“ENRICO MENTANA SOSTIENE CHE ‘LA7’ SIA ‘TELE ANTI-MELONI’? È SOLO LA SUA OPINIONE. IL MIO INTERLOCUTORE A ‘LA7’ È L’EDITORE URBANO CAIRO”: LILLI GRUBER, NELLA INTERVISTA A ALDO CAZZULLO
“IL CASO RANUCCI? NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI SIGFRIDO È STATO NAÏF”… “GIORGIA MELONI NON HA ANCORA ACCETTATO IL MIO INVITO IN TRASMISSIONE? IL POLITICO SE È CAPACE RISPONDE E RENDE CONTO DEL SUO OPERATO. VA GIUDICATA SU QUELLO CHE HA FATTO. EVIDENTEMENTE POCO, SE DA MESI STA TRAFFICANDO PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE PER SALVARE SE STESSA E IL SUO GOVERNO” … IL CAMPO LARGO (“SENZA UNA COMPONENTE MODERATA IL CENTROSINISTRA IN ITALIA, E NON SOLO, PERDE”) … “SILVIA SALIS PUO’ DIVENTARE UN LEADER NAZIONALE”
Lilli Gruber, da madrelingua tedesca, autrice di libri in cui racconta la tragedia del fascismo e del nazismo vista dalla sua famiglia e dalla piccola patria sudtirolese: cosa accade in Germania? L’AfD è davvero un partito neonazista?
«Le parole sono importanti, ma non si può ridurre una questione politica a semplice fatto semantico, come a voler minimizzare o normalizzare. L’AfD propone la remigrazione con deportazioni su basi etniche, porta avanti idee retrive, xenofobe, discriminatorie e ultra-nazionaliste. Il tutto giocando con indulgenti nostalgie del Terzo Reich. Questo è incompatibile con la storia della Germania, dell’Europa e delle democrazie liberali che abbiamo faticosamente costruito dopo la Seconda guerra mondiale. I leader autoritari del mondo, a cominciare da Putin e Trump, vogliono distruggere l’Europa: l’AfD è complice di questo tentativo».
Ma secondo lei l’AfD può andare al governo di un grande Paese come la Germania?
«Non ho la palla di vetro, ma è già il primo partito tedesco, e il paradosso della democrazia è proprio quello di essere tollerante con forze che vogliono distruggerla.
E in Francia vincerà Marine Le Pen?
«La matrice politica è simile, nonostante il Rassemblement National abbia preso le distanze dall’AfD. La Francia è diversa dalla Germania, e anche il sistema elettorale a doppio turno rende la partita più difficile per le forze estreme. Marine Le Pen però ha già vinto
Prima ancora si vota in America. Trump è davvero un rischio per la democrazia? È pronto a far saltare il tavolo se dovesse perdere il controllo del Congresso?
«Da Trump possiamo aspettarci di tutto, è il grande agente del caos mondiale e il leader internazionale di tutte le destre estreme. Parlare di rischio è riduttivo: Trump ha già minato in profondità le fondamenta della democrazia americana. È arrivato a offrire 5 mila dollari a ogni cittadino in caso di vittoria alle mid-term: una sorta di voto di scambio mafioso. Ma per lui, che sta usando in modo vergognoso la politica per arricchirsi personalmente, è del tutto normale».
Giorgia Meloni non ha ancora accettato il suo invito… Vi state così antipatiche?
«Il giornalismo, come lei sa, non è questione di simpatia o antipatia. È approfondire i fatti e fare domande. Tutte le domande. Il politico se è capace risponde e rende conto del suo operato. A maggior ragione se è presidente del Consiglio».
Scherzi a parte, cosa pensa davvero di lei, come donna e leader politico?
«È irrilevante quello che penso io. Giorgia Meloni è al governo da quattro anni, ha celebrato in pompa magna il record di longevità. Va giudicata su quello che ha fatto. Evidentemente poco, se da mesi sta trafficando per cambiare la legge elettorale per salvare se stessa e il suo governo».
Enrico Mentana sostiene che La7 sia «Tele anti-Meloni». Cosa risponde?
«È solo l’opinione di Mentana. Il mio interlocutore a La7 è l’editore Urbano Cairo».
Come ha trovato Vannacci?
«È il leader di una forza di estrema destra in grande ascesa, un fenomeno che riflette l’incapacità della classe politica italiana di dare risposte concrete ai problemi reali dei cittadini. E allora riemerge la fascinazione dell’uomo della provvidenza, del capo assoluto, del generale al comando. Non è una storia nuova».
Ma è un fascista? O vuole solo sembrarlo?
«È irrilevante la battaglia della definizione. Rilevanti sono le sue ricette: un mix di slogan vuoti, proposte irrealizzabili e un salto di qualità ideologico con proclami razzisti, xenofobi, discriminatori e sessisti. Che non risolvono nessuno dei problemi concreti degli italiani».
Alla fine secondo lei il generale farà l’accordo con la Meloni?
«La domanda è se la Meloni, pur di vincere, accetterà di fare l’accordo con l’ex generale…».
Accetterà?
«Sarebbe una sconfitta assoluta, perché distruggerebbe la sua narrazione di leader conservatrice moderata, europeista, con una visione moderna del futuro».
Su un punto però la destra ha vasto consenso: da Lampedusa a Ceuta, non è possibile fare entrare in Europa chiunque si presenti. Dobbiamo sapere chi arriva. O no?
«Certo. L’immigrazione è un problema complesso che va governato, cercando di tenere insieme sicurezza e diritto internazionale. Senza dimenticare l’importanza che hanno i migranti anche per l’economia italiana. La sinistra su questo è spesso drammaticamente afona o balbettante. Ma la destra, con tutta la sua propaganda, che risultati ha ottenuto?»
A sinistra è giusto fare le primarie? Lei chi voterebbe: Schlein o Conte?
«Non voto alle primarie. Ma credo che qualunque cittadino, per poter scegliere, abbia il diritto di conoscere i candidati e soprattutto il programma. Cose che dovevano essere pronte già ieri…».
Silvia Salis si candiderà secondo lei?
«Ha ripetuto più volte che non intende partecipare alle primarie. Se cambierà idea dovrà spiegarlo in modo convincente. Penso però che possa — e voglia — diventare una leader nazionale».
E al centro nascerà qualcosa? Con o senza Renzi?
«Questo è stato il dibattito “geometrico” dell’estate, quello su centro e perimetro della coalizione. Mi appassiona poco, soprattutto quando diventa un gioco di personalismi. Però è vero che senza una componente moderata il centrosinistra in Italia — e non solo — perde».
Questo è un anno elettorale… Lei non è tentata dal fare politica?
«Faccio la giornalista con passione e serietà. È quello che si aspetta il mio pubblico. E non ho intenzione di cambiare».
Del caso Ranucci che idea si è fatta?
«Che nella migliore delle ipotesi Ranucci sia stato naïf, prestando il fianco alla strategia di censura delle destre al governo che non vedevano l’ora di liberarsi di lui. La vera vittima in tutta questa vicenda è la libertà di stampa. Mi faccia aggiungere che in questi quattro anni non ho visto egual ardore etico-morale nei vari scandali che hanno coinvolto le forze al potere».
Lei si è formata in Rai. Cosa sarà della tv pubblica?
«Per me, che insieme a tanti colleghi ho fatto per anni una battaglia per liberare la Rai dall’ingerenza indebita dei partiti, resta la priorità. Perché è l’unica possibilità di salvare quello che rimane un patrimonio del Paese».
Da ultimo ma non per ultimo: da donna, cosa prova di fronte all’ondata di femminicidi che non finisce mai, anzi si fa sempre più efferata, sino a gettare un corpo vivo da un cavalcavia?
«Mi fa rabbia l’ipocrisia di chi si commuove e poi non fa nulla. Di chi nega l’esistenza stessa del femminicidio. Di chi ancora si oppone all’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Di chi difende — a parole e con i fatti — la cultura del patriarcato, che ha ritrovato nuovo vigore con queste destre arcaiche e reazionarie al potere».
Aldo Cazzullo
per il Corriere della Sera
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