L’ARMATA BRANCA-MELONI È ALLO SBARAGLIO. ANTONIO TAJANI PROVOCA UN NUOVO SCOSSONE PARLANDO DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”, CHE SAREBBE FATALE A UN ANNO DALLE ELEZIONI POLITICHE
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, S’AFFRETTA A SMENTIRE: LA LINEA È QUELLA DELLA TRATTATIVA CON L’EUROPA PER OTTENERE PIÙ FLESSIBILITÀ, NON TAGLI, TASSE, LACRIME E SANGUE – L’USCITA DEL VICEPREMIER AZZURRO È SOLO UN LAPSUS? PIÙ PROBABILE CHE SIA UNA PROVOCAZIONE PER FARE PRESSIONE SULLA NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA CONSOB (DOPO CHE IL LEGHISTA FRENI SI È CHIAMATO FUORI, TAJANI SPINGE FEDERICO CORNELLI, MA SALVINI SI OPPONE) …ALTRA TENSIONE SUI FONDI DELLA DIFESA: GROSSO SCAZZO IN CORSO SUL “SAFE” TRA GIORGETTI E CROSETTO
Evoca un tabù. Un azzardo già in tempi di pace, a maggior ragione con una guerra in corso che scarica rincari su famiglie e imprese, dalla benzina alle bollette.
«Non escludo che possa esserci una manovra correttiva», dice il leader di FI Antonio Tajani. Tradotto: tagli o tasse, comunque sacrifici.
Solo un lapsus, si affrettano a precisare fonti vicine al vicepremier: in realtà – spiegano – voleva rilanciare lo scostamento di bilancio, da aggiungere agli «interventi tampone» come il taglio delle accise sui carburanti.
Ma la frittata è fatta. Il richiamo alla manovra correttiva sbatte contro la linea che Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti stanno portando avanti in Europa. Altro che stringere la cinghia: l’Italia – è il ragionamento della premier e del titolare del Tesoro – punta a strappare flessibilità per finanziare i nuovi aiuti contro il caro energia. Senza strafare, restando dentro i margini delle regole europee.
Ecco perché non appena le agenzie di stampa rilanciano le dichiarazioni di Tajani, il ministero dell’Economia si mette subito in moto per costruire una risposta. Fonti del dicastero fanno sapere che «nessuna ipotesi di manovra correttiva è presa in considerazione»
Il lavoro – spiegano – è concentrato su tutt’altro: l’obiettivo è ampliare il perimetro della Nec, la clausola di salvaguardia nazionale che permette agli Stati membri della Ue di deviare temporaneamente dai rispettivi percorsi della spesa netta in caso di circostanze eccezionali
Già concessa per aumentare la spesa per la difesa, ora il governo italiano chiede che la stessa flessibilità valga anche per l’energia. In sintesi: spendere di più senza violare le norme del Patto di stabilità. Niente cartellino rosso per il deficit da “stressare” e tutela della sostenibilità del debito.
Concetti che poche ore prima dell’uscita di Tajani erano stati riproposti da Giorgetti per blindare la postura con Bruxelles. Così: in uno scenario «complesso» e «incerto», come quello attuale, «la responsabilità fiscale e un approccio prudente alle finanze pubbliche rimangono i pilastri della strategia economica italiana». Niente fughe in avanti, piuttosto un avanzamento graduale: prima l’ok dell’Europa, poi in Parlamento per farsi autorizzare lo scostamento di bilancio. Ecco perché il chiarimento di Tajani viene bollato in ambienti di governo come insufficiente.
L’uscita del leader dei forzisti sui conti pubblici aumenta le tensioni dentro il governo. Perché arriva all’indomani del pressing del ministro della Difesa Guido Crosetto su Giorgetti per l’attivazione del programma Safe. Perché è ancora caldo il dossier delle nomine. Dopo lo stop di Meloni alla richiesta di FI di avere la presidenza dell’Antitrust, Tajani rilancia sulla Consob. All’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari – insiste – «deve andare come guida una figura non di partito, ma un tecnico».
Il candidato è Federico Cornelli, commissario dell’Authority, che però non è gradito da palazzo Chigi. Tantomeno da Matteo Salvini, che dopo il passo indietro del sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni, indotto dal veto di FI, non intende appoggiare la scelta di Tajani.
(da Repubblica)
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