GRETA A QUALCUNO STA ANTIPATICA PERCHÉ È LA NOSTRA CATTIVA COSCIENZA
COME PUNTO DI RIFERIMENTO DI UNA GENERAZIONE E’ ODIATA DA QUELLE PRECEDENTI
Greta Thunberg è diventata il punto di riferimento di una generazione, ma è odiatissima
dalle generazioni precedenti, fin da quando si occupava solo del cambio climatico. Persino Rita Pavone, il più mite e simpatico personaggio pubblico che mi venga in mente, la attaccò dicendo che «mi mette a disagio, sembra un personaggio da film horror», salvo poi scusarsi: non sapeva che avesse la sindrome di Asperger. Ma quel «mi mette a disagio» non vale certo solo per la Pavone.
In tutto il mondo Greta Thunberg «mette a disagio» perché evoca la nostra cattiva coscienza, e ci ricorda il disastro incombente del cambio climatico, cui ormai ci siamo arresi. Il protocollo di Kyoto era vincolante: obbligava i Paesi a ridurre le emissioni.
Gli accordi di Parigi erano affidati alla buona volontà.
Trump li ha stracciati, due volte; e non si vede perché le economie industriali in crescita, Cina e India, dovrebbero sentirsi costrette a rispettarli. Il punto di non ritorno è già stato superato: ormai si discute non come fermare il riscaldamento del pianeta, ma come adattarci. E forse giovani come Greta stanno antipatici perché sono migliori di noi, e ci rimproverano la catastrofe che stiamo preparando.
Quanto a Israele, ormai assume atteggiamenti tipici da regime autoritario. Non dico che lo sia. Ma costringere un prigioniero — oltretutto catturato e detenuto illegalmente — a baciare la bandiera nazionale è l’immagine speculare, uguale e contraria, del regime iraniano che costringe Cecilia Sala e gli altri detenuti a calpestarla, quella bandiera, all’ingresso del carcere.
Anche costringere gli ambasciatori a cancellare i post di condoglianza per la morte di papa Francesco, come ha fatto Netanyahu, è tipico di un regime autoritario (oltre che uno sfregio nei confronti di un miliardo e mezzo di cattolici).
Così come trascinare fuori dalla Knesset un deputato che legge l’intervista in cui David Grossman definisce il massacro di Gaza un genocidio. Certo, Netanyahu ha vinto le elezioni, e Israele non può essere paragonato alle dittature che reggono gli Stati limitrofi. Però una torsione autoritaria è in corso. Democrazia non significa solo votare.
(da Corriere della Sera)
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