Destra di Popolo.net

INCHIESTA SUL PONTE, SALVINI TRABALLA E ZAIA SORRIDE: INIZIA IL PROCESSO DEI NORDISTI

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

I MALUMORI DEL FRONTE DEL NORD, GIA’ OSTILE AI MILIARDI DELLA GRANDE OPERA CRESCONO ANCORA… E AL SUD I LEGHISTI SI SFALDANO

Il Ponte sullo Stretto è diventato un ponte tibetano per Matteo Salvini. Il segretario della Lega è sempre più costretto a esercizi di equilibrismo per tenere in piedi la propria leadership.
Il consiglio federale in programma oggi era già complicato, il primo vero processo alla segreteria dopo una serie di battute d’arresto. E con il sondaggio di Swg che conferma il trend di calo, dal 5,8 al 5,6 per cento, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci continua a crescere ed è segnalato a meno di un punto di distacco. Con il sogno di compiere prima possibile l’operazione sorpasso.
Sono numeri “virtuali” ma con un effetto trascinamento tangibile. La notizia dell’inchiesta sul Ponte, insomma, rende il consiglio federale una strettoia ulteriormente pericolosa. Il vicepremier vede traballare il pilastro della svolta nazionale della Lega, il Ponte che dovrebbe unire Calabria e Sicilia.
Nord contro Sud
L’infrastruttura resta indigesta all’elettorato del Nord, quello legato alle origini, attento alla questione settentrionale, all’autonomia differenziata, non certo all’investimento per il Ponte. È la tesi di Luca Zaia, il presidente del Consiglio regionale veneto, pronto a scendere in campo con un ruolo nazionale. Il Doge ha chiesto un mandato forte di vicesegretario per il rilancio sui territori d’origine. Il suo Veneto, appunto, ma anche Lombardia, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia.
La tempistica dell’inchiesta non giova al ministro delle Infrastrutture per una questione anche di nomi. Tra gli indagati c’è anche Giacomo Francesco Saccomanno, che professa la propria estraneità dai fatti, braccio operativo del leader leghista sulla grande opera. È stato il volto centrale del partito in Calabria per anni: è lui che ha messo insieme la classe dirigente in regione.
Un uomo-immagine della Lega salviniana, interessata a espandere il proprio consenso ovunque. Dopo l’addio di Domenico Furgiuele, altra “icona” della Lega salviniana, per l’approdo a Futuro nazionale, un altro colpo calabrese arriva con l’inchiesta che riguarda Saccomanno.
A mettere nero su bianco il disagio proveniente dal Settentrione, è stato Patto per il Nord, il partito guidato dall’ex segretario della Lega in Lombardia, Paolo Grimoldi: «Basta parlare del ponte di Messina, Se ne prenda definitivamente atto e si destinino quei 14 miliardi a sostegno di famiglie e imprese, a partire da un abbassamento definitivo delle accise sui carburanti».
Non c’è solo il fronte Nord ad agitare i sonni di Salvini. Dalle opposizioni è arrivata una richiesta di passo indietro del ministro. Hanno provato a mettere su un progetto che non ha mai avuto i piedi per terra, e alla fine si sono ridotti a tentare di truccare la partita. A Salvini non resta che dimettersi», ha detto l’eurodeputato del Movimento 5 stelle Pasquale Tridico.
Il Pd ha chiesto invece al vicepremier di riferire in aula: «I cittadini meritano risposte, trasparenza e investimenti nelle vere priorità del paese, non una corsa a qualsiasi costo verso un’opera che continua a sollevare dubbi, interrogativi e ora anche inchieste», ha detto la capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga.
Oltre il Ponte, c’è il partito che ribolle. L’unica buona notizia è stata la sospensione dello sciopero dei treni previsto per domani. Il vicepremier, per il resto, è consapevole di dover trovare una soluzione: «Ci sono lavori in corso da mesi, non da tre giorni, evidentemente è un percorso lungo. Il nostro obiettivo è vincere le politiche dell’anno prossimo», ha ammesso.
Certo, ha poi cercato di minimizzare, sminuendo le ricostruzioni che lo danno a un passo dall’addio alla leadership: «Leggo molte fantasie», ha detto. Ma la “doppia Lega”, con Zaia capo al Nord, e il vicesegretario Claudio Durigon come coordinatore del Centro-sud, è l’unico sbocco possibile per Salvini.
Lega dimezzata
La soluzione di mediazione per restare in sella, almeno per un altro po’. Altrimenti il partito rischia di collassare e per il segretario l’uscita di scena sarebbe più traumatica. Zaia non vuole fare da salvagente, ma lanciarsi come uomo del futuro per il partito. Durigon, da parte sua, non vuole sentirsi il curatore fallimentare della Lega al Centro-sud. Una Lega dimezzata più che raddoppiata.
Salvini ha incassato la solidarietà di tutti per la sua foto bruciata in piazza durante una manifestazione. Ma non è un mistero il clima da «tutti contro tutti» nei gruppi parlamentari. Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, è sotto pressione per la fuoriuscita di deputati. La colpa non è direttamente sua, la calamita di Vannacci ha funzionato. Ma gli viene addossata una responsabilità oggettiva. Il clima a Montecitorio è pessimo. Si guarda avanti con preoccupazione.
I parlamentari del Nord temono ulteriori contraccolpi, quelli del Centro e del Sud valutano la possibile migrazione verso altri lidi perché le elezioni sono vicine. I sovranisti hanno il partito di Vannacci come approdo naturale. Altri, anche i più moderati, sfogliano la margherita tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. Salvini, nel mezzo, cerca di tenersi in piedi sul ponte traballante.

(da editorialedomani.it)

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IL RITRATTO DI TOMMASO MIELE

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

L’AVVISO DI GARANZIA NELL’INCHIESTA SUI BILANCI DELL’UNIVERSITA’ DI CASSINO E I VECCHI TWEET CONTRO RENZI (“HA LA FACCIA COME IL CULO”)

Entrato nella magistratura contabile oltre trent’anni fa, Miele ha percorso una carriera lunga e rilevante. Nato ad Aquino, sposato e con due figli avvocati, nel 2016 è stato nominato presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l’Abruzzo.
Poi ha guidato la Corte dei Conti del Lazio, diventando uno dei principali riferimenti dell’istituto nella regione. Nel 2022 la nomina a presidente aggiunto della Corte dei Conti — incarico confermato anche dal Consiglio di Stato a seguito di un contenzioso amministrativo. A febbraio 2026 è andato in quiescenza.
Il precedente di Cassino: già indagato nel 2016
Non è la prima volta che Miele viene raggiunto da un’indagine. Nel 2016, come ricorda l’Agi, la Guardia di Finanza avviò accertamenti sui bilanci dell’Università di Cassino, dove Miele ricopriva il ruolo di presidente del collegio dei revisori dei conti ed era professore a contratto.
La procura di Cassino notificò avvisi di garanzia a otto persone, tra cui il magistrato, per presunte falsità nei bilanci universitari degli anni 2013-2015: un ammanco stimato tra i 40 e i 44 milioni di euro e il mancato versamento di contributi previdenziali per decine di milioni. Miele respinse ogni addebito, sostenendo che i pareri del collegio fossero basati sulla documentazione fornita dagli uffici dell’ateneo.
Il paradosso: giudicava il danno erariale, ora è indagato
La vicenda assunse particolare rilevanza pubblica perché coinvolgeva un magistrato che, nel ruolo di presidente della Corte dei Conti del Lazio, era chiamato a giudicare casi di danno erariale e cattiva gestione delle risorse pubbliche — mentre era a sua volta coinvolto nell’indagine sui conti dell’università cassinate. Un cortocircuito istituzionale che torna oggi, con l’iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto.
Il caso dei tweet contro Renzi
Nell’estate del 2020, ipotizzando un sostegno dei 5S sempre smentito dal diretto interessato, Miele ha cercato di correre per la presidenza della Corte dei Conti. Poi, dal nulla, ecco spuntare dei vecchi tweet su Matteo Renzi: “Stasera ho deciso per evitare che torni Micron (che proprio non lo reggo) voterò convintamente M5S”. Ancora: “Italiani in futuro ricordatevi chi è Renzi. Arrogante, presuntuoso, prepotente, incapace, bugiardo: che non si accosti più a Palazzo Chigi”. E infine: “È tornato sulla scena il ca… di Rignano sull’Arno. Ancora parla. Ha la faccia come il c…”.
Miele smentì di essere l’autore di quei cinguettii: “Lasciavo spesso l’iPad in giro in ufficio, senza password per farlo usare anche ai collaboratori. E altri magari parlavano con la mia bocca. Ma Renzi l’ho sempre stimato”. Poco dopo ritirò la candidatura. Per poi, a distanza di un anno, essere nominato presidente aggiunto.

(da Repubblica)

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NELLE INTERCETTAZIONI LO SFOGO DI TOMMASO MIELE, PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI, CONTRO LE SENTENZE DEI MAGISTRATI CONTABILI SULLO STOP AL PONTE SULLO STRETTO: “NON SONO ALLINEATO A QUEI DEFICIENTI”

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO L’IPOTESI ACCUSATORIA MIELE, CHE STA PER ANDARE IN PENSIONE, AVREBBE DATO UNA MANO PER SUPERARE GLI OSTACOLI DELL’ITER AMMINISTRATIVO (IN PARTICOLARE LA DELIBERA CIPESS) PUR DI RICOPRIRE “LA CARICA DI PRESIDENTE DELL’ANTITRUST O DI UNA SOCIETÀ PARTECIPATA”

Avere «un giudice per amico». Non è Lucio Battisti ma il Ponte sullo Stretto, ai tempi del governo Meloni. «I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza». E invece l’opera viene bocciata dai «deficienti». Così il giudice Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei conti, chiama i colleghi che hanno appena bloccato il via libera all’opera simbolo dell’esecutivo. È il 31 ottobre 2025.
Dall’altra parte del telefono c’è Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne di Accademia Calabria. Accanto a lui c’è Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato calabrese, storico esponente della Lega e uomo vicino al vicepremier Matteo Salvini, già nominato nel consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina. Sono loro i protagonisti delle intercettazioni che raccontano mesi di telefonate, incontri e informazioni che ruotano attorno al progetto.
C’è un dettaglio che colpisce già nelle prime pagine degli atti. Virgiglio risulta residente a Roma, in una via del quartiere Trieste. Nello stesso indirizzo, secondo gli investigatori, ha la propria dimora anche Miele. Non è una contestazione. Ma è il contesto nel quale si sviluppano rapporti che appaiono ben più stretti di quelli normalmente esistenti tra un magistrato della Corte dei conti e i sostenitori di un’opera pubblica.
Le conversazioni iniziano settimane prima della decisione della magistratura contabile. Il 28 settembre 2025 Saccomanno è preoccupato. La Corte dei conti ha chiesto integrazioni e chiarimenti sul progetto. L’avvocato vuole capire se il percorso si sia complicato. Per questo chiede a Virgiglio di parlare con «Tommaso». «Se riesci a domandargli se dobbiamo preoccuparci o meno». È una richiesta di informazioni che si ripeterà più volte.
Il 2 ottobre Virgiglio insiste per vedere Saccomanno. «Cinque minuti, guarda quattro cinque minuti». L’incontro avviene. E subito dopo l’avvocato chiama Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina. «Ho una buona notizia da darti». Per gli investigatori è uno dei passaggi che mostrano il flusso di informazioni proveniente dall’interno della Corte.
Il 10 ottobre Virgiglio spiega a Saccomanno che il quadro sarebbe sotto controllo. E aggiunge una frase che colpisce gli investigatori: «Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto là io». Il riferimento è a un convegno organizzato da Accademia Calabria dedicato proprio al Ponte.
Il 14 ottobre arriva un altro episodio. La società Stretto di Messina trasmette alla Corte la documentazione richiesta. Saccomanno ne parla con Virgiglio. La risposta è immediata: «Sì, lo so». Una frase che, letta insieme alle altre conversazioni, rafforza l’idea di un canale informativo privilegiato.
Miele parla di una «spaccatura interna pazzesca» all’interno della Corte. Definisce i colleghi che hanno votato contro «deficienti». Per poi aggiungere: «I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza».
Sullo sfondo c’è anche il futuro professionale del magistrato, prossimo alla pensione. In più occasioni Miele parla della possibilità di approdare all’Antitrust e di altri incarichi che definisce «ben remunerati». Secondo gli investigatori è in attesa di assumere la presidenza di tre comitati all’interno del gruppo Poste Italiane, l’incarico di direttore del Pronto Soccorso Amministrativo 112 presso la Fondazione Gazzetta Amministrativa e quello di consigliere giuridico del presidente della Regione Abruzzo. Non solo.
Dagli atti emerge anche il suo interesse per una nomina nel Collegio consultivo tecnico relativo al contenzioso sul Ponte sullo Stretto. Una partita che lui stesso quantifica in 16 miliardi di euro. Tutto saltato, però, per colpa dei «deficienti».

(da Repubblica)

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IL GIUDICE E IL PONTE SULLO STRETTO BOCCIATO: “I MIEI AMICI DEL GOVERNO COME SALVINI SI ASPETTAVANO ALTRO”

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

LE INTERCETTAZIONI DI TOMMASO MIELE, PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI

«I miei amici del governo a cominciare da Salvini… si sarebbero aspettati… una presa di distanza». Così parlava Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei Conti, al telefono commentando le sentenze dei magistrati contabili. Il tema è il Ponte sullo Stretto di Messina e il magistrato criticava i colleghi per lo stop al progetto: «Non sono assolutamente allineato a quei deficienti». Con lui sono indagati l’avvocato Francesco Giacomo Saccomanno, in quota Lega nel Cda della società Stretto di Messina. E Vincenzo Virgiglio, imprenditore edile e presidente dell’associazione “Accademia Calabria”. La procura di Roma contesta i reati di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
L’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina
Secondo l’ipotesi accusatoria Miele sta per andare in pensione. Ma dopo vorrebbe ricoprire «la carica di presidente dell’Antitrust o, in alternativa, di una società partecipata come Postepay o Poste Italiane». Per questo, racconta oggi La Stampa, viene avvicinato da Saccomanno e da Virgiglio. Che cercano una sponda per il progetto. Il 2 ottobre 2025 Virgiglio chiama Saccomanno: «Ci sei più tardi? Ho una grande notizia da darti». Secondo gli inquirenti Saccomanno, attraverso Virgiglio, ha contattato Mele per farsi rivelare notizie coperte da segreti d’ufficio, per restare costantemente aggiornati sull’andamento dell’istruttoria e sugli orientamenti dei magistrati investiti nella funzione di controllo.
Oltre il ponte
I primi contatti risalgono al 28 settembre 2025. La Corte dei Conti chiede un’integrazione della documentazione del progetto. La società concessionaria chiede a Miele cosa fare: «Se riesci a domandargli. Ma non è se diciamo, se dobbiamo preoccuparci o meno. Capito?». Le conversazioni, intercettate dai carabinieri del Ros si concentrano sul convegno Oltre il ponte del 30 ottobre. «A me interessa che quella cosa che ti ho detto venga confermata. Capito?», dicono. Lui «è già a disposizione». La faccenda però è complessa. «È una situazione… critica!», afferma. Poi spiega il suo piano: «Quando andrò in pensione io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto… c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità…».
Chi è Tommaso Miele
Tommaso Miele, 70 anni, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti in pensione da febbraio, è originario di Frosinone. Ha due figli avvocati e prima della magistratura contabile ha lavorato al ministero dell’Interno. Poi la nomina a presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Molise e il successivo passaggio alla guida degli uffici del Lazio. Ha firmato ottomila sentenze. E su di lui c’è un’altra inchiesta. La Guardia di Finanza aveva avviato accertamenti sui bilanci dell’Università di Cassino, dove Miele ricopriva il ruolo di presidente del collegio dei revisori dei conti ed era professore a contratto.
Miele aveva un avviso di garanzia per presunte irregolarità nei bilanci degli anni 2013-2015: un buco stimato da 40 milioni di euro e il mancato versamento di contributi previdenziali per decine di milioni. Poi la sua posizione è stata archiviata. È stato capo dell’ufficio legislativo del ministero della Sanità durante il governo Prodi (1996), ma anche commissario straordinario della Lega Pro del calcio nel 2015.
Giacomo Saccomanno
Giacomo Saccomanno, di Rosarno, 71 anni, dal 2023 era nel cda della Stretto. Ha lasciato due mesi fa. Lui è l’uomo che Salvini sceglie nel gennaio 2021 per costituire il partito in Calabria. In vista di quell’espansione al Sud mai riuscita al Carroccio. Nel suo curriculum anche due anni da sindaco di Rosarno, la creazione della “Fondazione antimafia Antonino Scopelliti” e la presidenza del Rotary club calabrese.
Vincenzo Virgiglio
Vincenzo Virgiglio, imprenditore, anche lui nato a Rosarno, 65 anni, geometra e Cavaliere al merito della Repubblica dal 2004, è cugino di Cosimo Virgiglio, pentito di ‘ndrangheta ed ex massone, in passato affiliato alla cosca Molè di Gioia Tauro, da dieci anni collaboratore di giustizia. È responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria, di cui Saccomanno è presidente. Miele aveva il domicilio a casa sua. Miele era in attesa di «assumere la presidenza di tre comitati all’interno del gruppo Poste». E in una registrazione di aprile Saccomanno gli propone altre poltrone in Sicilia e dicendosi pronto a intercedere con il governatore del Distretto Rotary sull’isola: «Io sono a disposizione… mi devi solo mandare un tuo curriculum… così glielo passo al governatore della Sicilia e… così a posto tutto».

(da agenzie)

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PONTE SULLO STRETTO. L’IMPIANTO ACCUSATORIO E LE INTERCETTAZIONI

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

TRE INDAGATI PER CORRUZIONE E RIVELAZIONE DI SEGRETI D’UFFICIO

La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. In base a quanto emerge da una nota diffusa da piazzale Clodio, l’ufficio ha delegato i carabinieri del Ros all’esecuzione di un decreto di perquisizione a carico di tre persone, tra cui Tommaso Miele, ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti (in quiescenza dal febbraio scorso); Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato, già consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”; e Vincenzo Virgiglio, imprenditore. Le indagini hanno documentato le condotte dei tre indagati, tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera.
Secondo quanto emerge dalla nota diffusa dalla Procura capitolina, l’avvocato e l’imprenditore indagati, “al fine di condizionare il citato esame della Corte dei conti in favore della società “Stretto di Messina Spa”, avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata”, vale a dire l’iter approvativo del Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile.
Secondo l’impianto accusatorio, i “due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati, ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale, e rivelato a soggetti terzi notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto – si legge ancora nella nota – la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla Corte Contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa”.
Inoltre, il magistrato indagato “avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della “Stretto di Messina Spa”, una memoria sulla vicenda, da consegnare al commercialista della
società, manifestando in cambio l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”.
Nel corso delle perquisizioni – svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone – sono stati “rinvenuti e sequestrati diversi dispostivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi, per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate”.
Miele avrebbe rivelato informazioni riservate e si sarebbe messo a disposizione per dare l’ok da parte della Corte dei conti
In sostanza, gli inquirenti contestano a Tommaso Miele di aver rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri componenti della Corte dei conti e sull’andamento della Camera di consiglio, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’atto, nonché di aver messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile. In cambio, sempre secondo l’impianto accusatorio, Miele avrebbe ricevuto e accettato la promessa di utilità da parte di Virgiglio e Saccomanno. Le utilità contestate consisterebbero in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da “Accademia Calabria” e interventi presso terzi, finalizzati a sostenere le aspirazioni professionali e lavorative del magistrato dopo il pensionamento. I fatti contestati sarebbero avvenuti a Roma a partire dall’autunno del 2025.

(da agenzie)

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CHI E’ SACCOMANNO, IL SALVINIANO DI FERRO INDAGATO PER IL PONTE SULLO STRETTO

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

AVREBBE TENTATO DI INFLUENZARE IL GIUDIZIO DI LEGITTIMITA’ DELLA CORTE DEI CONTI SULL’APPROVAZIONE DEL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Saccomanno è tra gli uomini più vicini a Matteo Salvini al Sud, da ormai dieci anni, dopo che nel 2016 fu folgorato sulla via del Carroccio. Per incensare Matteo Salvini, l’ex sindaco di Rosarno si era addirittura inventato scrittore, stampando un libello in cui esaltava le scelte strategiche per il Sud fatte dal leader leghista, a partire ovviamente dagli investimenti per il ponte sullo Stretto, che secondo lui avrebbero addirittura superato una volta per tutte l’annosa “questione meridionale”, che attanaglia l’Italia fin dai tempi della sua unità. In cambio, c’è da dire che Salvini gli ha dato molto. Intanto, una consulenza al ministero dei trasporti, dove Saccomanno è stato esperto di infrastrutture, in particolare calabre, e ha lavorato a stretto contatto col ministro.
Nel 2021, quando Salvini decise di rinforzare la presenza del partito ex nordista e ormai a trazione nazionalista/sovranista, nella regione, gli ha affidato il ruolo di commissario territoriale, che ha tenuto fino al 2024 quando al suo posto è subentrato un altro (ex) emergente salviniano di ferro, Rossano Sasso, ora diventato Giuda traditore dopo essere passato nelle fila dell’ex generale Roberto Vannacci.
Nel 2023, l’anno in cui Saccomanno porta al raduno di Pontida un centinaio di leghisti calabresi entusiasti del Capitano, Salvini lo nomina per la prima volta nel consiglio di amministrazione della società Ponte sullo Stretto S.p.A, dove resta per fare gli interessi del ministro fino a poco tempo fa, quando è stato fatto fuori dal presidente calabrese Roberto Occhiuto per far posto a un giovane forzista rampante. Cosa che aveva fatto imbestialire e non poco Salvini, che in una trasferta in terra calabra aveva litigato col presidente della regione.

(da agenzie)

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PONTE, INDAGATO SACCOMANNO, COLLABORATORE DI SALVINI: ERA NEL CDA DELLO STRETTO DI MESSINA, RIMOSSO DA OCCHIUTO

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

INDAGATO PER CORRUZIONE E RIVELAZIONE DI SEGRETO DI UFFICIO INSIEME ALL’EX PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI E ALL’IMPRENDITORE VIRGIGLIO

La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Oltre a Miele, ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti e all’imprenditore Virgiglio, risulta indagato Giacomo Francesco Saccomanno ex consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa. Stretto collaboratore di Salvini, Saccomanno sarebbe stato
sostituito da poco nel Cda per volere del presidente Occhiuto. Ma le tempistiche sono sospette.
La Società Stretto di Messina, incaricata di incaricata di progettare, realizzare e gestire il collegamento stabile che dovrebbe essere costruito per unire Sicilia e Calabria, non era a conoscenza dell’imminente apertura dell’inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito della progettazione dell’infrastruttura, inchiesta che vede indagate tre persone.
Si tratta dell’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti ed ex numero uno della sezione giurisdizionale del Lazio Tommaso Miele, di Giacomo Francesco Saccomanno, ex componente del Cda della società Stretto di Messina Spa, rimosso da poco, ed ex commissario regionale della Lega in Calabria, e dell’imprenditore Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione ‘Accademia Calabria’. Secondo le ricostruzioni della Procura, gli indagati hanno provato a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera pubblica. L’avvocato Saccomanno e l’imprenditore Virgiglio, con l’obiettivo di influenzare l’esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina S.p.A, avrebbero avvicinato Miele, promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, “subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata”.
Chi è Giacomo Francesco Saccomanno, stretto collaboratore di Salvini
Saccomanno, che in passato è stato consulente esperto di Matteo Salvini al ministero, è stato fino a poco tempo fa consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa, designato dalla Regione Calabria fino al 29 aprile 2026 (è stato anche presidente della stessa “Accademia Calabria”). In precedenza aveva ricoperto l’incarico di commissario della Lega Calabria, fino luglio 2024, quando il partito aveva ufficializzato il passaggio di consegne con Rossano Sasso, passato oggi in Futuro Nazionale con Vannacci. In una nota del 17 luglio 2024 la Lega lo descriveva come braccio destro di Salvini e suo stretto collaboratore: “Saccomanno lavora a stretto contatto con Salvini. È membro del consiglio di amministrazione
della società Stretto di Messina e agisce anche come consulente esperto del ministro per seguire lo sviluppo di tutti i lavori delle infrastrutture in Calabria”.
Da poco Saccomanno, che è stato anche sindaco di Rosarno, non è più all’interno del Cda della Società. Ma non è chiaro però il motivo della sua rimozione. Certo è che le tempistiche sembrerebbero sospette, visto che la notizia dell’indagine è arrivata poche settimane dopo la fine dell’incarico. Secondo quando apprende Fanpage.it, Saccomanno sarebbe stato sostituito alla scadenza del suo mandato per volere del presidente Occhiuto, che avrebbe spinto per un cambio generazionale: al suo posto nel Cda è stato nominato un giovane ingegnere trentenne, Marco Stasi, fresco di laurea, in passato presidente provinciale della Gioventù Nazionale Crotone e senatore accademico, attualmente dottorato di ricerca in diritto amministrativo all’Unical. La sua nomina, legata semplicemente alla necessità di nominare un membro giovane, spiegano fonti locali sentite da Fanpage.it, avrebbe fatto infuriare la Lega, che si è vista così ‘scippare’ il suo uomo in consiglio d’amministrazione. Insomma, la decisione che ha provocato non poche fibrillazioni nella maggioranza saprebbe stata presa direttamente dal governatore Occhiuto solo per ‘svecchiare’ la classe dirigente e unicamente perché il mandato di Saccomanno era arrivato al termine: il presidente della Regione, assicurano le stesse fonti, non sarebbe stato al corrente dell’inchiesta per corruzione.
Le intercettazioni nell’inchiesta per corruzione sul Ponte
Nel decreto di perquisizione disposto dai pm della procura di Roma nell’inchiesta per corruzione sono riportate alcune conversazioni attribuite all’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele: “Ehh… però è una situazione… critica!”, dice. La conversazione secondo l’accusa “lascia intendere all’interlocutore di avere visionato la documentazione della istruttoria relativa al progetto Ponte sullo Stretto”. Una situazione che viene definita dall’indagato “in salita” pur non essendo preoccupato dall’ultimo provvedimento di rigetto del 17 novembre della Corte, “in quanto logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre” sostiene, in quanto “il problema da risolvere è sempre quello… cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo”.
Gli inquirenti riportano anche il riferimento a un report riservato predisposto sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: “l’importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo”, dice Miele.
Il rapporto di vicinanza con Miele e l’imprenditore indagato Vincenzo Virgiglio è tale che il presidente si rivolge a lui “anche per individuare architetti di sua fiducia al fine di verificare la possibilità di preventivi di importo meno elevato per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli”. Secondo gli inquirenti che hanno disposto le perquisizioni, Miele prossimo al pensionamento (arrivato poi nel febbraio 2026), manifesta la sua aspirazione ed il suo interesse a rivestire “cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al pensionamento, elementi questi su cui fanno leva l’intermediario, suo amico, Vincenzo Virgiglio e Giacomo Francesco Saccomanno che gli assicurano, per il tramite della sua associazione ‘Accademia Calabria’ e delle loro entrature, l’allargamento della platea di soggetti in grado di favorire le aspirazioni professionali’‘, scrive la Procura.
In una conversazione Miele parlando ad un amico, sindaco di un comune del veronese che gli chiedeva spiegazione sulla decisione della Corte sul progetto Ponte, ribadisce di avere fatto la sua parte, “si giustifica dicendo che gli avrebbe raccontato di persona l’andamento della decisione e che ora si sarebbe atteso la nomina a Presidente dell’Antitrust o di una società partecipata, chiedendo anche all’amico un ulteriore intervento presso i vertici politici ed istituzionali per favorire la sua nomina: ‘quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto…,…c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment … certo che va bene'”.
Nel decreto viene citata una intercettazione del 31 ottobre 2025 tra gli altri due indagati, in cui l’imprenditore Virgiglio riferisce all’avvocato Saccomanno le confidenze ricevute da Miele sullo svolgimento della camera di consiglio della Corte dei Conti: ‘Tommaso Miele mi diceva ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… e lui se n’è andato per non votare…’.
(da Fanpage)

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ALTRO CHE FIGLI SOSTITUTIVI: GLI ITALIANI CON BAMBINI SONO ANCHE QUELLI CHE HANNO PIU’ ANIMALI DOMESTICI

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

TRA CHI HA FIGLI CRESCE IL NUMERO DEI CANI

I cani hanno preso il posto dei figli? Nonostante alcune polemiche recenti, i numeri dicono il contrario. Proprio le famiglie con bambini sono quelle che più spesso
vivono con un animale domestico. A raccontarlo è il Rapporto Assalco-Zoomark 2026, secondo cui quasi due famiglie italiane su tre con figli piccoli hanno almeno un animale in casa. Un dato che mette in discussione una delle convinzioni più diffuse degli ultimi anni: quella secondo cui il boom di cani e gatti sarebbe una conseguenza diretta del calo delle nascite.
Nel 2025 gli animali domestici presenti nelle case italiane hanno raggiunto quota 53,6 milioni. La presenza di animali riguarda ormai il 54,5% delle famiglie italiane, un dato che conferma come il fenomeno sia diventato strutturale. Ma è osservando la composizione dei nuclei familiari che emerge l’aspetto più interessante. Nelle famiglie con bambini piccoli la quota sale infatti al 66,7%, mentre resta superiore al 60% anche nelle famiglie con figli adulti conviventi. Numeri che suggeriscono come la presenza di animali e quella dei figli non siano fenomeni alternativi, ma spesso convivano all’interno dello stesso nucleo familiare.
Le famiglie con bambini scelgono soprattutto i cani
A fare la differenza sono soprattutto i cani. Se in media sono presenti nel 28,7% delle famiglie italiane, la percentuale sale al 40,8% tra quelle con bambini piccoli. I gatti, invece, risultano particolarmente diffusi nelle famiglie con figli più grandi, dove raggiungono il 33,7 per cento.
Secondo il rapporto, le specie meno tradizionali trovano invece maggiore spazio nei nuclei monoparentali con figli: in questo segmento i pesci sono presenti nell’11% delle famiglie, gli uccelli nel 7,3%, mentre rettili, anfibi e piccoli mammiferi si attestano rispettivamente al 5,7% e al 4 per cento.
L’animale più diffuso? Non è né il cane né il gatto
Nonostante siano cani e gatti a dominare l’immaginario collettivo e gran parte del mercato del pet food, l’animale più numeroso nelle case italiane è in realtà il pesce. Secondo il rapporto, nel Paese vivono oltre 25 milioni di pesci ospitati in circa 1,7 milioni di acquari.
Il dato supera ampiamente sia gli 11 milioni di gatti sia i 9,1 milioni di cani censiti nel 2025. Attorno all’acquariofilia ruota inoltre un comparto economico specializzato che comprende acquari, impianti di filtraggio, sistemi di illuminazione, mangimi specifici e prodotti per il trattamento dell’acqua. Un settore
meno visibile rispetto a quello legato a cani e gatti, ma che continua a rappresentare una componente importante dell’industria degli animali da compagnia.
C’è ancora spazio per crescere
La diffusione degli animali domestici potrebbe aumentare ancora nei prossimi anni. Circa il 20% delle famiglie che oggi non possiedono alcun animale dichiara infatti di voler accoglierne uno entro i prossimi dodici mesi.
La propensione cresce ulteriormente tra chi un animale già lo possiede. Il 32,1% delle famiglie con animali afferma infatti di voler aggiungerne un altro in futuro, confermando una tendenza sempre più diffusa alla convivenza con più animali domestici all’interno della stessa casa.
I più gattari? I francesi
Nel confronto con le principali economie europee, l’Italia si colloca in una posizione intermedia. Le famiglie italiane risultano più propense ad avere un cane rispetto a quelle francesi e tedesche: nel 2023 possedeva almeno un cane il 28% delle famiglie italiane, contro il 27% di quelle spagnole, il 21% di quelle tedesche e il 20% di quelle francesi. Sul fronte dei gatti, invece, la Francia guida nettamente il gruppo con il 31% delle famiglie proprietarie, davanti alla Germania (24%), all’Italia (22%) e alla Spagna (17%).
(da agenzie)

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CENTRI ESTIVI SEMPRE PIU’ CARI, LA BATOSTA PER LE FAMIGLIE: 3.000 EURO PER DUE FIGLI

Giugno 10th, 2026 Riccardo Fucile

MILANO E’ LA CITTA’ DOVE SI SPENDE DI PIU’

Con la fine della scuola e l’avvio delle vacanze estive, molte famiglie italiane si trovano a fare i conti non solo con le esigenze legate al benessere psicologico, ma anche con costi crescenti che rischiano di gravare sui bilanci domestici. La lunga pausa estiva costringe infatti numerosi genitori, privi di una rete familiare di sostegno, a ricorrere ai centri estivi per conciliare gli impegni lavorativi con la cura dei figli. Una necessità che nel 2026 si traduce in una spesa sempre più elevata. A fotografare la situazione è il quarto monitoraggio annuale dell’Osservatorio Eures-Adoc, ripreso da AdnKronos, e realizzato su circa 200 strutture private distribuite in otto grandi città italiane.
I risultati del monitoraggio
Dall’indagine emerge che la tariffa media nazionale per la frequenza a tempo pieno ha raggiunto i 179 euro a settimana per bambino. In pratica, otto settimane di attività estive comportano una spesa media di 1.432 euro per un solo figlio. Il conto diventa ancora più pesante per le famiglie con due bambini. Secondo le stime, la spesa complessiva arriva infatti a 2.764 euro per l’intero periodo estivo. A incidere è anche la scarsa diffusione degli sconti per fratelli: quasi la metà delle strutture monitorate (49%) non prevede alcuna agevolazione tariffaria, mentre dove presente la riduzione raramente supera il 10%, attestandosi mediamente intorno al 7%.
Il tempo ridotto non riduce i costi
Nemmeno la scelta del tempo ridotto riesce ad alleggerire significativamente il peso economico. La frequenza limitata alla fascia mattutina, senza pranzo incluso, comporta una spesa media di 119 euro settimanali, che nelle regioni del centro Italia sale fino a 130 euro. L’analisi dei dati raccolti tra il 2023 e il 2026 evidenzia inoltre una crescita dei prezzi ben superiore all’andamento dell’inflazione. A fronte di un aumento generale dei prezzi pari al 2,7% nell’ultimo anno, il costo medio dei centri estivi è cresciuto del 3,5% su base annua e addirittura del 27% nell’arco dell’ultimo
triennio. In termini assoluti, ciò significa una spesa aggiuntiva di 38 euro a settimana per ogni bambino rispetto a tre anni fa.
Le differenze territoriali
Persistono anche forti differenze territoriali. Le regioni del Nord registrano i costi più elevati, con una media di 196 euro settimanali per il tempo pieno, seguite dal Centro con 185 euro e dal Sud con 143 euro. Tra le città italiane, Milano si conferma la più costosa in assoluto, con una tariffa media di 233 euro a settimana. Per una famiglia con due figli, otto settimane di centro estivo possono così superare i 3.500 euro complessivi. Alle spalle del capoluogo lombardo si collocano Firenze, con una media di 187 euro settimanali, Bologna con 181 euro – città che registra il rincaro più marcato degli ultimi tre anni, pari a 71 euro in più a settimana, che ha proposto di ridurre le vacanze estive -, Torino con 171 euro e Roma con 165 euro.
La situazione al Sud
Al Sud le tariffe risultano leggermente più contenute, ma continuano a rappresentare un onere significativo in rapporto ai redditi medi delle famiglie. Palermo registra una media di 153 euro settimanali, Napoli 142 euro (unica città in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente) e Bari 137 euro, nonostante quest’ultima abbia fatto segnare un incremento del 25,8% nell’ultimo anno. I dati dell’Osservatorio Eures-Adoc confermano dunque come il costo dei centri estivi stia diventando una voce di spesa sempre più rilevante per le famiglie italiane, aggravando le difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura dei figli durante la lunga pausa scolastica.

(da agenzie)

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