Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
IN EUROPA, ITALIA E SPAGNA HANNO AVUTO “DINAMICHE INFLAZIONISTICHE PIÙ ACCENTUATE” RISPETTO A GERMANIA E FRANCIA… TORNANDO ANCORA INDIETRO NEL TEMPO, NEL 1926 CON IL CORRISPETTIVO DI 5 EURO IN ITALIA SI POTEVANO COMPRARE 5,5 CHILI DI PATATE. NEL 2025 I CHILI SCENDONO A 3
In 25 anni, dal 2000 al 2025, l’indice dei prezzi al consumo in Italia è cresciuto in
media del 63%. Ma casa e utenze hanno registrato incrementi vicini al 120%, trainati dalle spese per elettricità e combustibili, così come servizi finanziari e assicurativi che superano il 100%. Gli aumenti per alimentari e bevande si attestano intorno al 90%, di poco sotto ristorazione e alloggi (86%) e trasporti, intesi come acquisto auto e carburanti (78%).
Per istruzione e sanità gli incrementi sono stati sotto il 30% (rispettivamente 25% e 16%), mentre servizi di informazione e comunicazione hanno registrato una diminuzione del costo di beni e servizi del 58%. Il calcolo è dell’Istat che ieri, insieme alle nuove iniziative organizzate nell’ultimo trimestre 2026 per i cento anni dell’Istituto, ha presentato il report «Storie di dati – Prezzi al consumo».
E fa il confronto dell’andamento dei prezzi degli ultimi cento anni di beni e servizi evidenziando differenze significative: «Dalla metà degli anni ‘50 a oggi i prezzi dei beni sono aumentati di circa 30 volte, quelli dei servizi di circa 60». Nel 1926 con il corrispettivo di 5 euro in Italia si potevano comprare 5,5 chili di patate. Nel 2025 i chili scendono a 3.
L’Istat ricorda poi le tre grandi crisi energetiche: 1973-74; 1979-80; 2021-22. «In tutti e tre i casi — si legge nel report —, gli aumenti su base annua dei prezzi finali dei beni energetici hanno superato il 50%, raggiungendo il massimo storico del 71,6% nell’ottobre 2022». Nel 2026, la nuova impennata del prezzo dei beni energetici è causata dallo scoppio della guerra nel Golfo. In Europa, Italia e Spagna hanno avuto «dinamiche inflazionistiche più accentuate» rispetto a Germania e Francia, facendo più fatica ad adeguarsi alla disciplina dei prezzi imposta dalla moneta unica
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
“QUESTO ACCORDO È UN REGALO AI NOSTRI AVVERSARI E UN TRADIMENTO DEI NOSTRI ALLEATI”
Dodici senatori, tra cui sei repubblicani, hanno scritto ieri una lettera chiedendo al presidente Trump di strappare l’accordo sul diesel con Putin, perché altrimenti aiuterà Mosca a continuare a finanziare la sua guerra. I senatori osservano inoltre che il patto in sé non è di reale beneficio per gli americani, perché le quantità di diesel sono troppo ridotte per avere un impatto sui prezzi.
Il diesel «non viene dato a noi, ma viene rilasciato per il mondo e sul mercato globale che è in difficoltà per i prezzi alti — ha detto Trump ieri ai giornalisti — e quando (gli ucraini, ndr ) distruggono le raffinerie di diesel, questa non è una cosa buona». Nella lettera i senatori insistono: «Questo accordo è un regalo ai nostri avversari e un tradimento dei nostri alleati». Ma è significativo che quattro dei sei firmatari repubblicani siano senatori che non si ricandideranno alle elezioni (…)
Trump insiste che sia Putin che Zelensky vogliono un accordo, «ma non sanno come» arrivarci (…). Dopo l’accordo sul diesel, il Cremlino ha replicato che non intende negoziare con l’Ucraina al momento e il giorno dopo ha lanciato un attacco che ha ucciso 22 persone tra cui quattro bambini a Zaporizhzhia.
Di fatto la ragione di questo accordo è che Trump punta a ridurre il prezzo del diesel per ragioni interne elettorali (o comunque a mostrare che sta facendo qualcosa): è una priorità degli elettori americani che voteranno per il Congresso il 3 novembre. A questo si accompagna la tendenza del presidente a spingere gli ucraini al compromesso più di quanto non abbia mai fatto con Putin e anche quando le condizioni poste dai russi sono per Kiev inaccettabili (…)
Putin ha incassato altre vittorie: Trump ha accolto i ministri russi al G20 in North Carolina e in Wisconsin e il leader russo in persona è atteso a Miami al summit finale dei leader. Intanto l’amministrazione Trump sta negoziando accordi d’affari con il Cremlino, presentati come un modo per indurre la Russia ad un accordo di pace
(da Corriere dela Sera)
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
MA ANCHE CONTE E’ ZOMPATO DAL GOVERNO CON LA LEGA A QUELLO CON IL PD. DOVREBBE DARE ANCHE LUI “GARANZIE”?…
LA DIFFERENZA TRA DESTRA E SINISTRA: MELONI & FRIENDS TROVANO NEL POTERE UN BEL COLLANTE, DALL’ALTRA PARTE CI SI DIVIDE PER TUTTO
«In giro non ce ne sono…». Ecco, quando si entra dentro il dilemma del Cinquestelle
sulla necessità o meno di «baciare il rospo Renzi», e quindi di accettare che Italia viva stia nel Campo largo, non si può fare a meno di citare la risposta che i vertici del Movimento si sono sentiti dare nelle ultime settimane, dopo aver commissionato informalmente la ricerca interna di alcuni sondaggi.
In particolare, si cercavano delle rilevazioni che certificassero la possibilità per il centrosinistra di superare la soglia del 42 percento nel nuovo premio di maggioranza senza l’apporto della pattuglia dell’ex premier fiorentino.
Nessun sondaggio, insomma, consente a Giuseppe Conte e ai suoi di rivendicare presso Elly Schlein che Italia viva non è indispensabile per pensare di rivincere le elezioni.
Insomma, la perfetta descrizione del Cinquestelle alle prese col «rospo Renzi» è la stessa messa a fuoco dai celebri versi di Ovidio: «Non posso vivere né con te né senza di te».
Insieme a Italia viva, per ragioni storiche lunghe chilometri, Conte e soci non ci vogliono stare; senza, però, non possono nemmeno sognare di tornare a stare in una maggioranza di governo, almeno per adesso.Dicono che a Conte sia tornato in mente, negli ultimi tempi, il primo e forse unico faccia a faccia avuto con Renzi a Palazzo Chigi, nel novembre 2020. Era la prima volta che il secondo tornava nella sede del governo dopo l’addio del 2016; fu la prima volta che il primo fece i conti con una nuova crisi di governo, che si sarebbe materializzata (anche per mano di Renzi) qualche settimana dopo con l’avvento di Draghi.
Senza un nuovo matrimonio, anche se per procura («Garantisce Schlein», è il mantra pentastellato), di Palazzo Chigi non esisterà per entrambi neanche il miraggio. E se tutto questo valga o meno il bacio di un rospo, ecco, solo la storia lo dirà –
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
“I COSTI COMPLESSIVI DELLA GUERRA HANNO ASSORBITO CIRCA LA METÀ DELL’AUMENTO DI REDDITO DELLA FAMIGLIA AMERICANA MEDIA NEGLI ULTIMI OTTO MESI. NON C’È DA STUPIRSI CHE LA GUERRA SIA COSÌ IMPOPOLARE. IL CONFLITTO, INIZIATO A FINE FEBBRAIO, È COSTATO AI CONSUMATORI AMERICANI 265 MILIARDI A LIVELLO NAZIONALE” – UN GALLONE DI BENZINA COSTA 4,37 DOLLARI, IN RIALZO RISPETTO AI 2,98 DOLLARI RELATIVI A PRIMA DEL CONFLITTO…
La guerra in Iran è costata finora a ogni famiglia americana una media di circa 2.000 dollari, secondo le stime diffuse da Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics. “Si consideri che i costi complessivi della guerra hanno assorbito circa la metà dell’aumento di reddito della famiglia americana media negli ultimi otto mesi”, ha scritto Zandi su X. “Non c’è da stupirsi che la guerra sia così impopolare”. Il conflitto, iniziato a fine febbraio, è costato ai consumatori americani 265 miliardi a livello nazionale, secondo le stime di Moody’s. Zandi ha indicato i prezzi dell’energia come il fattore principale del rialzo dei costi.
Un gallone di benzina costa 4,37 dollari, in rialzo rispetto ai 2,98 dollari relativi a prima del del conflitto. Il costo medio del diesel “si aggira sopra i 6 dollari e il carburante per i jet è quasi raddoppiato. “Complessivamente, si tratta di una cifra vicina ai 1.100 dollari a famiglia, pagati sia al distributore sia attraverso il maggior costo di tutto ciò che viene trasportato su gomma o per via aerea”, ha scritto ancora Zandi. e, con l’avvicinarsi dell’inverno, “anche il costo decisamente più elevato del combustibile per il riscaldamento domestico sta facendo lievitare le spese”.
I calcoli di Zandi tengono conto anche della decisione della Federal Reserve di alzare i tassi di interesse. I tassi sui mutui a tasso fisso sono saliti da una soglia inferiore al 6% prima della guerra all’attuale 7,5% circa. “Secondo le nostre stime, l’aumento dei tassi è costato all’economia circa 540 dollari a famiglia”, ha scritto.
Il costo delle operazioni militari ammonta a circa 360 dollari a famiglia, stando ai calcoli di Zandi. A inizio maggio, durante un’audizione alla Commissione Stanziamenti della Camera, il direttore finanziario ad interim del Pentagono, Jules Hurst III, ha riferito ai legislatori che il costo del conflitto si stava avvicinando ai 29 miliardi. A fine giugno, l’American Enterprise Institute, think tank di orientamento conservatore, ha stimato il costo delle operazioni in 38,6 miliardi di dollari.
Il Center for Strategic and International Studies, in un rapporto di fine giugno, ha quantificato la spesa in circa 40 miliardi. A giugno, la Casa Bianca ha richiesto 87 miliardi di fondi supplementari per contribuire a coprire i costi di reintegro delle scorte e del dispiegamento di truppe nell’area di competenza del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom). È probabile che il provvedimento necessiti dei voti dei democratici per essere approvato al Senato.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
MA GLI UTENTI DEL WEB SPERNACCHIANO VANCE RICORDANDOGLI LE SUE FOTO “EN TRAVESTI”
Il vicepresidente americano JD Vance è stato ripreso oggi durante alcune battute
sulla sessualità del candidato democratico al Senato Usa, James Talarico, in un comizio elettorale repubblicano a Tyler, in Texas.
Durante l’evento, svoltosi presso il vecchio terminal dell’aeroporto regionale Tyler Pounds, Vance ha parlato da un podio in un filmato ripreso da C-SPAN. Tra le acclamazioni del pubblico, Vance ha sentito un sostenitore dire “Ti voglio bene” a cui ha risposto: “Anch’io ti voglio bene, signore. In modo assolutamente platonico, sia chiaro. Sono il vicepresidente, non James Talarico”.
L’episodio rientra in una serie di attacchi all’identità di Talarico – incluse false affermazioni sul suo genere – in vista delle elezioni di metà mandato. Gli utenti dei social, scavando nella rete, hanno sottolineato l’ironia dell’affermazione di Vance, ricordando i suoi precedenti episodi in cui si è vestito da donna.
Talarico, 37 anni, è impegnato in una relazione stabile iniziata circa 4 anni fa con Brianna Menard, e nel corso della sua carriera politica, oltre ad aver iniziato un percorso di studi da seminarista presbiteriano, ha sempre sostenuto i diritti LGBTQ+.
Nello stesso discorso, Vance ha definito Talarico “Tala-freak-co”, nomignolo affibbiato al candidato dem da Donald Trump, “falso e un impostore”, “un fenomeno da baraccone” e “una macchina da contenuti”, oltre a lanciare altri attacchi personali mentre criticava diverse posizioni politiche del candidato al Senato e addirittura sulla religione e la cristianità.
Vance ha anche detto: “Viene da chiedersi che aspetto abbia la cronologia delle ricerche su internet di un uomo del genere. Signore e signori, non volete scoprirlo. E nemmeno io”.
A sei giorni dall’inizio del periodo di voto anticipato in Texas, Vance ha preso parte al comizio per sostenere l’avversario repubblicano di Talarico, l’attuale procuratore generale del Texas Ken Paxton, che ha di recente criticato Trump, malgrado sia stato fortemente voluto dal tycoon anche contro il volere della base repubblicana dello Stato.
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL TYCOON SMENTISCE, ZELENSKY REPLICA: “NON ABBIAMO RICEVUTO ALCUN PREAVVISO. LE INFORMAZIONI DI INTELLIGENCE AIUTANO A SALVARE VITE, E QUESTO È UNO DEI PROBLEMI PIÙ CRITICI…”
Kiev denuncia di non aver ricevuto dagli alleati alcun preavviso sui cinque missili balistici russi lanciati contro la capitale nella notte tra il 12 e il 13 ottobre. L’allarme è scattato quando i vettori erano già in volo: troppo tardi per garantire alla popolazione un margine adeguato per raggiungere i rifugi.
È questo il punto politico dell’ultimo messaggio di Volodymyr Zelensky che sui social ha commentato: «C’è stato anche un attacco particolarmente vile con missili balistici su Kyiv: cinque missili che hanno colpito infrastrutture civili. Purtroppo, non abbiamo ricevuto alcun preavviso dai nostri partner su questo attacco. Le informazioni di intelligence sui lanci di missili balistici russi aiutano a salvare vite, e questo è uno dei problemi più critici».
L’intelligence americana consente di rilevare i lanci, stimare traiettorie e tempi d’impatto e preparare la risposta delle difese antiaeree. Contro missili veloci come gli Iskander, pochi minuti possono salvare vite.
Il presidente ucraino non ha indicato quale partner sia venuto meno e nelle ore precedenti il ministro degli Esteri Andriy Sybiga durante il Forum
sulla sicurezza di Varsavia, secondo quanto riportato da un corrispondente di Ukrinform ha affermato: «Probabilmente vi state chiedendo se riceviamo informazioni di intelligence dalla parte americana. Sì, questa cooperazione continua».
Nel marzo 2025, dopo lo scontro tra Trump e Zelensky nello Studio Ovale, gli Stati Uniti bloccarono per alcuni giorni sia gli aiuti militari sia l’intelligence destinata all’Ucraina. La collaborazione riprese l’11 marzo, dopo l’apertura di Kiev alla proposta americana di una tregua di trenta giorni.
La cooperazione era poi tornata quasi ai livelli precedenti, ma oggi appare nuovamente ridimensionata sul piano politico. A rendere il sospetto più pesante è la coincidenza temporale: le nuove pressioni americane sulle operazioni ucraine contro il settore petrolifero russo e, subito dopo, un attacco balistico senza allerta preventiva.
Parigi e altri alleati ha aumentato il sostegno informativo a Kiev. A gennaio Emmanuel Macron ha affermato che la Francia fornisce ormai due terzi dell’intelligence messa a disposizione dell’Ucraina dai partner. Il contributo comprende immagini satellitari, intercettazioni e analisi dei movimenti russi.
Ma gli alleati europei non dispongono dello stesso sistema globale statunitense di allerta precoce contro i missili balistici. Può ridurre la dipendenza ucraina da Washington, non eliminarla. Proprio l’episodio di Kiev conferma il limite: la collaborazione europea può sostituire una parte dei dati americani, ma non necessariamente quelli più urgenti sui lanci balistici
Trump aveva appena annunciato una tregua sulle infrastrutture energetiche. Ma si tratta di una tregua che resta sulla carta. Kiev ha sospeso gli attacchi contro le raffinerie russe, chiedendo reciprocità. Mosca ha invece continuato a colpire centrali e infrastrutture critiche ucraine: Zelensky parla di 19 regioni attaccate in due giorni. Anche Ukrenergo ha segnalato nuovi danni e interruzioni della corrente.
Il quadro è quindi quello di una tregua non formalizzata e applicata in modo unilaterale. Mentre la Russia continua gli attacchi, l’Ucraina subisce pressioni americane per rinunciare ai raid contro le raffinerie. E l’intelligence, da strumento di difesa, torna a essere una leva negoziale sulla quale Washington può agire direttamente.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
HANNO 17 E 16 ANNI: “LO ABBIAMO FATTO PERCHE’ CI ANNOIAVAMO”
I carabinieri hanno trovato e denunciato i due giovani che avrebbero aggredito molti
passanti tra cui l’attore Davide Iacopini su una minicar a Monteverde. La minicar si trovava parcheggiata a pochi passi dal quartiere, ovvero a Testaccio. A farlo sapere è il Messaggero. Il quotidiano pubblica anche le foto del ritrovamento dell’auto e del suo trasporto con il carro attrezzi. I due hanno 17 e 16 anni. Il giovane alle guida della minicar nera vive a Monteverde, il suo amico a Testaccio. Il fascicolo passa ora all’attenzione della Procura presso il tribunale dei minori. Il 17enne alla guida è figlio di un carabiniere.
Foto da: Il Messaggero
Il ritrovamento
Secondo il racconto del quotidiano ieri sera 13 ottobre i carabinieri del comando provinciale di Roma hanno trovato e sequestrato il veicolo a Lungotevere Testaccio. I due denunciati sono del 2009 e del 2010. Il secondo sarebbe quello che ha colpito l’attore Iacopini. L’auto è stata ritrovata grazie a un adesivo riconosciuto dalle telecamere. I due sono stati individuati dopo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Ambrogio Cassiani. L’auto è stata ritrovata anche grazie alla testimonianza di un meccanico. Il riconoscimento grazie a degli adesivi e a un led. Secondo quanto raccontato i due tra il 4 e il 5 ottobre stavano festeggiando il compleanno di uno dei due. L’accusa per i due – denunciati a piede libero – è di tentato omicidio ma ora toccherà alla Procura dei minori valutare l’impianto accusatorio.
I due denunciati
Iacopini è ancora ricoverato in prognosi riservata. Sentiti in caserma dal pm di Roma, nella notte, i due hanno ammesso i fatti. Le indagini, coordinate dalla procura ed eseguite grazie all’ausilio delle Sezioni Cyber Investigation e Rilievi Tecnico Scientifici dei carabinieri del Nucleo Investigativo e del Ris di Roma, hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine al fatto che la minicar individuata fosse il mezzo con cui erano state commesse le sei aggressioni.
La nota dei vigili
La polizia locale spiega invece che «proseguono in maniera serrata le indagini in relazione agli episodi verificatisi negli ultimi giorni» e che hanno portato alla denuncia di due ragazzi. «Proprio la delicatezza e la complessità delle verifiche in corso impongono, in questa fase, il massimo riserbo sul contenuto degli accertamenti, nel rispetto delle esigenze investigative e delle determinazioni dell’autorità giudiziaria», si legge nella nota. «Le indagini proseguono a ritmo serrato, sulla base dei numerosi elementi gia’ acquisiti e delle diverse piste attualmente oggetto di approfondimento».
«L’abbiamo fatto per gioco, perché ci annoiavamo. Ci siamo fermati soltanto quando abbiamo saputo che un attore era rimasto ferito. Ci dispiace». È quanto dichiara, secondo il Corriere della Sera, uno dei due minorenni denunciati per le aggressioni ai passanti avvenute nel quartiere romano di Monteverde. Si tratta di un 17enne, figlio di un carabiniere, che, insieme a un altro 16enne, ha aggredito diverse persone a bordo di una microcar, tra cui l’attore Davide Iacopini.
Le famiglie dei due giovani hanno collaborato con gli investigatori. Il diciassettenne frequenta un liceo nel quartiere Testaccio e risulta avere precedenti di polizia, mentre il sedicenne, che era alla guida del veicolo, studia in un istituto a indirizzo umanistico a Monteverde. Entrambi hanno un rendimento scolastico insufficiente e un precedente per furto commesso insieme.
(da Open)
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
L’ASTENSIONISMO DEGLI ELETTORI E’ LA DIRETTA CONSEGUENZA DI QUELLO DEGLI ELETTI
Quando Giorgetti li ha salutati, i dodici deputati di maggioranza e opposizione dispersi nel vasto emiciclo di Montecitorio lo hanno ricambiato con un applauso. Per scaldarsi, forse. O sentirsi meno soli. Il ministro era lì per parlare dei soldi di tutti, cioè della ragione storica per cui i parlamenti sono nati. E invece i rappresentanti del popolo non c’erano. Giorgetti aveva proposto di incontrarli lunedì, ma lo hanno guardato storto. Il lunedì la Camera solidarizza con i barbieri. Allora ha rilanciato: facciamo martedì? Sul martedì possiamo ragionare, gli hanno risposto, non immaginandosi che per lui, da buon lumbard, la giornata lavorativa cominciasse alle 9 del mattino (al più tardi). Ma stiamo scherzando? I deputati sono persone riflessive, hanno bisogno del loro tempo per carburare. Di solito si affacciano alla buvette il martedì pomeriggio per annusare l’aria, lavorano pancia a terra tutto il mercoledì e il giovedì dopo pranzo cominciano a prepararsi per il week-end.
In questa constatazione non c’è ombra di qualunquismo. Sappiamo che negli altri giorni della settimana i parlamentari fanno tante cose utili ai cittadini. Partecipano a convegni, raduni, feste patronali. Ricevono clienti e lobbisti. Preparano dichiarazioni solenni. E scrivono: messaggini e libri, tanti libri. Molti più di quanti ne leggano. Dovrebbero solo smettere di lamentarsi dell’astensionismo degli elettori, dal momento che è diretta conseguenza di quello degli eletti.
(da corriere.it)
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Ottobre 14th, 2026 Riccardo Fucile
LA SINDACA DI GENOVA RACCONTA PER LA PRIMA VOLTA IL PERCORSO PER DIVENTARE MADRE: “LA VITA, ANCHE QUANDO SEMBRA COMPLICARSI, TROVA SEMPRE MODI INATTESI PER ANDARE AVANTI”
Per un anno Silvia Salis e il marito, il regista Fausto Brizzi, hanno provato ad avere
un figlio. Le analisi non segnalavano problemi, ma la gravidanza non arrivava. Alla fine hanno deciso di ricorrere alla fecondazione assistita. È un capitolo della sua vita che la sindaca di Genova non aveva mai raccontato pubblicamente e che ora trova spazio in È già domani, il libro in uscita il 13 ottobre con Feltrinelli, di cui Repubblica ha anticipato alcuni passaggi.
Silvia Salis e la fecondazione assistita: come è nato il figlio Eugenio
«Per molto tempo avevo pensato alla maternità come a qualcosa che sarebbe arrivato naturalmente», scrive Salis, ripensando al percorso che nel 2023 l’ha portata alla nascita del figlio Eugenio. L’ex atleta olimpica racconta di aver creduto a lungo di poter aspettare il momento giusto, come accade spesso alle donne impegnate nella propria carriera: «È una convinzione diffusa, soprattutto tra le donne che hanno costruito la propria vita attorno a percorsi lavorativi intensi. Si crede che il tempo sia elastico, che le stagioni della vita possano essere spostate come appuntamenti su un’agenda. A un certo punto capisci che il corpo ha un suo calendario e che la maternità, come molte cose importanti, non è sempre una strada lineare».
La sindaca descrive le visite, le telefonate dei medici e l’attesa dei risultati, ma soprattutto l’incertezza che ha accompagnato quei mesi: «La fecondazione assistita è una tecnologia straordinaria, ma non è mai soltanto una questione tecnica. È un’esperienza emotiva complessa. Ogni passaggio ti mette davanti alla parte più vulnerabile di te».
Anche quando è arrivata la notizia della gravidanza, racconta, la felicità è stata attraversata dall’incredulità: «Come se il corpo avesse deciso di ricordarmi che la vita, anche quando sembra complicarsi, trova sempre modi inattesi per andare avanti».
Salis spiega di aver scelto di parlare del suo percorso anche per contribuire a superare il silenzio che spesso circonda la fecondazione assistita: «Non c’è niente di cui vergognarsi Per me è importante parlarne, così come ha fatto la deputata democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez nell’agosto scorso, condividendo sui suoi canali social il percorso di congelamento degli ovociti a trentasei anni».
Una testimonianza che, secondo la sindaca, ha contribuito a riportare l’attenzione sui costi dei trattamenti e sulle tutele per chi decide di preservare la propria fertilità.
Perché il figlio di Silvia Salis ha il cognome della madre
Il figlio di Salis e Brizzi si chiama Eugenio Salis, proprio come il padre della sindaca, scomparso dopo aver trascorso quasi un anno e mezzo con il nipote. «Quando finalmente lo accolsi in braccio capii che il futuro aveva un nome. Quello di mio papà», scrive Salis. I due Eugenio, racconta, dormivano abbracciati ogni pomeriggio. Dopo la morte del nonno, la sindaca ha spiegato al figlio che il «nonno marinaio» era tornato nel mare che amava. E ora, quando il bambino esce sulla terrazza di casa e guarda le onde, le ricorda di salutarlo.
La scelta di dare al bambino il cognome materno, però, non è stata soltanto un omaggio al nonno. «Fausto e io abbiamo deciso di dare a Eugenio il mio cognome per dare un esempio, il nostro piccolo segnale per contribuire a una rivoluzione sociale», scrive Salis, richiamando la sentenza con cui nel 2022 la Corte costituzionale ha superato l’automatismo del cognome paterno. «Per secoli le donne hanno visto il proprio nome sparire nella genealogia familiare», osserva la sindaca. E precisa che la scelta «non significa affatto negare il ruolo del padre», ma riconoscere che maternità e paternità condividono le stesse responsabilità.
(da Repubblica)
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