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PRIMA GLI ITALIANI? IL CANDIDATO MIGRANTE DELLA MELONI CHE “PRIMA” ERA PASSATO DAL PD AI NO-VAX, DAI TUFFI NEL TEVERE A PAPPALARDO, DA STAMINA A SALVINI

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

SIMONE CARABELLA ORA E’ CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA IN REGIONE LAZIO

Simone Carabella è uno dei candidati dei Fratelli d’Italia alle regionali del 4 marzo in Lazio. Sulla sua pagina Facebook il candidato del partito di Giorgia Meloni si definisce “orgoglio italiano“.
Orgoglio perchè è un patriota — come si chiamano gli esponenti di Fratelli d’Italia — perchè è il presidente del Comitato Civico “Prima gli Italiani”, perchè ogni anno a Capodanno si tuffa nelle acque gelide del Tevere assieme al celebre Mister Ok per lanciare un messaggio (quest’anno era a favore della ricostruzione di Amatrice) e perchè la sua storia politica è quella di molti italiani che nella vita di casacche ne hanno cambiate tante.
Il palestratissimo Carabella dice di essere “mental-coach” (in quanto esperto di PNL) ma questa è solo una delle sue numerose qualità .
La traiettoria politica di Carabella è però molto più complessa di quello che possono far credere le sue pose da macho e i suoi gesti gladiatori.
Una decina di anni fa Carabella è stato iscritto al Partito Democratico di Albano, con cui si candidò nel nel 2005 (risultando il primo dei non eletti alle comunali) e nel 2010.
Nel 2013 però Carabella lasciò il PD e visse una stagione movimentista che lo portò ad avvicinarsi ai movimenti No Inceneritore e al Movimento 5 Stelle (senza entrarne a far parte) grazie alle sue battaglie per i diritti dei disabili.
Successivamente si avvicinò alla Lega Nord e a Noi Con Salvini, eccolo assieme all’onorevole Borghezioad una manifestazione del partitino personale del Capitano del V Municipio di Roma. Anche se c’è da dire che nemmeno in quel caso Scarabella si candidò con il partito di Salvini.
Nel 2015 invece preferì correre da solo candidandosi a sindaco di Albano Laziale con una sua lista personale dal nome “Amo Albano” dove specificava di non essere nè di destra nè di sinistra. Ma le numerose battaglie contro lo Ius Soli lo qualificano senza dubbio come sovranista e difensore dell’identità  nazionale.
Alle ultime amministrative romane Carabella invece si candidò nella lista Patria a sostegno di Alfredo Iorio (MSI). Prima di approdare a Fratelli d’Italia l’ultimo tentativo di salvare il Paese.
Carabella è stato infatti per qualche tempo tra i sodali del Generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo.
Simone Carabella avrebbe dovuto partecipare alla manifestazione di settembre 2017 (in gergo: “rivoluzione”) organizzata dal Movimento Liberazione Italia. Le cose però tra il tuffatore e il generale finirono male.
§Pappalardo scoprì che c’erano dei miserabboli traditori della DIGOS infiltratisi nel movimento. In un video il Commissario Pino spiegò che “questi miserabili (che hanno registrato la riunione) erano stati accompagnati da Simone Carabella”.
La pietra dello scandalo fu un video pubblicato proprio da Carabella in cui l’orgoglio italiano affermava che la manifestazione sarebbe stata annullata e spostata ad ottobre. Nel video Carabella spiegava che alle forze dell’ordine era arrivata la voce che qualcuno avrebbe fatto qualche “gesto inconsulto” durante la manifestazione e questo avrebbe messo in pericolo i partecipanti.
Nell’arco della sua intensa carriera politica Carabella ha combattuto tutte la battaglie sovraniste.
Si va da quella contro l’arrivo degli immigrati ad Albano Laziale alla protesta contro il concerto di Bello Figo a Roma passando ovviamente per la chiusura dei Campi Rom della Capitale e per la difesa dei due Marò prigionieri in India ai quali Carabella dedicò il tuffo del Capodanno 2015.
Ad agosto 2015 Carabella invece se la prendeva contro gli immigrati che facevano il bagno in mare con addosso le mutande, in spregio ai costumi italici.
Ma non ci sono solo battaglie politiche al grido di “prima gli italiani” e contro immigranti, rom e stranieri. C’è anche attenzione per le battaglie a favore della salute. All’epoca del caso Stamina Carabella si schierò a favore della truffa architettata da Davide Vannoni e pubblicizzata dalle Iene.
Più di recente Simone Carabella è stato uno dei capopopolo che hanno agitato la protesta davanti a Montecitorio dopo l’approvazione della Legge Lorenzin sui vaccini obbligatori.

(da “NextQuotidiano”)

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GAFFE TREMENDA DELLA MELONI: RICORDA LE FOIBE CON LA FOTO SBAGLIATA, IN CUI UN PLOTONE ITALIANO FUCILA 5 CIVILI SLOVENI

Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile

NELLA GIORNATA DEL RICORDO UTILIZZA UN’IMMAGINE CHE TESTIMONIA IL CONTRARIO DI QUELLO CHE VUOLE CELEBRARE

«A Orvieto l’amministrazione Pd è impazzita e ha concesso il patrocinio ad una iniziativa negazionista delle foibe. Il sindaco Giuseppe Germani abbia la decenza di dimettersi perchè è indegno di ricoprire il suo ruolo e chieda scusa per questo indegno oltraggio al popolo italiano».
Così su Twitter la presidente di Fratelli d’Italia e candidato premier, Giorgia Meloni, bacchetta il Pd di Orvieto per aver «patrocinato» un incontro che nega la verità  storica delle foibe, in occasione del Giorno del Ricordo, il 10 febbraio.
Peccato che nella fotografia postata non siano ritratte le vittime dei titini, ma alcuni contadini sloveni, fucilati da un plotone di soldati italiani, a Dane (oggi nel comune di Loska Dolina, alcune decine di chilometri a Sudest di Lubiana), il 31 luglio del 1942. Un’immagine che testimonia esattamente il contrario di quello che si vuole celebrare: non un gesto di violenza partigiana.
Nei libri di storia le cinque vittime sono ricordate come Franc Znidarsic, Janez Kranjc, Franc Skerbec, Feliks Znidarsic e Edvard Skerbec.
Non è la prima volta che proprio questa immagine viene utilizzata, nei manifesti degli eventi organizzati in occasione della «Giornata del ricordo», presentando gli ostaggi sloveni come italiani vittime degli slavocomunisti.
La Giornata del Ricordo
Nel 2005 gli italiani furono chiamati per la prima volta a celebrare il «Giorno del Ricordo», in memoria dei quasi ventimila fratelli torturati, assassinati e gettati nelle foibe (le cavità  carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo) dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della Seconda Guerra mondiale.
È in quelle voragini dell’Istria che tra il 1943 e il 1947 vennero gettati, vivi e morti, i fascisti e gli italiani non comunisti, considerati «nemici del popolo».
Una violenza che aumentò nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupò Trieste, Gorizia e l’istria.
Le truppe del Maresciallo Tito si scatenarono contro gli italiani: fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini, come racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. Una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti.
Nel febbraio del 1947 l’Italia ratificò il trattato di pace che poneva fine alla Seconda Guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vennero cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformarono in esuli. er quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica ha avvolto questa vicenda: una ferita ancora aperta che, il 10 febbraio del 2005, il Parlamento italiano ha deciso di ricordare appunto con la Giornata del Ricordo.

(da “il Corriere della Sera”)

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PONTEDERA, FRATELLI D’ITALIA HA SBIANCHETTATO L’ANTIRAZZISMO DAI MODULI

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

PER LA MELONI “IL SINDACO CI VIETA DI FARE CAMPAGNA”, MA IL SINDACO SVELA IL MISTERO: “RICHIESTA IRRICEVIBILE PERCHE’ HANNO ARTEFATTO IL MODULO IN CUI SI RICHIEDE IL RISPETTO DELLE LEGGI SULL’ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE”

“Prove tecniche di regime” denuncia Giorgia Meloni dopo che il sindaco di Pontedera Simone Millozzi ha negato ai Fratelli d’Italia l’installazione di un gazebo.
E il coro indignato del partito patriottico si è esteso fino al consigliere regionale Giovanni Donzelli, al nuovo acquisto Daniela Santanchè, al deputato Fabio Rampelli, l’alleato Renato Brunetta fino all’ex ministro Ignazio La Russa che da avvocato ha annunciato azioni legali per conto del partito.
Ma il motivo del no del sindaco alla manifestazione dei Fratelli d’Italia nella città  toscana alla fine si è scoperto: i responsabili del partito avevano “sbianchettato” la parte del modulo per richiedere i permessi nella parte in cui si dichiarava il rispetto delle leggi “che vietano sia la ricostituzione del partito fascista che la propaganda di istigazione all’odio razziale“, rendendo la richiesta “irricevibile“.
Non solo: la manifestazione si è svolta regolarmente.
E’ lo stesso sindaco a spiegarlo su facebook. “Non è il Comune ma la Questura che autorizza o nega una manifestazione politica — aggiunge il primo cittadino di Pontedera — Nel caso di specie la manifestazione politica si è svolta regolarmente. Se oltre la manifestazione viene richiesta l’installazione di palchi, gazebo o pedane sul suolo pubblico è il Comune tenuto a rilasciarne l’autorizzazione”.
Ed è a quel punto che gli uffici del Comune, ha spiegato il sindaco, hanno informato Fratelli d’Italia che “la richiesta così artefatta è irricevibile”.
La presidente di Fratelli d’Italia Meloni aveva invocato l’intervento “dalle più alte cariche dello Stato e dal ministro Minniti. Non è possibile che nel 2018 venga impedita una campagna elettorale”.
“Vogliamo sapere se è possibile impedire al quinto partito italiano, presente in Parlamento e che raccoglie milioni di voti di fare campagna elettorale”.
Ma il problema più che politico era soprattutto burocratico. Tanto che, ha spiegato Donzelli, “prima ha negato l’autorizzazione” e poi “ha mandato i vigili, come se fossero guardie di regime, a sanzionare (con 169 euro di multa, ndr) un partito politico reo di fare campagna elettorale a tre settimane dal voto”.
La Russa si era premurato di comunicare di aver avuto mandato dalla leader del partito “di avviare ogni opportuna azione giudiziaria affinchè non resti senza conseguenze penali e risarcitorie l’incredibile comportamento di chi, come il sindaco di Pontedera, vuole negare a Fratelli d’Italia l’utilizzo del suolo pubblico per legittime iniziative elettorali con la motivazione che Fdi mirerebbe alla ricostituzione del partito fascista. Ogni commento alla faziosa stupidità  del diniego è superflua”.
Chissà  come si chiama quella di chi si è messo a sbianchettare il modulo.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LE GRANDI BATTAGLIE DI GIORGIA MELONI SONO BUFALE

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

FDI RIVENDICA “GRANDI VITTORIE”, MA ALLA BASE CI SONO SOLO BUFALE E FAKE NEWS… DA AMAZON AL MUSEO EGIZIO DI TORINO

Generalmente in campagna elettorale i leader politici si limitano a fare promesse incredibili su cosa faranno quando saranno al governo.
Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia invece non serve nemmeno votarli e già  ottengono clamorose vittorie. Verrebbe quasi da pensare che non c’è alcun bisogno di votare Fratelli d’Italia visto che già  ora, senza essere eletti e senza nessun costo per i cittadini italiani, riescono a difendere l’Italia e i patrioti.
Perchè pagare stipendi e rimborsi spese ai parlamentari di FdI quando si può avere la stessa cosa gratis? Appunto.
Le “forti pressioni” di Fratelli d’Italia su Amazon
Prendiamo ad esempio la ridicola vicenda del braccialetto elettronico Amazon che secondo giornali, sindacati e politici servirebbe a “controllare i dipendenti”. La realtà  delle cose è che quel braccialetto non solo non esiste (è un brevetto e non risulta ci sia nemmeno un prototipo) ma anche se esistesse non servirebbe a sorvegliare i lavoratori. Lo scopo per cui è stato progettato il braccialetto elettronico è equiparabile a quello dei pesanti e scomodi lettori di codici a barre palmari che si utilizzano oggi nei vari magazzini di spedizione.
Inoltre l’eventuale introduzione del nuovo sistema dovrebbe essere concordata con le parti sociali (i sindacati) come prevede la legge.
Qualche giorno fa Giorgia Meloni ci ha fatto capire che non solo crede alle bufale ma che è talmente brava come politico che è riuscita a strappare ad Amazon la promessa che non userà  il braccialetto elettronico tanto temuto.
Chissà  cosa avranno pensato al centro di distribuzione di Passo Corese, forse che tanto valeva assecondarla. In fondo è o non è una grande vittoria il fatto che un’azienda straniera (quindi non patriottica) abbia ceduto alle pressioni di un manipolo di patrioti garantendo che non utilizzerà  una cosa che non esiste?
Non solo: la Meloni sostiene di aver ottenuto da Amazon la garanzia che Amazon tutelerà  “il marchio italiano” e i prodotti made in Italy.
Bisogna essere davvero ingenui per credere ad una cosa del genere. O almeno: ci può credere solo chi su Amazon non ha mai acquistato nemmeno una penna a sfera.
Fratelli d’Italia difende la Patria dall’islamizzazione!
Vi ricordate la storia della promozione del Museo Egizio di Torino che dava uno sconto sul biglietto ai cittadini che avevano il passaporto di un paese arabo?
Se non ve la ricordate la storia è questa qui ed è nata grazie al video di Andrea Crippa, leader dei Giovani Padani assistente di Matteo Salvini a Bruxelles che per la sua trovata rischia di passare qualche guaio giudiziario perchè il Museo Egizio ha presentato un esposto in Procura per falso.
Inoltre, ma questo forse tutti non lo sanno, il Museo Egizio è una fondazione privata.
La promozione del Museo è però rivolta a coloro che hanno un passaporto arabo che parlano la lingua araba quindi persone che in primo luogo non necessariamente sono di religione musulmana (anche nei paesi musulmani ci sono cittadini di altre religioni).
Ad esempio in Egitto vivono 15 milioni di cristiani copti.
La cosa divertente è che la Meloni oggi è stata simpaticamente disinnescata dal direttore del Museo Egizio Christian Greco che ha spiegato alla leader di FdI che la collezione del Museo Egizio non è italiana (il Museo la custodisce per conto dell’Egitto) e che non si può parlare di discriminazione su base religiosa perchè la   promozione di ingresso ridotto è rivolta a chi parla arabo.
Il Museo, ha detto Greco, è di tutti, ed è giusto che si rivolga a tutti.
Greco ha ribadito la scelta del Museo di poter fare le promozioni che preferisce.
Ad esempio a San Valentino tutti coloro che si presenteranno in due potranno visitare il museo pagando il prezzo di un solo biglietto.
È una discriminazione nei confronti dei single? No.
È una discriminazione nei confronti dei vedovi e delle vedove o di chi non ha amici? Nemmeno.
Allo stesso tempo ci sono promozioni per i bambini (come in tutti i musei) è una discriminazione nei confronti degli adulti?
E gli sconti per le famiglie con bambini sono discriminatori nei confronti delle coppie senza figli? Evidentemente no.
Visto che nel simbolo del partito della Meloni campeggia la Fiamma che ricorda il MSI (partito nato dalle ceneri del fascismo) sarebbe interessante sentire giustificare il fatto che Benito Mussolini fosse la Spada dell’Islam e HāmÄ« al-Islām (protettore dell’Islam) senza causare alcuna islamizzazione della Patria.
Poi se avanza tempo potrebbe chiedere al suo alleato Matteo Salvini come mai andava in moschea a chiedere voti ai musulmani.

(da “NextQuotidiano”)

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LA MELONI SI E’ SVEGLIATA MALE: “BERLUSCONI NON VIENE ALLA MANIFESTAZIONE ANTI-INCIUCIO? VUOL DIRE CHE E’ PRONTO A GOVERNARE CON RENZI”

Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile

“RIMANGO BASITA DI FRONTE ALLE PAROLE DEL CAVALIERE CHE APRE ALLA POSSIBILITA’ DI COALIZIONE ALLARGATA”

Rapporti non proprio da alleati tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.
Almeno stando a quanto scrive su Facebook la leader di Fratelli d’Italia.
“Rimango basita di fronte alle parole di Silvio Berlusconi che apre alla possibilità  di ‘coalizione allargata’ – spiega – e dice che non parteciperà  alla manifestazione del 18 febbraio promossa da Fratelli d’Italia a Roma per dire no agli inciuci. Ma è un atto di chiarezza”.
Meloni continua: “Gli italiani ora sanno che Forza Italia si dice disposta a un altro governo con Renzi, mentre Fratelli d’Italia no. Scelgano il prossimo 4 marzo quale opzione preferiscono”.
In realtà  Berlusconi non ha mai detto quanto sostiene la Meloni, trattasi di unan sua libera interpretazione. Se poi avesse elementi più seri per sostenere questa tesi farebbe bene a renderli pubblici.
Fa poi sorridere una manifestazione antiinciucio interna alla coalizione, vuol dire che non ti fidi degli alleati.
Ma se non ti fidi perchè ci stai? Presentati da sola e finisce ogni polemica.

(da agenzie)

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IL GRUPPO FB CHE INNEGGIA A TRAINI E IL FRATELLO D’ITALIA CHE ESULTA: “HAI FATTO BENE A SPARARE A QUESTE MERDE”

Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile

IL GRUPPO E’ STATO POI RIMOSSO MA LA MELONI FAREBBE BENE A DIRE   COSA PENSA DI QUANTO HA SCRITTO UNO CHE SULLA BACHECA HA IL SIMBOLO DEL SUO PARTITO, QUESTA E’ APOLOGIA DI REATO

Facebook per qualche ora ha ospitato ieri la pagina “Luca Traini presidente”, poi rimossa, inneggiante all’attentatore di Macerata.
Amministratori del “gruppo” tali “La Maura e l’Andre”, con tanto di tenere foto insieme a bambini nei loro profili.
La banalità  del male lungo le strade del web non si nasconde.
Si palesa con Giovanbattista Castagna di Marina di Catanzaro, nella sua “bacheca” anche un tricolore con crocifisso e il simbolo di Fratelli d’Italia, il partito di destra di Giorgia Meloni, vicino al volto nella foto profilo.
Scrive Castagna su “Luca Traini presidente”: “Hai fatto bene… dente x dente, occhio x occhio, abbiamo le palle piene di queste merde ke fanno arrivare x abbuffarsi dei soldi che l’ Europa da a questo governo di merda ke tra poco vedra la sua fine di abusivo e dove trionfera’ il popolo. W l Italia e W il duce…”.
Ma colpiscono anche i messaggi di utenti con la sintassi a posto che solidarizzano con Luca Traini.
Roberto Giannoni di Pontedera: “Non credo che Luca sia un eroe per il gesto fatto. Tuttavia capisco ciò che ha fatto…”, ma Alessandro Antonelli di Fabriano, invece, è sicuro: “È un grandissimo eroe”.
Nella sua pagina del social network campeggia un post del ristorante “il Federale” di Artena, Roma, il cui simbolo è il volto di Benito Mussolini: “Qui sei in Italia, si mangia carne di suino, tu che sei ospite rispetta la nostra cultura o torna a casa tua”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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QUANDO LA MELONI NON SA COSA RISPONDERE SULLA COPERTURA DELLA LEGGE FORNERO E SE NE ESCE CON UN ESILARANTE “NON CONDIVIDO LA DOMANDA”

Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

LUCA RICOLFI RACCONTA UN DIBATTITO TELEVISIVO CHE DIMOSTRA IL MARE DI NEBBIA IN CUI NAVIGA LA MELONI

Luca Ricolfi sul Messaggero oggi ci racconta come i partiti (centrodestra e 5 Stelle) continuino a promettere l’abolizione della Legge Fornero senza però avere la minima intenzione di spiegare cosa vogliono fare con il buco che si creerebbe: come intendano riempirlo o in che modo abbiano intenzione di diminuire la spesa per le pensioni:
Il difetto di questa posizione, tuttavia, è che non solo si guarda bene dallo scendere nei dettagli, ma si rifiuta ostinatamente di rispondere alla domanda cruciale, che dovrebbe precedere qualsiasi esposizione approfondita di come le cose dovrebbero funzionare “se vinciamo noi”.
La domanda è questa: stante che la legge Fornero, rispetto alla disciplina precedente, comporta un risparmio ingente (dell’ordine di un paio di decine di miliardi l’anno), la vostra riforma farebbe aumentare, farebbe diminuire o lascerebbe invariata la spesa pensionistica?
E se non la lascerebbe invariata, di quanti miliardi la farebbe aumentare o diminuire rispetto alla situazione di oggi?
A questa basilare domanda gli acerrimi nemici della legge Fornero non hanno, per ora, saputo fornire alcuna risposta.
Io stesso, qualche tempo fa, ho avuto occasione di constatarlo in un dibattito televisivo con l’on. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.
Quando ho posto quella domanda, ne ho ricevuto la seguente, a suo modo geniale, risposta: “non condivido la domanda”.
Ecco perchè, di fronte al pomo della discordia costituito dalla legge Fornero, penso non si possa che assumere un atteggiamento scettico.
Nessuna legge è perfetta, e quella legge ha sicuramente dei difetti. Ma almeno non è a scatola chiusa, come lo sono quelle dei suoi critici: nulla, al momento, ci garantisce che essi la sostituirebbero con una legge migliore, e che, nella ricerca del meglio, non metterebbero a repentaglio i conti dello Stato.
Speriamo che, di qui al 4 marzo, almeno una delle forze politiche che vogliono disfarsi della legge Fornero abbia il coraggio di scoprire le carte, e di rispondere perlomeno alla domanda preliminare: quanti miliardi in più o in meno all’anno ci costerà  la nuova legge?

(da “NextQuotidiano”)

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OGGI LA MELONI E SALVINI LITIGANO SUL CASO MENIA: SULL’EX FLI C’E’ IL VETO DI GIORGIA

Dicembre 4th, 2017 Riccardo Fucile

NON SI SA PIU’ SE RIDERE O PIANGERE: LA LEGA RIPESCA L’EX FINIANO, LA MELONI: “NON VOGLIAMO RICICLATI E TRADITORI”

Da Trieste, la leader di Fdi ha rottamato dalla storia della destra ogni traccia di Fini. Nella stessa città , che ha ospitato il secondo congresso nazionale di Fdi, il segretario della Lega Nord ha ripescato un finiano. Di cui si erano perse le tracce da tempo.
L’ultimo acquisto in casa leghista è Roberto Menia: un irriducibile dell’ex leader di An, approdato nel Carroccio grazie all’intesa con il movimento nazionale per la sovranità , fondato da Francesco Storace e Gianni Alemanno.
Movimento politico di cui il triestino Menia è vicesegretario nazionale.
Menia dopo la disfatta elettorale del 2013, lha traghettato Futuro e Libertà , il partito fondato da Fini all’indomani della rottura con Silvio Berlusconi, fino allo scioglimento. Diventandone di fatto il liquidatore.
Roberto Menia è l’uomo che l’ex presidente della Camera ha piazzato nel Cda della fondazione che gestisce il patrimonio di An, in cui siedono anche Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri.
L’ingresso di un ex finiano nella Lega Nord è un problema relativo   per Salvini, gli è utile per portare voti al candidato a governatore della Regione, Massimiliano Fedriga, mentre Forza Italia punta su Riccardi.
Semmai un problema di coscienza dovrebbe averlo Menia, una vita a fare il nazionalista, a scegliersi certa compagnia fino a ieri secessionista. Ma il richiamo della poltrona evidedntemente è più forte della coerenza.
Ma il nome di Menia è visto come il fumo negli occhi dall’alleata Meloni. Che da Trieste ha chiuso le porte del centrodestra ai traditori.
L’imbarazzo per il leader del Carroccio è un dato di fatto: non è un caso che Salvini abbia deciso di non mettere la propria faccia, spedendo avanti il braccio destro Giancarlo Giorgetti nella conferenza stampa a Montecitorio per ufficializzare l’adesione alla Lega di Storace, Alemanno. E dell’ex finiano Menia.
Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare: l’alleanza con Fratelli di Italia, che ora può subire pesanti contraccolpi.
L’avvertimento della Meloni è stato chiaro: «Le alleanze si faranno, solo se ci saranno le condizioni. In caso contrario seguiremo un’altra strada».
Strada che porta alla corsa solitaria. Il leader di Fdi vuole garanzie anche sui profili dei candidati. Garanzie che non riguardano solo la fedina penale ma il veto su riciclati e traditori.
Al primo posto della lista «nera» della Meloni ci sono i finiani tra cui Menia. Ma lo stop riguarda anche gli ex An come Storace e Alemanno.
Giorgia Meloni ha posto un paletto invalicabile sulle candidature: nei collegi uninominali, in cui la coalizione correrà  unita, Fratelli d’Italia non appoggerà  mai una candidatura di Storace o Alemanno. E nè tantomeno quella del finiano Menia.
La patata bollente è ora nelle mani di Salvini che dovrà  decidere, se rompere l’asse con la Meloni o rinunciare ai voti degli ex finiani.

(da agenzie)

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L’ULTIMA PIROETTA DI DANIELA SANTANCHE’: QUARTO CAMBIO DI PARTITO IN POCHI ANNI

Dicembre 4th, 2017 Riccardo Fucile

DA AN A LA DESTRA, DA FORZA ITALIA A FDI

Daniela Garnero Santanchè, politica e imprenditrice, modaiola e assidua animatrice dei talk politici televisivi, ha ricambiato partito.
Accolta da Giorgia Meloni, rieletta presidente, al congresso nazionale di Trieste ha ufficializzato la sua adesione a Fratelli d’Italia: “Sono tornata a casa, nella mia famiglia, dove Fini non mi ha permesso di stare, lui che ha distrutto un sogno”.
Una sorta di riabilitazione per la ‘Pitonessa’, dopo l’estromissione dal “cerchio magico di Arcore” causa eccessivi personalismi e lotte intestine tra i big del partito.
Per la fedelissima di Ignazio La Russa (suo primo sponsor politico) è il quarto cambio di partito in pochi anni.
Il quinto, se si considera l’evanescente movimento Noi Repubblicani-Popolo Sovrano, da lei stessa fondato un anno fa e presto caduto nel dimenticatoio.
“Sono emozionata e orgogliosa di trovarmi qui”, ha detto arrivando al congresso di Fratelli d’Italia. A chi le chiedeva cosa l’abbia delusa di Berlusconi, ha risposto: “Io non sono delusa da nessuno. Sono nella famiglia in cui sono nata. Quì c’è una grande novità  e per la prima volta nella storia della Repubblica abbiamo la possibilità  che una donna possa fare il premier, Giorgia dimostra di avere delle capacità  di federatore, di saper unire, in Italia il centrodestra ha vinto quando c’è una destra protagonista lo abbiamo visto in Sicilia e a Milano dove possiamo dire che c’era un candidato moderato. Mio padre mi ha insegnato che ad essere moderati a tutti i costi si diventa modesti e lì abbiamo perso e non devo ricordare la ferita di Roma, se fossimo stato uniti ora avremmo la Meloni sindaco”.
La destra “estrema”, proprio lì dove ebbe inizio la sua parabola politica. Con “giri di valzer” annessi. Prima Fini, poi Storace.
Nel mezzo la parentesi “moderata” con Berlusconi. Daniela Santanchè è stata deputata della Camera dal 2001 al 2008, eletta nelle liste di Alleanza Nazionale prima nel 2001 e poi nel 2006.
Il vituperato Fini – quello che “ha distrutto un sogno” – è l’unico leader a cui la ‘Pitonessa’ è stata fedele almeno una volta.
Abbandonata An, Santanchè si è candidata a premier per la lista La Destra-Fiamma Tricolore nel 2008, non risultando eletta neanche come parlamentare per non aver superato la soglia di sbarramento.
Un’operazione per sottrarre voti ad Alleanza nazionale e fare gli interessi del Cavaliere, malignarono i retroscenisti.
Senza un seggio parlamentare, si consuma la rottura con Francesco Storace e arriva l’adesione al Popolo della Libertà .
Viene nominata sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma di governo del governo Berlusconi IV.
Arriva la quarta candidatura, stavolta come capolista nel Pdl, e la rielezione in Parlamento nel 2013 con il Popolo della Libertà , aderendo a Forza Italia nel novembre dello stesso anno
La fine dell’avventura in Forza Italia è storia recente.
E oggi? “Voglio aiutare la destra ad essere protagonista”, dice battezzando il suo ingresso in Fratelli d’Italia al fianco di Giorgia Meloni.
Perchè, come scrive Pietro Senaldi su Libero, “l’onorevole Santanchè è un vero fenomeno. Comunque vada, puoi scommetterci, lei cadrà  sui tacchi a spillo”.“

(da “Today”)

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