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LE C0MICHE DI SALVINI: DAZI, TRUMP, ELOGIO DEI CAMINETTI, CARBONE E CARTELLE

Marzo 6th, 2025 Riccardo Fucile

A META’ STRADA TRA LA SCUOLA DI CHICAGO E ARBORE

O vincono il Nobel per l’economia o la borsa dell’acqua calda. Giancarlo Giorgetti è influenzato e si collega, con la tuta Arena, per far sapere che il piano “di riarmo Ue è frettoloso, senza logica”, il capogruppo Molinari ascolta Salvini, tifa Salvini, ma lo guarda come chi ha mangiato un’intera treccia d’aglio. L’altro, Salvini, fa l’elogio di Trump (“se svaluta il dollaro è peggio dei dazi”) del carbone, perché in Europa, dice, “vogliono mettere fuorilegge i caminetti. Lo capite? Se dovessi leggere i giornali andrei a Lourdes”. Sono i leghisti della scuola di Chicago, gli economisti basettoni. Raccontano le loro proposte ma sembra di stare in un programma di Renzo Arbore: moneta, Rinazina, Madonnina. Alto scuotimento.
Parlano per quattro ore, alla Camera, del “blocco renano”, che dice Bagnai, il Milton Friedman della Lega, l’organizzatore di questo “Interessi nazionali e scenari globali”, ha causato la crisi economica. Crucchi? Puh. Giorgetti che sembra sceso dal letto, con il naso chiuso, eccì, quando viene celebrato da Bagnai, come “il miglior ministro del mondo”, ricorda che in verità l’ultimo a vincere quel premio è stato il ministro del Costarica. Seduto in prima fila c’è Antonio Maria Rinaldi, ex europarlamentare Lega, allievo di Paolo Savona, non più eletto, che non ha ricevuto una carica, nulla, uno che si veste da lord inglese e che ci rivela: “Ho cinquanta motociclette le restauro tutte io, fumando toscani. Vi faccio una confidenza: er vero problema è la Cina”. Il suo ufficio di Bruxelles lo ha preso il generale Vannacci che ha osato maltrattare Susanna Ceccardi, la leghista che se lo vede gli dà una ribollita. La fermiamo, anche lei presente, e le chiediamo: cara Ceccardi, Vannacci dice che è stata eletta grazie a lui, che ha rinunciato al seggio, e Ceccardi: “Vannacci non ha capito come funzionano i partiti, si regoli. Io non devo dire grazie a nessuno. E poi sono stata eletta, non mi frega nulla di lui”. Ceccardi 2 – Vannacci 0. Bagnai, sfrenato, si lancia su una metafora sanguinolenta, ancora contro i crucchi, aridaje, perché “quando devi massacrare i lavoratori devi chiamare il macellaio con il vestito rosso sporco di sangue e il macellaio è stato Schröder”. Dal Mef, con cravatta Hermes, arriva il sottosegretario Freni, conti e bolero, che quando va a dormire si spruzza il Davidoff Cool e si mette nel grammofono Chopin. Esteta. Prima che inizi, Molinari viene abbracciato da Rinaldi che si complimenta perché “quando parli tu, alla Camera, Riccardo, mi incanti”, al che Molinari risponde: “Speriamo di poterlo continuare a fare”. Salvini, per la cronaca, è già al suo terzo punto stampa. La mattina ha parlato di turismo, un’ora dopo di sport, con il ministro Abodi, e su certi architetti che meriterebbero “una commissione d’inchiesta”. Lo scomparso Bruno Pizzul, la voce Rai, avrebbe chiosato: “E’ tutto molto bello”. A cento metri, i colleghi vedono passare Rossi, l’ad Rai, diretto a Chigi, perché il presidente Rai, Marano, Tony Marano, quota Lega, sta provando a fare il putsh insieme a Simona Agnes di Forza Italia. Tony Marano chiede a Rossi di procedere presto con le nomine Rai, anzi, si dice, con tanto di agenzia, “dispiaciuto che l’ad tentenni”. E’ presidente a interim ma prova a fare anche l’ad in pectore perché il mandato di Salvini, e di Morelli (un altro che si collega dall’abitacolo; ora sembra di stare alla Zanzara) è di difendere la Tgr che vuole FdI per Nicola Rao. In Rai tanto per cambiare un’altra redazione, Rai Parlamento, ha deliberato cinque giorni si sciopero. Olè. La sala si riempie di commercialisti, e di ex di Casa Pound ma il più cercato è l’on. Gusmeroli, il presidente delle Attività produttive, che ad Arona, dove è anche sindaco, si è inventato uno sportello comunale con i soldi del Pnrr: “Offriamo consulenza gratuita sulle bollette, spieghiamo come passare dal mercato libero al mercato protetto”. E’ l’ultima grande scoperta della scuola di Chicago, il nuovo ordinario di macrorottamazione (è lui che si è inventato la pace fiscale) l’ultimo beniamino di Salvini che intanto ci parla dei suoi acciacchi, della sua pillola della pressione. Si lamenta che gli hanno dato “dell’agente putiniano ma io spero che Putin li scelga meglio”. Claudio Borghi fa segno di battere le mani. Matteo Renzi, uno che anche quando fai il suo evento, Bastage (per dire basta agli stage) riesce a sapere cosa fanno i rivali, ci scrive: “Essere dalla parte dei dazi, come Salvini, può piacere solo chi vive la politica come esperienza sadomaso. Gli imprenditori del nord lo rincorreranno presto per le valli padane”. Un manipolo di deputati leghisti, capeggiato da Andrea Crippa, il Renato Salvatori di Poveri ma Belli, si precipita per ascoltare Salvini dire che “l’esercito comune ci avrebbero portato in guerra; teniamoci stretta la nostra marina, i bersaglieri. Io non dò le chiavi di casa a francesi e tedeschi”. Rinaldi ricorda: “Il problema è la Cina”. Passano la parola a Giorgetti, la cui febbre sarà intanto salita a 38.9, che ci mette un po’ di cipria: “Diciamo la verità, sono le decisioni americane che segnano la traiettoria, c’è poco da fare. Senza l’America è complicato”. Credeteci, i leghisti basettoni sono più simpatici di quanto immaginate, hanno perfino parlato di Draghi, “come dice Draghi”, non hanno proposto di tornare alla Lira. Ovvio. Avevano tutti la febbre. Sembravano Giavazzi. Eccì.
(da ilfoglio.it)

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LA TERZA GUERRA MONDIALE È GIÀ SCOPPIATA. E NON CE NE SIAMO ACCORTI: NEL REPORT ANNUALE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA VIENE SEGNALATO “L’AUMENTO DEGLI ATTI DI VIOLENZA” DA PARTE DELLA RUSSIA CONTRO GLI STATI OCCIDENTALI

Marzo 6th, 2025 Riccardo Fucile

“COMPRESO IL SABOTAGGIO A SITI MILITARI O DI AZIENDE INTERESSATE AL SOSTEGNO DEGLI SFORZI MILITARI DELL’UCRAINA”… GLI 007 DEL NOSTRO PAESE SOTTOLINEANO I CONTATTI TRA GRUPPI DI DESTRA SUPREMATISTA E I JIHADISTI

“L’elemento innovativo rispetto alle modalità con le quali la Russia ha portato avanti le proprie campagne e azioni ibride negli ultimi anni è rappresentato da un aumento delle azioni di sabotaggio e degli atti di violenza. Il Cremlino sta quindi ampliando la portata e il ritmo delle proprie operazioni asimmetriche contro gli Stati occidentali, compresi atti fisici di sabotaggio a siti militari o di aziende interessate al sostegno degli sforzi militari dell’Ucraina, affidandosi anche a persone che non hanno cittadinanza russa così da potere meglio argomentare la propria estraneità alle operazioni”.
E’ quanto si legge nella relazione annuale dell’intelligence al Parlamento, presentata oggi nella sede dei servizi a piazza Dante. “La volontà russa di compiere azioni violente in Europa occidentale – secondo i servizi – sarebbe il segnale di una strategia finalizzata alla manipolazione della percezione di sicurezza delle opinioni pubbliche europee e alla delegittimazione dei Governi schierati a fianco dell’Ucraina. La Comunità intelligence italiana non ha riscontrato casi accertati di azioni di sabotaggio da parte russa nel nostro Paese, né sono stati registrati eventi di natura violenta sul territorio italiano riconducibili a quella matrice”.
007, in Italia contatti tra destra suprematista e jihadismo
“Nel 2024, si è confermato il trend di progressivo innalzamento del rischio derivante dall’estrema destra suprematista e ‘accelerazionista’ internazionale, che spesso si declina in rete attraverso la diffusione di incitazioni alla violenza nichilista, indiscriminata e d’impronta politica e razziale. In aumento sono risultati, infatti, i casi di radicalizzazione di soggetti giovani – anche minorenni – e di piccoli gruppi che sono in costante contatto con utenti di altre nazionalità tramite piattaforme digitali di messaggistica istantanea”.
E’ quanto si legge nella relazione annuale dell’intelligence al Parlamento, presentata oggi nella sede dei servizi a piazza Dante. “Recenti operazioni di polizia – scrivo i servizi – hanno fatto emergere come la minaccia stia progressivamente transitando dalla dimensione online a quella offline, evidenziando inoltre diversi casi di contaminazione tra questa forma di estremismo violento e altre matrici terroristiche.
Anche in Italia, infatti, come in altri Paesi europei – si segnala – sono stati rilevati punti di contatto tra la sfera della destra suprematista e ‘accelerazionista’ e quella jihadista. La giovane età degli individui coinvolti, una marcata fascinazione per la violenza, scarsa o assente preparazione religiosa e la presenza, in diversi casi, di problemi relazionali e vulnerabilità psicologiche, delineano una fisionomia della minaccia in continua evoluzione”.
(da agenzie)

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CON IL PUTINISMO DI TRUMP, CHE FINE FA L’AMICIZIA “SENZA LIMITI” TRA RUSSIA E CINA? AL CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA DI PECHINO CI SI CHIEDE: CHE FARE CON MOSCA E WASHINGTON?

Marzo 6th, 2025 Riccardo Fucile

I FUNZIONARI DEL DRAGONE OSSERVANO GLI EVENTI E, CON LA CONSUETA CALMA, PREPARANO LA RISPOSTA A UN EVENTUALE “TRADIMENTO” DI PUTIN (LEGGI: VENDETTA)

È iniziato ieri a Pechino il Congresso del Partito comunista cinese, che dovrà delineare il futuro politico, economico della Cina nei prossimi tempi.
A latere, il comitato centrale del Partito, guidato da Xi Jinping, dovrà discutere sullo stato della “amicizia senza limiti” con la Russia. Un primo passaggio c’è stato lo scorso 21 febbraio, con l’incontro tra i ministri degli esteri, Sergei Lavrov e Wang Yi
Quel che i funzionari cinesi si chiederanno, alla luce della distensione tra Mosca e Washington, è: Putin ha “tradito” la nostra alleanza? Riavvicinandosi pericolosamente a Trump, si allontanerà da noi?
A Pechino hanno compreso da tempo che il decoupling tra Putin e Xi è l’obiettivo dichiarato del “Caligola di Mar-a-Lago”: con la consueta calma, osservano gli eventi e li pesano, e con l’altrettanto proverbiale lucidità cinese preparano la risposta, che a seconda degli scenari può trasformarsi agilmente in vendetta. Da servire fredda, senza i clamori trumpiani ma con velenosità chirurgica.
(da agenzie)

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PER RECUPERARE IL RITARDO CON USA E RUSSIA SUGLI ARMAMENTI, CI VORRANNO DECENNI

Marzo 6th, 2025 Riccardo Fucile

IL TEMA È SOPRATTUTTO POLITICO E RIGUARDA LA CENTRALITÀ DI REGNO UNITO E FRANCIA: LONDRA NON È NEMMENO NELL’UE E L’ATTIVISMO DI MACRON FA INCAZZARE LA MELONI… LA DUCETTA È ORMAI L’UNICA RIMASTA A GUARDIA DEL BIDONE SOVRANISTA TRUMPIANO IN EUROPA (SI È SMARCATA PERFINO MARINE LE PEN)

Si fa presto a dire riarmiamo l’Unione europea, come fa la “Kaiser” von der Leyen, che ha promesso un maxi-investimento da 800 miliardi di euro per la difesa. Il piano “Rearm Europe” è al momento uno slogan, che dovrà scendere a patti con la realtà, prima tra tutte la produzione di armamenti.
Chi si intesterà la rimessa in moto della macchina bellica europea? Quale Paese verrà avvantaggiato? Quali aziende? E soprattutto, il riarmo dell’Ue passerà dall’acquisto massiccio di armamenti americani? Oppure si darà la priorità ai prodotti del vecchio Continente, con il rischio di scontare un gap tecnologico rispetto alle sofisticate attrezzature a stelle e strisce
Senza contare che nell’ambito del riarmo si dovrà discutere anche dell’ombrello nucleare. in caso di disimpegno americano, dovranno essere Francia e Regno Unito a garantire all’Ue e all’Ucraina la necessaria protezione. Solo che Londra non è più membro dell’Unione europea e attribuirle tutto questo potere potrebbe creare problemi politici con i 27 Stati Ue. Sono infatti subito partiti i distinguo: secondo quanto riporta l’ANSA, citando un alto funzionario europeo in merito a un’eventuale tregua in Ucraina da discutere al Consiglio europeo di oggi, “la discussione sui dettagli è prematura”. Nessun dibattito sull’ombrello nucleare francese sarà affrontato al vertice Ue, dove invece si dovrebbe abbozzare una prima discussione sulla “coalizione dei volenterosi” per dare garanzie a Kiev.
Nello stesso calderone, bolle il tema Turchia. Senza gli americani, l’esercito di Erdogan (con i suoi 400mila soldati) diventa prezioso per l’Europa. Ankara è già nella Nato, ma non nell’Unione europea, da cui la Merkel l’ha sempre tenuta ben lontana. Ora Erdogan, fiutata l’aria, è tornato a bussare alle porte di Bruxelles chiedendo un posto per la Turchia nell’Ue
Che famo? Ci servono i soldati turchi per difenderci, ma vogliamo davvero 80 milioni di turchi nell’Ue? Ci vogliamo accollare un Paese musulmano conservatore, così pieno di contraddizioni democratiche e di potenziali attriti con le normative europee, a partire dalla tutela delle minoranze curdo-armene?
In questo scenario, già confuso, per i vertici europei il più grande elemento di destabilizzazione è la posizione italiana.
Ora che anche Marine Le Pen e il suo galletto, Jordan Bardella, hanno preso le distanze dai fascio-trumpiani (il giovane presidente del Rassemblent National ha disertato la convention CPAC di Washington dopo il saluto romano di Steve Bannon e la Duciona di Francia ha criticato Trump per come ha smollato l’Ucraina), è rimasta solo Giorgia Meloni a guardia del bidone sovranista del tycoon.
La Ducetta dei due mondi aderisce al verbo di Donald Trump e si oppone a una missione europea di peacekeeping (“Mai nessun soldato italiano in Ucraina”) anche per i personali attriti con Macron, a cui non vuole regalare lo scettro di kingmaker.
Peggio fa il vicepremier, Matteo Salvini, che, al pari di Orban, si muove come un cavallo di Troia di Putin: ripete a pappagallo la propaganda di Mosca e loda il tycoon americano in chiave anti-europea, arrivando a dire che un esercito europeo guidato da Ursula durerebbe 20 minuti.
(da agenzie)

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UN ALTRO FRONTE DIVIDE L’EUROPA: LA CONFISCA DEI BENI RUSSI CONGELATI

Marzo 6th, 2025 Riccardo Fucile

I POLACCHI E I PAESI BALTICI (OLTRE GLI UCRAINI) SONO IN PRESSING PER L’ESPROPRIO DEI 300 MILIARDI DI EURO DI ASSET DI MOSCA CONGELATI IN OCCIDENTE (200 DI QUESTI SONO IN BELGIO) MA LA FRANCIA FRENA… PER MACRON, UN SEQUESTRO IMMEDIATO “NON RISPETTEREBBE IL DIRITTO INTERNAZIONALE”

Si fa più concreta la possibilità di espropriare i 300 miliardi di euro di beni russi congelati in Occidente, una mossa radicale più volte evocata ma mai messa in pratica. Tuttavia, la decisione di Donald Trump di sospendere gli aiuti militari all’Ucraina ha impresso una nuova accelerazione, perché i Paesi europei dovranno rapidamente trovare le risorse per far fronte al «buco» lasciato dall’America: e quale occasione migliore per farla letteralmente «pagare» ai russi
All’inizio dell’invasione, nel 2022, i Paesi del G7 avevano congelato circa 300 miliardi di risorse della Banca centrale di Mosca depositati in Occidente: quasi 200 si trovano in Belgio, presso il deposito centrale europeo Euroclear, una trentina sono a Londra e il resto sparsi tra Francia, Giappone, Stati Uniti e Svizzera. Finora, i profitti generati da quei depositi sono stati usati per ripagare i prestiti occidentali all’Ucraina: uno schema appena annunciato anche da Londra per garantire il finanziamento di oltre 2 miliardi di sterline concesso qualche giorno fa a Kiev. Allo stesso modo, si era pensato di usare quei beni come collaterali per l’emissione di bond destinati a finanziare il sostegno all’Ucraina.
È per questo che fino a ora era prevalsa la cautela: come ha detto l’altro giorno il premier britannico Keir Starmer, «ovviamente i profitti vengono usati, ma per quanto riguarda gli asset in sé, è una questione molto complicata, non è così lineare».
Anche Emmanuel Macron aveva affermato che un sequestro immediato «non rispetterebbe il diritto internazionale» e perfino uno come Mikhail Khodorkovskij, l’ex oligarca russo arcinemico di Putin, metteva in guardia da una simile mossa (e lui ne sa qualcosa, dato che si è visto confiscare tutti i suoi beni dal Cremlino).
Ma di fronte al precipitare degli eventi, le cose stanno prendendo un’altra piega: secondo il Financial Times anche francesi e tedeschi, finora i più cauti, hanno avviato discussioni con Londra e altri Paesi sul modo di utilizzare in maniera diretta i beni russi congelati. «Dobbiamo fare di più — ha ammesso Starmer — e stiamo lavorando assieme ad altri Paesi per vedere quanto meno quali siano le possibilità».
Un’idea affacciata dai francesi sarebbe quella di legare il sequestro dei beni russi a un’eventuale violazione di un futuro cessate il fuoco: un modo d’inserire una ulteriore garanzia per gli accordi di pace, accanto a quelle militari di cui si è discusso nei giorni scorsi al vertice di Londra. Anche il futuro cancelliere tedesco Friedrich Merz si starebbe allineando a questa posizione e ne avrebbe parlato con l’attuale, Olaf Scholz, in vista del vertice europeo di domani, dove la questione potrebbe essere messa sul tavolo.
Sino a oggi erano stati i baltici e i polacchi (oltre agli ucraini) a invocare a gran voce il sequestro degli asset russi: posizione ovvia, data la loro bassa esposizione finanziaria.
(da Il Corriere della Sera)

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“IL POPOLO HA FAME? ABBASSIAMO L’IVA SULLE OSTRICHE”: DAL PD IRONIZZANO SULLA NUOVA CROCIATA DI LOLLOBRIGIDA CHE HA PROPOSTO DI ABBASSARE L’IVA SULLE OSTRICHE (DAL 22 AL 10%)

Marzo 6th, 2025 Riccardo Fucile

MA PERCHÉ PROPRIO SUI MOLLUSCHI E NON SUL PIÙ SANO CIBO BIOLOGICO? IN SENATO IL MELONIANO ALBERTO BALBONI HA ORGANIZZATO UNA DEGUSTAZIONE DI OSTRICHE PORTATE DAI PESCATORI DI GORO: SONO STATE OFFERTI 350 PEZZI DA 4-5 EURO L’UNO (CHI HA PAGATO?)

Una nuova perla del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: abbassare l’Iva alle ostriche, perché per “Lollo” non sono beni di lusso, e i parlamentari si sono scatenati attorno al buffet. Ieri c’è stata una degustazione di ostriche “d’oro” (Golden oyster) al Senato, e il ministro è arrivato in anticipo: “Non devono essere considerate un bene di lusso, ma un prodotto accessibile che può rappresentare una nuova opportunità per la filiera ittica
Abbiamo assunto l’impegno di abbassare l’Iva” dal 22 al 10 per cento. Dopo aver avvertito sui pericoli dell’acqua liscia, e spiegato che i poveri mangiano meglio dei ricchi, il ministro ha lanciato il “prodotto sano”.
Alberto Balboni, presidente della commissione Affari costituzionali e tramite per il Consorzio pescatori di Goro, ha assicurato che presto ci sarà il decreto legge o ministeriale, e i pescatori hanno omaggiato parlamentari e stampa con 350 pezzi del valore commerciale di 4-5 euro l’uno (una degustazione da almeno 1.400 euro).
Il granchio blu ha devastato la produzione di vongole, e le ostriche, secondo FdI “possono fungere da valida alternativa”, anche se i molluschi presentati ieri vanno nei ristoranti e costano quattro volte tanto.Matteo Renzi ha pubblicato un fotomontaggio di Lollo in versione Maria Antonietta. Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, ironizza restando in tema: “Il popolo ha fame?”. Forse non ha visto i suoi colleghi dem, da Simona Malpezzi, che ha preso “solo le acciughe”, a Daniele Manca, chiamato a gran voce da Balboni.
Non tutti cedono: Susanna Camusso e Graziano Delrio dicono no al mollusco. A destra, presente il solito Claudio Lotito. E se Antonio Iannone (FdI) per sostenere la causa insegnava ai presenti a versare il vino sull’ostrica, anche Peppe De Cristofaro, Sinistra italiana, si è munito di piattino e bivalvi: “Mi informerò”. All’evento è intervenuta la vicepresidente del Senato di Forza Italia, Licia Ronzulli (“in tre secondi ha risposto ‘io vengo’”, ha raccontato Balboni).
(da il Fatto Quotidiano)

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