Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SI TROVA A TORTONA ED E’ DI PROPRIETA’ DI UN IMPRENDITORE PAVESE: “QUI LA SEDE DEL CENTRO STUDI”
È diventato la «casa piemontese» di Vannacci il Castello Sforzini di Castellar Ponzano di proprietà dell’imprenditore pavese Luca Sforzini. Un maniero medievale dell’anno Mille che sorge sul sito di un antico acquedotto romano e oggi è la sede del Centro studi Rinascimento Nazionale, con il compito istitutivo di elaborare la piattaforma politica di supporto al pensiero del generale Roberto Vannacci, attualmente europarlamentare della Lega.
L’ambizione da “nuova Pontida”
«In quanto sede del Centro studi e per l’eco mediatica nazionale che ha avuto – dice Sforzini –, il castello sta assumendo un ruolo di rilevanza nazionale sullo scenario politico. È diventato come Pontida e ciò è motivo di orgoglio per il territorio, a prescindere da come la si pensi politicamente». E annuncia un’iniziativa di diplomazia culturale: l’invito ufficiale all’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Georgij Paramonov al castello. «Non l’ho invitato in qualità di presidente e padrone di casa del Centro studi Rinascimento Nazionale – spiega Sforzini –. Sarebbe troppo impegnativo politicamente in un momento di tensioni nazionali. L’ho fatto in ricordo della vittoria del generale Aleksandr Suvorov a Novi Ligure, in memoria dei rapporti di amicizia che hanno legato il popolo italiano e russo di cui non bisogna dimenticarsi culturalmente in un momento in cui, invece, ci sono divergenze politiche. Cultura e sport non devono mai essere coinvolti in divergenze su interessi nazionali».
La battaglia del 1799
Il Castello Sforzini si trova di fronte all’area del campo di battaglia di Novi Ligure dove il 15 agosto 1799 le truppe russe guidate dal generale Suvorov combatterono sul suolo italiano. Un episodio che testimonia come i rapporti tra Italia e Russia affondino le proprie radici in una storia condivisa di alleanze e sostegno reciproco.
Quanto al Centro studi la sua attività sarebbe dovuta partire in questi giorni, ma le vicende politiche delle ultime ore ne hanno rinviato l’avvio. «Quello che si vede al momento è la cima della montagna – continua il proprietario –. L’impatto del generale Vannacci, non solo sulla Lega ma sull’intero centrodestra italiano, è fondamentale perché stimola porzioni di popolo che si era allontanato dalla politica e negli ultimi tempi non è più andato a votare. Il generale in questa fase ha una funzione di risorsa non solo per la Lega ma per l’intero centrodestra e per la nazione intera, perché l’astensionismo è un problema del sistema politico nel suo complesso».
Laboratorio politico
Compito del Centro studi sarà approfondire la piattaforma politica di supporto al pensiero di Vannacci. «Ciò che viene veicolato attraverso ragionamenti semplificati per ragioni di comunicazione politica spicciola – aggiunge Sforzini – ha alla base un’elaborazione programmatica: molti docenti universitari sono pronti a iniziare i lavori del Centro studi. Quando? Dipende dallo scenario politico complessivo, ma quando si partirà verranno ufficializzati incontri e approfondimenti e si aprirà anche a nuove adesioni e autocandidature, già numerose. Le modalità operative saranno occasione di ulteriore allargamento degli orizzonti».
È tutto pronto, quindi: piattaforma programmatica, docenti, cronoprogramma e linee di studio. Alcuni eventi saranno al castello e altre attività invece saranno itineranti nelle principali città italiane. «Il castello resta il luogo ospite e simbolico di riferimento in quanto luogo storico identitario che rappresenta anche un simbolo di per sé – dice Sforzini –. Sarà un luogo di sede e origine dei lavori che si svilupperanno anche in altre città italiane».
(da La Stampa)
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SUI PRESUNTI FINANZIAMENTI ALLA LEGA CITATI NEI FILES PD.M5S E AVS CHIEDONO INFORMATIVA URGENTE
È destinata a far discutere la presenza del nome di Salvini in decine di conversazioni contenute
all’interno degli Epstein Files. Nessuna di queste riguarda il coinvolgimento del leader della Lega nei traffici sessuali del finanziere, morto suicida in carcere nel 2019, ma non è chiaro se ci fosse un rapporto tra i due ed eventualmente, di che tipo. Quel che è certo è che nel periodo a cui risalgono i messaggi diffusi dal Dipartimento di Giustizia statunitense, cioè tra il 2018 e il 2019, Salvini fosse molto legato a Steve Bannon, protagonista delle mail scambiate con Epstein. Il consigliere di Trump era particolarmente interessato all’ascesa delle
destre in Europa, al punto da “raccogliere soldi” – così scriveva – per la campagna elettorale di Salvini e Le Pen in occasione delle europee del 2019.
Un’informazione bocciata come “millanteria” dal Carroccio, che ha negato di aver ricevuto alcun tipo di finanziamento. Quella tornata segnò il trionfo della Lega in Italia, primo partito con il 34% dei voti. Alla luce di quanto emerso dagli Esptein files ora le opposizioni chiedono chiarimenti a Salvini.
Avs, Pd e M5s chiedono informativa a Salvini sugli Epstein files
Avs, Pd e M5s hanno chiesto un’informativa urgente al ministro dei Trasporti per fare chiarezza sugli Epstein files. “Il nome di Matteo Salvini ricorre per ben 96 volte negli Epstein files. Questi messaggi si concentrano nel periodo in cui la Lega, non a caso, raggiunge il suo massimo storico di consenso elettorale anche grazie alla cosiddetta ‘Bestia’, un sistema pervasivo e altamente efficace di comunicazione sui social network”, ha affermato Elisabetta Piccolotti intervenendo nell’Aula di Montecitorio.
“Chiediamo dunque – ha prosegueto la deputata rossoverde – che il Ministro Salvini venga a spiegare in Parlamento se abbia mai avuto Steve Bannon come consulente politico; se risponde al vero che Bannon abbia svolto attività di fundraising e ricerca di finanziatori, diretti o indiretti, anche sotto forma di servizi digitali, a favore della Lega; se sia mai venuto a conoscenza di iniziative promosse da Bannon per condizionare l’opinione pubblica italiana o europea anche dopo l’esplosione dello scandalo di Cambridge Analytica; se gli incontri citati nelle mail si siano realmente svolti e se Matteo Salvini fosse a conoscenza dei legami tra Steve Bannon e Jeffrey Epstein”. “Queste domande non sono un attacco personale. Riguardano la sovranita’ democratica, la trasparenza del finanziamento della politica e il rischio di interferenze occulte nei processi elettorali nazionali ed europei. Questioni cruciali – ha concluso Piccolotti – per la qualita’ della nostra democrazia”.
Stessa richiesta anche dal M5s. Il deputato Alfonso Colucci è intervenuto, parlando di una “strategia per compattare l’ultradestra” in Europa. “A quale interesse risponde il patriottismo di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni? È bene che venga chiarito qui in quest’aula da Matteo Salvini”. A seguire il deputato Pd Andrea Casu, che ha chiesto di “estendere l’informativa al governo”.
Il leader di Alleanza Verdi-Sinistra, Nicola Fratoianni ha affermato che i messaggi tra lo stratega trumpiano e il finanziere condannato per abusi sessuali e traffico internazionale di minori “dicono in maniera chiara che Bannon nel 2019 era occupato a cercare finanziamenti per la Lega di Salvini e per il partito di Marine Le Pen. Ricordo che quelle elezioni europee videro la Lega superare il 30%. Si avvantaggiarono forse di soldi o servizi di una rete internazionale di estremisti, alcuni dei quali facevano traffico internazionale di minorenni per i propri piaceri sessuali?”, ha domandato
E ancora: “Da quel che si legge, questi signori avevano creato una rete di complici con l’obiettivo di far saltare l’Europa e di realizzare leggi a tutela dei banchieri e dei più ricchi, come nel caso di Peter Mandelson in Inghilterra, che si è dimesso per la vergogna. Sembra un film dell’orrore”, ha commentato. “A questo punto bisogna andare a fondo di questa vicenda: su cosa si sono basati gli incontri tra Salvini e l’emissario del finanziere pedofilo arrestato? All’epoca Salvini era vicepremier come lo è oggi”, prosegue il leader di SI. “Si sono stati scambi di informazioni che possono mettere in discussione l’autonomia politica e quindi la sicurezza dello Stato italiano? I finanziamenti di cui parla Bannon nelle sue comunicazioni dove sono finiti? E possono aver condizionato le valutazioni politiche della Lega su Trump e sugli USA? Sono domande fondamentali cui devono dare risposte urgenti e convincenti, visto che Trump ha scatenato una guerra commerciale contro l’Europa e contro l’italia e la reazione del governo italiano e della Lega è stata fin troppo morbida con Trump. La Lega è realmente libera di fare scelte politiche nell’interesse dell’Italia?”, ha concluso.
Anche Riccardo Magi pretende chiarimenti sui presunti finanziamenti economici di Bannon al Carroccio. “Quanto emerso desta preoccupazione relativamente a possibili influenze esterne che investono il secondo partito della attuale maggioranza. Risorse e sostegno di cui Bannon si vantava con Epstein di aver elargito a vari partiti sovranisti europei, dicendo addirittura di essere “advisor” della Lega, del Front National, di AFd, di Farage”, ha dichiarato. “In pratica: si scrive sovranisti, si legge forze al servizio di strategie concepite in altri Paesi e contrarie all’interesse dell’Italia e dell’Europa. Salvini, vicepremier e ministro del governo Meloni, se non ha nulla da nascondere, dovrebbe affrettarsi a chiarire se ha avuto un supporto da Bannon e di che tipo”, ha concluso il segretario di +Europa.
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
GLI ULTIMI SONDAGGI MOSTRANO UN TESTA A TESTA: IXE’ DA’ IL SÌ AL 50,1% E IL NO A 49,9%. STESSA TENDENZA REGISTRATA DA “EUMETRA”… LORENZO PREGLIASCO DI “YOUTREND”: “IL VANTAGGIO DEL SÌ NEI SONDAGGI DI QUESTE SETTIMANE È FRAGILE. LA PARTITA LA DECIDE L’AFFLUENZA, SE IL CENTRODESTRA VUOLE PORTARE A CASA IL RISULTATO DEVE PORTARE ALLE URNE ALMENO 8-10 MILIONI DI PERSONE”
Nei sondaggi cresce il fronte del no alla riforma della giustizia e così Carlo Nordio alza i toni e non fa retromarcia: «Confermo che è blasfemia sostenere che la legge costituzionale voglia mettere la magistratura sotto il potere esecutivo. Perché blasfemo? Perché in corretto italiano blasfemia significa un oltraggio a un’istituzione sacra», come lo è il Parlamento.
Intervistato da 24 Mattino su Radio 24, il ministro sostiene che la riforma «è chiarissima nel definire la magistratura autonoma e indipendente». Il Guardasigilli poi insiste che quello del 22 e 23 marzo «non è un referendum politico» e anche se il sì dovesse perdere «non sarà cambiata la maggioranza né ce ne andremo dal governo».
Dal canto suo, con un occhio rivolto ai recenti sondaggi, il centrosinistra è convinto che «il vento stia cambiando».
Secondo l’Istituto Ixè il risultato del referendum sarebbe infatti in bilico. Il fronte del sì, a gennaio 2026, si attesterebbe intorno al 50,1% (contro il 53% di novembre) mentre quello del no sarebbe al 49,9% (47% a novembre). Per quanto riguarda l’affluenza, il 61,5% degli italiani dovrebbero partecipare alla consultazione. Il presidente di Ixè, Roberto Weber, parla di «relatività del risultato».
E spiega: «Significa che i due campi sono molto vicini. C’è stato un avvicinamento con il passare del tempo». Il sondaggista mette anche l’accento su un aspetto, ovvero che – secondo le loro ricerche – «con l’abbassarsi dell’età aumenta la contrarietà alla riforma costituzionale. Se questa tendenza fosse vera aumenterebbe il fronte del no. È una tendenza potente che non è facile da invertire».
Ipsos e Eumetra di Renato Mannheimer hanno registrato la stessa tendenza di Ixè. Il secondo istituto, in particolare, stima il sì al 52% contro il 48%. Un mese e mezzo fa il sì era al 55 mentre il no al 45. E la forbice si assottiglia anche nell’ultimo sondaggio Youtrend per SkyTg24, del 22 gennaio: il sì è al 55% e il no al 45%, con un’affluenza stimata al 62%.
Tra gli elettori di centrodestra il sì è al 96% (no al 4%) e tra quelli di opposizione il no è all’88% (sì al 12%).
«Indipendentemente dalle intenzioni della maggioranza, il referendum sulla giustizia si politicizzerà e finirà per diventare anche un voto sul governo», sostiene il direttore Lorenzo Pregliasco: «Per questo il vantaggio del sì nei sondaggi di queste settimane è fragile. Alla fine la partita la decide l’affluenza, se il centrodestra vuole portare a casa il risultato deve mobilitare e portare alle urne almeno 8-10 milioni di persone».
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
FRA IL PRIMO LUGLIO E IL 24 DICEMBRE DEL 2025 LA GESTIONE COMMISSARIALE DELL’ACCIAIERIA HA BONIFICATO A PIÙ RIPRESE AD ARCELOR UN TOTALE DI 49 MILIONI PER “ATTIVITÀ DI DECONTAMINAZIONE”
Il ministero delle Imprese e del made in Italy guidato da Adolfo Urso continua a pagare per Ilva
quella stessa ArcelorMittal contro cui ha chiesto un risarcimento da 5 a 7 miliardi di euro.
La sorpresa viene da un documento appena inviato in parlamento, la «Relazione concernente il conto di contabilità speciale n. 6055», relativa al secondo semestre del 2025
Il titolo è in puro burocratese e sembra fatto apposta per fare capire poco o nulla. I tre commissari straordinari di Ilva spa, il professore Alessandro Danovi, il professore Francesco Di Ciommo e la dottoressa Daniela Savi, nominati da Urso alla fine del mese di febbraio 2024, firmano la relazione
Il documento è composto di quattro pagine che contengono l’estratto conto dei pagamenti della gestione commissariale per rimborsare l’attività di decontaminazione dei siti industriali dell’Ilva.
Fra il primo luglio del 2025 e il 24 dicembre scorso la gestione commissariale dell’Ilva spa ha bonificato a più riprese ad ArcelorMittal un totale di 49.174.987 euro «per attività di decontaminazione come da procedura ex art. 20.4 del contratto di affitto».
Il colosso dell’acciaio mondiale posseduto dalla famiglia indiana Mittal ha gestito in Italia negli ultimi anni gli impianti dell’Ilva dati in affitto in una nuova società, Acciaierie d’Italia spa. Gli indiani avevano il 62% del capitale e l’amministratrice delegata, l’italiana Lucia Morselli.
Nel capitale era entrata con il 38% anche la finanziaria pubblica Invitalia, che aveva indicato Franco Bernabè per la presidenza della società. I rapporti fra ArcelorMittal e lo Stato italiano ben presto si sono guastati, e fra fine febbraio e inizio marzo 2024 il ministero delle Imprese ha ammesso Acciaierie d’Italia di amministrazione straordinaria. Urso ha nominato commissari straordinari l’ingegnere Giancarlo Quaranta, il professore Giovanni Fiori e il professore Davide Tabarelli.
Ad ottobre 2025 Urso aveva risposto a una interrogazione in Senato sulla situazione di Acciaierie d’Italia accusando ArcelorMittal di avere provocato danni con la sua gestione quantificati in almeno 4 miliardi di euro. Il ministro delle Imprese aveva anche preannunciato una azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori dei soci indiani.
A metà gennaio i legali della gestione commissariale di Acciaierie d’Italia hanno depositato al tribunale di Milano una richiesta di risarcimento al gruppo indiano fino a 7 miliardi di euro. Anche Ilva spa in amministrazione straordinaria, che resta proprietaria degli impianti affittati, ha chiesto un risarcimento di 947,4 milioni di euro. ArcelorMittal invece ha avviato nel giugno 2025 un arbitrato internazionale contro la Repubblica italiana chiedendo un risarcimento di 1,8 miliardi di euro per il presunto esproprio del loro investimento nella ex Ilva
Nessuno però ha sospeso la procedura di rimborsi per decontaminazione che continuano ogni mese ad essere bonificati al gruppo indiano. Il ministro Urso ha autorizzato sia il maxi risarcimento danni da parte di una gestione commissariale che i regolari pagamenti ad ArcelorMittal effettuati da un’altra gestione commissariale per la decontaminazione dei siti industriali ex Ilva, che è fra i tanti elementi contestati nella causa. Al ministero evidentemente vale la regola evangelica: «Non sappia la tua sinistra quello che fa la destra» (Vangelo secondo Matteo, 6:3-4)
(da Domani)
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
I PIRATI INFORMATICI SI SONO INTRODOTTI CON UN VIRUS RANSOMWARE E CHIEDONO UN RISCATTO MILIONARIO ENTRO SETTANTADUE ORE. ALTRIMENTI TUTTI I DATI PERSONALI DI DOCENTI, STUDENTI E COLLABORATORI DELL’ATENEO POTREBBERO ESSERE DISTRUTTI
Settantadue ore per pagare il riscatto ed evitare che milioni di dati rimangano criptati, insieme con il blocco totale del sistema informatico della più grande università d’Italia, fra le migliori al mondo.
La Sapienza nel mirino degli hacker, non si esclude appartenenti a una crew filo-russa, in azione forse dopo essersi introdotti da tempo e aver colpito con decisione nelle ultime ore.
La scoperta è stata fatta ieri mattina con i tecnici dell’ateneo che si sono rivolti agli specialisti dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e quindi anche alla polizia postale.
Gli incursori informatici hanno utilizzato un virus ransomware per prendere possesso di tutte le attività dell’ateneo – non gli esami ma sì le prenotazioni su Infostud – che di fatto è risultato irraggiungibile dalla Rete fin dalle prime ore della mattinata.
Tutto fermo, con il rischio di una fuga di dati personali di docenti, studenti, personale amministrativo e collaboratori della Sapienza. Un danno ingente che ricorda quello provocato alla Regione Lazio sempre con lo stesso sistema dagli hacker nell’estate del 2021.
In questo caso oltretutto gli autori dell’irruzione informatica hanno inviato un link alla Sapienza contenente la richiesta di riscatto del ransomware – di solito milioni di euro in criptovalute – per sbloccare il tesoro di dati criptati e quindi bloccati. In caso contrario potrebbero essere cancellati e persi per sempre.
Solo che per aprire quel link bisogna utilizzare un tor, un software di navigazione anonima che si utilizza sul dark web per non lasciare tracce: il conto alla rovescia
delle 72 ore, l’ultimatum degli hacker, dovrebbe scattare proprio all’apertura di quel link.
Quindi uno scenario inquietante e complicato sul quale sono in corso peraltro indagini della Postale che già in altre occasioni con l’Acn è stata in prima linea in questo genere di situazioni.
Il sospetto è che gli hacker possano aver approfittato, come accaduto in passato su altri obiettivi, di una falla di un amministratore di sistema, forse anche solo un indirizzo mail. Da qui si sono introdotti nella rete dell’università infiltrandosi ovunque. L’ultimatum ha poi alzato il livello della tensione. In via precauzionale, e per garantire l’integrità e la sicurezza dei dati – è stato spiegato dalla Sapienza -, è stato disposto l’immediato blocco dei sistemi di rete.
(da Corriere dela Sera)
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
TOGLIERE DIRITTI NON AUMENTA SICUREZZA
La parola sicurezza negli ultimi dieci anni è stata ridotta a sinonimo di repressione. Non è una
tendenza nata oggi e con questo governo: il punto di svolta è stato il governo Gentiloni con Minniti al Viminale: il primo decreto sicurezza, i daspo urbani e l’attacco alle ONG, un governo di centrosinistra ha iniziato una guerra contro la solidarietà e il dissenso. Il divieto di manifestare a Macerata dopo l’attentato di Traini, le parole dette a posteriori proprio da Minniti “ho temuto per la tenuta democratica del Paese” e le sue politiche migratorie hanno spianato la strada alla Lega, portando poi Salvini al Viminale insieme a Piantedosi, all’epoca come capo di gabinetto. Da lì in poi, la linea è rimasta la stessa: divieti di picchetto, sequestri di navi e repressione delle proteste.
Sicurezza è territorio, non polizia
Ma torno alla domanda iniziale: cosa significa sicurezza?Penso a Niscemi e alla prevenzione del dissesto idrogeologico dove per decenni non si è fatto nulla per mettere in sicurezza gli abitanti nonostante i pericoli fossero noti. Significa affrontare la crisi climatica che mette a rischio la vita delle persone molto più di una manifestazione. Nel 2025 in Europa sono morte 16.000 persone a causa del cambiamento climatico, questa è la stima dell’Imperial College di Londra, di queste 4.597 in Italia, il Paese con il maggior numero di morti, soprattutto per il caldo.
La vera sicurezza è quella che garantisce un futuro su un pianeta che cambia.
Migrazioni: canali legali contro trafficanti
Se parliamo di sicurezza è automatico pensare ai flussi migratori, per i quali si continua a parlare di emergenza, anche se il fenomeno è strutturale da quindici anni.
Esiste un modello che funziona: i corridoi umanitari. Fanno viaggiare le persone in aereo, quindi sicurezza per chi parte, e si basano sui visti concessi dai Paesi di destinazione, quindi sicurezza per chi accoglie. Scegliere di non gestire i flussi significa regalare il business ai trafficanti, finanziandoli indirettamente. Gestire i flussi legalmente renderebbe tutto più sicuro; continuare a pagare dittatori sulla sponda Sud del Mediterraneo ci rende insicuri
La sicurezza economica negata
Per non parlare di economia, il governo inventa nemici: i rave, i “maranza”, i poveri di Caivano o del Quarticciolo. Si dichiara guerra ai margini della società per evitare il tema dei salari. L’Italia è l’ultimo Paese per politiche salariali; negli ultimi trent’anni gli stipendi sono calati e il potere d’acquisto è ai minimi. Le famiglie non sono al sicuro dalla crisi economica, nonostante le promesse elettorali di chi diceva di volerle difendere.
Meno diritti, meno sicurezza
Il nuovo decreto sicurezza colpirà ancora le libertà individuali, con l’ipotesi del fermo preventivo di 12 ore per chi manifesta. Si attacca il dissenso organizzato, convinti che togliere diritti aumenti la protezione. Ma è un errore: la sicurezza non è avere meno diritti o più polizia. Si è sicuri davvero solo quando si ha un lavoro dignitoso, una casa che non frana e la libertà di protestare.
(da Fanpage)
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
I SONDAGGI SONO IMPIETOSI E IL MALATO DI MENTE SI PREPARA A TAROCCARE IL VOTO
Donald Trump ha paura delle elezioni midterm. Quelle che si tengono, come dice il termine, a metà del mandato presidenziale e rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato. Quest’anno si voterà il 3 novembre. E già oggi i sondaggi sono impietosi con una presidenza in crisi di popolarità. E dopo le vittorie inattese dei Dem. Come l’ultima di sabato 31 gennaio addirittura in Texas. Il presidente ha così tanta paura da auspicare che i Repubblicani debbano “nazionalizzare” e “prendere il controllo” del voto in almeno 15 luoghi non specificati. Ribadendo le sue false affermazioni secondo cui le elezioni statunitensi sono viziate da brogli diffusi.
Proprio per questo, spiega oggi il Corriere della Sera, c’è una paura che serpeggia tra i Dem: quello di una vittoria negata dall’attuale governo. Che non accetterebbe di prendere in considerazione la possibilità di perdere. E potrebbe condizionare il voto. La presidenza si è già portata avanti con il lavoro: una serie di ordini esecutivi d Trump hanno modificato alcune regole del voto. Per impedire o limitare il voto postale. E con il tentativo di ridisegno dei collegi elettorali. Di solito vengono fatte ogni dieci anni. Ma stavolta Trump ha imposto una revisione supplementare fuori dalle scadenze. Da segnalare anche il tentativo di chiedere liste degli elettori e dati personali in Minnesota e il sequestro di tutti gli atti del voto del 2020 in Georgia. Alla presenza di Tulsi Gabbard, oggi alla guida dei servizi segreti Usa
«Cose bruttissime»
TheDonald ha già pronosticato che in caso di sconfitta dei repubblicani alle Midterm «accadranno cose bruttissime». E ha provato a dire che le elezioni di Midterm sono inutili perché i suoi straordinari successi sono la garanzia di una vittoria alle urne. Intanto gli amministratori locali democratici hanno cominciato a pianificare contromisure in caso di interferenze al voto. Come la possibilità che agenti armati dell’Ice vengano mandati in prossimità dei seggi per intimidire elettori ispanici e neri. Spinti così a restarsene a casa senza votare. A Las Vegas si reclutano scrutatori per aprire molti seggi.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
BANNON PARLA DI FINANZIAMENTI ALLA LEGA… IL MILIARDARIO PEDOFILO: “IL LEADER DELLA LEGA NON PARLA INGLESE£… E GLI SFOTTO’ A GIORGIA MELONI
89 citazioni. C’è un italiano che compare spesso negli Epstein Files che gli Usa hanno
desecretato. Si chiama Matteo Salvini e nelle carte che emergono dal dipartimento di Giustizia il nome del leader della Lega compare nel biennio 2018-2019. All’epoca, mentre Donald Trump era al suo primo mandato da presidente degli Stati Uniti, il Carroccio varava e faceva cadere il governo con il Movimento 5 Stelle. Con il suo leader che a petto nudo dal Papeete voleva i «pieni poteri».
Quelli, ricorda oggi La Stampa, sono anche i mesi dell’inchiesta sul Metropol, poi archiviata. E dei presunti finanziamenti al partito raccolti da Steve Bannon.
Epstein è morto in carcere il 10 agosto 2019. Proprio nelle ore in cui nasceva il secondo governo di Giuseppe Conte e la Lega andava all’opposizione. Oggi il Carroccio avverte che il segretario «si difenderà in ogni sede in caso di insinuazioni o accostamenti con personaggi disgustosi». Perché gli accostamenti tra Epstein e Salvini sono «gravi millanterie, un’operazione che ricorda tristemente la campagna di fango sui presunti sostegni economici russi (mai chiesti e mai ricevuti)». Con il quotidiano la difesa è ancora più esplicita: «Si tratta di messaggi ridicoli che ricordano un’altra vicenda infondata come i rubli del Metropol».
Le mail
Eppure nelle mail tra Bannon ed Epstein i due parlano anche di affiliazioni finanziarie russe considerate da anni fonti di denaro per diverse formazioni politiche europee. Il 5 marzo 2019, parlando di Miroslav Lajcak, consigliere dimissionario del premier slovacco Robert Fico, il miliardario pedofilo scrive: «Era qui, era sorpreso del fatto che il Parlamento europeo sembra essere scomparso dal tuo radar». Bannon risponde: «Non è così, sono solo concentrato a raccogliere fondi per Le Pen e Salvini così possono candidarsi con liste complete». Soldi che, precisa la Lega, non sono mai esistiti.
L’incontro
Nel settembre 2018 Bannon a Roma incontra proprio Salvini. Sta costruendo The Movement, una rete internazionale di partiti populisti che dovrebbero scuotere l’Europa nelle sue fondamenta. Nel dicembre 2018 Bannon ipotizza una crisi di governo scatenata da Salvini per andare al voto anticipato e capitalizzare il consenso in crescita. Epstein è entusiasta e Bannon rivendica la sua regia da remoto: «Possiamo gestire noi le cose da qui». Ma il piano finisce male. E Salvini si ritrova all’opposizione. Prima, l’8 marzo 2018, Bannon scriveva: «Sto andando a Milano proprio ora per una riunione con Salvini. Sembra che stasera Grillo e domani Roma e Berlusconi e 5 stelle».
L’advisor
Nellle mail Bannon rivendica anche di aver proposto per primo un’alleanza tra Lega e M5s. Poi scrive: «Sono advisor per il Front (National, ndr); Salvini/la Lega; AfD; Orban, Farage». L’occhio è all’europarlamento: «Possiamo andare da 92 seggi
a 200 — fermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque altra cosa vogliamo». Poi Salvini e Bannon si vedono a Roma il 7 settembre. Ed Epstein scrive: «Speriamo che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini». «Al contrario», replica Bannon. «Lol. Ma lui non se ne accorge» conclude il finanziere che in una mail del marzo 2019 appunta: «Salving (errore perché intende Salvini, ndr), non parla inglese».
Bannon e Meloni
Invece Giorgia Meloni chiama Bannon a partecipare ad Atreju, festa del suo partito, e prova a entrare in The Movement. Oggi invece proprio Bannon di lei dice: «Guarda, lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale. Ha giocato il gioco della Ue perché le servivano i soldi, e quello della Nato. Parla tanto dell’Ucraina, ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia canzone. Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante, perché non ha risorse economiche e militari per sostenerlo. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa».
(da agenzie
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Febbraio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DI REPORT E LE PAROLE DEL PRESIDENTE DI UNA ASSOCIAZONE DEL SETTORE: “CIO’ CHE E’ STATO RACCOLTO NEI BALCANI E NELL’EUROPA DELL’EST DIVENTA TARTUFO BIANCO DI ALBA”
Un’inchiesta di Report sul tartufo di Alba sparge dubbi sulla provenienza del tuber magnatum pico. Il tubero vede una condizione particolare: per i cambiamenti climatici la domanda aumenta e l’offerta diminuisce sempre di più. E allora c’è chi si arrangia: «Ho un’azienda agricola che affitta delle tartufaie e si autofattura il prodotto che prende» svela davanti alle telecamere un operatore anonimo. Così, tutto il tartufo che arriva da fuori può diventare prodotto da quella tartufaia.
Il tartufo di Alba
E il tartufo di Alba allora? «Alla Fiera di Alba si comprano i tartufi migliori, perché sono meticolosamente selezionati e garantiti da una commissione di giudici di analisi sensoriale», dice a La Stampa Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi Tartufo che ha sede proprio nella capitale delle Langhe. «Sono più di vent’anni che nessuno qui fa promozione sostenendo che il tartufo bianco d’Alba è stato raccolto proprio ad Alba». Più della provenienza, spiega, «contano la qualità e la soddisfazione del consumatore».
La tracciabilità
Il presidente del Centro Studi, Antonio Degiacomi aggiunge: «Se si rispetta la legge, c’è una tracciabilità fiscale: il raccoglitore deve rilasciare ricevuta e così il tartuficoltore e il commerciante. Ma è evidente che la stretta correlazione tra tartufaia e prodotto è complicata, in quanto si tratta di un prodotto naturale spontaneo soggetto a molteplici variabili e alla libera raccolta. Ma questo avviene anche per molti altri prodotti, a partire dal pesce pescato».
Da dove arriva il tartufo
«Come succede da anni, sono arrivati da dove ne avevano in abbondanza: Abruzzo, Basilicata, ma soprattutto Slovenia, Serbia, Romania, Turchia. Dove il freddo arriva prima. Se vuoi avere quintali di tartufo in autunno, in Piemonte, non hai altra scelta: farlo arrivare da fuori», dice invece il presidente di un’associazione di cavatori piemontesi.
«I tartufi fino a qualche anno fa si andavano a prendere direttamente all’estero. Si facevano anche due o tre viaggi. Poi le legislazioni si sono fatte stringenti, alle dogane hanno cominciato a controllare sistematicamente. Chi ha regolare fattura paga e passa, il guaio è che quando arriva in Italia ha tanto di documentazione da non poter far passare per nostro un prodotto che arriva dalla Romania o dalla Slovenia. Gli altri finiscono male: multe pesantissime e sequestro dei mezzi. So di colleghi che non hanno ancora recuperato i loro furgoni», conclude.
Il 70%
Adesso i tartufi arrivano direttamente in Italia: attraversano la frontiera, dove evidentemente nessuno controlla, e una volta in territorio italiano passano da un furgone all’altro. «A questo punto sono in Italia, chi li ha acquistati può dichiarare quel che vuole». Così, ciò che è stato raccolto nei Balcani o nell’Est Europa diventa – in questo caso – tartufo bianco di Alba. I volumi, la richiesta del mercato, sono tali che il fenomeno – stando a chi lo vive in prima persona – è tutt’altro che marginale. «Non credo di sbagliare se dico che il 70% dei tartufi che circola in Piemonte durante le fiere proviene da altre Regioni o dall’estero».
(da agenzie)
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