Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
SALVINI INSISTE SULLA NUOVA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE ESATTORIALI: HA BISOGNO DI UNA BANDIERA DA SVENTOLARE, IN VISTA DEL CONGRESSO DELLA LEGA IN PRIMAVERA. MA FORZISTI E MELONIANI FANNO MURO
La frenata è talmente netta da lasciare i segni sull’asfalto. «È solo una bozza» sciorina
sicura Forza Italia quando il vertice tra gli alleati di governo si è appena concluso, attestando come la riforma della Sanità portata dalla Lega al tavolo di Palazzo Chigi sia finita in stand-by.
A pesare, al di là del pressing spinto di Matteo Salvini che ha bussato alla porta della premier spalleggiato dai ministri Orazio Schillaci e Giancarlo Giorgetti, sono stati in primis i dubbi di Giorgia Meloni. Assimilare i medici di famiglia a dei dipendenti pubblici per dare sostanza al progetto delle case di comunità non rischia solo di mettere sul piede di guerra i sindacati di categoria, ma soprattutto di minare le già poche certezze sanitarie degli italiani.
La misura, almeno in questa fase, per Meloni rischierebbe di essere «impopolare». E non è considerato ammissibile sbagliare proprio l’intervento che impatterebbe sulle liste d’attesa, vale a dire il dente dolente scelto ormai da alcuni mesi da Elly Schlein per battere l’esecutivo.
Anche a costo di scontentare i tanti governatori che, con diverse sfumature, ieri si sono palesati davanti a Meloni. Dal presidente della conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga che vorrebbe legare la riforma al progetto autonomista al piemontese Alberto Cirio (favorevole ad una versione intermedia come il calabrese Roberto Occhiuto), fino al laziale Francesco Rocca.
All’interno della maggioranza permangono dubbi sulla ricucitura che la Lega dovrebbe compiere con Rocca all’interno della giunta della Regione Lazio. Oggi è atteso un chiarimento dopo che il cosiddetto salva-casa aveva terremotato l’alleanza. L’esito, spiegano fonti di rilievo a via Bellerio, «non è così scontato».
A dimostrare come nel centrodestra non sia tutto rose e fiori non è tanto la tensione emersa durante il faccia a faccia – stemperata anche dal fatto che Tajani, febbricitante, ha abbandonato in anticipo il tavolo – ma le mosse compiute dal leader del Carroccio subito dopo l’incontro. Lasciato Palazzo Chigi e inaugurato il Consiglio federle leghista, Salvini ha puntato nuovamente tutte le sue fiches sulla pace fiscale.
Sanatoria che FdI non vede affatto di buon occhio. Per i 5 miliardi che secondo la Ragioneria dello Stato costerebbe. Per il suo essere alternativa al taglio dell’Irpef per i redditi medi che invece è voluto con forza a via della Scrofa.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
CHI HA LA FORTUNA DI POTER LAVORARE IN SMART WORKING HA SCELTO IL CAPOLUOGO SICILIANO COME QUARTIER GENERALE: TRA IL 2023 E IL 2024 IN CITTA’ LE STARTUP INNOVATIVE SONO CRESCIUTE DEL 3,7% MENTRE NEL RESTO D’ITALIA SONO CROLLATE DI 7 PUNTI. ALTRO DATO: GLI OCCUPATI SONO CRESCIUTI DEL 6,9%, OLTRE QUATTRO VOLTE LA MEDIA NAZIONALE
Dicono i numeri che tra il 2023 e il 2024 a Palermo le startup innovative sono cresciute del 3,7% mentre nel resto d’Italia sono crollate di 7 punti; e che gli occupati sono cresciuti del 6,9%, oltre quattro volte la media nazionale.
Dicono sempre le statistiche che il capoluogo siciliano è diventato la meta preferita in Italia dei cosiddetti «nomadi digitali».
Il punto da cui partire è la classifica compilata dal sito «Executive nomad index» per il 2024. Una graduatoria che esplora le destinazioni preferite in tutto il pianeta dai lavoratori da remot
Ebbene, Palermo è risultata la città italiana più attrattiva, ventiduesima al mondo in una competizione in cui le prime piazze sono Abu Dhabi, Miami e Barcellona
Tanto fervore innovativo ha almeno un volto e un nome: Francesco Cracolici, classe 1994, palermitano globetrotter, fondatore di «Nomadic Minds», una società che avvicina investitori e nuove imprese in più angoli del mondo con particolare attenzione ai mercati emergenti. Trasferitosi a Londra, si è poi dedicato a creare proprio un «ecosistema» che supporta le nuove imprese tech. Ha fatto ritorno a Palermo e ha «messo la faccia» nell’organizzazione dell’evento dedicato alle start up.
Al dunque, i numeri e lo scenario fin qui esposti sono la spia che qualcosa di nuovo sta mettendo le radici? «Chiariamoci: spesso in Italia per startup si intende qualunque tipo di nuova impresa — risponde Cracolici — ma non è così. Dipende da quante fanno davvero innovazione e quante resistono nel tempo. Il 67% non sopravvive agli esordi. Ma qualcosa di nuovo, accompagnato dal boom turistico sta accadendo.
A Palermo è approdato un migliaio di nomadi digitali da America, Germania, Polonia. Attirati dal clima accogliente, dalla vicinanza culturale, da infrastrutture che a Palermo hanno fatto passi avanti. E questo crea quello che io chiamo effetto Silicon Valley: qui si sta creando un network di cervelli, di sviluppatori e innovatori che entrano in comunicazione tra loro e possono far nascere il terreno fertile a nuove attività».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
IL GOVERNO AVEVA ANNUNCIATO CHE IL PROGETTO SAREBBE ANDATO AVANTI, MA I CONTRATTI SONO STATI ANNULLATI… COSA ASPETTA LA CORTE DEI CONTI A MANDARE IL CONTO DI QUESTA PAGLIACCIATA A CASA DI CHI L’HA VOLUTA A SPESE DEGLI ITALIANI?
Da sabato nei centri per migranti in Albania rimarranno solo pochi poliziotti di guardia e
qualche medico. Per tutti i lavoratori della Medihospes, la società che ha in gestione i centri di Shwngjin e Gjader, scatta il licenziamento.
La notizia, anticipata da Il Domani, conferma che il governo ha rinunciato all’utilizzo dei centri per il trattenimento dei richiedenti asilo. Se dovesse andare in porto la modifica in Cpr, a cui da giorni stanno lavorando gli uffici legislativi di Palazzo Chigi e Cpr, sarebbe infatti necessario bandire un nuovo appalto con caratteristiche del tutto diverse. In Italia infatti la gestione dei Centri per il rimpatrio è affidata a società private e multinazionali, con costi già esorbitanti (30 milioni di euro in due anni per i 10 cpr italiani) che in Albania sarebbero di fatto triplicati.
Ma torniamo al licenziamento di quasi tutti i dipendenti dei centri albanesi. Nella lettera ricevuta dai lavoratori, Medihospes cita come causa del licenziamento “una serie di pronunce giudiziarie contraddittorie e non conformi agli orientamenti della Corte di cassazione italiana nonché l’impossibilità momentanea di accogliere nuovi flussi di migranti”.
I contratti dunque – prosegue la lettera – “sono considerati risolti a partire dal 15 febbraio in attesa di una suzione giuridica stabile e definitiva”. A conferma dunque che per il momento l’operazione Albania si ferma.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
IL 25 FEBBRAIO SI VOTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA PRESENTATA DALLE OPPOSIZIONI (ESCLUSO CALENDA) NEI CONFRONTI DI NORDIO
La prima volta era in discussione il decreto Cultura quando il Movimento 5 Stelle, con una maratona oratoria in Aula, ha chiesto a Giorgia Meloni di riferire sul caso Almasri. Poi c’è stata l’informativa del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del titolare dell’Interno Matteo Piantedosi, ma la questione è tutt’altro che chiusa.
Le forze di minoranza chiedono al ministro della Giustizia di depositare i documenti che, durante la sua informativa alle Camere, aveva sventolato come prova cruciale della non colpevolezza del governo nella liberazione del presunto torturatore.
Il guardasigilli aveva parlato di «una tavola sinottica», che avrebbe messo agli atti così da essere a disposizione dei deputati e dei senatori. Ma ancora non ve n’è traccia. Si tratta di alcuni documenti che dimostrerebbero le «incongruenze emerse» nella richiesta d’arresto inviata dalla Corte penale internazionale all’Italia. Ma c’è anche altro
Le opposizioni chiedono che vengano acquisite pure le bozze dei provvedimenti preparati dai funzionari del ministero della Giustizia, compreso quello che doveva servire a tenere in carcere Almasri, e che invece non è mai stato inviato dal dicastero al tribunale di Roma. Documento che il tribunale dei ministri avrebbe chiesto di acquisire, come raccontato da Repubblica: il ministro ieri ha però detto di «non essere a conoscenza delle richieste del tribunale».
Oltre dunque alla mozione di sfiducia, presentata da tutte le opposizioni tranne che da Azione e in programma per il 25 febbraio, si apre un nuovo fronte. Il primo a prendere la parola nell’emiciclo di Montecitorio è Marco Grimaldi di Avs: «Nordio è venuto qui a schiantarsi con le sue bugie».
Quindi, in Aula, viene fornita una ricostruzione dell’informativa di mercoledì scorso: «La cosa più grave è che a un certo punto Nordio mostra dei foglietti e dice, “ho qui una tavola sinottica dove sono esplicitate tutte le differenze sui capi di imputazione tra la versione del 2018 e quella del 2024. Le metto a disposizione”». E invece quel documento ancora non è stato presentato alle Camere.
A questo punto la presidenza della Camera, ma anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, decidono di sollecitare direttamente Nordio. «Chiederemo se sono intervenute ragioni successive per cui il ministro, dopo avere dichiarato questa disponibilità, ha ritenuto, lui o magari altri nell’ufficio di gabinetto o altri collaboratori, di non inviare i documenti», dice Giorgio Mulè.
Dal dicastero garantiscono che saranno depositati appena il ministro tornerà dalla missione in Turchia ma in tanti, anche nella maggioranza, dubitano che ciò avvenga.
(da la Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
“MELONI NON POTEVA CITARE L’INTERCETTAZIONE FINO AL TERMINE DELLE INDAGINI, VA ISCRITTA NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI”
Questo articolo è una notizia di reato: Giorgia Meloni ha violato una legge del governo
Meloni, commettendo un reato procedibile d’ufficio, senza bisogno di denunce. Reato non ministeriale perché slegato dall’esercizio delle funzioni.
Dunque il procuratore Francesco Lo Voi deve iscriverla nel registro degli indagati e affidare l’inchiesta non al Tribunale dei ministri, ma a un suo sostituto.
Il reato è la violazione della legge 21.2.’24 n. 15 “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Ue” (che naturalmente non l’ha mai chiesta).
Cioè la “legge Bavaglio” Nordio-Cartabia: “divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.
Martedì i pm e il gip di Palermo hanno fatto arrestare dall’Arma 181 persone per mafia, con un’ordinanza piena di intercettazioni. La Meloni s’è complimentata sui social con i carabinieri, scordandosi di farlo con le toghe che li hanno attivati e prendendosi il merito come se li avesse mandati il governo (“conferma l’impegno incessante dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata”).
E ha citato testualmente un’intercettazione dall’ordinanza del gip. Quella in cui uno dei presunti innocenti finiti in galera prima del processo, in base alla barbarie medievale della custodia cautelare sempre denunciata dal ministro Nordio e dal centrodestra tutto, dice: “L’Italia per noi è diventata scomoda, io me ne devo andare”. Poi la Meloni ha commentato: “Le intercettazioni lo dicono chiaramente… La criminalità organizzata è alle strette, la lotta alla mafia non si ferma e non si fermerà”.
Purtroppo, in base alla legge del suo governo, la Meloni poteva solo parafrasare o riassumere l’intercettazione con parole sue, ma non citarla fra virgolette, fino al termine delle indagini, che sono in pieno corso (gli arresti risalgono a due giorni fa).
Impossibile che non lo sapesse: la legge non ammette ignoranza, tantomeno da chi l’ha fatta. In ogni caso, nella conferenza stampa del 9 gennaio, quando il presidente della Fnsi le ha contestato il Bavaglio, la Meloni l’ha scaricato sul Parlamento e l’ha definito “una norma di equilibrio tra diritto di informare e diritto alla difesa del cittadino”.
Forse pensava che valesse solo per le intercettazioni dei politici di destra e per i giornalisti sgraditi che le pubblicano: invece vale per tutte e per tutti.
Ora la Procura di Roma, in base all’obbligatorietà dell’azione penale, deve indagare la premier per aver violato una legge del suo governo. E la premier deve pagare l’oblazione, o farsi processare, o cancellare la legge del suo governo. Ma non solo per se stessa: per tutti.
Marco Travaglio
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
I FORZISTI METTONO IL VETO SULLA CANDIDATURA DELL’ESPONENTE DI FDI IN CAMPANIA
L’attenzione si è quasi tutta concentrata sugli epiteti rivolti a Matteo Salvini, da “bimbominkia” a “ridicolo”. Ma le chat dei gruppi whatsapp di Fratelli d’Italia – pubblicate nel libro del giornalista del Fatto Quotidiano Giacomo Salvini “Fratelli di Chat” – non rischiano soltanto di guastare i rapporti tra il partito di Giorgia Meloni e la Lega.
Alcuni messaggi avrebbero fatto infuriare anche ambienti interni a Forza Italia. A suscitare irritazione in particolare sarebbero stati gli insulti del viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli, riferiti al partito azzurro e il suo fondatore, Silvio Berlusconi. E l’episodio potrebbe avere ripercussioni anche nella battaglia interna al centrodestra per ottenere il candidato governatore in Campania.
I messaggi di Cirielli
In particolare c’è un passaggio di “Fratelli di Chat” cerchiato in rosso, sulle scrivanie dei forzisti. Risale al 2019, durante la campagna per le elezioni europee. A due settimane dal voto, esce la notizia di un’inchiesta giudiziaria sulla gestione dei rifiuti nel milanese. Il 7 maggio, il TG5 riferisce – sbagliando – che nell’indagine sarebbero coinvolti anche esponenti di Fratelli d’Italia. Nelle chat interne a Fdi spunta il sospetto che non si tratti di un semplice errore, ma di un’operazione voluta per mettere in difficoltà il partito di Meloni.
È in questo contesto che si inserisce il duro attacco di Edmondo Cirielli, allora deputato di Fdi e oggi vice del leader di Forza Italia Antonio Tajani alla Farnesina. È proprio Cirielli – nel pomeriggio stesso 7 maggio – a suggerire una regia dietro le prese di posizione dei media della famiglia Berlusconi su Fdi. Scrive in chat: “L’attacco del Giornale è un segnale di grande paura di Fi, nei sondaggi veri la Meloni è sopra Forza Italia, così mi dicono in certi ambienti”. Poi a sera, dopo il servizio del Tg5, l’attuale viceministro affonda il colpo: “Bisogna attaccare Forza Italia e Berlusconi con i suoi tg basta appecoronarsi a questi banditi ladri”.
Sono frasi pesantissime, anche se collocate in un momento storico nel quale era in corso una campagna elettorale – quella per le europee del 2019 – che vedeva Fdi e Fi su sponde quasi opposte. Ma evidentemente parole come “banditi” e “ladri” rivolte ai forzisti e al loro nume tutelare – pur se lette oggi – hanno fatto sobbalzare sulla sedia più di uno dentro il partito di Tajani. Anche perché Cirielli è uno dei candidati papabili della coalizione di centrodestra, per la successione di Vincenzo De Luca in Campania.
La reazione di Forza Italia
I maggiorenti di Forza Italia negano che le chat abbiano suscitato un dibattito dentro il partito. Ma lo sfogo raccolto da Fanpage.it all’interno del partito campano rivelano una forte irritazione. “Le frasi di Cirielli sono la conferma di un approccio illiberale e non democratico, da destra estrema, completamente diverso da quello di Berlusconi”, dice una fonte del partito azzurro in Campania. E prosegue: “Cirielli è abituato a comandare, la sua visione della politica non prevede il confronto, ma solo la linea che detta lui”. Dopo aver letto gli estratti nel libro di Salvini, diverse voci nelle fila di Forza Italia in Campania si sarebbero levate per dire che a questo punto l’ipotesi di sostenere Cirielli nella corsa a governatore non è più percorribile, fino a ipotizzare la possibilità di imporre un vero e proprio veto sul suo nome. Certo, è probabile che l’irrigidimento possa essere frutto anche di una tattica negoziale, dato che FI rivendica il ruolo di candidato, per il suo coordinatore regionale ed eurodeputato Fulvio Martuscello.
Di sicuro però le chat di Cirielli contro Berlusconi e Forza Italia offrono un formidabile argomento polemico, nel braccio di ferro interno alla maggioranza, per conquistare palazzo Santa Lucia. A metterci la faccia è il sindaco forzista di Scafati Pasquale Aliberti. Su di lui pende una mozione di sfiducia delle opposizioni in consiglio comunale, sostenuta anche da Fratelli d’Italia, con la benedizione del viceministro.
Dice Aliberti a Fanpage.it: “Cirielli, non è mai stato un amministratore, non conosce il territorio, né le basi per costuire la regione che vogliamo”. E prosegue: “Se lui dovesse essere il candidato del centrodestra, io sarei pronto a prendere un altra strada. Magari con De Luca, se la Consulta decidesse che si può candidare per il terzo mandato e costruisse una lista civica fuori dai due schieramenti. A patto che accettasse di inserire nel suo programma alcune priorità, necessarie per Scafati”.
Aliberti assicura che l’insofferenza verso l’ipotesi di una candidatura di Cirielli alla regione sia più che diffusa dentro a Forza Italia: “In molti farebbero fatica a esporsi, nel caso fosse lui il candidato. Non ci sarebbe entusiasmo, vorrei vedere chi si impegnerebbe per la campagna elettorale”. E c”è anche chi giura che di fronte al fuoco amico degli alleati, Cirielli sarebbe ormai pronto a farsi da parte, “accontentandosi” di candidare al consiglio regionale il figlio Italo Giuseppe, oggi consigliere comunale di Fdi a Cava dei Tirreni.
D’altra parte le opzioni alternative per Fratelli d’Italia non sono molte, dopo che un altro dei possibili frontrunner, l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, si è messo fuori dalla corsa, per la vicenda Boccia. Anche il titolare degli Interni Matteo Piantedosi sì è detto indisponibile a candidarsi. Nè i meloniani sembrano disposti a lasciare strada a Forza Italia visto che – si sottolinea a via della Scrofa – a Sud i forzisti esprimono il presidente di Regione già in Calabria, Sicilia e Basilicata.
Tutte queste frizioni si sono innescate prima ancora che cominci il confronto interno vero e proprio. Al momento infatti, da quanto risulta a Fanpage.it, ai tavoli della coalizione non si sarebbe nemmeno iniziato a discutere delle candidature per le regionali. Nè si dovrebbe farlo a breve, perché il livello dello scontro interno al centrodestra è ancora troppo alto, per affrontare il dossier. Intanto però il tempo scorre e al momento anziché rasserenarsi, via via che si va avanti i rapporti tra gli “alleati” diventano sempre più complessi
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
E’ DA 23 MESI CONSECUTIVI CHE LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA E’ IN CADUTA LIBERA, MA TUTTI ZITTI…
E siamo a ventitré. Il numero dei mesi consecutivi con la produzione industriale in
caduta libera. L’ultimo, dicembre scorso, fotografato dall’Istat, ha fatto segnare un calo del 3,1% rispetto a novembre e addirittura del 7,1% su base annua (2024 sul 2023), il peggior dato mai registrato dall’era Covid.
Un altro triste record nella penisola che non c’è decantata dalla propaganda del governo Meloni. Che va a sommarsi ad altri (poco) invidiabili primati. Dieci posizioni perse nella classifica mondiale della corruzione percepita di Transparency International (due giorni fa), cinque in quella della libertà di stampa di Reporters sans frontières.
Mentre la crescita arranca, il tasso di occupazione frena, quello di disoccupazione sale, i salari (erosi dall’inflazione) sono sempre più miseri, le bollette energetiche sempre più salate e la Cassa integrazione è esplosa (+20% nel 2024 rispetto al 2023). Un disastro sotto gli occhi di tutti ma rimosso scientificamente dalla narrazione del Paese di Bengodi propalata dal governo e rilanciata dalla grancassa dei media vicini all’esecutivo. Preso da altre priorità. Dalla toppa peggio del buco sul caso Almasri, con l’internazionalizzazione dello scontro con le toghe rosse infiltrate perfino tra i giudici della Corte penale internazionale, alla separazione delle carriere dei magistrati, cara a Berlusconi e Licio Gelli. Del resto è vietato parlare. Alle brutte c’è sempre una scappatoia. Darsi alla fuga.
(da La Notizia)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
L’EPISODIO CONFERMATO DALLE INTERCETTAZIONI… DUE MESI PRIMA CHE LA NOTIZIA DIVENTASSE PUBBLICA
Ignazio La Russa ha chiamato Enrico Pazzali dopo l’accusa di stupro al figlio Leonardo Apache La Russa. La telefonata è arrivata nella seconda metà di maggio 2023. Quando ha ricevuto la chiamata il presidente della Fondazione Fiera di Milano oggi indagato nel caso Equalize si trovava in una riunione con Carmine Gallo e Samuele Calamucci, anche loro nell’inchiesta sulla società di investigazione accusata di aver effettuato accessi abusivi a database protetti. E la scena, raccontata oggi dal Fatto Quotidiano, emerge da uno degli interrogatori di Calamucci agli atti dell’indagine condotta dal pubblico ministero di Milano Francesco De Tommasi.
La telefonata
«Certo che lo escludo, peraltro ho saputo dell’accusa solo quando ne hanno i parlato i giornali», dice La Russa al Fatto smentendo Calamucci. L’hacker però è ritenuto credibile dagli investigatori. Perché finora le indagini hanno riscontrato le sue affermazioni. La telefonata tra La Russa e Pazzali, secondo l’indagato, verteva sul presunto stupro di una ragazza da parte del figlio del presidente del Senato. In quel momento però la notizia non era pubblica. Lo sarebbe diventato due mesi dopo. Anzi, all’epoca la violenza sessuale (secondo l’accusa) era stata già consumata, visto che si sarebbe svolta tra il 18 e il 19 maggio 2023 in casa di La Russa. L’indagine per quello stupro non è mai stata chiusa. Insieme a La Russa jr è indagato il dj Tommaso Gilardoni.
Di nome Ignazio
Il Fatto dice che Pazzali parla davanti ai presenti con una persona che di nome fa Ignazio. Poi attacca e con il volto sbiancato dà la notizia dell’indagine su La Russa jr. Dice anche che sono cose che possono capitare a tutti. Poco dopo arriva un’altra telefonata: un carabiniere domanda a Pazzali informazioni sulla logistica della casa milanese di La Russa. È il pomeriggio del 19 maggio, nel frattempo l’accusatrice è appena uscita dalla clinica Mangiagalli. A quel punto il gruppo dalla Fondazione Fiera si reca in via Pattari e qui Pazzali chiede di fare gli accertamenti, attraverso il sistema Beyond, sulla famiglia La Russa.
Gli accertamenti
Il dato è riscontrato dalle intercettazioni. Pazzali arrivato negli uffici di via Pattari chiede: “Ignazio La Russa del ’53, no ha settantacinque anni lui ha… vai giù (…) questo (…) e metti anche un altro come si chiama l’altro figlio?”. L’identità dell’ufficiale dei carabinieri resta ignota. Dalle indagini è emerso l’ottimo rapporto di Pazzali con ufficiali della Gdf, come Cosimo Di Gesù, e vertici dell’Aisi come il numero 2 Carlo De Donno. Ma non significa che si tratti di qualcuno di loro
La difesa di La Russa
All’epoca La Russa ha difeso il figlio e che ha visto la ragazza: «L’ho incrociata al mattino, era tranquilla». Pazzali chiederà una serie di accertamenti anche su altri figli di La Russa. « Sono più che allarmato, disgustato dal fatto che ancora una volta i miei figli, Geronimo e Leonardo, debbano pagare la ‘colpa’ di chiamarsi La Russa se risulterà confermato che anche loro sono stati spiati. Conosco da anni Enrico Pazzali che ho sempre ritenuto una persona perbene e vorrei poter considerare, fino a prova contraria, un amico di vecchia data. Ma mai avrei immaginato che potesse fare una cosa del genere. Se lo ha fatto è perché forse è stato costretto. Non sapevo nemmeno che avesse una società che si occupa di queste cose», commenterà con il Corriere della Sera il presidente del Senato.
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 13th, 2025 Riccardo Fucile
TRUMP MINACCIA “INFERNI” E RIDUCE GLI ALLEATI A NUOVE CECOSLOVACCHIE DA SACRIFICARE… PER PUTIN E’ IL TRIONFO DELL’IMPERIALISMO BELLICO… E L’UE FINISCE NEL GIRONE DEI DEBOLI
Un tempo almeno si utilizzavano astuzie, fumosità, si tentava di deviare l’attenzione e
l’indignazione su false piste, divagazioni come il diritto, la necessità storica, la provocazione, la necessità di difendere e difendersi. Ora non si perde più tempo. Si esige si ordina si intima. e si arraffa sulla base esclusivamente della Forza. Chi ce l’ha ovviamente. Il mondo nuovo ha il linguaggio di Trump che minaccia “inferni’’ ai tiepidi e ai renitenti. Che tratta con Putin. Zelensky? Riceverà ordini a cui dovrà obbedire. Come la Cecoslovacchia ai tempi di Monaco.
E gli altri? Protestano cercano di dilazionare fanno finta di e alla fine obbediscono. Si ha la sensazione che qualcosa di irreparabile sia accaduto, si ha come la sensazione di un singhiozzo di rabbia e di disperazione. Anime candide, o sottilmente ipocrite (anche i buoni hanno secondi fini inconfessabili ahimè) continuano ad appellarsi a enti diventati miseramente inutili, Palazzi di Vetro, corti penali, enti che una volta si vantavano di essere planetari, autorità morali.
Ma perdio c’è un diritto! Si strilla e i filosofi affrontano il compito improbo di annoverare il diritto internazionale bellico umanitario, i trattati tra i valori assoluti. Gli altri, i Forti, mettono davanti le cifre: bombe con la b maiuscola e minuscola, fatturati, casseforti e forzieri armati e disarmati. Interessi, che vuol dire terre rare, ricostruzioni miliardarie. Minacciano appunto inferni, ritorsioni punizioni. E qualche volta purtroppo oplà, eccole le minacce diventan
o realtà. La giustizia diventa, come la guerra, un problema di materialiC’è perfino una geografia del nuovo evo della prepotenza: Ucraina Nagorno Tigrè Gaza Kivu eccetera. Popoli interi si sono familiarizzati con l’idea della fine del mondo. È possibile immaginare le città in cui si vive polverizzate come Gaza o le città ucraine . Davvero a volte è difficile immaginare che ciò non avvenga. La distruzione delle città con il loro passato e il loro presente sono come una minaccia alla gente che continua a viverci. I sermoni delle pietre di Gaza e dell’Ucraina predicano il nichilismo della forza.
Minacciare rende. Zelensky ha compreso che la solidarietà atlantica fino a quando sarà necessario era protetta da muri di gusci d’uovo che potrebbero essere soffiati via in due telefonate. Con Trump alla casa Bianca i suoi virtuosi ricatti ( fateci vincere perché altrimenti dovrete difendervi da soli… ammoniva) non funzionano più. E obbedisce: posso trattate con il ricercato criminale Putin… E il presidente americano gli ricorda sgarbatamente la regola: colpa tua, hai affrontato uno che era più forte di te. Errore che non ha diritto ad assoluzione.
È crudele dire che il diritto dipende dalla forza. Ma è vero. La morale è che una nazione deve premunirsi di avere la forza per difendere la propria idea di ciò che è giusto. Quando coloro che hanno la forza ottengono ciò che vogliono un tempo cercavano di convincere di aver vinto perché sulle loro bandiere erano scritti valori superiori, il patriottismo, il coraggio, la lealtà, la integrità morale, l’altruismo. Tutte queste magnifiche virtù sarebbero state inutili se non avessero avuto la capacità di produrre armi superiori e più numerose, e mettere in campo eserciti potenti. Ha vinto la forza non il diritto, e il fatto che in qualche raro caso coincidano non cambia l’amarezza della constatazione.
Come è sterile e struggente questo pretendere di risvegliare vecchie ceneri, di combattere una impossibile guerra con la realtà. E con che futili armi: pezzi di carta che quelli che dispongono della forza non hanno sottoscritto Stati Uniti Russia Cina Israele. Le Corti con la loro speranza in fragili grazie, commoventi e inermi, vegliano giorno e notte per fare la guardia a niente.
Già ai tempi di Tucidide gli sventurati melii si erano accorti che gli ambasciatori della potente Atene portavano con sé la crudele realtà delle relazioni internazionali: obbedite o sarete resi schiavi. L’accanito demiurgo della restaurazione della età della Forza ha un nome Vladimir Putin. È lui che ha fatto cadere con la brutalità dei realisti e dei cinici quella che ha sempre considerato una quinta di cartone del mondo ben ordinato e obbediente al diritto. Anche io ho la Forza, esigo un posto sul palcoscenico e ve lo dimostro. È curioso che lo definiscano un pazzo, un visionario del male, uno stregone che evoca forze oscure al proprio servizio. È il contrario: un realista spietato, un sacerdote della forza, è l’unico arnese che sa che sa usare.
È una grammatica che Trump condivide, con cui trova familiari assonanze: lui che in ogni discorso fa riferimenti storici al periodo in cui gli Stati Uniti applicavano senza ipocrisie un imperialismo brutalmente manifesto. Forse non è vero che metà del territorio americano è stato estorto, oltre che ai nativi, al Messico con una brutale invasione? Con la scusa falsa di difendere aggressivi coloni texani che soffrivano per le angherie messicane. Il meccanismo è identico.
A invocare il mondo dei “diritti che danno speranza ai deboli’’, come ha detto la presidente della Unione europea Von der Leyen, c’è la piagnucolosa Europa dell’impotenza. Ha omesso di precisare che tra i deboli c’è proprio l’Europa.
Con un apologo vagamente volterriano il presidente francese Macron ha individuato nel mondo carnivori ed erbivori invitando gli europei a diventare almeno onnivori per tirare avanti. Non c’è niente di più patetico e umiliante dei carnivori come la Francia che hanno perso le zanne e rimpiangono i sostanziosi banchetti di una volta. Chi è stato più carnDomenico Quirico – lastampa.it) ivoro degli europei fino a quando ne abbiamo avuto la possibilità?
Domenico Quirico
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »