Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
MELONI GELIDA CON IL LEGHISTA, SPACCATURA ANCHE DENTRO IL M5S, LA FARSA NON E’ ANCORA FINITA
Giornata di montagne russe per il Copasir. 
Dopo settimane di pressing di Fratelli d’Italia ( che ha reclamato la Presidenza del comitato di controllo, per legge da attribuire all’ opposizione (in normali condizioni parlamentari), il presidente leghista Raffaele Volpi ha rimesso l’incarico, seguito dal senatore salviniano Paolo Arrigoni.
La svolta, annunciata dallo stesso leader della Lega Matteo Salvini, però sembra aprire una nuova puntata dello scontro: perché la soluzione, il nuovo assetto dell’organismo, resta ancora da trovare.
La Lega infatti reclama il rinnovo completo del delicato organismo di controllo sui servizi segreti, in modo che all’opposizione di Fratelli d’Italia vadano cinque posti su dieci.
Solo in questo modo il prossimo presidente non sarà Adolfo Urso, attuale vicepresidente di FdI, contro il quale in serata Salvini ha lanciato il suo veto alzo zero . “Amici dell’Iran non sono amici miei”, con riferimento, sottolineano le agenzie, a Urso e ai suoi presunti legami con l’Iran, ma senza fare il suo nome esplicitamente.
I presidenti delle Camere Casellati e Fico lo scorso 6 aprile, avevano già chiesto invano ai partiti di trovare l’accordo.
Ma oggi la situazione si annuncia più complessa. Le presidenze di Senato e Camera – come prevede la legge – prenderanno atto delle dimissioni, che ad oggi sono in realtà solo due, quella dei due leghisti Volpi e Arrigoni, perché il forzista Vito, le aveva presentate nelle scorse settimane, oggi le ha ritirate.
Quindi allo stato solo due sono i parlamentari da sostituire. E la procedura non sarà immediata, dal momento che si tratta di persone nominate dal Presidente della Camera , che li dovrà ascoltare , verificare che effettivamente intendono ritirarsi e perché. Solo successivamente si dovrà procedere alla elezione del nuovo presidente del Copasir.
Ben difficilmente i Presidenti di Camera e Senato vorranno reintervenire per modificare quanto hanno già detto e sottolineato nella loro lettera, che costituisce una sorta di giudizio di Cassazione sulla materia.
In quella missiva Casellati e Fico avevano anche sottolineato il criterio della proporzionalità della rappresentanza all’interno del Copasir, perché non si può ritenere che FdI possa avere da sola la metà del Comitato, oltre al Presidente.
Del resto Adolfo Urso non si è mai effettivamente dimesso dal Copasir (contrariamente alle dichiarazioni rese). Per tutte queste settimane di lavoro è stato sempre regolarmente convocato , anche se non ha partecipato.
A ben vedere questa è una vicenda che ha molteplici livelli di lettura e comprensione.
Quella dei rapporti tra maggioranza ed opposizione, è quella meno significativa .
Il braccio di ferro è tra Lega e FdI, che sono in competizione su questo e molti altri fronti. Il nodo vero è che se il Copasir rimane nella composizione attuale (con la sostituzione dei due leghisti) ben difficilmente ci potrebbe essere un presidente che non sia Urso, ma se invece come vuole la Lega tutti e cinque i componenti di opposizione devono andare a Fratelli d’Italia, allora è chiaro che il Presidente sarebbe scelto tra quei cinque, tagliando fuori Urso.
E qui il gioco da stasera (con l’evocazione da parte di Salvini) dell’Iran si è fatto particolarmente duro, e rimanda ad un clima avvelenato da dossier, veri o presunti, su cui peraltro il Copasir all’unanimità a chiesto al Presidente del Consiglio Draghi di fare chiarezza, dopo che è esploso il caso dei rapporti tra Matteo Renzi e il capocentro del DIS , Marco Mancini, rivelati da Report Rai.
C’è anche una dialettica interna ai 5 stelle. E’ una questione sotto traccia da giorni ma che è stata esplicitata dalla Lega di Salvini in un comunicato: “La Lega non ritiene di dover inficiare organi istituzionali per questioni politiche o ancor di più per dispute interne a dei “non partiti” di cui non si capisce nemmeno chi sia il capo politico”.
A che si riferisce questo passaggio? Ai 5 stelle naturalmente. La estromissione dell’ex capo del Dis Gennaro Vecchione, protetto da Giuseppe Conte, ha fatto da detonatore alle lotte per la leadership all’interno del Movimento tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e lo stesso Conte. E sta prevalendo l’ala contraria a Conte anche in relazione ai servizi segreti.
A questo punto va fatto un passo indietro, a quest ’estate quando la parlamentare Dieni (membro del Copasir) , fece una vera e propria battaglia contro la proroga del mandato dell’ex capo del DIS Gennaro Vecchione.
C’è inoltre una storia che riguarda il generale Vecchione che fa capire perché i 5 stelle abbiano cambiato atteggiamento: riguarda la vicenda dell ’Abbazia di Trisulti e del progetto sovranista di Steve Bannon (stratega di Donald Trump) e della Fondazione Sciacca dove Vecchione sedeva con Matteo Salvini e l’attuale ministro Giorgetti, il cardinale Burke e altri cattolici di destra nemici di Papa Francesco tra i quali Gotti Tedeschi ex presidente IOR.
Il giorno prima della defenestrazione di Vecchione la fondazione Dignitatis Humanae ha ricorso in Cassazione contro la decisione del Consiglio di Stato che li obbligava a lasciare l’Abbazia entro il 10 maggio 2021 forse fidando nell’appoggio di amici importanti, come sostiene un sito cattolico “Faro di Roma”.
Tutta questa storia confluirà anche nell’indagine del nuovo capo del DIS Elisabetta Belloni e il prefetto Franco Gabrielli sulla vicenda Renzi- Mancini, richiesta al Presidente Draghi all’unanimità dal Copasir in base all’articolo 34 della legge del 2007 sui servizi segreti.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
ADESSO SALVINI TACE SUI SUOI CHE HANNO RIDATO IL MALLOPPO A FORMIGONI
Martedì scorso Palazzo Madama ha confermato, con i voti della Lega e di Forza Italia, la sentenza che ha restituito il vitalizio a Roberto Formigoni. Nonostante la condanna per corruzione, a cui si era invece si erano opposti all’interno del Consiglio di Garanzia sia il Pd che Fratelli d’Italia.
A lasciare a Formigoni il vitalizio, con una sentenza destinata a salvare l’assegno anche a tanti altri condannati, sono stati Luigi Vitali, di Forza Italia, presidente della Commissione, e i leghisti Pasquale Sepe e Ugo Grassi, quest’ultimo un ex 5S.
Contrari invece Alberto Balboni, di FdI, e Valeria Valente, del Partito democratico.
Forti critiche per quella decisione sono arrivate quindi ieri dall’ex premier e leader in pectore del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha parlato di “decisione erronea, che trasmette un messaggio profondamente negativo per i cittadini”.
Conte ha ricordato che la delibera dell’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, del 2015 aveva stabilito lo stop ai vitalizi ai condannati in via definitiva per alcuni gravi reati, tra cui quelli di corruzione. “Ricorreremo a qualsiasi strumento possibile perché questa decisione sia riconsiderata”, ha concluso.
Matteo Salvini, come sempre, interpellato sul punto ha cercato di smarcarsi. “Non commento le vicende giudiziarie dei 5S e mi auguro che il figlio di Grillo risulti innocente”.
“La tecnica di scappare dalla domanda non funziona più da tempo”, ha subito replicato il capogruppo M5S in Senato, Ettore Licheri. Che ha manifestato davanti a Palazzo Madama insieme alla vicepresidente Paola Taverna.
La battaglia è appena iniziata e gli stessi dem sono allineati con i 5 Stelle. ‘’Noi riteniamo che dopo la decisione del Consiglio di garanzia, che ha annullato una delibera del Senato, sia assolutamente necessario e urgente valutare le iniziative da prendere nel Consiglio di Presidenza che è l’organo deputato. Per questo, abbiamo chiesto alla Presidente Casellati di convocarlo immediatamente mettendo al centro la questione’’, ha dichiarato ieri la presidente dei senatori dem, Simona Malpezzi.
Del resto, dopo due ore di discussione senza prendere una decisione sulla richiesta del Movimento di discutere in aula il caso della restituzione del vitalizio a Formigoni, l’atmosfera nella riunione dei capigruppo a Palazzo Madama si è fatta particolarmente tesa.
(da La Notizia)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
DRAGHI RISPONDE DICENDO “E’ IL MOMENTO DI DARE SOLDI NON DI CHIEDERLI”: ALLORA DICA CHE STA DANDO SOLDI NON SUOI MA IN PRESTITO DALLE BANCHE E CHE DOVREMO RESTITUIRE… LA PROPOSTA DI LETTA NON CREA DEBITO E NON SPUTTANA I SOLDI DI TUTTI… IN EUROPA LA TASSA DI SUCCESSIONE NON E’ UNA FARSA COME IN ITALIA
La tassa sulla successione in Italia esiste da decenni. 
Una prima raccolta legislativa organica è stata inserita in un Regio Decreto del 1923. L’imposta fu poi riformata nel 1972 e successivamente sostituita dal Testo Unico del 1990. Com’è noto, il Governo Berlusconi nel 2001 decise di eliminarla con la legge 383, nota come Tremonti-bis, ma è stata poi reintrodotta nel 2006 dal Governo Prodi con le caratteristiche tuttora in vigore.
In cosa consiste.
Chi oggi riceve in successione (o in donazione) beni immobili o diritti su beni immobiliari paga: una aliquota del 4% del valore complessivo netto se l’erede è il coniuge o un parente in linea retta, con una franchigia di un milione euro; del 6% sul valore complessivo netto eccedente i 100mila euro, se l’erede è un fratello o una sorella oppure un parente fino al quarto grado (in questo caso senza franchigia); dell′8% senza franchigia per tutti gli altri casi. I partiti di centrosinistra da tempo chiedono un inasprimento della tassa sul patrimonio immobiliare perché ritenuta troppo bassa.
Alla Camera giace dalla scorsa legislatura una proposta di legge, mai discussa, di Sinistra Italiana che puntava ad aumentare le aliquote, ricordando come – dati Bankitalia – le modifiche apportate a cavallo del Duemila prima dal Governo D’Alema e poi da quello Berlusconi “abbiano portato dal 32 al 40 per cento la percentuale di famiglie ricche che lasciano un’eredità, e dal 26 al 31 per cento quella delle famiglie povere”.
Secondo uno studio degli economisti Salvatore Morelli e Paolo Acciari che analizza le dichiarazioni di successione a partire dalla metà degli anni Novanta, i patrimoni ereditati non solo hanno aumentato il loro valore, ma sono diventati sempre più concentrati nelle mani di pochi. Al tempo stesso, è calato il peso della tassazione su questi trasferimenti.
La proposta del Pd.
La proposta lanciata dal leader Pd vuole destinare ai giovani con un reddito medio-basso un assegno da diecimila euro al compimento dei diciotto anni.
L’intento, nobile, è di aumentare in maniera progressiva le aliquote sulle successioni e per le donazioni superiori ai 5 milioni di euro, in modo da creare un fondo che finanzi la dote, secondo le stime dem, per 280mila neomaggiorenni.
Secondo i calcoli del Nazareno, i destinatari sarebbero quindi circa la metà dei diciottenni italiani. I soldi della dote potrebbero essere spesi in formazione e istruzione; lavoro e piccola imprenditoria; casa e alloggio. Il costo della misura sarebbe di circa 2,8 miliardi annui e verrebbe finanziato portando al 20% l’aliquota massima di tassazione per le eredità e le donazioni tra genitori e figli superiori ai 5 milioni di euro, mantenendo la franchigia di un milione di euro.
La tassa di successione negli altri Paesi Ue.
Tra le ragioni a sostegno di una stretta sui patrimoni immobiliari viene citato il confronto con gli altri Paesi dell’Ue. Se in Italia un figlio (o coniuge) che riceve in eredità dai genitori (o dal coniuge defunto) una o più case sconterà una aliquota del 4% con una franchigia di un milione di euro, in Francia si oscilla tra il 5 e il 45% e una franchigia da soli 100mila euro per i figli, mentre i coniugi sono esentati.
In Germania l’aliquota varia tra il 7 e il 30% e la franchigia non supera i 500mila euro.
Nel Regno Unto l’aliquota è al 40% ma solo per i figli, i coniugi sono esentati, mentre in Spagna si varia tra il 7 e 34% ma con variazioni a seconda delle comunità autonome che possono intervenire con disposizioni regionali.
Pertanto dalle tasse di successione l’Italia incassa circa 800 milioni, contro i 6 miliardi della Gran Bretagna, i 7 miliardi della Germania, i 2,7 miliardi della Spagna e i 14 miliardi della Francia.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
EYAD SALHA ERA CON LA MOGLIE INCINTA E LA BAMBINA QUANDO UN MISSILE HA CENTRATO LA SUA CASA
Una terribile storia arriva dai territori martoriati dalle bombe israeliane a Gaza,
dove una di queste ha centrato la casa di una famiglia con un disabile, rimanendo tutti uccisi.
“Sono dieci giorni che non dormo, io e la mia famiglia abbiamo paura. Stanotte ho temuto di morire, ero terrorizzata: di continuo si sentono esplosioni e grida. Non faccio che pregare Dio affinchè protegga me, la mia famiglia e i miei amici. Oltre che da cielo e da terra, ora l’esercito israeliano ci bombarda anche dal mare”.
Così una giovane di 21 anni residente a Gaza City.
“Di giorno siamo costretti a restare in casa, perché se usciamo potremmo essere ritenuti obiettivi e colpiti. Circolare in auto è ancora più pericoloso”. Ieri verso l’ora di pranzo “è stato colpito un edificio non lontano da casa mia dove viveva un uomo disabile costretto su una sedia a rotelle. Il missile ha centrato la casa e ha ucciso tutta la famiglia”.
La storia è stata confermata anche da media locali e dalla testata Al jazeera, che ha fornito maggiori dettagli: Eyad Salha, di 33 anni, e sua moglie Amani, in attesa del secondo figlio, si erano appena messi a tavola con la figlia Nagham, di tre anni, quando il missile ha distrutto le tre stanze del loro appartamento.
Alla stampa internazionale Omar Salha, fratello dell’uomo, ha detto: “Mio fratello era in sedia a rotelle da 14 anni, non poteva neanche lavorare. Non era un miliziano. Perché ucciderlo? E cosa avevano fatto di male sua moglie e i suoi figli?”.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
“CI SONO 1.400 FERITI E DECINE DI MIGLIAIA DI SFOLLATI”
Una grave denuncia arriva da Medici senza Frontiere, impegnata in questi giorni di conflitto tra Israele e Palestina a soccorrere le tante vittime e feriti nella Striscia di Gaza
“Oggi è stata nuovamente negata ad un team di Medici Senza Frontiere l’autorizzazione a entrare da Israele nella Striscia di Gaza” ha riferito Ely Sok, capomissione dell’ong nei Territori palestinesi. “Sono trascorsi ormai più di dieci giorni dall’inizio dei bombardamenti israeliani sulla Striscia e stanno aumentando i bisogni umanitari, con oltre 1.400 feriti e decine di migliaia di sfollati”.
La capomissione di Msf riferisce ancora: “Il sistema sanitario, che già deve fronteggiare numerose carenze anche quando non ci sono bombardamenti, non dispone dei materiali fondamentali per curare i feriti, a cominciare dalle sacche di sangue. Non sappiamo ancora quando l’equipe di Msf sarà in grado di entrare a Gaza per unirsi ai nostri colleghi già sul posto”.
Sok ha concluso con un appello: “Chiediamo che siano riaperti immediatamente i valichi di frontiera e che sia garantita una circolazione sicura di personale e forniture umanitarie per scongiurare una catastrofe ancora più grave”.
Ieri, sul proprio sito web, Msf ha titolato un resoconto dall’enclave palestinese ‘Quello che stiamo vivendo a Gaza è terrificante’.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
PARE DI ESSERE TORNATI NELL’800, NESSUN ACCENNO ALLA DISPARITA’ SALARIALE E ALLA DISOCCUPAZIONE FEMMINILE, E’ IMPORTANTE SOLO CONCILIARE UNA PROFESSIONE CON I LAVORI DI CASA
Doveva essere un post di ringraziamento e invece si è trasformato in una bufera
social. La neo presidente della Commissione regionale delle Marche per le Pari Opportunità Maria Lina Vitturini, candidata con Fratelli d’Italia alle regionali qualche giorno fa ha postato su Facebook un messaggio per ringraziare gli utenti degli auguri per il nuovo incarico.
Per farlo, ha pubblicato una foto in cui la si vede in cucina, luogo che, come lei stessa dice non è stato scelto «a caso», ma volontariamente «per spiegare in parole semplici il concetto di “pari opportunità” a coloro che mi chiedono di che si tratta».
La donna – si legge nel post – generalmente si occupa della casa e la famiglia, della cucina, dei lavori di cura in generale pensando ai figli e gli anziani, in più la maggior parte di loro lavora fuori casa, questo è il concetto di conciliazione casa lavoro.
Per Vitturini le leggi sulle pari opportunità esistono perché «le ore della giornata sono quelle e bisogna farci entrare tutto». In questo modo si aiutano le donne «con alcune agevolazioni come il part time o i congedi parentali. È solo una piccola parte di quello che andremo a fare con i progetti che metteremo in campo – annuncia -. Naturalmente tutte queste leggi valgono anche per gli uomini che fanno altrettanto».
Le reazioni
Il post, che ha avuto un effetto diverso da quello sperato, ha attirato parecchi commenti sbalorditi (“Oddio”) o sarcastici (“siamo nel 2021, non nel 1921” e da un uomo “veramente a casa cucino io”), tra messaggi di congratulazioni.
«Leggendo la prima dichiarazione ufficiale dalla cucina della nuova presidente della Commissione per le pari opportunità della Regione Marche non credevamo ai nostri occhi. La location fa da sfondo ad una serie di preoccupanti banalità ottocentesche che vorrebbero relegare le donne in un ruolo in cui “bisogna fare entrare tutto” cucina, cura, lavoro esterno, e chissà cosa altro ancora», hanno fatto sapere.
«Ma dove sono finite nella cultura della presidente le donne che lottano per far riconoscere il lavoro di cura, per combattere le disparità salariali che ancora oggi le penalizzano, per uscire dalla disoccupazione? Ma in quale parte dell’Italia e del mondo vive la presidente della Commissione?»
E’ il caso di spendere denaro pubblico «per sentirci dire di rimanere in casa buone e zitte? Ma le donne marchigiane meritano questo?».
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
ORA LA LEGA APRE UNA NUOVA DISPUTA GIURIDICA SUL NOME DEL SUCCESSORE …. FDI PUNTEREBBE SU LA RUSSA
Il presidente del Copasir Raffaele Volpi (Lega) si è dimesso. Si è dimesso anche il compagno di partito di Volpi, Paolo Arrigoni.
Volpi ha preso questa decisione alla fine di un lungo braccio di ferro con Fratelli d’Italia che, come unica forza di opposizione, reclama quel posto in forza della legge. Volpi era in carica dal 9 ottobre del 2019, dall’inizio del governo giallorosso.
A sollecitare un ricambio ai vertici dell’organismo parlamentare erano stati, tra gli altri, i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati, e diversi leader di partito fra cui Letta (Pd) e Conte (M5S).
In precedenza si era dimesso dal comitato il forzista Elio Vito. Adesso tocca a Fico e Casellati provvedere alla sostituzione dei tre dimissionari, poi il vicepresidente del Copasir – che attualmente è Adolfo Urso (Fdi) – dovrebbe allestire il seggio per l’elezione del nuovo numero uno.
La Lega però si oppone a questa procedura perché invoca l’applicazione integrale della legge 124 del 2007 che prevede “l’assegnazione all’opposizione di 5 componenti su 10 tra cui poter scegliere l’eventuale presidente”.
Interpretando letteralmente questa norma, cinque componenti su 10 sarebbero di Fratelli d’Italia. Ma questa della Lega si profila solo come una mossa tattica, un pretesto per bloccare l’elezione dell’unico attuale esponente del partito di Meloni. Il nome di Urso d’altronde non è gradito neppure ad altri partiti della maggioranza.
In mattinata ad annunciare l’abbandono dei lavori erano stati Federica Dieni, Maurizio Cattoi e Francesco Castiello (M5S) ed Enrico Borghi, del Partito democratico. In una nota spiegavano anche che prima di lasciare, “nel pieno rispetto delle prerogative istituzionali, e al fine di adempiere ai disposti normativi che stabiliscono le funzioni del Copasir, abbiamo votato la delibera adottata dall’Ufficio di presidenza in ordine all’attivazione di quanto stabilito dall’articolo 34 della legge 124/2007”.
Ora si apre una disputa giuridica: in caso di ricomposizione del comitato con nomi nuovi, uno dei candidati accreditati alla presidenza per Fdi è l’ex ministro Ignazio La Russa.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
IL POST DEL CONSIGLIERE REGIONALE MAX BASTONI
Il sistema sanitario lombardo ha palesato, con la pandemia, gli effetti del
fallimento di un’amministrazione che – nella sua storia recente – ha pensato più a foraggiare il privato penalizzando il pubblico.
La storia della pandemia (soprattutto in termini di vite andate perdute) racconta di come ci siano stati dei problemi strutturali, figli di atteggiamenti sbagliati e opportunistici.
Ma la Lega ha, oggi, una nuova priorità: non quella di indagare su cosa sia successo nel corso degli ultimi venti anni, ma quella di protestare contro i berrettini arcobaleno fatti indossare ai bambini prematuri ricoverati all’Ospedale Niguarda di Milano. E a “denunciare” questo “scandalo” è stato il consigliere Regionale Max Bastoni.
Questo il post pubblicato dall’esponente e rappresentante del Carroccio sula sua pagina Facebook all’indomani dell’iniziativa del personale del nosocomio meneghino per la Giornata Internazionale contro l’omotransfobia dello scorso 17 maggio.
“Vergogna”. Addirittura. Quei berrettini arcobaleno, destinati ai neonati prematuri che si trovano al Niguarda di Milano, sono stati realizzati dalle volontarie di Cuore di maglia e l’iniziativa è stata accolta con favore dalla Associazione Amici della Neonatologia.
Un’iniziativa che non ha avuto alcun effetto sui bambini che, ricoverati nei reparti di terapia intensiva, indossano spesso cappellini di questo tipo a mo’ di protezione. Eppure Max Bastoni e i suoi colleghi della Lega hanno deciso di protestare.
Queste, evidentemente, sono le priorità degli esponenti del Carroccio. Gli stessi che per mesi hanno rilasciato dichiarazioni seguendo il mood del “tuttappostismo” per negare le evidenti lacune sanitarie nella Regione che amministrano attivamente dal 2013 (prima Roberto Maroni, poi Attilio Fontana), per non parlare del precedente con Roberto Formigoni (quindi del centrodestra). Eppure si parla di vergogna per dei cappellini arcobaleno. Evidentemente queste sono le priorità del partito di Matteo Salvini.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile
LE ASSURDE TEORIE SU UN PRESUNTO FOTOMONTAGGIO SMENTITE DAI FATTI: IN UN PAESE NORMALE O DIMOSTRI CHE E’ UN FALSO O FINISCI IN GALERA, IN ALTRI CON UNA CORDA AL COLLO
Negli ultimi anni abbiamo conosciuto i terrapiattisti, poi soppiantanti dai negazioni del Covid e della pandemia.
Il nuovo fenomeno social è quello dei negazionisti dei soccorsi in mare. Sui social, infatti, tantissimi utenti (non solo italiani) hanno condiviso fantasiose ricostruzioni attorno alla foto neonato salvato a Ceuta da parte di un agente della Guardia Civile spagnola.
La teoria, priva di alcun riscontro, parla di un fotomontaggio e, in alcuni casi, di uno scatto creato ad arte. Poi c’è chi sostiene che il bambino che compare in quell’immagine sia un bambolotto.
Spieghiamo perché tutte queste ricostruzioni siano false e dall’amaro sapore della bufala andata a male.
Partiamo dal contesto. Nelle ultime settimane c’è stato un aumento del flusso migratorio tra Marocco e Ceuta – che si trova sulla sponda africana del Mediterraneo, ma si tratta di una città autonoma legata allo Stato spagnolo – arrivato dopo tensioni geopolitiche tra i due Paesi (qui abbiamo approfondito quel che sta accadendo). Proprio negli ultimi giorni, la Guardia Civil ha diffuso sui social alcune immagini dei salvataggi in mare.
In particolare, i complottisti hanno preso di mira la foto neonato salvato a Ceuta in mare. La bufala più diffusa parla di un bambolotto (chiamato reborn) utilizzato per quella che viene definita una messinscena.
Ma perché vengono sostenute queste amenità? Mettiamo da parte i discorsi ideologici che spingono a credere a questa bufala del bambolotto e limitiamoci a smontare pezzo per pezzo questa fake news.
C’è chi sostiene che il colore della pelle del bambino sia troppo bianca e candida. Questo sarebbe il simbolo delle fattezze non umane del piccolo. Ma è davvero così? Per rispondere a questa domanda, riprendiamo il racconto fatto dall’agente della Guardia Civil alla radio ufficiale della Conferenza Episcopale spagnola:
“Abbiamo afferrato il bambino, era congelato, infreddolito, non si muoveva. È stato un po’ traumatico. C’erano molti padri e madri con i bambini legati come meglio potevano sulla schiena, con stoffe e vestiti. Siamo stati attenti a tutte le persone che pensavamo non sarebbero state in grado di arrivare nella zona spagnola perché l’unica loro intenzione era arrivare nel tratto di mare spagnolo, a qualunque costo. Usavano come galleggianti giocattoli, bottiglie vuote, qualunque cosa. Alcuni indossavano giubbotti di sughero fuori misura”.
Chi ha un minimo di nozioni sulla vita reale, sa che un principio di congelamento (e le acque del Mediterraneo non sono elevate, soprattutto a largo) porta la pelle ad avere un colore più chiaro. Si tratta di una reazione epidermica nota a tutti. E quel neonato – sia per età, sia per temperatura – era quasi assiderato quando è stato soccorso dall’agente della Guardia Civil.
I contorni e la risoluzione
L’altra teoria bufalesca attorno alla foto neonato salvato a Ceuta riguarda i “contorni”. In molti, infatti, sostengono che zoomando sull’immagine si percepisca il fotomontaggio.
Peccato che, come spiega David Puente su Open, ci sia una spiegazione tecnica, dovuta alla risoluzione (più bassa) della foto condivisa sui social. Anche dal profilo della Guardia Civil.
Per capire che non ci sono “bordi artefatti” basta vedere questa immagine a più alta risoluzione, mandata in onda da Antena3 durante l’intervista all’agente che ha messo in salvo il piccolo a Ceuta.
Tutto ciò dovrebbe far arrendere i complottisti e i negazionisti. Sappiamo che, probabilmente, preferiranno andare dietro a queste strampalate teorie, per un puro orientamento ideologico.
Ma la realtà non è quella che viene spacciata da social da questi procacciatori e diffusori di odio.
(da agenzie)
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