Maggio 12th, 2026 Riccardo Fucile
DOPO SANGIULIANO E PIANTEDOSI, AVANTI UN ALTRO, ANZI PARE ALTRI DUE… EVVIVA LA FAMIGLIA TRADIZIONALE DECANTATA DAI SOVRANISTI
Un ministro con l’amante. Sarebbe il terzo dopo i casi Sangiuliano e Piantedosi. Ma come nella tradizione del gossip, non si sa chi sia. Anche se ha un profilo ben delineato. A parlarne per prima è stata Concita De Gregorio nella sua rubrica su Repubblica domenica 10 maggio. E oggi il quotidiano Libero riprende tutto con toni indignati ma di fatto dando pubblicità alla vicenda.
Il gossip
L’ex direttrice dell’Unità parla prima della vicenda del dipendente di JP Morgan che accusa la sua capa di averlo drogato e violentato, schavizzandolo. Poi arriva al punto: «Sono settimane che in tutta Roma non si parla d’altro che della prossima bomba», scrive. «Un altro ministro ancora, non Piantedosi e non Sangiuliano, un’altra ragazza, eccetera. Mogli al corrente, naturalmente. Non è mai vero che non sanno, talvolta anzi facilitano». Libero bolla tutto come pissi-pissi dei ristoranti, dei parrucchieri, delle sale che prosperano intorno al potere. Ma poi sulla storia torna anche Paolo Mieli, che ne parla «con divertita enfasi» su Radio24. Lasciando intendere, sempre secondo Libero, che si tratta di una notizia con alte potenzialità di montare.
Il ministro travolto da insolita passione
Il quotidiano aggiunge che indagando i ministri potrebbero essere anche due: «Un’amante tira l’altra, come le ciliegie». E che il protagonista della storia è stato «travolto da solita passione con una collaboratrice di qualche decade più giovane. Tanto più che ci è stato comunicato che non ci sono mogli che si sentono ferite. Chi è curioso, cerchi su internet, tra gli sposati, quali possono essere i sospetti».
Ma poi aggiunge che le sorelle Meloni si sono sottratte a ogni speculazione, in riferimento alla chiusura dei rapporti con Andrea Giambruno e Francesco Lollobrigida. E per Libero si tratta di un esempio «che gli uomini potrebbero imitare, se non per evitare di complicarsi la vita personale, per non creare problemi all’esecutivo».
(da Dagoreport)
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Maggio 12th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO DEL MINISTRO HOXHA: TIRANA ENTRERA’ NELL’UE
L’Albania non intende estendere il suo accordo migratorio con l’Italia oltre il 2030. Lo ha
dichiarato il ministro degli Esteri albanese, Ferit Hoxha, in un’intervista ad Euractiv. «Prima di tutto, dura cinque anni e non sono sicuro che ci sarà una proroga. In secondo luogo, non ci sarà alcuna proroga perché saremo membri dell’Unione europea», ha dichiarato il ministro.
L’accordo e l’extraterritorialità
L’accordo quinquennale, che permette all’Italia di utilizzare le due strutture di Gjader e Shengjin come centri di detenzione per migranti che non hanno ottenuto asilo in Italia, è stato ratificato all’inizio del 2024 e avrà bisogno di una proroga per continuare oltre il 2029, proprio pochi mesi prima della scadenza indicata dall’Albania per l’ingresso nell’Unione europea. «Tutti hanno fatto lo stesso calcolo», ha detto Hoxha, riferendosi all’obiettivo dell’Albania di entrare nell’Ue entro il 2030. «Una volta che l’Albania entrerà, quello non sarà più territorio extraterritoriale, ma territorio dell’Unione europea», ha aggiunto.
L’adesione dell’Albania
Hoxha ha respinto le ipotesi secondo cui ciò potrebbe incentivare il governo italiano – che sostiene l’ingresso dell’Albania nell’Ue – a non permettere all’Albania di aderire, pur di mantenere operativi i centri. «L’Italia aveva bisogno di aiuto. Noi abbiamo aiutato. E questo non può essere dimenticato», ha dichiarato
Hoxha. Nei giorni scorsi secondo alcune indiscrezioni il governo Meloni stava lavorando per tornare a mandare nei due centri le persone salvate in mare, come stabiliva la lettera del patto prima delle sentenze dei giudici.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2026 Riccardo Fucile
L’IDEA NASCE DA UN FUMETTO CHE RACCONTA LA SOLITUDINE DELLA GENITORIALITA’, SOPRATTUTTO DELLE MADRI, DURANTE LE ORE NOTTURNE, QUANDO I FIGLI NON DORMONO
La notte, con un bambino che piange ininterrottamente, può sembrare veramente infinita. Lo sanno molto bene le madri, spesso costrette, nei delicati equilibri familiari, a prendersi cura da sole dei loro figli nelle ore notturne. Ore interminabili, dense di desolazione e senso di solitudine, nelle quali è più facile per loro sentirsi abbandonate dalla famiglia, ma anche dalle istituzioni, che normalmente forniscono aiuto solo di giorno. Eppure in Giappone un manga pubblicato nel 2017 sta suggerendo un modo nuovo per venire loro incontro e per farle sentire un po’ meno sole.
I “caffè del pianto” sparsi per il Giappone
Si tratta di caffè – o bar – che osservano un orario particolare: sono aperti infatti dalle 21 fino alle 6 del mattino. A renderli veramente insoliti non sarebbe però tanto l’orario di apertura, quanto altre due caratteristiche: il loro essere spazi del tutto gratuiti e le persone che li popolano. Madri in comodi abiti da casa, in compagnia di figli molto piccoli che faticano a dormire, mentre cercano di rilassarsi. Particolare anche l’equipaggiamento che arricchisce questi luoghi, che di giorno sono normalissimi bar o pasticcerie: guardando al loro interno, si scorgerebbero infatti tappetini per permettere ai neonati di gattonare e dormire, ma anche spazi dedicati all’allattamento e al cambio dei pannolini. Uno dei primi aveva aperto nell’ottobre del 2025 nella cittadina di Memuro, nell’Hokkaido, nel nord del Giappone. Si trattava di una pasticceria specializzata in french toast, posizionata vicino alla stazione ferroviaria e gestita dalla ventottenne Madoka Nozawa.
Oyako no Koya: la casa dei genitori e dei bambini
Madoka Nozawa è una madre. Proprio per questo conosce benissimo i limiti dell’assistenza che viene prestata alle figure femminili nei loro nuclei familiari, e ha deciso di fare qualcosa per loro. Dall’ottobre dello scorso anno, la domenica sera, si erano così cominciate a scorgere luci soffuse provenire dall’interno del suo locale, anche nelle ore notturne. Con una rete di volontarie aveva infatti istituito un luogo, rinominato Oyako no Koya, che in giapponese significa “La casa dei genitori e dei bambini”, all’interno della sua pasticceria. «Voglio che questo sia un luogo di
rifugio dove le persone possano sentirsi meno sole nelle loro difficoltà» ha dichiarato, memore dei primi anni di vita della figlia primogenita trascorsi a prendersi cura di lei mentre il marito dormiva, dovendo andare al lavoro il giorno dopo.
L’idea originale all’interno del manga Yonakigoya
L’idea sarebbe nata da un manga che risale al 2017, frutto del lavoro di un’autrice, fumettista e madre giapponese dal nome Kanemoto. Si trattava originariamente di una piccola pubblicazione di tre pagine, dal titolo La capanna del pianto notturno, che raffigurava un luogo immaginario, ma sicuramente molto ambito, se fosse esistito veramente: una capanna, all’interno della quale i genitori si potevano ritrovare e combattere insieme la solitudine e le difficoltà causate dall’insonnia dei figli. Solo quattro anni dopo, alla luce del successo del primo episodio, aveva deciso di far uscire una seconda parte della storia, dal titolo Yonakigoya, poi trasformata in una serie manga, auto-prodotta dalla stessa autrice. Le vignette raccontano storie molto familiari alle mamme – ma anche ai padri, più in generale – che li ritraggono aggirarsi scoraggiati per le strade buie, armati di fascia per neonati e pettorine, fino a trovare conforto in genitori nella loro stessa condizione.
Le reazioni dei lettori
L’autrice ha dichiarato stupita: «Pensavo che sarebbe stato difficile realizzare questo progetto. È molto incoraggiante sapere che ci sono persone che si stanno impegnando attivamente». Eppure l’accoglienza sui social e i numeri delle letture su Kindle Unlimited (circa 90.000 utenti) del suo fumetto avevano da subito dimostrato il forte interesse dei lettori al tema. Sono stati infatti in moltissimi a commentarlo positivamente, sottolineando come rappresentasse in modo molto fedele le difficoltà vissute dalle madri. Esperti del settore, come Kaori Ichikawa, professoressa presso l’Università di Scienze dell’Informazione di Tokyo e specializzata in assistenza post-parto, hanno però anche commentato come, al di là della nobiltà dell’iniziativa, la responsabilità di una risoluzione del problema non possa essere rimessa alle sole iniziative di privati che lavorino a titolo gratuito: «Il supporto governativo è spesso limitato di notte, nei fine settimana e nei giorni festivi, quindi il settore pubblico e quello privato devono collaborare per creare luoghi come i caffè del pianto notturni, dove le persone possano chiedere aiuto ogni volta che ne hanno bisogno».
Non solo bar notturni
Nel corso dei mesi, iniziative simili sono nate anche altrove. Nella prefettura di Tokushima, sono stati istituiti due caffè dove gli operatori si prendono cura temporaneamente dei bambini durante sessioni mensili, permettendo così alle madri di riposarsi. A Niigata, capoluogo dell’omonima prefettura, un gruppo di donne gestisce un caffè simile, anche se solamente per una volta alla settimana, dallo scorso luglio. La maggiore sfida di questi progetti continua comunque a essere quella economica: si basano infatti su donazioni di privati e aziende, nonché su personale volontario, mentre i costi finanziari e le esigenze operative notturne sono considerevoli.
(da agenzie)
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