NELLE INTERCETTAZIONI LO SFOGO DI TOMMASO MIELE, PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI, CONTRO LE SENTENZE DEI MAGISTRATI CONTABILI SULLO STOP AL PONTE SULLO STRETTO: “NON SONO ALLINEATO A QUEI DEFICIENTI”
SECONDO L’IPOTESI ACCUSATORIA MIELE, CHE STA PER ANDARE IN PENSIONE, AVREBBE DATO UNA MANO PER SUPERARE GLI OSTACOLI DELL’ITER AMMINISTRATIVO (IN PARTICOLARE LA DELIBERA CIPESS) PUR DI RICOPRIRE “LA CARICA DI PRESIDENTE DELL’ANTITRUST O DI UNA SOCIETÀ PARTECIPATA”
Avere «un giudice per amico». Non è Lucio Battisti ma il Ponte sullo Stretto, ai tempi del
governo Meloni. «I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza». E invece l’opera viene bocciata dai «deficienti». Così il giudice Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei conti, chiama i colleghi che hanno appena bloccato il via libera all’opera simbolo dell’esecutivo. È il 31 ottobre 2025.
Dall’altra parte del telefono c’è Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne di Accademia Calabria. Accanto a lui c’è Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato calabrese, storico esponente della Lega e uomo vicino al vicepremier Matteo Salvini, già nominato nel consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina. Sono loro i protagonisti delle intercettazioni che raccontano mesi di telefonate, incontri e informazioni che ruotano attorno al progetto.
C’è un dettaglio che colpisce già nelle prime pagine degli atti. Virgiglio risulta residente a Roma, in una via del quartiere Trieste. Nello stesso indirizzo, secondo gli investigatori, ha la propria dimora anche Miele. Non è una contestazione. Ma è il contesto nel quale si sviluppano rapporti che appaiono ben più stretti di quelli normalmente esistenti tra un magistrato della Corte dei conti e i sostenitori di un’opera pubblica.
Le conversazioni iniziano settimane prima della decisione della magistratura contabile. Il 28 settembre 2025 Saccomanno è preoccupato. La Corte dei conti ha chiesto integrazioni e chiarimenti sul progetto. L’avvocato vuole capire se il percorso si sia complicato. Per questo chiede a Virgiglio di parlare con «Tommaso». «Se riesci a domandargli se dobbiamo preoccuparci o meno». È una richiesta di informazioni che si ripeterà più volte.
Il 2 ottobre Virgiglio insiste per vedere Saccomanno. «Cinque minuti, guarda quattro cinque minuti». L’incontro avviene. E subito dopo l’avvocato chiama Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina. «Ho una buona notizia da darti». Per gli investigatori è uno dei passaggi che mostrano il flusso di informazioni proveniente dall’interno della Corte.
Il 10 ottobre Virgiglio spiega a Saccomanno che il quadro sarebbe sotto controllo. E aggiunge una frase che colpisce gli investigatori: «Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto là io». Il riferimento è a un convegno organizzato da Accademia Calabria dedicato proprio al Ponte.
Il 14 ottobre arriva un altro episodio. La società Stretto di Messina trasmette alla Corte la documentazione richiesta. Saccomanno ne parla con Virgiglio. La risposta è immediata: «Sì, lo so». Una frase che, letta insieme alle altre conversazioni, rafforza l’idea di un canale informativo privilegiato.
Miele parla di una «spaccatura interna pazzesca» all’interno della Corte. Definisce i colleghi che hanno votato contro «deficienti». Per poi aggiungere: «I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza».
Sullo sfondo c’è anche il futuro professionale del magistrato, prossimo alla pensione. In più occasioni Miele parla della possibilità di approdare all’Antitrust e di altri incarichi che definisce «ben remunerati». Secondo gli investigatori è in attesa di assumere la presidenza di tre comitati all’interno del gruppo Poste Italiane, l’incarico di direttore del Pronto Soccorso Amministrativo 112 presso la Fondazione Gazzetta Amministrativa e quello di consigliere giuridico del presidente della Regione Abruzzo. Non solo.
Dagli atti emerge anche il suo interesse per una nomina nel Collegio consultivo tecnico relativo al contenzioso sul Ponte sullo Stretto. Una partita che lui stesso quantifica in 16 miliardi di euro. Tutto saltato, però, per colpa dei «deficienti».
(da Repubblica)
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