Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO DI FDI IN CONSIGLIO COMUNALE, MARIO ALMICI: “UNA SCELTA QUANTOMENO DISCUTIBILE” … IL SINDACO DI CENTROSINISTRA, LORENZO RADICE: “LE PERSONE LGBTQ+ HANNO PER VOI PIENO DIRITTO A ESSERE VISIBILI E RIVENDICARE PARI DIGNITÀ?”
È polemica a Legnano, nel Milanese, per il Pride in programma domenica 13 settembre. 
Nel logo della manifestazione gli organizzatori hanno inserito Alberto da Giussano, simbolo della città e anche, storicamente, della Lega.
La critica è arrivata dal capogruppo di FdI in Consiglio comunale, Mario Almici, già candidato sindaco sconfitto nel giugno scorso da Lorenzo Radice, primo cittadino uscente. «Una scelta quantomeno discutibile»
Radice ha risposto: «Prima dei simboli vengono le persone. Al centrodestra chiedo: le persone Lgbtq+ hanno per voi pieno diritto a essere visibili e rivendicare pari dignità?».
(da Corriere della Sera)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
L’INTESA RISPONDE ALLA CARENZA DI MANODOPERA IN GIAPPONE, CHE SPINGE I COSTRUTTORI A RIPENSARE IL LAVORO IN FABBRICA… L’OBIETTIVO È UTILIZZARE L’IA PER “CATTURARE” IL KNOW-HOW DEGLI OPERAI IN USCITA E TRASFERIRLO ALLE NUOVE GENERAZIONI
Mitsubishi Motors ha siglato un accordo con Highlanders Inc., una startup dell’Università di Tokyo, per introdurre robot umanoidi a intelligenza artificiale nei propri stabilimenti, replicando le competenze dei lavoratori più esperti. L’intesa risponde all’aggravarsi della carenza di manodopera in Giappone, che spinge i costruttori a ripensare il lavoro in fabbrica.
L’obiettivo è utilizzare l’Ia per “catturare” il know-how degli operai in uscita e trasferirlo alle nuove generazioni, facilitando il ricambio generazionale in un mercato del lavoro sempre più rigido. Highlanders, fondata nel 2023, ha già realizzato il modello “N”, un umanoide per altezza e peso, in grado di camminare, svolgere compiti manuali e interagire verbalmente.
Mitsubishi prevede di avviare il progetto con alcune decine di unità: tra i siti candidati spicca la linea di assemblaggio dei motori dello stabilimento di Kyoto, dove dal 2027 sarà attivata una produzione dedicata con capacità di 1.000 robot al mese.
“I robot umanoidi hanno un enorme potenziale per trasmettere in modo efficiente le conoscenze dei lavoratori più esperti”, ha dichiarato Takao Kato, presidente e amministratore delegato di Mitsubishi Motors.
L’iniziativa rientra nel filone della “fisical AI”, tecnologia che consente alle macchine decisioni e azioni autonome basate sulla percezione dell’ambiente tramite telecamere e sensori, un settore sul quale il settore automobilistico giapponese sta accelerando. In questa direzione Honda ha sviluppato una mano robotica assistita da IA per compiti di precisione, mentre Toyota sta sperimentando bracci robotici nella sua città-laboratorio Woven City, alle pendici del Monte Fuji.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
L’UOMO È ORIGINARIO DEL NICARAGUA, MA VIVE NEGLI STATI UNITI DA 19 ANNI. E ORA RISCHIA L’ESPULSIONE. È STATO FERMATO SABATO A KEY WEST, MENTRE PORTAVA L’AUTO DAL MECCANICO
Le autorita’ americane per l’immigrazione hanno arrestato in Florida Luis Manuel Aviles, padre di
un marinaio imbarcato da nove mesi sulla portaerei Uss Abraham Lincoln, dispiegata in Medio Oriente.
L’uomo, originario del Nicaragua e residente negli Stati Uniti da 19 anni, rischia ora l’espulsione. La storia la racconta la Cnn. Aviles, 48 anni, e’ stato fermato sabato a Key West mentre portava l’auto dal meccanico, secondo la moglie Argelia.
Il dipartimento per la Sicurezza interna ha confermato l’arresto da parte della Border Patrol e affermato che l’uomo restera’ in custodia dell’Ice mentre il governo avvia la procedura di deportazione. “Avere un familiare nell’esercito non e’ un lasciapassare per violare le leggi della nostra nazione”, ha dichiarato il dipartimento, aggiungendo che l’amministrazione Trump “non sceglie quali leggi applicare”.
La famiglia sostiene che Aviles, che lavora come tuttofare, ha un permesso di lavoro negli Usa. Il figlio Joshua Aviles ha scritto su Facebook di aver ricevuto a bordo della Lincoln la notizia dell’arresto del padre. “Sto combattendo per un Paese che mi ha dato tutto”, ha affermato. “Non so come posso continuare mentalmente a lavorare piu’ di 12 ore al giorno sapendo che mio padre e’ da qualche parte, forse trattato come un criminale”.
Secondo i familiari, il marinaio presta servizio con turni di 12 ore da oltre 250 giorni senza sosta. La lunga permanenza in mare della portaerei ha sollevato preoccupazioni per le condizioni dell’equipaggio, le carenze di approvvigionamenti e l’impatto sulla salute mentale dei militari; il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva pero’ definito queste ricostruzioni “completamente travisate”.
Il caso si inserisce nel ridimensionamento delle protezioni migratorie per le famiglie dei militari voluto dall’amministrazione Trump. L’Associated press ha documentato la detenzione di almeno decine di genitori e coniugi di soldati in servizio attivo: almeno sei familiari sarebbero gia’ stati espulsi e un altro sarebbe rientrato in patria volontariamente.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
I VERTICI DESTRORSI DELLA TV PUBBLICA SOGNANO NICOLA PORRO E PAOLO DEL DEBBIO, CHE RIMANGONO A MEDIASET (PER ORA). E RESTA APERTA LA GRANA DEL SOSTITUTO DI SIGFRIDO RANUCCI, CHE, COME DAGO-DIXIT, SARÀ ALLONTANATO DA “REPORT”… LA7 RESTA SCHIERATA MASSICCIAMENTE A SINISTRA TRA FLORIS, FORMIGLI E GRUBER, CON L’INCOGNITA DI ENRICO MENTANA IN ROTTA CON CAIRO E ATTRATTO DA KYRIAKOU
In tempi di campagna elettorale, la migliore difesa è il talk. L’anno delle elezioni è il banco di prova per l’informazione televisiva, quella delle reti private come quella del servizio pubblico. […]
La sfida tra broadcaster che sta per iniziare sta già mettendo in luce l’annoso problema della governance di destra: fin dal suo insediamento come ad, e ancor prima quando era dg, Giampaolo Rossi ha tentato diverse strade per mettere in piedi un programma alternativo di informazione politica.
Dopo vari esperimenti dalle alterne fortune, il vero sogno di Rossi&Co per il talk politico resta (ed è stato dal primo minuto) Nicola Porro. In seconda battuta, Paolo Del Debbio. Entrambi nomi ben saldi nella scuderia di Cologno Monzese.
A conti fatti sembra infatti Mediaset ad aver approfittato di più degli ultimi tre anni di governance di destra della Rai: gli addii a viale Mazzini di inizio legislatura, da Lucia Annunziata a Fabio Fazio, hanno indebolito i palinsesti della tivù di Stato. Alcuni sono finiti direttamente tra le braccia di Pier Silvio Berlusconi che – grazie a stipendi ben superiori a quelli che è in grado di garantire il servizio pubblico, raccontano a viale Mazzini – tiene saldamente legati a sé anche quei Porro e Del Debbio che Rossi tanto vorrebbe vedere su Rai 2.
A viale Mazzini la stagione che inizia già caldissima con la vicenda Ranucci non ancora risolta su cui, per altro, Rossi si gioca il suo futuro dentro la Rai o qualche controllata (sulla lista dei desideri c’è Rai Cinema). Sul suo destino incombe anche la riforma della governance, che i Fratelli d’Italia vorrebbero vedere andare a dama entro l’anno, in modo da blindare il servizio pubblico.
A destra imputano a Rossi di non essere ancora intervenuto cogliendo al volo la possibilità che gli si è offerta di rimuovere dalla conduzione di Report il giornalista. “Er tentenna” – nomignolo che l’ad si è guadagnato negli ultimi anni per aver tirato per le lunghe certe decisioni – in realtà starebbe cercando le sponde necessarie per non vedersi Sigfrido Ranucci rientrare dalla finestra, magari per decisione di un giudice, sostiene invece chi gli sta vicino.
La sostituzione del conduttore sarà un tema, per il resto la stagione della direzione guidata da Paolo Corsini è ormai impostata con la benedizione di Palazzo Chigi. Parola d’ordine: niente prigionieri.
Il palinsesto è stato blindato: il lunedì sera resta in mano a Massimo Giletti, che è riuscito a portare il suo Stato delle cose a buoni risultati la scorsa stagione e in queste settimane ha già annunciato una propria inchiesta su Ranucci. Martedì continuerà ad andare in onda Antonino Monteleone, altro grande (forse più per l’investimento che per resa in termini di share) acquisto di TeleMeloni. Il suo Filorosso in questa stagione estiva è stato l’unica trasmissione dell’approfondimento Rai in onda per raccontare la vicenda della bomba piazzata da Valter Lavitola.
Dopo L’altra Italia, immaginato come l’anti Piazzapulita chiuso alla terza puntata, e Storie di confine, seconda serata poi trasferita su RaiPlay, Monteleone ha la sua prossima occasione per convincere i telespettatori. Gli insuccessi precedenti sono acqua passata: questa stagione, ragiona un dirigente, Monteleone continuerà ad andare in onda, con buona pace dello share.
A presidiare il mercoledì sarà invece l’altro innesto meloniano dell’informazione Rai, Roberto Inciocchi: la sua Agorà ha mantenuto ascolti non stellari, ma stabili, e dopo lunghe insistenze dei dirigenti, che volevano portarlo a questo passo già un anno fa, passerà al serale.
Dovrebbe essere il suo il talk più “classico”, mentre Filorosso potrebbe insistere maggiormente sui servizi, come faceva all’inizio Far West di Salvo Sottile. Anche il giornalista siciliano si ritrova di fronte una sfida importante: eredita Ore 14.
Due i fronti: mantenere lo share che Milo Infante era riuscito a guadagnarsi dopo anni di lavoro e non superare la linea rossa che trasformerebbe il programma di cronaca nera in un volano per Roberto Vannacci, che sulla (mancanza di) sicurezza sta costruendo le fondamenta della sua cam pagna elettorale. La mattina di Rai 3 è appaltata ad Annalisa Bruchi (Agorà), considerata gradita a Forza Italia, e Giulia Di Stefano, che alla governance meloniana non dispiace.
C’è ovviamente il sempiterno Bruno Vespa, fresco di rinnovo di contratto fino al 2028, che con i suoi Cinque minuti tra Tg1 e Affari tuoi è uno dei trait d’union più efficaci tra la comunicazione di Palazzo Chigi e la televisione di Stato. Resta saldo anche Marco Damilano, sempre più isolato sulle sue posizioni dai Rai 3 classica, così come Linea notte, mentre su Rai 2 Tg2 Post si rafforza progressivamente.
A RaiNews c’è l’incognita Federico Zurzolo: il direttore non è lontano dalla pensione e – seppure la casella è in mano a Forza Italia – potrebbero aprirsi spiragli incontrollati alla all news. Nel dubbio, la dirigenza tiene un occhio anche sugli ospiti delle trasmissioni: hai visto mai che qualcuno dalle poltroncine di via Teulada e Saxa Rubra possa incitare i conduttori a sfidare il controllo sulla linea editoriale.
Le prime serate d’informazione Rai sono una scommessa soprattutto per i nuovi programmi che dovranno guadagnarsi un seguito: al mercoledì Inciocchi non solo è insidiato da Bianca Berlinguer (ex Rai) su Rete 4, ma anche da Carlo Conti su Rai 1. Il martedì di Monteleone è tradizionalmente terreno di caccia di Giovanni Floris, che la scorsa stagione a La7 ha macinato ascolti a doppia cifra.
A proposito di La7: «Squadra che vince non si cambia» ha promesso Urbano Cairo alla presentazione dei palinsesti di rete a luglio scorso. Effettivamente, l’abitudine sta pagando: lunedì Corrado Augias, poi Dimartedì, giovedì Piazzapulita, venerdì e sabato a cavallo tra informazione e cultura Propaganda e In altre parole di Massimo Gramellini, domenica In onda di Marianna Aprile e Luca Telese contro Report.
Alla mattina la concorrenza a Rai 3 nel trittico Omnibus-Coffee Break-L’aria che tira. Resta da vedere se a cambiare atteggiamento rispetto alla rete che negli ultimi anni ha fatto dell’informazione il suo marchio di fabbrica sarà il partito della presidente del Consiglio: Giorgia Meloni l’ha giurato a Corrado Formigli e da anni non accetta inviti dalla trasmissione d’inchiesta.
A portarla sulla rete negli ultimi tempi, per un duello a distanza con Elly Schlein è riuscito soltanto Enrico Mentana. Intorno al direttore, il cui contratto è in scadenza – forse definitivamente – a dicembre, continuano a consumarsi voci incrociate che lo danno in uscita in direzione Cnn italiana a firma di Theodore Kyriakou, l’editore greco che comprando Repubblica ha dato uno scossone al mercato italiano.
Certo, non sono chiari né la portata dell’incarico, né l’organizzazione pratica del lavoro a cui potrebbe soprintendere l’ultrasettantenne Mentana. C’è ancora chi a via Novaro è convinto si tratti di un gioco al rilancio simile a quello che il direttore ha provocato in altre occasioni con certi post criptici sui suoi canali social: «O si apre per tutti, o posso fare altro» ha detto negli ultimi giorni, accusando la rete di un orientamento eccessivo.
A succedergli magari proprio Giovanni Floris, anche se sembra difficile che possa fare la gioia di Monteleone e traslocare dalla prima serata del martedì. Che comunque si fa affollata, vista la discesa in campo di Infante che, dopo essersi lasciato male con viale Mazzini, a Mediaset si è guadagnato l’incarico di sviluppare nuovi format. Quello che avrebbe chiesto invano alla tivù di Stato.
Ma l’intero palinsesto di Rete 4 sembra pronto ad accontentare un pubblico più spostato a destra di La7, anche se paradossalmente l’input “anti trash” di Pier Silvio Berlusconi potrebbe produrre complessivamente un canale meno estremista. Anche se va tenuto a mente che, contrariamente alle opinioni di sua sorella, Pier Silvio vuole lasciare spazio sulle sue reti anche ai vannacciani, ma la direzione complessiva è un’altra.
Certo, è stato Del Debbio a occuparsi per primo di “maranza”, ma sia lui che Nicola Porro non raggiungono il populismo estremo di Mario Giordano che qualche anno fa, ai tempi del governo gialloverde, Rete 4 proponeva in fascia quotidiana.
Altri tempi, ora è una sera soltanto. E poi, Dieci minuti e Quattro di sera, non esattamente baluardi dell’estremismo. La Rai, in ogni caso, si riserva l’ultimo colpo di scena per febbraio, quando andrà in onda il vero investimento economico e in termini di propaganda, non per forza politica ma sicuramente culturale: il Sanremo di Stefano De Martino.
(da Domani)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
CORRONO ANCHE GLI ALTRI METALLI PREZIOSI, CONSIDERATI BENI RIFUGIO PIU’ AFFIDABILI DEL DOLLARO: L’ARGENTO GUADAGNA LO 0,2% A 69,10 DOLLARI L’ONCIA. IL PLATINO SALE DELLO 0,8% A 1.892 DOLLARI…
L’oro continua a correre e, in scia all’indebolimento del dollaro, tocca i massimi da oltre tre mesi,
mentre l’attenzione degli investitori si sposta sulle prossime mosse della Fed. Al momento il metallo giallo guadagna nel contratto spot lo 0,94% a 4.646 dollari l’oncia, mentre i future salgono dello 0,52% a 4.652 dollari.
Il rally dell’oro era già iniziato la scorsa settimana, chiusa con un bottino del +5%, complice l’annuncio del maxi-piano di buyback di Titoli di Stato annunciati dal Tesoro Usa e dalla debolezza del dollaro. Ora l’attenzione degli investitori si però è spostata anche sugli appuntamenti della settimana, come i dati sui prezzi al consumo americani e il discorso del presidente della Fed Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole. Tutti possibili spunti sulle prossime mosse della banca centrale americana.
“Gli operatori seguiranno con attenzione ogni possibile cambiamento di tono riguardo al percorso delle politiche monetarie e come questo si concili con i recenti sviluppi del mercato obbligazionario”, spiegano gli analisti di KCM Trade. A questo quadro si aggiungono le tensioni in Medio Oriente – con il piano di sanzioni economiche Usa ai danni dell’Iran in arrivo in giornata – che favoriscono la corsa verso il bene rifugio per eccellenza.
Guardando invece agli altri metalli, l’argento spot guadagna lo 0,2% a 69,10 dollari l’oncia. Il platino sale dello 0,8% a 1.892 dollari, mentre il palladio dello 0,3% a 1.348 dollari.
(da Il Sole 24 Ore)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
LA SPESA PER IL RIENTRO PUO’ ARRIVARE FINO A 1.300 EURO PER STUDENTE
Il ritorno sui banchi si avvicina e per le famiglie italiane si apre la stagione degli acquisti per il nuovo anno scolastico. Tra libri di testo, zaini, quaderni e materiale di cancelleria, la spesa può arrivare fino a 1.300 euro per studente. A formulare la stima è il Codacons, che segnala anche nuovi rincari rispetto allo scorso anno. Per zaini, diari, astucci e prodotti di cartoleria, gli aumenti medi dei prezzi quest’anno sono compresi tra il 2% e il 4%. Più contenuto, ma comunque in crescita, il costo dei libri di testo, che secondo il Codacons è rincarato dell’1,8%.
I rincari del materiale scolastico
L’associazione di difesa dei consumatori descrive il ritorno sui banchi come un periodo sempre più difficile per le famiglie, proprio a causa degli alti costi. Per uno zaino, per esempio, la spesa può superare i 200 euro, mentre un astuccio già attrezzato con penne, matite, gomma e pennarelli può arrivare a 60 euro. Un diario, invece, può sfiorare i 40 euro. Per chi non vuole perdersi le ultime evoluzioni tecnologiche, la spesa cresce ulteriormente, specialmente se si opta per zaini dotati di luci a led, speaker wireless oppure con power bank integrati per ricaricare il telefono.
Zaini, astucci e taccuini di lusso
Anche per i più piccoli, poi, ci sono famiglie che scelgono esclusivamente prodotti griffati. E in questo caso, rileva il Codacons, la spesa si fa davvero importante: astucci da oltre 300 euro, taccuini da quasi 200 euro e penne che superano i 500 euro. Per alcuni set di matite colorate si arriva a sfiorare i 600 euro. Anche gli zaini firmati possono raggiungere cifre molto elevate, con alcuni modelli per bambini che superano i mille euro.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL COSTITUZIONALISTA ZACCARIA: “IL POTERE NON VUOLE ESSERE DISTURBATO, ANDAVA BLOCCATO IL GIORNALISMO D’INCHIESTA PRIMA DELLE ELEZIONI”
Il costituzionalista Roberto Zaccaria, presidente della Rai dal 1998 al 2002, non si mostra stupito
dalla mossa di Fratelli d’Italia: “Avevo subito detto che il vero obiettivo dell’offensiva contro Ranucci era Report”.
Come giudica la lettera di FdI alla commissione europea?
Siamo a un clamoroso capovolgimento delle cose. L’Italia non dà applicazione al Freedom Media Act, entrato in vigore ormai da un anno, e loro scrivono alla commissione contro un programma della televisione pubblica, facendo finta di dimenticare che il regolamento europeo tutela l’indipendenza dell’informazione dalla politica. Mentre è evidente che dal governo c’è un continuo tentativo di condizionamento: basti ricordare le dichiarazioni dei giorni scorsi contro Ranucci di Matteo Salvini e Ignazio La Russa.
Nella lettera, i meloniani citano alcuni numeri a riprova della presunta “faziosità” di Report: “Su 404 inchieste esaminate dall’insediamento di questo governo, il 43,5 per cento ha riguardato FdI e la sua leader”.
Queste cifre non significano niente. È naturale che un programma d’inchiesta debba occuparsi di chi è al potere. Per fare un esempio, durante la pandemia, la trasmissione si occupò molto dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza. Il punto resta un altro, ossia che il potere non vuole essere disturbato.
Obiezione: Ranucci non ha favorito questi attacchi frequentando in modo così assiduo Lavitola?
Un giornalista frequenta persone di tutti i tipi. Compresa gente come Lavitola, che peraltro ha sempre gravitato nell’ambito del centrodestra. E comunque ciò che conta è che finora nessuno ha dimostrato il fatto che questo rapporto abbia condizionato il contenuto di qualche servizio di Report. In questo caso, si porrebbe il tema. Ma questo può stabilirlo solo la magistratura, e finora non è accaduto.
Detto questo, ormai sembra scontato che a Ranucci toglieranno la conduzione del programma.
A me non sembra scontato. Ne farebbero un martire.
Non sembra una preoccupazione primaria, per FdI…
Io penso che chi amministra l’informazione pubblica debba sempre tutelare i giornalisti e chi fa inchieste. Questo è ciò che ho fatto da presidente della Rai.
Ha sentito Ranucci in questi giorni?
Mi ha mandato un messaggio dopo una mia intervista a Repubblica. Io non ho bisogno di sentire le persone che difendo, per prendere posizione.
(da il Fatto Quotidiano)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL 24 AGOSTO DEL 2016 IL SISMA CAUSO’ 299 MORTI, 365 FERITI E 48.000 SFOLLATI… MATTARELLA: “SERVE ULTIMARE VELOCEMENTE LA RICOSTRUZIONE”
Alle 3:36 del 24 agosto 2016 la terra tremò con una scossa di magnitudo 6.0 tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto, aprendo una sequenza sismica che nei mesi successivi colpì ampie zone di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Duecentonovantanove morti, 365 feriti e più di 40 mila sfollati è il bilancio di una delle tragedie più dolorose dell’Italia contemporanea. Dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora lontana dal dirsi conclusa: secondo i dati aggiornati al 31 maggio 2026 diffusi dal Commissario straordinario alla Ricostruzione, sono ancora 8.759 i nuclei familiari assistiti, (contro gli oltre 14 mila di alcuni anni fa). Una parte consistente vive tuttora nelle Sae, le Soluzioni Abitative di Emergenza, le cosiddette “casette” – pensate in realtà per durare quattro anni e diventate, per molti, un’abitazione stabile da quasi un decennio. Gli altri percepiscono un contributo per l’autonoma sistemazione.
Sul fronte della ricostruzione privata, le domande di contributo hanno raggiunto quota 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro: i cantieri conclusi sono quasi 15 mila, ma oltre 8 mila risultano ancora aperti. Dal 2022 a oggi sono rientrate nelle proprie case 5.452 famiglie. Più indietro procede invece la ricostruzione pubblica: il report “Dieci anni dopo: i dati raccontano”, curato da ActionAid su dati aggiornati al 30 aprile 2026, segnala che su 3.667 interventi programmati per quasi 4,85 miliardi di euro il 66,3% non ha ancora visto l’apertura del cantiere e solo il 33,6% ha raggiunto la fase esecutiva o conclusiva. Nei 44 comuni più colpiti la situazione è ancora più critica, con circa sette interventi su dieci fermi prima dell’avvio dei lavori.
La posizione della politica
Sul piano istituzionale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito la notte del sisma una “pagina drammatica della storia della Repubblica”, ricordando come quella tragedia, di cui Amatrice è divenuta simbolo, resti un monito costante sulla necessità di rafforzare i meccanismi di prevenzione e intervento sui territori esposti al rischio sismico. Il capo dello Stato ha poi richiamato la complessità del percorso di risanamento, definendolo “un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata“, e ha sollecitato a portarlo a termine nel più breve tempo possibile.
(da lespresso.it)
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Agosto 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL COLOSSO SVEDESE PREPARA UN MARKETPLACE PER COMPRARE E VENDERE MOBILI DI SECNDA MANO DIRETTAMENTE TRA PRIVATI
Ikea si prepara a entrare nel mercato dell’usato. Il colosso svedese dell’arredamento ha
annunciatoil lancio, per il momento solo nel Regno Unito, di una piattaforma online che permetterà ai propri clienti di comprare e vendere tra loro mobili Ikea di seconda mano, sfidando realtà ormai consolidate come Vinted, eBay e Facebook Marketplace. Il servizio, in partenza nei prossimi mesi, sarà riservato agli iscritti a Ikea Family, il programma fedeltà dell’azienda, e permetterà agli utenti di entrare in contatto direttamente per concludere compravendite a livello locale, senza l’intermediazione di Ikea.
Come funziona Ikea Preowned
Il progetto, chiamato Ikea Preowned, punta a sfruttare uno dei principali vantaggi del marchio: la possibilità di riconoscere con facilità i prodotti messi in vendita. Dopo il successo di alcune sperimentazioni in Spagna e Norvegia, il colosso svedese dei mobili ha deciso di testare il modello peer-to-peer sul mercato inglese. Nella versione spagnola, già sperimentata, chi pubblica un annuncio non deve necessariamente partire da zero. La piattaforma può fornire descrizioni precompilate dei prodotti e indicazioni sul prezzo, rendendo più veloce la creazione dell’inserzione. I venditori che optano per una carta regalo Ikea invece del pagamento tradizionale possono ricevere un bonus del 15% sul valore dell’oggetto venduto. Chi compra, invece, è tenuto a versare una tassa di protezione del 5%, destinata a coprire i costi legati alla transazione, con un meccanismo molto simile a quello di Vinted.
E in Italia?
Per ora, in Italia non è disponibile una piattaforma Ikea che consenta ai privati di vendere online i propri mobili direttamente ad altri utenti. Nei punti vendita, però, esiste l’Angolo della circolarità, uno spazio dedicato alla vendita di prodotti di seconda mano, ricondizionati, resi o provenienti dall’esposizione. Si tratta di un modello diverso e molto più limitato, perché non prevede una piattaforma dove i clienti possono pubblicare i propri annunci e negoziare direttamente tra loro.
Perché Ikea punta sull’usato
L’operazione di Ikea si inserisce nel percorso di responsabilità ambientale e climatica dell’azienda. Il colosso svedese, infatti, ha fissato l’obiettivo di diventare «climaticamente positivo» entro il 2030, puntando sull’utilizzo di materiali rinnovabili, riciclati e riciclabili e sulla riduzione dell’impatto dei propri prodotti. Da questo punto di vista, allungare la vita di un mobile significa – almeno in linea teorica – evitare che venga smaltito e ridurre la necessità di produrne immediatamente uno nuovo.
Ma dietro il progetto «Ikea preowned» c’è anche l’intenzione di sfruttare la popolarità del proprio marchio per entrare a gamba tesa nel mercato del second-hand e mantenere i clienti all’interno dell’ecosistema del marchio. Secondo una stima di Straits Research, il mercato globale dei mobili di seconda mano potrebbe arrivare a circa 75 miliardi di dollari entro il 2032, con una crescita media annua vicina all’8%.
(da agenzie)
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