Aprile 16th, 2026 Riccardo Fucile
SI FA PER DIRE…
Per sabato 18 aprile la Lega aveva annunciato «Senza paura», manifestazione sovranista a favore della remigrazione e contro l’Europa, in piazza Duomo con Matteo Salvini e i Patrioti.
Poi il governo ha perso il referendum e per sabato 18 aprile la Lega ha annunciato «Senza paura», manifestazione sovranista non più contro i migranti ma sempre contro l’Europa, in piazza Duomo con Matteo Salvini e i Patrioti.
Poi il sovranista Orbán ha perso le elezioni in Ungheria, così per sabato 18 la Lega ha annunciato «Senza paura», manifestazione a favore dell’Europa, in piazza Duomo con Matteo Salvini e i Patrioti Europei.
Poi però Trump ha insultato il Papa e quindi per sabato 18 la Lega ha annunciato «Senza paura», manifestazione a favore dell’Europa e per la pace.
Senonché poi Trump se l’è presa pure con la Meloni e perciò ieri Salvini ha annunciato in conferenza stampa che sabato 18, in piazza Duomo, si svolgerà
«Senza paura», manifestazione a favore dell’Europa, per la pace e contro l’aumento dei prezzi causato dalle smargiassate belliche degli americani.
Sempre che tra oggi e domani i sovranisti, al di qua o al di là dell’oceano, non perdano altri colpi. In tal caso, sabato 18 aprile in piazza Duomo, Salvini potrebbe chiudere il cerchio con «Senza paura», manifestazione a favore dell’Europa dei migranti, per la pace, contro l’aumento dei prezzi e contro il ponte sullo Stretto, sostituito dal ponte di Tripoli per consentire a chiunque lo desidera di raggiungere l’Italia in bici.
(da Corriere della Sera)
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Aprile 16th, 2026 Riccardo Fucile
DENARI ARRIVATI DAI FIGLI DEL CAVALIERE, DAL MARITO DI MARINA E DAL BISCIONE
Ci sono almeno 2 milioni di motivi, solo nell’ultima legislatura, per cui Forza Italia non
può emanciparsi dalla famiglia Berlusconi. Ragioni solide, come la somma dei versamenti fatti dagli eredi del Cavaliere in tre anni sul conto del partito.
Il giornalista e volto Mediaset Paolo Del Debbio, in un editoriale sulla Verità, ha sostenuto che i figli di Silvio Berlusconi, in testa Marina e Pier Silvio, abbiano sbagliato a convocare il segretario del partito e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nella sede dell’azienda, a casa Mediaset. Si tratta infatti del capo della diplomazia, in un periodo storico in cui il ministero degli Esteri ha una centralità che non si vedeva da anni.
La vicenda è finita anche al centro di un’interrogazione annunciata dal deputato del Movimento 5 stelle, Francesco Silvestri: «Possibile che con una guerra in corso Tajani non avesse altre priorità?», ha chiesto, ricordando che «è assolutamente improprio che si sia recato a parlare di temi nazionali e internazionali con i proprietari di un’azienda privata».
Partito dell’azienda
Di sicuro un atto irrituale, molto discutibile, ma che deriva da un elemento mai risolto: un soggetto politico dipendente da un impero economico. Forza Italia non è (forse) più un “partito-azienda”, ma continua a essere un partito dell’azienda. Non fornisce più personale dirigenziale, come agli esordi, ma ne decide le sorti. Dietro al logo di Forza Italia, con la bandiera tricolore, c’è sempre il Biscione. Così sfuma la narrazione di una normalizzazione degli azzurri, capaci di farlo diventare un partito “normale” con una leadership contendibile e congressi locali.
I desiderata di Cologno Monzese non possono essere traditi: se i Berlusconi hanno chiesto rinnovamento, deve esserci un rinnovamento. Non è possibile alcuna forma di resistenza. Perché, per un partito fondato da un imprenditore, i soldi, i danè, sono decisivi. E peseranno nell’indicazione del futuro leader di Forza Italia.
La candidatura in prima persona resta solo un’ipotesi giornalistica. In una lettera inviata a Dagospia, Marina Berlusconi ha smentito l’ipotesi di una sua «fantomatica discesa in campo», annunciata dal Fatto quotidiano che aveva decritto, come propedeutica alla candidatura da leader, l’ingaggio di un dialogue coach per migliorare la voce e di autori per preparare il racconto di aneddoti durante gli eventi
pubblici. Niente candidatura, ma l’impegno politico è nei fatti e fa passare quasi in secondo piano la presunta discesa: il partito è dipendente dai Berlusconi. Altrimenti non si spiegherebbe la convocazione di Tajani negli uffici di famiglia e il siluramento dei capigruppo di Camera e Senato.
Gli eredi del fondatore continuano a far affluire fondamentali risorse economiche per garantire l’equilibrio dei bilanci, che altrimenti sarebbero in profondo rosso. Solo nell’ultima legislatura, i cinque figli di Silvio Berlusconi e il fratello, Paolo, hanno donato a Forza Italia 1,8 milioni di euro, cui si aggiungono 100mila euro di Maurizio Vanadia, marito di Marina Berlusconi e altrettanti versati da Fininvest nel maggio 2023, quando era ancora in vita l’ex presidente del Consiglio. Ciascuno stacca un assegno da 100mila euro ogni anno.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2026 Riccardo Fucile
MA FDI NON ERA PER COMPETENZA E MERITOCRAZIA?
Una informativa urgente da parte della presidente del Consiglio dei Ministri sulla eventuale indicazione di Marco Mattei alla Corte dei Conti. È quanto chiedono le opposizioni su impulso del Movimento 5 Stelle. In Aula alla Camera, il deputato Alfonso Colucci ha infatti preso la parola sull’ordine dei lavori “perché sembra che il governo stia per indicare dottor Marco Mattei, medico ginecologo che ha iniziato l’attività ai Castelli Romani, è stato sindaco ad Albano Laziale e assessore regionale presso la Giunta Polverini: un profilo poco accostabile con la funzione di magistrato in Corte dei Conti”, aggiunge il Cinque Stelle.
“La nomina è una competenza del Consiglio dei Ministri e viene da ricordare la designazione fatta dal governo di Raffaele Borriello alla carica di magistrato della Corte dei Conti. Quella nomina intercorse il 17 gennaio 2025 e dopo appena sette giorni il ministro Lollobrigida lo richiamò alla carica di capo di gabinetto. Serviva quindi un posto sicuro, non una funzione pubblica ma una assicurazione sulla vita. Il dottor Marco Mattei è amico di Giorgia e Arianna Meloni, siamo di fronte al più classico dei provvedimenti improntati ad amichettismo. Ma Marco Mattei”, aggiunge Colucci, “è entrato anche all’interno dell’inchiesta Mondo di Mezzo. E ho qui una ordinanza in cui si dice che Buzzi si incontrava presso un ristorante con Carminati e il consigliere del Lazio Marco Mattei. E nel corso dell’incontro Mattei mostrava dei documenti a Buzzi”, conclude Colucci. All’informativa si associano anche i dem.
Le critiche del Partito Democratico alla nomina
Il deputato Toni Ricciardi commenta, sul filo dell’ironia, che “un ginecologo che transita presso la Corte dei Conti fa pensare che si stia per partorire un incesto. Ci associamo all’informativa del collega M5s, Alfonso Colucci, perché il governo ci convinca che un ginecologo può diventare un magistrato della Corte dei Conti. Ci ritroviamo davanti all’ennesimo tentativo di volere occupare una poltrona prestigiosa, significativa, fatta da un governo che vuole limitare la possibilità di controllo della Corte dei Conti“. Per Ricciardi le possibilità sono due: “O la nomina di un ginecologo alla Corte dei Conti è fatta per depotenziarla, oppure siete talmente privi di figure credibili che dovete rivolgervi a figure professionali diverse. Alla luce anche del risultato referendario, la giustizia e la macchina del controllo dei poteri e contropoteri meriterebbe rispetto e cautela”.
Anche Avs si associa alla richiesta di informativa: “Inutile premettere l’importanza strategica della Corte dei Conti che garantisce l’erario pubblico ed è presidio dell’interesse pubblico, come prescrive la Costituzione“, spiega il deputato Devis Dori. “L’informativa è per questo doverosa, tanto più che abbiamo sentito la presidente Meloni sfidarci sulla legalità in questa aula. Il governo ha il tempo di ritirare la nomina di Marco Mattei alla Corte dei Conti come magistrato. I nostri dubbi sono sia in merito alle competenze e poi anche rispetto all’accostamento del suo nome a vicende poco limpide, per essere delicati. Chiediamo che venga
nominato alla Corte dei Conti una persona al di sopra di ogni ragionevole dubbio riguardo la propria persona”.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2026 Riccardo Fucile
KIEV IN QUATTRO ANNI DI RESISTENZA È DIVENTATA UNA SUPER-POTENZA NEL CAMPO DEI DRONI (CON GLI AIUTI EUROPEI E AMERICANI CHE ARRANCAVANO, SI SONO ARRANGIATI DA SOLI CREANDO FORMIDABILI VELIVOLI A BASSO PREZZO)
In un appuntamento storico, le prime consultazioni intergovernative tra Germania e
Ucraina in vent’anni, sono stati firmati nuovi accordi per un ampliamento della cooperazione in ambito militare.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parla di un deal sui droni: in futuro, Berlino e Kiev potrebbero infatti finire per produrne insieme, lo stesso vale anche per contraerea, armi a lungo raggio e munizioni. Si tratterebbe del più grande accordo di questo genere in Europa, secondo Zelensky.
C’è poi il capitolo dell’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Merz ha assicurato al presidente tutta il sostegno necessario nel percorso di avvicinamento. «La Germania sostiene questo obiettivo, anche se sappiamo entrambi che non riusciremo a raggiungerlo a breve».
L’adesione di Kiev all’Ue sarebbe però «un passo di importanza strategica per maggiore sicurezza e benessere in Europa». L’incoraggiamento è però quello a continuare il ciclo di riforme, soprattutto nel campo della lotta alla corruzione e il rispetto di stato di diritto: l’impegno di Merz è anche quello di spingere per la messa a terra dell’ultimo pacchetto di aiuti deciso dall’Ue a fine anno, quando è saltata la possibilità di offrire un prestito di 90 miliardi in ragione di un veto di Ungheria e Slovacchia.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2026 Riccardo Fucile
IL RISCHIO DI BOCCIATURA
A poco meno di due anni dall’entrata in vigore della riforma Nordio, un pezzo importante del provvedimento rischia di essere bocciato dalla Corte Costituzionale. La Corte d’Appello di Milano, infatti, ha sollevato questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta sul divieto per il pubblico ministero di appellare le sentenze di proscioglimento per i reati a citazione diretta, previsto dalla riforma che porta la firma del Guardasigilli. Il giudice delle leggi è così chiamato nuovamente a pronunciarsi su una disciplina che, già nel 2007 con riforma Pecorella, era stata dichiarata illegittima. Un potenziale altro “colpo” per la legge Nordio dopo l’approvazione della direttiva anticorruzione di fine marzo da parte dell’Europarlamento, che, di fatto, chiede la reintroduzione del reato di abuso d’ufficio, abrogato dalla medesima riforma.
La legge Nordio è entrata in vigore il 25 agosto 2024. Tra le varie modifiche, ha riscritto l’articolo 593 del codice di procedura penale, stabilendo che il pubblico ministero non può appellare le sentenze di proscioglimento per i reati che si giudicano con citazione diretta a giudizio. Sulla carta, si tratterebbe di reati “minori”, ma l’elenco – in seguito all’entrata in vigore della riforma Cartabia nel 2002 – si è significativamente ampliato, vedendo ormai al suo interno delitti tutt’altro che secondari, tra i quali falsa testimonianza, evasione aggravata, lesioni personali stradali gravi, truffa aggravata, furto aggravato e frodi assicurative.
Nello specifico, il caso da cui tutto è partito riguarda un procedimento per truffa nel quale una donna è stata processata per aver ottenuto con un raggiro una somma di denaro da chi gestiva un negozio di fiori, sostenendo che servisse per un funerale. Il tribunale di Busto Arsizio ha però deciso di non proseguire, ritenendo che mancasse una valida querela, perché chi l’aveva presentata non era legittimato a farlo. Non condividendo tale conclusione, i pm hanno cercato di impugnare la decisione. Ma, per l’appunto, l’iniziativa di appello era destinata a scontrarsi con la nuova norma che lo vieta. L’obiettivo della Procura era ovviamente quello di sollecitare il vaglio della Consulta: la Corte d’appello di Milano ha ritenuto inevitabile chiedere se una disciplina del genere possa davvero reggere sul piano costituzionale.
Nell’ordinanza pubblicata lo scorso 8 aprile, i giudici scrivono testualmente che «non appaiono manifestamente infondati i dubbi di compatibilità dell’art. 593» con la Carta Costituzionale. La norma, osservano i giudici, crea una disparità palese: il pm non può appellare un’assoluzione (dunque quando perde completamente), mentre può farlo se il primo grado ha solo ridotto una pena o escluso un’aggravante (quando perde solo in parte). Una contraddizione che la Consulta aveva già bocciato nel 2007, dichiarando illegittima la cosiddetta “riforma Pecorella”. Ma c’è di più. Secondo i giudici milanesi, verrebbe violato anche l’articolo 111 della Costituzione, che garantisce il giusto processo e la parità tra le parti. «La disposizione denunciata – si legge nell’ordinanza – non permetterebbe all’accusa di far valere le sue ragioni con modalità e poteri simmetrici a quelli di cui dispone la difesa». È vero che l’imputato e il pm non devono avere poteri identici, ma ogni disparità dev’essere giustificata da una ragionevole finalità. Nel caso del rito abbreviato, per esempio, la limitazione all’appello del pm è accettabile perché l’imputato rinuncia al contraddittorio in cambio di una pena ridotta e di un processo più veloce; al contrario, nel giudizio ordinario, «la limitazione dei poteri di impugnazione del pubblico ministero si presenta come del tutto unilaterale, priva cioè di qualsivoglia contropartita in particolari modalità di svolgimento del processo». Ora la palla passerà alla Consulta.
Oltre alle limitazioni all’appello per i pm, la legge Nordio ha previsto l’abolizione del reato di abuso di ufficio, ossia l’articolo specifico con cui si sanzionava «un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle sue funzioni, compie un atto in violazione di leggi o regolamenti, con l’intenzione di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale oppure di arrecare ad altri un danno ingiusto», ma anche la riformulazione del reato di traffico di influenze illecite e una forte stretta all’utilizzo e alla pubblicazione delle intercettazioni. A fine marzo, però, l’Europarlamento ha approvato una direttiva anticorruzione che introduce una fattispecie comune sull’esercizio illecito di funzioni pubbliche. In sostanza, la traduzione europea di una condotta che, nel contesto giuridico italiano, risulta sovrapponibile al perimetro dell’ex reato di abuso d’ufficio. Il testo dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio e, una volta pubblicato, entrerà in vigore dopo 20 giorni. Da quel momento, l’Italia avrà 24 mesi per recepire la direttiva nel proprio ordinamento; in caso di mancato o incompleto adeguamento, la Commissione europea potrà avviare una procedura d’infrazione.
(da lindipendente.online)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
ANCHE IN UN ALTRO SCENARIO PRESO IN CONSIDERAZIONE DALLA RILEVAZIONE, ELLY SAREBBE SEMPRE AVANTI… IN OGNI CASO CHI TRA SCHLEIN E SALIS HA PIU’ POSSIBILITA’ DI VINCERE CONTRO GIORGIA MELONI? QUESTO E’ IL VERO PUNTO DA MONITORARE SE IL CAMPO LARGO VUOLE DAVVERO VINCERE
In caso di primarie, la segretaria del Pd sarebbe in vantaggio. E’ quando emerge dal
sondaggio Youtrend per Sky Tg24. “E’ stato chiesto agli elettori dei partiti del campo largo chi voterebbero alle eventuali primarie di coalizione per scegliere il candidato premier del 2027 – viene spiegato in una nota -. Sono stati individuati due scenari.
Nel primo scenario, che considera quegli elettori del campo largo che indicano che sicuramente andranno a votare (probabilità di voto pari a 10 su 10) Schlein vincerebbe con il 41% davanti a Giuseppe Conte (26%) e Silvia Salis (25%).
Nell’altro scenario, che considera gli elettori del campo largo che indicano una probabilità di almeno 8 su 10 di andare a votare a queste eventuali primarie, il 36% indica la segretaria del Pd, il 29% la sindaca di Genova e il 26% il presidente del Movimento 5 Stelle.
Percentuali più marginali per un generico candidato espresso da Alleanza Verdi Sinistra (3% o 5% a seconda dello scenario), per il fondatore di Più Uno Ernesto Maria Ruffini (3% o 4%) e per il sindaco di Napoli nonché presidente dell’Anci Gaetano Manfredi (1%)”.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
A DESTRA PERDONO CONSENSI TUTTI I PARTITI … CONTINUA A CRESCERE IL MALCONTENTO NEI CONFRONTI DELL’ESECUTIVO (IL 57% DEGLI ITALIANI HA UNA OPINIONE NEGATIVA) E CROLLA LA FIDUCIA IN GIORGIA MELONI (IL 62% DEGLI ELETTORI NON CE L’HA) … L’83% DI CHI VOTA FDI SI DEFINISCE CATTOLICO: ECCO PERCHÉ MELONI, DOPO IL VERGOGNOSO ATTACCO DI TRUMP AL PAPA, E’ STATA COSTRETTA A SFANCULARE IL TYCOON
“Complessivamente, l’area giallorossa” (il campo largo: Pd, M5s e Avs) “arriva al 43%, intorno al suo massimo storico, superando il centrodestra anche senza le forze centriste. Il blocco di governo (FdI, FI, Lega, Nm) si colloca al 42,1%”.
È quanto emerge da un sondaggio di Youtrend per Sky Tg24.
FdI resta primo partito ma scende al 26,4% (-0,4% punti rispetto all’instant poll del 23 marzo), il Pd sale al 22,9% (+0,9%) e riduce il distacco a 3,5 punti. Il M5s è stabile al 14,1%. Nel centrodestra FI scende all’8% (-2%), la Lega risale al 6,6% (+1,2%) e Noi Moderati è stabile all’1,1% (+0,1%). Futuro Nazionale è stabile al 4,1%.
A sinistra Alleanza Verdi-Sinistra scende al 6% (-1,1%). Nell’area centrista-liberale Azione sale al 3,1% (+0,4%), Italia Viva al 2,5% (+0,5%) e +Europa scende all’1,2% (-0,5%). Esordisce il Partito Liberaldemocratico con l’1,1%. L’area degli astenuti e indecisi cala al 37,0% (-2,7%). Sondaggio svolto con metodologia CAWI tra l’11 e il 13 aprile 2026 su un campione di 815 intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia. Il margine d’errore è del +/- 3,4% con un intervallo di confidenza del 95%. (ANSA).
Il giudizio degli italiani sulla gestione della guerra in Iran da parte di Trump è schiacciante: il 79% esprime una valutazione negativa e solo il 7% positiva, con il 14% che non si esprime. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio di YouTrend per Sky TG24.
La bocciatura nei confronti della gestione di Trump in Medio Oriente è trasversale: raggiunge il 97% tra gli elettori Pd, il 98% tra quelli AVS e il 99% fra Azione/IV/+Europa, ma è maggioritaria anche nel centrodestra (76%) e fra gli stessi elettori FdI (71%).
Il 47% degli italiani ritiene che il governo avrebbe dovuto prendere una posizione più netta contro Stati Uniti e Israele in occasione dell’attacco all’Iran, il 32% giudica che l’esecutivo abbia tenuto un buon equilibrio e solo il 2% avrebbe voluto un sostegno più aperto all’azione militare. Nel centrodestra il 72% approva l’equilibrio tenuto dal governo e solo il 12% avrebbe voluto una posizione più critica. Nel campo largo l’83% avrebbe voluto una condanna più netta (punte del 91% tra elettori Pd e del 95% tra quelli AVS).
La conseguenza che preoccupa di più della mancata riapertura dello Stretto di Hormuz è l’aumento del prezzo di benzina, gasolio e bollette (42%), seguita dal rallentamento dell’economia e rischio di recessione (18%) e dalla possibilità che la crisi faccia saltare i negoziati (17%).
Il 13% degli intervistati teme il rischio di razionamenti di carburante. L’1% si è dichiarato non preoccupato. L’aumento dei prezzi è la prima preoccupazione in tutti gli elettorati, con valori particolarmente alti nel centrodestra (48%) e tra gli “altri partiti” (51%). Nel campo largo pesa relativamente di più il rischio di recessione (28%).
Negli ultimi giorni hanno fatto molto discutere gli attacchi di Donald Trump contro Papa Leone XIV. Prese di posizione che possono sicuramente creare malcontento e avere anche un “impatto” politico tra gli elettori cattolici italiani. Guardando al credo religioso, l’83% di chi vota FdI si definisce cattolico (è il partito con la percentuale più alta). Leggermente meno tra FI e Lega. Tra gli elettori del Pd il 53,9% è cattolico mentre il 40,4% si definisce ateo.
Tra i partiti più piccoli, spicca la percentuale di atei tra coloro che votano AVS (il 61,1%). Anche tra gli astenuti c’è una grossa fetta di cattolici (il 62,8%) che quindi non avranno probabilmente gradito le parole di Trump contro il Papa e potrebbero orientare di conseguenza il loro voto futuro.
Sulla gestione delle conseguenze del referendum da parte di Meloni, il 38% dà un giudizio positivo (18% “molto”, 20% “abbastanza”) e il 46% negativo (27% “abbastanza”, 19% “molto, avrebbe dovuto dimettersi”). Il 16% non si esprime. La polarizzazione è netta: tra gli elettori di centrodestra l’86% dà un giudizio positivo, mentre nel campo largo l’80% è negativo (per il 38% avrebbe dovuto dimettersi). Tra gli elettori Pd il 42% ritiene che Meloni avrebbe dovuto lasciare, quota che sale al 44% fra quelli M5s.
La priorità indicata dalla maggioranza relativa degli italiani per l’ultimo anno e mezzo di legislatura è la gestione della crisi energetica e la protezione di famiglie e imprese dall’aumento dei prezzi (38%). Seguono gli investimenti sui salari e la lotta alla precarietà (15%), l’abbassamento delle tasse (14%) e la riforma della sanità pubblica (13%). La politica estera e la guerra nel Golfo sono indicate solo dal 5
Le riforme istituzionali – giustizia (2%), legge elettorale (1%), premierato (1%) – sono considerate prioritarie da quote marginali. La crisi energetica è la prima priorità in tutti gli elettorati, dal centrodestra (44%) al campo largo (44%), con un picco tra gli elettori Pd (50%) e di Azione/IV/+Europa (47%).
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
DURANTE IL SUO DISCORSO IL VICEPRESIDENTE USA È STATO INSULTATO DA UNO SPETTATORE CHE HA GRIDATO “GESÙ CRISTO NON APPOGGIA IL GENOCIDIO!”… IL PALAZZETTO DELL’ATENEO SI È RIEMPITO PER MENO DEL 25% DELLA CAPIENZA PER L’APPUNTAMENTO ORGANIZZATO DALL’ASSOCIAZIONE GUIDATA DA ERIKA KIRK, VEDOVA DELL’ATTIVISTA MAGA CHARLIE KIRK, CHE NON ERA PRESENTE ALL’EVENTO A CAUSA DELLE MINACCE RICEVUTE
Il vicepresidente JD Vance ha parlato a un’arena riempita per meno del 25% in
occasione dell’evento Turning Point USA tenutosi presso l’Università della Georgia ad Athens, in Georgia.
Un video realizzato dal giornalista di MS NOW Jake Traylor mostra che, mentre Vance sta parlando, la maggior parte dei posti a sedere dell’Akins Ford Arena sono vuoti
“Sembra che Turning Point USA abbia sottovalutato il numero di spettatori per Vance. L’Akins Ford Arena era piena per meno del 25% per il vicepresidente”, ha scritto Traylor su X.
Durante l’evento, Vance è stato anche interrotto da un partecipante che ha gridato “Gesù Cristo non appoggia il genocidio!”. In risposta, Vance ha parlato dei successi del presidente Donald Trump e della sua amministrazione.
«Quando siamo arrivati, la situazione umanitaria a Gaza era una vera catastrofe», ha continuato. «Sapete chi è colui che ha ottenuto un accordo di pace a Gaza? Donald J. Trump!» ha affermato. «Ora si vedono più aiuti umanitari arrivare a Gaza che in qualsiasi altro momento degli ultimi cinque anni», ha aggiunto in seguito. La persona che ha urlato contro Vance è stata allontanata dall’evento.
L’amministratrice delegata di Turning Point USA è Erika Kirk, che, come ha sottolineato il portavoce di Turning Point USA Andrew Kolvet, non era presente all’evento a causa di minacce ricevute.
“Sono qui sul palco al posto della nostra amica Erika Kirk. Esatto, perché purtroppo ha ricevuto minacce molto serie”, ha detto Kolvet.
“È un terribile riflesso dello stato della realtà e dello stato del Paese, ma sottolinea un punto più ampio: ha ricevuto molti attacchi da fonti inaspettate”, ha aggiunto.
Vance ha dichiarato che circa due ore prima dell’evento, temeva che quest’ultimo dovesse essere annullato.
“Ero un po’ preoccupato che avremmo dovuto annullare l’evento perché Erika non sarebbe venuta. E anche lei era molto preoccupata. Ho parlato con i Servizi Segreti, e ovviamente questi ragazzi fanno un ottimo lavoro. E ho detto: ‘Sapete cosa? Lasciamo che Erika faccia quello che deve fare per sé e per la sua famiglia. Sono sicuro che Andrew la sostituirà, e facciamo in modo che questo sia un evento fantastico’”, ha detto Vance.
Ananya Chetia
per www.themirror.com –
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
TRAVAGLIO RINCARA: “MELONI? PONZIA PILATA IN POLITICA ESTERA. SU GAZA ABBIAMO TACIUTO IN MANIERA COMPLICE. SU ISRAELE ABBIAMO RINNOVATO IL PATTO DI DIFESA ANCHE QUANDO SPARAVANO SUI NOSTRI SOLDATI. LEI E L’ITALIA SONO STATI SOLO DEI CAMERIERI DEGLI AMERICANI”
Durissima reprimenda del filosofo Massimo Cacciari all’europarlamentare di Forza Italia Letizia Moratti sulla politica estera del governo Meloni. Entrambi ospiti a Otto e mezzo (La7), il tema centrale è l’attacco del presidente degli Usa Donald Trump all’indirizzo della premier Giorgia Meloni.
Moratti difende la presidente del Consiglio, sostenendo che la sua linea è sempre stata quella tradizionale dell’Italia: “Ha sempre tenuto una posizione atlantista. L’ha fatto con Biden e l’ha fatto con Trump. Noi di Forza Italia siamo popolari, fortemente europeisti e atlantisti“.
Poi si rivolge a Moratti: “Ma di che alleati parliamo? Io sono suo alleato quando c’è una certa parità di forze. Alleati erano la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica contro il nazismo. Che forza mette in campo rispetto agli Stati Uniti l’Europa o la Meloni? Ma di che alleanza parliamo? Stiamo usando delle parole di cui ormai non comprendiamo più il significato. Non è alleanza, quella di Meloni è una posizione tutto subordinata“.
Cacciari conclude, mentre Moratti contesta la sua posizione: “Ci possono essere
10mila atlantismi. Cerchiamo di usare le parole dando a esse un significato, per piacere, perché il mio mestiere è semplicemente questo: mettere ordine nel linguaggio. Non c’è l’atlantismo, ci sono tanti atlantismi. E quello attuale fa schifo“.
“È ovvio che tutti dovrebbero condannare le interferenze americane nella politica italiana, chiunque ci sia al governo. Però bisognerebbe farlo sempre, anche quando a interferire era l’amministrazione Biden alle elezioni scorse, l’amministrazione Obama, l’amministrazione Bush, i sinedri europei che danno le pagelle ai buoni e cattivi in Europa e dicono per chi bisogna votare e per chi non bisogna votare”.
Così a Otto e mezzo (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta le parole di solidarietà della segretaria del Pd Elly Schlein nei confronti della premier Giorgia Meloni, dopo gli attacchi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
“Le interferenze estere – sottolinea Travaglio – o si condannano sempre o non le si condanna mai. Io mi auguro semplicemente, come ha auspicato Cacciari, che si recuperi il significato vero della parola ‘alleato’. L’alleato sta in piedi e non sdraiato. L’alleato discute con l’altro alleato. E quando ci conviene, bisogna dire dei sì. Quando ci conviene, bisogna dire dei no. “.
E aggiunge: “Secondo me, Trump qualcosa di buono lo ha fatto quando ha cercato di chiudere la guerra in Europa con un compromesso, con una pace possibile, con una pace sporca, in Ucraina. Quello è stato il momento in cui l’Europa unitariamente gli ha detto di no.
Il direttore del Fatto conclude: “Adesso vedo che la Meloni, dopo che ha perso il referendum sulla giustizia, sta facendo un ‘indietro tutta’ su tutti i fronti. Era piena di impresentabili e li ha cacciati. Su Israele oggi ha sospeso il rinnovo automatico del patto di difesa. Bisognava aspettare oggi quel momento? Non si poteva farlo prima? – chiosa – Almeno quando Israele sparava sul nostro contingente in Libano e noi zitti? Altro che atlantismo, siamo stati dei servitori che si meravigliavano se venivano trattati da servitori. E come dovevamo essere trattati? Per quello che eravamo: dei camerieri“.
(da agenzie)
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