SCHIFANI NON SCHIODA. IN SICILIA L’ESPONENTE DI FORZA ITALIA E’ SFIDUCIATO DAL SUO STESSO PARTITO E DA FRATELLI D’ITALIA MA NON INTENDE LASCIARE LA GUIDA DELLA REGIONE, PUNTA AD ARRIVARE A FINE MANDATO PER MATURARE IL VITALIZIO CHE SPETTA AI DEPUTATI REGIONALI
L’EX PRESIDENTE DEL SENATO SOGNA UNA RICANDIDATURA NEL 2027. GLI AZZURRI PERO’ RAGIONANO SUL SOSTITUTO (MULE’?) E I MELONIANI SCALPITANO PER AVERE LA GUIDA DI UNA REGIONE DEL SUD … SCHIFANI HA RIFIUTATO L’EXIT STRATEGY MESSA SUL TAVOLO DA FORZA ITALIA: L’ELEZIONE COME COMPONENTE LAICO DEL CSM (MICA E’ FESSO, DOVREBBE MISURARSI CON UN VOTO DEL PARLAMENTO DALL’ESITO NON SCONTATO)
A Roma, Giorgia Meloni dovrà aspettare almeno aprile prossimo per pensare a nuove elezioni:
quel mese sarà passato il termine minimo previsto dalla legge per garantire ai parlamentari il cosiddetto “ex vitalizio”. […]
A Palermo, invece, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, punta proprio su questa data: mentre la sua maggioranza da settimane è lacerata, il governatore di FI conta sull’aprile del 2027 per restare in carica fino alla fine della legislatura.
Nelle scorse settimane, infatti, i principali partiti di maggioranza che sostengono Schifani – FI e FdI su tutti – hanno manifestato segni di insofferenza nei confronti della giunta e sarebbero addirittura pronti a staccare la spina. Tra gli azzurri c’è chi ha anche avanzato la propria candidatura: il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
L’obiettivo di una parte di FI sarebbe quello di staccare la spina a Schifani il prima possibile per evitare la concomitanza tra il voto in Sicilia e quello nazionale, che comporterebbe un’unica trattativa sulle liste. Anche FdI, seppur commissariata da Roma, ormai da mesi non vuole più il governatore in carica e vuole giocarsi la partita della scelta del suo successore.
I meloniani, infatti, non hanno governatori nelle Regioni del Sud e non hanno ancora superato lo “sgarbo” della sostituzione di Nello Musumeci (poi ricompensato come ministro) proprio con Schifani venendo meno alla regola aurea del centrodestra che vorrebbe la riconferma automatica degli uscenti.
Per Schifani ci sarebbe anche una exit strategy possibile: l’elezione come componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Schifani – avvocato e già presidente del Senato – avrebbe i titoli per farlo e nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per convocare l’elezione dei membri togati per il 25 ottobre. Ma Schifani resiste. […]
In queste settimane ha avuto diversi colloqui con il leader di FI Antonio Tajani e ha fatto sapere di voler “restare in carica fino alla fine”, puntando addirittura alla riconferma. Ma il vero ostacolo per la maggioranza è uno solo: il vitalizio dei deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Fino al 2012 in Sicilia gli ex deputati avevano diritto al vitalizio con soli dieci anni di contribuzione e 65 anni di età, ma le leggi sono state cambiate dopo le inchieste giornalistiche.
Da allora i nuovi deputati dell’Ars ricevono una pensione secondo il sistema contributivo a partire da 65 anni, mentre gli ex deputati continuano a riceverlo: ogni anno la Regione Sicilia spende circa 18 milioni per garantire l’assegno ai vecchi eletti all’Assemblea. Le nuove regole del 2012 hanno allineato la pensione dei deputati dell’Ars a quella del Parlamento nazionale.
(da Il Fatto Quotidiano)
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