Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO IL FONDATORE DI YOUTREND, LORENZO PREGLIASCO, BASTEREBBE REGISTRARE UN’AFFLUENZA DEL 24%
I referendum in realtà sono due. Sul raggiungimento del quorum per renderlo valido
(50 per cento più uno dei votanti). Una montagna difficile da scalare. L’altro – il piano B del centrosinistra – consiste nel portare alle urne più di 12 milioni e 300mila elettori, superando così il numero di chi, alle politiche del 2022, votò per il centrodestra.
Già più facile. Basterebbe, ha calcolato il fondatore di YouTrend
Lorenzo Pregliasco, registrare un’affluenza del 24 per cento, contando anche gli italiani che votano dall’estero.
È questa la posta in palio politica per i cinque quesiti referendari su lavoro e cittadinanza, che la destra ha deciso di snobbare. Ma come fare a ribaltare i pronostici avversi sul quorum? «La partita si gioca sui perdenti della globalizzazione», dice il deputato pd Federico Fornaro.
«Quelli che alle ultime elezioni hanno preferito stare a casa. I quesiti parlano delle loro vite. Molti sondaggi rivelano che il 40 per cento degli elettori decide negli ultimi giorni se andare al seggio. Mobilitarli, ecco la nostra speranza di queste ore».
È anche una prova di campo largo. La segreteria Pd e Avs si sono spesi per cinque sì. Il M5S ha lasciato libertà di coscienza sulla cittadinanza, ma Giuseppe Conte barrerà sì anche sul quinto quesito. Andranno a votare i rider?
Gli analisti prevedono un’affluenza più alta al Nord, più elevata nei grandi centri. Per il politologo della Luiss Roberto D’Alimonte però vanno cambiate le regole. «La soglia va abbassata al 40 per cento se vogliamo salvare l’istituto del referendum. La disaffezione è strutturale. Negli ultimi trent’anni solo una volta il quorum è stato superato: nel giugno 2011. Allora si votava anche sul nucleare e c’era appena stato l’incidente nella centrale di Fukushima in Giappone che spaventò moltissime persone».
Il quesito che ha appassionato i giovani è quello sulla cittadinanza, che punta a dimezzare da 10 a 5 i tempi di residenza legale per diventare italiani, giura il suo promotore, Riccardo Magi, segretario di Più Europa. «È stato bellissimo vedere il loro entusiasmo in tante piazze». La percezione è di un’impennata nella mobilitazione, si dice speranzoso.
Diventare italiani è il sogno di tanti ragazzi che si sentono già parte
del nostro Paese. Contro la riforma si è pubblicamente esposta la premier Meloni. «Un motivo in più per andare ai seggi oggi e domani», dice Magi.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
L’AUTHORITY CONTESTA LORO D’AVER NASCOSTO INVESTITORI, PICCOLI AZIONISTI E ORGANI DI CONTROLLO MOLTE INFORMAZIONI SU OPERAZIONI CHE, SE NOTI, AVREBBERO GETTATO PER TEMPO UNA LUCE DIVERSA SULLE DUE AZIENDE…PER LA MINISTRA C’È IL RISCHIO DI NUOVI GUAI GIUDIZIARI, CON LA POSSIBILITÀ DI INDAGINI PER BANCAROTTA SU BIOERA E KI HODING
Quasi mezzo milione di euro. Sono le sanzioni amministrative che la Consob il 15 maggio ha irrogato a Canio Mazzaro, alla sua ex compagna Daniela Santanchè e a una mezza dozzina di manager e amministratori di Bioera e Ki Group Holding, comprese le due società quotate dell’alimentare biologico, entrambi fallite, che facevano capo alla ministra del Turismo e al padre di suo figlio Lorenzo.
L’Authority di controllo contesta a Mazzaro, Santanchè e colleghi (che potranno fare ricorso al Tar), a diverso titolo, d’aver nascosto a investitori, piccoli azionisti e organi di controllo molte informazioni su operazioni condotte tra ottobre 2019 e febbraio 2022.
Compravendite, contratti, accordi tra parti correlate (stessi azionisti, altre aziende dei due gruppi, identici manager e finanziatori comuni, compreso il misterioso fondo Negma) che, se noti, avrebbero gettato per tempo una luce diversa sulle due aziende.
Le due delibere della Consob irrogano sanzioni amministrative totali per 454 mila euro. A Bioera è contestata una raffica di ipotesi di illecito per aver violato in modo “grave e continuato” norme di legge, Testo unico della finanza e regolamenti Consob sulla trasparenza prevista a tutela degli investitori.
Le sanzioni sono di 70 mila euro all’azienda, 90 mila a Mazzaro, 50 mila a Santanchè e il resto tra gli altri. “Le violazioni sono ascrivibili
a Bioera e a Mazzaro a titolo di dolo, a Santanchè a titolo di colpa grave e agli altri amministratori quantomeno a titolo di colpa”, scrive Consob.
Per le irregolarità di Ki Group Holding, anch’essa dichiarata fallita solo pochi giorni fa dal Tribunale di Milano, la sanzione complessiva è di 194 mila euro
La società dovrà pagare 40 mila euro, 50 mila Mazzaro, 25 mila Santanchè; poi il resto è frazionato in modo difforme tra Fiorella Garnero, Davide Mantegazza, Michele Mario Mazzaro (figlio di Canio), Antonino Schemoz, William Donati, Francesco Indiveri e Martina Negri. Va notato che la ministra e senatrice di Fratelli d’Italia, insieme a sua sorella Fiorella Garnero, a Canio Mazzaro, Schemoz e Mantegazza sono già a processo a Milano con altri per l’accusa di falso nei bilanci di Visibilia.
Le omissioni, in entrambe le società, sarebbero iniziate a ottobre 2019 con le operazioni straordinarie di uscita di Umbria Srl e Ki Group Srl (poi fallita) dal gruppo Bioera, all’epoca controllante di Ki Holding, con la delibera dell’aumento di capitale di Ki Srl e la rinuncia di Ki Holding a sottoscriverne la quota che le spettava. Da lì, la mancata trasparenza su operazioni con parti correlate si sarebbe estesa sino a febbraio 2022.
A quel punto, come scrive Consob nelle motivazioni delle sanzioni a Ki Holding, sarebbe subentrato nei giochi anche il misterioso fondo emiratino Negma, che tanta parte ha avuto anche nelle vicende di Visibilia.
La Commissione sanziona poi l’omissione di trasparenza sulle “operazioni con parti correlate concluse nel febbraio 2022 sulla base di un accordo di investimento con Negma volte a remunerare la buonuscita di Mazzaro da Ki Group Holding”. Tradotto: mentre la società quotata iniziava ad affondare, per fallire pochi giorni fa con
debiti verso lo Stato per 1,4 milioni, e mentre con lei colavano a picco i risparmi di migliaia di azionisti, l’ex compagno di Santanchè e padre di suo figlio Lorenzo la abbandonava su una scialuppa d’oro, grazie a un accordo segreto firmato proprio con il fondo Negma
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
IL SUO TEAM, UTILIZZANDO LA RETE STARLINK E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI GROK, HA AVUTO ACCESSO A DOSSIER CLASSIFICATI: DOVE FINIRANNO ORA QUELLE INFORMAZIONI?
Donald Trump considera chiusa la relazione con Elon Musk, ma dice che sui contratti
con le agenzie federali delle sue aziende – da Tesla a Space X – non ha «ancora pensato cosa fare». Gli interessi sono intrecciati, difficile liberarsi dal contractor privato senza lasciare scoperti alcuni servizi strategici, dalla rete di Starlink – che Trump ha elogiato quando si è trattato di venire in soccorso alle popolazioni della North Carolina devastate dagli uragani – sino alla collaborazione con il Pentagono e la Nasa.
In vent’anni il miliardario di origini sudafricane ha ottenuto dal governo per le sue aziende 38 miliardi di dollari. Sono divisi in prestiti, crediti fiscali o normativi (cessione di quote di emissioni), incentivi e sussidi (come i 7.500 dollari di sconto per gli acquirenti di auto elettriche cancellati dall’AmministrazionTrump).
Ma quel che la fine della affinità Musk-Trump comporta è anche una dose di “segreti” che entrambi potrebbero serbare. Trump ha minacciato ritorsioni se Musk si schiererà con i democratici e al suo team aveva già chiesto in passato un report sul rapporto fra l’ex
amico e le droghe.
Era rimasto anche lui colpito da certi atteggiamenti di Elon e dai report dei media. Quello del New York Times del 29 maggio con tanto di foto delle pillole frutto di una fuga di notizia ai più alti livelli della Casa Bianca, è un’indicazione chiara dei “dossier” che entrambi possono squadernare in caso di necessità.
Ieri il presidente ha detto che l’Amministrazione prenderà il controllo del Doge, il Dipartimento per l’Efficienza governativa, orfano sia di Elon Musk sia dalla sua stretta collaboratrice Katie Miller, 33enne moglie di Stephen Miller, il teorico delle deportazioni e vice capo dello staff della Casa Bianca.
Lei ha svolto in questi mesi un ruolo ambiguo, una sorta di trait-union fra Musk e Trump e mondo del business privato. Con l’uscita di Musk dal Doge, anche Katie ha dato le dimissioni innescando del pettegolezzo che alimenta club e locali della politica washingtoniana che la sua fedeltà a Elon sarebbe ben più salda di quella alla causa dell’Amministrazione.
Trump ritiene il Doge fondamentale anche senza Elon Musk. La struttura ha ancora esponenti – ingegneri, esperti di AI, ricercatori – legati al miliardario sudafricano. I team sono composti di quattro unità e sono ramificati in ogni agenzia.
Nei mesi scorsi hanno avuto un accesso sempre più ampio ai dati e pur trovando ostacoli nell’accesso ai software – essi sono spesso dati in appalto a contractor esterni e non sono gestiti da apparati federali – hanno recuperato materiale sensibile e scovato informazioni su frodi, sprechi e abusi.
La Corte Suprema, venerdì sera, ha dato semaforo verde all’accesso dei dati della Social Security, la previdenza degli americani. È un patrimonio di informazioni impressionante. Il team Doge, a quanto risulta a La Stampa, ha sempre insistito su Starlink come provider
per l’accesso alla rete.
Garantisce una facilità di ingresso alla rete meno sicura rispetto ad alcuni protocolli – riconoscimento ID e password – in uso alla Casa Bianca ad esempio. Sfruttando la rete i team del Doge sono riusciti a scaricare dati e informazioni – sfruttando anche software potentissimi di Intelligenza Artificiale – potendo anche poi scollegarsi e non lasciando impronte digitali e non risultando tracciati. Cosa ci sia quindi nei computer del team Musk (anche se orfano di Musk) resta un grande interrogativo.
Per quanto riguarda invece Starlink, il Washington Post ieri ha pubblicato un’inchiesta in cui rivela come terminali per l’accesso alla rete satellitare siano stati montati sul tetto dell’Eisenhower Executive Building, dove si trovano gli uffici chiave dell’Amministrazione, senza notificare il Secret Service. I protocolli di sicurezza sono inferiori rispetto allo “schermo” su Internet presente in alcune aree della Casa Bianca.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
LO SFOGO DELLA SORELLA: “NON RIESCE A DIRE CHE VUOL ESSERE ITALIANO SOLO PERCHE’ NON PARLA”
In un video pubblicato sui social, Aisha Bara ha raccontato la vicenda del fratello 18enne, nato a Napoli, spiegando i motivi per cui la procedura si è protratta oltre i tempi previsti
Un semplice «Sì, voglio diventare cittadino italiano» è ciò che, tra le altre cose, sancisce l’ingresso ufficiale nella cittadinanza italiana. Ma per Ismael Bara, 18 anni, nato a Napoli e residente a Modena, affetto dalla sindrome di West, una grave forma di epilessia che gli impedisce di parlare, questa formula resta irraggiungibile. E proprio questa impossibilità, legata alla sua disabilità, rischia di allungare di anni la strada burocratica, già in partenza lunga e articolata, per ottenere ciò che gli spetta di diritto. A denunciare la storia pubblicamente è stata la sorella Aisha Bara, che vive a Sant’Ilario d’Enza, in provincia di Reggio Emilia.
Il racconto della sorella
«Mio fratello è affetto da una disabilità grave e non parla», spiega la sorella Bara alla Gazzetta di Modena. Quando ha compiuto 18 anni, la madre ha ricevuto una comunicazione ufficiale che gli riconosceva il diritto alla cittadinanza. Nonostante il Comune abbia richiesto e ottenuto un documento dall’amministratore di sostegno che certifica che a parlare in nome di Ismael sia la madre, questa non è stata sufficiente: «Nonostante il documento, allo Stato civile hanno spiegato che la cittadinanza non può essere concessa senza il consenso verbale dell’interessato», riferisce la sorella. Ora la pratica è passata alla Prefettura, e la famiglia è stata informata che l’iter potrebbe durare anche «fino tre anni». Una realtà che, secondo Aisha, rappresenta una vera ingiustizia: «In un Paese civile mi pare assurdo»
«Io mi sento italiana e mio fratello è nato a Napoli
La famiglia è originaria del Brasile, ma per Aisha, che ha sempre vissuto in Italia, la cittadinanza italiana è un diritto che sembra un passaggio naturale: «Io mi sento italiana e mio fratello è nato qui, a Napoli». Aisha Bara lavora da anni nel Reggiano con un contratto stabile e, nonostante ciò, sta ancora aspettando di poter fare domanda
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
BASTA DIVISIONI NEL CENTROSINISTRA
Se non avessi avuto impegni sarei andato volentieri a entrambe le manifestazioni su
Gaza, quella del Teatro Parenti a Milano e quella, più grande e popolosa, di Roma. Quasi disturba, anzi disturba proprio, etichettare i due momenti come “di Azione e Italia Viva” il primo, “di Avs, Cinquestelle e Pd” il secondo. La griglia partitica è inopportuna e stonata di fronte a questioni di così vasto coinvolgimento delle coscienze.
Le differenze di punti di vista sono sicuramente meno rilevanti rispetto allo scandalo, enorme e condiviso, della distruzione sistematica di Gaza, al suo disumano accanimento, al suo disumano innesco del 7 ottobre e alla catena di disumanità e oppressione, lunga decenni, che ha portato a questo punto di non ritorno.
La situazione a Gaza sconsiglierebbe di fare troppe distinzioni interpretative, così come, se si deve salvare una persona in pericolo di vita, lo si fa e basta, rimandando ad altri momenti e altre sedi l’analisi dell’accaduto.
Questa mattina, insieme ad altri, sarò a Rondine, la comunità toscana di Franco Vaccari che lavora nella mediazione dei conflitti, ospita ragazzi russi e ucraini, israeliani e palestinesi, africani e asiatici in fuga dalle guerre. La mediazione, la convivenza e la pace sono, in quel luogo, un lavoro concreto. Non teoria ma prassi, studio, conoscenza, incontro, parola.
Bisognerebbe che a Rondine, prossimamente, si incontrassero i cinque leader promotori delle due manifestazioni per discutere il tema: “perché non siamo stati capaci di farne una sola?”. Prendendo esempio dai ragazzi di tutto il mondo che domande simili, e anche molto più gravi e importanti, se le fanno ogni giorno.
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
MALATI LEGATI AI LETTI, IN ATTESA DI CURE E ACQUA
Grazie a una telecamera nascosta, Report stasera ci regala un inquietante affresco
dell’inferno dei Pronto soccorso, che tutti sperimentiamo da anni se ci rompiamo un braccio o abbiamo un familiare che sta male. Pazienti sulle barelle anche nei corridoi, ammassati uno accanto all’altro per giorni e giorni, perlopiù anziani,
donne e uomini mischiati, costretti a cambiarsi e a spogliarsi nella totale promiscuità, tutti soli perché se entrano pure i parenti non si lavora più, spesso anche senza mascherine e dunque alla mercé di batteri e virus.
C’è pure chi “dorme”, si fa per dire, su una sedia. Scene da incubo al Policlinico di Tor Vergata, legato alla seconda università pubblica della Capitale, l’ateneo di cui il ministro della Salute Orazio Schillaci era rettore, dove un’anziana chiede di essere slegata perché di notte l’hanno legata alla barella, un’altra implora “un goccetto d’acqua, è da stanotte che la sto a chiede’, non mi pensano per niente! Ho la bocca secca. Lo vede?”, dice la signora al giornalista. Poi, finalmente, l’acqua arriva.
Magari a Tor Vergata cade qualche testa visto che il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che pure qualche soldo sui Ps l’ha messo, è costretto a balbettare: “Mi sento male… Abbiamo mandato due ispezioni… Mi vergogno”.
Ma ce n’è anche per il più centrale Policlinico Umberto I e per il privato (con soldi pubblici) Casilino. E per il virtuoso Veneto, che ha il record (55%) di codici bianchi (non urgenti) al Pronto soccorso e per il Friuli-Venezia Giulia che passa per essere largheggiante nell’impiego di medici “gettonisti” non troppo qualificati. E per le cliniche di Roma e del Lazio a cui Rocca – già consigliere della Fondazione San Raffaele di Antonio Angelucci, parlamentare assenteista e re delle cliniche e dei giornali di destra – ha dato 23 milioni per ricoverare pazienti dai Pronto soccorso pubblici: 10 vanno alle strutture di Angelucci. Alcune, non si sa quali, incassavano i rimborsi regionali e poi trovavano le più varie motivazioni per rimandare i malati indietro, addirittura nel 10 o nel 15% dei casi, con punte del 20%: si sono magicamente ridotti al 2 o al 3% quando la giunta è intervenuta. “Allora era una truffa?”,
chiede Report. Chi lo sa… Intanto la Regione promette 170 posti letti pubblici entro il 2026.
La questione è nota, la racconta da anni il Simeu, la Società italiana di emergenza-urgenza: il Ps si affolla anche di codici verdi e bianchi (68% nel 2023) per via della crisi della sanità territoriale (medici di famiglia, liste d’attesa ambulatoriali…) e i pazienti che non possono essere dimessi riempiono le aree cosiddette boarding perché mancano i letti nei reparti, sfasciati da anni di tagli anche del centrosinistra, sempre a vantaggio dei privati e dell’ala più forte della corporazione medica. Intanto medici e infermieri scappano dall’emergenza-urgenza, che li massacra in cambio di magri stipendi, e così a volte c’è un solo operatore per 30 pazienti, se non uno per 40 o 50, quando dovrebbero essere 1 per 6 o 1 per 9. In nessun caso possono seguirli tutti. “Se arrivi a fine turno alla mattina e nessuno è morto, nessuno è peggiorato drasticamente, è già un risultato”, dice a Report un medico gettonista, uno che guadagnava “35 euro l’ora contando gli straordinari” e dopo aver lasciato il Servizio sanitario nazionale ne porta a casa 80/90 l’ora, cioè anche più di mille per un turno di dodici ore. I 70 mila lordi annui sono diventati 150 mila, racconta un altro, “e io sono uno che guadagna poco, c’è chi arriva a 200 mila”.
Il 14 maggio Giorgia Meloni ha proclamato in Parlamento: “Siamo stati noi a fermare il fenomeno dei medici a gettone. Fenomeno odioso”. Si riferiva al decreto del marzo 2023, che ha messo paletti in parte aggirabili, ma i proclami non bastano, la bacchetta non era magica, solo per i decreti attuativi e le linee guida è passato un anno e mezzo e i gettonisti sono ancora lì. “Adesso verificherò. Sono convinto che la percentuale è diminuita”, assicura il ministro Orazio Schillaci, ex rettore di Tor Vergata. Possibile non abbia i dati aggiornati del fenomeno a cui la sua capa dice di aver “messo fine”
Il Piemonte nel 2024 ha speso 115 milioni di euro per le prestazioni esterne, la Lombardia poco meno, 105. Cifre in aumento a livello nazionale dai 200 milioni del 2023 ai 500 del 2024. Per il 2025 aspettiamo con fiducia…
Che il fenomeno persiste lo certifica a Report il presidente dell’Anac Giuseppe Busia, che l’aveva denunciato con forza nel 2022: soldi buttati, regalati alle cooperative e ai privati invece di assumere i medici, ovviamente adeguando gli stipendi al mercato. Non si capisce perché un giovane professionista dovrebbe studiare 11 anni per ammazzarsi al Pronto soccorso quando un cardiologo o un dermatologo appena decenti guadagnano il doppio, a volte solo con l’intramoenia. Ormai dai Ps scappano pure i gettonisti, racconta Report. Se mancassero sarebbe un altro guaio, chiuderebbero le strutture, altro che “fine del fenomeno”. Infatti le cooperative li “reclutano” anche senza esperienza specifica: si è fatto ammettere perfino il giornalista di Report, inviando un falso curriculum da specialista in igiene e medicina preventiva che aveva lavorato nelle residenze per anziani. Uno può andare al Ps e ritrovarsi davanti un medico igienista. E checché ne dica il decreto di Meloni e Schillaci, “nessuno controlla”, confida un medico, che il dottor Tizio non faccia la notte all’ospedale X e il turno del giorno seguente all’ospedale Y, senza le undici ore di riposo prescritte. È tutto affidato alle autocertificazioni, dunque alla “responsabilità” e alla “coscienza” dei medici, allarga le braccia il manager di una cooperativa. Del resto chi dovrebbe controllare? I carabinieri del Nas Schillaci li ha mandati a inizio mandato, poi i risultati sono questi…
Se negli ultimi anni aumentano, dal 2003 al 2023 in Italia gli accessi ai Pronto soccorso sono nel complesso diminuiti, da 22,7 a 18,4 milioni. Ma siccome nel frattempo le strutture sono state tagliate – di un terzo, da 659 a 433 – la media nei Ps “superstiti” è passata da 34
a 42 mila accessi annui. Report farà un’altra puntata domenica 15 sulla sanità territoriale, lo scontro Schillaci-Regioni sulle liste d’attesa e il rischio di fallimento delle Case e degli Ospedali di Comunità, costruiti – almeno in parte – coi fondi del Pnrr ma col punto interrogativo della carenza di personale. Cambierà qualcosa solo quando la politica avrà il coraggio di impegnarsi per ridurre la spesa sanitaria privata, almeno quella vera, al netto del consumismo, mettendo un freno a uno dei pochi settori certamente in crescita della boccheggiante economia nazionale. Non accadrà, ma forse è anche meglio eliminarli un po’ di anziani, con quello che costano di pensioni… E chi può pagare le cure, le paghi.
(da Il fatto Quotidiano)
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
BENVENUTI NEL REGNO DEI GANGSTER MAFIOSI
Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento a Elon Musk, ammonendo che potrebbero esserci «gravi conseguenze» qualora il multimiliardario decidesse di finanziare i candidati democratici che si oppongono ai repubblicani, nel contesto della controversia legata alla legge di bilancio.
In un’intervista telefonica rilasciata a Nbc News, il presidente americano non ha specificato quali sarebbero queste conseguenze, ma ha ribadito con fermezza la sua posizione. Trump ha inoltre confermato di non avere alcuna intenzione di ricucire il rapporto con il magnate, definendo il loro legame ormai definitivamente compromesso: «Posso dire con certezza che i nostri rapporti sono terminati». Nel colloquio col media Usa, il tycoon ha inoltre spiegato di essere troppo impegnato per parlare con l’ex collaboratore definendolo «irrispettoso nei confronti dell’ufficio del Presidente».
La legge di bilancio
Nonostante le tensioni con Musk, Trump si è mostrato fiducioso sull’approvazione del “One Big, Beautiful Bill Act”, il disegno di legge attualmente in esame al Senato. «Sono molto sicuro che passerà prima del 4 luglio», ha affermato, evidenziando come il
partito repubblicano «non sia mai stato così unito come adesso».
Il patron di Tesla e SpaceX è stato uno dei principali finanziatori della campagna presidenziale di Trump nel 2024, spendendo oltre un quarto di miliardo di dollari per sostenerlo negli Stati chiave. Nei primi mesi dell’amministrazione, Trump lo aveva nominato a capo del Dipartimento per l’Efficienza Governativa, con il compito di supervisionare licenziamenti e la chiusura di alcune agenzie federali.
I tweet cancellati
L’avvertimento arriva a poche ore dalla cancellazione da parte del multimiliardario di un post su X in cui accusava Trump di essere citato negli Epstein files, nell’ambito della violenta faida pubblica che da giorni oppone il presidente degli Stati Uniti e l’imprenditore. Giovedì Musk aveva scritto: «È ora di sganciare la bomba più grande: (Trump) è nei file di Epstein. Questo è il vero motivo per cui non sono stati resi pubblici». Successivamente, Musk aveva ribadito la sua tesi con un altro post in cui affermava che «la verità verrà a galla». Entrambi i tweet, tuttavia, sembrano essere stati cancellati.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
POI CANCELLA IL POST, MA SCOPPIA LA BUFERA: MA CHE BELLA IMPRENDITORIA ABBIAMO IN ITALIA, FONDATA SU RICATTI E SFRUTTAMENTO
Invita i colleghi a votare «Sì» al referendum dell’8 e 9 giugno e ora rischia il posto di
lavoro. Succede a Fabriano, in provincia di Ancona, dove un dipendente potrebbe non vedersi rinnovato il contratto di lavoro, in scadenza il prossimo 30 giugno, per aver espresso pubblicamente, durante una pausa di lavoro, il proprio invito politico ai colleghi. A denunciare il caso è stato Maurizio
Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che ha rilanciato un post su X pubblicato dall’imprenditore Marcello Crescentini, titolare dell’azienda in cui l’episodio è avvenuto.
Il tweet incriminato
«Ho un dipendente sotto contratto, oggi alla pausa colazione aizzava gli altri di andare a votare perché sarebbe l’unico modo per tutelare chi lavora. Il contratto gli scade il 30 giugno. Dopo ci pensa Landini», ha scritto l’imprenditore Crescentini intorno all’una e mezza della notte del 7 giugno. Un tweet, ora non più visibile, che ha sollevato preoccupazioni immediate su una possibile ritorsione nei confronti del lavoratore per le sue opinioni politiche. «Il coraggio dell’operaio ha mostrato il clima che regna in molti luoghi di lavoro. Dobbiamo votare in massa Sì ai referendum per difendere i diritti di chi lavora dalla prepotenza padronale. Chi invita all’astensione si schiera con datori come Crescentini».
I sindacati si mobilitano
Il caso ha innescato la reazione dei sindacati. In una nota congiunta, Gianluca Toni (segretario generale della Cgil Ancona) e Pierpaolo Pullini (segretario della Camera del Lavoro di Fabriano) esprimono «piena solidarietà» al dipendente, annunciando che l’organizzazione è pronta ad offrire ogni tipo di assistenza legale e sindacale. «Sorge il fondato dubbio che l’eventuale mancato rinnovo del contratto possa avere una matrice discriminatoria, non riconducibile a reali esigenze produttive. Il lavoro in somministrazione dovrebbe rispondere a esigenze temporanee, non alla posizione politica del singolo», affermano. «Non è ammissibile che la libertà di opinione dei lavoratori venga minacciata nei luoghi di lavoro», aggiungono i sindacalisti, pronti a segnalare il caso alle autorità competenti. Il caso arriva alla vigilia del referendum dell’8 e 9 giugno, che propone
una revisione delle norme sul lavoro e la possibilità di rafforzare allcuni diritti dei lavoratori.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2025 Riccardo Fucile
ECCO PERCHE’ NON LO AVEVANO RESO PUBBLICO PRIMA DELLE ELEZIONI: 57 PAGINE CON UNA MIRIADE DI DUBBI E CRITICITA’ DA RISOLVERE… LA SINDACA SALIS DA SEMPRE CONTRARIA ORA RIVEDRA’ L’INTERA MATERIA
Il progetto dello Skymetro dovrà “tenere conto delle prescrizioni, raccomandazioni e osservazioni” del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Che sono molte e riguardano diversi aspetti dell’opera.
È quanto si legge nel parere della terza sezione, presieduta dall’ingegner Marcello Paolucci, di cui Genova24 è venuta in possesso nonostante il documento di 57 pagine (reso noto dal viceministro Rixi il giorno stesso) non sia mai stato pubblicato tra quelli compresi nell’iter autorizzativo avviato alla conclusione dopo l’accelerata impressa negli scorsi giorni dal Rup Emanuele Scarlatti.
Prescrizioni che dovrebbero essere soddisfatte prima della gara d’appalto poiché “il procedimento di verifica e validazione previsto dal quadro normativo applicabile includerà la verifica di ottemperanza“. Si tratta comunque della pronuncia definitiva dell’organo tecnico del ministero dei Trasporti, di fatto un via libera condizionato dopo mesi di interlocuzioni in cui le versioni precedenti erano state rinviate al Comune per via delle numerose lacune riscontrate. Il progetto, tuttavia, dovrà essere esaminato anche dal dipartimento per i trasporti e la navigazione e dal comitato tecnico permanente per la sicurezza dei sistemi di trasporti a impianti fissi.
Lo studio sul Bisagno
Tra gli aspetti più critici ci sono quelli idrologici e idraulici. Il progetto tiene conto dello scenario con lo scolmatore già funzionante, ma il Consiglio superiore segnala che “manca e deve essere sviluppato il confronto dei livelli liquidi che si verrebbero a verificare nel caso di mancato funzionamento dello scolmatore del torrente Bisagno, in presenza e in assenza delle opere dello Skymetro“. Altri problemi riguardano le pile che dovranno essere fondate con pali più profondi: “Deve essere valutato il massimo scavo che si può realizzare al piede del muro di sponda in corrispondenza alle pile d’argine”, evidenziano i tecnici. E poi, per le fasi di cantiere che prevedono l’occupazione parziale dell’alveo, “non appare chiaro se si intenda assumere un rischio pari a quello che si ha nella configurazione definitiva delle opere, spiegando le ragioni di eventuali scelte diverse”.
Il ponte di Marassi
I tecnici del ministero dei Trasporti, come anche gli esperti della Soprintendenza, hanno storto il naso di fronte al ponte obliquo lungo più di 120 metri per l’attraversamento del Bisagno di fronte al carcere di Marassi: “La soluzione proposta di un ponte in acciaio a travatura reticolare, che richiama un tradizionale attraversamento ferroviario in territorio aperto, mal si presta” all’obiettivo di riqualificazione urbana. Quindi “si ritiene opportuna la valutazione di soluzioni alternative più consone all’ambiente in cui il ponte è inserito e che si presti particolare attenzione alla qualità di quest’opera il cui ruolo deve essere di marcatore dell’identità del luogo”. Insomma, la soluzione dovrà essere bella oltre che
funzionale.
La demolizione del Firpo-Buonarroti
Il nodo cruciale per consentire il passaggio di sponda è però la demolizione dell’istituto Firpo-Buonarroti, su cui è stato eseguito di recente un intervento di riqualificazione da quasi 2 milioni finanziato con fondi Pnrr. Il Comune ha risposto al Consiglio superiore dei lavori pubblici che il trasferimento della scuola al posto delle officine manutentive dei treni in piazza Giusti può essere traguardato a dicembre 2028. L’amministrazione aveva deciso di affrontare il discorso separatamente, ma i tecnici romani ritengono che sia necessario produrre già in questa fase progettuale una documentazione che metta “al riparo da incrementi incontrollati di tempi e costi di realizzazione e da possibili ricorsi“. Serve insomma “una chiara e completa definizione” di tutte le interferenze, compreso il Firpo, la cui demolizione tra l’altro “potrebbe incidere sulla consegna delle aree e quindi sul tempo contrattuale di realizzazione dell’opera”.
Gli altri punti critici
Un altro punto complesso è il sottopasso di piazza Garrassini, all’interno del quale saranno fondate le strutture a portale che sorreggono l’impalcato, con “dubbi” residui sul sistema water-stop che dovrebbe garantire la tenuta idraulica e sull’interazione tra le nuove opere e quelle esistenti, per cui bisognerà “studiare, revisionare e dettagliare in maniera più approfondita le fasi esecutive di realizzazione”. Sotto esame anche il parcheggio di interscambio di Molassana, da realizzare nell’ex cava Montanasco, con informazioni geologiche ancora limitate per cui il Consiglio superiore raccomanda di effettuare una “profonda revisione delle soluzioni progettuali proposte”. Ulteriori integrazioni vengono richieste per gli aspetti impiantistici.
Rispetto ai temi della sostenibilità ambientale, il Consiglio superiore rileva che “le azioni finalizzate all’adattamento dei cambiamenti climatici sono definite in modo sommario e, più che illustrare le scelte progettuali adottate, rinviano a scelte ed azioni future”. Manca qualsiasi accenno al “previsto ricorso a fonti energetiche rinnovabili”, che i progettisti hanno deciso di stralciare per rinviare a un successivo project financing con risorse private, ma che “contribuiscono in modo significativo al comportamento energetico dell’opera e quindi alla sua sostenibilità”. La sezione prescrive inoltre integrazioni per dimostrare le dichiarate migliorie ambientali, anche considerando che il progetto prevede 28 nuove alberature a fronte di 11 da abbattere e altre 33 da ripiantare.
Qualche incertezza riguarda anche i tempi di percorrenza dichiarati, 11 minuti per l’intera tratta Brignole-Molassana. Il calcolo dei diagrammi di trazione “è stato condotto in modo molto semplificato, partendo da ipotetici valori di accelerazione dei veicoli attuali“. Ma gli ingegneri del ministero vogliono “calcoli più precisi” che tengano conto di tutti i fattori, tenendo conto che sono previste pendenze fino al 35 per mille. “Inoltre – scrivono – deve essere condotta la verifica di aderenza per appurare se il treno sia effettivamente in grado di erogare tutto lo sforzo di trazione previsto nelle diverse condizioni di linea possibili: da tale verifica potrebbe risultare la necessità di limitare lo sforzo di trazione e la conseguente accelerazione, con un allungamento dei tempi di percorrenza“.
Viabilità non a norma
Pure il riassetto della viabilità dovrà essere rivisto, secondo il Consiglio superiore dei lavori pubblici, perché “molte delle soluzioni progettuali adottate per permettere l’esercizio della rete viaria non sono conformi alle norme di progettazione delle strade e vanno quindi adeguate”. In altre parole, prima si dovranno valutare
soluzioni a norma, poi, “nel caso di loro oggettiva e dimostrata inattuabilità”, si potrà applicare l’analisi di sicurezza. Mancano poi analisi di traffico per capire l’impatto dei mezzi di cantiere sulla viabilità della vallata. Queste valutazioni, in termini di traffico, transitabilità e possibili danneggiamenti, potrebbero riflettere “effetti significativi sull’opera, sia in termini di costi che di tempi di realizzazione”. E ancora, mancherebbe un “prospetto di calcolo con le stime dei costi necessari per la risoluzione di ciascuna interferenza“, anche se nel quadro economico si indicano oltre 30 milioni nel complesso.
Inquinamento acustico nelle scuole
Dal progetto valutato a Roma emerge che l’esercizio dello Skymetro comporterebbe il superamento dei valori limite di rumorosità per 13 edifici scolastici, di cui 6 sono collocati a meno di 20 metri dal tracciato. I progettisti non hanno valutato di installare barriere antirumore, ritenendole poco utili, limitandosi a proporre “interventi diretti sugli edifici“, come aeratori per garantire il ricambio d’aria. Il Consiglio superiore chiede studi più approfonditi che tengano conto anche del rumore prodotto dai treni alla massima velocità di transito e raccomanda misure di mitigazione acustica “che agiscano direttamente alla fonte del rumore o sulla via di propagazione”.
Si conferma infine l’aumento dei costi che passano da 398,4 milioni a 532,3 milioni, “un incremento di circa il 34%, nonostante riduzioni computazionali” evidenziate dal Consiglio superiore. Nei documenti economici vengono segnalate diverse discordanze sui prezzi e parti mancanti nel capitolato speciale d’appalto.
A che punto siamo?
Tutti argomenti in teoria superati, visto che la sindaca Silvia Salis e la coalizione che la sostiene hanno espresso chiaramente l’intenzione di non realizzare lo Skymetro voluto da Bucci e portato avanti da
Piciocchi, ma che aggiungerebbero nuovo lavoro per i progettisti anche dopo la chiusura della conferenza dei servizi. Elementi che la nuova giunta potrebbe portare a favore di una richiesta di proroga della scadenza (oggi 31 dicembre 2025) per assegnare l’appalto pena la revoca dei finanziamenti governativi. Lunedì Salis incontrerà il responsabile unico di progetto Emanuele Scarlatti per “condividere” le prossime scelte, tenendo conto che la vera partita adesso è sul piano politico e la posta in gioco è la possibilità di dirottare i 398 milioni su un progetto alternativo per il trasporto pubblico in Valbisagno.
(da Genova24)
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