Maggio 28th, 2021 Riccardo Fucile
UTILI PER 440.000 EURO, STIPENDIO DA 100.000 EURO, MA PER I SOVRANISTI GLI INDAGATI SONO PERSONE “COSTRETTI ALLA FAME” E QUINDI QUASI GIUSTIFICABILI PER AVER TOLTO I FRENI
Il nome è tetro e ricorda quello dei cattivi di turno nei film di cappa e spada. Klevis Gjoka è coordinatore del IV municipio e responsabile commercio e lavoro di Forza Italia Giovani Milano. È lui che ieri l’ha fatta grossa non resistendo al fascino letale di Twitter e, in generale, dei social. Parla delle vittime, ma anche dei gestori dell’impianto della funivia del Mottarone “costretti alla fame da regole assurde e tanto disperati all’idea di dover ritardare ancora la riapertura da arrivare a voler riaprire ad ogni costo, anche della sicurezza”.
Intanto non è affatto vero che i gestori fossero “costretti alla fame”, anzi. Il fatturato era superiore a 1,6 milioni € l’anno e in più ricevevano un contributo di 130.000 € l’anno dal Comune di Stresa, che a questo punto deve prendersi la sua parte di responsabilità
Inoltre si segnalano utili nel 2020, anno della pandemia, per oltre 440.000 €, in aumento rispetto a quelli dell’anno precedente che erano di 350.000 €. L’amministratore unico della società, Luigi Nerini – chiamato in causa dal dipendente Gabriele Tadini – percepiva un appannaggio di 100.000 €.
Insomma la funivia del Mottarone era una vera gallina dalle uova d’oro, altro che “costretti alla fame” come l’improvvido Gjoka salmodiava sul social! I tre fermati, l’altro è Enrico Perocchio, da quanto emerge dalle prime ricostruzioni e raccontato dal Pm di Verbania Olimpia Bossi, avevano disattivato i freni di emergenza per potere continuare a fare corse e tutti lo sapevano in azienda.
“Che vuoi che capiti?”
“Che vuoi che capiti?”, era il mantra che circolava tra chi doveva curarsi della pubblica sicurezza. Ed infatti quando il cavo di acciaio si è spezzato i freni di emergenza erano disattivati per motivi economici, in una cabina che già aveva dato problemi.
Detto questo torniamo al giovine Gjoka che pensava probabilmente di “giocare” quando ha postato il Tweet poi prontamente rimosso. Non prima però che fosse salvato e cominciasse a girare per tutta la rete provocando ulteriore indignazione e sconcerto.
L’equazione che fa questo genio in erba della politica è che se ci sono le condizioni “perché se non si guadagna” si deve riaprire ad ogni costo, anche della sicurezza. Capito in che mani siamo? In che mani sono i cittadini e quale alta “filosofia” imprenditoriale anima i virgulti dell’ex Cavaliere che dovrebbe almeno cacciarlo a pedate dal suo partito e se non lo fa vuol dire che condivide quanto l’improvvido ha scritto.
Questo ricorda molto la visione della vita dei manutentori del Ponte Morandi crollato a Genova insieme alle sue vittime o a chi brindava al terremoto per potere ricostruire. La gente è stufa, ora basta. Imprenditori con il sedere degli altri e politici cinici devono essere messi definitivamente al bando.
E nel dramma della funivia del Mottarone non poteva mancare Maria Giovanna Maglie che su La7 trova usbergo per spararne un’altra delle sue.
Inizia con la solita litania che “gli imprenditori sono dei cretini” e poi t’ammolla il solito “ma”. Potremmo definire il “maismo” la malattia senile del maglismo.
Infatti prosegue come il Gjoka: “Non ci sono finora i soldi per una manutenzione seria perché non si è guadagnato un centesimo”. E quindi, sentenzia, ci vuole “uno sguardo lucido e laico”.
E quindi siamo costretti, dopo la tragedia e con la paura di prendere anche un semplice autobus, ad ascoltare queste nefandezze, questi patetici tentativi di parare il colpo, di capire, se non addirittura di proteggere i responsabili e i loro esegeti “un tanto al voto” da quella che è già stata definita la “strage dell’avidità”.
(da La Notizia)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL PROF. ROSATI: “LO STATO HA ABBANDONATO I CONTROLLI E NON TUTELA GLI ITALIANI”
Evitare il blocco dell’impianto che avrebbe comportato la rinuncia a cospicui incassi (140.000 euro solo in questo mese): è questa l’incredibile motivazione alla base della decisione di inserire entrambi i forchettoni sui freni d’emergenza della funivia Stresa Mottarone e che ha impedito alla cabina di frenare la fatale domenica in cui il cavo trainante si è rotto, determinando la morte 14 persone e il ferimento di un bambino di 5 anni che si trova ancora ricoverato in ospedale.
Quella del Mottarone è solo la più recente di una lunga serie di tragedie verificatesi in Italia negli ultimi anni.
Un bollettino terrificante in cui figurano – tra gli episodi più scioccanti – il crollo del ponte Morandi (il 14 agosto 2018), il deragliamento di un treno a Pioltello ( il 25 gennaio 2015), il crollo di un ponte all’altezza di Camerano (tra Loreto e Ancona Sud), durante i lavori per la costruzione della terza corsia (il 9 marzo 2017), lo scontro tra treni a Corato, in Puglia (il 12 luglio 2016).
E ancora: la tragedia di Rigopiano, con le responsabilità ancora da accertare sulla costruzione di parte dell’edificio in una zona a rischio (il 18 gennaio 2017) e quella nella discoteca di Corinaldo, in cui morirono 5 ragazzi e una donna (l’8 dicembre 2018).
Fato? Casualità? Accidenti? Perché in Italia la lista non fa che allungarsi e cosa unisce tutti questi eventi? Cosa resta dopo il conto dei morti e le dichiarazioni di politici e istituzioni? Cosa ha spinto i gestori della funivia a preferire il rischio al fermo dell’impianto per le dovute azioni di manutenzione?
“Il fattore umano prevale quasi sempre su tutto: è un aspetto che in generale ho dovuto sempre rilevare purtroppo nelle attività di ingegneria forense di cui mi sono occupato tra cui il ponte Morandi”.
A parlare a TPI è Gianpaolo Rosati, ordinario di Tecnica delle Costruzioni al Politecnico di Milano, in passato consulente della Procura di Genova nell’indagine sul crollo del Ponte Morandi.
“È sempre il denaro a decidere, è lì che cambia l’atteggiamento delle persone. Non dobbiamo dimenticare – prosegue Rosati – che se lo Stato abbandona i cittadini abbandonando i controlli, non c’è più regola. È la catena del controllo che non deve spezzarsi”.
Ma possibile che succeda sempre tutto in Italia? Secondo l’esperto del politecnico di Milano, no: eventi simili accadono anche all’estero.
“Due anni fa c’è stato un crollo di un ponte in costruzione in Bolivia dove hanno perso la vita gli operai, si trattava di un ponte modernissimo. In Canada un sovrappasso che era evidentemente non manutenuto è crollato, in Germania c’è stato un crollo di una copertura a Berlino sotto il proprio peso, dopo 10 dall’inaugurazione, è un crollo di un ponte in Inghilterra. Va però detto che ora in effetti in Italia di questi episodi il conteggio sia troppo elevato”.
E allora perché da noi così di frequente?
La prima riflessione che fa il professor Rosati è di carattere tecnico: “Ci sono aspetti da valutare come l’età delle strutture e la manutenzione appunto. Non si può completamente paragonare un impianto a fune con un ponte, certo sono sempre infrastrutture della mobilità, hanno delle parti in comune perché come strutture inserite nell’ambiente reagiscono alle sollecitazioni ambientali, all’uso delle persone e dei mezzi, e quindi hanno tanto in comune. Ma in un sistema di funi, in cui ci sono aspetti di movimenti di carattere meccanico conta l’apparato di conoscenze che non sono “tarde” come quelle che si usano per i ponti. Nel ponte alcuni concetti sono stati introdotti purtroppo solo negli ultimi 20 anni. E solo negli ultimi 20 anni si è forzato sulla manutenzione. Nel campo delle macchine il concetto delle manutenzione era fissato già da 50-60 anni, per le automobili per esempio”.
“Detto questo, noi italiani però abbiamo un ampio parco di infrastrutture che sono datate, sono a fine vita. Fine vita che viene raggiunto anche in modo ottimale per alcune infrastrutture, per impianti che spesso vengono correttamente manutenuti. Però la vecchiaia non è solo di manutenzione, ma anche della concezione progettuale dell’oggetto e questo significa necessità di sostituire l’oggetto, demolirlo e rifarlo completamente. È questa la delicata scelta che ha un pesante risvolto economico”.
In Italia qual è lo stato delle cose, dobbiamo preoccuparsi specie in questa fase di crisi economica?
“Sono stati fatti degli studi, non ho un quadro preciso ma potremmo avere anche il 50% di strutture che comunque vanno riviste, alcune delle quali vanno anche pesantemente rifatte. Gli studi ci sono, non è un problema tecnico, abbiamo tutte le conoscenze necessarie, è sempre un problema deontologico”, prosegue Rosati. E qui arriviamo al nocciolo della questione.
“La problematica è di carattere etico, deontologico e morale. Esaminando i casi, in molte parti d’Italia, di fronte alla leva economica si fanno scelte che non sono morali. Anche la sicurezza sul lavoro è legata a questo ragionamento. E’ una questione della coscienza singola ma purtroppo anche della coscienza collettiva”.
L’esperto spiega che un cavo come quello della funivia del Mottarone può essere ispezionato fino al suo interno con grande accuratezza. “Si possono fare tac industriali, ossia tomografie, sofisticatissime, si arriva a un millesimo di millimetro di definizione, si vede se è ossidato, come si è rotto. Ma questa è la parte tecnica. Dal punto di vista delle conoscenze tecniche gli atenei italiani hanno posizioni invidiatissime, come prestigio, come ranking. Non è un problema di definire quali sono i passaggi per una corretta manutenzione. Ma di mentalità”.
“Se non cambiamo la mentalità non cambia molto. A voler essere duri e banali basta paragonare gli stipendi di un calciatore e quello di un ricercatore. Si preferisce mandare via una persona che potrebbe salvare delle persone. È chiaro che se io la persona la disincentivo perché quasi non la pago, trasformo i controlli in un puro atto di volontariato, è tutto lasciato alla coscienza singola. Questa è una miscela esplosiva”.
(da TPI)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
“NON CI SEDIAMO AL TAVOLO CON DEI TRASFORMISTI”
E’ saltato il vertice del Centrodestra tra i leader che si sarebbe dovuto tenere oggi a Roma
alle ore 17 tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e i leader dei piccoli partiti della coalizione.
A decidere per il rinvio è stata una telefonata tra il segretario della Lega e la presidente di Fratelli d’Italia. Poco dopo le 15 fonti ufficiale della Lega confermano: “Il vertice di Centrodestra è rinviato per motivi organizzativi, anche con l’obiettivo di avere nuovi elementi sui potenziali candidati”.
Ufficialmente Salvini e Meloni hanno l’agenda piena di altri impegni politici, di fatto dietro lo stop ai leader c’è la nascita di Coraggio Italia, il nuovo gruppo che fa capo al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. à
I leader di Carroccio e FdI hanno convenuto che sarebbe stato “pericoloso” mettere proprio oggi intorno allo stesso tavolo Tajani, Forza Italia, e Toti. Il rischio sarebbe stato quello di una lite controproducente.
Non solo, sul fronte delle due principali città – Roma e Milano – comunque non c’è ancora l’accordo e quindi, quasi sicuramente, sarebbe stato l’ennesimo vertice interlocutorio. Meglio quindi, secondo Salvini e Meloni, rimandare a settimana prossima – probabilmente dopo la festa del 2 Giugno – in modo tale da avere qualche giorno in più per raggiungere l’intesa nella speranza che cali la tensione tra Forza Italia e il nuovo gruppo di ex azzurri.
Per quanto riguarda il caso Copasir, che vede su fronti opposti proprio Salvini e Meloni, fonti di entrambi i partiti spiegano che i due leader al momento hanno accantonato la questione, “fingono che non esista”, per chiudere prima l’accordo sulle Comunali. Coraggio Italia e rabbia FI permettendo.
(sa Affari Italiani)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
COMICHE VENEZIANE: TIZIANA PICCOLO CI RIPENSA
Un dietrofront che lascia interdetti all’interno di una destra che non sa più che pesci prendere.
Tiziana Piccolo, la deputata leghista che ieri aveva aderito a ‘Coraggio Italia’, il nuovo soggetto politico di Luigi Brugnaro, nonché tra i 24 componenti del gruppo alla Camera del sindaco di Venezia,ha deciso di rimanere nella Lega.
La decisione comunicata con una lettera al presidente della Camera Roberto Fico.
Ma la nascita di Coraggio Italia ha lasciato strascichi nel centrodestra, tanto che l’atteso vertice tra i leader per definire le candidature alle comunali è stato prima convocato e poi annullato.
Raccontano che Giovanni Toti abbia telefonato ieri a Matteo Salvini per annunciargli in anticipo la discesa in campo di Brugnaro con la costituzione di un gruppo parlamentare a Montecitorio.
Toti, secondo ambienti vicini al leader di ‘Cambiamo’, non avrebbe fatto nessun accenno con il leader della Lega all’arrivo della Piccolo, perché il governatore ligure non ne sapeva nulla. Piccolo, infatti, raccontano, sarebbe stata contattata e ‘portata’ in ‘Coraggio Italia’ dal corregionale sindaco di Venezia in persona.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
L’OPPOSITRICE SVETLANA TSIKHANOUSKAYA: “E’ DIVENTATO UNA MINACCIA PER LA SICUREZZA INTERNAZIONALE”
L’arresto dell’oppositore Roman Protasevich con il dirottamento dell’aereo diretto a Vilnius ha messo a nudo tutti i limiti di una democrazia dichiarata ma solo nelle parole, quella della Bielorussia di Aleksandr Lukashenko.
“Sta trasformando la Bielorussia nella Corea del Nord d’Europa: non trasparente, imprevedibile e pericolosa”. Lo ha dichiarato Svetlana Tsikhanouskaya, candidata dell’opposizione alle elezioni presidenziali del 2020 nel Paese, in collegamento con la commissione Afet del Parlamento Europeo, a Bruxelles.
Lukashenko ha passato il segno ed è diventato una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”, sottolinea ancora Tsikhanouskaya, “Gli ultimi accadimenti hanno destato grande preoccupazione in tutto il mondo e forti reazioni dalle capitali e dalle organizzazioni internazionali”, ha aggiunto.
La Bielorussia, continua, “da nove mesi vive nell’illegalità più completa”, poiché dopo le elezioni dell’agosto 2020 Aleksandr Lukashenko “ha superato i confini dei comportamenti accettabili”.
“E siamo sinceri – spiega – la strategia attendista dell’Ue non funziona. L’approccio Ue di aumentare gradualmente la pressione sul regime di Lukashenko non funziona, perché ha solo aumentato la sua sensazione di impunità”, cosa che ha portato alla “repressione” di massa.
“Mi appello al Parlamento Europeo – continua Tsikhanouskaya – perché la reazione della comunità internazionale non sia limitata all’incidente di Ryanair: la risposta deve affrontare la situazione in Bielorussia”.
“Occorre mantenere – dice poi – la politica di non riconoscere Lukashenko, iniziare senza ritardi una conferenza politica di alto livello sulla situazione in Bielorussia, lanciare un piano di sostegno per la Bielorussia democratica: dovrebbe essere fatto congiuntamente dalla presidente Ursula von der Leyen e me, per mandare il chiaro messaggio ai bielorussi che l’Europa ha a cuore il destino del Paese”, conclude.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
CHE IPOCRISIA, OGGI FA UN TWEET COMMOSSO PER LEI: “HA ILLUSTRATO IL NOME DELL’ITALIA NEL MONDO” ( A PARTE CHE SI DICE “HA RESO ILLUSTRE”, ILLUSTRATA ERA LA DOMENICA DEL CORRIERE)
Oggi Matteo Salvini ha scritto un tweet commosso per salutare Carla Fracci, morta oggi a Milano a 84 anni. “È mancata stamane nella sua Milano, al cui prestigio internazionale tanto ha dato. Un commosso addio a Carla Fracci, simbolo assoluto della danza, dell’arte e della cultura, che in tanti anni di carriera formidabile ha illustrato il nome dell’Italia nel mondo”, ha scritto il segretario della Lega.
E subito la memoria di molti è andata a quando, su Twitter e Facebook, lo stesso Salvini il 19 maggio del 2017 la infilava in un lungo elenco di “amici” dei migranti.
“Centri sociali, Carla Fracci, Croce Rossa, Emma Bonino, Cgil, Roberto Vecchioni, Claudio Bisio, sindaci del Pd e Cooperative rosse. Tutti allegramente in piazza domani a Milano, col portafoglio pieno, per chiedere più diritti e più accoglienza per gli immigrati. A loro gli italiani interessano poco. Scommettiamo che tivù e radio ne parleranno per ore?”
Carla Fracci era infatti tra le personalità che avevano dato l’adesione alla marcia “Milano contro i muri” per chiedere una società più tollerante, plurale e aperta alle diversità.
E nata su ispirazione di quella “Vogliamo accogliere” di Barcellona. La marcia, nonostante Salvini, si svolse dopo che un militare e un agente di polizia avevano subito un’aggressione in stazione da un uomo di colore, Tommaso Bein Yousef Hosni Ismail, che poi si rivelò essere cittadino italiano, come spiegato all’epoca dal sindaco Peppe Sala: “Il criminale che ha accoltellato gli uomini delle forze dell’ordine è figlio di madre italiana e di padre nordafricano ed è italiano a tutti gli effetti. Ciononostante a qualcuno fa comodo buttare questo atto criminoso sul conto dei migranti”.
(da La Notizia)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
L’ATTORE REPLICA: “NON CAPISCONO NEANCHE L’ITALIANO”
Luca Bizzarri, l’attore comico genovese presidente della Fondazione Cultura di Palazzo Ducale, torna di nuovo nel mirino della Lega.
Questa volta il Carroccio non ha gradito le sue esternazioni sulla vicenda Maneskin. “Non ho ben capito perché un cantante debba fare un test antidroga dopo aver vinto un festival. Anche perché così Paganini non ne avrebbe mai vinto uno – ha scritto su Facebook l’attore – quando la smetteremo di considerare la droga un problema etico forse potremmo cominciare a capire qualcosa della droga, ad affrontarne l’uso e gli abusi un poco più seriamente evitando il moralismo ipocrita che pervade ogni momento di questa disgraziata epoca”.
Tra gli altri interventi social, Bizzarri ha anche postato un breve video di Vasco Rossi che dice ironicamente: “lo faccio anche io il test antidroga”.
Ma per il capogruppo della Lega in Consiglio Regionale della Liguria, Stefano Mai, “l’ennesimo commento sui social network di Luca Bizzarri sull’uso di droghe non lascia spazio a equivoci. La Lega oggi ha quindi depositato un’interrogazione in Regione Liguria per chiedere al governatore Giovanni Toti come intenda affrontare le irresponsabili dichiarazioni del presidente della Fondazione Palazzo Ducale e quali azioni intenda perseguire sulla compatibilità fra il ruolo istituzionale e le reiterate dichiarazioni pubbliche sul consumo di sostanze stupefacenti, che appaiono in grave contrasto con le finalità dell’ente che Bizzarri presiede”.
Bizzari era stato scelto come presidente della Fondazione Cultura di Palazzo Ducale nel corso del primo mandato della Giunta Toti.
“Mi piace quando ci sono delle figure istituzionali che candidamente ammettono di non capire l’italiano scritto”. E’ il commento laconico postato da Bizzarri su Facebook dopo le critiche della Lega alle sue posizioni sul consumo di droghe, riferite alla vicenda dei Maneskin all’Eurovision.
Non è la prima volta che le posizioni prese pubblicamente da Bizzarri sui suoi profili social provocano più di qualche mal di pancia nel centrodestra ligure. Era successo, ad esempio, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Ponte Genova San Giorgio, quando il presidente della Fondazione Palazzo Ducale si era schierato apertamente contro la spettacolarizzazione della celebrazione.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
ALLA FAME? UN FATTURATO DI 1,6 MILIONI E UN AMMINISTRATORE CHE PERCEPIVA UNO STIPENDIO DA 100.000 EURO L’ANNO
Klevis Gjoka è coordinatore del IV municipio e responsabile commercio e lavoro di Forza
Italia Giovani Milano.
In queste ore su Twitter sta girando molto un suo tweet in cui, parlando dell’incidente alla funivia Stresa-Mottarone, dice che tra le vittime ci sono “i gestori dell’impianto”, perché “costretti alla fame da regole assurde e tanto disperati all’idea di dover ritardare la riapertura da arrivare a voler riaprire ad ogni costo, anche della sicurezza”.
In realtà gli ultimi bilanci dell’azienda Ferrovie Mottarone non descrivono una situazione di disperazione: il fatturato superava un 1,6 milioni l’anno, dal Comune di Stresa l’azienda riceve un contributo annuo da 130 mila euro.
L’amministratore unico Luigi Nerini, chiamato in causa da Gabriele Tadini, il dipendente che non ha rimosso il forchettone dal freno d’emergenza, riceveva un compenso annuo da 100 mila euro.
Come ha raccontato Repubblica, la nota a corredo dell’ultimo bilancio registrava che “l’operatività del 2020 è andata avanti fino al 7 marzo, giorno dei lockdown, “con un significativo incremento di fatturato rispetto al medesimo periodo dell’esercizio precedente”.
La società ha la concessione dell’impianto funiviario fino al 2028, per la quale ha depositato al Comune di Stresa due fidejussioni da 12 e 97 mila euro. Le Ferrovie hanno segnato ricavi poco sotto i 2 milioni e utili per 440 mila euro, in espansione dai 350 mila euro del 2018. I debiti, a quota 2,6 milioni, erano per 1,6 milioni soldi dovuti le banche.
Alle Ferrovie del Mottarone fa capo anche la 4 MG srl (per il 63% del capitale): è la società che gestisce una delle attrazioni principali del Mottarone, Alpyland. Si tratta di simil-montagna russa che parte dai 1.400 metri della vetta e si sviluppa in un percorso di oltre un kilometro “con curve, dossi, cambi di pendenza e un dislivello di 100 metri – si legge sul sito internet – Il divertimento in vetta al Mottarone”.
Gabriele Tadini ha detto che la funivia ha funzionato senza il freno d’emergenza per un mese. Quanto ha incassato nei giorni di viaggi senza freni di sicurezza? Alla domanda risponde oggi La Stampa:
Non 140 mila euro, certo. Molti, molti meno. Forse 30 o 40 mila. Una scelta criminale. Per una manciata di soldi – che mai avrebbero salvato i bilanci si è scommesso sulla vita dei passeggeri. Quattordici sono morti domenica a mezzogiorno. Tra loro anche due bambini.
(da la Notizia)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
DALLA FUNIVIA AL PONTE MORANDI: DIETRO CI SONO I PRENDITORI DI STATO
La recente tragedia della caduta della funivia del Mottarone, richiama quella del Ponte Morandi. In entrambi i casi si tratta di beni pubblici in concessione ai privati che, stando a quanto si è appreso, non hanno prestato la giusta attenzione alla manutenzione.
Quando Romano Prodi per entrare in Europa incominciò il suo piano di privatizzazioni aveva previsto dei controlli, ma aveva evidentemente sopravvalutato le virtù umane del capitalismo spesso predatorio che ha caratterizzato il nostro Paese il cui mantra, dai tempi della Fiat, è quello di privatizzare gli utili e socializzare le perdite.
E se da un lato lo Stato si è dimostrato ampiamente insufficiente a gestire l’Economia – vedi quello che è accaduto nei Paesi dell’Est – dall’altro però il capitalismo predatorio enotrico ha fatto ancora più danni, perché c’ha messo in mezzo la sicurezza dei cittadini. Ecco perché occorre non solo riflettere attentamente su queste questioni, ma occorre anche mettere in atto dei provvedimenti precisi ed efficaci per riportare la situazione sotto controllo.
Infatti, era più che prevedibile quello che sarebbe successo. Lo scopo del privato è prosciugare ogni risorsa pubblica dando il meno possibile.
Anni ed anni di ubriacatura liberal a cui – si badi bene – la sinistra non è stata certo immune hanno prodotto l’attuale disastro.
Chissà quanti Morandi e quanti Mottarone ci sono disseminati in tutta Italia, pronti solo a qualche accidente fortuito come una raffica di vento eccessivo per sfragnarsi, mi si perdoni il francesismo che rende però bene l’idea- al suolo.
I nostri imprenditori sono abituati a mangiare in un pascolo sicuro e ben protetto, una sorta di alpeggio naturale che nella loro mente è dovuto. Abbiamo ieri scritto di Carlo Bonomi, il presidente di Confindustria, che si crede il ministro dello Sviluppo Economico e che quindi si sente autorizzato dalle colonne del suo giornale, Il Sole24 Ore, a dettare la linea al governo dai licenziamenti al codice degli appalti.
Ma la vicenda del Mottarone ci fa capire che la questione è molto più complessa perché ormai il Pubblico si è ritirato da tutto anche dalle piccole opere, come può essere ad esempio una funivia.
Si tratta quindi di cambiare paradigma culturale e non di mettere una delle tante toppe che hanno ridotto l’Italia a un Arlecchino.
(da La Notizia)
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