CALCIO RIDICOLO, IN BASE ALLE NORME VIGENTI MILAN-LAZIO ANDAVA SOSPESA
I CORI RAZZISTI NON SONO STATI PRESI IN CONSIDERAZIONE DALL’ARBITRO NONOSTANTE LO SPEAKER AVESSE AVVERTITO PER DUE VOLTE GLI ULTRA’ LAZIALI
Cori razzisti, banane di plastica sventolate, soprattutto all’indirizzp di Bakayoko.
A San Siro gli ultrà della Lazio hanno potuto fare tutto ciò che hanno creduto senza che la partita fosse sospesa dall’arbitro Mazzoleni.
E su quanto successo ha preso la parola la Lega Calcio con una nota. “La Lega Serie A – è scritto nel comunicato – condanna con fermezza gli episodi di razzismo accaduti in questi ultimi giorni. Non è accettabile dover sentire nei nostri stadi aggressioni verbali di intolleranza e faremo quanto in nostro potere per contrastare simili accadimenti. Auspichiamo altresì la massima collaborazione da parte delle forze dell’ordine per individuare e punire i responsabili che con le loro azioni offuscano l’immagine del nostro mondo”.
Che gli ultrà della Lazio avrebbero messo in scena la loro solita scena di razzismo era annunciato dopo il caso della maglia di Acerbi sventolata come un trofeo dai milanisti Kessiè e Bakayoko dopo la partita di campionato eppure, nonostante il giro di vite disposto dalla Figc dopo il caso Koulibaly durante Inter-Napoli di dicembre l’arbitro Mazzoleni ha ritenuto di non dover intervenire.
Secondo le norme in caso di manifestazioni razziste, il primo annuncio dello speaker chiede la cessazione dei cori, con le squadre già richiamate al centro del tempo.
In caso di recidiva, le squadre rientrano negli spogliatoi.
Quindi regole chiare con due avvisi prima della sospensione della gara.
Inoltre l’arbitro può anche sospendere per un periodo la partita.
In realtà a San Siro i cori e gli insulti sono andati avanti senza soluzione di continuità e in quel clima intollerabile lo speaker ha lanciato due avvisi agli utrà della Lazio che sono rimasti inascoltati.
E nessuno ha preso provvedimenti.
Per ordine di chi?
(da agenzie)
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