Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
UNA BATTUTA TRATTA DELL’ENRICO V PER IRONIZZARE SU CHI HA SCELTO LA POLTRONA…. LA MAGLIETTA COSTA APPENA 7,99 CON LO SCONTO, ALTRI PREZZI…
Anche William Shakespeare aiuta a costruire una stagione politica.
Devono averla pensata così i finiani di Generazione Italia che hanno messo in vendita sul sito la t-shirt con la citazione di una battuta tratta dall’Enrico V, con evidente riferimento ai compagni di viaggio che hanno scelto altre destinazioni.
Ecco la frase.
«Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada.
Dategli dei soldi perchè acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell’uomo.
Non vogliamo morire con nessuno ch’abbia paura di morir con noi».
Nell’official store di Fli il prezzo è di 10 euro ma viene offerta con lo sconto a 7.99 euro.
Altri prezzi rispetto a quelli denunciati al calciomercato di Montecitorio…
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Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
PER GIUSTIFICARE LA SUA ASTENSIONE DI IERI, OGGI MOFFA SI INVENTA STRATEGA: PERCHE’ NON DICE CHE LO FARANNO MINISTRO ALLE POLITICHE COMUNITARIE? …. PARLA DI SNATURAMENTO DI FLI, MA LUI QUANTE VOLTE SI E’ SNATURATO PER RESTARE A GALLA?… E’ FORSE PER UNA NOBILE DIVERGENZA IDEOLOGICA CHE IERI HA CHIESTO IL POSTO DI BOCCHINO PER VOTARE LA SFIDUCIA?
Il fronte berlusconiano anche oggi non rinuncia a sparare la quotidiana palla: la parola d’ordine è “allargamento della maggioranza”, anche perchè, con tre voti di scarto, il governo durerebbe due giorni.
Dopo averci provato con l’Udc di Casini e aver ricevuto la porta in faccia, chiusa ogni possibilità con Futuro e Libertà dopo l’indegna campagna acquisti, dopo aver fatto un cenno persino ai cattolici del Pd e aver ricevuto una pernacchia, chi rimane per “allargare” la corte dei miracolati?
Ecco la soluzione, “recidiva con diffida”: “cercheremo i singoli deputati sia dell’ Udc che di Fli”.
E poi il premier si lascia scappare: “Abbiamo un sacco di posti liberi sia come ministri che come sottosegretari”.
Speriamo non si dimentichi di stornare quelli già promessi agli “accattoni” di Fli, poveretti, almeno pagargli il prezzo del tradimento di ieri.
Nel dettaglio, il presidente del Consiglio ammette di pensare «anche a deputati di Fli, che non sono più d’accordo con Fini ma al quale hanno già pagato il debito di riconoscenza per averli messi in lista».
Di più: «I voti erano già ieri sera diversi e di più, perchè tanti, avendo visto che l’attacco è andato male, hanno scelto diversamente».
Povero Silvio, niente Bunga Bunga con tutti questi rompicoglioni di transfughi che non lo fanno neanche dormire la notte: tutti a telefonargli per dichiararsi pronti ad abbandonare la nave finiana e a ritornare sulla tolda del “ciarpame senza pudore”.
Peccato che non faccia nomi, non arrivino adesioni, sia il solito miserevole spot per far credere quello che non è.
Ma c’è un uomo che agisce dietro le quinte “in nome e per conto”, si chiama Silvano Moffa, ex sindaco di Colleferro e presidente della provincia di Roma.
Una persona poco nota a molti, colui per cui Fini ha espresso amarezza quando ieri l’ha tradito: “almeno poteva dirmelo prima” ha detto il Gianfri, memore di un’amicizia trentennale.
Oggi Moffa, che passa per grande stratega, ha sostenuto che “il disegno originario che ha dato vita a Futuro e libertà è stato snaturato, perchè Fli doveva restare nel perimetro del centrodestra senza fughe terzopoliste e per questo motivo altri moderati potrebbero dissociarsi nei prossimi giorni”.
Si dà il caso che il buon Silvano sia conosciuto da chi scrive da quando eravamo ragazzi, dai tempi di Linea Futura e Spazio Nuovo, mozione congressuale della destra sociale rautiana, che lo stesso Moffa illustrò al congresso a Roma con grande partecipazione ed enfasi.
Erano i tempi della teorizzazione dello “sfondamento a sinistra”, di un Msi sociale e Silvano era uno di noi, molto considerato e a buona ragione.
Leggere ora da uno come lui che “bisogna restare nel perimetro del centrodestra senza fughe terzopoliste” provoca solo pena.
Badate bene: non una alleanza sulla legge elettorale con il Pd lo scandalizza, anche solo un terzo polo moderato che metta in discussione il suo mandante in Fli.
E proprio lui parla di snaturamento senza vergognarsi?
Proprio lui che quando fu messo in minoranza il progetto rautiano, a differenza di chi come il sottoscritto non aderì neanche ad An per coerenza ai propri ideali, si affrettò a salire sul carro del vincitore fino a diventare un fedelissmo di chi, ovvero Fini, fino al giorno prima aveva osteggiato?
Ma passi, c’è chi ha vive di politica e chi no.
Ora Moffa si accorge del perimetro e dello snaturamento, abbandona Fini di nascosto, proprio lui che qualche mese fa mi scrisse “non avevo dubbi, conoscendoti, che saresti stato vicino a noi e alle posizioni di Fini”.
Forse ero io che non conoscevo più bene lui, avendolo perso di vista per tanto tempo.
Ma ritorniamo a quanto dichiarato oggi: “Fini doveva creare una nuova formazione nel perimetro del centrodestra anche europeo, e invece il progetto, nelle ultime settimane, si è andato sfarinando verso un Terzo polo che non condivido. E non lo condivido perche il Terzo Polo, oltre a non essere adeguato alla struttura bipolare del nostro sistema, non è nella coscienza del paese”.
E infine, quello che per Moffa è stato l’errore tattico: “Se si fosse ascoltato bene il discorso di Berlusconi – dice – si sarebbero colte delle aperture, per esempio sulla legge elettorale, che erano contenute nel documento di mediazione che io avevo messo a punto”.
Povero Silvano che oggi cerca di dare dignità al suo tradimento.
Dimentica che il suo documento di mediazione è stato proprio il suo Silvio a respingerlo: era già una cagata di suo, essendo ispirata dal Pdl, ma tanto aveva rotto le palle che Fini per venirgli incontro lo aveva accettato.
Silvano dimentica l’impegno, qualora fosse stato respinto, che tutti avrebbero votato la sfiducia.
Dimentica che anche lui aveva sottoscritto la mozione e ha tradito la sua firma.
Dimentica che a Bastia Umbra aveva pronunciato un discorso di fedeltà assoluta alla linea futurista che sempre quella è stata.
E se di mero contrasto alla linea politica si fosse trattato, che senso aveva ieri dirsi disponibili a votare la sfiducia in cambio delle dimissioni da capogruppo di Bocchino?
O non stavi semplicemmente eseguendo degli ordini per creare ulteriore scompiglio in Futuro e Libertà per conto di terzi?
A che titolo hai organizzato alla vigilia ulteriori incontri e hai fatto firmare persino da Catone una lettera pro-governo?
A che fine tutto questo attivismo?
Per rafforzare l’area di questo governo?
Sempre in simbiosi con l’uomo di Alemanno, di nome Augello, altra grande quinta colonna del premier?
Ma se vuoi limitarti a parlare di coerenza politica, dimmi una cosa Silvano: che ha in comune con la tua formazione culturale e sociale questo governo forzaleghista composto da inquisiti, corrotti, amichetti dei mafiosi, razzisti, puttanieri e antiitaliani?
Potevi dire onestamente che ti hanno promesso il ministero delle politiche comunitarie e avremmo capito a malincuore.
Per come ti ricordiamo vederti abbracciato da Silvio alla Camera come colui che ha compiuto la propria missione tra le linee nemiche ci ha creatom credici, un senso di vomito.
E leggere che non hai neanche il coraggio di rientrare nel Pdl ma che andrai (per poco) nel gruppo misto, solo per darti una patina di dignità è ancora più penoso.
Addio Silvano, irriconoscibile amico di un tempo dove non c’erano poltrone da spartire, ma solo tanta nobile dignità .
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Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
IL SISTEMA PER ACQUISTARE DEPUTATI E PARLARE DI MORALITA’, PASSARE DA UNA MAGGIORANZA DI 80 PARLAMENTARI A 3 GLORIFICANDO SE STESSO, SPACCIARE PER RIFORMA DELLA GIUSTIZIA DELLE CHIAVICHE DI LEGGI AD PERSONAM, PERDERE IL 10% DI VOTI IN DUE ANNI E PARLARE DI VITTORIA… E I SERVI BEOTI SI RICORDANO DEL TRICOLORE, “PRESTATO” DA CHI LO USAVA COME CARTA IGIENICA
Abbiamo voluto, prima di esprimere alcune nostre sintetiche considerazioni, pubblicare
alcune qualificate analisi di commentatori politici, in relazione al voto di ieri alle Camere.
Per rendere politicamente chiaro il nostro punto di vista andiamo per brevi capitoli.
Gli errori di Fini
1) Aver accettato che la mozione di sfiducia venisse calendarizzata dopo trenta giorni, con la scusa della necessità di far passare la finanziaria. Cosi facendo ha dato tutto il tempo alla maggioranza di porre in essere quel lercio mercato delle vacche che ha permesso al governo di fare campagna acquisti, promettendo mare e monti
2) Essersi fidato della parola e della firma di presunti amici che altro non rappresentavano che la quinta colonna di Berlusconi in Futuro e Libertà .
3) Aver dovuto fare spesso un passo avanti e uno indietro, più che per colpa sua, per i bastoni tra le ruote che mettevano costantemente le “colombe”.
Fini ha preferito tenere unito il gruppo a scapito della coerenza e della linearità di condotta, ma l’esito gli dà torto.
Berlusconi ha vinto?
Per dirla alla D’Alema, se uno si accontenta di vincere comprando i deputati, numericamente ha vinto.
In un Paese normale sarebbero arrivati i carabinieri in Parlamento a “impacchettare” qualcuno.
Se vincere con l’acquisto di un deputato inquisito per essersi fottuto i rimborsi dell’alluvione (60.000 euro) per rifarsi i denti, di un altro che ha un decreto ingiuntivo di 200.000 euro e il pignoramento di 7 appartamenti, con un’ altro ancora sotto processo per essersi fottuto 700.000 euro dalle casse del comune di Alessandria, rappresenta un successo, allora il governo ha vinto.
Se vincere minacciando conseguenze sulle aziende di famiglia di una deputata per assicurarsi il suo voto o assicurare un posto da sottosegretaria a un’altra o da ministro a un altro politico accattone, allora il governo ha vinto.
Conta il risultato, risponde qualcuno.
No, conta il modo, ribattiamo noi: perchè la corruzione è un reato penale e, senza certi interventi, il premier sarebbe stato sfiduciato e oggi staremmo a commentare altro.
Tre voti di differenza vuol dire che bastavano che le due deputate di Fli votassero come da firma loro apposta alla mozione di sfiducia e il governo avrebbe perso 313 a 312.
O che i “tre tenores” dell’ 1 x 2 ( due ex Pd e un Idv) non fossero stati beneficiati di promesse e prebende.
Futuro e LIbertà si è spaccata?
Leggiamo certi titoli che fanno sorridere: sono andati via in 3 su 36, pari all’ 8%.
Una per ragioni di convenienza aziendale, un’altra per un posto da sottosegretario, un altro per un posto da ministro alle politiche comunitarie.
Più che spaccatura è accatonaggio molesto.
Per dirla tutta speriamo che qualcun altro li accompagni, così si tolgono dai coglioni tutti coloro che stanno ancora a perdere tempo con Ali babà .
Che deve fare Futuro e Libertà ?
L’elettorato potenziale di Fli per oltre l’80%, secondo i rilievi di Demopolis, non ne vuole più sapere di Berlusconi.
Quindi Fli deve fare opposizione al governo, il che vuol dire presenza in Aula, sfiducia a Bondi e Calderoli, come etica impone.
I pidiellini che ieri hanno sventolato, in segno di giubilo, il riscoperto tricolore, dopo aver taciuto da vigliacchi quando Bossi “ci si sarebbe pulito il culo”, devono farsela addosso in Aula.
Ha detto Silvio che ha la maggioranza? Bene, il senso del dovere dei pidiellini è quello di garantire il voto al governo: o tengono a bada la prostata o devono finire sotto in qualsiasi momento, in qualsiasi occasione, in qualsiasi modo.
Berlusconi vuole le elezioni?
Berlusconi aspetta la decisione sul legittimo impedimento e ha bisogno di tempo, la Lega vuole poter spacciare ai beoni padani una parvenza di federalismo virtuale, altrimenti perde consensi: ne deriva che nessuno vuole le elezioni a breve.
Anche per un semplice motivo: rischiano di perderle o nella migliore delle ipotesi di vincerle solo alla Camera.
E’ il gioco della Lega: nel caso vi fossero le elezioni e al Senato non emergesse una maggioranza di centrodestra, fuori Silvio e dentro Tremonti.
E Silvio si imbarca per le Cayman.
Per questo si è ridotto a correre dietro alle Siliquini e ai Razzi: come ha ricordato Fini, per non doversi presentare ai processi.
In conclusione
Ieri Fini poteva riuscire a dare una spallata e non c’è riuscito, amen, ma non ha perso la guerra.
Berlusconi ha solo rinviato i suoi problemi.
Sullo sfondo rimane un partito ormai dedito solo all’accattonaggio molesto. Fino ad esaurimento delle monetine in tasca ai passanti.
Sono i nuovi rom della politica italiana.
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Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
IL CORSIVO DI FILIPPO ROSSI SU FAREFUTURO
Io festeggio.
Davvero, io festeggio.
Avete tutto il diritto di non credermi, ma io festeggio veramente.
Faccio festa a un altro pezzetto di libertà conquistata con la fatica della battaglia.
Con l’orgoglio di stare dalla parte giusta.
Dalla parte opposta di chi declina la politica come se fosse proprietà privata, come se fosse questione d’interessi individuali e aziendali.
Di chi vuole salvare se stesso e non l’Italia.
Festeggio perchè sto all’opposizione.
Perchè sono altrove.
Lontano.
Festeggio perchè solo così può nascere una destra nuova che non sia più succube del potere berlusconiano.
Una destra che non si attardi più a cercare compromessi col vecchio ma cerchi l’avventura del nuovo, in mare aperto.
Una destra futurista, per nulla paurosa e per niente codarda.
Io festeggio perchè la destra nuova o sarà “anti e post” berlusconiana o non sarà per niente.
Perchè la destra nuova per venire finalmente alla luce non può attardarsi in compromessi con chi ancora crede nell’insostituibilità del pifferaio di Arcore. Io festeggio perchè da oggi siamo ancora un po’ più distanti da chi ancora pensa che si possa costruire un centrodestra europeo accettando di cantare “meno male che Silvio c’è”.
Da chi crede che una destra moderna possa permettersi di fare compromessi col peggiore dei populismi possibili.
Io festeggio perchè abbiamo percorso un altro pezzo di strada verso un’Italia finalmente liberata da una politica che non si merita, da una politica che grida invece che pensare, che tifa invece di scegliere, che fa demagogia.
Io festeggio perchè, nonostante quel che dicono i propagandisti di mestiere, ieri un altro pezzo di berlusconismo se l’è portato via il vento della storia. Diceva Gaber: «Io non ho paura di Berlusconi in sè, ma di Berlusconi in me». Ecco, io festeggio perchè un altro pezzo di “Berlusconi in noi” se n’è andato. Io festeggio perchè la destra come la sogno, come la sogniamo, nascerà il giorno in cui non avrà nemmeno una scoria di berlusconismo in corpo.
Io festeggio perchè da oggi questa destra “deberlusconizzata” è un po’ più forte.
Filippo Rossi
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Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile
ALLA CAMERA FINISCE 314 A 311: BERLUSCONI VINCE LA COPPA DEL NONNO DELLA REPUBBLICA SUDAMERICANA DELLE BANANE.. BARBARESCHI: “L’HANNO MINACCIATA DI CHIUDERE LE SUE AZIENDE CEPU: E’ CORRUZIONE DI PUBBLICO UFFICIALE”
Grazie a tre esponenti di Futuro e Libertà che poche settimane fa a Perugia avevano
raccolto applausi giurando fedeltà a Fini e avevano liberamente sottoscritto la richiesta di dimissioni del premier, il governo evita (per ora) di esalare l’ultimo respiro.
La sfiducia non passa per appena tre voti ( 314 a 311).
E sono proprio i voti della Siliquini e della Polidori a favore del governo, invece che contro, a permettere al governo aziendal-razzista di tirare a campare.
Oltre all’assenza di Moffa che avrebbe invece dovuto votare la sfiducia.
Ora qualcuna potrà diventare ministro o sottosegretaria e realizzare il sogno di una vita: tradire al momento giusto e nel posto giusto.
Ma c’è dell’altro: mentre il voto della Siliquini e di Moffa era nell’aria, quella di Catia Polidori no.
“La Polidori è stata minacciata per le sue aziende. Le hanno detto che le chiudevano le sue aziende”.
E’ la denuncia di Luca Barbareschi dopo che Catia Polidori ha scelto di votare per il governo, in dissenso dal gruppo Fli.
“Questa – ha detto ancora – è corruzione di pubblico ufficiale. Sappiamo per certo che la Polidori, la cui azienda di famiglia è il Cepu, ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono”.
Come la pensavamo sulle colombe ho abbiamo già detto ieri e non abbiamo condiviso neanche il tentativo estremo di Fini di mediare.
Con certa genta non si media, tradiscono ugualmente.
Gente senza onore che non rispetta non solo la parola data, ma neanche la propria firma.
Ora qualcuno ritornerà alla corte dei servi e speriamo che si porti dietro anche qualche altro manutengolo.
Il progetto di Futuro e Libertà vada avanti, Berlusconi ha perso in ogni caso, dimostrando di saper vincere solo con le carte truccate.
Ma gli amici di Fli comprendano bene una cosa: questo governo deve andare a casa per il bene dell’Italia.
Non con le mediazioni, i compromessi interni, il perenne moderatismo.
Qua nessuno vuole andare a sinistra, vogliamo solo stare in una destra non puttaniera, non corrotta, non mafiosa.
Una destra che pensi agli interessi degli italiani, non ai processi del premier.
Oggi non è cambiato nulla, in fondo: anzi, molti italiani in più avranno capito con quali sistemi corruttivi qualcuno governa il Paese.
E da domani vogliamo vederli incollati col culo alla poltroncina: non deve passare più nulla che Futuro e Libertà non voglia.
Così si fa opposizione, non con i documenti di mediazione.
Il popolo di centrodestra ha diritto a una “vera destra”, non al teatrino berlusconiano della politica.
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Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile
L’APPELLO, FATTO ANCHE A NOME DELLE COLLEGHE COSENZA E BONGIORNO, CHE NON POTRANNO ESSERE IN AULA, CAUSA GRAVIDANZA A RISCHIO, CADE NEL VUOTO….IL PDL SI MOBILITA SOLO PER SALVARE IL CULO A BERLUSCONI DAI PROCESSI, NON PER LA VITA DI UN BAMBINO
La fiducia al governo è appesa a pochi, pochissimi voti.
Una sola assenza in Aula durante il voto in programma oggi rischia di fare la differenza.
Se si tratta, però, di pancione, gravidanza a rischio, avanzata o addirittura parto, l’assenza diventa forzata.
Tra democratiche e finiane, sono tre le parlamentari che rischiano di non riuscire a votare la sfiducia al presidente del Consiglio.
Motivo che ha spinto una delle dirette interessate, la deputata Pd Federica Mogherini, ad avanzare una singolare proposta: tre donne del Pdl rinuncino a partecipare al voto di fiducia per compensare l’assenza di ciascuna delle tre donne intenzionate a votare la sfiducia a Berlusconi, ma impossibilitate causa pancione.
Un gesto di fair play al quale Alessandra Mussolini ha risposto immediatamente con un secco «no» lanciando una controproposta: le donne in attesa possano votare via web (tanto per sparare una cazzata)
Mogherini non sa ancora se il 14 riuscirà a essere a Montecitorio: «La gravidanza di Marta è a scadenza oggi stesso – racconta la parlamentare – se la piccolina decide di aspettare qualche giorno domani vengo a votare, anche perchè sto bene. Se vuole uscire oggi o domani dovrò optare per la sala parto», scherza la parlamentare.
Diverso è il caso delle sue due colleghe di Fli, Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza, entrambe con gravidanze a rischio: «Non le ho sentite – riferisce Mogherini – e non so come stanno. Con Bongiorno ho parlato prima della pausa dei lavori parlamentari, quando non c’era ancora l’incubo del pallottoliere. Entrambe avevamo concordato che è assurdo che il regolamento della Camera non preveda nulla per le donne in attesa. È prevista l’assenza per malattia e per la missione, ma non quella per la gravidanza».
Quindi l’appello: «Faccio un appello a Barbara Saltamartini che è la responsabile femminile del Pdl, oltre ad essere mia coetanea.
Le chiedo che per ciascuna di noi donne in gravidanza che non possiamo venire a votare la sfiducia ci sia una donna del Pdl che rinunci a partecipare al voto. Sarebbe un gesto di solidarietà e anche di fair play che rinobiliterebbe l’immagine del Parlamento».
«In Germania – racconta Mogherini, che è membro della commissione Esteri – è prassi fare così: quando c’è un voto fondamentale per la sorte del governo e un parlamentare è impedito a partecipare, anche un deputato dell’altro schieramento rinuncia a votare».
Ma in Germania c’è un’altra classe politica…
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Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
IN UN PAESE CIVILE UN PREMIER SI SAREBBE DIMESSO DI FRONTE AI NUMERI CHE LO SFIDUCIAVANO… FINI HA DETTO PERCHE’ BERLUSCONI NON MOLLA LA POLTRONA: DEVE EVITARE I PROCESSI A QUALSIASI COSTO… VINCERE CON VOTI COMPRATI ACCADE SOLO IN ALCUNI CORROTTI REGIMI SUDAMERICANI
Non siamo mai stati teneri in passato con Gianfranco Fini, avendo condiviso quasi nulla del suo percorso politico prima nel Msi e poi in An.
Non solo per i contenuti che esprimeva e che spesso non ci trovavano d’accordo, ma anche per la forma e la coerenza.
Ma le persone vanno valutate per quello che dicono e fanno nel contingente, altrimenti non si salverebbe nessuno.
E per la corenza con cui portano avanti le proprie idee.
Inutile dire che An non avrebbe mai dovuto fondersi con Forza Italia nel Pdl, sarebbe vero ma limitativo.
Probabilmente se An avesse avuto contenuti più marcati e più solide radici culturali, il problema non si sarebbe neanche posto.
La storia della destra italiana ha poco a che vedere con un partito aziendalista, nato per necessità del suo leader, formato da venditori di Publitalia, fondato su spot e lustrini, nonchè da personaggi equivoci.
La destra sociale poi non ha nulla da spartire con un partito di reazionari borghesi, di conservatori, non di valori, ma solo di privilegi.
Non a caso,mentre qualche ragazzo veniva massacrato sotto casa negli anni di piombo, qualcun altro finanziava Craxi o assumeva come stalliere un mafioso.
Altri ambienti, altre frequentazioni, altri valori, altri ideali.
Concetti che a suo tempo Fini non seppe mai interpretare per limiti suoi e di quella accozzaglia di caporali che lo ha circondato per anni.
Se si cercasse anche solo un motivo pragmatico per appoggiare Fini in questa fase politica, sarebbe già sufficiente la speranza di liberarsi di quell’esercito di squallidi servi che mai lo contraddicevano e che ora hanno trovato un nuovo (e ricco) padrone da servire.
Ma Fini oggi ha saputo guardare oltre, oltre il berlusconismo, oltre una destra reazionaria, bigotta e xenofoba, ha saputo rimettersi in gioco.
Non ci interessa se ci sono fatti anche personali all’origine delle sue scelte, ci preme sottolineare la possibilità che in Italia, dopo 15 anni di rincoglionimento delle coscienze, esista la possibilità concreta che emerga una destra di cui non vergognarsi.
Una destra pluralista, sociale, solidale, liberale, attenta ai bisogni dei più deboli, che riaffermi il concetto di unità nazionale, di legalità , di politica al servizio del proprio popolo.
Non sappiamo se Fini la spunterà per un voto o perderà questa battaglia per due, non ha rilevanza: anche se la dovesse perdere, in parlamento le truppe di Antigua non avranno tregua, è solo questione di tempo e torneranno a casa.
Ci conforta l’idea che Fini abbia invece detto chiaramente che Futuro e Liberta starà all’opposizione, una opposizione seria di destra fera, troncando ogni trattativa con un premier inaffidabile che ci sta spuattanando in tutto il mondo.
E’ forse un governo con radici di destra quello in cui un premier riceve prostitute a Palazzo, dove il Paese viene ridicolizzato dalle sue frequentazioni di minorenni, dove un capo di governo interviene presso una questura per far liberare una ragazza accusata di furto?
O dove si nomina ministro un politico solo per evitargli un processo?
O dove due ministri nominano figli acquisiti o fidanzati in posti remunerati dell’amministrazione?
O dove viene mantentuto ad alti incarichi di partito un ex sottosegretario colpito da diversi mandati di arresto per collusioni mafiose?
E potremmo riempire paginate intere di fatti e persone.
Ecco perchè, comunque vada, onore a Fini che ha saputo spezzare questa catena che avrebbe azzerato la destra italiana per decenni.
Poteva vivere nell’ombra e goderne i benefici, come hanno fatto tanti.
Ha avuto uno scatto di dognità : non ha importanza se vincerà questa battaglia, l’importante è vincere la guerra.
E soprattutto è meglio in ogni caso perdere dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
E gli uomini e le donne di destra vera, non di quella taroccata, state certi che sanno da che parte stare.
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Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
INIZIATA LA DUE GIORNI IN CUI SI DECIDE IL FUTURO DEL GOVERNO…. DOMANI IL VOTO QUASI IN CONTEMPORANEA NEI DUE RAMI DEL PARLAMENTO
Ecco l’agenda del voto di fiducia
Lunedi 13 dicembre
Senato — Intervento del premier alle 9.
A seguire discussione generale sulle risoluzioni di sostegno al governo che saranno presentate sulle dichiarazioni del premier, sulle quali il governo chiederà la fiducia.
La discussione si concluderà alle 14
Camera — Alle 16 vengono presentate le mozioni di sfiducia al governo e si apre il dibattito che dovrebbe durare fino alle 19-19.30.
Segue la replica del governo che dovrebbe essere fatta dal presidente del Consiglio
Martedì 14 dicembre
Senato — Alle 9 iniziano le dichiarazioni di voto dei vari gruppi (dovrebbero durare circa un’ora).
Dopo, visto che l’esecutivo dovrebbe aver chiesto la fiducia sul discorso del presidente del Consiglio, scatteranno le votazioni con due “chiame”, con i senatori che passeranno sotto il banco della presidenza e dichiareranno la propria scelta.
Il tutto dovrebbe durare un’ora circa e l’esito dovrebbe essere in tempo reale, subito dopo la fine della seconda chiama dei senatori, intorno alle 11.30
Camera — Alle 10.30 i vari gruppi esprimono le loro dichiarazioni di voto sulla sfiducia, che dovrebbero durare circa un’ora.
A quel punto inizierà la votazione per appello nominale con due chiame.
Il voto, anche se le mozioni sono due, sarà presumibilmente uno solo.
I deputati verranno chiamati ad uno ad uno, dovranno passare sotto la presidenza e dire se sono per il ‘sì’, il ‘no’ o l’astensione.
Al termine l’esito della votazione, le cui operazioni durano per circa un’ora, un’ora e mezza: il risultato verrà immediatamente reso noto
Diciamo che domani, martedi 14 dicembre, intorno all’ora di pranzo i giochi saranno fatti.
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Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile
“IL PREMIER NON VUOLE GOVERNARE, MA SOLO PROTEGGERSI DAI PROCESSI”…”BERLUSCONI NON AVRA’ LA FIDUCIA E SE CI RIUSCISSE PER UN VOTO SI LIMITEREBBE SOLO A VEGETARE: IL PAESE HA BISOGNO DI ALTRO”… “DOVEROSA L’INCHIESTA SULLA COMPRAVENDITA DEI PARLAMENTARI”…E FINI LANCIA UN GOVERNO TREMONTI
Lo scontro è pesante da mesi ma, se possibile, nella domenica di vigilia del confronto in Parlamento, la distanza tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini appare definitivamente incolmabile.
Il presidente della Camera, accompagnato da Italo Bocchino, va in televisione da Lucia Annunziata a dire la sua.
E sono parole che pesano come pietre, al di là del risultato di martedì perchè se il governo «dovesse salvarsi con un pareggio o un voto in più sarà ugualmente in crisi. Tirerà a campare» e lo farà solo perchè «vuole rimanere a palazzo Chigi» finchè c’è «il legittimo impedimento» per lui è «fondamentale restarci».
Piuttosto nell’interesse del Paese, dice Fini come in mattinata aveva già ribadito Pier Ferdinando Casini, il premier dovrebbe dimettersi «altrimenti dal giorno dopo, saremo alla paralisi con un governo che vegeta».
E con Fli formalmente all’opposizione: da mercoledì mattina, qualunque sia l’esito del voto del 14, «saremo a tutti gli effetti un movimento politico di opposizione», anche se sempre «nell’ambito del centrodestra».
Se prevarrà la sfiducia (Fini ne è convinto), allora per il presidente della Camera la strada maestra: «Un nuovo governo di centrodestra».
Magari guidato da Giulio Tremonti: «È il ministro cardine dell’attuale esecutivo ed è chiaro che sarebbe un nuovo governo di centrodestra, ma io non ne faccio una questione relativa al nome ne faccio una questione relativa al programma».
«Io non ho la sfera di cristallo ma Berlusconi non avrà la fiducia», afferma Fini ma, sollecitato da Annunziata, accetta una scommessa: quella di dimettersi da presidente della Camera se la fiducia dovesse passare con 10 voti in più. Che Silvio Berlusconi possa prendere la fiducia per «dieci voti non ci crede nemmeno chi crede a Babbo Natale, nemmeno mia figlia Carolina… Io non credo a Babbo Natale… E visto che non ci credo, accetto la scommessa».
Quanto a trattative sul filo di lana, Fini stoppa così ogni ipotesi: ormai da qualche tempo c’è una «doppia personalità che caratterizza Berlusconi» e per questo ormai non «possiamo più fidarci delle sue parole».
Fini è convinto che in Parlamento «Berlusconi dirà tutto quello che ci vogliamo sentir dire, farà un discorso tutto latte miele, ma noi non ci fidiamo più», perchè il «pomeriggio fa un discorso di apertura, salvo insultarci la mattina».
Per questo, ribadisce, l’iniziativa della colombe è stata «tardiva».
«Le parole -prosegue Fini- se le porta il vento. Qualunque cosa dirà saranno impegni verbali. Discorso diverso sarebbe stato se qualche giorno fa si fosse passati dalle buone intenzioni ai fatti».
“Saremo all’opposizione ma in un’ottica di centrodestra – ha precisato -. Anzi, lanciamo un’opa sul centrodestra perchè la destra si merita di più di quello che le viene offerto oggi da Berlusconi».
«Quella di un nostro interesse per un’alleanza con la sinistra – ha aggiunto – è una barzelletta a cui ormai crede soltanto Berlusconi».
Quindi avverte quanti stanno valutando di votare la fiducia che quel voto equivarrà ad aprire la strada al voto anticipato perchè questo «è il disegno di Berlusconi».
Infine,sulla presunta compravendita di parlamentari, per Fini è stato «gravissimo» che esponenti del Pdl abbiano considerato come un’ingerenza l’apertura di un’indagine da parte della Procura di Roma.
Ha anche parlato di Pier Ferdinando Casini sgombrando il campo dall’ipotesi che possa «tornare sotto l’ombrello di Berlusconi».
Lui, osserva, «ha fatto un enorme sforzo e ha vinto un’enorme scommessa quando è tornato in Parlamento contro il Pd e contro il blocco Pdl-Lega, quindi contro di me allora. E Casini può svendere mai la sua recente storia politica”.
Le parole del leader di Fli hanno irritato non poco il presidente del Consiglio, secondo quanto ricostruiscono diverse agenzie citando fonti del centrodestra. Il premier ha assistito all’intervista di Fini in tv e chi lo ha sentito riferisce di un premier furioso per le frasi del presidente della Camera.
«Avete visto? Fini non vuole nessuna trattativa: sa solo insultarmi e questo dimostra che il suo unico obiettivo è quello di eliminarmi» avrebbe detto Berlusconi.
Nella sua arroganza per lui è inconcepibile che qualcuno possa contestare il presidente affarista di un consiglio di amministrazione.
Ma la politica richiede qualità e lucidità mentale che il premier notoriamente non possiede.
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