IL CASO DELMASTRO È UNA BOMBA CHE PUÒ FAR ESPLODERE LA MAGGIORANZA. LA LEGA PARLA ORA “OPPORTUNITA’ POLITICA
IN BALLO STAVOLTA GLI AFFARI DI UN SOTTOSEGRETARIO CON IL PRESTANOME DI UN CLAN DELLA CAMORRA
Primi scricchiolii a destra sull’affaire Delmastro. La parola magica è «opportunità politica». La
pronuncia la Lega, dopo tre giorni di silenzio. Ed è la stessa formula che FdI sfruttò per chiedere le dimissioni di Josefa Idem, anno 2013, governo Letta. Solo che stavolta in ballo non c’è una cartella dell’Imu non saldata, ma gli affari di un sottosegretario alla Giustizia con il prestanome di uno dei più potenti clan di camorra.
È il capogruppo del Carroccio in Senato, Massimiliano Romeo, a esporsi: «Dimissioni? Delmastro non è indagato e noi siamo comunque garantisti sempre — le parole di Romeo — ma una valutazione sull’opportunità politica va fatta. E la deve fare innanzitutto la persona direttamente interessata».
Se i leghisti iniziano a prendere le distanze è perché la difesa di Delmastro è piena di buchi e contraddizioni. La prima versione del sottosegretario era stata: ho scoperto solo dopo l’affare chi fosse il padre della diciottenne con cui avevo aperto la bisteccheria sulla Tuscolana. In realtà lo conosceva da oltre un anno, almeno,
come testimoniato dalla foto scovata ieri da Repubblica, scattata nel vecchio ristorante di Mauro Caroccia, nell’ottobre 202
Ieri, altre due foto, altri due pasticci: in uno scatto del 3 giugno 2025, diffuso dal Fatto, Delmastro è attovagliato in bisteccheria con Giusy Bartolozzi, la capo di gabinetto di Nordio.
Non solo: a tavola, secondo fonti del ministero della Giustizia sentite da questo giornale, c’erano un mucchio di dirigenti del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Massimo Parisi, vicecapo del Dap; Rita Monica Russo, capo del personale della polizia penitenziaria a Roma; Lina Di Domenico, ex vicecapo del Dap, attuale capo del Dog, il dipartimento dell’organizzazione giudiziaria.
Le stesse fonti riconoscono, di spalle, pure Ernesto Napolillo, direttore generale dei detenuti. Insomma il dirigente che, da ultimo, dovrebbe vigilare sullo stesso boss Senese, in carcere. All’epoca della foto, Caroccia era già stato condannato nell’appello bis per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso.
Un’altra foto è di gennaio 2026. Un selfie pubblicato sui social da un sindacalista della penitenziaria, sempre alla bisteccheria, sempre con Delmastro. Risale a un mese prima della condanna definitiva di Caroccia. Ma il sottosegretario aveva già iniziato a liquidare le quote personali che aveva nella società in comune con la figlia di Caroccia, girandole in un primo momento a una sua azienda. Il caso è tutt’altro che chiuso.
Anche da FI trapelano sbuffi di gelo. Il viceministro Francesco Paolo Sisto non spende una parola per perorare la causa del suo collega al dicastero di Nordio: «Penso che Delmastro sia in condizioni di chiarire personalmente la sua posizione».
Come dire: non chiedetelo a me. Giorgia Meloni per ora non scarica il suo fedelissimo. Non si sono ancora parlati a quattrocchi, solo al telefono. Il faccia a faccia avverrà dopo il referendum. Resa dei conti alle viste? Si vedrà. La trincea scavata a via della Scrofa al momento si regge su un pilastro: l’assenza di un’indagine a carico del sottosegretario. Il timore, detto a mezza voce dai Fratelli, è proprio questo: che l’argine non regga più.
L’interessato per ora dribbla le questioni. Ieri a Novara, all’ultimo comizio per il referendum, si è definito un «avvocato di provincia», sostenendo che «la generazione di Fratelli d’Italia è cresciuta nel ricordo di Giovanni Falcone». Stop.
C’è un’altra grana tutta politica per il sottosegretario. M5S e Avs hanno presentato una mozione di censura alla Camera, per farlo dimettere. Ma soprattutto, il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, ha spedito una lettera al presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana, chiedendogli «quali provvedimenti intende adottare per la mancata comunicazione» da parte di Delmastro circa l’attività messa su con Caroccia. Comunicazione obbligatoria per legge, per gli eletti.
In teoria Delmastro rischia una sanzione. Fontana, fanno sapere dalla sua cerchia, girerà la pratica al comitato sulla condotta dei deputati. Che però è presieduto da un fratello d’Italia: Riccardo Zucconi.
(da agenzie)
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