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INTERVISTA DEL “CORRIERE DELLA SERA” A SILVIA SALIS CHE NON LE MANDA A DIRE: “SE IL PD FOSSE STATO PIÙ INCLUSIVO E AVESSE CONTENUTO LE TENSIONI INTERNE, OGGI STAREBBE AL 30 PER CENTO” E METTE IL DITO NELLE PIAGHE DEL CENTROSINISTRA: “NEI DECENNI HA ELABORATO ANTICORPI POTENTISSIMI CONTRO LA VITTORIA. C’È FASTIDIO VERSO LA FIGURA DEL LEADER. E C’È IL MECCANISMO PERVERSO DI DOVER ABBATTERE LE PECULIARITÀ DI OGNI PARTITO PER TENERE INSIEME TUTTI. “LA SINISTRA NON HA UN LEADER RICONOSCIBILE E RICONOSCIUTO”

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL NO ALLE PRIMARIE (“SI RISCHIA UNA GUERRA CIVILE AI GAZEBO”)… QUANDO, TRA LO STUPORE DI MOLTI DISSE: “VINCERO’ ALLE COMUNALI DI GENOVA AL PRIMO TURNO” E COSI’ HA FATTO… “IO NON RIMANDO LE COSE, LE FACCIO”… “PRIMARIE? BASTA DIVISIONI, SI CHIUDANO IN UNA STANZA ED ESCANO SOLO QUANDO SARANNO D’ACCORDO SU TUTTO”… “GLI AVVERSARI LI RISPETTO, SE GLI DAI DEL FESSO E POI PERDI SEI DOPPIAMENTE FESSO, QUESTO MI HA INSEGNATO LO SPORT”… “LA PRIMA COSA CHE FAREI SE FOSSI PREMIER? SERVIZIO GRATUITO DI NIDI E SCUOLE MATERNE, QUESTO VUOL DIRE AIUTARE DAVVERO LE FAMIGLIE NON A CHIACCHIERE”… “SONO EUROPEISTA E SE FOSSI UNA MAMMA DI KIEV SOTTO I BOMBARDAMENTI MI ASPETTEREI DI VEDERE L’EUROPA AL MIO FIANCO”… “COME NON SI PUO’ ESSERE VICINO AL POPOLO PALESTINESE QUANDO VEDI MIGLIAIA DI BAMBINI UCCISI E STRAZIATI?”

Fuori dalle finestre di casa, il mare è così vicino che sembra entrare nelle stanze. Basta scendere pochi gradini e tuffarsi. È domenica, Silvia Salis prova a tirare il fiato. Anche se all’ingresso trovi subito un mega tapis roulant che segna i dieci chilometri appena percorsi. «In tanti vedono in me una donna alta un metro e ottanta, bionda, ex atleta olimpica», confessa la sindaca di Genova. «Qualcuno può pensare che io sia invincibile, ma non lo sono affatto. Ho sofferto e, per avere Eugenio, il nostro bambino, sono dovuta ricorrere alla fecondazione assistita».
Ha vinto, sostenuta da tutto il Campo largo. Perché il centrosinistra, invece, fatica a vincere a livello nazionale?
«Perché nei decenni ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria. C’è fastidio verso la figura del leader. E c’è il meccanismo perverso di dover abbattere le peculiarità di ogni partito per tenere insieme tutti. E quasi l’idea che il concetto stesso di vittoria sia qualcosa di destra».
Lei, invece, quando Bonelli e Fratoianni di Avs vennero a sostenerla per primi a Genova, disse subito: «Vinceremo al primo turno».
«Sì. E quella frase suscitò parecchi dubbi. Avevamo una coalizione che andava da Azione ai Cinque Stelle: perché avremmo dovuto pensare di non farcela? Bisogna darsi il permesso di vincere».
Nel libro scrive che alla sinistra manca un leader riconoscibile, mentre la destra ne ha una: Giorgia Meloni.
«Manca un leader riconosciuto del centrosinistra. E manca una cultura del leader. Ci sono molte persone che pensano di poter fare quel lavoro, ma siccome non si mettono d’accordo, allora si decide di aprire una competizione interna.
Io non sono contraria alle primarie in assoluto. Ma ricordo una recente intervista sul Corriere di Aldo Cazzullo a Massimo D’Alema: raccontava di un partito nel quale si discuteva, c’era un organo di direzione politica, composto da più anime, ma forte, e alla fine usciva una decisione. Come quando Berlinguer comunicò appunto a D’Alema: “La direzione del partito ha deciso che farai il segretario della Fgci”».
Sta dicendo che Elly Schlein non è ancora la leader dell’alternativa?
«Non sto dicendo questo. Elly ha legittime ambizioni. Così come Giuseppe Conte, che ha già fatto il premier due volte, pur avendo dieci punti in meno del Pd. E poi ci sono il mondo riformista e quello di Avs, che hanno il diritto di riconoscersi in una leadership. A destra il partito principale, Fratelli d’Italia, ha cannibalizzato gli altri. Noi, invece, abbiamo frammentato il Partito democratico. Se il Pd fosse stato più inclusivo e avesse contenuto le tensioni interne, oggi sarebbe un partito che non avrebbe problemi a stare al 30 per cento».
Perché nel libro non cita mai i nomi di Schlein, Conte, Renzi, Meloni?
«È stata una scelta. Sono la sindaca di una città e i leader nazionali mi consentono di governare. Questo libro vuole raccontare una storia che è politica, ma non è un regolamento di conti. È la storia di una bambina, figlia di un operaio e di una dipendente comunale, cresciuta in una casa di sessanta metri quadrati, in affitto, accanto a un campo di atletica. Una bambina che, passo dopo passo, ha realizzato i suoi obiettivi».
Il libro s’intitola: È già domani. Che cosa non vuole più rimandare?
«Io non rimando le cose. Preferisco farle».
A proposito di «domani»: lei dice no alle primarie, ma non ha mai chiuso del tutto la porta a una candidatura diretta a premier, se tutti i leader del Campo largo glielo chiedessero. Come a Genova, insomma.
«Io ho detto “no” a tutto. Ho un incarico, sono stata eletta per governare Genova. Farò campagna elettorale per il centrosinistra, senza sosta. Ma da sindaca».
Perché un «no» così netto alle primarie?
«Perché se una coalizione non possiede già una direzione condivisa, si rischia una guerra civile ai gazebo. Le primarie sono uno strumento popolare e per questo vanno difese. Ma in questo caso potrebbero soltanto radicalizzare gli elettorati, che poi farebbero più fatica a votare alle elezioni vere un candidato diverso dal proprio».
E allora chi deve scegliere il candidato premier?
«I capi politici del centrosinistra, in una stanza. Così funzionavano i partiti che funzionavano. Non mi risulta che in Fratelli d’Italia qualcuno metta in discussione la leadership di Giorgia Meloni. E anche quando discutono, da quelle stanze non escono spifferi».
Che pensa di Meloni?
«Ne rispetto il percorso. Lo sport ti insegna a rispettare l’avversario, non soltanto per educazione. Perché se dici che il tuo avversario è un fesso e poi perdi, sei un doppio fesso. Rispettare l’avversario qualifica il tuo valore».
Le tre donne del suo pantheon politico?
«Rimaniamo in Italia: Nilde Iotti, Roberta Pinotti e, perché no, Lilli Gruber. La ammiro molto».
Lei usa apertamente la parola «genocidio» per Gaza. Riformista e pro-Pal: non teme che per qualcuno sia una contraddizione?
«Non sono due elementi in contrasto. Io sono riformista, ma soprattutto progressista. Vediamo migliaia di bambini uccisi e straziati da israeliani e coloni: è impossibile voltarsi dall’altra parte e non sostenere la causa palestinese. E Meloni, per il suo posizionamento internazionale, non può permettersi di prendere posizioni drastiche contro Netanyahu».
Ucraina: il governo italiano deve continuare il sostegno militare?
«Se fossi una mamma che vive a Kiev, penserei che tutti ci debbano sostenere. Dobbiamo rimanere allineati alla posizione europea, che però dovrebbe essere più incisiva. Aspettiamo tutti con ansia il giorno in cui vedremo sui titoli dei giornali che la diplomazia internazionale ha sostituito il ricorso alle armi e alla guerra».
E la presidente del Consiglio, vorrebbe farla?
«Sono incarichi per cui bisogna essere preparati. E deve essere il momento giusto. Anche quando ero atleta mi chiedevano se avrei voluto vincere le Olimpiadi: chi risponderebbe “no”? Quindi evito le risposte assolute».
Se, per ipotesi, fosse premier, quale sarebbe la prima misura?
«Finanzierei un servizio gratuito ed efficiente di nido e scuola materna, da zero a sei anni. Sarebbe un aiuto vitale per tutte le donne e per le famiglie».
P.S. Di recente, in Comune a Genova, un certo Massimo D’Alema è passato a conoscere la sindaca Salis. E l’ex premier non è mai stato uno che fa cose a caso…

(da Il Corriere della Sera)

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CI AVETE ACCISE! LA PROTESTA DEI CAMIONISTI CONTRO IL CARO-CARBURANTE DILAGA ANCHE IN CAMPANIA, IL MINISTRO LOLLOBRIGIDA SE LA PRENDE CON CHI MANIFESTA E VIENE COPERTO DI INSULTI

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

I MEZZI PESANTI SONO IN PRESIDIO NEI PRESSI DEL CASELLO DI NOLA SULL’AUTOSTRADA A30 CASERTA-SALERNO, E DI QUELLO DI CAIANELLO, SULL’A1 MILANO-NAPOLI… C’È UN VARCO PER PERMETTERE IL PASSAGGIO DEGLI ALTRI VEICOLI, MA CI SONO OVVIAMENTE DISAGI ALLA CIRCOLAZIONE. ALTRI MEZZI SONO IN PRESIDIO A CASERTA SUD … “LOLLO” SU FACEBOOK MINACCIA: “BLOCCARE LE STRADE PER IMPEDIRE AI PRODOTTI DI ESSERE DISTRIBUITI È UN REATO”. E VIENE SOMMERSO DALLE CRITICHE

È iniziata dalla mezzanotte ed è tuttora in corso la protesta dei camionisti contro il caro carburante nelle arterie autostradali delle province di Caserta e Napoli. In particolare i mezzi pesanti sono in presidio nei pressi del casello di Nola sull’autostrada A30 Caserta-Salerno, e di quello di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli; presidi che lasciano un varco per permettere il passaggio degli altri veicoli, ma che stanno comunque creando disagi alla circolazione.
Altri mezzi sono in presidio a Caserta Sud. La Polizia Stradale sta monitorando la situazione. Alle 9:15 circa, secondo quanto riferisce Autostrade, sulla A30 Caserta-Salerno, è stata temporaneamente chiusa l’uscita di Nola da entrambe le provenienze, a causa della manifestazione organizzata in corrispondenza della stazione.
Per la stessa causa, si registra un chilometro di coda nel tratto compreso tra il bivio con la A16 Napoli-Canosa e Nola in direzione Caserta. Sul posto sono presenti le pattuglie della Polizia Stradale e il personale del 6° Tronco di Cassino di Autostrade per l’Italia. In alternativa, si consiglia di utilizzare l’uscita di Tufino.
Dal profilo Facebook di Francesco Lollobrigida
Manifestare è lecito e degno di rispetto…bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato. Rispetto le istanze di tutti, ma considero grave e intollerabile che milioni di italiani rischino, a causa di blocchi stradali, di vedere negozi privi di merce o con prezzi molto più alti che aggravano la condizione di molte famiglie. Invito a garantire la circolazione e gli approvvigionamenti.
Arrecare danno ad altri per tutelare le proprie posizioni non è giusto. Molti prodotti presenti sui camion, fermati contro la volontà di chi li conduce, saranno inutilizzabili, arrecando un danno economico alle imprese, ai lavoratori del settore e ai cittadini tutti. Non c’è mai alcuna giustificazione nel violare le leggi e, soprattutto, nel danneggiare altri cittadini.

(da agenzie)

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SALVINI VUOLE RIMANERE SEGRATARIO E ANCHE L’UNICO ELETTORE DELLA LEGA: GIORGETTI POTREBBE NON ESSERE RICANDIDATO ALLE PROSSIME POLITICHE. IL MINISTRO, VICINO A GARAVAGLIA SFIDANTE AL CONGRESSO DEL LEADER LEGHISTA, NON PRESIEDERÀ IL CONGRESSO DELLA LEGA DEL 24 E 25 APRILE COME INVECE HA STORICAMENTE SEMPRE FATTO: SALVINI HA INCARICATO IL PRESIDENTE DELLA CAMERA LORENZO FONTANA

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

SUL POSSIBILE SILURAMENTO DI GIORGETTI, NELLA LEGA SI MALIGNA: “NON AVRÀ DIFFICOLTÀ A TROVARE LAVORO DA GOLDMAN SACHS O SIMILI”… IL RISCHIO “FUGA” NEL CARROCCIO: ALCUNI DEPUTATI NORDISTI SONO PRONTI A PASSARE AL GRUPPO MISTO – L’ESPOSTO CONTRO SALVINI DALL’EX SEGRETARIO DELLA ROMAGNA GIANLUCA PINI

Il congresso in vista non placa i tormenti nella Lega: Giancarlo Giorgetti potrebbe non essere ricandidato alle Politiche 2027. E questa mattina verrà depositato un esposto-denuncia alle procure di Roma e di Milano che chiama in causa Matteo Salvini e Igor Iezzi per la gestione della «vecchia» Lega Nord, in gran parte sostituita dalla «Salvini premier». E alcuni leghisti potrebbero approdare al gruppo misto.
La voce sulla non ricandidatura del ministro dell’Economia nasce da un «appunto» che elenca i probabili candidati lombardi alle prossime elezioni. I nomi sono quelli di Morelli, Locatelli, Molteni, Crippa (in Toscana), Paganella, Calderoli (a Bolzano), Valditara, Centemero (Bergamo su più collegi), Di Rubba (Brescia), Iezzi, Toccalini e Frassini. In un contesto in cui i salviniani ritengono che alla Camera potranno contare, nella prossima legislatura, su 28-30 deputati.
Manca il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, protagonista della contestazione nordista a Salvini. E balza all’occhio l’assenza di Giorgetti. Del resto, il ministro leghista non presiederà il congresso della Lega del 24 e 25 aprile come invece ha storicamente sempre fatto: Salvini ha incaricato il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Parecchi, fuori taccuino, confermano. E si ascoltano due versioni diverse.
La prima acidissima: «Non avrà difficoltà a trovare lavoro da Goldman Sachs o simili». La seconda: «Certamente Meloni lo confermerà ministro». Fermo restando che il centrodestra deve prima vincere. Ma è comunque indubbio che il rigore di Giorgetti si scontri sistematicamente con la parte sovranista e antieuro del partito: «Giorgetti — dice un salviniano — è una contraddizione incarnata della linea della Lega».
E poi, c’è l’esposto denuncia. Lo ha presentato l’ex segretario della Romagna Gianluca Pini, dopo aver inutilmente atteso la convocazione del congresso della Lega Nord da parte del commissario Igor Iezzi. Secondo l’esposto, tra l’altro, la Lega Nord continua a percepire il 2 per mille a fronte di presunti profili di illegittimità contabili e anche penali.
La battaglia è per il simbolo della Lega Nord, oggi in uso alla Lega Salvini premier. Peraltro, ieri Salvini ha ribadito: «Siamo al lavoro su un nuovo simbolo del partito. Un simbolo non è solo forma ma è sostanza: spiegherà ben chiaro chi siamo, chi saremo e dove vogliamo andare». L’obiettivo di Pini e di chi lo sostiene è di arrivare alla convocazione del congresso della Lega Nord ed eleggere un segretario: «Mi auguro che gli attuali consiglieri federali della Lega Nord vogliano far chiarezza su queste vicende visto che dal commissario e dall’ex segretario Salvini non arrivano altro che silenzi».
Nei prossimi giorni, c’è chi si prepara a lasciare il gruppo leghista alla Camera per approdare al gruppo misto, per essere presenti in Parlamento prima che venga pubblicata la nuova legge elettorale: oggi le firme da raccogliere per collegio sono 1.500, con lo «Stabilicum» saranno 6.000. E dunque, è corsa contro il tempo.

(da Corriere della Sera)

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POSTANO LA FOTO DEL BACIO DAVANTI ALLA TORTA DI COMPLEANNO, COPPIA GAY TRAVOLTA DAGL INSULTI: “VANNO MESSI A MORTE”

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL POST, CHE A RAGGIUNTO 600.000 VISUALIZZAZIONI, E’ STATO SOMMERSO DA COMMENTI OMOFOBI DALLA SOLITA FECCIA…LA COPPIA SI E’ RIVOLTA A UN AVVOCATO, TRA UN PO’ I LEONI DA TASTIERA PIAGNUCOLERANNO IN TRIBUNALE (IN MANCANZA DEL REPARTO DI TRAUMATOLOGIA)

Una foto che ritrae due giovani mentre si baciano davanti a una torta di compleanno con la scritta «Auguri Cri» è diventata virale sui social, scatenando un’ondata di insulti omofobi. Protagonisti della vicenda sono Cristian Valdinoci, 23 anni, di Cesena, e Luca Leonardi, 22 anni, di Cesenatico, finiti nel mirino degli haters dopo aver condiviso lo scatto su Threads. Lo scorso 30 settembre, la coppia si trovava in un ristorante a Cesenatico per festeggiare il compleanno di Cristian e i 25 anni di matrimonio dei genitori di Luca. Proprio durante il momento delle candeline, la nonna di Luca ha immortalato i due ragazzi mentre si scambiavano un bacio davanti alla torta.
L’odio sui social
Poco dopo, Cristian ha deciso di pubblicare la fotografia sui propri profili social, accompagnandola con altri tre scatti della serata. In un primo momento, il post ha ricevuto numerosi messaggi di auguri e commenti affettuosi, accompagnati da cuori rossi ed emoticon. La situazione è però degenerata quando la pubblicazione ha raggiunto le 600mila visualizzazioni. Agli iniziali messaggi di affetto si sono progressivamente sostituiti commenti offensivi e dichiarazioni omofobe. Tra le frasi rivolte ai due giovani, «Cosa c’è che non va in voi?», «Dovranno essere tutti omosessuali i nostri figli? E il futuro?» e «Va bene la relazione, ma non ostentate».
Le parole di Cristian dopo gli insulti omofobi
Al Resto del Carlino Cristian ha spiegato: «Ho 30mila follower sui social ma non pensavo che la notizia avrebbe avuto un tale risalto. Pubblico sempre molte foto e sono molto seguito. I commenti che più mi hanno ferito sono molto pesanti: «Questi ragazzi vanno messi a morte», «Nascondetevi, siete disgustosi», «Che vergogna», «Siete malati». Ho risposto a qualcuno, ma non a tutti». Per questo si è rivolto a un avvocato e i ragazzi stanno valutando se intraprendere vie legali.
La storia di Luca e Cristian
I ragazzi stanno insieme da tempo. «Ci siamo conosciuti il 5 aprile 2025 (io sono un patito delle date): eravamo alla festa di un amico comune. È stato un colpo di fulmine. Sono molto razionale e penso tanto prima di agire. Volevo capire se il nostro rapporto poteva decollare. Alla mia famiglia l’ho presentato subito, quando ho capito che la storia stava diventando seria», ha raccontato Luca che ha parlato anche del percorso di scoperta della propria identità: «Fin dall’adolescenza ho capito che nutrivo un sentimento particolare nei confronti di alcuni amici; dopo tre anni ne ho parlato con mio padre. Un figlio gay fa fatica a parlare ai genitori, cerca di proteggerli, anche se ha solo 15 anni».

(da Open)

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RISCALDAMENTO, L’INVERNO COSTERA’ IL 26% IN PIU’NELLE BOLLETTE

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

PER RISPARMIARE BISOGNA CONFRONTARE LE TARIFFE, ABBASSARE LA TEMPERATURA E LIMITARE LE STUFETTE ELETTRICHE

Con il solo riscaldamento, le bollette delle famiglie italiane potrebbero arrivare a 1.016 euro. È quanto emerge dallo studio di Facile.it, realizzato in vista del giorno dell’accensione degli impianti di riscaldamento, che per molti comuni italiani è fissato per giovedì 15 ottobre. A parità di consumi, si tratterebbe di un incremento del 26% rispetto allo scorso anno. Di conseguenza cresce l’attenzione delle famiglie sui costi della stagione invernale. Proprio per aiutare i cittadini a ridurre i consumi e a evitare gli sprechi, Facile.it ha elaborato un vademecum con sette consigli pratici.
Scegliere il fornitore più adatto
Il primo suggerimento è valutare con attenzione la propria tariffa e confrontarla con le altre disponibili. Il mercato propone centinaia di offerte, non tutte ugualmente convenienti, e le differenze di prezzo possono essere significative. Secondo le stime di Facile.it, passando dalla tariffa meno vantaggiosa alla migliore attualmente disponibile è possibile risparmiare fino al 27%. Per verificare se la tariffa sottoscritta sia ancora conveniente o se vi siano margini di miglioramento, bisogna partire dalle proprie esigenze e abitudini di consumo.
Una corretta regolazione della temperatura domestica è importante sia per la salute sia per evitare sprechi di gas e denaro. Abbassare il riscaldamento di un solo grado può comportare un risparmio in bolletta stimato fino a quasi 95 euro. Ridurre di un’ora al giorno il tempo di accensione dei termosifoni consentirebbe inoltre di risparmiare circa 32 euro all’anno.
Installare le valvole termostatiche
Sebbene siano attualmente obbligatorie solo per gli immobili con riscaldamento centralizzato, le valvole termostatiche risultano utili anche per chi dispone di un impianto autonomo. Questo perché permettono di non riscaldare inutilmente gli ambienti non utilizzati, con un risparmio di denaro e di gas.
Usare con moderazione le stufette elettriche
Le stufe elettriche sono spesso impiegate in aggiunta o in alternativa al riscaldamento tradizionale per scaldare singoli ambienti. E possono essere un alleato per ridurre il consumo di gas, ma se utilizzate nel modo giusto. In caso contrario, il costo della bolletta della luce può aumentare in misura rilevante. A seconda della potenza e delle ore di accensione, secondo le stime di Facile.it, il prezzo può salire fino a 2 euro al giorno.
Effettuare controlli periodici alla caldaia
L’analisi raccomanda di sottoporre la caldaia a revisione almeno una volta all’anno. Il motivo è semplice: un impianto poco efficiente rappresenta un potenziale rischio per la sicurezza e comporta anche una spesa maggiore.
Adottare comportamenti di buon senso
Alcuni accorgimenti non comportano alcun costo, come evidenzia il report. Per esempio, evitare ricambi d’aria eccessivi mentre il riscaldamento è acceso e abbassare tapparelle e persiane la sera per ridurre la dispersione di calore possono aiutare i costi delle bollette. Inoltre, non bisognerebbe coprire i radiatori in funzione con mobili, tende pesanti o panni, poiché ciò ostacola la circolazione del calore e può far aumentare la bolletta fino al 5%.
Ricorrere alla tecnologia
Gli esperti di Facile.it danno un ultimo consiglio: un termostato attivabile a distanza consente di gestire il riscaldamento in base ai propri orari e alle proprie esigenze, anche quando variano da un giorno all’altro. Ma lo studio evidenzia anche soluzioni più avanzate che permettono di evitare sbalzi di potenza nell’impianto, con un significativo risparmio energetico. Per esempio dotandolo di una centralina automatica in grado di regolare la temperatura e di impostare una programmazione personalizzata.

(da agenzie)

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SCUOLA, IL PESO DELLE DISEGUAGLIANZE SUGLI STUDENTI: 80 PUNTI DI DIVARIO TRA RICCHI E POVERI NEI TEST OCSE

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

PRESENTATI A ROMA I DATI PISA 2025

«La vera prova di un sistema educativo non è ciò che fa per i figli delle famiglie benestanti, ma quello che fa dove finisce l’asfalto». Andreas Schleicher, direttore per l’Istruzione e le Competenze dell’Ocse, parte da qui per spiegare una delle principali debolezze dei sistemi scolastici europei: la difficoltà di offrire le stesse opportunità ai ragazzi, indipendentemente dalla famiglia in cui nascono. E l’Italia non fa eccezione.
Secondo i dati PISA 2025, presentati ieri a Roma durante l’evento Beyond Academic Performance, organizzato da UniCredit Foundation insieme a Junior Achievement Europe e Teach For All, nelle prove di scienze gli studenti italiani provenienti dai contesti socioeconomici più avvantaggiati ottengono risultati superiori di 80 punti rispetto ai loro coetanei più svantaggiati.
Una distanza che racconta quanto le condizioni di partenza continuino a pesare sul futuro dei giovani. Ed è proprio per contrastare queste disuguaglianze che UniCredit Foundation ha annunciato un nuovo investimento di oltre 16 milioni di euro per i prossimi tre anni, rinnovando le partnership con le due organizzazioni impegnate nei programmi educativi in Europa.
I risultati scolastici e il peso delle disuguaglianze nei dati Ocse
Nel complesso, i risultati medi degli studenti italiani sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto al 2022 in matematica, lettura e scienze. Ma dietro le medie nazionali si nascondono differenze profonde. «Se vieni da una famiglia benestante, ottieni risultati paragonabili a quelli degli studenti in Corea o in Estonia. Se provieni da una famiglia svantaggiata, sei più vicino ai risultati di Paesi come Arabia Saudita, Azerbaigian, Malaysia o Messico», osserva Schleicher. Eppure, sottolinea il direttore dell’Ocse, non si tratta di un destino inevitabile: in Italia il 12% degli studenti provenienti dai contesti più svantaggiati riesce comunque a collocarsi tra quelli con i risultati migliori del Paese. Un fenomeno definito «resilienza accademica».
Il punto, secondo Schleicher, è che il successo scolastico non può essere misurato soltanto attraverso i voti e le competenze tradizionali. Contano anche la curiosità, la capacità di affrontare le difficoltà, la fiducia nelle proprie possibilità e il rapporto con gli insegnanti. In Italia il 70% degli studenti mostra quello che viene definito «growth mindset», ossia la convinzione che intelligenza e capacità possano migliorare attraverso l’impegno e l’apprendimento, contro una media Ocse del 69%. Ma paesi con risultati accademici simili possano avere livelli molto diversi di competenze socio-emotive: «I risultati accademici, da soli, non necessariamente preparano i giovani a ciò che conta davvero nella vita», avverte Schleicher.
L’allarme sull’intelligenza artificiale: «Non basta avere risposte già pronte»
A complicare il quadro c’è poi l’impatto delle nuove tecnologie. Secondo i dati illustrati durante l’evento, in Italia il 47% degli studenti dichiara di utilizzare chatbot basati sull’intelligenza artificiale per il proprio apprendimento almeno una volta alla settimana, una percentuale in linea con la media Ocse. Ma a preoccupare non è tanto la diffusione degli strumenti digitali, quanto il modo in cui vengono utilizzati. «Oggi l’intelligenza artificiale non ti fa necessariamente pensare di più. Ti fornisce risposte già pronte per renderti le cose più facili», osserva Schleicher. Il rischio, insomma, è che gli studenti rinuncino progressivamente all’autonomia di giudizio e alla capacità di verificare le informazioni.
Dai dati PISA emerge infatti una correlazione negativa tra l’utilizzo più intenso dell’intelligenza artificiale e i risultati scolastici. Il punto è la differenza tra un’IA che aiuta a formulare domande migliori e una che si sostituisce allo sforzo necessario per imparare: «Non si diventa più allenati guardando lo sport, ma praticandolo», è il paragone utilizzato dal direttore dell’Ocse. E per la scuola la sfida è la stessa: «L’istruzione non dovrebbe rendere le cose più facili, dovrebbe rendere le persone più forti».
L’investimento di UniCredit Foundation: oltre 16 milioni fino al 2029
È in questo scenario che si inserisce il rinnovo delle partnership di UniCredit Foundation con JA Europe e Teach For All. Ai 14 milioni di euro investiti tra il 2023 e il 2026 se ne aggiungeranno oltre 16 per il triennio 2026-2029, portando l’impegno complessivo a più di 30 milioni. Nella prima fase, secondo i dati diffusi dalla Fondazione, i programmi delle due organizzazioni hanno raggiunto complessivamente circa 580mila studenti, coinvolgendo 14mila insegnanti e 9mila scuole. Per il prossimo triennio l’obiettivo è ampliare ulteriormente la platea, arrivando a circa 727mila studenti e 15mila educatori coinvolti.
«Nessuno di noi, da solo, può risolvere le sfide educative che l’Europa si trova ad affrontare», sottolinea Silvia Cappellini, General Manager di UniCredit Foundation. La Fondazione, spiega, non vuole limitarsi a finanziare progetti, ma contribuire a sperimentare nuove soluzioni, mettendo in contatto scuole, famiglie, imprese e comunità locali. «Abbiamo la flessibilità per sperimentare, provare cose nuove e anche la libertà di sbagliare», osserva Cappellini, insistendo sull’importanza di misurare i risultati degli interventi per capire effettivamente quali modelli possano essere implementati in altri territori.
I progetti in Italia, con un’attenzione particolare al Sud
Nello specifico l’Italia sarà coinvolta in entrambe le partnership, con un’attenzione particolare alle aree caratterizzate da maggiori difficoltà economiche e sociali. Attraverso JA Italia, il programma «Re-Power Your Future» sarà esteso a sette regioni del Mezzogiorno: Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna e Molise. L’obiettivo, spiegano, è raggiungere 55mila studenti di 75 scuole, puntando su percorsi di apprendimento pratico, orientamento e sviluppo delle competenze imprenditoriali. Nei tre anni precedenti il programma aveva già coinvolto in Italia 67.900 studenti di 358 scuole.
Teach For Italy, invece, continuerà a investire nella formazione degli insegnanti e nel rafforzamento delle comunità educanti, con l’obiettivo di formare 360 nuovi Teaching Fellows in Italia. Nell’anno scolastico 2025-2026 l’organizzazione ne ha formati 105 in 85 scuole di 17 regioni, raggiungendo già circa 7mila studenti.

(da agenzie)

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LE SECONDE CASE E IL CATASTO: ECCO CHI PAGA INGIUSTAMENTE PIU’ IMU E CHI E’ AVVANTAGGIATO

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEL CORRIERE DELLA SERA

Oggi in Italia a decine di migliaia di proprietari pagano imposte sulla casa più alte del dovuto, ma non lo sanno. Ad altri, invece, viene consentito di pagare meno, e questi ultimi lo sanno benissimo. Il motivo è che nel Catasto, il registro pubblico che dice dove si trova un immobile, quanto è grande, quali caratteristiche ha e quanto deve rendere ai fini fiscali, i valori delle nostre abitazioni sono fermi al 1989.
Dalle statistiche del Dipartimento delle Finanze risultano 25,5 milioni di proprietari immobiliari. Se sei riuscito a comprarti casa, e poi magari ne hai ereditata una seconda dai tuoi genitori, oppure sei proprietario del tuo negozio, quando senti parlare di una revisione del Catasto ti si accappona la pelle. Chiariamolo subito: un aggiornamento non farebbe spendere un centesimo in più sull’abitazione principale, perché sulla prima casa l’Imu non si paga. L’unica eccezione sono le abitazioni di lusso, che rappresentano lo 0,2 per cento del totale. Per la seconda casa, o per un negozio, invece, le cose cambierebbero. Per capire di quanto, in più o in meno, bisogna innanzitutto vedere su quali basi viene calcolata l’Imu, e non è quello del valore della casa sul mercato.
Il tipo di casa
Un immobile, a seconda del tipo di abitazione (popolare, civile o signorile), viene classificato in una determinata categoria; può avere l’ascensore, un certo numero di servizi igienici, impianti ad alto o basso consumo energetico, che, insieme alla zona in cui si trova, viene inquadrato in una determinata classe. A categoria e classe corrisponde poi una tariffa, che viene moltiplicata per le dimensioni dell’immobile. Il risultato è la rendita catastale.
Da questa rendita, attraverso altri coefficienti stabiliti dalla legge, si arriva alla base su cui calcolare l’Imu. Sulla cifra ottenuta si applica un’aliquota ordinaria dello 0,86 per cento, che il Consiglio comunale di riferimento può aumentare fino all’1,06 per cento oppure ridurre fino a zero.
Il problema è che in 37 anni i quartieri sono cambiati, mentre i valori catastali no. Una nuova fermata della metropolitana può aver fatto salire i prezzi di un’intera zona. L’apertura di un’università o di un grande polo di uffici può aver trasformato una periferia in un quartiere molto richiesto. Ma può anche essere successo il contrario: la dove una fabbrica è stata dismessa e sono spariti posti di lavoro, dove hanno chiuso i negozi, dove si è esteso il degrado urbano, dove c’è stato uno spopolamento, le case hanno perso valore. Tutto questo il Catasto non lo registra.
Ad aggiornarlo ci hanno provato Romano Prodi nel 1998 e nel 2006, Mario Monti nel 2012, i governi di Enrico Letta e Matteo Renzi nel 2013-2014 e Mario Draghi nel 2022. Non ci sono riusciti. Perché appena si parla di Catasto scatta l’allarme: «Aumenteranno le tasse sulla casa!». Nel 2022 Giorgia Meloni arriva a definire la riforma proposta dal governo Draghi «l’ennesima mattanza sociale». Purtroppo è l’ennesima bugia. Cosa succederebbe davvero lo vediamo direttamente sul campo.
Chi paga di più e chi di meno
A Roma, nel quartiere Prati, un appartamento di 104 metri quadrati ha un valore fiscale di 224.503 euro, mentre sul mercato vale 582.400 euro. Oggi il proprietario paga 2.380 euro di Imu; con valori aggiornati ne pagherebbe 3.215: 835 euro in più. A Torre Spaccata, periferia est di Roma, un appartamento di 88 metri quadrati paga 1.334 euro; con valori aggiornati ne pagherebbe 996: 338 euro in meno.
A Torino, nel quartiere Castello, un appartamento di 136 metri quadrati oggi paga 828 euro; con valori aggiornati ne pagherebbe 1.727: 899 euro in più. A Mirafiori Nord, un appartamento di 86 metri quadrati paga 1.469 euro; con valori aggiornati ne pagherebbe 663: 806 euro in meno.
A Milano trovare un’abitazione per cui l’Imu diminuirebbe è molto più difficile. Nel centro storico, tra Duomo, San Babila, Montenapoleone, Missori e Cairoli, un’abitazione di 106 metri quadrati ha un valore catastale di 410.397 euro e uno di mercato di 1.038.800 euro. L’imposta salirebbe da 4.350 a 5.735 euro: 1.385 euro in più. A Bari accade il contrario. Nel quartiere San Pasquale, un appartamento di 140 metri quadrati passerebbe da 1.853 a 1.449 euro di Imu, con una riduzione di 404 euro.
Le differenze si vedono anche tra province. A Biella, Alessandria, Torino, Pordenone, Ferrara, Campobasso, Isernia, Foggia, Viterbo e Siracusa, con i valori aggiornati l’Imu sarebbe in media più bassa. Mediamente più alta invece nella provincia di Sondrio, Cuneo, Brescia, Bolzano, Trento, Verona, Rimini, Fermo, Pesaro-Urbino, Lucca.
Come abbiamo fatto i conti
Per ogni appartamento abbiamo confrontato il valore catastale, ricavato dalle visure, con quello di mercato, stimato dall’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate. Abbiamo poi riportato tutte le abitazioni allo stesso rapporto tra i due valori: 1,92, la media nazionale. Infine abbiamo ricalcolato l’Imu applicando a tutti gli immobili la stessa aliquota, l’1,06 percento. Tutti i calcoli sono stati effettuati secondo i criteri indicati nella pubblicazione «Gli immobili in Italia» a cura del Dipartimento delle Finanze e Agenzia delle Entrate.
Aggiornare il Catasto dunque non significa aumentare indistintamente l’Imu. Sulla prima casa, come abbiamo detto, non cambierebbe nulla. Sulle altre, alcuni pagherebbero di più e altri di meno. A parità di gettito complessivo per lo Stato, il prelievo sarebbe distribuito in modo più uniforme rispetto al valore attuale degli immobili: chi oggi è avvantaggiato da valori catastali molto bassi rispetto a quelli di mercato avrebbe un aggravio, chi si trova nella situazione opposta un sollievo.
Quello che il Catasto non vede
Ci sono anche immobili che nel frattempo sono cambiati senza che il Catasto sia stato aggiornato, e immobili che nel Catasto non risultano affatto.
Una ristrutturazione, un ampliamento o un cambio di destinazione d’uso che avrebbero dovuto essere dichiarati e invece non è stato fatto. Una casa popolare può essere diventata un appartamento di pregio, un vecchio magazzino un loft, un ufficio un’abitazione. Per far emergere quello che oggi sfugge, l’Agenzia delle Entrate ha avviato una ricognizione degli immobili non censiti, con l’obiettivo di completare la mappatura entro la fine del 2027. Parallelamente vengono controllati gli immobili che hanno beneficiato di fondi pubblici per i lavori di riqualificazione, per verificare se gli interventi abbiano modificato caratteristiche e redditività dell’immobile al punto da rendere necessario un aggiornamento catastale. Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha inviato circa 15.300 lettere di compliance. Sui primi 3.500 controlli conclusi al 31 dicembre 2025, circa 1.050 immobili erano già regolarizzati, per 900 viene accertata l’assenza dell’obbligo di aggiornamento e per 1.550 c’è invece la necessità di farlo.
Non aggiornare il Catasto, insomma, significa lasciare fuori abusi, tutto quello che non risulta e continuare a tassare sulla base di valori vecchi di 37 anni, facendo pagare di più a chi ha di meno e di meno a chi ha di più. Non serve grande coraggio per fare questa riforma, ma solo rispetto per il principio di equità.

Milena Gabanelli e Simona Ravizza
(da corriere.it)

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LE SPESE FOLLI DEI GIOCHI DELLA LEGA! SOTTO LA LENTE DELLA CORTE DEI CONTI SONO FINITI GLI ACQUISTI DI BIGLIETTI DA PARTE DELLA SOCIETÀ MILANO-CORTINA CHE FA CAPO AL MINISTERO DI SALVINI (QUASI UN MILIONE CON SOLDI PUBBLICI). E C’È PURE IL “PREMIO” DA 3,5 MILIONI PER LA PISTA DI BOB, PAGATO ALLA DITTA PIZZAROTTI

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

LA DOMANDA DEI MAGISTRATI CONTABILI: PERCHÉ UNA SOCIETÀ PUBBLICA CHE OPERA NELLE INFRASTRUTTURE AVREBBE DOVUTO SPENDERE QUASI UN MILIONE DI EURO DI TICKET OLIMPICI? CHI, ALL’INTERNO DI SIMICO, HA DECISO L’ACQUISTO? C’È ANCHE LA QUESTIONE DELLE CONSULENZE IN MATERIA GIURIDICA PER UN MILIONE E MEZZO DI EURO – IL RUOLO DEL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO ALESSANDRO MORELLI E QUELLO DELL’AD DELLA SOCIETÀ VOLUTO DA SALVINI NEL FEBBRAIO 2024, FABIO MASSIMO SALDINI

“La barca fa acqua”, senti dire nei corridoi di Simico che ha curato la realizzazione delle principali opere dei Giochi invernali 2026. Lunedì la Società Infrastrutture Milano Cortina (che fa capo al ministero di Matteo Salvini) ha tenuto un consiglio di amministrazione. E, a quanto risulta, è stato piuttosto movimentato. Tra l’altro sono finiti sul tavolo gli acquisti di biglietti per gli eventi delle Olimpiadi: quasi un milione con soldi della società, quindi pubblici.
Poi ecco un’altra patata bollente, finora inedita: 3,5 milioni di euro che Simico avrebbe pagato alla ditta Pizzarotti come premio per la realizzazione della pista da bob di Cortina. Su questi due capitoli si allungano già le ombre degli accertamenti della magistratura contabile.
La fibrillazione è cominciata nelle scorse settimane quando si è diffusa la voce (il Fatto ne ha scritto) che la Sezione di controllo sugli Enti delle Corte dei Conti di Roma ha messo il naso nelle spese per le Olimpiadi, in particolare di Simico, la società sorta con il compito di costruire opere sportive e di legacy, l’eredità per il territorio. Ha cominciato dai fantomatici biglietti per le gare e dai ben più cari pacchetti per il soggiorno di ospiti.
La domanda di fondo della Corte è semplice: perché una società pubblica che opera nelle infrastrutture avrebbe dovuto spendere quasi un milione di euro – questa la cifra complessiva, che con l’Iva arriva a oltre un milione e 100 mila euro – di ticket olimpici? Non solo: ci si domanda chi, all’interno di Simico, abbia deciso l’acquisto.
Un primo problema è capire a chi siano stati destinati i ticket, oltre ai pacchetti Premium Hospitality piuttosto consistenti. Una prima tranche di questi ultimi, acquistati da On Location, fornitore ufficiale di Fondazione Milano Cortina, è costata 368 mila euro per 202 biglietti premium (in media 1.821 euro l’uno).
C’è poi stata una seconda tranche da 100 mila euro (più Iva). Una terza fetta da 500mila euro se n’è andata per comperare biglietti “dignitari domestici” da Fondazione Mico. A quanto risulta una parte dei tagliandi sono stati ‘regalati’ ai dipendenti Simico (fino a quattro ciascuno) contabilizzandoli come ‘welfare aziendale’. La media va dai 346 euro per dipendente dei biglietti Fondazione a 1.274 euro ciascuno per l’ospitalità On Location. È una voce che i vertici della società dovranno chiarire perché non risulta prevista dai contratti aziendali.
Non è la sola rogna su cui occorrerà fare chiarezza. C’è anche la questione delle consulenze in materia giuridica, pare a prestigiosi studi, che sono state affidate nonostante Simico avesse un ufficio legale che sarebbe stato impiegato per fornire solo una parte dei pareri.
Per i professionisti legali esterni sono stati spesi 395mila euro nel 2025 e 279mila euro nel 2024, circa 675mila euro in due anni. Ancora più cospicua la voce delle “consulenze varie” (comprensive di Internal Audit, relazioni esterne, social media management, audiovisivi e relazioni con i media): si arriva a 510mila euro nel 2025 e 238mila nel 2024. Il monte dei rimborsi spese a piè di lista per viaggi e missioni ha raggiunto i 436mila euro nel 2025, circa 161mila euro in più rispetto al 2024.
Difficile dire chi sia stata la vera mente dell’operazione. C’è ovviamente Salvini, ma non è il solo leghista. Un ruolo di primo piano lo ha avuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, ex direttore della “Padania”, il cui entourage è stato destinatario di 18 biglietti per 14mila euro.
Se i governatori Attilio Fontana e Luca Zaia, ormai uscente, hanno messo la faccia politica, la firma tecnica sui provvedimenti di Simico è dell’amministratore delegato della società voluto da Salvini nel febbraio 2024, Fabio Massimo Saldini.
Quasi omonimi, ma tanto diversi nel tratto. Saldini è un architetto con una lunga presenza ai margini del mondo politico di centrodestra. Le cronache ricordano, per esempio, il suo ruolo professionale nel promuovere il gigantesco (e contestatissimo) progetto edilizio della Cascinazza di Monza voluto da Paolo Berlusconi, fratello di Silvio.
Ma è nella Regione Lombardia guidata dall’amico Roberto Formigoni che Saldini ottiene consulenze e viene nominato delegato del Presidente in materia di moda. Un legame, quello tra Saldini e Formigoni, riemerso nell’estate 2025 al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Saldini era presente con una delegazione di Simico e aveva portato con sé alcuni atleti (altra spesa di Simico su cui la Corte dei Conti vuole fare chiarezza).
Davanti al pubblico plaudente Saldini salutò Formigoni – che è sempre stato legato a Cl e si è ritirato dalla vita politica dopo scandali e condanne – suscitando una sorta di standing ovation.
Ma veniamo ad anni più recenti. Saldini dalla Regione Lombardia – a quel punto già a trazione leghista – ottiene nomine prestigiose, come quella nella società della Pedemontana Lombarda. E in Simico dove entra, esce e poi rientra occupando infine la poltrona di amministratore delegato, direttore generale e commissario straordinario che gli garantisce di sovrintendere ad appalti miliardari e di incassare 240mila euro in una sommatoria di indennità.
Una gestione non facile, viste le vicissitudini della pista da bob e lo scandalo della famigerata funivia di Socrepes, un’incompiuta che partirà in ritardo di dieci mesi, con una capienza dimezzata. Per non parlare dell’inchiesta per turbativa d’asta aperta a Belluno.
Adesso che sembra arrivato il momento di fare i conti, non si deve dimenticare una cornice più ampia. La società Simico dovrebbe cessare, in base alla Legge Olimpica, il 31 dicembre 2026. Ma il governo l’ha già prorogata fino al 2033, perché il numero di opere da concludere è imponente. Finora ne sono state ultimate 49 su 98, la metà, mentre 21 sono in progettazione, 9 in gara e 19 in esecuzione.
Un gigantesco cantiere aperto, una voragine. Infatti è stato speso solo il 25 per cento delle risorse pubbliche stanziate, mentre è in esecuzione il 17 per cento. Solo sulla carta (in gara o in progettazione) sono opere equivalenti al 58 per cento degli stanziamenti.
Non è un bilancio lusinghiero, anche se le cause sono molteplici. Eppure, ricevendo a fine agosto il Campanile, riconoscimento civico di Cortina per i rappresentanti delle istituzioni che hanno contribuito alla riuscita delle Olimpiadi, l’architetto Saldini ha dichiarato: “Abbiamo dimostrato di essere affidabili e credibili”. Si gioca altri sette anni di comando. Una specie di vita eterna in una delle centrali di spesa pubblica più importanti d’Italia.

(da Il Fatto Quotidiano)

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“NONOSTANTE I REITERATI FLOP, UN CONDUTTORE PAGATO OLTRE 300 MILA EURO A STAGIONE (MONTELEONE) VIENE CONFERMATO IN PRIMA SERATA SOLO PERCHÉ ORGANICO ALLA NARRAZIONE SOVRANISTA E FILOGOVERNATIVA IMPOSTA DA QUESTO VERTICE AZIENDALE”

Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile

LA NOTA DEL SINDACATO “USIGRAI”: “SOFFRIAMO NEL VEDERE TRASMISSIONI COME ‘PATÙ’, SU RAI2, CHE SUPERA DI POCO L’1% DI SHARE O COME ‘FILOROSSO’, CHE NON RIESCE A RAGGIUNGERE NEMMENO IL 3” … “I VERTICI RAI FIRMANO COMPENSI A CINQUE ZERI E NEGANO AI CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE DI MAJO, DI PIETRO E NATALE DI CONOSCERE I COMPENSI DI CONDUTTORI E AUTORI, IMPEDENDOGLI COSÌ DI SVOLGERE LE LORO FUNZIONI DI INDIRIZZO E CONTROLLO”

“Da dipendenti Rai soffriamo nel vedere trasmissioni come Patù su Rai2 che supera di poco l’1% di share o come Filorosso che non riesce a raggiungere nemmeno il 3. In questo caso un conduttore pagato oltre 300mila euro a stagione (cifra mai smentita e molto più alta del compenso dell’amministratore delegato della Rai) che nonostante i reiterati flop viene confermato in prima serata solo perché organico alla narrazione sovranista e filogovernativa imposta da questo vertice aziendale”. Lo scrive in una nota l’Esecutivo Usigrai.
“Lo stesso vertice che con una mano firma compensi a cinque zeri e con l’altra nega ai consiglieri di amministrazione Di Majo, Di Pietro e Natale di conoscere i compensi di conduttori e autori, impedendogli così di svolgere le loro funzioni di indirizzo e controllo. Una richiesta rimasta senza risposta anche nelle innumerevoli occasioni in cui ad avanzarla è stata Usigrai, per favorire la trasparenza nell’interesse dei cittadini che pagano il canone e dei dipendenti.
Il vertice Rai, nonostante il crollo degli ascolti della terza rete, può agire indisturbato senza nemmeno dover rendere conto alla Commissione parlamentare di Vigilanza. Ma prima o poi arriverà il conto dei danni causati e a pagarlo rischiamo di essere noi dipendenti”.

(da agenzie)

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