FDI, PER CONVINCERE GLI ALLEATI A INSERIRE LE PREFERENZE NELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE FIRMATA MELONI, HA PROPOSTO DI BLOCCARE SOLO I PRIMI TRE NOMI IN LISTA. MA FORZA ITALIA E LEGA HANNO SPEDITO AL MITTENTE LA “MEDIAZIONE”.
TAJANI E SALVINI SONO CONVINTI CHE TORNARE ALLE PREFERENZE GONFIEREBBE SOLO IL CONSENSO DEI FRATELLINI D’ITALIA – DAL 7 LUGLIO ALLA CAMERA SI DISCUTERANNO GLI EMENDAMENTI E IL MELONIANO DONZELLI HA ASSICURATO CHE “FDI PRESENTERÀ LA SUA PROPOSTA”. MA ORA IL PARTITO DELLA PREMIER NON ESCLUDE LA MARCIA INDIETRO
La trattativa dentro il centrodestra per introdurre le preferenze nella nuova legge elettorale con
un emendamento unitario va avanti ai più alti livelli: la massima e più recente «offerta» presentata da Fratelli d’Italia agli alleati — Lega e Forza Italia, contrarissimi — è di prevederle ma tenendo bloccati il capolista e il secondo nome (o perfino il terzo).
Una concessione significativa ma che potrebbe non bastare: «Allo stato un’intesa è poco probabile», confidano concordi da FdI, Lega e FI. Archiviata la discussione generale dello Stabilicum, con il testo che non prevede le preferenze, dal 7 luglio si discuteranno gli emendamenti.
Sulle preferenze, nel corso della settimana, però, si è passati da «sicuramente FdI presenterà la sua proposta», pronunciato da Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito, a un più prudente «sulle preferenze stiamo provando a immaginare soluzioni innovative per un emendamento unitario del centrodestra», riferito da Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano.
La soluzione innovativa sul tavolo sarebbe appunto quella di bloccare non solo i capilista ma tutta la testa dell’elenco. Obiettivo? Preservare la scelta dei segretari (vitale per partiti le cui leadership attraversano fasi travagliate, come Lega e FI) anche laddove scatti più di un seggio e, soprattutto, in caso di pluricandidature. I candidati da garantire vengono presentati infatti in più collegi ma scattano in uno di essi.
Con il solo capolista bloccato, la rinuncia apre la strada a chi raccoglie più preferenze, che spesso non coincide con un fedelissimo. La mano tesa da FdI, però, non basterebbe a Tajani e Salvini, convinti che comunque tornare alle preferenze gonfierebbe il consenso degli alleati. Così il partito della premier ora non esclude la marcia indietro
(da Repubblica)
Leave a Reply