Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
DOPO CHE 5 GIUDICI DELLA CORTE D’APPELLO (CHE PROVENGONO TUTTI DALLA SEZIONE SPECIALIZZATA DEL TRIBUNALE DI ROMA) HANNO DISPOSTO IL RIENTRO IN ITALIA DEI 43 MIGRANTI TRATTENUTI IN ALBANIA, FDI LAVORA A UN PROVVEDIMENTO PER EVITARE CHE I GIUDICI DELLE SEZIONI DEI TRIBUNALI PASSINO ALLE CORTI D’APPELLO, VOGLIONO SCEGLIERE PURE I GIUDICI CHE PIACCIONO A LORO
Le voci, oggi, hanno intensità e volumi diversi. Il messaggio che arriva dal governo e da Fratelli d’Italia torna un millimetro dietro la linea rossa dello scontro finale. Giorgia Meloni e i suoi hanno deciso di non scendere in piazza per manifestare contro i giudici. L’ipotesi paventata in un sondaggio inviata agli iscritti nei giorni scorsi viene derubricata a «pazzia» dal deputato di FdI Giovanni Donzelli, a capo dell’organizzazione del partito.
Non sono cambiate, invece, le recriminazioni nei confronti delle toghe. «Una parte della magistratura ci rema contro» è il mantra meno impetuoso e più circostanziato che si intercetta all’uscita della direzione nazionale del partito tenuta ieri. Una calma che a riunione terminata cede però il passo all’ormai consueto appuntamento con un atto d’accusa.
Stavolta il caso Almasri e il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi non c’entrano. Né ha qualcosa a che fare l’affaire Daniela Santanchè […] Il mirino è sui cinque giudici della Corte d’Appello che hanno disposto il rientro in Italia – concluso ieri a Bari – dei 43 migranti trattenuti in Albania. «Provengono tutti dalla Sezione specializzata del Tribunale di Roma» è l’affondo congiunto con cui i capigruppo di FdI Galeazzo Bignami e Lucio Malan indicano come vanificata la scelta di «governo e Parlamento» di trasferire per decreto la competenza alla Corte di Appello proprio «per sottrarla alle Sezioni specializzate del Tribunale».
FdI starebbe ragionando su un provvedimento ad hoc per evitare che i giudici delle sezioni dei tribunali passino alle Corti d’Appello. Il canovaccio è quello già seguito negli ultimi giorni. Eppure i resoconti di molti degli interventi di ieri potevano far pensare a qualcosa di diverso. […] «Non ci sarà alcuna manifestazione di piazza né cortei contro la magistratura. Saremmo dei pazzi», assicura a La Stampa Donzelli. Sa bene che una protesta del genere provocherebbe una frattura tra poteri e non troverebbe di certo l’approvazione del Quirinale. Tra propaganda e fatti, per Sergio Mattarella, passa tutta la differenza del mondo.
Non è escluso che il partito, sull’onda di quella organizzata a favore delle forze dell’ordine in questo fine settimana, organizzi una raccolta firme di solidarietà a sostegno della premier e dei ministri indagati, con tanto di gazebo nelle principali piazze italiane.
Si tempera così l’impeto dello scontro. La magistratura resta una minaccia, ma il problema viene incanalato in un’altra direzione, anche attraverso le voci dal palco.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
“LA STAMPA” RIVELA: “I MINISTRI, DOPO ESSERSI PROMOSSI, LASCIANO IL CENTRO CONGRESSI. ANCHE TANTI DELEGATI ABBANDONANO. C’È CHI DEVE ANDARE A PRENDERE UN TRENO O UN AEREO. QUANDO ARIANNA MELONI PRENDE LA PAROLA LA SALA NON È PIÙ PIENA”
«Oggi il grande partito della nazione siamo noi». È la giornata dell’orgoglio di Fratelli
d’Italia La direzione nazionale del partito non deve decidere nulla, e l’assenza di Giorgia Meloni è un indizio in questo senso, se non infondere certezze ed entusiasmo nei presenti. Il compito tocca ad Arianna Meloni: «Non tornerà un’occasione così, questo è il nostro tempo».
La sorella della premier, responsabile della segreteria del partito, conclude una riunione durata oltre quattro ore citando l’amato Tolkien: «Giorgia è il nostro Frodo e noi siamo la Compagnia dell’anello. L’anello è pesante, dobbiamo aiutarla nella fatica di portarlo senza mai indossarlo: è ciò che ci siamo sempre promessi».
La direzione è una sfilata di governo, in via Alibert, a pochi passi da piazza di Spagna. Qualche ministro arriva a piedi: Urso, Crosetto, Foti, presi d’assalto dai cronisti. Andrea Abodi fende le telecamere con la sua auto blu, arriva fin davanti all’ingresso del centro congressi Roma Eventi. È il caos quando si palesa Daniela Santanchè, a metà mattinata, nel momento in cui dentro hanno già parlato Francesco Lollobrigida e Guido Crosetto.
Dal palco i ministri si lodano e celebrano gli «straordinari risultati» del governo Meloni. Si parla poco e niente di giustizia. La riunione è chiusa alla stampa, bisogna avvicinarsi con discrezione per ascoltare. […] Urso ricorda che è «grazie ad An, trent’anni fa, che la destra è diventata la destra di governo». Le parole di qualche giorno fa di Giovanni Donzelli non erano dal sen fuggite: «Berlusconi è stato un freno alla nascita della destra moderna».
Arianna Meloni esce dalla sala. Pausa sigaretta. «Stiamo lavorando bene, è sotto gli occhi di tutti. Ora – annuncia – si apre la grande stagione delle riforme costituzionali». Santanchè, nel frattempo, ha già preso l’uscita. Si sono parlate? «In questi ultimi giorni non l’ho sentita – risponde Meloni – è già andata via? Ah, non me ne sono accorta. ..».
I ministri, dopo essersi promossi, lasciano il centro congressi. Anche tanti delegati abbandonano. C’è chi deve andare a prendere un treno o un aereo. Quando Arianna Meloni prende la parola la sala non è più piena. È un appello «emotivo» il suo, come racconta più di una persona che era presente.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
“SE I SONDAGGI PER FRATELLI D’ITALIA SONO ANCORA IN ALTO E’ PERCHE’ CRESCE LA LORO PROPAGANDA. HANNO OCCUPATO TUTTI I MEZZI DI INFORMAZIONE, HANNO DALLA LORO QUASI TUTTI I GIORNALI, CONTROLLANO MEDIASET E RAI”
Giuseppe Conte parla a tutto campo, ma prima insiste con una sua convinzione: che la reazione del governo al caso Almasri, e le polemiche che ne sono seguite, siano parte di un grande piano di distrazione di massa organizzato da palazzo Chigi.
E quale sarebbe lo scopo di Meloni?
«Distogliere l’attenzione dalla situazione drammatica che stiamo attraversando. Gli italiani si stanno impoverendo con il caro bollette, le imprese devono sostenere rincari energetici per miliardi, sta esplodendo la cassa integrazione, abbiamo 22 mesi consecutivi di calo della produzione industriale e la crescita si è fermata, nonostante i soldi del Pnrr che abbiamo portato noi. […] questo si sta rivelando il governo più incapace degli ultimi decenni. Ma è anche il più indecente: nulla per i più deboli, mentre hanno aumentato i fondi per gli stipendi di ministri e sottosegretari».
Sarà, ma allora perché il Paese sembra ancora incantato e per i sondaggi FdI è ancora in alto
«Perché insieme alle difficoltà cresce fortissima anche la loro propaganda. Hanno occupato tutti i mezzi di informazione, hanno dalla loro quasi tutti i giornali, controllano da Mediaset alla Rai. Ma la realtà piano piano viene fuori».
Tra i diversivi c’è anche la guerra alle toghe?
«Certamente. Per eliminare il controllo di legalità stanno organizzando una torsione autoritaria del nostro sistema giovandosi dell’appoggio di buona parte del sistema mediatico».
In un altro Paese quello che è successo ad Almasri avrebbe portato come minimo alle dimissioni del ministro della Giustizia per la sua inazione. Invece il governo si rifiuta di venire persino a fornire la sua versione dei fatti in Parlamento. Almeno su questo l’opposizione è unita. Che idea si è fatta?
«La Meloni è in fuga dal Parlamento perché anche sul caso Almasri ha mentito, si sono contraddetti più volte perché sono in grave difficoltà. […] Meloni venga in Parlamento a spiegare perché […] ha rimpatriato, con l’onore di un volo di Stato, un boia accusato di omicidi e persino di stupri su bambini di cinque anni. D’ora in poi Meloni sarà complice morale di Almasri e si porterà sulla coscienza i crimini che questo figuro commetterà in Libia».
Si è scatenata una guerra mediatica e politica personale contro il procuratore Lo Voi, una “toga rossa”, per un atto dovuto. Anche lei fu indagato quando era a palazzo Chigi. Lo Voi poteva far finta di niente di fronte all’esposto di Li Gotti?
«Quello della procura di Roma è un atto dovuto, anche a me è stato notificato più di una volta, peraltro a seguito di esposti di Fratelli d’Italia, e non ho mai fatto nessuna buffonata come ha fatto Meloni. E poi Lo Voi è della corrente più a destra della magistratura, è noto, ed è stato proposto da Berlusconi per Eurojust».
Non c’è uno scontro governo-magistratura causato dalla separazione delle carriere?
«Qui l’unico scontro è fra il governo e il codice penale: da Delmastro a Santanchè e adesso anche Meloni, Nordio, Piantedosi, Mantovano. Attaccano i giudici ma proteggono Santanchè che ha truffato sui fondi Covid, è sconcertante».
Romano Prodi, su Repubblica , ha invitato i leader del centrosinistra a non rinunciare all’idea di un’alleanza con un programma comune. Come risponde?
«Che rispetto la storia del Pd, che ha sempre espresso questa “vocazione testardamente unitaria”. E il M5S è in prima linea a costruire un progetto politico alternativo a questo governo, ma anche la storia e l’identità del M5S vanno rispettate. Il confronto con le altre forze è possibile solo in un quadro di chiarezza e di coerenza».
Non esistono punti in comune?
«Con il Pd di Schlein ci siamo finalmente ritrovati sul salario minimo, sulla riduzione dell’orario di lavoro, sull’autonomia differenziata, sui congedi parentali…».
Anche sulla sanità pubblica…
«Qui c’è da chiarirsi. Non basta chiedere più soldi per la sanità, dobbiamo anche allontanarci da una gestione regionale del passato, in parte affidata alla sinistra, costellata da inefficienze, sprechi e occupazione clientelare. E ci sarebbe molto da dire anche sul Salva-Milano e sul consumo di suolo»
C’è una base per costruire una proposta di governo?
«Al momento ci sono dei punti in comune ma anche questioni fondamentali che ci dividono. La pace per noi è dirimente mentre il Pd ha sposato una linea di sostegno incondizionato anche militare all’Ucraina e persegue l’isolamento della Russia. Noi [abbiamo sempre pensato che l’unica alternativa al disastro totale sia la trattativa».
Sulla scelta fra Trump o Biden lei non si era voluto esprimere. Ha cambiato idea?
«Sull’alternativa Biden-Trump mi ero riservato di giudicare sui fatti. E, come ieri ho criticato la politica estera di Biden, dall’Ucraina a Gaza, oggi considero inquietanti alcune posizioni di Trump, mentre plaudo alla tregua in Medio Oriente».
Quali posizioni di Trump sono inquietanti?
«Considero irricevibile la richiesta di portare al 5% le spese militari dei Paesi Nato e, in generale, la guerra dei dazi. La Meloni, di fronte ai dazi di Trump, ora cosa farà? Correrà con il cappello in mano dalla Cina a pregarla di firmare l’accordo sulla via della seta che lei stessa ha stracciato?».
Dario Franceschini ha proposto un’alleanza “light”, un accordo solo per i collegi uninominali e poi ciascuna forza sarebbe libera di correre da sola sul proporzionale. La convince?
«È una proposta che guardo con attenzione, perché è un tentativo di rendere compatibili le differenze».
Insisto allora su Prodi, dice che è cinico presentarsi con un’alleanza solo per vincere le elezioni. Come risponde?
«Sarebbe ancora più cinico presentarsi in coalizione ed esibire una unità fittizia senza misurarsi anche sulle questioni che ci dividono. Sarebbe una finta alleanza che si sfalderebbe il giorno dopo le elezioni».
(da La Repubblica)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
LE VOCI ATIPICHE SULLE SPESE DELLA ONLUS ANIMALISTA
Nel mirino di Report stasera ci sarà la forzista Michela Brambilla, richiamata a fornire
alla Camera dei deputi per non aver fornito la consueta dichiarazione sui redditi, del 2023. Giulia Innocenzi farà le pulci alla leader animalista. Anche perché come ricorda oggi Il Fatto Quotidiano il suo 730, nell’ultimo biennio disponibile, è triplicato passando da quota 100 mila euro a una media di quasi 350 mila.
Di recente Brambilla è diventata socia al 50% di una srl – la Lyon Project di Cusano Milanino – che ha come core business il “Marketing Media Trade”. Oltre ad esser parlamentare e presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente (Leidaa). Ed è proprio sulle spese della onlus che si concentra Report.
Parte dei fondi dell’associazione, secondo la trasmissione di Rai3, sono stati spesi anche per soggiorni in hotel, circa 17 mila euro al Principe di Savoia a Milano, e in pranzi e cene. Sono oltre 600mila euro i soldi spesi in “attività generali”, mentre il costo del personale si aggira sui 411.677 euro. E secondo il Fatto Quotidiano la onlus si sarebbe fatta carico di diverse spese anche elettorali del Movimento ambientalista fondato dalla deputata che ha poi aiutato la stessa ad esser eletta in Parlamento.
Leidaa, riporta report e il quotidiano, ha pagato fatture per affittare gli spazi dell’albergo per eventi, ma anche pranzo e pernotto per l’onorevole Brambilla (una notte con cena in camera sono stati spesi 3.290 euro e un totale di una sola ricevuta di 17.165).
Poi ci sono le auto blu, 7.515 euro. E le bevande di lusso: sotto Natale risultano due acquisti di bottiglie, uno da 1.263 euro, e l’altro da 2.550 euro per 15 bottiglie da 139 euro l’una. Regali ai dipendenti?
C’è anche una voce curiosa di spesa nei conti della onlus: 488 euro per il noleggio di una piattaforma aerea per potatura piante. Non c’entrerebbe molto con gli animali ma forse c’entra con il giardino dell’onorevole, a Calolziocorte, in provincia di Lecco.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
LA DOCENTE TORINESE: “DISUMANO COSTRINGERE LE PERSONE A FARE LA CODA DI NOTTE AL FREDDO PER RINNOVARE IL PERMESSO DI SOGGIORNO”
“Ciò che mi ha spinto ad aiutare questa mia studentessa è stata la sofferenza che ho visto in lei”. “Un giorno mi è venuto di impeto dirle: ‘Forse se andiamo insieme, i poliziotti vedendo una persona di pelle bianca ci faranno entrare. È una frase veramente brutta da dire, ma pronunciata per l’impotenza provata in quel momento di fronte all’ingiustizia”.
A parlare, ai microfoni di Fanpage.it, è Rachela Baroni, la professoressa di italiano e storia all’istituto enogastronomico Beccari di Torino che lunedì 20 gennaio ha deciso di accompagnare una sua studentessa di 18 anni, nata in Italia ma di origine nigeriana, all’Ufficio immigrazione della questura del capoluogo piemontese per provare ad avviare le pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno scaduto.
Da un anno la ragazza aveva provato invano ad accedere agli uffici, invece la presenza della sua docente pare essere servita. “Io non so se la mia presenza abbia inciso – confessa Baroni -, certo eravamo in una buona posizione per l’accesso, ma la mia studentessa sostiene che anche in passato si era trovata in coda tra i primi, senza tuttavia riuscire ad accedere”.
“Siamo andate alle 5 di mattina e ci siamo messe in coda – ci racconta la docente -. Davanti a noi c’erano 20 persone, ho portato due seggioline da spiaggia, un thermos con del té e dei biscotti. Pioveva, faceva freddo e molta gente dormiva nelle tende sotto i gazebo, qualcuno aveva acceso un fuoco per scaldarsi. Ho visto una coda rispettosa, silenziosa, ma sicuramente disumana”.
La situazione in corso Verona è da tempo ai limiti della decenza – come in altri luoghi analoghi d’Italia -, con l’Ufficio immigrazione preso d’assalto dai cittadini stranieri che risiedono nei 312 comuni della Città Metropolitana di Torino.
Senza documenti e senza un medico di base
All’istituto Beccari, dove insegna la professoressa Baroni, sono 96 gli studenti che non hanno la cittadinanza e che rischiano di trovarsi senza diritti, proprio come l’allieva che la docente ha voluto supportare. Dopo la morte della madre, nell’agosto del 2023, la ragazza ha cominciato a stare male, ma non avendo i documenti non poteva permettersi nemmeno un medico di base.
E, inizialmente, sembrava che la mancanza di documenti e della cittadinanza, avrebbe potuto compromettere l’esame di maturità. “Vorrei precisare che, rispetto a quanto riportato negli ultimi giorni dai media, l’Ufficio scolastico regionale ci ha rassicurati sul fatto che la mia studentessa potrà accedere all’Esame di Stato anche se sprovvista di documenti”.
Decisamente una buona notizia che fa il paio con la convocazione da parte della questura, giovedì 30 gennaio la professoressa Baroni e la sua alunna si sono recate nella sede centrale di corso Vinzaglio: “Ci hanno dato un elenco di documenti che la ragazza dovrà produrre, poi potrà tornare e avviare la pratica per il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare”, dato che la sorella maggiore è già cittadina italiana.
“Credo – prosegue la docente – che sia opportuno creare dei percorsi di formazione e di informazione per tutti gli allievi, perché vengano informati delle diverse procedure che devono attivare per ottenere il rinnovo del permesso o della cittadinanza”. “Questa storia – conclude Rachela Baroni – ha incentivato in me il desiderio di impegnarmi in ambito civile. È importante schierarsi dalla parte degli umili e dei più fragili”.
(da Fanpage)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
APPLAUSI DI SOLIDARIETA’ AI DEPORTATI DA PARTE DI DECINE DI CITTADINI
È arrivata a Bari in serata la motovedetta della Guardia costiera italiana salpata oggi dal
porto di Shengjin con a bordo i 43 richiedenti asilo trasferiti lo scorso martedì in Albania. I migranti non sono stati trattenuti nei centri albanesi per decisione della corte di appello di Roma. Per le persone appena sbarcate, la Prefettura ha disposto l’accoglienza nel Cara di Bari Palese, il più grande centro in Puglia che ospita stranieri.
La decisione dei giudici della Corte d’Appello di Roma, presa ieri, 31 gennaio, aveva annullato il trattenimento delle persone migranti nel centro di Gjader, stabilendo appunto che dovessero essere riportati in Italia, rinviando gli atti alla Corte di giustizia europea, in attesa del suo pronunciamento, previsto per il 25 di febbraio. Questa è la terza volta che la Corte boccia l’operato del governo italiano, dopo altre due decisioni simili prese a ottobre e novembre.
L’arrivo al porto dei profughi è stato salutato dagli applausi di alcune decine di manifestanti dell’Arci fermi in presidio oltre la recinzione, che hanno gridato ‘libertà’ in diverse lingue e ‘no border’. I richiedenti asilo, tutti bengalesi ed egiziani, sono saliti a bordo di un pullman che li ha portati nel Cara di Bari Palese, la stessa struttura in cui furono portate le 12 persone migranti per le quali a ottobre il Tribunale di Roma non convalidò il trattenimento, in attesa della decisione sulla loro richiesta di protezione internazionale.
(da Fanpage”)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
VATTANI VENNE FILMATO NEL 2011 MENTRE SI ESIBIVA NEL SALUTO ROMANO A UNA MANIFESTAZIONE DI CASAPOUND A ROMA – L’AMBASCIATORE HA IL NOMIGNOLO DI “KATANGA” PER IL SUO PASSATO DA LEADER DEL GRUPPO FASCIO-ROCK “SOTTO FASCIA SEMPLICE”
A un anno dalla nomina di ambasciatore a vita, che tanto scalpore ha destato in ambienti diplomatici e politici, l’ambasciatore “fascio rock” Mario Vattani potrebbe ricevere un’ulteriore promozione, in una delle sedi più ambite in questo momento: quella di Washington. Sede che, per la fine dell’incarico il 1° luglio della stimata e premiata ambasciatrice (nonché prima donna italiana a ricoprire l’incarico oltreoceano), Mariangela Zappia, sta per lasciare vacante.
Prima di una serie di nomine che il governo Meloni nei prossimi mesi dovrà decidere per le sedi diplomatiche all’Estero, quella di Washington certamente è tra le più richieste, soprattutto da personalità vicine al centrodestra e non soltanto di provenienza strettamente diplomatica.
Nella rosa dei nomi, infatti, ci sarebbero anche politici – ad aprire la strada il precedente di Carlo Calenda, nel 2016 nominato dall’allora premier Renzi rappresentante dell’Italia nell’Unione europea – oltreché l’attuale capo di gabinetto del ministro degli Esteri Antonio Tajani, Francesco Genuardi.
Per Vattani, da un anno ambasciatore di grado della Repubblica italiana, da settembre 2021 ambasciatore a Singapore e da maggio 2023 Commissario Generale per l’Italia all’Expo 2025 di Osaka, sarebbe un ritorno alle origini. Washington infatti è la prima sede che gli venne assegnata nel 1995, quattro anni dopo il concorso vinto “con riserva”, perché in attesa di giudizio per i fatti del cinema Capranica (il pestaggio insieme con altri militanti del Fronte della Gioventù di tre giovani di sinistra) in cui viene poi assolto.
E anche una rivincita, perché no, dopo le critiche per la sua nomina a vita. Nonché alle critiche al suo incarico di console a Osaka da parte del sindacato diplomatico (Andmae) che ritenne il video che lo ritraeva nel 2011 mentre si esibiva nel saluto romano a una manifestazione di CasaPound a Roma “riconducibile all’apologia di fascismo in luogo pubblico da parte di un alto funzionario dello Stato” e quindi “tale da non poter essere minimizzata né tralasciata”.
Ora che di saluti romani si torna a parlare anche a Washington – vedi il gesto di Elon Musk all’insediamento di Donald Trump – il nome di Vattani, accostato in questi giorni alla presentazione del Padiglione Italia all’Expo di Osaka – torna in auge per l’incarico più ambito. Ambito al punto che anche alla Farnesina sono convinti che sia presto per indicare i successori di Zappia.
Vattani – anche detto “Katanga” per il suo passato da leader del gruppo fascio-rock “Sotto fascia semplice”, classe 1966 e figlio dell’ambasciatore Umberto, uno dei diplomatici italiani più influenti – con gli Stati Uniti coronerebbe una già fulgida carriera dopo il Giappone.
A dargli la promozione sarebbe proprio la premier che nel 2012 con altri deputati ex-Alleanza Nazionale presentò un’interrogazione contro la sua rimozione dall’incarico.
Reintegrato infatti, dopo la vittoria al Tar nel 2014 dall’allora direttrice generale per le risorse della Farnesina, Elisabetta Belloni per il coordinamento del settore Asia-Pacifico (in mezzo la sconfitta alle urne in Campania con la Destra di Storace nel 2013), nel 2021 Vattani viene designato ambasciatore a Singapore
(da Fatto quotidiano)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
WALL STREET JOURNAL: “LA GUERRA COMMERCIALE PIU’ STUPIDA DEL MONDO”
“Sicuramente“. Così Donald Trump, parlando ai reporter nello Studio Ovale, ha
confermato l’intenzione di imporre dazi sulle importazioni anche dall’Unione europea, dopo l’entrata in vigore dal 1° febbraio di quelli nei confronti di Canada, Messico e Cina.
“Volete la risposta vera o quella politica? Certo che lo farò, l’Europa ci ha trattati malissimo“, ha detto. Parole a cui un portavoce della Commissione europea ha risposto con fermezza, richiamando le posizioni già espresse nei giorni scorsi dalla presidente Ursula von der Leyen e dal commissario al Commercio Maroš Šefčovič: “L’Ue resterà fedele ai suoi principi e, se necessario, sarà pronta a difendere i propri interessi legittimi”. “Non c’è niente che Canada, Messico e Cina possano fare per evitare i dazi”, ha detto Trump nello Studio Ovale. Abbozzando anche un calendario dei prodotti che verranno tassati: dopo acciaio e farmaceutici, per cui le tariffe sono entrate in vigore il 1° febbraio, “attorno al 18 febbraio” toccherà a microchip, petrolio e gas.
La guerra dei dazi di Donald Trump è iniziata: prima contro i vicini degli Stati Uniti e l’avversario cinese ma presto, stando alle minacce del presidente americano, potrebbe scagliarsi anche contro l’Unione europea. Certo è che l’iniziativa di Trump, arrivata a meno di due settimane dal suo ritorno alla Casa Bianca, ha segnato una forte escalation nella sua politica commerciale ed è il segno che la più grande economia del mondo vuole tassare i suoi partner commerciali più importanti. Secondo il database Trade Data Monitor, infatti, nel 2023 le importazioni di beni statunitensi da Ue, Canada, Messico e Cina sono state di 1,9 trilioni di dollari, circa il 60% del totale.
Nonostante l’opposizione degli investitori e il rosso di Wall Street, Trump ha mantenuto la promessa di imporre dal primo febbraio dazi del 25% a Canada e Messico e del 10% alla Cina. Sui beni che saranno tassati il commander-in-chief è stato piuttosto vago parlando di un elenco che include acciaio, alluminio, rame, prodotti farmaceutici, medicine, ma anche microchip, gas e petrolio in un secondo momento, a partire dal 18 febbraio. Sta di fatto che le tasse sulle importazioni da quei Paesi avranno un peso sulle tasche degli americani che, secondo uno studio dell’università di Yale, si tradurrà in 1.300 dollari di spese annuali in più per famiglia. “Gli americani capiranno“, è convinto Trump secondo il quale la sua politica “renderà gli americani più ricchi“.
Immediata la reazione del governo canadese, che tramite il premier Justin Trudeau si è detto pronto a rispondere con “forza e immediatamente. Non è quello che vogliamo ma, se andrà avanti, agiremo anche noi”.
Il giorno successivo si è fatto sentire anche Mark Carney, il favorito alla carica di primo ministro dopo le dimissioni di Trudeau: “Il presidente Trump probabilmente pensa che il Canada cederà. Ma noi siamo intenzionati a resistere al bullo e non ci tireremo indietro, siamo uniti e reagiremo”, ha detto. In Messico, invece, la presidente Claudia Sheinbaum ha convocato una riunione di urgenza con i ministri interessati del suo governo. In precedenza, Sheinbaum aveva assicurato che il Messico è pronto “a qualsiasi scenario” e agirà “con sangue freddo”, mantenendo al contempo sempre aperto “il dialogo” con Washington.
Nel frattempo il Wall Street Journal, il più importante quotidiano economico-finanziario del mondo, attacca l’iniziativa di Trump definendola “la guerra commerciale più stupida della storia“: in un editoriale si critica in particolare l’imposizione di tariffe più alte per i Paesi confinanti con gli Usa rispetto a quelle adottate contro la Cina.
“I famigerati avversari degli americani, Messico e Canada saranno colpiti da una tassa del 25%, mentre la Cina, un vero avversario, del 10%. Una mossa che ricorda la vecchia battuta di Bernard Lewis secondo cui è rischioso essere nemico dell’America ma può essere fatale esserne amico“, si legge nell’articolo. Ma in ogni caso, sostiene il quotidiano, “la guerra commerciale di Trump non ha nessun senso e renderà l’economia degli Stati Uniti meno competitiva”.
Intanto Trump ha preso un’altra decisione indicativa della direzione che vuole imprimere alla sua politica economica: il licenziamento del direttore del Consumer Financial Protection Bureau, Rohit Chopra nonostante il suo mandato scada nel 2026, come riporta il New York Times. A capo dell’agenzia che tutela i clienti di banche e finanziarie, Chopra è stato una spina nel fianco di Wall Street per il suo approccio aggressivo nel far rispettare le leggi per proteggere i consumatori e stabilendo nuove regole. È stato grazie al suo giro di vite che nel 2022 Wells Fargo è stata costretta a pagare 2 miliardi di dollari ai clienti frodati.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
UN CULTO SENZA RADICI CHE FA DANNI INCALCOLABILI
“Qualsiasi cosa faccio diventa virale su TikTok”, dice Fabrizio Corona, “siamo a 320 mila iscritti, il mio obiettivo è arrivare a un milione. Può essere antesignano di un partito politico che, come hanno fatto i 5 Stelle, vinca le elezioni”. Non si può dire se il programma dell’ormai stagionato paparazzo avrà successo. Ma si può dire che è legittimo, plausibile, perfettamente dentro l’epoca. Potrebbe farcela, e molto meglio e ben prima di lui potrebbe farcela chi di followers ne ha milioni, per qualunque motivo, per qualunque merito, o anche senza alcun motivo, e per zero meriti.
Chiunque cerchi di capire l’epoca, di afferrarne il senso, non può ignorare che QAnon, il sito più paranoico tra i paranoici, quello che sostiene che il mondo sia retto da un complotto di pedofili e di ebrei, ha milioni di followers.
E che Trump è diventato presidente degli Stati Uniti anche, se non soprattutto, in virtù dell’appoggio entusiasta di quel genere di seguaci. Trump non è molto diverso da Corona (se non per i quattrini, che Corona vorrebbe avere ma non ha), non lo è per cultura né per ideologia, l’ideologia della forza e del denaro come unica leva, il resto è merda da disprezzare e da sottomettere.
Un sacco di gente adora questo culto della sopraffazione, specialmente i sopraffatti, i deboli e i frustrati che sperano di vendicarsi per interposta persona.
È un culto senza radici e dunque destinato al deperimento e alla morte, senza amore e dunque destinato alla meschinità e all’abbrutimento. Ma funziona, nel breve fa sfracelli, e danni incalcolabili. Corona ha presentato il suo “libro” a Milano in una libreria importante. Il suo editore (importante) non è nemmeno il mandante, o il complice. È solo lo spettatore impotente, come noi tutti.
(da repubblica.it)
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