IL COSTITUZIONALISTA ENZO CHELI: “STABILICUM” CONTRO LA COSTITUZIONE E IL BUON SENSO”
IL VICEPRESIDENTE EMERITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE BOCCIA LA RIFORMA
Ci sono molti motivi per dubitare che questa legge elettorale su cui la maggioranza ha
premuto l’acceleratore abbia la possibilità di giungere in porto e trovare applicazione nelle elezioni del prossimo anno.
Su questa legge le opposizioni hanno sollevato varie questioni di costituzionalità che appaiono ben fondate ed ora, con l’aiuto dei tecnici, stanno mobilitando l’ostilità della società civile.
Ma ancor prima che sul piano costituzionale molti sono i motivi di buon senso istituzionale che vengono ad opporsi ad una riforma come questa, motivi di cui il mondo della politica sarà alla fine costretto a tener conto.
Il primo di questi motivi attiene alla stessa finalità della legge che la maggioranza afferma essere stata costruita per rafforzare la stabilità dei governi, tanto da definirla come “Stabilicum”.
Ma nella legislatura in corso la stabilità è già stata ampiamente raggiunta in base alla legge vigente con un governo che sta maturando il record della durata. E allora perché cambiare un “Rosatellum” che ha già ben funzionato sul piano della stabilità con uno “Stabilicum” dalle prospettive controverse e incerte?
Emerge qui la vera ragione della riforma che mira non tanto in astratto a stabilizzare i governi del futuro quanto in concreto a conservare il governo nelle mani dell’attuale maggioranza.
Ma questo significa anche cambiare, alla vigilia della partita e nell’interesse di uno dei giocatori in campo, regole che per essere valide dovrebbero esprimere il massimo dell’oggettività e della neutralità.
Penso che su questo aspetto dell’ambiguità che è dato constatare tra ciò che si dice e ciò che realmente si intende fare il corpo elettorale sia divenuto molto sensibile e questa sensibilità (già dimostrata da ultimo nel referendum costituzionale) verrà sempre più a pesare in corso di opera, approfondendo nei partiti le divisioni che sono sinora emerse.
Ma al di là dei principi di buon senso restano, con un peso maggiore, quelle questioni di costituzionalità che sono già state esposte e ampiamente dibattute sia in sede scientifica che politica, questioni che, ove la legge risulti rapidamente approvata, potranno essere tempestivamente portate, attraverso azioni di accertamento, all’esame della Corte costituzionale.
Si tratta di profili che appaiono insuperabili, alla luce di una giurisprudenza già affermata, sia per quanto riguarda le liste bloccate utilizzate sia per i collegi che per il premio, sia per quanto riguarda l’entità del premio definito in misura fissa e tale da intaccare palesemente il principio di uguaglianza del voto.
A questi profili si aggiunge la controversa indicazione preventiva del premier che apre verso la prospettiva di una diversa forma di governo e che, se non giuridicamente, quanto meno politicamente viene a incidere negativamente sui poteri attuali del Capo dello Stato nella formazione dei governi.
Tanti sono dunque i motivi che rendono problematica l’entrata in vigore di una riforma come questa.
Enzo Cheli
(Vicepresidente emerito della Corte costituzionale)
per “La Stampa”
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