, Magistratura indipendente, capace di aggregare i consensi di Area e Unicost. Eppure è riuscito ad entrare nel mirino della premier Giorgia Meloni che ieri lo ha sostanzialmente additato come un nemico del governo.
L’ormai famosa foto che a gennaio di cinque anni fa immortalò ad una cena organizzata a Roma dalla giornalista Annalisa Chirico la cordialissima stretta di mano tra l’allora procuratore di Palermo e Matteo Salvini, da pochi mesi suo indagato nell’inchiesta Open Arms, è finita nel dimenticatoio.
Per Giorgia Meloni, Francesco Lo Voi è «lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona». Parole che arrivano in un momento di già elevata tensione tra Palazzo Chigi e la Procura per l’indagine che ha portato l’Aisi, il Servizio di sicurezza interno, ad effettuare accessi alle banche date societarie e fiscali su Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Giorgia Meloni.
Con una relazione firmata dal direttore dell’Aisi Valensise messa agli atti e finita negli atti a disposizione della difesa degli indagati di quell’inchiesta, quattro giornalisti de Il Domani, autori di un’inchiesta su Caputi.
E ora quello che Giorgia Meloni ha evidentemente scambiato come un atto di ostilità nei suoi confronti e che erroneamente rende pubblico come avviso di garanzia ma che invece è una comunicazione di iscrizione della premier, del suo sottosegretario Mantovano e dei ministri Nordio e Piantedosi nel registro degli indagati con conseguente ( e immediato) passaggio degli atti al tribunale dei ministri.
Un cosiddetto atto dovuto che Lo Voi firma concludendo con un “Porgo distinti ossequi”. Tirandosi comunque addosso una valanga di accuse di esponenti del centrodestra ( e non solo) per un «uso politico della giustizia».
Feroci ( e ironiche) poi le critiche per l’esito del processo a Matteo Salvini di cui ( erroneamente) Lo Voi è considerato la mente. In pochi ricordano infatti che ad iscrivere l’allora già ex ministro dell’Interno sul registro degli indagati a novembre 2019 con l’ipotesi di reato di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio nei confronti dei migranti bloccati da settimane a bordo della Open Arms non fu Francesco Lo Voi, ma Luigi Patronaggio, allora procuratore di Agrigento.
A quel punto, la procedura impose il passaggio degli atti alla Procura distrettuale competente, quella di Palermo. E Lo Voi si ritrovò sul tavolo il fascicolo con iscritti i nomi di Salvini e del suo allora capo di gabinetto Matteo Piantedosi. Lo Voi chiese al tribunale dei ministri di procedere. Il dibattimento, finito solo a dicembre scorso, si conclude per ora con l’assoluzione di Salvini in primo grado: così Lo Voi, nel frattempo diventato procuratore di Roma, per la destra si è trasformato in un nemico,
(da La Repubblica)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
“DA PREMIER HO RICEVUTO MOLTI AVVISI DI GARANZIA, NON SONO MAI ANDATO IN TV A LAMENTARMI, MI SONO DIFESO NELLE SEDI OPPORTUNE”
“Sapete voi da presidente del Consiglio quanti avvisi di garanzia ho ricevuto?
Un’infinità. Sapete quante volte sono stato denunciato? Sapete quante volte mi sono dovuto occupare nei ritagli di tempo durante il periodo Covid? Lavoravo di giorno e di notte, per cercare di confezionare misure e di inventarci una rivoluzione per far andare avanti il Paese, per proteggere il Paese, assicurare la tenuta economica e sociale e nelle stesso tempo mi sono dovuto difendere. Mi avete sentito qualche volta andare e fare un video in cui denunciavo la magistratura per questo attacco proditorio, dicendo che non sono ricattabile e che non mi lascio intimidire dagli attacchi della magistratura? Mai”. Lo ha detto il presidente del M5S, Giuseppe Conte, durante una diretta social.
“Eppure questa cosa è stata molto pesante, perché le denunce sono state tantissime. Lei vuole alludere che si tratta di denunce politiche, che è la politica che viene attaccata sul piano politico. A me sul piano politico mi ha attaccato Fratelli d’Itali. Oggi la vicepresidente della Regione di Lazio di FdI è quella che mi fece un esposto mettendo vigliaccamente in mezzo la mia compagna, diffondendo una fake news, che la mia compagna aveva usato la macchina di servizio a mia disposizione: cosa falsa. E sapete Meloni che cosa ha fatto in quel caso? Mi ha attaccato in modo violento e aggressivo, che non dovevo difendermi pubblicamente e che dovevo andare a parlarne nelle sedi opportune. Cosa che ho sempre fatto. L’ho fatto con dignità, senza frignare”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2025 Riccardo Fucile
LA ANGELILLI (FDI) PRESENTO’ UN ESPOSTO INFONDATO SULL’USO DELLA SCORTA E LA MELONI ATTACCO’ IN MODO VIOLENTO CONTE
Evidentemente ci sono denunce e denunce, inchieste e inchieste, se Giorgia Meloni e tutto il centrodestra intravedono un attacco della magistratura dietro l’iscrizione nel registro degli indagati della stessa presidente del Consiglio, dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano.
Nonostante si tratti di un atto dovuto che segue l’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti sulla vicenda del mancato arresto e rimpatrio con un volo di Stato di Osama Almasri.
Esistono quindi denunce e denunce, inchieste e inchieste, visto che quattro anni e qualche mese fa, nella stessa identica situazione si trovò un altro presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
L’allora premier venne indagato dalla procura di Roma per peculato (uno dei due reati oggi contestato alla premier e agli altri) e gli atti vennero trasferiti al Tribunale dei ministri in seguito a un esposto. E chi fu a presentarlo? Una esponente, non di secondo piano, di Fratelli d’Italia. La firma era quella di Roberta Angelilli, all’epoca componente dell’Esecutivo nazionale del partito e oggi vice-presidente della Regione Lazio.
Fu lei, nell’autunno, a chiedere alla procura di Roma – come oggi ha fatto Li Gotti – di valutare la posizione di Conte per un episodio accaduto il 26 ottobre precedente: l’intervento della scorta del premier per fare uscire da un supermercato Olivia Palladino, compagna del presidente del Consiglio, vista la presenza all’esterno di un inviato della trasmissione le Iene.
Anche all’epoca i magistrati – come ha fatto il procuratore Francesco Lo Voi – iscrissero Conte nel registro degli indagati e trasmisero gli atti al Tribunale dei ministri. Il pubblico ministero Carlo Villani ascoltò anche l’inviato della trasmissione, Filippo Roma, come persona informata sui fatti.
Conte parlò della vicenda solo il 3 dicembre durante una conferenza stampa, rispondendo a una domanda di un giornalista: “Un esponente di Fdi mi accusa per un uso improprio della scorta, è completamente falso – disse – la mia compagna non ha preso l’auto di scorta, non ho mandato la scorta, la scorta era lì per me, era in attesa che scendessi. L’uomo della scorta è intervenuto perché ha visto concitazione e trambusto”.
Il 30 marzo 2021, il Tribunale dei ministri archiviò il procedimento nato dalla denuncia di Fratelli d’Italia. Nessuno strepitio, nessun attacco della magistratura, nessun complotto. Un atto dovuto, poi l’inchiesta e, in quel caso, l’archiviazione.
(da Il Fatto Quotidiano)
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