Destra di Popolo.net

“IL PONTE CON L’AMERICA È DIVENTATO IL BARATRO DELLA PREMIER”. MATTEO RENZI AZZANNA LA SORA GIORGIA: “MELONI NON HA ABBANDONATO TRUMP, È LUI CHE L’HA ‘RIPUDIATA’. MELONI È IN CRISI PERCHÉ DEVE SEGUIRE LA LINEA EUROPEA MA NON PUÒ ABBANDONARE I MAGA. SE I MAGA ABBANDONANO MELONI E APPOGGIANO VANNACCI LA DESTRA ARRIVA DIVISA ALLE POLITICHE DEL ‘27. E CHI SI DIVIDE PERDE”

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

“È IL GOVERNO PIÙ LONGEVO MA ANCHE IL MENO ATTIVO. LA PRESSIONE FISCALE È AUMENTATA OLTRE IL 43%: SI SCRIVE GOVERNO MELONI, SI LEGGE GOVERNO DRACULA”

Matteo Renzi lancia una stoccata alla premier: «Tutti consideravano Giorgia Meloni la stella nascente della politica internazionale. Ora è politicamente finita in un vuoto galattico
Negli ultimi tempi la presidente del Consiglio sta cercando sponde in Europa e lavora sulla linea di Parigi e Londra. Cambio di rotta?
«Forse, ma non è affidabile. Ha cambiato idea su Putin, sull’Euro, sulla Nato, su
Trump. Detestava Macron e adesso i Fratelli d’Italia cantano la Marsigliese. E la premier è costretta a chieder sostegno agli odiati cugini».
Ed è per questo che Trump ha più volte attaccato l’Italia e anche l’incontro tra la premier e il segretario di Stato Marco Rubio non è servito al disgelo?
«Meloni non ha abbandonato Trump: è lui che l’ha “ripudiata”. Rubio – che è in guerra con Vance per la successione a Trump – ha fatto una visita di cortesia: era interessato solo al Papa. Oggi Meloni è in crisi perché deve seguire la linea europea ma non può abbandonare i Maga»
Perché questi tentennamenti?
«C’è una frattura fortissima a destra sulle dinamiche internazionali. Il ponte con l’America è diventato il baratro della premier. Se i Maga abbandonano Meloni e appoggiano Vannacci la destra arriva divisa alle Politiche del ‘27. E chi si divide perde, come insegna la batosta della sinistra quattro anni fa».
Nel centrosinistra [.in politica estera, ci sono visioni diverse. Come le affronterete in vista delle elezioni?
«Ci sono idee diverse ma sulla politica estera condividiamo la richiesta di un ruolo più forte dell’Europa e della diplomazia. Tra loro invece ci sono quelli i sovranisti che vogliono uscire dall’Euro. Siamo più uniti noi».
L’esecutivo ha festeggiato i quattro anni di vita e il gradimento è ancora alto nei sondaggi. Non mette in difficoltà il campo largo?
«È il governo più longevo ma anche il meno attivo. La pressione fiscale è aumentata oltre il 43%: si scrive governo Meloni, si legge governo Dracula. Mi stupisce il silenzio ipocrita di Confindustria. Come possono tacere davanti alla distruzione della produzione industriale? E in questa crisi Meloni pensa alla riforma della legge elettorale».
Italia viva si siederà al tavolo?
«Alla fine non se ne farà niente. Se Forza Italia non è del tutto rimbambita non accetterà mai una legge che va contro di loro».
Il centrosinistra farà le primarie?
«Dipenderà dalla legge elettorale. Se non ci saranno, io penso che Elly Schlein, che sono stato contento di vedere con Obama, sia pronta ad assumere il ruolo di leader
della coalizione. Se invece ci saranno le primarie parteciperemo anche noi come Casa riformista».
In che modo vi collocate?
Nel centrosinistra manca una nuova Margherita che faccia da quarta gamba per raccogliere i voti riformisti e dei delusi di Forza Italia o Fratelli d’Italia. Il mondo delle imprese non può votare di nuovo Meloni. Noi abbiamo fatto industria 4.0 e Jobs Act, unioni civili e ridotto le tasse: siamo più credibili di loro. Sono l’unico che da un anno dice che vinceremo noi, oggi ci credo più che mai. L’importante è che facciamo proposte credibili su stipendi, sicurezza, sanità senza inseguire l’ideologia».
(da Repubblica)

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LA NIPOTE PSICOLOGA MARY TRUMP; “IL PRESIDENTE E’ UN UOMO SEGNATO DA UN DISAGIO MENTALE MAI TRATTATO

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

LA DIAGNOSI: “STA PEGGIORANDO”

Per Mary Trump la diagnosi sullo zio è netta e non è una novità: la nipote del presidente americano la ripete da anni e in una nuova intervista firmata da Simona Siri per La Stampa torna a martellare sulle condizioni psichiatriche di suo zio quasi fuori controllo. Donald Trump, sostiene la nipote, sarebbe un uomo segnato da un disagio mentale mai trattato e ormai aggravato dal tempo.
«Donald è sempre stato inadatto a ricoprire qualsiasi posizione di potere perché soffre di disturbi psichiatrici gravi e non diagnosticati», afferma. «Oggi è anche peggiorato, perché quando una patologia non viene curata, succede questo: peggiora».
Chi è Mary Trump, la nipote-psicologa che attacca il presidente
A parlare non è una commentatrice qualunque. Mary è la figlia di Fred Jr., fratello di Donald morto nel 1981 per le complicanze dell’alcolismo, ed è cresciuta dentro quella stessa famiglia che oggi prova a smontare. Psicologa clinica e analista politica, allo zio ha dedicato tre libri molto critici ed è impegnata in una causa legale che si trascina dal 2018, dopo aver consegnato al New York Times documenti riservati sulle finanze dei Trump. Una posizione che le costa l’ostilità dell’intero clan trumpiano, con cui i rapporti sarebbero gelidi.
Perché secondo Mary Trump lo zio non è sano di mente
L’analisi che racconta alla Stampa passa dalla memoria famigliare per finire al suo sguardo clinico. I segnali di declino cognitivo, dice, sono ormai sotto gli occhi di tutti: vuoti di memoria continui, discorsi che escono dai binari della logica, impulsi fuori controllo. «È sempre stato megalomane, ma la sua megalomania sta diventando ancora più pronunciata», osserva, accostando il quadro a quello di chi convive con un parente affetto da demenza. A questo si aggiunge un’autostima costruita sul nulla, alimentata da uscite come «Ne so più io dei generali. So più io sulle armi nucleari degli esperti», pronunciate, ricorda la nipote, da un uomo che nessuno ha mai messo davvero alla prova e che resta «profondamente disinformato e ignorante, privo di curiosità intellettuale».
Perché Trump si comporta così secondo la nipote
La chiave, per la psicologa, sta nell’infanzia e in una biografia tenuta sempre al riparo. Donald, ricostruisce, è passato dalla protezione del nonno, che lo sostenne con denaro e agganci, a quella dei media newyorkesi, poi delle banche negli anni Novanta, infine del produttore Mark Burnett, l’uomo dietro The Apprentice. Una rete che, sostiene Mary, gli ha impedito di sviluppare un rapporto adulto con la realtà e che oggi lo lascia scoperto nei momenti di crisi, dalla gestione del Covid nel 2020 alla guerra con l’Iran. Da qui, secondo lei, la pulsione autodistruttiva e l’incapacità persino di pensare a un erede politico, perché «per lui è impossibile immaginare che il mondo possa sopravvivere a lui». E quindi conclude: «Donald è, in sostanza, un bambino terrorizzato che non è mai stato amato. Rischia di perdere la battaglia per convincere il mondo di essere una grande figura storica, quando in realtà non è altro che un patetico perdente».
(da agenzie)

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TORNA LA “DANZA DELLA VITTORIA” DEL MINISTRO DELLA SALUTE UNGHERESE

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

CHI E’ ZSOLT HEGEDUS: LO SHOW VIRALE PER IL GOVERNO DI MAGYAR

In Ungheria si è guadagnato il soprannome di «Bulibáró» per la sua ormai famosa «danza della vittoria». Chi è il medico ballerino che gestirà la sanità unghereseZsolt Hegedűs si è ripetuto all’evento di insediamento del governo guidato da Péter Magyar. A Budapest, il neoministro della Sanità ungherese ha replicato sul palco la scena che lo aveva già reso celebre dopo le urne. Medico ortopedico di professione, Hegedűs era stato indicato come responsabile della Salute dal leader del partito Tisza diversi mesi prima del voto, e oggi è una delle figure più riconoscibili della nuova squadra. L’immagine del ministro che si muove a tempo di musica sembra voler insistere sul registro informale che Magyar vuole portare nella politica ungherese.
A trasformare il medico quasi ministro in fenomeno mediatico era stata la serata di domenica 12 aprile, quando il partito di opposizione aveva festeggiato il successo elettorale nella capitale. Tra i tanti filmati che hanno iniziato a circolare in quelle ore, c’era stato quello in cui Hegedűs, sciolto e senza alcuna timidezza davanti ai riflettori, si lasciava andare a una danza convinta sul palco allestito per i sostenitori del Tisza. A riprendere la scena era stata Noémi Zalavári, giornalista dell’emittente ungherese RTL, che ha pubblicato il video sui propri profili social.
Chi è Zsolt Hegedűs, il nuovo ministro della Sanità del governo Tisza
Eletto deputato grazie all’undicesimo posto nella lista nazionale guidata da Magyar Péter, il suo nome circolava già dal luglio 2025, quando era stato presentato come consulente sanitario della formazione, per poi essere ufficializzato come candidato ministro il 30 ottobre dello stesso anno, come riportato da 444.hu. La notorietà di Zsolt Hegedűsha però superato in fretta i confini ungheresi con la sua «danza della vittoria» sul palco subito dopo lo spoglio. Immagini che gli sono valse il soprannome di «Bulibáró», traducibile come barone della festa. Figlio del vescovo riformato Hegedűs Loránt, è sposato con un’oculista e ha quattro figli.
Dal sistema sanitario britannico alla politica ungherese
Laureato nel 1994 alla facoltà di Medicina della Semmelweis Egyetem di Budapest, Hegedűs ha conseguito la specializzazione in ortopedia nel 1999, costruendo poi la parte più consistente della propria carriera oltremanica. Tra il 2005 e il 2015 ha infatti lavorato per strutture convenzionate con il National Health Service britannico, prima come Lead Orthopaedic Surgeon al Netcare UK Greater Manchester Surgical Centre e in seguito nel gruppo UK Specialist Hospitals AGW, fra Emersons Green e Cirencester, dove si è specializzato in protesi di anca e ginocchio e in interventi artroscopici. Rientrato in patria nel 2015, ha proseguito l’attività clinica al Wáberer Medical Center e al Duna Medical Center, guidando inoltre il reparto di Chirurgia sportiva e Ortopedia dell’Istituto nazionale di Medicina dello sport. In ambito sindacale è stato vicepresidente dell’organizzazione
di medici specializzandi e specialisti e, dal 2019 al 2023, ha presieduto il Collegio etico della Camera medica ungherese, oltre a figurare tra i promotori del movimento «1001 medici senza tangenti», nato per contrastare la pratica delle mance ai sanitari.
(da agenzie)

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LA SATIRA E LA GUERRA

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

ZELENSKY CHE AUTORIZZA “PER MOTIVI UMANITARI” LO SVOLGIMENTO DELLA PARATA A MOSCA

Comunque la si pensi su Zelensky, il decreto nel quale “per motivi umanitari” autorizza “lo svolgimento di una parata a Mosca” è tecnicamente satirico; e piuttosto spiritoso. Date le circostanze, può essere considerato fuori luogo. Ma, forse per deformazione professionale, mi ha fatto sorridere.
Sarebbe magnifico, sebbene altamente improbabile, se Putin rispondesse sullo stesso terreno, per esempio invitando ufficialmente Zelensky a partecipare alle prossime parate sulla Piazza Rossa, ma in qualità di trofeo impagliato.
Purtroppo il livello di humour (anche di humour nero) di un duce e della sua claque è in genere vicino allo zero, a causa del fatto che umorismo e senso del limite sono strettamente connessi. Ditemi, da uno a dieci, quanto è presente in Putin il senso del limite, e vi dirò quanto è presente il senso dell’umorismo. E dunque è da escludere che la guerra russo-ucraina apra anche un fronte satirico.
Peccato, perché i presupposti ci sarebbero. La letteratura russa, benché incline ai grandi temi e ai toni alti, ha nelle sue corde il comico, il surreale, il satirico. Tra i miei trascorsi più onorevoli c’è la riduzione teatrale, per Luca De Filippo, del “Suicida” di Nikolaj Erdman, satira esilarante sulla convivenza forzata e sul conformismo politico nella Russia sovietica (l’autore scampò miracolosamente, e spiritosamente, allo stalinismo). Sergej Dovlatov (in Italia pubblicato da Sellerio) è uno dei più stimati scrittori comici del Novecento. E Gogol, naturalmente. E a modo suo Bulgakov: ma tutti e due, Gogol e Bulgakov, tra i grandi della letteratura russa del Novecento, erano ucraini. Per dire quanto assurdo e atroce sia lo scannamento in atto tra popoli fratelli.
(da Repubblica)

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SONDAGGIO BIDIMEDIA: LA LEGA CROLLA E TRASCINA GIU’ IL CENTRODESTRA: CAMPO LARGO AVANTI DI TRE PUNTI

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

SE VANNACCI CORRE DA SOLO VINCE L’ATTUALE OPPOSIZIONE

Il centrodestra ha bisogno di riprendersi i voti di Roberto Vannacci per puntare a vincere le prossime elezioni. La Lega continua a scendere, anche mentre FdI e FI risalgono. Nel campo largo c’è una leggera flessione di Pd, M5s e Avs. I risultati del nuovo sondaggio politico realizzato da Bidimedia.
I numeri sembrano confermare quello che molti analisti sospettavano: ad oggi, il distacco di Roberto Vannacci dal centrodestra rischia di essere fatale per la maggioranza in vista delle prossime elezioni. Futuro nazionale, infatti, sembra essersi stabilizzato attorno al 3-4% dei voti. Punti sottratti soprattutto a Lega e Fratelli d’Italia, che si ritrovano indeboliti. L’attuale coalizione di maggioranza arriverebbe alle spalle del campo largo: lo mostra il nuovo sondaggio politico realizzato da Bidimedia, che confronta gli andamenti dei partiti dal 15 aprile ad oggi.
Fratelli d’Italia è al 27,8%, in crescita di due decimi. Un recupero che per il momento pare un riassestamento, dopo un periodo di calo per il partito di Giorgia Meloni. Il primato in ‘classifica’ non è a rischio, ma essere il partito più votato non basta: tutto dipende dai risultati della coalizione, e in questo momento la coalizione è in difficoltà.
Se è vero che anche Forza Italia risale al 7,8% guadagnando due decimi, è la Lega che crolla al 6,2% a cancellare tutti i progressi del centrodestra. Il bilancio della maggioranza, così, è di sostanziale stabilità (un decimo perso in tre settimane). Considerando anche Noi moderati con il suo 0,8% stabile, la coalizione arriva al 42,6% dei voti.
È un risultato che non può soddisfare, perché il centrosinistra arriva circa tre punti più in su. Con tutte le premesse del caso, ovvero che il campo largo di fatto non esiste ancora. La coalizione non ha un programma condiviso; si è presentata unita in molte Regioni ma a livello nazionale non è detto che tutti gli elettori siano ugualmente pronti a sostenerla; e poi c’è il problema della leadership, con l’ipotesi delle primarie che continua a circolare.
Il Partito democratico è al 22,5%, in calo di due decimi. È la stessa percentuale che perde il Movimento 5 stelle, al 13%. E ancora più basso scende Alleanza Verdi-Sinistra, al 6,8% con un calo dello 0,3%. Anche in questo caso sembra che si possa parlare di settimane di assestamento, dopo una crescita evidente seguita alla vittoria nel referendum sulla giustizia.
Peraltro, nella coalizione c’è anche chi sorride. Italia viva di Matteo Renzi è al 2,2% (+0,2%), +Europa all’1,2% (+0,2%). Insieme, i loro guadagni ‘attutiscono’ il calo complessivo a tre decimi in tre settimane. Il campo largo è al 45,7%.
Oggi, quindi, ci sarebbero circa tre punti di differenza tra le due coalizioni. E guarda caso ci sono due schieramenti, che al momento si tengono fuori dalle alleanze, che attirano proprio queste percentuali. Da una parte, i centristi di Azione di Carlo Calenda al 3% (in crescita dello 0,4%), vicini anche al Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin (0,7%). Dall’altra, Futuro nazionale di Roberto Vannacci al 3,3%.
Immaginare un’alleanza di centrodestra ‘larga’ che tenga insieme entrambi è praticamente impossibile. Calenda ha rotto in modo (apparentemente) definitivo con il campo largo, e c’è stato un avvicinamento a Giorgia Meloni negli ultimi mesi, ma il leader di Azione ha anche ribadito che non potrebbe mai allearsi con la Lega di Matteo Salvini.
Vannacci invece ha chiarito che sarebbe disposto a coalizzarsi con l’attuale maggioranza, a patto che il programma si sposti ulteriormente verso l’estrema destra. Ma, se il partito dovesse reggere fino alle prossime elezioni (ha perso lo 0,4% da metà aprile), la Lega sarebbe disposta a collaborare con il suo ex vicesegretario, che è uscito dal partito sbattendo la porta? E Forza Italia, spinta dalla famiglia Berlusconi verso una linea più ‘liberale’, sopporterebbe un alleato ancora più sfacciato ed estremista di quanto lo siano i leghisti? Sono le questioni che il centrodestra si trova davanti, a un anno dal voto. Entrambi gli schieramenti hanno parecchio lavoro da fare.
(da Fanpage)

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IL SITO POLYMARKET CHE ACCETTA SCOMMESSE DI OGNI TIPO: SUL PROSSIMO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIA SALIS E’ LA SORPRESA: HA LE STESSE QUOTE DI ELLY SCHLEIN E SUPERA CONTE

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

FAVORITA E’ GIORGIA MELONI, MA LA SOMMA DEI TRE AVVERSARI DEL CAMPO LARGO E’ PARI ALL’ATTUALE PREMIER

Il governo presieduto da Giorgia Meloni è appena diventato il secondo più longevo della storia della Repubblica Italiana, ma su Polymarket si pensa già a chi si insedierà a Palazzo Chigi al termine delle prossime elezioni politiche attese, salvo inaspettati ribaltoni, per la primavera del 2027.
Sulla piattaforma dove si può scommettere su tutto, dalla prossima venuta di Gesù Cristo all’eventualità che una bomba atomica disintegri Teheran, dallo scorso 21 aprile è stato aperto uno spazio per puntare su chi sarà il nuovo Presidente del Consiglio.
I nomi presenti nella lista comprendono ovviamente i big più papabili, dalla stessa Meloni alla leader del PD Elly Schlein, ma sono presenti anche alcuni outsider con quotazioni sorprendentemente alte.
Nella specifica della scommessa è stato dichiarato esplicitamente che, per essere considerata valida l’eventuale vincita, il candidato dovrà “essere ufficialmente nominato e prestare giuramento come Primo Ministro d’Italia”. In caso di un Primo Ministro ad interim o provvisorio, la giocata verrà considerata nulla.
Nei cosiddetti prediction market – le piattaforme dove si scommette acquistando quote il cui prezzo riflette la probabilità che l’evento si verifichi o meno – le puntate sono estremamente volubili e possono mutare radicalmente in base al comportamento degli utenti.
Su Polymarket, per esempio, ogni evento ha due esiti possibili, “Sì” o “No”, con un prezzo tra 0 e 1 che indica quanto è probabile secondo il mercato. Se si compra una quota e la previsione si rivela corretta, si incassa 1 dollaro per quota. Non si gioca contro un bookmaker che imposta delle quote (come avviene per esempio nei tradizionali siti di betting per le competizioni sportive), ma contro le previsioni degli altri utenti.
Le probabilità di elezioni del prossimo Presidente del Consiglio rispecchiano dunque le sensazioni della community. A inizio maggio è proprio Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ad essere considerata la candidata con maggiori chance di ricevere il mandato dal Presidente della Repubblica, con quotazioni che oscillano tra il 43% e il 47% e un volume di giocate superiore ai duemila dollari.
A seguire, gli utenti danno fiducia a Schlein (16-19% e oltre 700 dollari di puntate) e Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle (10-12% e 500 dollarei). Snobbati i capi di partito della coalizione di centro destra. Sia Antonio Tajani (Forza Italia) che Matteo Salvini (Lega) hanno ricevuto finora quotazioni inferiori all’1%. Nemmeno presenti in lista Matteo Renzi (Italia Viva), Angelo Bonelli (Alleanza Verdi Sinistra) e Carlo Calenda (Azione)
La possibile sorpresa: Salis
Ancora più interessanti sono però i nomi di politici che, nonostante ruoli e posizioni che non farebbero presagire a una possibile elezione, sembrano attrarre un singolare flusso di puntate. Il caso più eclatante è quello di Silvia Salis, sindaco di Genova e astro nascente nel panorama del centro-sinistra, che su Polymarket ha raccolto puntate superiori ai 1.700 dollari e può vantare una quotazione del 15%, molto vicina a quella della collega di partito e leader in pectore Schlein.
Il trend potrebbe essere stato condizionato dal boost di popolarità offerto dall’organizzazione del maxi concerto techno di Charlotte de Witte in pieno centro storico e dai risultati dei recenti sondaggi sulle eventuali primarie di campo largo che danno Salis in forte ascesa.
Sul fronte opposto, anche il generale Roberto Vannacci, leader del neonato “Futuro Nazionale”, sta raccogliendo circa il 7% delle quotazioni per una probabile vittoria. Numeri di tutto rispetto per il rappresentante di un partito piuttosto composito che proprio nelle prossime politiche affronterà il battesimo delle urne.
Tra gli outsider c’è anche l’unico nome che, insieme a Meloni, ha già ricoperto la carica. Mario Draghi, che attualmente si occupa di consigliare Ursula von der Leyen alla Commissione Europea, secondo la community di Polymarket vanta il 7% delle probabilità di ritornare a Palazzo Chigi, pur non avendo (per ora) abboccamenti manifesti con alcun partito rilevante.

(da Fanpage)

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GARLASCO, LA FAMIGLIA POGGI E I TENTATIVI DI “BLOCCARE LE INDAGINI SU SEMPIO”: LE TATTICHE PER INTIMIDIRE GLI INQUIRENTI

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

NEGLI ATTI SPUNTANO INTERCETTAZIONI DEFINITE “INQUIETANTI”: COSA C’E’ NELL’INFORMATIVA DEI CARABINIERI… ABBIAMO SEMPRE PENSATO CHE DEI GENITORI VOGLIANO SAPERE CHI HA UCCISO LA LORO FIGLIA, NON CHE IL COLPEVOLE DEBBA ESSERE QUELLO CHE DECIDONO LORO

L’informativa finale dei carabinieri sulla vicenda di Garlasco delinea uno scenario che gli investigatori non esitano a definire pesante. Al centro ci sono le reazioni della famiglia Poggi alla riapertura delle indagini su Andrea Sempio, il nuovo sospettato per il delitto di Chiara Poggi. Secondo i militari, dalle carte emergono «elementi inquietanti, laddove i Poggi fanno riferimento a tattiche di contrasto discusse con i propri legali al fine di intimidire gli inquirenti: ben al di là quindi di una legittima non condivisione della linea dell’autorità giudiziaria procedente». L’obiettivo della famiglia Poggi, secondo la ricostruzione contenuta nell’informativa, sarebbe stato quello di congelare l’inchiesta su Sempio, difendendo di fatto la verità giudiziaria che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima in carcere per il delitto dal 2015, nonostante i nuovi elementi emersi nell’ultimo anno.
L’intercettazione sul «modo per bloccare le indagini»
Il documento cita una conversazione intercettata il 14 maggio 2025, circa un mese dopo la ripresa degli accertamenti su Sempio. In quell’occasione, scrivono gli inquirenti, «la preoccupazione della famiglia dei Poggi è quella di trovare un modo per bloccare le indagini». Un atteggiamento che sarebbe andato oltre la semplice critica processuale per trasformarsi in una ricerca attiva di interventi esterni che potessero fermare l’attività della Procura di Pavia.
Le parole di Marco Poggi
A dare voce a questa insofferenza è per primo Marco Poggi, fratello di Chiara, che durante l’intercettazione auspica un intervento «esterno» per troncare le iniziative dei magistrati pavesi: «Se non interviene nessun altro… che è al di fuori di questa procura, questi andranno avanti fino a che…». Una posizione condivisa dal padre, Giuseppe Poggi, che risponde al figlio svelando che i legali di famiglia si erano già mossi in tal senso depositando una segnalazione alla Procura Generale di Milano: «Se non interviene la procura generale di Milano a dargli…».
(da Open)

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LA PARATA BLINDATA DEL 9 MAGGIO A MOSCA, NIENTE PUBBLICO E POCHI LEADER

Maggio 10th, 2026 Riccardo Fucile

LA PARANOIA DI PUTIN: “CHI LO INCONTRA DEVE TOGLIERE ANCHE L’OROLOGIO”

Sulla Piazza Rossa è cominciata la parata militare per l’81° anniversario della vittoria sul nazifascismo, alla presenza di Vladimir Putin. Come da tradizione, ad aprire la cerimonia è stato un picchetto con la bandiera russa e quella sovietica, presentata come il vessillo issato a Berlino il giorno della caduta del Terzo Reich. L’edizione 2026, però, viaggia su un registro più sobrio: non trattandosi di un anniversario «rotondo», il Cremlino non ha diramato inviti ufficiali ai leader stranieri, come ha detto il consigliere presidenziale Yuri Ushakov citato dalla Tass. Una scelta che, secondo diversi analisti, riflette anche le crescenti preoccupazioni di Mosca sulla sicurezza dell’evento.
Parlando dalla Casa Bianca, Donald Trump ha rilanciato l’idea di prolungare la tregua attualmente fissata fra il 9 e l’11 maggio. «Potrebbe essere e sarebbe bello se durasse di più», ha detto il presidente americano, auspicando «un’estensione significativa» dello stop alle ostilità. Il tycoon ha rivendicato di aver parlato direttamente con Putin e Volodymyr Zelensky, sostenendo che «entrambi hanno acconsentito» a un intervallo in cui «non si uccideranno», con tanto di scambio di mille prigionieri per parte. Trump ha poi descritto la guerra come «la cosa peggiore dalla Seconda guerra mondiale in termini di vite umane, con 25.000 giovani soldati uccisi al mese», bollando il conflitto come «una follia».
Il decreto di Zelensky: la Piazza Rossa esclusa dagli obiettivi ucraini
Da Kiev, la decisione di sospendere ogni operazione contro il cuore simbolico di Mosca è stata formalizzata con un decreto della presidenza ucraina. Il documento stabilisce che, per ragioni umanitarie concordate con Washington, la Piazza Rossa resterà fuori dai piani d’attacco per tutta la durata delle celebrazioni. Una mossa che Zelensky ha legato direttamente alla mediazione americana, chiedendo agli Stati Uniti di farsi garanti del cessate il fuoco e dell’effettiva tenuta dell’intesa con il Cremlino.
Bilaterali con Fico e paranoia sicurezza: ai funzionari ritirati anche gli orologi
A margine della parata, Putin terrà alcuni incontri bilaterali con i leader giunti comunque a Mosca: tra questi il premier slovacco Robert Fico, il presidente del Laos Thongloun Sisoulith e il sovrano della Malaysia Sultan Ibrahim, secondo quanto anticipato da Ushakov. Con Fico si parlerà di relazioni bilaterali e della ripresa dei lavori della Commissione intergovernativa russo-slovacca per la cooperazione economica e scientifica. Restano poi le misure di sicurezza inedite varate dal Cremlino: l’agenzia ucraina Rbc, che cita il progetto investigativo «Possiamo spiegare», riferisce che da metà aprile i funzionari russi ammessi al cospetto di Putin devono consegnare al servizio di sicurezza federale anche gli orologi da polso, sia elettronici sia meccanici, oltre ai telefoni già vietati da tempo. Un irrigidimento che, secondo le stesse fonti, rifletterebbe il timore di «un attentato alla sua vita e un possibile colpo di Stato».
(da agenzie)

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