Giugno 19th, 2025 Riccardo Fucile
LA DONNA HA DENUNCIATO IL FIGLIO NEL 2016: ALL’EPOCA BOSSI JUNIOR LE CHIEDEVA SOLDI IN CONTINUAZIONE E LE METTEVA LE MANI ADDOSSO – NON È LA PRIMA CONDANNA PER RICCARDO BOSSI: A GENNAIO SI È BECCATO DUE ANNI E SEI MESI PER AVER PERCEPITO INDEBITAMENTE IL REDDITO DI CITTADINANZA
Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi, è stato condannato in
primo grado dal tribunale di Varese a un anno e 4 mesi per maltrattamenti nei confronti della madre. I fatti al centro del processo risalgono al 2016 e l’avvocato Federico Magnante, difensore di Bossi Jr (mai comparso in aula), ha già annunciato il ricorso in Appello.
La madre ha denunciato Riccardo Bossi per maltrattamenti e minacce salvo poi rimettere la querela e rassicurare il giudice in aula che i rapporti con il figlio erano tornati sereni con ogni possibile frattura famigliare ricomposta. La querela rimessa ha automaticamente fatto cadere l’accusa di minacce, lasciando però aperta quella per maltrattamenti per la quale si procede
d’ufficio.
Tra gli episodi contestati dalla Procura a Bossi, che ha sempre negato ogni addebito, ci sono delle incessanti richieste di denaro avanzate alla madre, con scatti d’ira che in un caso avrebbero portato l’imputato a mettere le mani addosso alla donna, che in quel periodo lo ospitava nella sua casa di Azzate, facendole sbattere la testa contro il muro; mentre in un’altra circostanza, gli insulti e il clima teso avrebbero spinto il genitore a fuggire di casa, pur di allontanarsi dal figlio. Quella odierna è solo l’ultima vicenda giudiziaria che coinvolge Riccardo Bossi. A gennaio di quest’anno, infatti, il figlio del senatur era stato condannato a 2 anni e 6 mesi, con rito abbreviato, dal Gup del tribunale di Busto Arsizio per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza per alcuni mesi. Le motivazioni saranno depositate in 90 giorni
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2025 Riccardo Fucile
QUANDO IN ITALIA TORNERA’ LA LEGALITA’, LE OPPOSIZIONI RICORDINO CHE NULLA DOVRA’ RESTARE IMPUNITO
Lo sbarco delle sessanta persone dalla nave Sea Eye 5 è stato autorizzato al porto di Pozzallo (Ragusa)nella tarda serata di domenica, e i migranti sono rimasti bloccati a bordo della nave umanitaria tedesca per quasi un giorno intero, su indicazione delle autorità italiane, prolungando§immotivatamente le sofferenze dei migranti a bordo. Ora la Sea Eye 5 è trattenuta illegalmente in Sicilia e la nave ha deciso di intraprendere un’azione legale.
L’organizzazione umanitaria ha annunciato che la nave è stata bloccata dalle autorità italiane, a causa di presunte violazioni da parte dell’equipaggio delle istruzioni del Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo di Roma. La Sea Eye 5 aveva tratto in salvo sabato 65 rifugiati da un gommone a circa 50 miglia nautiche dalla costa libica. Vediamo di mettere in fila i fatti.
Perché la nave Sea Eye 5 è stata sottoposta a fermo amministrativo
Alla nave era stato inizialmente assegnato il porto di Taranto, a 48 ore di navigazione dal punto in cui si trovava l’imbarcazione. I membri della Ong si sono opposti,
spiegando che la nave non avrebbe potuto sostenere un viaggio così lungo in sicurezza, mettendo a rischio la salute dei naufraghi a bordo. L’Italia, dopo una serie di pressioni ricevute anche dalla Germania, e in particolare dall’MRCC tedesco, ha acconsentito a indicare un porto più vicino, quello di Pozzallo appunto. Ma quando la nave umanitaria è arrivata nei pressi del porto, è stata bloccata dalle autorità, che hanno chiesto all’Ong di far scendere solo i fragili, e poi proseguire verso il viaggio verso Taranto con il resto dei migranti a bordo. È stato necessario un lungo braccio di ferro, e due evacuazioni mediche d’emergenza, prima tre donne portate a Lampedusa, e successivamente una donna al nono mese di gravidanza insieme al marito, prima di convincere le autorità a concedere il permesso di sbarco per tutti a Pozzallo, dopo uno stallo di diverse ore.
Dopo che sono scese tutte le persone dalla nave, sono iniziate le operazioni di sanificazione, visto che a bordo erano stati riscontrati diversi casi di scabbia. Oggi però l’imbarcazione tedesca ha subito un fermo amministrativo: “È un atto politicamente motivato e un grave attacco al soccorso civile in mare”, ha spiegato Gordon Isler, presidente della Ong.
Le tre accuse alla Sea Eye 5
Tre le contestazioni mosse alla nave umanitaria. Innanzitutto il mancato rispetto delle indicazioni date dal MRCC di Roma. Il capitano, secondo le accuse, avrebbe omesso di comunicare in maniera completa le informazioni e avrebbe rifiutato il trasferimento selettivo delle persone sulla motovedetta della Guardia costiera.
La seconda accusa mossa alla nave di ricerca e soccorso civile è non aver richiesto “ufficialmente e tempestivamente” un porto di sbarco. In realtà, ha spiegato
l’Ong, Sea-Eye era in contatto attivo con diversi centri di coordinamento dei soccorsi, inclusi quelli di Brema e Roma, fin dall’inizio dell’operazione. “Tutte le comunicazioni sono state documentate per iscritto”.
Infine, la terza contestazione riguarderebbe la partenza ritardata per il porto di Taranto, assegnato dalle autorità per lo sbarco. Sea Eye 5 non avrebbe proseguito “senza indugio” verso il Pos, aspettando oltre sei ore al largo della costa di Pozzallo. Secondo l’ong, tuttavia, “Pozzallo era stato ufficialmente designato come Pos” e il ritardo è dovuto “all’annullamento dello sbarco previsto da parte dell’Mrcc di Roma”.
Dal punto di vista di Sea Eye, “le richieste di trasbordo e le ulteriori istruzioni di viaggio erano incompatibili con la situazione di sicurezza a bordo e le limitazioni tecniche della nave”.
“Queste accuse sono fabbricate per criminalizzare le operazioni di salvataggio – ha detto Isler -. Il nostro equipaggio ha sempre agito nel migliore interesse delle persone soccorse e in conformità con il diritto marittimo internazionale. Il fermo dimostra ancora una volta che le autorità italiane stanno sistematicamente cercando di spingere le navi di soccorso civile fuori dal Mediterraneo”.
(da Fanpage)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
LE CARTE DELL’INCHIESTA: “LA PRESUNZIONE DI IMPUNITA’ TOTALE” DEI 15 AGENTI INDAGATI
I “sussurri nell’orecchio”, come “straniero di merda”, “fai denuncia” per provocare i fermati
e giustificare le botte e/o gli arresti per resistenza le bodycam “accese solo dopo”, come nel caso dei 1200 euro sottratti a un cittadino italiano sotto sgombero in un appartamento di proprietà di Arte a Borzoli, gli accessi per gli sgomberi “senza una determina di un dirigente” talvolta senza un funzionario di polizia giudiziaria presente.
E ancora le minacce, gli scherni e il vanto per quelle umiliazioni fatte subire nella chat ‘Quei bravi ragazzi’’, convinti della loro totale impunità : “Tanto è la sua parola contro la nostra che siamo pubblici ufficiali”.
La pm: “Concreti riscontri al racconto delle due vigilesse”
La prassi del gruppetto di sceriffi emerge puntuale dal lavoro minuzioso degli investigatori della squadra mobile che su indicazione della pm Sabrina Monteverde hanno incrociato il racconto delle due vigilesse con le chat e con il racconto delle vittime delle violenze, di altri testimoni, in qualche caso telecamere di sorveglianza. Anche alcuni colleghi degli indagati sono stati sentiti ma secondo quanto emerso si sarebbero tricerati di fronte a tanti “non ricordo”
E se nel decreto di perquisizione notificato ieri ai 15 indagati ( 11 uomini e 4 donne) vengono ricostruiti minuziosamente 6 episodi le indagini sono appena all’inizio e i riscontri che potranno trovare gli investigatori potrebbero portare nuovi sviluppi, come scrive la stessa pm: “Gli episodi illustrati confermano la piena attendibilità delle agenti nel riferire fatti costituenti reato dei quali i colleghi del reparto Sicurezza Urbana si rendono sistematicamente protagonisti”.
Per l’accusa le prime indagini hanno infatti consentito di trovare ”concreti riscontri circa l’uso spregiudicato della violenza” e circa le minacce “nei confronti di soggetti ai margini della società, non in grado di difendersi al cospetto di uomini in divisa, forti del fatto che la loro parola di pubblici ufficiali non potrebbe mai essere messa in discussione”.
L’inchiesta interna alla Pl e l’informativa in Procura
In base a quando emerge dalle 31 pagine del decreto l’inchiesta
nasce dalla volontà della Procura di Genova di approfondire un’informativa arrivatale dal comando della polizia locale che aveva condotto un’inchiesta interna dopo che due vigilesse avevano segnalato all’assessore alla polizia locale Sergio Gambino una serie di comportamenti illeciti e inappropriati da parte di colleghi. Al momento non è possibile conoscere il contenuto esatto dell’annotazione inviata dal comandante Gianluca Giurato alla Procura a conclusione dell’indagine interna (che è stata fatta senza informare preventivamente l’autorità giudiziaria) alla fine dello scorso novembre.
Premesso che per questa vicenda il comandante Giurato non è indagato, la pm Sabrina Monteverde, letta l’informativa, decide di approfondire per vederci chiaro: per questo affida l’inchiesta alla squadra mobile che convoca immediatamente le due vigilesse che confermano e dettagliano i fatti a cui hanno
assistito direttamente. Non solo: agli investigatori consegnano i telefoni in modo che possano essere estratti per intero i contenuti della chat ‘Quei bravi ragazzi’, una sorta di chat parallela (23 i partecipanti) a quella ufficiale del reparto (la chat RU con 46 membri).
Le botte a Capodanno: “Primi cioccolatini dell’anno dispensati“
“Primi cioccolatini dell’anno dispensati” scrivono alcuni agenti in chat alludendo a un cittadino sudamericano arrestato e malmenato la notte di Capodanno .”Chi è il dottore?” chiede uno dei partecipanti alla chat. “Ha gradito da più dottori”, “Ne ha mangiati tanti gusti a sto giro, era ghiotto e affamato” dicono ancora sempre utilizzando la metafora dei dolci e delle caramelle per indicare le botte e postando la foto dell’arrestato in manette. “Cos’ha combinato sto Coglionazzo????” chiede un altro e e uno degli indagati risponde “A de Ferrari è un po’ su di
giri, ha voluto fare un brindisi con noi”, “Ha brindato rompendo il bicchiere in testa“.
I 1200 euro spariti: “Tanto le bodycam le abbiamo attivate dopo e abbiamo i filmati”
Tra gli episodi citati quello del furto di 1200 euro (il reato è peculato trattandosi di pubblici ufficiali), in cui una delle vigilesse donne, dopo che un collega si era preoccupato visto che il proprietario della casa appena si era accorto dell’ammanco si era infuriato dicendo che avrebbe denunciato tutti, aveva detto: “ha detto che gli abbiamo fatto saltare 1500 euro ma non può provarlo. Siamo noi contro di lui e abbiamo attivato le bodycam che dimostrano che non abbiamo toccato niente. Può andare a fare denuncia dove vuole, tanto abbiamo attivato dopo e abbiamo i filmati”.
Circa gli accessi negli alloggi da sgomberare senza preventiva
determina del dirigente e senza, in qualche caso – come emergerebbe dalle prime indagini – la presenza di un loro superiore in loco (con qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria) in chat uno di loro scrive, quasi ad anticipare una preoccupazione: “Il problema è che con questo giochino abbiamo fatto un bel po’ di reati”.
L’obiettivo della perquisizione e del sequestro di ieri, che ha portato a trovare almeno un manganello nell’armadietto di uno degli indagati, come avevano raccontato le vigilesse e come ha confermato una delle vittime di un pestaggio, è anche quello di scoprire ulteriori eventuali reati anche proprio grazie alla chat incriminata, visto che le due agenti che hanno denunciato gli abusi nell’ottobre scorso, parlando di una prassi consolidata e sistematica, erano state immediatamente trasferite ad altro incarico.
Intanto una decina dei quindici agenti indagati ha fatto ricorso al Riesame per chiedere il dissequestro dei telefoni.
(da Genova24)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
LA RETE DI RAPPORTI CHE RUOTA INTORNO ALLA GESTIONE DELL’ACCOGLIENZA DEI MINORI NON ACCOMPAGNATI
Favori, affidamenti pilotati e rivelazioni riservate. Dietro l’indagine che ha travolto l’ex assessore comunale Sergio Gambino si snoda una rete di rapporti che ruota attorno alla gestione dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati a Genova.
La struttura di via Rolla 16/B e i rapporti con Alessi
Al centro dell’inchiesta ci sono i contratti per la gestione del centro residenziale di via Rolla 16/B. Le società che lo hanno
gestito sarebbero entrambe legate a Luciano Alessi, figura chiave nell’indagine insieme ad Artan Taipi. Secondo gli investigatori, Gambino avrebbe “asservito la funzione ricoperta agli interessi privatistici” dei due, in cambio di denaro e utilità.
I primi segnali emergono nel settembre 2022: una delle società ottiene un affidamento diretto per 30 minori non accompagnati, con un contratto di 121.500 euro valido per due mesi. A novembre arriva la prima proroga, seguita da un secondo affidamento per dicembre da 69.750 euro. Tutti gli affidamenti fanno riferimento all’articolo 63 del Codice dei contratti pubblici, ma per l’accusa la procedura non era applicabile in questo caso. La gestione dell’accoglienza rientrerebbe infatti nel perimetro del Codice del Terzo Settore, che richiede altri criteri e modalità.
Il maxi appalto da 1,6 milioni a Cirneco srl
Il salto di qualità arriva a fine 2022: il 20 dicembre, un’altra società, Cirneco srl — sempre riconducibile ad Alessi — ottiene l’accreditamento per l’accoglienza dei minori non accompagnati. Pochi giorni dopo parte un nuovo contratto: 50 minori accolti nella stessa struttura, per un corrispettivo che, tra gennaio 2023 e marzo 2024, raggiungerà 1.686.850 euro. Un rapporto durato oltre un anno, interrotto solo con la revoca del contratto per grave inadempimento, il 14 aprile 2024.
Ma anche dopo la revoca, secondo la ricostruzione della procura, il Comune avrebbe continuato a pagare: almeno 74.775 euro erogati per fatture successive alla chiusura formale del rapporto.
La soffiata sulla nuova struttura per minori fragili
L’indagine si allarga anche a un episodio risalente al 30 luglio 2024. Quel giorno Gambino, secondo le accuse, avrebbe violato
il segreto d’ufficio rivelando in anticipo ad Alessi i contenuti di una riunione con la Prefettura. Il tema: la possibile creazione, tramite l’Asl, di una struttura per minori con problemi psichiatrici e tossicodipendenze. L’assessore avrebbe segnalato ad Alessi l’intenzione del Comune di attivare questo progetto, favorendo così una sua candidatura preventiva per la gestione, da sviluppare nella già nota struttura di via Rolla o, in alternativa, nella residenza Villa Immacolata, nel caso fosse stata acquisita all’asta.
Una filiera sotto osservazione
Tra settembre 2022 e giugno 2025 si snoda una trama in cui si intrecciano affidamenti pubblici, proroghe ripetute, legami personali e anticipazioni di piani istituzionali. L’inchiesta — ancora in corso — punta a chiarire non solo la regolarità delle procedure, ma anche il grado di consapevolezza e responsabilità
degli attori coinvolti.
(da Genova24)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
I VERDI PARLANO DI COMMENTI “CINICI E IGNORANTI” DI MERZ … ANCHE I SOCIALDEMOCRATICI, ALLEATI DI GOVERNO DEL CANCELLIERE, HANNO PRESO LE DISTANZE
Fa discutere in Germania la frase di Friedrich Merz secondo il quale Israele “sta facendo in
Iran il lavoro sporco per noi”. Sulle sue parole si sono sollevate critiche soprattutto dai partiti dopposizione, come verdi e Linke.
Ma anche frange dei socialdemocratici, alleati di governo del Kanzler, hanno preso le distanze. Alla Tv del quotidiano Die Welt, il parlamentare verde Anton Hofreiter ha affermato che la frase è “sconveniente”: il cancelliere avrebbe dovuto tener presente che in Iran la stragrande maggioranza delle persone è contro il regime, ha fatto notare, e che negli attacchi Israeliani muoiono anche civili.
La portavoce dei Verdi per il Medio Oriente e l’Iran, Luise Amtsberg, ha criticato Merz sia per la scelta delle parole sia per il contenuto della sua dichiarazione: “Invece di commenti cinici e ignoranti del cancelliere, mi aspetto che il governo federale faccia tutto il possibile per allentare la tensione in questa difficile situazione”.
Ancora più duro il commento del co-presidente della Linke Jan
van Aken al quotidiano Sueddeutsche Zeitung (Sz): “Merz dovrebbe pulire un bagno, così capirebbe cosa significa fare un lavoro sporco. Invece Merz definisce un lavoro sporco il fatto che delle persone vengono uccise. In questo modo, prende in giro le vittime della guerra e della violenza”. Van Aken, che è membro della commissione Esteri del Bundestag, ha poi sottolineato: “Bisogna impedire che l’Iran abbia la bomba atomica.
Questo è possibile attraverso negoziati. Oppure attraverso una guerra sporca. Possiamo ancora decidere quale strada vogliamo seguire”. Questa mattina anche dalla Spd si era sollevato un rumoroso dissenso: il parlamentare socialdemocratico Ralf Stegner ha definito “sconcertanti” le parole del cancelliere.
(da agenzie)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
SI PREMIANO I FURBI EVASORI MENTRE PER IL “PIANO CASA” CONTRO IL DISAGIO ABITATIVO SONO PREVISTI SOLO 100 MILIONI DI EURO DI FONDI IN PIÙ, BRICIOLE, CHE ARRIVERANNO SOLO NEL 2027
Una legge delega per riordinare le procedure in sanatoria. Dopo il decreto Salva–casa, Matteo Salvini vuole ampliare il perimetro della “pace edilizia”. L’anteprima ieri, al tavolo che al
ministero delle Infrastrutture ha riunito 37 sigle
A indicare la necessità di procedere con un’ulteriore «semplificazione» delle norme è stata Elena Griglio, il capo dell’ufficio legislativo del Mit. È toccato a lei illustrare le novità del nuovo Testo unico dell’edilizia, l’oggetto del disegno di legge delega che il leader della Lega intende presentare nel giro di poche settimane.
CONDONO EDILIZIO
Insieme a una revisione delle competenze di Stato e Regioni, l’obiettivo è «garantire certezza ai tempi di rilascio o formazione dei titoli abilitativi», come si legge in una nota diffusa dal ministero al termine della riunione. Ma anche semplificare le modalità di attestazione dello stato legittimo dell’immobile. E poi, appunto, nuove regole per le difformità edilizie e le sanatorie, dopo quelle già diventate legge per le
lievi irregolarità e le variazioni essenziali.
Al tavolo si è parlato anche del Piano casa contro il disagio abitativo. Ai 560 milioni già stanziati dalla legge di bilancio (150 nel 2028, 180 l’anno successivo e 230 nel 2030) se ne aggiungono altri 100 per progetti pilota. Ma anche in questo caso i soldi arriveranno in differita, nel 2027-2028.
Si cercano risorse aggiuntive con il coinvolgimento di Cdp, fondazioni bancarie, Casse di previdenza e fondi immobiliari. Dalla Banca europea per gli investimenti sono in arrivo 10 miliardi, ma Salvini invita alla prudenza. Il ministro avrebbe sottolineato la necessità di capire prima come verrà erogata la quota destinata all’Italia.
(da agenzie)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
“SE DEVO ACCETTARE UNA COSA CHE NON È NEL PROGRAMMA, POI GLI ALLEATI DEVONO ACCETTARE UNA COSA CHE NOI PROPONIAMO E CHE NON È NEL PROGRAMMA”
“FI è contro il terzo mandato” e “non cambio idea se mi danno il sindaco di Verona o il
sindaco di Milano: sono due cose
completamente diverse, quindi non esiste questa ipotesi di trattativa”. Così il vicepremier Antonio Tajani, interpellato a margine dell’evento Consap, sull’ipotesi di accordo nella maggioranza sul terzo mandato per i presidenti di Regione.
“Non è una questione di baratto: io non sono uno che si vende per un piatto di lenticchie”, aggiunge. “Le trattative sono sempre politiche, se devo accettare una cosa che non è nel programma, poi gli alleati devono accettare una cosa che non è nel programma che noi proponiamo”.
Per Tajani “ci sono incrostazioni di potere che possono essere dannose per la democrazia”, dopodiché “io sono sempre pronto a discutere”, ma “è un periodo ipotetico della irrealtà l’ipotesi che noi possiamo trovare un accordo a favore del terzo mandato, che non condividiamo, perché ci danno il sindaco di Verona o il sindaco di Milano. Quello magari ce lo prendiamo
con i voti”, aggiunge.
(da agenzie)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
PER QUESTA OPERAZIONE LA TRUMP ORGANIZATION NON APRIRÀ FABBRICHE NEGLI USA, NÉ ASSUMERA’ INGEGNERI O OPERAI
Quanto è veramente americano il T1 Phone di Trump Mobile, il «Trump-phone» in arrivo in autunno e che dovrebbe essere un dispositivo «orgogliosamente progettato e costruito negli Stati Uniti»? Ben poco, com’era facile intuire conoscendo un minimo
la materia.
Anzi, è proprio un cellulare cinese, verniciato con colori dorati e venduto a quasi il triplo del prezzo rispetto al modello da cui nasce. Sono bastate poche ore di ricerca per capire che siamo di fronte all’ennesima operazione commerciale della galassia Trump, non molto diversa dal resto del merchandising associato, più o meno direttamente, al presidente: dalle sneaker dorate alle bibbie, dagli orologi alle chitarre.
Un oggettistica cha ha già fruttato, grazie agli acquisti del fedele popolo Maga, circa 10 milioni di dollari secondo le stime
Visitando il sito ufficiale, l’impressione è quella di un progetto messo in piedi frettolosamente. Le immagini del T1 sono dei grossolani fotomontaggi di altri telefoni, con un logo «Trump» aggiunto con il fotoritocco e un sensore di impronte che sembra disegnato a matita
Ma l’aspetto più surreale è la promessa di produrre un telefono made in Usa in pochi mesi, un’impresa che nemmeno colossi come Apple potrebbero realizzare in tempi così rapidi (e non per cattiva volontà). Evidenze che hanno iniziato a far vacillare fin da subito la narrazione patriottica, con gli stessi figli di Trump che hanno corretto il tiro, parlando di una produzione che «alla fine» (quando?) avverrà in America, come ha detto Eric Trump al podcast «The Benny Show».
Ma allora, cos’è realmente il Trump Mobile T1? Alcuni utenti twitter esperti di telefoni cinesi hanno impiegato ben poco per svelare il mistero: non è altro è che un T-Mobile REVVL 7 Pro 5G, uno smartphone di fascia medio-bassa prodotto dall’azienda cinese Wingtech. O meglio un leggero riadattamento del Wingtech
Altri commentatori online puntano invece sull’Ulefone Note 18
Ultra 5G, che ha una disposizione delle camere più simile ed è venduto da Amazon.
La vera differenza, oltre al colore dorato? Il prezzo. Il modello originale Wingetech T-Mobile è disponibile online a circa 180 dollari, mentre il trumpista T1 viene proposto a ben 499 dollari (se volete accaparrarvelo serve un acconto di 100 dollari). L’Ulefone costa ancora meno: 159 dollari.
L’operazione di The Trump Organization, va spiegato, non è un’anomalia o una truffa, ma si basa su un modello industriale consolidato e perfettamente legale: quello degli Odm, sigla che sta per Original Design Manufacturer. Si tratta di un sistema che permette a un’azienda di lanciare un prodotto complesso, come uno smartphone, senza possedere fabbriche, assumere ingegneri o avere un dipartimento di ricerca e sviluppo
Il processo è relativamente semplice. Un’azienda occidentale (in questo caso l’organizzazione Trump) si rivolge a un Odm cinese, come Wingtech. Questi produttori hanno un vasto catalogo di «modelli base» già progettati e pronti per la produzione di massa, che spesso forniscono anche a operatori telefonici, senza che il marchio dell’Odm compaia (è il caso di T-Mobile per il modello in questione).
Il cliente può scegliere un modello dal catalogo, adatto alle sue esigenze di mercato e di prezzo. A questo punto, inizia la fase di personalizzazione, che solitamente è minima per contenere i costi. Si può ad esempio richiedere di cambiare il colore della scocca (ed ecco il dorato, tanto amato da Trump), apporre il proprio logo al posto di quello originale, modificare alcune specifiche tecniche (ed ecco perché il Trump-fonino non è esattamente identico al T-Mobile REVVL 7 Pro 5Ge), a volte personalizzare il software.
A questo punto è l’Odm a occuparsi dell’intera filiera produttiva, dai componenti fino all’assemblaggio finale. Il prodotto finito viene poi spedito al cliente occidentale, che si occupa del marketing (quello di Trump è già partito), della distribuzione e della vendita, con il dispositivo che viene presentato al pubblico come un prodotto proprio e originale.
Il Trump Mobile T1 è un esempio da manuale di questo sistema: un’operazione di puro «branding» che sfrutta un prodotto esistente per capitalizzare la forza di un nome, senza che vi sia un investimento industriale o tecnologico dietro.
Il paradosso della vicenda? Che essendo a tutti gli effetti un telefono cinese, il Trump-phone pagherà i dazi imposti da Trump alla Cina.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 18th, 2025 Riccardo Fucile
ARRESTATE SEI PERSONE, FRA CUI UN AGENTE DI PUBBLICA SICUREZZA. SECONDO GLI INQUIRENTI SI PREPARAVANO A INVADERE IL PARLAMENTO – LA POLIZIA HA SEQUESTRATO MATERIALE ESPLOSIVO E NUMEROSE ARMI DA FUOCO
L’unità antiterrorismo della Polizia giudiziaria portoghese ha realizzato un’operazione che
ha condotto allo smantellamento di un nucleo appartenente a un’organizzazione terroristica di estrema destra denominata Movimento armillare lusitano (Mal).
L’operazione ha portato all’arresto di sei persone, fra cui un agente di Pubblica sicurezza, nonché al sequestro di materiale esplosivo e numerose armi da fuoco, comprese armi realizzate grazie all’uso di stampanti 3D, fatto piuttosto inedito in Portogallo.
In tutto, si tratta di un arsenale del valore di diverse migliaia di euro che gli investigatori definiscono “sorprendente” per “qualità, quantità e varietà”.
Secondo gli inquirenti, il gruppo Mal non sarebbe coinvolto nei
piccoli episodi di cronaca che negli ultimi tempi hanno segnalato un aumento della violenza politica e dei crimini di odio in Portogallo, ma aspirava piuttosto a imporsi come movimento politico sostenuto da una milizia armata, e si stava preparando ad azioni violente di gran peso, fra le quali – si sospetta sulla base delle chat osservate nei canali privati di Telegram – l’invasione dell’Assemblea della Repubblica, il parlamento nazionale.
(da agenzie)
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