QUEL BUGIARDO DI TRUMP HA GIÀ STACCATO LA SPINA A KIEV, GLI ATTACCHI RUSSI CON CINQUE MISSILI BALISTICI, DEL 12 E 13 OTTOBRE, SONO STATI “INVISIBILI” PER KIEV: GLI STATI UNITI NON HANNO LANCIATO NESSUN PREAVVISO, E L’ALLARME È SCATTATO QUANDO I RAZZI ERANO GIÀ IN VOLO, TROPPO TARDI PER LA POPOLAZIONE PER RIFUGIARSI NEI BUNKER
IL TYCOON SMENTISCE, ZELENSKY REPLICA: “NON ABBIAMO RICEVUTO ALCUN PREAVVISO. LE INFORMAZIONI DI INTELLIGENCE AIUTANO A SALVARE VITE, E QUESTO È UNO DEI PROBLEMI PIÙ CRITICI…”
Kiev denuncia di non aver ricevuto dagli alleati alcun preavviso sui cinque missili balistici russi lanciati contro la capitale nella notte tra il 12 e il 13 ottobre. L’allarme è scattato quando i vettori erano già in volo: troppo tardi per garantire alla popolazione un margine adeguato per raggiungere i rifugi.
È questo il punto politico dell’ultimo messaggio di Volodymyr Zelensky che sui social ha commentato: «C’è stato anche un attacco particolarmente vile con missili balistici su Kyiv: cinque missili che hanno colpito infrastrutture civili. Purtroppo, non abbiamo ricevuto alcun preavviso dai nostri partner su questo attacco. Le informazioni di intelligence sui lanci di missili balistici russi aiutano a salvare vite, e questo è uno dei problemi più critici».
L’intelligence americana consente di rilevare i lanci, stimare traiettorie e tempi d’impatto e preparare la risposta delle difese antiaeree. Contro missili veloci come gli Iskander, pochi minuti possono salvare vite.
Il presidente ucraino non ha indicato quale partner sia venuto meno e nelle ore precedenti il ministro degli Esteri Andriy Sybiga durante il Forum
sulla sicurezza di Varsavia, secondo quanto riportato da un corrispondente di Ukrinform ha affermato: «Probabilmente vi state chiedendo se riceviamo informazioni di intelligence dalla parte americana. Sì, questa cooperazione continua».
Nel marzo 2025, dopo lo scontro tra Trump e Zelensky nello Studio Ovale, gli Stati Uniti bloccarono per alcuni giorni sia gli aiuti militari sia l’intelligence destinata all’Ucraina. La collaborazione riprese l’11 marzo, dopo l’apertura di Kiev alla proposta americana di una tregua di trenta giorni.
La cooperazione era poi tornata quasi ai livelli precedenti, ma oggi appare nuovamente ridimensionata sul piano politico. A rendere il sospetto più pesante è la coincidenza temporale: le nuove pressioni americane sulle operazioni ucraine contro il settore petrolifero russo e, subito dopo, un attacco balistico senza allerta preventiva.
Parigi e altri alleati ha aumentato il sostegno informativo a Kiev. A gennaio Emmanuel Macron ha affermato che la Francia fornisce ormai due terzi dell’intelligence messa a disposizione dell’Ucraina dai partner. Il contributo comprende immagini satellitari, intercettazioni e analisi dei movimenti russi.
Ma gli alleati europei non dispongono dello stesso sistema globale statunitense di allerta precoce contro i missili balistici. Può ridurre la dipendenza ucraina da Washington, non eliminarla. Proprio l’episodio di Kiev conferma il limite: la collaborazione europea può sostituire una parte dei dati americani, ma non necessariamente quelli più urgenti sui lanci balistici
Trump aveva appena annunciato una tregua sulle infrastrutture energetiche. Ma si tratta di una tregua che resta sulla carta. Kiev ha sospeso gli attacchi contro le raffinerie russe, chiedendo reciprocità. Mosca ha invece continuato a colpire centrali e infrastrutture critiche ucraine: Zelensky parla di 19 regioni attaccate in due giorni. Anche Ukrenergo ha segnalato nuovi danni e interruzioni della corrente.
Il quadro è quindi quello di una tregua non formalizzata e applicata in modo unilaterale. Mentre la Russia continua gli attacchi, l’Ucraina subisce pressioni americane per rinunciare ai raid contro le raffinerie. E l’intelligence, da strumento di difesa, torna a essere una leva negoziale sulla quale Washington può agire direttamente.
(da agenzie)
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