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CANDIDATO AL SENATO DELLA MELONI A PROCESSO: STALKING E DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI UNA DONNA

Febbraio 20th, 2018 Riccardo Fucile

LE DICEVA “TU SEI STATA MANDATA DAL DIAVOLO”… MASSIMO RIPEPI E’ CONSIGLIERE COMUNALE DI FDI A REGGIO CALABRIA… IL QUESTORE GLI AVEVA CONSIGLIATO UNO PSICHIATRA, MA PER LA MELONI PUO’ ANDARE AL SENATO

Avvisato dal questore per stalking e condannato dal gip di Reggio Calabria per diffamazione e danno di immagine nei confronti di una donna.
Pendenze che non hanno minimamente intaccato la carriera politica di Massimo Ripepi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia e candidato al Senato in Calabria. L’anno scorso, infatti, il pastore della comunità  religiosa della chiesa cristiana “Pace” ha ricevuto dal gip Davide Lauro un decreto penale di condanna richiesto dalla procura e per il quale il politico calabrese ha presentato opposizione.
La notizia è apparsa stamattina sul Quotidiano del Sud.
Tecnicamente la condanna non è ancora un precedente penale perchè il gip, dopo l’opposizione di Ripepi, dovrà  fissare l’udienza.
Ci sarà  quindi un processo per l’esponente di Fratelli d’Italia il cui volto campeggia in questi giorni al fianco di quello di Giorgia Meloni sia nei manifesti che sulle fiancate di un camper allestito per la campagna elettorale.
Secondo la procura e il gip che ha emesso il decreto penale di condanna,   Ripepi “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, comunicando con più persone, offendeva la reputazione” di una donna, un medico che frequentava la comunità  religiosa di cui è pastore.
In particolare, — è scritto nel capo di imputazione — “nella qualità  di pastore della Chiesa cristiana di Catona, nel corso delle omelie pronunciate durante i riti luturgici e divulgate anche tramite pubblicazione sul sito internet www.pacetvrc.it e sul social YouTube, nonchè in seno a lettere email, definiva la donna ‘capo di Satana’, “strumento nelle mani del diavolo”, ‘killer di anime’, ‘jazebel’, ‘donna falsa e pericolosissima’ e ‘donna mandata dal diavolo per assassinare le anime’”.
Tutte offese per le quali adesso Ripepi dovrà  fornire una spiegazione davanti al tribunale che lo giudicherà .
La vicenda risale all’agosto 2016 quando l’esponente di Fdi, candidato nel listino proporzionale al Senato (subito dietro Isabella Rauti), aveva ricevuto un ammonimento dal questore di Reggio Calabria in seguito alla denuncia presentata dalla stessa donna che sarà  parte offesa nel processo.
Con il suo “atteggiamento vessatorio” — è scritto nel provvedimento del questore — Ripepi avrebbe “cagionato un disagio psico-fisico, ed un forte timore per la sua incolumità ”.
Stando “alle necessarie informazioni assunte”, infatti, “è stato accertato — si legge sempre nell’ammonimento — il fatto che, con il suo comportamento, ha posto in essere atti persecutori, riconducibili alla fattispecie di cui all’articolo 612 bis del codice penale (il reato di stalking, ndr) attraverso più condotte anche mediante modalità  diffamatorie a mezzo internet, che si sono concretizzate in atteggiamenti denigratori, di disturbo e di molestie in pregiudizio della signora”.
Addirittura il questore aveva informato il candidato di Fratelli d’Italia che nel territorio del comune di Reggio Calabria, di cui è consigliere, è disponibile il dipartimento di Salute mentale “a cui potrà  rivolgersi”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA MELONI “ANTI-INCIUCIO” RESTO’ DA SOLA E (FORSE) HA CAPITO CHE PERSONAGGIO SIA SALVINI

Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile

IN FDI ORA IL TIMORE NON E’ TANTO UN ACCORDO TRA BERLUSCONI E RENZI, MA TRA SALVINI E IL M5S… E AL CENTRO-SUD SALVINI GIOCA SPORCO

Indice alzato, sguardo austero, orecchini tricolore. Un grande disegno di Giorgia Meloni accoglie militanti e candidati di Fratelli d’Italia al cinema Adriano di Roma. Una manifestazione convocata per dire forte e chiaro che le larghe intese non s’hanno da fare. “Io non tradisco”, recita il foglio che gli aspiranti deputati e senatori hanno letto all’unisono, assieme alla loro leader.
L’antico senso dell’onore si declina nel rispetto del patto di coalizione siglato con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.
Un giuramento, come risposta alle tentazioni di “inciucio” degli alleati, che disertano il cinema e tengono le mani libere in vista di negoziati post-voto.
“Questa manifestazione è dannosa se vuoi fare l’inciucio”, dice la Meloni dal palco, in risposta alle critiche di Berlusconi all’iniziativa di oggi.
Pochi minuti prima, aveva detto ai cronisti: “Non so perchè Salvini e Berlusconi abbiano scelto di non partecipare alla nostra manifestazione. Mi lascia perplessa questa assenza. Giudicheranno gli italiani”.
Militanti e dirigenti vedono un doppio rischio inciucio. Si teme, il giorno dopo il voto, di essere abbandonati sia dai forzisti, impegnati a flirtare con il Pd, che dal Carroccio, se Salvini decidesse di approcciare i 5 Stelle.
All’ingresso del cinema di piazza Cavour ci sono due banchetti, uno per i candidati al Senato, l’altro per gli aspiranti deputati. Mettono nero su bianco la loro indisponibilità  a sostenere un governo che non sia di centrodestra. “I parlamentari non hanno intenzione di andare a casa anzitempo, serve controllo”, dice un alto esponente di FdI. In fila, i candidati si osservano tra di loro. I “traditori”, tra le fila del partito con la fiamma tricolore nel simbolo, non sono ammessi. “Tu hai una faccia che non mi piace”, dice sorridendo uno di loro, rivolgendosi al signore che lo precede.
Il timore è portare voti e seggi preziosi ai partiti che a bocce ferme cercheranno l’intesa con i nemici.
Ma c’è anche insofferenza, per i tentativi della Lega di cannibalizzare l’elettorato della destra al centro sud. Lo specchio del conflitto tra i due partiti “lepenisti” sono i social network.
La Lega cerca di acchiappare i voti di FdI, facendo rimbalzare su Facebook le stesse parole d’ordine.
Negli ultimi mesi, un buon numero di post della Meloni è stato “sostanzialmente copiato” e rilanciato a stretto giro sulla bacheca di Salvini.
Al centro, i temi dell’immigrazione, della famiglia e della difesa dei valori tradizionali. Con un’unica differenza: vocaboli chiave in grassetto e punti esclamativi in abbondanza, per colpire l’immaginario degli elettori.
Dentro FdI, la preoccupazione maggiore è una convergenza Lega – M5S. “Sono entrambi partiti che parlano alla pancia del Paese. La Lega condivide i nostri temi, ma non ha un’ideologia che sostenga il suo progetto”, spiega un militante.
“Siamo noi il vero partito dell’unità  nazionale. Nel centro Italia, la Lega ha una presenza forte, punta sui nostri temi per sfondare in queste regioni”, dice Marco Marsilio, deputato e oggi candidato al Senato nel Lazio.
“All’articolo 1 del loro statuto hanno ancora l’indipendenza della Padania”, commenta arrabbiato un altro esponente di FdI.
Una riedizione del patto del Nazareno, che metta assieme Partito democratico e Forza Italia, è per molti dei presenti un’ipotesi più lontana.
La certezza che Berlusconi e Renzi non siederanno di nuovo allo stesso tavolo non può esserci. “Ma dopo tutto quello che è successo…”, dice Lucia Arizzi, candidata al Senato in Lombardia, riferendosi alla brusca rottura dell’accordo tra i due leader in seguito all’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale.
“In ogni caso, meglio soli che male accompagnati. Noi non tradiamo”, assicura una dirigente di FdI. Per Adolfo Urso, già  vice ministro alle Attività  produttive con Berlusconi e in corsa per uno scranno a Palazzo Madama, “noi possiamo essere determinanti per il risultato. Ma i nostri voti sosterranno soltanto una maggioranza di centrodestra. Non c’è un piano B”.
Dentro la sala, Giorgia Meloni improvvisa una danza sul palco, mentre la platea scandisce il suo nome. Qualcuno urla dei nostalgici e folcloristici “vinceremo!”. Altri gridano “fuori fuori!” quando il discorso della leader tocca il dossier immigrazione. Alla fine, si va tutti insieme a deporre una corona di fiori all’altare della patria, in onore dei martiri delle foibe. Il suggello al patto d’onore contro gli aspiranti traditori.

(da “Huffingtonpost”)

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“PASSARIELLO CHI?”: IN FRATELLI D’ITALIA ORA NON LO CONOSCE PIU’ NESSUNO

Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile

ALLA CONVENTION ALL’ADRIANO LA MELONI CONTINUA A DIRE “CACCIATO SE COLPEVOLE”, LA RUSSA E CROSETTO NON SANNO PIU’ CHI SIA

“Sono cose che non fanno mai piacere. Cercheremo di valutare la posizione di Luciano Passariello quando avremo tutti gli elementi”, dice Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.
“Non ho gli elementi per giudicarlo, speriamo di avere qualche elemento di più anche nelle prossime ore per poter fare chiarezza. Se dovesse essere eletto e poi condannato, chiederei le sue dimissioni” (come se si dimettesse… n.d.r.)
Nulla di diverso da tutti gli altri partiti quando qualcuno viene indagato: nonostante sia da tempo iscritto al partito e consigliere regionale in Campania, evidentemente nessuno ha mai avuto perplessità  sul suo modo di gestire i rapporti politici, con un segretario che lo “rappresenta” negli incontri con il boss della camorra riciclato dsa Fanpage.
Nessuno che prenda il coraggio a due mani e lo sospenda.
Non solo, ora siamo alle crisi di memoria.
“Passariello? E chi è?”, dicono Ignazio La Russa e Guido Crosetto. “Le liste si fanno guardando a quello che si sa in quel momento. Quando abbiamo fatto le liste, questa inchiesta tutta da decifrare ancora non esisteva”.
Quindi un partito non è in grado di valutare un suo esponente “chiacchierato” se non dopo l’intervento della magistratura, tesi originale.
“Se non dovesse essere innocente, saremo i primi a cacciarlo da Fdi”, dice Fabio Rampelli. “Ma questa è giustizia a orologeria”.
Rampelli dimentica che l’inchiesta di Fanpage tocca anche il Pd con De Luca, quindi non si vede dove sia il complotto.
Quanto ad Agostino Chiatto, spiega Giorgia Meloni, “è diffidato dall’associare il suo nome per il futuro dei suoi giorni ad una realtà  come Fratelli d’Italia. Ho visto le immagini che mi fanno capire quali sono le responsabilità  di questa persona”, spiega Meloni.
E qui siamo alla farsa, alla diffida “per il futuro”.
Ma sul fatto che Chiatto ha affermato di essere il tesoriere di Fdi a Napoli nessuna smentita dal partito.

(da agenzie)

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IL BRACCIO DESTRO DELLA MELONI A NAPOLI INDAGATO PER CORRUZIONE AGGRAVATA E FINANZIAMENTO ILLECITO AL PARTITO, INSIEME A TRE IMPRENDITORI, UN COMMERCIALISTA, UN DIRIGENTE DELLA SMA CAMPANIA E A UN ALTRO PERSONAGGIO LEGATO A FDI

Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI NAPOLI E’ INTERVENUTA PRIMA CHE FOSSERO DIFFUSI I VIDEO DELL’INCHIESTA DI FANPAGE… “HANNO PILOTATO UN APPALTO SULLO SMALTIMENTO RIFIUTI”…   ATTESA PER I VIDEO CHE FANPAGE PUBBLICHERA’ NELLE PROSSIME ORE

Le ipotesi di reato, al momento, sono corruzione, corruzione aggravata e finanziamento illecito dei partiti; lo scenario è quello di affari nel grande business dello smaltimento dei rifiuti all’ombra del Vesuvio, inseriti in un complesso meccanismo, quello che riguarda le aziende pubbliche, in questo caso la Sma Campania, società  della Regione Campania impegnata nelle bonifiche ambientali.
L’inchiesta giudiziaria che scuote Napoli   a pochi giorni dalle Elezioni Politiche coinvolge ad oggi una decina di persone tra le quali candidati al Parlamento in vari schieramenti.
Sono gli esiti di una complessa video inchiesta giornalistica condotta nell’arco di circa 6 mesi da giornalisti di Fanpage.it e che il quotidiano diretto da Francesco Piccinini pubblicherà  nelle prossime ore.
«Accordi corruttivi diretti al controllo illecito degli appalti pubblici nel settore del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti in Campania»: così in una nota la Procura di Napoli guidata da Giovanni Melillo descrive la vicenda sotto la lente di investigazione.
Giovedì 15 febbraio 2018 è iniziata, dunque, la fase operativa: agenti dello Sco, Servizio centrale operativo anticrimine della Polizia di Stato, su impulso di magistrati della Dda e della sezione Reati contro la pubblica amministrazione con l’aggiunto Giuseppe Borrelli, i sostituti Celeste Carrano, Henry John Woodcock, Ilaria Sasso del Verme, Ivana Fulco e Sergio Amato, hanno disposto perquisizioni e acquisizioni atti nei confronti di numerose persone.
Sequestrati telefoni e acquisiti hard disk del computer.
«Le attività  di indagine ancora in corso sono state rese necessarie e indifferibili — prosegue la nota — dalla rilevata gravità  del rischio di dispersione probatoria collegato alla annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni sulle gravi ipotesi delittuose fin qui individuate».
L’indagine, le perquisizioni   e le acquisizioni atti riguardano ad ora il consigliere regionale e candidato alla Camera di Fratelli d’Italia Luciano Passariello, Agostino Chiatto, uomo di fiducia di Passariello e dipendente della Sma Campania,   il consigliere delegato della stessa società  in house, Lorenzo Di Domenico il cui computer è stato visionato dagli investigatori, gli imprenditori Nunzio Perrella, Rosario Esposito, Antonio Infantino e il commercialista Carmine Damiano.
Gli inquirenti indagano i sette perchè ritengono che Di Domenico, in concorso con Passariello, Chiatto e Damiano (quest’ultimo in qualità  di intermediario) abbiano lavorato «per disporre l’affidamento di un appalto di smaltimento fanghi provenienti da cinque diversi depositi di stoccaggio Sma a società  riconducibili alla cordata Perrella-Esposito-Infantino».

Ciò, secondo l’accusa facendosi promettere «dai medesimi imprenditori somme di denaro calcolate in percentuale sulla scorta dei guadagni ottenuti a seguito dell’evocato affidamento».
INDAGATI ANCHE IL DIRETTORE E IL GIORNALISTA DI FANPAGE COME “ATTO DOVUTO”
Con l’accusa di «induzione alla corruzione» Francesco Piccinini, il direttore di Fanpage.it e il giornalista Sacha Biazzo, videoreporter autore dell’inchiesta, sono indagati dalla procura di Napoli a seguito del loro lavoro.
«Tutto questo è assurdo, abbiamo messo a repentaglio la nostra incolumità  per questa inchiesta e ora ci ritroviamo indagati» dichiara il direttore responsabile del quotidiano edito da Ciaopeople. «Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti. Noi — sottolinea il direttore di Fanpage.it in un colloquio con l’agenzia di stampa Adnkronos — abbiamo fatto questo nell’ambito di un’inchiesta giornalistica. È chiaro che non abbiamo smaltito rifiuti nè preso soldi».
PASSARIELLO ERA TRA GLI “IMPRSENTABILI” DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA
Luciano Passariello non è nuovo alle inchieste giudiziarie a suo carico imbastite in prossimità  di una scadenza elettorale. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, candidato alla Camera dei deputati quale capolista nel collegio plurinominale di Napoli città , fu infatti inserito nella famigerata lista degli impresentabili: stilata dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosi Bindi, nell’immediata vigilia del voto per le Regionali del 2015.
Allora, Passariello, risultava rinviato a giudizio dalla procura di Nola per impiego di denaro e varie utilità  di illecita provenienza, condotta aggravata dall’abuso dei poteri derivanti dalla sua pubblica funzione. L’incartamento fu poi trasferito dal tribunale nolano a quello di Roma per competenza, dove la magistratura capitolina decretò l’assoluzione del consigliere regionale del partito di Giorgia Meloni
Oggi, a meno di tre settimane dalla consultazione democratico-elettorale per eleggere il nuovo Parlamento italiano, l’ex consigliere comunale a Napoli per il centrodestra finisce di nuovo sotto la lente d’ingrandimento della magistratura locale per un’inchiesta sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. Di nuovo accusato, politicamente, d’essere un impresentabile. Attualmente siede come membro in diverse commissioni speciali del Consiglio regionale quali, tra le altre, la seconda (Anticamorra e beni confiscati) e la terza (Terra dei fuochi-bonifiche-ecomafie).
LA MELONI: “SPERO CHE SI CONCLUDA IN UN NULLA DI FATTO”
La leader di Fratelli d’Italia ha commentato in diretta a Piazzapulita su La7 la vicenda legata all’indagine condotta dalla Procura di Napoli in cui sarebbe coinvolto Luciano Passariello, candidato alle prossime Politiche: “Spero che tutto si concluda in un nulla di fatto”.
“Se si dovesse scoprire la colpevolezza di Luciano Passariello non ho alcun problema a prendere le successive determinazioni”. Questo il commento di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, sull’indagine per traffico di rifiuti e voto di scambio, condotta dalla Procura di Napoli in seguito ad una inchiesta video di Fanpage.it, che verrà  pubblicata nelle prossime ore.
Meloni è intervenuta nel corso di Piazzapulita, trasmissione di La7 condotta da Corrado Formigli e di cui era ospite insieme a Massimo Giletti e a Marco Damilano, direttore de L’Espresso.
Proprio Damilano ha chiesto alla leader di destra se avesse intenzione di espellere dal partito Luciano Passariello, consigliere regionale in Campania e candidato alla Camera di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni politiche, in programma il 4 marzo. “Ho saputo solo poche ore fa che è indagato — ha risposto Meloni -. Ora bisogna verificare che effettivamente sbagli. Tutte le candidature di Fratelli d’Italia vengono valutate da una commissione di garanzia e Passariello era candidabile”.
IL SINDACATO DEI GIORNALISTI: “LESO IL DIRITTO DI CRONACA”
Fnsi e Sugc: «Mettere i giornalisti sotto inchiesta e perquisire una redazione non possono essere considerati ‘un atto dovuto’, soprattutto perchè sono in gioco la libertà  di informare e la tutela delle fonti dei cronisti, la cui segretezza non può essere messa in alcun modo a repentaglio».
Solidarietà  ai giornalisti di Fanpage.it dalla Federazione nazionale della Stampa e dal Sindacato unitario giornalisti Campania. La Fnsi guidata da Raffaele Lorusso e il Sugc, segretario Claudio Silvestri, in una nota congiunta ricordano che la redazione di Fanpage.it è stata perquisita e due giornalisti risultano indagati per corruzione e traffico di rifiuti. Questo perchè «i colleghi sono stati protagonisti di una inchiesta nella quale sono riusciti a documentare il traffico di rifiuti illeciti e i collegamenti tra camorra e politica grazie ai quali lo smaltimento delle sostanze tossiche avveniva senza alcun controllo provocando disastri ambientali».
La Procura era stata informata già  dal direttore, Francesco Piccinini, di quanto era stato documentato, spiegano la Federazione nazionale stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti Campania. «Mettere i giornalisti sotto inchiesta e perquisire una redazione non possono essere considerati ‘un atto dovuto’, soprattutto perchè sono in gioco la libertà  di informare e la tutela delle fonti dei cronisti, la cui segretezza non può essere messa in alcun modo a repentaglio».
Sindacato unitario dei giornalisti della Campania e Federazione nazionale della Stampa italiana esprimono solidarietà  ai colleghi di cui «difenderanno in ogni sede il diritto di fare il loro lavoro nell’interesse dei cittadini ad essere informati».

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CORRUZIONE, VOTO DI SCAMBIO E TRAFFICO DI RIFIUTI: COME SI E’ ARRIVATI A INDAGARE IL BRACCIO DESTRO DELLA MELONI A NAPOLI

Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile

TUTTO NASCE DA UN ESPOSTO DI UN ESPONENTE DEL CENTRODESTRA E DA UN’INCHIESTA DI FANPAGE… SEI MESI DI FILMATI CHE INCASTREREBBERO DIECI INDAGATI

Il consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia, Luciano Passariello, candidato della coalizione di centro destra alla Camera nel collegio uninominale di Napoli-Ponticelli, è stato perquisito nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli che ipotizzerebbe reati di voto di scambio, traffico di rifiuti e corruzione.
Questa mattina gli agenti dello Sco e della Squadra Mobile sono entrati negli uffici del politico alla ricerca di carte e documentazione attinente alla Sma Campania, una società  partecipata della Regione Campania che si occupa di riqualificazione ambientale e politiche di prevenzione degli incendi boschivi, che negli ultimi mesi è stata oggetto del ‘fuoco amico’ di numerosi esposti del capogruppo di Forza Italia Armando Cesaro.
Ed è proprio sulla Sma, già  al centro di un’indagine per peculato riguardante rimborsi dubbi e presunte irregolarità  nelle fatture, che si è concentrato stamane il lavoro degli inquirenti, che hanno perquisito gli uffici della società  con contestuale notifica di alcuni avvisi di garanzia.
Sarebbero una decina gli indagati di un’inchiesta coordinata dal procuratore capo Giovanni Melillo, dall’aggiunto Giuseppe Borrelli e dai sostituti Ivana Fulco, Celestina Carrano, Sergio Amato, Ilaria Del Verme ed Henry John Woodcock.
Passariello, napoletano, 57 anni, siede in Consiglio regionale dal 2005, prima nelle fila di Forza Italia, poi in quelle del Pdl; alle ultime regionali si è candidato ed è stato rieletto nelle liste di Fratelli d’Italia.
Il partito di Giorgia Meloni lo ha candidato alle politiche a Napoli, sia in un collegio uninominale (Napoli 6) sia come capolista nel proporzionale.
Tutto sarebbe nato da un’inchiesta di Fanpage, la testata web napoletana che nel 2016 filmò le monetine regalate fuori ai seggi delle primarie Pd di Napoli.
Stavolta i giornalisti hanno recitato il ruolo degli ‘agenti provocatori’ e per sei mesi hanno contattato i vertici della Sma Campania per proporre ‘affari’ sullo smaltimento dei fanghi.
E così sono entrati in contatto — tra gli altri — con l’entourage del consigliere regionale Fdi Luciano Passariello, candidato del centrodestra alla Camera nel collegio uninominale di Napoli-Ponticelli, uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni a Napoli.
Il mese scorso il direttore di Fanpage, Francesco Piccinini, ha varcato la soglia della Procura per informare il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli dell’esistenza di questo materiale ‘esplosivo’: secondo indiscrezioni raccolte da ilfattoquotidiano.it, il sito web sarebbe in possesso di filmati dove personaggi gravitanti a vario titolo intorno alla società  in house della Regione Campania, che si occupa di riqualificazione ambientale e prevenzione degli incendi boschivi, chiedevano la loro ‘quota’ per concludere ‘l’affare’ proposto dai giornalisti-finti imprenditori.
Fanpage — si legge in una loro nota — ha documentato una serie di attività  che coinvolgono alcuni esponenti politici, quasi tutti candidati alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, in vari schieramenti.
Quindi il nome di Passariello non sarebbe l’unico.
Il video reportage, acquisito dalla polizia che ha bussato in redazione, dovrebbe andare in rete nelle prossime ore. Ed è così che gli inquirenti hanno allargato un’indagine nata dagli esposti del capogruppo di Forza Italia in Regione Campania, Armando Cesaro, che fino a quel momento aveva ipotizzato accuse di peculato per liquidazioni di rimborsi di dubbia natura e fatture sospette.
Sco e Mobile hanno perquisito gli uffici della società  Sma con contestuale notifica di alcuni avvisi di garanzia e perquisito gli uffici di alcuni esponenti politici, tra i quali Agostino Chiatto, componente della segreteria di Passariello, ‘comandato’ in Sma.
Gli inquirenti avrebbero aperto anche il computer di Lorenzo Di Domenico, amministratore delegato della Sma.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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NAPOLI, VOTO DI SCAMBIO E TRAFFICO DI RIFIUTI: INDAGATO CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA, PERQUISIZIONI IN CORSO

Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile

COINVOLTI ESPONENTI DEL CENTRODESTRA TRA CUI IL CONSIGLIERE REGIONALE LUCIANO PASSARIELLO, CANDIDATO DELLE MELONI ALLA CAMERA… IERI L’AVEVA ACCOMPAGNATA NEL TOUR ELETTORALE

Esplode uno scandalo su voto di scambio e traffico di rifiuti, nel cuore della campagna elettorale napoletana.
Coinvolti   alcuni esponenti del centrodestra e le indagini riguardano anche la società  regionale campana Sma, che sarebbe solo uno dei filoni dell’inchiesta.
Spuntano i nomi, tra gli altri, del consigliere regionale Luciano Passariello di Fratelli d’Italia che, candidato alla Camera nel collegio di Secondigliano, ieri ha accompagnato Giorgia Meloni nel tour elettorale a Napoli.
Passariello risulta indagato. E dell’altro esponente della destra, oggi un ‘comandato’ e al lavoro in una società  regionale, Agostino Chiatto.
Lo Sco e la polizia di Napoli sono impegnati in perquisizioni coordinate dalla Procura di Napoli, il capo Giovanni Melillo e il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli dalle prime ore dell’alba stanno guidando il lavoro   dei pm.
Le prime ipotesi sono di corruzione e voto di scambio. Sarebbero almeno 10 gli indagati.

(da agenzie)

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MUSEO EGIZIO, GIORGIA MELONI CI HA FATTO UNA FIGURACCIA: SE SCEGLI DI ATTACCARE QUALCUNO, ALMENO STUDIA

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

NUMERI SBALLATI, SVARIONI CULTURALI E FANDONIE: LA MELONI UMILIATA DAL DIRETTORE GRECO E’ IL SEGNO DEL QUALUNQUISMO, E DELL’IGNORANZA DI CERTI POLITICI

Sulla polemica legata allo sconto del museo Egizio per i “nuovi italiani” di lingua araba (“Fortunato chi parla arabo”) non ci sarebbe da tornare, per non fornire ulteriore ribalta al vuoto cosmico di certa propaganda elettorale, non fosse che per individuare il nodo vero della questione.
Anzi, i nodi che hanno fatto saltare i nervi a Giorgia Meloni e a Federico Mollicone, responsabile della comunicazione che ieri ha lanciato una minaccia programmatica: “Stia tranquillo il direttore Greco: una volta al governo, Fratelli d’Italia realizzerò uno dei punti qualificanti del proprio programma che prevede uno spoil system automatico al cambio del ministero della Cultura per tutti i ruoli di nomina”.
In piccolo, ma neanche troppo visto che parliamo della seconda istituzione più importante al mondo quanto ad antichità  egizie dopo il museo del Cairo, la vicenda racchiude tutto il mix di qualunquismo, ignoranza e disinformazione che sta uccidendo questa campagna elettorale.
E le residue speranze di vedere gli italiani esprimere un voto informato il prossimo 4 marzo.
D’altra parte, testimonia anche l’Italia che reagisce in modo composto ed equilibrato a quel medesimo qualunquismo, a quell’ignoranza e a quella disinformazione. L’Italia che non si arrende alle panzane, all’avvelenamento e, in questo caso, alla stupidità  pura. Un’Italia tuttavia destinata a uscire battuta e in minoranza dalle urne.
L’incarnazione di questo secondo fronte nella persona del direttore Christian Greco che venerdì scorso, quando Meloni ha terminato il suo comizietto all’esterno del museo in mezzo alle scolaresche, è sceso ad accoglierla, le ha regalato un volume sulla storia del museo, un biglietto d’ingresso e ha avuto con lei un sano e preciso scambio di battute.
Il tutto immortalato in un video di grande successo che ha evidentemente mandato su tutte le furie la leader di FdI, convinta della bontà  della sua denuncia di uno sconto per cittadini di lingua araba: si tratterebbe di razzismo al contrario “nei confronti degli italiani”.
Col sorriso in faccia, Greco le ha ricordato le numerose iniziative del museo: l’accoglienza dei senza tetto, gli ottimi risultati economici dal rilancio di quattro anni fa, i lavori con gli ospedali e con le carceri. Le ha spiegato il senso di quell’iniziativa di tre mesi (“Avvicinare persone che in Egitto purtroppo non si sono avvicinate al loro patrimonio”) e ricordato i molti incentivi per tutti, italiani e no: l’ingresso per i giovani a 4 euro al giovedì, i compleanni gratuiti, gli omaggi di San Valentino.
La seconda parte della clip è dedicata agli svarioni di Meloni sulla religione islamica, sovrapposta tout court alla lingua araba, in un caleidoscopio di ignoranza che il direttore prova a raddrizzare: “Sa che ci sono 15 milioni di cristiani copti in Egitto?”. Fra numeri sballati e altre fandonie sui finanziamenti, la chiacchierata finisce con una sostanziale umiliazione della spedizione della fratellanza italica: “State usando in maniera politica” un’iniziativa del museo, chiude Greco.
La pacatezza e la competenza del direttore devono dunque aver fatto lievitare l’amarezza al quartier generale di Fratelli d’Italia che, invece di nascondere quel mestissimo teatrino nello sgabuzzino delle miserie elettorali, ha deciso di tornarci minacciando una purga culturale per giunta impossibile, e dimostrando di nuovo la propria ignoranza. Anche del proprio “nemico”: se scegli di attaccare qualcuno o qualcosa, almeno studia. Due paginette leggitele magari.
Da ormai 14 anni il museo è infatti gestito dalla Fondazione Museo delle Antichità  Egizie di cui fanno parte enti privati e pubblici, dal comune di Torino alla regione Piemonte fino alla Compagnia di San Paolo e alla Fondazione Crt. Al ministero spetta un consigliere di amministrazione su cinque e dunque non c’è nessuna nomina diretta possibile nè repulisti da fare, visto che Greco è stato selezionato attraverso bando pubblico.
In quei cinque minuti scarsi si confrontano dunque due Italie.
La prima finirà  probabilmente con lo strappare la maggioranza relativa dei voti, la seconda fatica invece a uscire dal peso della disinformazione e della propaganda.
Ma dimostra anche che il confronto competente e informato — di più, faccia a faccia, perchè il digitale consente un botta e risposta che il dibattito di persona spazza via — è forse l’unica strada per uscire dal vicolo cieco in cui questo Paese si è ficcato, scortato da rabbia, razzismo, pigrizia intellettuale (leggi ignoranza assoluta) e qualunquismo.

(da Wired)

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MUSEO EGIZIO: LA MELONI IN CONFUSIONE NEGA QUELLO CHE HA SCRITTO

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

CHIEDERE SCUSA AVREBBE ALMENO DIMOSTRATO INTELLIGENZA, L’ARROGANZA IN POLITICA NON PAGA

Dopo giorni di attacchi sui giornali, in tv e sui social da parte soprattutto di Lega e Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in occasione di una gitarella elettorale in quel di Torino punta dritta verso l’ingresso del Museo Egizio, intenzionata a dirne quattro al buonista e cristianofobo direttor Christian Greco.
Il problema è che Christian Greco scende e le risponde, annientando tutte le piccole certezze della povera Giorgia.
All’accusa di discriminazione religiosa le fa notare che in Egitto ci sono milioni di copti, che sono cristiani ma parlano arabo.
All’accusa di far propaganda con i soldi pubblici le comunica che il museo non prende un centesimo di contributi statali.
All’accusa di escludere gli italiani dagli incentivi economici alla visita al museo le elenca tutte le altre promozioni in essere, per i giovani, le coppie a san Valentino, le famiglie con un figlio con meno di un anno, per i papà  e le mamme nelle loro rispettive feste, persino per i possessori di biglietti Trenitalia.
Giorgia, che tra le altre cose non sapeva che la collezione esposta non è patrimonio italiano ma appartiene a Il Cairo, e che quello di Torino è l’unico museo al mondo a cui non è stata fatta richiesta di restituzione, fa scena muta.
Un successo, quello del Museo, anche supportato dai numeri, che negli ultimi 3 anni hanno addirittura subito un incremento del 500%.
Una sconfitta, invece, per la povera Giorgia, che non potendo replicare come avrebbe voluto (e soprattutto dopo esser stata smerdata pubblicamente grazie al video che ha fatto il giro di tutti i siti d’informazione del paese) ha deciso di rispondere nel più maturo e istituzionale dei modi: il pallone è mio e decido io.
Ovvero, promettendo, tramite il responsabile della comunicazione Mollicone, di cacciare il direttore una volta che il suo partito sarà  al governo, grazie a uno “spoil system automatico di tutti i ruoli di nomina del ministero della Cultura”.
Peccato, Giorgia.
Peccato perchè Christian Greco è uno preparatissimo, uno che guadagnò la sua prima stagione di scavi a soli 21 anni, titolare fino ai 38 della cattedra di Archeologia Funeraria Egizia all’Università  di Leida, con una trentina di pubblicazioni all’attivo e che ciononostante ha accettato di tornare in Italia, controtendenza, per dare una mano al suo paese.
Peccato perchè sotto la sua gestione i visitatori sono praticamente raddoppiati, passando dai 540.000 del 2013 al milione previsto per il 2018, con quasi dieci milioni di incassi in arrivo quest’anno.
Peccato perchè il museo ha subito un restyling imponente, durato quasi tre anni, che ha portato a diecimila metri quadrati d’esposizione con più di tremila reperti esposti, in una nuova veste moderna ed ‘europea’.
Peccato, soprattutto, che tu non lo possa cacciare. Perchè il museo, dal 2004 e per trent’anni, è di gestione esclusiva della Fondazione Museo delle Antichità  Egizie, e perciò i direttori se li nomina, e nel caso destituisce, da solo. E visti i numeri, il talento e le migliorie espresse dall’attuale direzione, dubito che vorranno liberarsene.
Peccato che, invece di chiedere scusa, Giorgia Meloni abbia oggi smentito di aver minacciato la rimozione del direttore del Museo Egizio di Torino dal suo incarico. Perchè resta il comunicato inequivocabile del responsabile nazionale della comunicazione di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone.
Quanti errori genera l’arroganza, quando basterebbe ammettere di aver sbagliato.

(da “Rolling Stones”)

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MELONI, TERZA FIGURA DI MERDA: “NON VOGLIO CACCIARE IL DIRETTORE DEL MUSEO EGIZIO”

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

IN NOTTATA LA PENOSA RETROMARCIA DI FDI: “SAPPIAMO CHE E’ NOMINATO DA SELEZIONE INTERNAZIONALE”

Non paghi dell’epocale figuraccia che Giorgia Meloni ha fatto di fronte al direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco, i Fratelli d’Italia / L’Italia s’è desta promettono che lo cacceranno.
Federico Mollicone, responsabile nazionale comunicazione di Fratelli d’Italia, rilascia una dichiarazione alle agenzie di stampa in cui minaccia di cacciare Greco: «Stiano tranquilli il direttore Greco e gli estensori dell’anacronistico appello: una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà  uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica».
In nottata, dopo aver scatenato una polemica invereconda, Mollicone rilascia un’altra nota nella quale sostiene di non aver mai voluto dire che Fratelli d’Italia caccerà  Greco: “In merito a quanto da me dichiarato, preciso che non ho mai scritto di voler cacciare nessuno, tanto meno il direttore del Museo Egizio che so bene essere stato nominato dopo selezione internazionale. Per quanto riguarda lo spoil system ricordo che era riferito in generale alle cariche apicali ministeriali e che come prevede la legge 145 del 15 luglio 2002 e successive decadono 90 giorni dopo l’insediamento del nuovo esecutivo”.
Maurizio Assalto sulla Stampa di oggi ricorda che FdI non potrà  mai e poi mai cacciare il direttore del Museo Egizio Christian Greco, perchè non ha il potere per farlo:
“Nella surreale polemica che ha preso di mira l’Egizio, nutrita di false telefonate (no, non era un centralinista del Museo quello che ha fatto da spalla al «giovane padano» Andrea Crippa), di cifre sparate a caso (no, il Museo non ha stanziato «centinaia di migliaia di euro» per pubblicizzare l’iniziativa rivolta ai visitatori di lingua araba), di confusione tra religione e etnia (non tutti gli arabi sono musulmani), l’ultima minaccia agitata da Fratelli d’Italia proprio non sta in piedi.
L’ennesimo fake in un momento — e in una campagna elettorale — che di fake rischia di fare indigestione. Nessun futuro vincitore dopo il 4 marzo potrà  rimuovere Christian Greco, perchè il direttore dell’Egizio è nominato dal Cda della Fondazione, il cui unico membro di nomina governativa è il presidente. Sta scritto sullo statuto, pubblicato online e consultabile da chiunque. Documentarsi, prima di dare di piglio ai petardi. A meno che non si voglia soltanto il rumore dei petardi.”

(da “NextQuotidiano”)

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