“IL PONTE CON L’AMERICA È DIVENTATO IL BARATRO DELLA PREMIER”. MATTEO RENZI AZZANNA LA SORA GIORGIA: “MELONI NON HA ABBANDONATO TRUMP, È LUI CHE L’HA ‘RIPUDIATA’. MELONI È IN CRISI PERCHÉ DEVE SEGUIRE LA LINEA EUROPEA MA NON PUÒ ABBANDONARE I MAGA. SE I MAGA ABBANDONANO MELONI E APPOGGIANO VANNACCI LA DESTRA ARRIVA DIVISA ALLE POLITICHE DEL ‘27. E CHI SI DIVIDE PERDE”
“È IL GOVERNO PIÙ LONGEVO MA ANCHE IL MENO ATTIVO. LA PRESSIONE FISCALE È AUMENTATA OLTRE IL 43%: SI SCRIVE GOVERNO MELONI, SI LEGGE GOVERNO DRACULA”
Matteo Renzi lancia una stoccata alla premier: «Tutti consideravano Giorgia Meloni la
stella nascente della politica internazionale. Ora è politicamente finita in un vuoto galattico
Negli ultimi tempi la presidente del Consiglio sta cercando sponde in Europa e lavora sulla linea di Parigi e Londra. Cambio di rotta?
«Forse, ma non è affidabile. Ha cambiato idea su Putin, sull’Euro, sulla Nato, su
Trump. Detestava Macron e adesso i Fratelli d’Italia cantano la Marsigliese. E la premier è costretta a chieder sostegno agli odiati cugini».
Ed è per questo che Trump ha più volte attaccato l’Italia e anche l’incontro tra la premier e il segretario di Stato Marco Rubio non è servito al disgelo?
«Meloni non ha abbandonato Trump: è lui che l’ha “ripudiata”. Rubio – che è in guerra con Vance per la successione a Trump – ha fatto una visita di cortesia: era interessato solo al Papa. Oggi Meloni è in crisi perché deve seguire la linea europea ma non può abbandonare i Maga»
Perché questi tentennamenti?
«C’è una frattura fortissima a destra sulle dinamiche internazionali. Il ponte con l’America è diventato il baratro della premier. Se i Maga abbandonano Meloni e appoggiano Vannacci la destra arriva divisa alle Politiche del ‘27. E chi si divide perde, come insegna la batosta della sinistra quattro anni fa».
Nel centrosinistra [.in politica estera, ci sono visioni diverse. Come le affronterete in vista delle elezioni?
«Ci sono idee diverse ma sulla politica estera condividiamo la richiesta di un ruolo più forte dell’Europa e della diplomazia. Tra loro invece ci sono quelli i sovranisti che vogliono uscire dall’Euro. Siamo più uniti noi».
L’esecutivo ha festeggiato i quattro anni di vita e il gradimento è ancora alto nei sondaggi. Non mette in difficoltà il campo largo?
«È il governo più longevo ma anche il meno attivo. La pressione fiscale è aumentata oltre il 43%: si scrive governo Meloni, si legge governo Dracula. Mi stupisce il silenzio ipocrita di Confindustria. Come possono tacere davanti alla distruzione della produzione industriale? E in questa crisi Meloni pensa alla riforma della legge elettorale».
Italia viva si siederà al tavolo?
«Alla fine non se ne farà niente. Se Forza Italia non è del tutto rimbambita non accetterà mai una legge che va contro di loro».
Il centrosinistra farà le primarie?
«Dipenderà dalla legge elettorale. Se non ci saranno, io penso che Elly Schlein, che sono stato contento di vedere con Obama, sia pronta ad assumere il ruolo di leader
della coalizione. Se invece ci saranno le primarie parteciperemo anche noi come Casa riformista».
In che modo vi collocate?
Nel centrosinistra manca una nuova Margherita che faccia da quarta gamba per raccogliere i voti riformisti e dei delusi di Forza Italia o Fratelli d’Italia. Il mondo delle imprese non può votare di nuovo Meloni. Noi abbiamo fatto industria 4.0 e Jobs Act, unioni civili e ridotto le tasse: siamo più credibili di loro. Sono l’unico che da un anno dice che vinceremo noi, oggi ci credo più che mai. L’importante è che facciamo proposte credibili su stipendi, sicurezza, sanità senza inseguire l’ideologia».
(da Repubblica)
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