Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
INVECE DI MANDARE UN MESSAGGIO, HA AGGIORNATO LO STATO WHATSAPP E TUTTI HANNO VISTO
“Sii orgoglioso. Ho sdoganato il cazzo alla Camera”: ieri sera chi ha dato un’occhiata
allo stato whatsapp del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, di Fdi, ha pensato di avere le traveggole. A chi si stava rivolgendo, il buon Foti? Come mai rivendicava di aver sdoganato il cazzo a Montecitorio?
La battuta si riferisce a quanto accaduto ieri: alla fine della replica della premier Giorgia Meloni in Aula sulle comunicazioni in vista del Consiglio Ue, Foti si è alzato e ha preso la parola per dare i pareri del governo sulle risoluzioni presentate dai gruppi. Ha pasticciato però con le carte che aveva tra le mani, qualche foglio è caduto, è andato un po’ in tilt tra numeri e nomi ed è stato corretto dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
A quel punto, ha perso la pazienza e ha sbottato, sventolando le carte: “Ragazzi io ho quello che mi avete dato”, ha esclamato rivolgendosi a Fontana, “se poi date delle cose sbagliate… ma questi sono atti della Camera… che cazzo!”. Risate tra i banchi dell’Aula. Evidentemente, tornato a casa, Foti voleva mandare un messaggino scherzoso a un amico, ma da buon “boomer” ha pasticciato col cellulare e così il suo stato whatsapp è stato visibile per tutti…
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
“LA GROENLANDIA APPARTENEVA ALLA DANIMARCA MA ORA SI È AGGIUNTA AL NOSTRO BEL PIATTO. IL NOSTRO PIATTO SI INGRANDISCE CONTINUAMENTE, PENSATE ANCHE AL VENEZUELA” … “LA GOVERNATRICE DELL’ARIZONA KATIE HOBBES È STUPIDA, PROPRIO STUPIDA. IO POSSO DIRLO PERCHÉ FREQUENTO PERSONE MOLTO INTELLIGENTI COME ELON MUSK”
“Chi fa trapelare informazioni riservate deve essere fucilato”. Lo ha detto Donald Trump ad un comizio in Arizona. Il presidente si è poi rivolto ai media presenti e ha detto: “Loro sono come quelli che fanno trapelare le notizie”.
“Ho guadagnato 72 miliardi di dollari su TikTok! Sapete chi è il numero uno su TikTok? Trump. Sono io il numero uno”. Lo ha detto Donald Trump durante un comizio in Arizona. “Taylor Swift è diciannovesima. Hanno appena pubblicato le classifiche”, ha aggiunto il presidente americano attaccando la popstar come aveva già fatto durante la campagna presidenziale del 2024.
Donald Trump rivendica che la Groenlandia appartiene agli Stati Uniti. Durante un comizio in Arizona il presidente ha detto che l’isola “apparteneva alla Danimarca ma ora si è aggiunta al nostro bel piatto. Il nostro piatto si ingrandisce continuamente, pensate anche al Venezuela”.
“Katie Hobbes è stupida, proprio stupida. Io posso dirlo perché frequento persone molto intelligenti come Elon Musk”. Lo ha detto Donald Trump ad un comizio in Arizona attaccando l’attuale governatrice democratica dello Stato. Il presidente ha poi ribadito di “fare finta che sulla scheda ci sia il suo nome” alle prossime elezioni di midterm. “Quando ci sono io i repubblicani prendono il 40% in più”, ha detto.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
LO RIPORTA IL “WALL STREET JOURNAL”: ZACHARIA HA SOSTENUTO L’ESAME NEL 2011 DOPO ESSERSI LAUREATA MA NON LO HA SUPERATO
Ogni giorno Trump ne spara una e i lettori pensano che sia l’ultima quella più
demenziale. Ma il giorno dopo il presidente Usa riesce superarsi, smentendo gli analisti del giorno prima.
Ultimamente la sua corte dei miracoli è in continuo rinnovamento, chi esce e chi entra, tra presunti amanti, soggetti con precedenti penali e psicopatici.
Nel migliore dei casi degli sprovveduti contaballe.
La portavoce della Casa Bianza Katie Zacharia non ha superato l’esame per esercitare la professione forense, nonostante Donald Trump l’abbia presentata come avvocato. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Zacharia ha sostenuto l’esame nel 2011 dopo essersi laureata ma non lo ha superato.
Ennesima figura di merda , ma tranquilli: domani verrà superata…
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
SBATTUTA IN CARCERE PER UNA FRASE POSTATA IN RETE
Condannata a morte a 23 anni per «insulti al profeta»: Najmeh Amini si aggiunge alla lunga lista (lunga millenni) dei crimini del potere religioso, che nell’Iran teocratico oggi ammazza, incarcera e tortura con uno zelo che appare sempre più sadico, e per giunta sempre più stupido, mano a mano che i secoli passano. Per quanto accidentato, il cammino della storia qualche passo verso il rispetto della libertà di fede, e soprattutto di libertà dalla fede, lo ha mosso. Non in Iran.
Il Dio obbligatorio è una proiezione feroce della miseria spirituale di chi se ne serve. Vietato per legge non credere in Dio, vietato per legge non onorare il Dio al potere. Non bisogna essere Giordano Bruno o Bertrand Russell, basta un minimo di sentimento della libertà, e per chi ne è sprovvisto basta un minimo di rispetto umano, per considerare odioso un culto religioso obbligatorio per legge.
Sono notizie che, a leggerle, fanno fremere. Eppure non credo che il nome di Najmeh Amini diventerà popolare tra i suoi coetanei occidentali, così sensibili a tante cause di libertà e giustizia. Allo stesso modo, è già dimenticato il nome di Mahsa Amini, l’attivista iraniana ammazzata di botte dai poliziotti di Dio perché non indossava il velo. La ragione di questa omissione mi sfugge.
Non riesco a credere davvero che i calcoletti geopolitici che sono prassi tra gli adulti (l’Iran è nemico di Usa e Israele) possano avere un peso tra chi ha vent’anni e sogna la libertà, proprio come Najmeh sbattuta in carcere per una frase postata in rete. Se qualcuno organizza qualcosa per Najmeh me lo faccia sapere. Per l’occasione avrò vent’anni anche io.
(da Repubblica)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
CRESCE IL RICORSO ALLA “COMPOSIZIONE NEGOZIATA”…DAL 2021 PERSE 100.000 AZIENDE
Ci sono crisi aziendali che, come accade per l’ex Ilva, catturano comprensibilmente
l’attenzione dei giornali e di tutta l’opinione pubblica. Eppure, mentre gli scioperi tengono alta l’attenzione su una delle più grandi vertenze industriali del Paese, ci sono molte altre crisi che si consumano lontano dai riflettori. Nel 2025, secondo un’analisi di Verum Partners visionata da Open, sono state 13.470 le aziende entrate nelle procedure di gestione della crisi, per un fatturato complessivo di circa 69,9 miliardi di euro. Se si sommano i dati dei quattro anni precedenti, il quinquennio 2021-2025 ha visto complessivamente più di 54mila crisi aziendali.
Perse 100mila imprese in cinque anni
Questo non significa che tutte le aziende in questione abbiano chiuso, né che l’intero fatturato sia andato perso. I dati, però, restituiscono la dimensione delle difficoltà che attraversano il tessuto produttivo italiano. Tra i settori più colpiti figurano le costruzioni e il commercio, seguiti dal manifatturiero e dal turismo. A spingere le imprese verso la chiusura sono soprattutto il costo del credito, la scarsa produttività e il costo dell’energia, sempre più spesso citato come primo e principale problema dai vertici di Confindustria. A fine 2025, le aziende attive nella Penisola erano poco più di 5 milioni (5.034.652), diminuite di circa 100.000 unità (-2%) nel quinquennio.
Le crisi che sfuggono ai riflettori
Alla fine dello scorso anno, il ministero delle Imprese e del Made in Italy contava 41 tavoli di crisi attivi e 30 tavoli di monitoraggio, per circa 23.840 lavoratori coinvolti. Una fotografia che non restituisce un quadro completo di tutte le aziende in difficoltà, ma semplicemente le vertenze approdate sul tavolo del dicastero di Adolfo Urso. Il problema è proprio ciò che resta fuori da queste rilevazioni: le imprese che non sono ancora arrivate a una vertenza formale, le aziende dell’indotto e le realtà più piccole, per le quali una riduzione degli ordini o una stretta del credito può mettere a rischio l’attività senza provocare un’immediata emergenza pubblica.
Il boom della composizione negoziata
Va detto poi che non tutte le crisi finiscono con una liquidazione. Anzi, i dati mostrano che il ricorso agli strumenti di risanamento è in crescita. Dal 2021, per esempio, esiste la composizione negoziata, una procedura volontaria che permette all’impresa di trattare con i creditori con l’aiuto di un esperto indipendente, cercando una soluzione che preservi la continuità aziendale. Questa strada, si legge nella ricerca di Verum Partners, è stata imboccata in 1.776 casi nel 2025, che rappresentano circa il 40% della produzione delle aziende in difficoltà.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DEL TURISMO È IL NOME DIETRO CUI SI NASCONDONO ROMEO E I GOVERNATORI DEL NORD CHE NON HANNO AVUTO IL CORAGGIO DI MISURARSI CON LA SFIDA A SALVINI MA VOGLIONO CERTIFICARE LA SPACCATURA CHE DA TEMPO C’È DENTRO IL CARROCCIO…GARAVAGLIA SI PRESENTERÀ AL CONGRESSO CHIEDENDO DI SDOPPIARE IL CARROCCIO, PER RICREARE LA LEGA NORD E FAR NASCERE UNA LEGA DEL SUD
Matteo Salvini non sarà il solo in corsa. Per giorni ha punzecchiato il fronte del Nord augurandosi di trovare un competitor al Congresso. E così i governatori hanno raccolto la sfida, rotto gli indugi e avranno un loro candidato il 24 e 25 ottobre.
Sarà il senatore Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze, ex ministro e soprattutto uomo molto vicino al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. «Sono della Lega e mi candido» anche per dire «che non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori», ecco i punti fermi della mozione che l’ex ministro del Turismo presenterà per contare gli anti-salviniani e far venire fuori, numeri alla mano, la spaccatura che da tempo attraversa il mondo del Carroccio.
Quando è a Bruxelles, Matteo Salvini apprende la notizia. Sfoggia il suo sorriso migliore: «Ho convocato un congresso perché ci sia gente che si candidi, che fa proposte, porta idee, presenta mozioni. Quindi bene, più gente c’è che porta idee e meglio è».
Dietro Garavaglia si muove anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana. «Certo, è un amico. Ma ho tanti amici in tutta Italia», dice il neocandidato. Tra questi l’ex governatore del Veneto Luca Zaia e il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. «Mi piace la vena goliardica. Ci divertiamo», ironizza lo sfidante di Salvini.
«Non penso sia l’occasione di divertirsi», risponde invece a muso duro il deputato Igor Iezzi: «Non è una presa in giro, il congresso è un appuntamento serio e serve rispetto per i militanti. Se l’ha fatto con serietà come uno scambio di idee, ben venga così sentiremo quali sono le idee che porta avanti».
Le idee sono chiare da tempo. Garavaglia si presenterà al congresso chiedendo di sdoppiare il Carroccio, per ricreare la Lega Nord e far nascere una Lega del Sud. Poi ci saranno le mozioni, oltre le candidature. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari sta lavorando a una mozione sul Nord con le varie Leghe regionali che tenga dentro temi come l’autonomia, l’estensione delle Zes, ma senza nostalgia e più in sintonia con le posizioni di Salvini. L’obiettivo «è guardare avanti, non indietro», sottolinea, «io sto parlando proprio con tutti, anche con i lombardi».
I più ostici nei confronti del leader. Ed è proprio Romeo, di origine lombarda, che lancia un avvertimento. Sa che i votanti al congresso sono gli stessi che hanno eletto Salvini segretario la volta scorsa e che dunque le possibilità di un ribaltone sono ridotte all’osso: «Vediamo come andrà il congresso, se le nostre richieste saranno accolte». Se così non sarà, si apriranno nuovi scenari.
(da Repubblica)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
WILDERS E IL SUO PARTITO, PVV, IN EUROPA SONO ALLEATI DELLA LEGA NEL GRUPPO DEI “PATRIOTI”. CHE DICE SALVINI?
“Non è che siamo contrari al finanziamento dell’Ucraina, ma i Paesi Bassi sono tra i
paesi che pagano di più pro capite al momento; credo quindi che sia giunto il momento che le nazioni dell’Europa meridionale – come Spagna, Portogallo, Grecia o anche l’Italia – paghino meno. Come paese relativamente piccolo, l’Olanda ha versato cifre enormi, quasi 20 miliardi di euro”.
Lo ha detto il leader del partito di estrema destra olandese Pvv, Geert Wilders, a margine del pre-vertice dei Patrioti a Bruxelles.
“Penso che gli ucraini meritino di ricevere fondi. Hanno bisogno del nostro aiuto. Stanno combattendo contro un nemico, la Russia. Tuttavia, abbiamo pagato abbastanza: dovremmo sospendere il nostro contributo e lasciare che gli altri paesi dell’Unione Europea facciano la loro parte”, ha ribadito.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
PAXTON ERA GIÀ FINITO NEI GUAI NEL 2023 CON L’ACCUSA DI FRODE E CORRUZIONE, POI ERA STATO MESSO IN STATO DI IMPEACHMENT PER ABUSO D’UFFICIO DAI SUOI STESSI COMPAGNI DI PARTITO, SALVANDOSI PER UN SOFFIO GRAZIE AL VOTO DEL SENATO LOCALE
Il candidato repubblicano al Senato in Texas Ken Paxton, al centro di numerosi scandali e sostenuto dal presidente Donald Trump, deve affrontare un nuovo ostacolo a causa dei festeggiamenti a Dubai in compagnia dell’amante e di due latitanti ricercati dal Dipartimento di Giustizia.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il procuratore generale dello Stato ha trascorso la notte di Capodanno del 2024 festeggiando in Medio Oriente con l’amante Tracy Duhon, nonché Anosh Ahmed e Samer Suhail, incriminati dai procuratori federali americani per frode sanitaria appena pochi mesi prima.
Ahmed ha donato circa 190.000 dollari alle precedenti campagne elettorali di Paxton, tra cui 25.000 dollari finiti nelle casse della campagna del procuratore generale dopo che il Dipartimento di Giustizia Usa lo aveva già incriminato.
Le immagini dell’evento mostrano i fuochi d’artificio che illuminano la torre Burj Khalifa di Dubai per celebrare l’arrivo del 2025. L’inquadratura si sposta poi verso il basso, mostrando Paxton e Duhon mentre osservano lo spettacolo da un balcone, con Suhail in piedi alle loro spalle.
Nel video si vede un uomo sorridente, che osserva i fuochi d’artificio con una signora. Innocua festa di Capodanno, se non fosse che le immagini vengono da Dubai, l’uomo si chiama Kevin Paxton ed è candidato al Senato in Texas, la donna è la sua amante Tracy Duhon, e con loro ci sono Anosh Ahmed e Sameer Suhail, entrambi incriminati per frode negli Usa e all’epoca fuggitivi dalla giustizia americana.
Donald Trump è sopravvissuto a ben altro, e altrettanto spera che accada all’uomo pieno di difetti che ha scelto per affrontare il democratico James Talarico.
I democratici non vincono un seggio di profilo nazionale in Texas da 32 anni, perciò l’eventuale successo di Talarico, avanti di un paio di punti nei sondaggi, sarebbe storico e devastante per il Gop. Il giovane senatore poi diventerebbe automaticamente un possibile candidato presidenziale, magari non per il 2028 ma presto.
Per fermarlo Trump ha preferito Paxton al collaudato senatore in carica John Cornyn, perché è più allineato al movimento Maga. I consiglieri lo avevano avvertito che Kevin portava con sé un bagaglio pesante, ma lui li ha ignorati. Si va dall’accusa di aver rubato all’inizio della carriera di avvocato una penna Montblanc da mille dollari, restituita poi con le scuse, fino a quelle per corruzione e frode. Non male per un Attorney General, ossia ministro della Giustizia nel Texas.
Nel 2023 era stato messo in stato di impeachment per abuso d’ufficio dai suoi stessi compagni di partito, salvandosi per un soffio grazie al voto del Senato locale che gli aveva evitato la condanna. Aveva perso invece la causa presentata da un whistleblower, licenziato per aver denunciato gli aiuti illeciti al suo finanziatore Nate Paul.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2026 Riccardo Fucile
LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO…EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI “BADANTI” AL SUO SEGUITO – LA GRANDE INFORNATA DI “INFLUENCER” E BONAZZE VARIE A RADIO2
La Rai è sempre il migliore barometro per capire dove tira il vento politico di questo
disgraziato paese.
E siccome ancora non si conosce la data delle prossime elezioni, tra via Asiago e via San Severo all’ Eur (nuovi epicentri del potere del servizio pubblico, dopo la chiusura di Viale Mazzini) c’è grande agitazione.
Tutti puntano alla prossima primavera, contando che la riforma dell’azienda venga approvata entro l’anno, aprendo di fatto la strada ad un nuovo CDA, ovviamente a trazione centrodestra, che sopravviva all’esito delle elezioni politiche.
Naturalmente sul prossimo Consiglio e sul nome del successore di Giampaolo Rossi si sono già scatenati gli appetiti dei partiti di maggioranza e perfino dei vannacciani, con cui qualche direttore in quota Lega si è già approcciato spesso (e anche volentieri).
La nuova governance, va da sé, porterà anche un importante rimescolamento di direttori. Questa è la fase degli abboccamenti, delle presentazioni, delle trattative e delle ambizioni (spesso sbagliate).
Una partita ricca di sgambetti, veleni e tatticismi, con molti capoccioni che potrebbero saltare, promozioni in arrivo e dubbi insistenti. Qualcuno si riposiziona, qualcun altro osserva, di sicuro tanti dirigenti mangeranno il panettone quest’anno ma non la colomba il prossimo.
Le poltrone particolarmente turbolente questa volta non riguardano la tv, solitamente più ambita, ma la radio, non un grande serbatoio di soldi ma un granaio di potere, influenza e contratti da proporre. Non uno strapuntino da poco: ogni giorno quasi 8 milioni di persone ascoltano le radio della Rai.
Le posizioni più “discusse”, in particolare, sono due: Marco Caputo, direttore di Radio Rai e Giovanni Alibrandi, direttore di Radio 2.
Caputo coltiva la grande ambizione di diventare capo della potentissima direzione RUO (Risorse umane e organizzazione) ed è in piena campagna di visibilità. I più critici all’interno di via Asiago sostengono che, nella promozione di se stesso, si stia muovendo in modo un po’ maldestro.
Un esempio? Caputo e la sua direzione sono sbarcati in grande stile a Trieste, in occasione della storica regata della Barcolana.
Nel viaggio, sarebbero stati coinvolti, oltre naturalmente a Caputo, la segretaria del direttore, una figura responsabile della gestione economica e una social media manager. Una nutrita pattuglia di rappresentanza.
L’obiettivo era realizzare contenuti per l’account social di Radio Rai che, da vetrina trasversale, è stato trasformato in strumento auto-promozionale per molti dirigenti e direttori.
La Barcolana, fra l’altro, sarà solo la prima tappa per Caputo & friends. Tra gli appuntamenti già in agenda figurerebbero anche la Festa del Cinema di Roma e Lucca Comics. Insomma, un calendario di trasferte che alimenta gli interrogativi sull’impiego delle risorse aziendali e sulla ripartizione delle responsabilità.
Sempre a proposito di risorse, Radio Rai ha messo sotto contratto la speaker e conduttrice Federica Gentile, prezzemolina dal caschetto biondo, considerata una fedelissima di Caputo. Gli “addetti ai livori” mormorano di un contratto importante per la 57enne Gentile. Un accordo che a qualcuno ha evocato il vecchio contratto di consulenza che aveva Giampaolo Rossi con la Rai, prima di diventare Ad.
RadioRai è diventata un ufficio di collocamento per (ex) amanti, parenti, amici: il livello massimo di sfacciataggine si è raggiunto con la “promozione” di Claudia Conte, ex amante del ministro dell’Interno Piantedosi, “premiata” con il passaggio a una fascia oraria nobile, dalle 10.30 alle 11 del mattino, con un programma sul benessere degli animali. Sob!
A Radio 2 invece i mal di pancia sono di natura editoriale. Le scelte di Giovanni Alibrandi hanno spinto molti radiofonici di lungo corso quali Carolina Di Domenico, Massimo Cirri, Sara Zambotti, Savino Zaba, a cambiare arie: incomprensioni, offerte non all’altezza, proposte irricebili, cambi di fascia. Alla fine, sono andati tutti via.
A sostituirli nessun grosso nome, come invece accadde con Belen nel 2025, né talenti promettenti o speaker di grido. Nel nuovo palinsesto solo amici e “mogli di”.
Nomi che ai più dicono poco come Micol Ronchi, Noemy Forni (a cui è stata affidata la sera), Alma Manera (moglie di Paolo Petrecca), Flora Canto (moglie di Enrico Brignano), Francesca Mezzano (nuora di Agostino Saccà) oltre ad amici di area politica, come l’immancabile Pino Insegno.
In molti stigmatizzano, inoltre, il “makeover” della rete, imposto da Giovanni Alibrandi che punta a rendere Radio2 un’emittente pop e “gggiovane”. Come se dovesse fare concorrenza alle emittenti private.
L’arrivo in conduzione di tante ragazze di bella presenza, piene di follower e molto attive sui social, ha sollevato molte perplessità tra i puristi della radio. Che ci fanno ‘ste sgallettate a via Asiago? Sì, possono mostrare le coscette e “invogliare” gli ascoltatori durante le dirette “visual” ma i contenuti, la ciccia, la preparazione…’ndo stanno? Radio2 è pur sempre una radio pubblica, dovrebbe elevare la propria proposta ricordando la “mission” del servizio pubblico.
PS. Nel frattempo, mentre alcune carriere inchiodano, altre prendono il volo, come l’onnipresente Ema Stockholma. La conduttrice franco-italiana di Radio2, con la sua erre moscia e un italiano creativo, è dappertutto! Da Sanremo agli specialoni fino alla Festa del Cinema, come fa la longilinea Ema a dividersi tra i suoi numerosi impegni? Semplice: la tatuatissima 42enne non lavora mai da sola!
In questi giorni, da conduttrice della cerimonia di apertura della Festa del Cinema di Roma, ha condiviso un post in cui ringrazia il suo “team” di nove persone. Nove! Neanche fosse una superstar.
(da Dagoreport)
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