Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
NELL’ULTIMO MESE LA STRUTTURA DEL MOTTARONE HA INCASSATO 140.000 EURO: ECCO QUANTO VALE PER I “PRENDITORI” LA VITA DEGLI ITALIANI
C’era un’anomalia dei freni che bloccava all’improvviso la cabina numero 3 della funivia
Stresa Mottarone e i tecnici non erano riusciti a risolvere il problema.
Per evitare di dover intervenire ogni volta con un azione manuale per far ripartire la cabina, è stato deciso di inserire entrambi i forchettoni sui freni d’emergenza: una mossa vietata, che ha impedito alla cabina di frenare la fatale domenica in cui il cavo trainante si è rotto, determinando la morte 14 persone e il ferimento di un bambino di 5 anni che si trova ancora ricoverato in ospedale.
È questo il quadro che è emerso dall’attività degli inquirenti, guidati dalla procuratrice capo di Verbania Olimpia Bossi, e che ha portato ieri ai fermi del gestore Luigi Nerini, del direttore d’esercizio Enrico Perocchio e del caposervizio Gabriele Tadini.
Secondo gli inquirenti, tutti loro erano a conoscenza del fatto che i forchettoni, ovvero i divaricatori che impedivano al sistema frenante d’emergenza di scattare, erano stati inseriti. Ora i tre sono accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e di aver rimosso “sistemi finalizzati a prevenire infortuni e disastri”, un reato con pene fino a 10 anni.
È stato Tadini, il caposervizio delle funivie che domenica mattina ha messo in funzione l’impianto senza rimuovere i forchettoni, a dire di aver informato sia il gestore sia il direttore, come riporta oggi un articolo di Repubblica. Una circostanza che Perocchio, consulente esterno per la funivia e dipendente della Leitner che nell’impianto di Stresa ha in carico la manutenzione straordinaria e ordinaria, nega tramite il suo legale, escludendo “di aver autorizzato l’uso dei forchettoni e di essere a conoscenza di questa pratica suicida“.
Nerini per ora non ha commentato pubblicamente, ma ad Andrea Lazzarini, l’editore che gestisce il sito della funivia, che lo ha sentito lunedì mattina, secondo il Corriere della Sera ha detto: “Se sapevo che c’era qualcosa di pericoloso non avrei mai rischiato la vita dei miei figli”. La mattina del disastro, infatti, sia Federico che Stefano Nerini, che lavorano nell’azienda paterna, sono saliti in vetta. “Avrebbero potuto esserci loro”, ha detto Nerini a Lazzarini.
Entrambi i dispositivi, in ogni caso, sono stati in ogni caso ritrovati sul luogo del disastro. Erano stati dipinti di rosso, proprio affinché fosse impossibile dimenticarli inseriti, segno che si era coscienti della pericolosità legata al loro utilizzo. Non era la prima volta che i forchettoni venivano inseriti consapevolmente: secondo la procura sarebbe accaduto più volte da quando l’impianto aveva riaperto dopo il lockdown, a partire dal 26 aprile. “Certamente domenica non è stato il primo giorno e questo è stato ammesso”, fanno sapere gli inquirenti.
Lo scopo era evitare il blocco dell’impianto, che avrebbe comportato la rinuncia ai cospicui incassi: la struttura ha incassato 140mila euro nell’ultimo mese.
Per il momento Nerini, Perocchio e Tadini hanno trascorso la prima notte in carcere, domani e sabato si svolgeranno gli interrogatori di garanzia per la convalida del fermo. Ma le indagini proseguono: “Valuteremo altre posizioni”, spiega la procuratrice. Forse altri sapevano dell’anomalia e della tecnica usata per aggirare il problema. Inoltre, sarà necessario capire perché la fune trainante si è spezzata, l’altra causa che – insieme alla mancata attivazione dei freni – ha determinato la strage di Mottarone.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“NON VOGLIO LE CONDOGLIANZE DEI POLITICI, LA RESPONSABILITA’ DI QUESTE TRAGEDIE E’ LA LORO”
Oltre il dolore, la rabbia per una promessa disattesa.
Corrado Guzzetti, ristoratore di Vedano Olona, in provincia di Varese, ha denunciato quanto accaduto ai familiari delle vittime della funivia Stresa-Mottarone: “Ci hanno detto che si sarebbero fatti i funerali di Stato e che avrebbero pensato a tutto loro – si è sfogato con l’Ansa – poi si sono rimangiati tutto, negandosi al telefono”.
Guzzetti, che sta seguendo da vicino quanto successo sulla montagna tra Lago Maggiore e Lago d’Orta, è l’ex cognato di Vittorio Zurloni, il 55enne morto insieme ad Elisabetta Personini, 37 anni, con la quale si era sposato un mese fa, e al loro bambino di cinque anni, Mattia.
“Sono amareggiato per me e per i miei nipoti e voglio smascherare a nome di tutte le vittime queste promesse da marinaio fatte dalla politica”.
Ieri Guzzetti aveva dichiarato che “le condoglianze della politica mi fanno solamente più rabbia, perché la responsabilità di queste tragedie è la loro”. Il sindaco di Varese ha proclamato proprio per domani, giovedì 27 maggio, il lutto cittadino, nel giorno dei funerali della giovane coppia Alessandro Merlo e Silvia Malnati.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
APPELLO DI 6.000 MEDICI E SONDAGGI ESPLICITI: L’83% DEI GIAPPONESI CHIEDONO AL GOVERNO DI FERMARE I GIOCHI, MA GLI INTERESSI IN BALLO SONO ENORMI
I giapponesi sono molto diversi da noi italiani, non ultimo perché, loro, i giornali li
comprano, e li leggono.
L’Asahi Shimbun – che non è nemmeno il primo, bensì il secondo quotidiano del Paese del Sol levante – vende quasi 6 milioni di copie, e anche solo per questo motivo, quello che scrive non passa certo inosservato.
Quindi, quando stamattina l’edizione si è aperta con un editoriale che, rivolgendosi direttamente al primo ministro Suga, chiedeva, motivandolo, lo stop ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo – già rinviati lo scorso anno e in programma quest’estate dal 23 luglio al 7 agosto – tutti in Giappone hanno cominciato a porsi seriamente il problema.
In un accorato appello, l’autorevole quotidiano nipponico – considerato vicino ai liberali di sinistra e spesso critico nei confronti del Governo del partito liberal democratico di Yoshihide Suga – ha scritto testualmente: “Chiediamo al primo ministro di esaminare in modo calmo e oggettivo le circostanze e poi annullare i Giochi olimpici questa estate”.
Più chiaro di così…
La presa di posizione radicale contro i Giochi, assunta dalla testata, è ancor più significativa in quanto l’Asahi Shimbun è anche uno dei partner ufficiali dei prossimi Giochi olimpici di Tokyo. Troppo rischioso, scrive il quotidiano, pensare di dar il via a una kermesse che attirerebbe in Giappone migliaia e migliaia di stranieri, tra atleti, team tecnici e visitatori, in una situazione sanitaria che l’editoriale definisce “incompatibile con l’attuale quadro epidemico”.
Per la verità, l’appello del giornale arriva dopo una lunga serie di interventi, prese di posizione e iniziative popolari contrarie allo svolgimento dei giochi. Una settimana fa, circa seimila medici della capitale hanno firmato un appello pubblico contro lo svolgimento dell’olimpiade, ritenendo “impossibile” organizzare l’evento, considerato che la nazione è attraversata dalla quarta ondata del virus”.
Anche lo stesso sindacato nazionale dei medici giapponesi aveva, poco prima, esplicitato le stesse richieste, sostenendo che “la cancellazione di un evento che ha tutte le potenzialità per aumentare in modo esponenziale i contagi da Covid e le vittime della malattia, è la cosa più giusta da fare”, mentre di recente una petizione popolare che chiedeva la cancellazione dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 aveva raccolto più di 200.000 firme in due giorni.
E gli ultimi sondaggi dell’agenzia Kyodo, che risalgono a due settimane fa, evidenziano come circa il 60% degli intervistati sia nettamente contrario allo svolgimento dell’evento sportivo, pronunciandosi, senza appello, per la cancellazione. Una percentuale che, oggi, sarebbe salita addirittura all’83 per cento: compreso il parere di Masayoshi Son, il presidente e CEO di SoftBank, una delle holding finanziarie più grandi e importanti al mondo, che si è schierato anch’egli contro le olimpiadi.
I più preoccupati, in vista di una possibile cancellazione dell’evento olimpico, sono però i giganti del settore assicurativo internazionale, che sono esposti per cifre astronomiche.
Il gigante della riassicurazione Swiss Re, ha un’esposizione su una possibile cancellazione delle Olimpiadi di 250 milioni di dollari, mentre quella di Munich Re sarebbe pari a ben 500 milioni di dollari.
Nel complesso, gli analisti di Jefferies stimano che le Olimpiadi di Tokyo siano attualmente assicurate per circa 2 miliardi, con ulteriori 600 milioni di dollari a coprire l’ospitalità. Il CIO – Comitato Olimpico Internazionale – sul punto cerca di tranquillizzare i giganti assicurativi, precisando di avere già messo in atto una politica di copertura dei danni derivanti dalla cancellazione degli eventi del valore di circa 800 milioni di dollari, che copre la maggior parte dell’investimento di 1 miliardo previsto in ogni città che ospiterà i giochi. Inoltre, il comitato organizzatore locale di Tokyo avrà una propria polizza che si stima in circa 650 milioni di dollari.
Malgrado nessun atleta di spicco si sia opposto finora pubblicamente ai Giochi che si terranno quest’estate, la star del tennis giapponese Naomi Osaka . numero 2 del mondo – ha detto in un’intervista che è giunto il momento di discutere l’opportunità di tenere l’evento nel mezzo di una pandemia. “Ovviamente voglio che le Olimpiadi si facciano”, ha detto il campione, “ma penso che stiano succedendo così tante cose importanti, e soprattutto impreviste, che sento che si stanno mettendo a rischio le persone … in fondo stiamo parlando soltanto di una competizione sportiva, e c’è un’intera pandemia in corso, là fuori….”
Così il Sol levante si dibatte nell’indecisione, tra il partito dei “prudenzialisti”, e quelli che preferiscono mettere sul piatto della bilancia il peso delle conseguenze economiche di una cancellazione. Che non sarebbero cosa da poco.
Secondo il Nomura Research Institute, infatti, la cancellazione avrebbe un costo pari a circa 1.810 miliardi di yen, l’equivalente di 13,8 miliardi di euro, quantificando in 147 miliardi di yen il valore dei benefici economici dall’organizzazione dei Giochi senza l’afflusso degli spettatori stranieri, rispetto ai 1.660 miliardi di yen nel caso si fossero svolti con regolarità, con la presenza del pubblico dall’estero. Una montagna di soldi, considerando anche che il Giappone, pur disponendo di una economia solida e molto ben strutturata, ha già sofferto – e continua a soffrire – gravissime conseguenze dalla pandemia.
Sempre secondo i calcoli degli analisti del Nomura, infatti, il primo stato di emergenza entrato in vigore nella primavera del 2020 ha provocato un deficit economico di 6.400 miliardi di yen, e il secondo – tra gennaio e marzo di quest’anno – un’ulteriore perdita di 6.300 miliardi. Quello attuale, introdotto il 25 aprile, toglierà all’economia nipponica altri 1.900 miliardi di yen, con una stima al rialzo, nel caso di un’estensione di altre tre settimane.
Il Giappone sta affrontando – ormai da fine marzo – come si è detto, la quarta ondata di contagi, mentre due settimane fa il governo aveva deciso di estendere lo stato di emergenza in molte province del paese e nella stessa capitale, dove si dovrebbero tenere i Giochi.
La situazione epidemica è piuttosto critica soprattutto in quanto il Paese è molto indietro nella campagna di vaccinazione contro il coronavirus, avendo iniziato le somministrazioni agli ultra 65enni soltanto a metà aprile. Ad oggi, meno del 5 per cento della popolazione giapponese ha ricevuto almeno una dose di vaccino.
Un ospedale di Tachikawa, nella parte occidentale di Tokyo, mostrava all’ingresso uno striscione che avvertiva che la capacità medica aveva ormai raggiunto il limite. “Dateci una pausa! Le Olimpiadi sono impossibili! ” si leggeva.
Nella prefettura di Osaka, che ha visto di recente un aumento esponenziale dei casi, con più di 13.000 persone con diagnosi di Covid-19, le autorità hanno chiesto ai cittadini di rimanere a casa, perché gli ospedali sono al collasso.
Da parte sua, l’uomo che ha il potere decisionale nella vicenda, il primo ministro giapponese Yoshihide Suga, ha detto che il CIO avrebbe avuto l’ultima parola, insistendo sul fatto che il suo governo non aveva mai dato la priorità ai Giochi a scapito della salute pubblica.
A una domanda precisa, nel corso di una riunione della commissione parlamentare, Suga ha risposto: “Non ho mai messo le Olimpiadi al primo posto”. Ed ha aggiunto: “La mia priorità è sempre stata proteggere la vita e la salute della popolazione giapponese. Dobbiamo prima prevenire la diffusione del virus”. Esternazioni che sembrano più che altro frutto di propaganda elettorale, tenuto conto che, finora, il portavoce del governo giapponese e quello del comitato olimpico hanno sempre dichiarato che i Giochi si terranno come da programma.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
LE PAROLE DI ANGELICA, PRIMOGENITA DI VITTORIO, MORTO INSIEME ALLA COMPAGNA E AL FIGLIO DI 5 ANNI
«Me li avete ammazzati e a questo, mi spiace, non ci sarà mai nessun tipo di
perdono». Con questa parole Angelica Zorloni esprime dal suo account Instagram il dolore e la rabbia per la perdita del padre Vittorio, scomparso insieme alla compagna Elisabetta Persanini e al figlio Mattia di 5 anni nel crollo della funivia Stresa-Mottarone.
La storia è stata postata dalla donna in seguito alla notizia dei tre fermi eseguiti nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente della funivia che ha provocato 14 vittime.
Le tre persone fermate hanno ammesso agli inquirenti che «il freno non è stato attivato volontariamente», come confermato dal tenente colonnello dei carabinieri Alberto Cigonani a ridosso dell’interrogatori avvenuto la scorsa notte.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
BENVENUTI IN UN PAESE “SEDICENTE” CIVILE… 1.500 CONFEZIONI CONTENENTI OSSICODONE, SIMILE ALLA MORFINA, PER ALLEVIARE LA FATICA…DANNO AL SISTEMA SANITARIO PER 146.000 EURO
Costretti a sopportare turni nei campi di 12 o 16 ore al giorno: una fatica immane
che in qualche modo doveva essere alleviata.
Un medico di Sabaudia, Sandro Cuccurullo, è stato arrestato con l’accusa di aver prescritto stupefacenti a oltre 200 suoi pazienti di nazionalità indiana. Le ricette non avevano alcuno scopo terapeutico ma solo quello di alleviare la sensazione della fatica.
La prescrizione dell’ossicodone
I carabinieri dei Nas di Latina hanno scoperto, come riporta il quotidiano Il Messaggero, che il medico avrebbe effettuato circa 222 prescrizioni, a costo zero per i pazienti e a carico del sistema sanitario nazionale, distribuendo così 1.500 confezioni di stupefacenti contenenti ossicodone, un oppioide agonista puro che ha un potere simile alla morfina.
La motivazione delle prescrizioni era la necessità di far fronte a turni di lavoro massacranti nei campi tra Sabaudia e Terracina per permettere ai lavoratori di essere resistenti alla fatica. O per meglio dire: resistenti allo sfruttamento.
Danno al sistema sanitario
Il medico avrebbe poi prescritto oltre 3mila ricette indebite con un codice esenzione fasullo: il che ha provocato, tra l’altro, un danno per il sistema sanitario di oltre 146mila euro. E’ inoltre accusato di aver prescritto farmaci mai effettivamente consegnati ai pazienti, e il cui costo sarebbe stato rimborsato a una farmacista, che risulta anch’essa indagata.
Indagati anche un avvocato e una farmacista
Nell’inchiesta, infatti, sono coinvolti anche un avvocato e una farmacista: entrambi hanno ricevuto una misura cautelare interdittiva che dispone la sospensione dalla professione per un anno.
Per le persone coinvolte nell’inchiesta della procura di Latina, denominata “No pain”, i reati contestati vanno dall’illecita prescrizione di farmaci ad azione stupefacente alla truffa ai danni dello Stato.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA CHIEDONO L’AUDIZIONE DI FEDEZ, POI LA NEGANO E HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI DIRE CHE FEDEZ HA OFFESO I CITTADINI: EBBENE NOI , DA CITTADINI, CI SENTIAMO OFFESI DALLA RAI, NON DA FEDEZ
‘Ci siamo già dichiarati disponibili ad accogliere la richiesta di Fedez di venire in
Vigilanza’”: queste le parole del leghista Capitanio, componente della Commissione Vigilanza Rai pochi giorni fa.
Argomento la presunta “censura” nei confronti del cantante al concerto del 1 maggio. Censura che poi non c’e’ stata, ma pressione sicuramente sì.
Ma come Fedez annuncia la sua volontà di essere ascoltato dalla Commissione preannunciando nuovi elementi sulla vicenda, ecco il dietrofront della Vigilanza che accetta al massimo “una memoria scritta”.
Oggi la replica di Fedez: “Paura eh! Questi erano quelli del ‘serve un contraddittorio’” e invia una mail con tre emoticon a forma di pagliaccio.
Apriti cielo: il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini (noto esponente di Forza Italia) commenta : “La Commissione parlamentare di Vigilanza ha rispettato Fedez, mentre lui non rispetta istituzioni. Sono amareggiato”. Piccolo inciso: se avessero rispettato Fedez non si sarebbero rimangiati la sua audizione.
Ma andiamo avanti. Arriva la nota della commissaria Valeria Fedeli (nota esponente del Pd): “Fedez è libero di esprimere il suo pensiero e la sua opinione ma irridere e offendere un’istituzione è una mancanza di rispetto non tanto e non solo verso noi commissari e commissarie ma verso le cittadine e i cittadini che le istituzioni rappresentano”.
Eh no, non ci siamo proprio.
Le Istituzioni sono altre: l’Esercito, la Marina, i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Parlamento.
La Rai non è un’istituzione, come non lo è la Commissione di Vigilanza Rai: non a caso si chiama “commissione”, ovvero un ORGANISMO DI CONTROLLO lottizzato da nomine politiche.
Nessun cittadino ha mai scelto i suoi componenti, noi personalmente non ci sentiamo per nulla rappresentati da chi la compone, tanto per fare un esempio.
E quindi non ci sentiamo per nulla offesi da Fedez.
Ci sentiamo offesi semmai da quell’azienda a cui paghiamo un canone obbligatorio “di fatto” che interviene, direttamente o indirettamente ha poco conto, per fare pressione su un artista in merito a quello che deve o non deve dire.
Per noi ognuno ha diritto di dire quello che gli pare, se commette un reato ne risponde alla Magistratura, non a organismi politici e politicizzati.
E non ci piacciono quelli che prima invitano una persona e poi temendo quello che quello che potrebbe rivelare si rimangiano la parola.
Con o senza emoticon, il giudizio non cambia.
State sereni.
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
DIETRO LA DISCRIMINAZIONE DELLA NAZIONALE CANTANTI UN PAESE MALATO DI SESSISMO, IGNORANZA E PREGIUDIZI
Se è vero che il giudizio su qualcuno non dipende dalla caduta ma dalla rapidità e dall’efficienza con cui è in grado di rimettersi in piedi, la Nazionale Cantanti esce piuttosto malconcia dal caso Aurora Leone.
Se riavvolgiamo un attimo il nastro sull’intero caso, quello che resta impresso sulla pellicola è una fotografia impietosa di un Paese del tutto incapace di riconoscere e, di conseguenza, di affrontare il tema sessismo, e dai tempi di reazione pachidermici nel gestire una crisi.
Sono le ore 22 di ieri quando Aurora dei “The Jackal”, insieme al collega e amico Ciro Priello, denuncia di essere stata fatta alzare dal tavolo, estromessa dalla Partita del cuore e infine cacciata dall’albergo in cui alloggiavano. Tutto questo per una e una sola “colpa” inemendabile agli occhi di gente che sembra uscita direttamente dal 1921: essere donna.
A quel punto, invece di scusarsi e rimediare a un fatto inaudito, la prima e unica reazione della Nazionale Cantanti è un saggio di come non si dovrebbe mai rispondere a un’accusa, specie quando la stessa – come emergerà di lì a poco – è assolutamente fondata: negano tutto, senza limitarsi a rispondere nel merito, ma, persino piccati, passano immediatamente al contrattacco, accusando Aurora di essere, nell’ordine, “arrogante, minacciosa, maleducata e violenta”.
Passano altre tre ore, sono ormai le 9 del mattino, e arrivano le prime crepe nella traballante difesa della Nazionale: Eros Ramazzotti, storico membro del team e uno dei volti più rappresentativi della compagine azzurra, rilancia su Instagram un post della Nazionale cantanti in cui si riconosce che qualcosa è accaduto, che nessun cantante si è accorto praticamente di nulla (come se l’episodio fosse avvenuto in un privée), che c’è stato un comportamento “incauto” – scrive proprio così – da parte di due membri dello staff (la cara vecchia tesi delle “mele marce”, insomma, anche se una di quelle mele è nientemeno che il direttore generale Gianluca Pecchini, non esattamente il primo che passava di lì) e che tutto si può dire di noi ma non che siamo “sessisti, razzisti e omofobi” e via con altre difese non richieste, come se la vittima non fosse Aurora Leone ma i cantanti stessi, nell’ennesima variante del “victim blaming” a cui ormai siamo tristemente abituati.
Passano altre due ore e, solo in seguito alle enormi pressioni mediatiche sul caso, di fronte a critiche che, nel frattempo, montano sempre più forti per una reazione parsa a tutti fragilissima, tardiva e vagamente “paracula”, per dirla alla francese, lo stesso Ramazzotti è costretto a fare un post nel quale – questa volta sì – prende nettamente le distanze dall’accaduto e avverte: “o arrivano le scuse ad Aurora o io non scendo in campo.”
Una posizione che, in verità, aveva già preso personalmente – unico per altro a farlo – Andrea Mariano noto come Andro dei Negramaro, con molta meno eco mediatica e, soprattutto, col peso specifico di uno alla sua prima Partita del cuore. Apprezzabilissimo, da applausi – lui – ma un po’ pochino nel complesso.
Tutto finito qui? Neanche per sogno.
Perché a questo punto scende in campo Enrico Ruggeri, presidente e capitano della Nazionale cantanti. Che, in una goffa, maldestra, irricevibile intervista al Tg4, ribadisce a denti stretti e visibilmente infastidito la sua vicinanza ad Aurora, salvo poi virare bruscamente sul tema della ricerca sul cancro, l’obiettivo stesso della Partita del cuore: proposito serissimo, importante, su cui concentrare risorse ed energie, ma che certo non impedisce di occuparsi contemporaneamente di un tema altrettanto serio e sottovalutato: il sessismo, la misoginia strisciante, i diritti delle donne di cui la Nazionale cantanti si propone addirittura di essere alfiere con tanto di mascherine personalizzate contro la violenza di genere, salvo poi alimentarla e metterla in pratica col più classico dei retaggi retrogradi e maschilisti: “Le donne? Non possono giocare a calcio” Anche solo a scriverlo, fa venire i brividi. Eppure.
Qualche ora dopo ancora, in compenso, arriva quello che in un Paese anche meno decente di questo sarebbe accaduto cinque minuti dopo la denuncia di Aurora: le dimissioni di Gianluca Pecchini. Che si guarda bene anche lui dallo scusarsi, non sia mai.
Pecchini si limita a un timido passo indietro, molto di facciata e pochissimo di sostanza, senza tuttavia rinunciare, nell’attimo in cui spegne la luce, a sollevare da ogni responsabilità tutti gli artisti e i cantanti presenti, in una sorta di assoluzione “urbi et orbi” con cui i maschi sono soliti proteggere se stessi, nell’istintiva consapevolezza che, un giorno, al loro posto, un altro maschio proteggerà loro. Funziona così, no?
Sono le ore 16 di una giornata di ordinaria misoginia, 18 ore dopo il video-denuncia di Aurora Leone, e nessuno in questo lasso di tempo infinito ai tempi dei social ha ancora ufficialmente pronunciato l’unica parola che avesse senso in una situazione del genere: scusa.
Suvvia, non c’è tempo, non c’è spazio per questi dettagli, c’è una partita da giocare, lo spettacolo deve andare avanti, sempre e comunque. Per le scuse ci sarà tempo. Di sessismo, di lotta per i diritti delle donne, se n’è parlato anche troppo.
Anche oggi, come sempre, ce ne occuperemo domani.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
IL RAPPER: “MA NON ERANO QUELLI CHE DICEVANO ‘SERVE UN CONTRADDITTORIO’?” … E POI MANDA ALLA RAI TRE EMOTICON DI PAGLIACCI
“Paura eh? E questi erano quelli del ‘serve un contraddittorio’ “. 
Fedez commenta così la decisione della commissione di Vigilanza della Rai di non convocarlo per un’audizione relativamente alle polemiche scaturite dopo il suo discorso contro la Lega e a favore della legge Zan sull’omofobia durante il Concertone del Primo Maggio.
Il rapper, che in quell’occasione ha accusato la Rai di aver tentato di censurare il suo discorso dal palco, questa mattina ha inviato all’azienda una e-mail con tre pagliacci e su Instagram ha commentato la scelta della commissione. Ma Alberto Barachini, presidente della Vigilanza, ha replicato replica: “Noi lo abbiamo rispettato, ma lui non rispetta le istituzioni”.
“Il leghista che ieri ha annunciato la querela della Rai nei miei confronti diceva questo: ‘Ci siamo già dichiarati disponibili ad accogliere la richiesta di Fedez di venire in Vigilanza’”, ricorda il cantante riferendosi alla querela della Lega annunciata dal capogruppo del Carroccio in Vigilianza, Massimiliano Capitanio. Ma “oggi – prosegue Fedez – si rifiutano di ascoltare la mia versione dei fatti in commissione. Ne prendo atto. Non credo ci sia nulla da aggiungere”.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2021 Riccardo Fucile
AL CORO DI INDIGNAZIONE LA SINGOLARE RISPOSTA DEL PROPRIETARIO: “CHI SI LAMENTA FA CAPIRE LO SPESSORE DELLA GENTE CHE C’E’ IN GIRO” … E I TURISTI DOVREBBE VENIRE IN ITALIA PER SENTIRSI INSULTARE?
Caffè “salati” a Positano, perla della Costiera Amalfitana, nella provincia di Salerno, dove torna a far discutere, ancora una volta, il caro prezzi, riservato soprattutto ai turisti. Oggetto della discussione, questa volta, il conto di uno dei tanti bar della cittadina, pubblicato su Facebook da una donna della provincia di Napoli che si era concessa una sosta a Positano insieme alla famiglia: un totale di 46 euro per due caffè, due coca cola e due bottigliette d’acqua.
“Non so che ne pensate voi, ma 46 euro non si può sentire” scrive Stefania, la diretta interessata, sul social network, pubblicando la foto dello scontrino. Dall’immagine è possibile vedere come un caffè costi 10 euro, così come una coca cola, mentre una bottiglietta d’acqua costa invece 3 euro.
La vicenda ha generato moltissimi commenti, dividendo l’opinione degli utenti che si sono imbattuti nel post della donna: se molti, infatti, condannano conti così salati, tanti altri trovano sia giusto pagare tale cifra in un posto esclusivo come Positano.
“Positano è così. Io quando mi siedo da quelle parti, chiudo gli occhi” scrive, invece, un utente.
Non è la prima volta che la cittadina affacciata sul Golfo di Salerno finisce sotto i riflettori per il suo caro prezzi. Nell’estate del 2013, due turisti italiani, seduti a un bar di Positano, si videro addebitare in conto 12 euro per una insalata, 8 euro per una granita, ma soprattutto 9 euro per una bottiglia d’acqua.
Anche in quel caso, arrabbiati e amareggiati, i turisti pubblicarono la foto dello scontrino sui social network, generando tantissimi commenti e interazioni, da parte di utenti per la maggior parte indignati.
“Bastava che la cliente consultasse i menù che abbiamo”. Il proprietario del locale di Positano, in penisola sorrentina, dove una cliente ha pagato un caffè 10 euro postando poi lo scontrino sui social, si difende. E spiega che i prezzi sono ben chiari sui menu presenti nel proprio locale, e se non avesse voluto avere sorprese sarebbe bastato appunto leggere le cifre riportate.
Ma iamo sicuri che il menù sia fatto visionare ai clienti?
“Tra l’altro”, ha spiegato il proprietario del locale intervistato da Positanonews, “dovrebbe sapere che esiste una differenza tra un bar di una stazione o di Marano. Qui ci si gode la consumazione seduti sulla spiaggia di Positano con un panorama mozzafiato.
Inoltre”, ha continuato il titolare del locale, “abbiamo la musica dal vivo e quindi è chiaro che non si può pagare una bottiglietta d’acqua oppure un caffè 1,50 euro. I musicisti vanno pagati, è normale. Questo fa capire lo spessore della gente che c’è in giro”, ha continuato il titolare, evidentemente seccato dalle polemiche di questi giorni verso lui ed il suo locale.
(da Fanpage)
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