Agosto 18th, 2012 Riccardo Fucile
LA LETTERA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA A “REPUBBLICA”: “SI CAMBINO LE REGOLE PER LA MIA PROTEZIONE, NON SONO IO CHE L’HO CHIESTA”
Caro direttore,
il bell’articolo “L’estetica della scorta”, di Francesco Merlo, mi dà l’occasione per qualche considerazione che affido ai lettori di Repubblica.
Il direttore di Libero, Belpietro, fa ciò per cui è lautamente pagato.
Sostituisce il fango all’inchiostro (parole di Merlo) per bastonare l’avversario politico e compiacere il padrone.
Non è il primo e non sarà di certo l’ultimo giornalista a trasformare in modo volgare e patetico il giornalismo d’inchiesta da indispensabile presupposto della libertà di stampa a grottesca caricatura della più ottusa faziosità .
Ne risponderà , come tante altre volte, in tribunale.
Ma non è questo l’aspetto che più mi fa riflettere e mi preme sottolineare.
È il silenzio distratto del mondo politico istituzionale, con le sole eccezioni del Presidente Schifani e dell’onorevole Casini.
Intendiamoci bene.
Non chiedo nessuna solidarietà .
Non ne ho alcun bisogno perchè è certo e incontestabile che nella organizzazione del servizio di scorta alla mia persona non ho avuto alcun ruolo dipendendo tutto esclusivamente dagli uffici del Viminale.
È una verità , una regola, che vale per il presidente della Camera come per i tanti esponenti istituzionali e politici per cui si ritiene necessario predisporre, e non è certo l’interessato a farlo, misure più o meno rigide di scorta e di sicurezza.
Non credo che gli onorevoli Alfano, Bersani, Di Pietro, Maroni – solo per citare i segretari di partito – si siano compiaciuti leggendo le falsità di Libero sul mio conto.
Però mi chiedo: possibile che non abbiano pensato che quando si scrivono falsità così volgari per mettere qualcuno alla berlina quale “satrapo della casta e sperperatore di pubblico denaro” si alimenta un sentimento giacobino di delegittimazione di tutta la politica?
Oggi è toccato a me, domani potrebbe toccare a loro perchè anch’essi hanno la scorta, più o meno numerosa. Perchè anch’essi rappresentano il Palazzo, con il potere e i privilegi, veri o presunti, propri dello status di ottimati della Repubblica…
Ha scritto Merlo: “Fini non può non accorgersi di essere protagonista di un privilegio (legale). Così degradata, infatti, quella scorta non lo protegge ma lo omaggia. Ed è così che in Italia ogni scorta diventa la corte del potente di turno, non più luogo e mezzo militare per ‘scorgerè il pericolo ma ornamento e abbellimento di ‘cortesia’”.
Non sono d’accordo.
Gli uomini e le donne impegnati ogni giorno nei servizi di scorta non omaggiano proprio nessuno.
Fanno il loro dovere con professionalità e sacrificio, non certo perchè ben pagati, anzi… Personalmente li considero dei collaboratori preziosi da rispettare, non certo dei famigli.
Non è comunque questo il punto, bensì che è tutto il sistema che va rivisto per limitare costi e sprechi, per impedire abusi, per snellire e razionalizzare i servizi di scorta.
Con una certa sorpresa, perchè colpevolmente non me ne ero accorto in precedenza, ho letto che il ministro Cancellieri ha confidato a Merlo di voler cogliere l’occasione per “rilanciare la battaglia che da tempo vuol condurre a testa alta sull’uso e l’abuso delle scorte”.
Molto bene, lo faccia subito e non solo a parole.
Non dubito nè della sua volontà nè delle sue capacità .
Dubito che possa riuscirvi se non avrà il sostegno convinto delle burocrazie ministeriali e soprattutto se il mondo politico non saprà trarre da questa vicenda agostana l’occasione per uno scatto di reni, per dimostrare concretamente di non essere una casta.
Ha scritto ancora Merlo: “Fini potrebbe dare il suo piccolo-grande contributo rimodulando le proprie vacanze in modo più controllabile, più civile, più gestibile. Spetta a lui rientrare nel principio di uguaglianza e sottrarsi, senza ovviamente compromettere la sicurezza, a un regolamento che rischia di trasformare il suo diritto alle vacanze in un privilegio costoso per lo Stato…”.
Anche se non credo che raggiungere quando posso la famiglia ad Ansedonia (non a Miami) renda necessario rimodulare le mie vacanze in modo più controllabile, più civile, più gestibile… sono comunque d’accordo con Merlo.
Specie quando sostiene che spetta a me rientrare nel principio di uguaglianza e sottrarmi al regolamento del ministero degli Interni.
Per poterlo fare chiedo pubblicamente al ministro Cancellieri di intervenire subito, nelle modalità che riterrà più opportune, per consentirmi di non godere più di un “privilegio legale”.
E chiedo ai tanti esponenti politici scortati di far sentire anche la loro voce e di agire.
Non contro Belpietro (che ovviamente ha la scorta) ma contro quel muro di gomma e di ipocrisie che fa sì che in Italia cambiare le cose sia impossibile, a tal punto che perfino per vivere senza essere scortati pur non avendolo mai chiesto, occorre un trattamento di favore, una vera e propria raccomandazione.
Può apparire una piccola questione ma, a ben vedere, non lo è, perchè dietro all’estetica della scorta c’è la credibilità della nostra democrazia e la sua capacità di migliorarsi.
Gianfranco Fini
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Agosto 18th, 2012 Riccardo Fucile
SUL SITO UFFICIALE DI FLI, IN MANO A BOCCHINO, NON E’ STATA PUBBLICATA NEANCHE LA SMENTITA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA CHE SI ERA LIMITATO A DIRE: “NON CONDIVIDO LE PAROLE DELL’ONOREVOLE” (NEANCHE VICE-PRESIDENTE QUINDI)
Aria tesa dentro Futuro e Libertà . 
Il leader del partito, Gianfranco Fini, ha preso le distanze dalle dichiarazioni del suo vice Italo Bocchino, che sul tema dei costi delle scorte al presidente della Camera ha tacciato di “inadeguatezza” il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri.
“Ribadisco di avere piena fiducia nei confronti del Ministro – ha detto Fini in una nota – e non solo per la questione delle scorte. Pertanto non condivido quanto dichiarato dall’onorevole Bocchino”.
Una rottura con il vicepresidente di Fli, che aveva utilizzato toni duri nei confronti della titolare del Viminale.
“Sulle polemiche relative alla sicurezza del presidente della Camera – aveva detto – il ministro dell’Interno Cancellieri ha dimostrato di essere inadeguata al ruolo. Prima il suo dicastero ha diramato un comunicato pasticciato e poi lasciandosi andare ad un futurista paro-liberismo con Francesco Merlo di Repubblica è venuta meno alla doverosa leale collaborazione tra poteri dello Stato”.
Il ministro dell’Interno aveva parlato di “spreco” e di “regole da cambiare” a proposito della scorta della terza carica dello Stato e delle nove camere riservate in un hotel di Orbetello, su cui ha chiesto una relazione 2 lo scorso 12 agosto: “Sono tante le attenuanti quando bisogna garantire la sicurezza e il diritto alle vacanze degli uomini dello Stato, specie nella stagione estiva; ma il regolamento deve cambiare e anche la sensibilità dei singoli deve entrare in sintonia con la sensibilità dei tempi, perchè il danaro dei cittadini può e deve essere speso meglio, molto meglio. E se non cambiano le regole, ogni volta la colpa è di nessuno. Ma non esistono le cattive azioni senza autore”
Secondo il deputato, invece, le massime cariche dello Stato vanno tutelate al massimo livello, sempre e ovunque.
La Cancellieri sarebbe quindi colpevole di “aver violato i suoi poteri”, per “seguire le scie dell’antipolitca”.
E ha concluso: “Un funzionario di provincia in pensione non può guidare il Viminale. Monti farebbe bene a prenderne atto e a valutare per quel ministero i profili di veri e leali servitori dello Stato come De Gennaro o Manganelli, lasciando al suo destino chi ha dato pessima prova si sè”.
Insomma a Bocchino vanno bene solo De Gennaro e Maganelli, ma non la Cancellieri (e qui è meglio stendere un velo pietoso).
Ma è evidente che il suo attacco sconsiderato al ministro degli Interni è stato fatto senza consultarsi neanche con l’interessato, ovvero Fini.
Non solo, ma colmo della vicenda, il sito ufficiale di Fli, in mano a Bocchino, non ha neppure pubblicato la smentita-precisazione del leader Fini, neanche fosse uno “scappato di casa” e non il presidente del partito.
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Agosto 9th, 2012 Riccardo Fucile
IL 19 AGOSTO PROVE GENERALI A TRENTO…NEL NUOVO PARTITO MINISTRI DEL GOVERNO MONTI, LUCA DI MONTEZEMOLO, MARCEGAGLIA, CISL E ACLI… UN CENTINAIO DI PARLAMENTARI DEL PDL BUSSANO GIA’ ALLA PORTA
La road map della Cosa Bianca è già segnata.
Sarà un partito, che ha già cominciato a muovere i suoi passi. Abbraccerà ministri del governo Monti, ma anche forze esterne, finora rimaste in «tribuna» ma mature ormai per il grande salto. Ex leader confindustriali come la Marcegaglia, Mr. Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, i vertici di associazioni e sindacati di area cattolica, dal segretario Cisl Raffaele Bonanni al presidente delle Acli Andrea Olivero.
La rotta è stata messa a punto da Casini, Fini e Pisanu due giorni fa, nello studio del presidente della Camera.
Quando il Parlamento riaprirà i battenti, i primi di settembre, il nuovo soggetto politico dovrà presentarsi ai nastri di partenza, schierare la formazione, lanciare la campagna elettorale.
Farsi trovare pronto quando il Pdl, prevedono, esploderà in una scissione.
Ma tutto inizierà prima di settembre.
Le prove generali sono in programma subito dopo Ferragosto.
Il 19, data dall’alto valore simbolico: l’anniversario della morte di Alcide De Gasperi, nella sua Trento.
All’invito del presidente della Provincia ed ex fondatore della Margherita, Lorenzo Dellai, per ricordare lo statista democristiano hanno risposto in tanti.
Tra loro, il ministro alla Cooperazione e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, il segretario Cisl Bonanni, il presidente Acli Olivero.
Dellai è già al lavoro per concorrere alla costruzione di una forza di centro che guardi a sinistra.
Nel suo disegno, da federare al “partitone” di Casini e Fini.
Comunque in quel progetto punta a essere coinvolto. Come al disegno non è estraneo chi parteciperà al convegno trentino in pieno agosto.
Ma l’appuntamento clou è per il primo week-end di settembre, quando da venerdì 7 al 9, a Chianciano, il leader centrista Casini si prepara a sciogliere ufficialmente l’Udc e a lanciare assieme a Fini – che ha già confermato la sua presenza – la nascita del partito.
Che, come racconta uno dei protagonisti, sarà «liberale e democratico, ma soprattutto riferimento vero e credibile del mondo cattolico, anche se non esclusivo».
Ecco perchè è tutta quell’area ad essere entrata in queste settimane in pieno fermento.
Il 30 settembre toccherà proprio a Fini e ai suoi, con l’annunciata «Assemblea dei mille», aprire «al contributo della società civile».
Si viaggia verso «un soggetto unico e non una federazione» precisa comunque il capogruppo Fli Benedetto Della Vedova.
Saranno i passaggi preliminari, necessari per l’appuntamento vero: il congresso costituente che dovrà tenersi da li a poche settimane. Forse già tra ottobre e novembre.
A quel punto la campagna elettorale sarà già entrata nel vivo.
Ma i tre «fondatori» della Cosa Bianca, che ancora un nome non ha, due sere fa si sono detti d’accordo soprattutto sulla necessità di non trasformarla in una sommatoria di partiti che hanno già esaurito la loro spinta (i loro).
“ItaliaFutura” di Montezemolo dovrà essere parte integrante del progetto, tanto per cominciare. Casini da giorni ha intensificato i suoi colloqui col ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. Come del resto avviene da tempo con la ex leader degli industriali, Emma Marcegaglia.
È già partito il pressing sui ministri Riccardi e Renato Balduzzi, responsabile della Sanità .
Del resto, l’agenda Monti e la continuità con l’esecutivo dei tecnici saranno elementi portanti del programma elettorale.
Il segretario Udc, il presidente della Camera e quello dell’Antimafia hanno concordato sul fatto che un’eventuale “lista Monti”, della quale si è iniziato a parlare nelle scorse settimane, sarebbe «alleata ideale», se non coinvolta appieno. «Il nostro progetto ha una grande valenza in favore del premier – sostengono i tre – Lui non è uomo di parte e non si schiererà , ma non si vede perchè non debba avvalersene».
Soprattutto nella difficile navigazione di fine legislatura.
Nel Pdl in via di implosione, il nuovo partito diventa per molti un approdo di salvataggio.
Non solo per il drappello più vicino a Beppe Pisanu.
Un centinaio di parlamentari – almeno una sessantina di deputati e una trentina di senatori – avrebbe già bussato alla porta dei centristi.
La gran parte dei berlusconiani sa, proiezioni alla mano, che a prescindere dalla legge elettorale i due terzi di loro non rivedranno lo scranno.
«Quando da qui a poco il Pdl esploderà in una scissione – è l’unica regola che si sono data i tre big – stiamo attenti a non imbarcare nominati che portano in dote solo il loro voto».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Luglio 29th, 2012 Riccardo Fucile
FINI EVOCA NUOVI FORMAT FAMILIARI…PER ORA REGGE L’ALLEANZA CON CASINI, MA FINO A QUANDO?
L’unico paletto che Gianfranco Fini pone in vista di future alleanze riguarda “quanti non
hanno intenzione di sostenere Monti”.
Il che significa porte chiuse a Italia dei valori, Sinistra e libertà , Lega, ma anche a quella parte del Pdl che progetta una presa di distanza dal governo dei professori.
Il presidente della Camera non crede che sia possibile “andare al voto con questa legge elettorale”.
Ma se il Porcellum dovesse essere riformato, si potrebbe anche andare a votare in autunno. Ipotesi, al momento, remota, viste le divisioni dei partiti sul sistema elettorale da scegliere.
Tuttavia, nulla è escluso. E Fini con i suoi valuta concretamente anche l’eventualità che tutto precipiti e che si debbano indire le elezioni politiche entro il 2012.
Il più convinto fra tutti di questo scenario, è il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, che in vista delle urne intende serrare i ranghi dei futuristi.
Il 25 luglio di Fini.
Sarà per questo che il 25 luglio nell’ufficio di presidenza di Fli, Bocchino ha voluto segnalare come ormai il partito sia nettamente diviso in due.
Da una parte i fautori dell’identità , pronti a rafforzare il partito per misurarsi anche nelle urne, dall’altra quanti intendono andare oltre Fli, che vedono come “un partitino”, per gettarsi nell’ampio mare delle alleanze tra riformisti e moderati.
Ma la data fatale, 25 luglio, ha dato la stura a facili ironie.
”Visto che è Fini a predicare di ampliare gli orizzonti di Fli, sembra proprio che l’ufficio di presidenza si sia trasformato in una sorta di replica del Gran Consiglio che nel 1943 sfiduciò Mussolini”, provoca Umberto Croppi.
Mai il partito dei “ricchioni”.
Ironie e nostalgie a parte, resta il fatto che su molti argomenti il leader e il suo vertice hanno ormai idee divergenti.
Riguardo alla legge elettorale Fini è per l’uninominale, Bocchino per le preferenze; se dal vertice del partito c’è una ritrovata cautela sui gay, Fini si spinge invece a invocare “nuovi format familiari”.
Che succede, dunque, tra i futuristi?
Per Bocchino lo stallo di Fli va attribuito alla componente che predicava lo scioglimento del partito in nome dell’alleanza al centro e perfino al centrosinistra.
E, in vista di un’accelerazione elettorale, spinge per rafforzare Fli invocando “i valori della destra”.
Nell’ufficio di presidenza, raccontano, c’è stato anche chi si è preoccupato di “non trasformare Fli nel partito dei ricchioni”.
Fini, per ora, tace e non prende posizione a favore dell’una o dell’altra corrente. Si limita a ribadire il sostegno a Monti e ad alleanze più larghe.
Il che non è privo di significato, ammesso che regga il feeling con il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, molto tentato dall’autosufficienza.
Lo sgambetto dell’Assemblea.
Intanto i progetti lanciati neppure un mese fa dal presidente della Camera per il suo partito segnano il passo.
L’assemblea dei mille, immaginata da Fini come un’assise tra esponenti della società civile pronti ad allargare e a irrobustire gli orizzonti di Fli, prevista per settembre, si sta arenando tra mille liti interne.
Il comitato promotore, del quale fanno parte un ex radicale, un ex socialista, un ex democristiano, oltre agli ex Msi-An tarda a decollare.
Di certo c’è solo la location, Arezzo, nonostante Fini avesse detto di preferire Roma.
Proposta archiviata perchè il Palazzetto dello sport e l’Auditorium della Capitale sarebbero stati indisponibili per l’evento.
Così affermava il vertice di Fli.
Peccato che, a una verifica successiva, le strutture risultino libere.
Ma tutto serve, evidentemente, per imporre la propria linea.
(da “Il Retroscena”)
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Luglio 4th, 2012 Riccardo Fucile
“ANCHE CASINI LA PENSA ESATTAMENTE COME ME” … “NEL 2013 RIPARTIREMO DAL LAVORO DI MONTI”
Coerenza, Per il presidente della Camera è impensabile un’alleanza con i partiti che hanno contrastato l’azione del governo Monti, anche perchè il «risanamento non è finito»
Monti è al sicuro, presidente Fini, o c’è chi ancora spera di votare a ottobre?
«Elezioni in autunno causerebbero all’Italia danni inimmaginabili. E per quanti irresponsabili possano esserci in giro, escludo che vogliano spingersi a tanto. Semmai vedo un altro rischio. Che l’ultimo scorcio di legislatura, anzichè spingere Pd e Pdl a sostenere il governo, li renda sempre più interessati a piantare bandierine qua e là … Mi auguro che sappiano resistere alla tentazione».
Dovrebbero votare i tagli di spesa senza fiatare?
«No, anzi io credo che le parti sociali e i gruppi politici abbiano ragione quando invitano Monti, il quale ne è ben consapevole, a varare il decreto della spending review dopo un sia pur minimo confronto preventivo. A patto che questo confronto non diventi, si capisce, una telenovela».
I tagli al pubblico impiego si preannunciano sanguinosi…
«Intervenire sul numero dei dipendenti si può, anzi si deve. Sempre ricordandoci dove possiamo ottenere i veri risparmi. Qui parlano chiaro i dati di bilancio. Quelli del 2011 dicono che, solo per acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione, sono stati spesi 140 miliardi di euro».
Una montagna.
«Cresciuta negli ultimi 5 anni del 17 per cento per quanto riguarda la spesa dei ministeri, del 23 per quella dei comuni, del 37 per le regioni e addirittura del 50 per cento nella sanità ».
Quindi sarebbe sbagliato concentrare i tagli sul numero dei dipendenti…
«Incominciamo col risparmiare sui beni e servizi. A quel punto molti timori sul pubblico impiego e sui tagli al sociale sarebbero ridimensionati».
Al posto di Monti, che altro farebbe?
«Poichè l’Imu è una sorta di patrimoniale, prenderei in considerazione l’ipotesi di detrarla dalla dichiarazione dei redditi».
Che può fare di buono il Parlamento di qui alla primavera 2013?
«Deve occuparsi di riforme. A cominciare da quella, ineludibile, del sistema elettorale. Se vogliamo davvero rilegittimare il ceto politico, non si può fare a meno di restituire intera ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Quindi meglio collegi maggioritari dove venga eletto chi arriva primo, e perfino i leader dei partiti corrano il rischio di restare fuori».
Alfano vi sfida ad approvare il semi-presidenzialismo con doppio turno. Accetta il guanto?
«Da 30 anni sostengo il modello francese, e non ho certo cambiato idea. Però questo baratto con cui Lega e Pdl stanno ipotizzando un’elezione diretta del Presidente in cambio del Senato federale, sembra solo un’operazione propagandistica e Fli ha contribuito a bocciarla. Bene fa Napolitano a ricordare che queste riforme debbono essere largamente condivise. Già nel 2006 la riforma costituzionale del centrodestra venne bocciata al referendum confermativo per il mancato appoggio della sinistra. E referendum ci sarà pure stavolta».
Torniamo alla legge elettorale.
«Deve garantire stabilità . La sera in cui si apriranno le urne il mondo vorrà sapere chi governerà questo paese. Non possiamo permetterci situazioni di tipo greco. Già ora, all’estero si chiedono: dopo Monti, che succederà in Italia?».
Ecco: che succederà dopo Monti?
«C’è grande incognita. Io mi auguro che venga superata con la nuova legge elettorale e con alleanze che nascano dai programmi, dalle cose da fare. Andrebbe evitato invece il teatrino delle coalizioni “contro” qualcuno e non “per” qualcosa, dove viene dimenticato o si considera ininfluente tutto quello che il governo e la maggioranza hanno fatto per senso di responsabilità . Lei lo vede Bersani che tiene un comizio con Di Pietro o con Vendola, senza poter dire una parola su mercato del lavoro, pensioni, tagli alla spesa e su tutto il complesso delle riforme perchè gli altri due sarebbero in disaccordo?».
Su Vendola, l’Udc aveva dato segnali di apertura…
«Credo che Casini la pensi esattamente come me. Identica difficoltà avrebbe Alfano se si trovasse Maroni a fianco: fino al giorno prima su fronti opposti, e il giorno dopo come se nulla fosse insieme…».
Il Polo che lei e Casini interpretate, con chi conta di stringere alleanze?
«Anzitutto con le personalità , le associazioni, le liste che nascono dalla società civile e anche alle ultime Amministrative hanno dimostrato di non essere un fenomeno passeggero».
Okay. Ma tra i partiti tradizionali, quali possono essere i vostri potenziali partner?
«Quelli che si collocano entro il perimetro rappresentato dalla maggioranza attuale. Non possono essere la Lega, la Destra di Storace, l’Italia dei Valori e Sel per il semplice motivo che l’azione di risanamento e sviluppo avviata da Monti non potrà certo ritenersi conclusa alle prossime elezioni. Anzi, di lì dovrà ripartire».
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
IL MANIFESTO “IDEALE” DI MONTI NON E’ QUELLO DI FUTURO E LIBERTA’: APPOGGIARLO ACRITICAMENTE DENOTA DA UN LATO UN VUOTO CULTURALE DALL’ALTRO FA SOLO PERDERE CONSENSI PERCHE’ VAI SU SPAZI GIA’ COPERTI…. I PORTABORSE CLONANO PORTABORSE, SERVONO TRUPPE CONVINTE NON CAPORALI INTERESSATI
Potremmo iniziare queste brevi note con una battuta, riferendoci al titolo del pezzo de “IlRetroscena.it”: il problema non è tanto se Fini segue Casini, ma quanti elettori seguano loro.
A giudicare dai sondaggi degli ultimi due mesi, diremmo sempre meno: Fli ha perso un terzo dei peraltro scarsi consensi, l’Udc ha subito una brusca battuta di arresto se non un arretramento.
Il sostegno a misure impopolari è ovvio che non paghi, anche quando sono ritenute necessarie: se si fossero perlomeno rese eque, come era la promessa iniziale, forse si sarebbero trasformate lentamente in tacito consenso.
E qui è venuto meno, per forma mentis e debolezza congenita dei soggetti, quel ruolo di controllo che una forza come Fli, da sempre attenta al sociale, avrebbe dovuto esprimere, proprio per differenziarsi dal Pdl da un lato e dai “poteri forti” dall’altro.
Perchè il problema sentito dalla classe dirigente e dalla base di Fli non è tanto quello del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto dove siamo quasi tutti d’accordo, così come le battaglie sui diritti civili e un approccio solidale al problema immigrazione, ma la politica economica che tocca le tasche di tutti.
Un “appoggio incondizionato” a Monti non ha senso per due ragioni: una contenutistica e l’altra pragmatica.
Il manifesto ideale di Monti, con tutto il rispetto dovuto a una personalità di livello, non è quello di Fli, inutile nascondersi dietro un dito.
Una visione “economicista” e ultraliberista non collima con la solidarietà sociale stigmatizzata nel manifesto di Fli.
Se ci fosse stata una patrimoniale e una tassazione forte dello scudo fiscale, se non si fosse dimenticata una lotta radicale alla corruzione nella Pubblica Amministrazione unita a una vero riconoscimento meritocratico, se fossero stati posti in essere tagli decisi alla Casta e ai consigli di amministrazione pubblici, tanto per fare qualche esempio, gli italiani avrebbero colto il segnale di equità e di novità .
La ragione oggettiva: pensare che un appoggio “senza se e senza ma” a Monti avrebbe generato un ritorno elettorale è un errore di valutazione imperdonabile, chi ancora oggi in Fli spera in questo vive fuori dal mondo.
Per un semplice motivo: quella fascia di elettorato “moderato” e benestante è di fatto già rappresentata da settori del Pdl, del Pd e dell’Udc.
Da lì non smuovi un voto, quel 30% di consensi è già suddiviso in partiti più “credibili” nel merito e con clientele consolidate.
Non è un mistero che Fini da tempo consideri Fli una fase intermedia, di passaggio, verso la creazione di un nuovo soggetto politico più ampio.
Non è un mistero che Fini sia costantemente vittima dei colonnelli di turno: a Mirabello aveva tuonato “mai più colonnelli” e si è ritrovato un partito in mano a un caporale di giornata capace di nominare solo cambusieri.
Basti pensare quanti portaborse a destra diventino colonnelli per poi generare a loro volta altri portaborse, aspiranti ai gradi: roba da trattato di psicanalisi.
Fini ha generato una corte che non sopporta più: andare oltre Fli è anche un sistema per liberarsene.
Ma per andare dove? E qui si apre un altro capitolo.
Visione economica a parte, condividiamo la visione di una destra sensibile ai diritti civili, alle battaglie per la legalità , alla meritocrazia, alla lotta alla corruzione.
Ma per andare in battaglia contano anche le truppe: se disperdi le tue con comandi contraddittori nel tempo, finisce che ti volti e trovi quattro armigeri quattro.
E al tavolo strategico della battaglia finale non puoi pretendere di contare come chi qualche truppa, magari anche mercenaria, la conserva.
Va bene un’allenza ampia anche con settori della sinistra ( se Di Pietro non fosse schizofrenico e se Vendola non vivesse di pregiudizi, andrebbero bene anche loro in un clima di emergenza nazionale), purchè ci si vada con idee proprie non negoziabili.
Le stesse che impediscono a priori ogni possibile “frequentazone” con la becero destra leghista e di certi settori del Pdl.
Altrimenti diventa solo un rassemblement elettorale, un argine a grillini e demagoghi di turno, ma senza “anima”, traducendosi in una mera operazione di conservazione e spartizione di poltrone.
Ma un partito che può ambire a raggiungere il 4% ancora oggi, anche se solo con una brusca sterzata, deve attrezzarsi in primo luogo per perseguire questo obiettivo.
Lavorare sempre e comunque come se dovesse andare da solo: per puntare a quella soglia e avere 20 deputati.
Se poi le circostanze permetteranno alleanze coerenti bene, altrimenti fa nulla.
Abbandonare la nave sugli scogli, sperando che gli altri armatori non venissero a conoscenza della perdita del vascello, in modo da mantenere il proprio potere contrattuale, non pagava neanche nell’Ottocento.
Figuriamoci nell’epoca dei sondaggi e dello strapotere dei media.
Ecco perchè è giusto avere come obiettivo quello di “attirare elettori fuori dagli schemi tradizionali destra-sinistra” ma occorre anche non sbagliare la rotta e saper interpretare gli umori, le esigenze, i diritti, la disperazione, le speranze, i sogni degli italiani.
E non solo di quelli che possono permettersi di laurearsi alla Bocconi.
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Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
L’APPOGGIO INCONDIZIONATO A MONTI SIGNIFICA AZZERARE GLI SCHEMI IDEOLOGICI DEL SECOLO SCORSO… CON BERSANI MA SENZA SEL E IDV
Per ribadire i connotati della proposta lanciata all’assemblea nazionale del 30 giugno
Gianfranco Fini è costretto a stampare le sue tesi e a diffonderle tra i suoi.
Questo per evitare di essere frainteso una volta di più attraverso “interpretazioni autentiche”, che autentiche non sono e che riguardano lo scottante tema delle alleanze per le Politiche del 2013.
Per Fini l’approdo è uno solo: l’intesa con le forze che appoggiano Monti “con lealtà e convinzione”.
Quindi anche con il Pd, come va predicando anche Casini.
E con buona pace di quei futuristi che restano incollati alla “tradizione identitaria della destra”.
Fini tra i Monti boys.
Il presidente della Camera, in realtà , è più avanti e più oltre e intende far parte di quanti credono in Monti.
Con dentro il Pd, appunto, ma anche il Pdl “a trazione europea e filo governativo”. Sulla linea di Frattini e Pisanu.
E magari anche quella di quell’Alfano che riesce a sottrarsi alla tenaglia di Berlusconi. Ma Fini si tiene ben distante “dal Pdl che sogna nuove alleanze con la Lega”, tendenza che bolla come “una pericolosa deriva estremista”.
Parole che servono anche a tracciare i confini della possibile intesa con il Pd che deve restare “nel solco del riformismo e tenersi alla larga da accordi con quanti ogni giorno vengono sotto palazzo Chigi per contestare il governo”.
E dunque, niente Vendola, ma soprattutto niente Di Pietro.
Verso la sinistra “moderata”. Insomma getta ami su una sponda e sull’altra del mare magnum della politica italiana, il leader di Fli, consapevole del fatto che la sua pesca miracolosa potrebbe raccogliere frutti copiosi più nella sinistra moderata che in una presunta destra europea senza il Cavaliere.
E d’altro canto uno schieramento largo, larghissimo, da Sel a Fini, forse sarebbe chiedere troppo ai futuristi. Malgrado ci siano esponenti di Fli che invece invitano il leader ad accelerare. Tra loro Flavia Perina, Umberto Croppi, Benedetto Della Vedova, il quale, però, è facilitato nelle sue scelte, visto che con la tradizione del Msi e di An non ha nulla a che fare. Il pressing nei confronti del presidente della Camera, che si sente “già in campagna elettorale” è diventato molto deciso.
“Il tempo per attirare quegli elettori che non si sentono rappresentati dai partiti tradizionali è ormai molto limitato” avvertono alcuni suoi fidatissimi consiglieri, che non si risparmiano per far “diventare presto sostanza” le proposte lanciate da Fini.
Sì alle unioni gay.
Non sarà facile far digerire l’uninominale “senza garanzie di elezione per nessuno”, nè la legge per le unioni di fatto, “anche omosessuali”, come ha azzardato Fini, scavalcando a sinistra anche certi settori del Pd.
Ma questa sembra la volta buona per il salto definitivo verso la trasformazione in un partito europeo, repubblicano e riformatore.
Ci sarà da combattere, perchè i finiani sono bravissimi a dividersi. E già suscita sospetti l’ultimo appello di Fini per la convocazione degli Stati generali in settembre. L’obiettivo è discutere in mille, soprattutto non politici.
Ma la sua raccomandazione “a fornire i nomi a Bocchino” inquieta i rinnovatori che temono una spinta alla conservazione del partitino, che ha in Bocchino il suo massimo dirigente.
“Fli non sarebbe neppure nato- spiega Umberto Croppi- se il 14 dicembre del 2010 Fini non avesse fallito l’obiettivo della sfiducia a Berlusconi, a causa dei tradimenti di alcuni dei suoi”.
Il concetto è chiaro: non è più il momento di asserragliarsi in una riserva indiana.
E se il Terzo Polo non è mai decollato, potrà invece avere spazio politico un’alleanza fuori dagli schemi ideologici del Novecento, con il Pd, non con il Pdl berlusconiano.
Gaudenzia
(da “ilRetroscena.it“)
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Luglio 2nd, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER VERSO UN POLO RIFORMATORE… NUOVA SVOLTA SUGLI OMOSESSUALI: VANNO TUTELATE LE UNIONI TRA PERSONE
«Un nuovo polo europeo, patriottico e riformatore». Gianfranco Fini sceglie il centro congressi di Eataly, neotempio dei gourmet romani (tra loro c’è anche Italo Bocchino), per lanciare ufficialmente la campagna elettorale.
All’ultimo piano del mega centro, dopo aver superato fritti e mozzarelle di bufala, culatelli di Zibello e piadine, ecco l’assemblea nazionale di un partito che, come molti altri, deve ancora decidere la sua direzione di marcia.
Niente «proposte choc», nonostante gli annunci della vigilia.
Ma il leader di Fli prova a mettere qualche punto fermo nella complicata strategia delle alleanze.
Barra dritta al centro, con due veti.
Uno a destra e uno a sinistra: no a un Pdl che rimanga agganciato alla Lega e resti antimontiano; no a un Pd che si allei con Vendola.
Fini comincia con una spietata autocritica: «Alle Amministrative abbiamo dimostrato la nostra marginalità e in certi casi ininfluenza».
Archiviato anche il Terzo polo, inteso come alleanza tra partiti (Fli, Udc e Api): «È stato percepito come una somma di entità , uno stare insieme per disperazione. Oggi non esiste più il Terzo polo per come è stato concepito, ma le potenzialità di quella operazione sono ancora più valide di prima».
E allora ecco la nuova rotta, che incrocia da vicino quella di Monti: «Il giudizio verso il governo sarà la cartina di tornasole per le future alleanze. Non staremo mai con chi ha contestato l’esecutivo Monti».
Di più, Fini non esclude affatto che del suo progetto entrino a far parte anche esponenti del governo («Non il presidente del Consiglio», precisa).
Già , ma qual è il progetto?
Troppe le variabili per dirlo subito.
Si guarda naturalmente al centro e magari anche a Luca Cordero di Montezemolo (a pochi metri da qui partono i suoi treni Italo).
Il partito più vicino è naturalmente l’Udc, ma non mancano le differenze di vedute.
Casini ha aperto a un patto tra moderati e progressisti.
Ma Fini cita il leader di Sel: «La foto di Vasto è salda. E ha ragione Vendola quando dice che non si può staccare Di Pietro dalla foto. Bersani è simpatico e bravo ma qui non si tratta di smacchiare i giaguari».
E dunque via a un nuovo attivismo per «dimostrare che non siamo un partito in liquidazione», in vista dell’assemblea dei 1.000 di settembre, «quando speriamo siano maturi i tempi del confronto con altri».
Intanto Fini ripete alcuni punti fermi: legge elettorale uninominale con maggioritario secco (plauso di Marco Pannella); semipresidenzialismo (plauso di Ignazio La Russa); ius soli e cittadinanza per «la generazione Balotelli»; detrazione dell’Imu dalla dichiarazione dei redditi; «un quadro giuridico per regolare le unioni tra persone», vedi alla voce «coppie di fatto», «senza mettere in discussione la famiglia».
Questa è la linea dentro Fli, dice Fini: «O si è d’accordo o se ne prende atto».
Alessandro Trocino
(da “Il Corriere della Sera”)
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Giugno 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER DI FLI RINNOVA IL SOSTEGNO A MONTI LANCIANDO A SETTEMBRE UN’ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL POLO MODERATO… LEGGE ELETTORALE UNINOMINALE CON MAGGIORITARIO SECCO, REGOLARE UNIONI DI FATTO… MA LE CINQUE IDEE CHOC SONO RIMASTE NEL CASSETTO
Per sua stessa ammissione, da oggi Gianfranco Fini è in campagna elettorale. 
E, aprendo l’Assemblea Nazionale di Futuro e Libertà a Roma, fissa i suoi paletti.
Il primo: sostegno convinto al governo Monti e impossibilità di alleanze col Pdl finchè resta in piedi una prospettiva di intesa tra Berlusconi e la Lega.
Ma Fini lancia un chiaro avviso all’Udc che ragiona di strategia col Pd: la foto di Vasto è ancora lì, “molto più solida dopo le amministrative. L’alleanza Pd-Idv-Sel è stata premiata, non si può pensare di archiviarla prescindendo dal dato elettorale e politico. Vendola ha ragione quando dice a Bersani che non può pensare di staccare Di Pietro da quella foto”.
“Che il dominus sia Alfano o Berlusconi, la prospettiva del Pdl di un’alleanza con la Lega che contrasta e ha contrastato Monti per noi è impraticabile” ha detto Fini all’assemblea riunita nei padiglioni di Eataly.
“Tutto potrà accadere tranne che Fli si troverà a fianco di chi ha contestato il governo Monti fin dalla nascita”.
Questo, ha sottolineato Fini, vale per sia per Sel che per la Lega.
E “il Pdl – ha evidenziato il leader di Fli – ha ancora come prospettiva un’intesa con la Lega”.
Per Fini, il ragionamento vale indipendentemente dalla legge elettorale con cui si andrà alle urne nel 2013.
“Non possiamo prendere in considerazione alleanze con chi il governo Monti non l’ha appoggiato”.
Quanto alle stessa legge elettorale, Fini ha lanciato una proposta per “rilegittimare la politica”: “Una legge elettorale uninominale con maggioritario secco, senza listini proporzionali, senza paracaduti e senza furberie. Si discuta semmai del diritto di tribuna. Noi avanziamo la proposta, poi ci dicano di no”.
Fini ha quindi annunciato: “Garantiamo che il 50 per cento dei candidati nelle liste siano donne, senza quote. Candidati e candidate siano in numero pari”.
Proprio il connubio Pdl-Lega sarebbe, per Fini, alla base di un probabile fallimento delle grandi riforme.
“Dobbiamo intestarci – ha esortato il leader di Fli – la proposta di una grande Assemblea Costituente nella prossima legislatura. Temo che questa si concluderà con un nulla di fatto per la iniziativa propagandistica di Pdl-Lega e per l’accordo baratto che al Senato ha bloccato riforme che sarebbero state condivise da un’ampia maggioranza, su federalismo e presidenzialismo”.
A proposito di riforme, Fini ha spiegato di guardare “con grande attenzione” al semipresidenzialismo in Francia, che “non è certo frutto di un baratto”. “Non si scherza con l’equilibrio tra poteri – ha ammonito Fini -. E a baratti noi non ci presteremo”.
Fini ha ribadito, inoltre, il convinto sostegno al governo Monti, considerando “catastrofica” l’eventualità di un voto anticipato.”Sarebbe fatale per il Paese rallentare e indebolire l’azione del governo – le parole del presidente della Camera -. Qualsiasi iniziativa volta a marcare un’esigenza legittima di parte, che indebolisse il governo, sarebbe non meritevole di approvazione, così come sarebbe catastrofico voler anticipare voto”.
“L’interesse nazionale passa per il pieno sostegno del governo” ha aggiunto Fini, ricordando come “noi, per primi, ci siamo assunti la responsabilità di aprire una nuova fase”.
Il riferimento di Fini è evidentemente allo strappo con Berlusconi e il Pdl. “Non dobbiamo negare che alzare quel dito ci è costato, anche se tornassi indietro lo rifarei. Lo abbiamo fatto nel nome dell’interesse nazionale e oggi abbiamo dovere di coerenza nel sostenere governo, senza adesione acritica”.
Fini pensa a “un polo riformatore patriottico europeo, che si occupa di offrire agli italiani un serio progetto politico”.
Rivolgendosi in particolare all’Udc, Fini ha spiegato: “nessuno è in liquidazione, nessuno pensa di scomparire, ma non possono essere solo due soggetti” a costituirne uno nuovo che deve essere “aperto anche alla società civile e la verifica sulla fattibilità deve avvenire nelle prossime settimane”.
Una “fase”, l’ha definita Fini, che dovrebbe portare Fli a essere motore di un progetto di un nuovo polo.
Il leader di Fli ha annunciato per fine settembre “un’assemblea costituente” del polo moderato a Roma, “un’assemblea dei Mille per l’Italia.
Ma non devono essere coloro che già hanno la tessera di Fli. Il tempo delle comparse dell’Aida è finito da tempo: dobbiamo essere aperti ad altri soggetti e anche a chi oggi fa parte del governo, e non mi riferisco a Monti”.
Aperti ad altri soggetti ma anche aperti alla modernità . Sulla famiglia, Fini ha rassicurato il mondo moderato, “nessuno la mette in discussione”, ma senza timori” e superando le “resistenze interne al partito” sarebbe opportuno regolare per legge “le unioni tra due persone diverse dal matrimonio, quelle che il Censis chiama nuovi format familiari”.
“Se la società italiana di oggi è profondamente diversa rispetto a quella della Costituente – ha spiegato Fini – dobbiamo fare i conti con la realtà e interrogarci sulla ragione per la quale continuamo a essere una delle poche democrazie occidentali che non ha un quadro giuridico per definire diritti e doveri di quelle unioni stabili tra due persone diverse dal matrimonio”.
Altra proposta di Fini, riguarda l’Imu: “Sia deducibile in tutto o in parte dalla dichiarazione dei redditi. E si limini l’autentica ingiustizia che tocca coloro che non hanno reddito sufficiente per fare la dichiarazione dei redditi ma si trovano a pagare un’Imu alta”.
(da “La Repubblica“)
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