Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LE PRONIPOTI HANNO TROVATO LA SERRATURA CAMBIATA E HANNO CHIAMATO I CARABINIERI… IN BALLO IL BUSINESS DEI NOSTALGICI
La cripta Mussolini al cimitero di Predappio (Forlì-Cesena) è e rimane aperta per
tutta l’odierna giornata. A visitarla, al momento, alcune decine di persone, fra le quali due comitive organizzate arrivate da fuori Romagna. A gestire l’accesso alla tomba un servizio d’ordine fatto da volontari.
E’ questo l’ulteriore passo del crescente contrasto che divide gli eredi del Duce.
Dopo la lettera, firmata genericamente ‘famiglia Mussolini’ che sconfessava la riapertura annunciata dalle pronipoti, Vittoria e Orsola Mussolini, sostenendo che la riapertura sarebbe avvenuta successivamente, in estate, le due donne sono arrivate ieri a Predappio, scoprendo che era stata sostituita la serratura della porta d’accesso alla cripta.
Le pronipoti hanno quindi chiamato i carabinieri, hanno presentato denuncia per la sostituzione, che ritengono illegittima, della serratura, e un fabbro che ha provveduto a ripristinare l’accesso alla cripta.
Si formalizza in questo modo un forte contrasto fra i discendenti Mussolini, con una eventuale non facile risoluzione a chi fra di loro spetti la preminenza decisionale sulla gestione del luogo. Sulla questione pende anche l’evidente volontà di parte dei famigliari di arrivare, magari tramite un’apposita fondazione, a un accordo con l’amministrazione comunale sulla gestione degli accessi, della sicurezza, dei costi di mantenimento della struttura e, eventualmente, sulla ricaduta economica provocata a Predappio e dintorni dalla presenza dei visitatori.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LA NORMA CONSENTIVA DI ALZARE IL TETTO DEGLI STRAORDINARI A 400 ORE ANNUE, CON PAGAMENTO RITARDATO A TRE ANNI… QUESTO E’ IL SOVRANISMO: SCHIAVISTI SERVI DELLA FINANZA
Nel 2018 la sua approvazione da parte del parlamento ungherese aveva provocato violenti scontri di piazza.
Oggi la Corte costituzionale di Budapest, accogliendo il ricorso dei sindacati, ha finalmente abrogato la legge voluta dal premier Viktor Orban, che consentiva alle aziende di alzare il tetto degli straordinari a 400 ore l’anno e di ritardarne il pagamento anche di tre anni.
La legge, rimasta in vigore per due anni e mezzo, è stata dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che nessuno potrà essere licenziato se rifiuta il lavoro straordinario e che gli straordinari devono essere pagati entro l’anno.
L’innalzamento del tetto degli straordinari, per i lavoratori ungheresi, ha significato nella pratica avere una settimana lavorativa di sei giorni. Oppure lavorare 10 ore al giorno per cinque giorni, senza la garanzia di ricevere il pagamento delle ore in più.
La legge voluta da Orban andava incontro alle richieste delle grandi imprese, che lamentavano difficoltà a trovare sufficiente manodopera a fronte di una crescita economica sostenuta. Ma per i sindacati era semplicemente una norma schiavistica, dal momento che anche se gli straordinari restavano su base volontaria, ben difficilmente i lavoratori potevano rifiutarsi di farli pena la minaccia di essere licenziati.
La sentenza della Corte costituzionale obbliga adesso lo Stato ungherese ad abrogare la legge entro il prossimo mese di luglio.
«È una sconfitta netta del governo Orban», ha commentato Timea Szabo, presidente del partito verde Parbeszed, tra i firmatari del ricorso promosso dai sindacati. Proprio le proteste contro questa legge e contro le altre norme che hanno trasformato l’Ungheria in una democrazia illiberale colpendo i diritti umani, la libertà di stampa e l’indipendenza della magistratura hanno rappresentato il catalizzatore per la formazione di un’alleanza tra tutte le forze democratiche del Paese, pronta a sfidare Orban alle prossime elezioni in programma nel 2022.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
TRA LORO UNA FAMIGLIA DI PAVIA DI ORIGINE ISRAELIANA, DUE FIDANZATI DI VARESE, UNA COPPIA DI COSENZA E UNA DI PIACENZA
E’ morto il bimbo di nove anni ricoverato all’ospedale Regina Margherita di Torino dopo essere precipitato in una cabina della funivia Stresa-Mottarone nel Verbano con a bordo almeno 15 persone.
Le vittime, secondo le testimonianze del 118 e dei soccorritori sarebbero a questo punto 14 tra cui forse altri minorenni. Un altro bimbo di 5 anni è stato portato nell’ospedale infantile con trauma cranico, toraco-addominale e fratture agli arti inferiori. Sarebbe cosciente.
“Abbiamo fatto tutto il possibile ma dopo poche ore di tentativi non ce l’ha fatta” ha detto il direttore generale dell’ospedale informato dia medici che lo hanno seguito.
Ci sono anche sei lombardi tra le vittime dell’incidente della funivia al Mottarone. Le famiglie sono state avvisate in serata dopo gli accertamenti del caso. Nella lista a disposizione delle autorità ci sono una famiglia di tre persone residenti a Pavia (di origine israeliana): si tratta dei genitori e il loro bambino di due anni e della nonna (mamma del padre) venuta in Italia per trovare i parenti. I nomi: Amit Biran, 30 anni, Tal Peleg, 27 anni (nati entrambi in Israele) e Tom Biran, 2 anni, nato a Pavia, abitanti in via Ca’ Bella. La nonna si chiama Tshak Cohen 83 anni.
C’è inoltre una coppia di fidanzati di Varese, Silvia Malnati 27 anni, abitante in via Rovereto, e Alessandro Merlo, 29 anni, residente in via Pergine.
Il sesto nome è quello di Vittorio Zorloni, 55 anni, residente a Vedano Olona in via Matteotti.
Le altre vittime sono di Diamante, in provincia di Cosenza (Serena Cosentino, 28 anni, e l’iraniano Mohammadreza Shahisavandi, 33 anni); due sono di Castel San Giovanni (Piacenza), Angelo Gasparro, 45 anni, e Roberta Pistolato, 40 anni.
Allo stato ci sono due vittime da identificare, e un ferito grave.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
INAUGURATA NEL 1970 E’ STRUTTURATA IN DUE TRONCONI, CIASCUNO CON DUE CABINE DALLA PORTATA DI 35 PERSONE
Chiusa nel 2014 una revisione generale, la funivia del Mottarone ha riaperto nel 2016 dopo due anni di lavori di manutenzione e ammodernamento, affidati alla società Leitner.
Il 13 agosto 2016 è stata inaugurata la riapertura della funivia e tra ottobre-dicembre 2016 sono state anche rinnovate le relative stazioni di riferimento della funivia. Una scelta quella di chiudere non senza incertezze vista la longevità dell’infrastruttura.
Per adeguare i sistemi alle nuove norme degli impianti di risalita a fune.
I lavori sono 4,4 milioni di euro: finanziati con 1,56 milioni dalla Regione, i soldi vennero resi disponibili dall’ex assessore della giunta Cota, ora governatore del Piemonte, Alberto Cirio, e 1,86 dal Comune di Stresa, che aveva sfruttato la tassa di soggiorno per trovare i quattrini necessari.
Il resto fu messo dalla società Funivie del Mottarone, costituita dall’azienda Leitner, che ha realizzato le opere di ammodernamento, e da Ferrovie del Mottarone. Contributo privato di 1 milione di euro. Ai soldi necessari per mettere a posto l’impianto si sono poi aggiunti 300 mila euro, messi sempre dalla Regione Piemonte, per sistemare le stazioni di valle e di monte.
I lavori per la funivia che collega Stresa e la cima del Mottarone partono nel 1963 per sostituire il vecchio percorso ferroviario datato al 1911, con tanto di stazione in stile Liberty, con un nuovo impianto più funzionale e veloce. I lavori, affidati alla ditta Piemonte Funivie, vanno avanti alcuni anni fino all’inaugurazione dell’impianto il primo agosto del 1970.
Nel 2002 la funivia era stata sottoposta a una revisione straordinaria eseguita dalla ditta Poma Italia (ora Agudio). Nel 2009, a completamento dell’opera, è stata costruita dalla società Leitner una seggiovia biposto che dalla stazione di arrivo della funivia al Mottarone conduce alla croce in vetta al monte (1491 m s.l.m.), alle piste da sci e ad Alpyland, una nuova area divertimenti sorta nel 2010, e costituita da un alpine coaster (bob su rotaia).
La funivia è strutturata in due tronconi, ciascuno con due cabine dalla portata di 35 persone. Il primo troncone della funivia parte a 205 m in località Lido di Carciano, a Stresa e raggiunge la Località Alpino, dove si trova il Giardino botanico Alpinia.
Il secondo tronco parte agli 803 m dell’Alpino e raggiunge un pianoro immediatamente sotto la vetta del Mottarone, posto a 1385 m, da questa posizione è possibile raggiungere i 1491 m a piedi o con una seggiovia realizzata nel 2009.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
IN ITALIA E’ ANCORA VIVO IL RICORDO DELLE TRAGEDIE DEL CERMIS
L’incidente della funivia di Stresa ha una lunga serie di precedenti che purtroppo
hanno avuto un bilancio tragico in vite umane.
In Italia, in particolare, si ricordano le due tragedie del Cermis, quella del marzo 1976 quando per un incidente tecnico la cabina della funivia precipitò causando 42 morti e l’altra del febbraio 1998, quando un aereo militare statunitense tranciò i cavi dell’impianto uccidendo 20 persone.
Ecco l’elenco degli incidenti più gravi, a funivie o funicolari, avvenuti negli ultimi anni nel mondo.
– 13 luglio 1972: la cabina di una teleferica precipita a Betten-Bettmeralp, nelle Alpi svizzere: 13 morti.
– 9 marzo 1976: nei pressi di Cavalese (Trentino) precipita una cabina della funivia del Cermis: i morti sono 42.
– 13 febbraio 1983: a Champoluc (Valle d’Aosta), precipitano tre cabine dell’ovovia che porta al Crest. Undici morti.
– 1 giugno 1990: a Tbilisi (Georgia) 15 morti in due cabine della teleferica, che precipitano per la rottura di un cavo.
– 5 giugno 1993: a Bakhtela (Pakistan), la cabina di una funivia precipita per la rottura del cavo d’acciaio: 13 morti.
– 3 febbraio 1998: un aereo dei marines Usa di Aviano trancia un cavo della funivia del Cermis, in Italia, facendo precipitare nel vuoto una cabina: 20 morti.
– 1 luglio 1999: una cabina della teleferica del Pic de Bure, in Francia, precipita e provoca la morte di 20 persone.
– 11 novembre 2000: divampa un incendio su un trenino funicolare che sale attraverso una galleria dal paese turistico di Kaprun al ghiacciaio del Kitzsteinhorn, in Austria.
Nell’incidente muoiono soffocate dal fumo 155 persone. E’ il più grave incidente per numero di morti in una funicolare negli ultimi 40 anni.
– 5 settembre 2005: una grossa trave di cemento trasportata da un elicottero precipita su una cabina della funivia sul ghiacciaio tirolese della Oetztal, in Austria. Nell’incidente muoiono 9 persone.
– 22 marzo 2008: funivia di Pragelato al Sestriere nelle valli piemontesi che ha provocato 14 feriti, comunque in modo non grave.
– 8 settembre 2016: si blocca in quota per un guasto la funivia ‘Panoramic Mont-Blanc’, che collega l’Aiguille du Midi alla Punta Helbronner, versante italiano del massiccio del Monte Bianco. Tutte salvate le oltre cento persone coinvolte.
– 24 dicembre 2016: il maltempo fa accavallare le funi della telecabina Plan Maison-Cime bianche laghi a Cervinia. In una operazione durata oltre sette ore sono stati salvati tutti i 153 sciatori bloccati.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
E’ SICURAMENTE LA PERSONA PIU’ QUALIFICATA A CONTESTARE LA TASSA SUGLI ULTRA-MILIONARI
Nel coro scatenato dalla Lega e dalla destra contro la proposta di Enrico Letta (un
aumento solo per i super-ricchi) si è unito anche il presidente della regione Lombardia
Riepilogo delle puntate precedenti: Enrico Letta ha proposto di tassare dell’1% in più la successione dei super-ricchi. Ossia l’1% della popolazione italiana che dalla pandemia non ha subito gravi danni o, magari, si è pure arricchita.
E nel coro degli indignati contro l’aumento della tassa c’è stato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che ha detto: “Fuori luogo e inopportuna la proposta sulla #tassadisuccessione di #Letta. Bene ha fatto il premier Draghi a rispedire al mittente la strampalata idea di chi pensa di mettere le mani nelle tasche degli italiani”
Imbarazzante. Perché Fontana di eredità se ne intende. Tant’è che proprio per questa vicenda è indagato per autoriciclaggio dalla Procura di Milano per i 5,3 milioni di sua proprietà depositati in un conto svizzero.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
SALVINI E MELONI VIVONO SOLAMENTE DI SE STESSI E PER SE STESSI… ALLE AMMINISTRATIVE RISPOLVERANO DINOSAURI DELLA POLITICA
Fra le geometriche stravaganze dei nostri tempi, c’è che la sinistra unita al
governo va divisa alla conquista delle città, e la destra divisa dal governo nella città ci va unita.
O meglio, ci andrebbe, se trovasse i candidati: questione abbondantemente raccontata. Dicono di no Gabriele Albertini per Milano e Guido Bertolaso per Roma, due vecchie glorie di quell’altro centrodestra che si chiamava così perché il Sole della coalizione era Silvio Berlusconi e i partiti di trincea, Lega e Msi (poi An), erano i satelliti.
Adesso i satelliti si disputano la nuova leadership, sempre di trincea in trincea, e Berlusconi ha energie residue per affrontare gli acciacchi, e il suo partito, cui non ha lasciato alcuna eredità oltre sé stesso – niente struttura, niente classe dirigente, al di là di qualche lupo solitario alla Renato Brunetta – non gode di salute migliore: che Forza Italia non avrebbe avuto futuro oltre il fondatore è uno dei pronostici più antichi e più scontati.
Stravaganza tira stravaganza: la Lega e F.lli d’Italia, coi loro leader giovani e interconnessi, così immersi nell’abbrivio svalvolato del terzo millennio, non hanno idee ulteriori che di ricorrere alle suddette vecchie glorie berlusconiane, e si potrebbe aggiungere Letizia Moratti, tutti i rappresentanti della mitologica società civile a cui l’Italia degli anni Novanta si aggrappò con la medesima solidità di speranza del giocatore di poker che cambia sedia perché sta perdendo.
Insomma, da trent’anni i partiti hanno rinunciato ad allevare classe dirigente.
Per dire, Umberto Bossi – lo si ricorda di rado – era venuto su nelle sezioni del Pci. Un po’ alla sua maniera balzana, intendiamoci. Ma aveva imparato come si costruisce un partito. Lì dentro si cresceva poco a poco, si faceva il consigliere comunale, poi l’assessore, magari un passaggio in una municipalizzata, un giro in Provincia o in Regione, e se si imparava a fare due più due si partiva per il Parlamento.
Chi ancora oggi tiene in piedi la Lega, in parte lo stesso Matteo Salvini, ma soprattutto Luca Zaia, Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli (da lustri il più autorevole esperto italiano di ingranaggi parlamentari) viene da quella scuola.
Sotto c’è giusto il presidente del Friuli, il quarantenne Massimiliano Fedriga, e quasi più niente. La vita di partito è stata trasferita sui profili social del leader.
Quando il Msi si trasformò in Alleanza nazionale, nel 1995, Giorgia Meloni aveva diciotto anni. La falange del Msi, il partito che, escluso per quarant’anni da speranze di governo esauriva la sua esistenza nelle sezioni, si liberò nel mondo.
Ce lo ricordiamo bene come quei leader fin lì relegati nell’impresentabilità, da Gianfranco Fini in giù, scoprirono la Luna come Ciaula. Si annodarono cravatte di seta e impararono a stare a tavola, almeno le basi. Ognuno per sé e per un altro cin cin. Insomma, guardatelo questo nuovo partito della destra, non più liberale del Msi, parecchio più incolto, che si nutre del vigore di Meloni e basta.
Quel simpatico residuato di Ignazio La Russa, il sessantenne Fabio Rampelli, Lollobrigida (che si chiama Francesco, ma stavo scrivendo Gino, per dire dell’impatto nel mio immaginario), e poi?
E poi Albertini e Bertolaso, le vecchie glorie berlusconiane, e che cosa è più comprensibile del loro no?
Salvini e Meloni vivono solamente di sé stessi e per sé stessi. Non so come si potrà evitare la loro vittoria alle prossime politiche, e non so come potranno loro salvarsi dalla successiva estinzione.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
COME AVEVAMO PREVISTO: IL MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA E’ UN PACCO RIFILATO AL M5S
Si è definito perplesso davanti al progetto del ponte sullo Stretto di Messina subito rispolverato dalle destre tornate al governo con Mario Draghi, ma sembra sempre più convinto di un ritorno all’energia nucleare, ha prorogato i permessi per le trivellazioni in mare e ha frenato sulla mobilità sostenibile.
Il primo ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, un fisico prestato alla politica, nonostante il Ministero che dirige sia stata la condizione posta da Beppe Grillo per sostenere il nuovo esecutivo, appare sempre più come l’opposto di quella svolta green su cui da sempre battono i pentastellati.
Ed è diventato l’obiettivo di forti critiche da parte delle stesse associazioni ambientaliste che tanto hanno insistito per il super dicastero.
FRONTE ENERGETICO
Fin dalla sua prima audizione in Parlamento, Cingolani ha battuto su quello che lui definisce il mini-nucleare. Tanto che il Movimento 5 Stelle ha ora dichiarato che mai si tornerà a produrre energia dall’atomo fino a che i 5S saranno al governo.
Gli ambientalisti pensavano a un’Italia carbon neutral, con relativa cancellazione dei sussidi ambientalmente dannosi, premiando chi tutela l’ambiente e colpendo, partendo dalle tasche, chi inquina. Anziché parlare di fotovoltaico, eolico e auto elettriche, il ministro insiste invece sull’atomo, sostenendo che “idrogeno verde e fusione nucleare” sono gli “obiettivi del futuro”. Da raggiungere, per lui, già grazie alle risorse europee per la ripartenza.
“La vera fonte energetica universale saranno le stelle – ha affermato in audizione Cingolani – l’universo funziona con la fusione nucleare. Quella è la rinnovabile delle rinnovabili. Noi oggi abbiamo il dovere nel Pnrr di potenziare il ruolo dell’Italia nei progetti internazionali Iter e Mit sulla fusione. Quello è un treno che non possiamo perdere”. E ha aggiunto che “non possiamo non considerare l’idrogeno verde come la soluzione regina”, indicandolo come “il vettore ideale”.
“Fra dieci anni – ha specificato ancora il ministro Cingolani – avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate, perché hanno un problema di dismissione, e staremo investendo sulla fusione nucleare, che ora sta muovendo i primi passi nei laboratori”.
COLPO AI NO TRIV
Quella sul no alle trivelle è una delle battaglie storiche del Movimento 5 Stelle, un tema costato tante critiche al centrosinistra per via del referendum nella scorsa legislatura. Ma anche su tale fronte ecco che Cingolani, appena insediato, ha dato l’ok a dieci progetti di sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas fossile a terra e in mare.
In particolare ha prorogato le concessioni a tredici giacimenti in mare, di cui dodici di Eni e uno di Energreen. Abbastanza per far infuriare anche Greenpeace, Legambiente e WWF, che sono tornate a chiedere almeno il varo di una norma chiara sulla durata delle concessioni.
La transizione ecologica come la intendono pentastellati e ambientalisti sembra così sempre più lontana e il conflitto con il ministro pesante. L’idea di accorpare in un unico dicastero le competenze di quello dell’ambiente e di quello dello sviluppo economico in tema di energia non sembra aver portato il risultato sperato. Largo spazio da parte del fisico allo sviluppo economico, ma a quello assai poco green.
(da La Notizia)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
DOPO UNA GIORNATA DI ACCUSE, SMENTITE, CIRCOLARI E CONTRO-CIRCOLARI L’EVENTO E’ STATO ANNULLATO
Una vicenda di cui, probabilmente, non conosceremo mai la verità. Sta di fatto che
nel pomeriggio venerdì 21 maggio, è arrivata la parola fine sulla storia della presentazione del libro Giorgia Meloni in una scuola di Messina.
La leader di Fratelli d’Italia aveva smentito di aver ricevuto (quindi anche di aver accettato) un invito per partecipare – a distanza – a questo evento che avrebbe dovuto coinvolgere tutti gli studenti dell’Istituto economico statale ‘Antonio Maria Jaci’ della città siciliana.
Ma la prima circolare riportava il suo nome e dava per assodata la sua presenza. Ora, però, è arrivato il contrordine con l’ultima circolare.
La circolare numero 234 (che di fatto cancella le indicazioni della precedente, la 233) è stata pubblicata sul sito dell’Istituto messinese e porta la firma – ancora una volta – della dirigente scolastica, la professoressa Maria Rosaria Sgrò
“Come da mail da parte della Presidente dell’Associazione Fidapa sez. Messina ricevuta con n° prot. 6463 del 21/05/2021 in cui la Fidapa informa l’Istituto di aver annullato l’evento in oggetto “Incontro con l’autore”, previsto in data 25 maggio p.v. si comunica, pertanto, che in tale giornata si svolgerà regolare attività didattica, secondo il consueto orario di lezione”.
Poche parole che, però, non forniscono una ricostruzione completa di quanto accaduto.
Perché per cancellare un evento (annunciato con una circolare con tanto di indicazioni e istruzioni, anche per quel che riguarda le assenze), quell’evento deve esser stato messo in calendario. E nell’elenco dei partecipanti compare in bella vista quello della leader di Fratelli d’Italia.
Ma Giorgia Meloni, prima attraverso una nota del suo partito e poi con un messaggio consegnato ai suoi canali social (con attacchi alla Sinistra, come sempre) smentisce addirittura di esser stata contattata, sottolineando che – in ogni caso – avrebbe rifiutato.
Meloni parla di menzogne della sinistra, ma le circolari non sono politiche.
Si tratta, infatti, di un evento organizzato in una scuola. La leader di Fratelli d’Italia, finita nel mirino delle critiche dopo la diffusione di questa notizia, se la prende con la parte sbagliata.
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