Maggio 12th, 2018 Riccardo Fucile
LE ACCUSE A DI MAIO: “CI HA OFFERTO DUE MINISTERI IN CAMBIO DI APPOGGIARE LUI COME PREMIER”… “SALVINI NON CI HA TUTELATO”
Il caso Meloni scoppia nel governo Lega-M5S e dimostra che i passi indietro dei politici sono una barzelletta. Abbiamo raccontato delle prove tecniche di avvicinamento di Fratelli d’Italia alla partecipazione in maggioranza, coronate dall’incontro pomeridiano tra Giorgia Meloni e Luigi Di Maio.
Ma ieri dopo l’incontro Fratelli d’Italia ha fatto trapelare il vero obiettivo del capo politico del M5S: «Fratelli d’Italia sposta troppo a destra l’asse della coalizione — premette — L’unico modo per farvi entrare è se faccio io il premier. Se mi sostenete, posso darvi la Difesa e i Beni Culturali».
Insomma, Di Maio avrebbe utilizzato la possibilità di assicurare al Senato con i voti di FdI la maggioranza del suo governo per far ricicciare la sua candidatura dopo il plateale passo indietro di qualche giorno fa.
Un tentativo che Di Maio, secondo un retroscena di Repubblica, avrebbe effettuato anche con Salvini: «Perchè non dovrei essere io il presidente del Consiglio, visto che ho preso il doppio dei voti della Lega?». Perchè, gli replica l’alleato, ci siamo già accordati per un comune passo indietro.
E che però viene smentito dal MoVimento 5 Stelle che prima parla di “follia” a proposito della ricostruzione di FdI, poi dice che Di Maio ha voluto spiegare di persona a Meloni che il contratto di governo sarebbe stato solo tra Lega e MoVimento 5 Stelle: questo il motivo dell’incontro.
E mentre c’è chi nota il cambio di atteggiamento delle ultime ore in FdI è divertente notare le risposte dei grillini allo status di Meloni su Twitter: “Parliamo di cose serie Giorge’, lassa perde ‘ste cose chè non so’ pe te … ma poi gliel’hai riportato il maiale ai Casamonica?”, le dice un 5 Stelle; “Eh sì, col porcello hanno fatto una bella grigliata e poi se so fatti n’altra foto insieme! Ah già … no, quello dell’utima foto non era un Casamonica ma uno Spada…”, risponde un altro ricordando la foto con Silvano.
Il Messaggero intanto oggi ricorda che non è tanto il «no» ai grillini a tormentare Meloni, ma è il rapporto con la Lega.
Matteo Salvini, già dalle comunali di Roma del 2016, ha iniziato una lenta ed efficace Opa sull’elettorato di destra. Basti pensare a cosa è accaduto per la presentazione delle liste in due municipi, sempre della Capitale (da 200mila abitanti ciascuno). Dopo settimane di guerra interna e minacce, i due candidati presidente sono andati uno a Forza Italia e l’altro alla Lega.
In ogni caso sarebbe divertentissimo vedere i Fratelli d’Italia che a Roma hanno fatto la guerra senza quartiere alla Giunta Raggi e ai municipi grillini (riportando vittorie significative come l’acquisizione di consiglieri e la caduta del III Municipio) che di colpo appoggia un governo grillino descritto nella Capitale come il male assoluto. L’umore degli ex missini lo riassume il questore Edmondo Cirielli: “La Lega ci ha sorpreso e deluso. Si sono fatti il programma da soli, si stanno facendo i ministri da soli, si votino pure da soli”.
Comunque vada a finire, il centrodestra finirà a pezzi nel giorno in cui Salvini varerà il suo governo con Di Maio, e reggerà come matrimonio d’interessi nei luoghi dove già governano.
Spiega Marco Cremonesi sul Corriere:
Fatti i conti, i margini dell’esecutivo in gestazione sono ridotti: solo 6 senatori in più sui provvedimenti ad alto rischio. E così, a suscitare le riflessioni preoccupate in Lega, il fatto che quel governo «per fare le cose» di cui parla da sempre il segretario leghista rischia di rivelarsi una patacca
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 11th, 2018 Riccardo Fucile
ORA SPINGE LA MELONI A ENTRARE NELL’ALLEANZA DI GOVERNO (SI PARLA DI UN MINISTERO PER LUI), MA FINO A POCO TEMPO FA NE DICEVA DI TUTTI I COLORI SUI GRILLINI
I voti dei 18 senatori di Fratelli d’Italia non sono determinanti per la tenuta della maggioranza
M5S-Lega. I due partiti hanno i numeri sia alla Camera che al Senato.
A Palazzo Madama però la maggioranza gialloverde si regge su appena 6 voti di scarto.
Non certo un margine rassicurante anche se nel corso delle passate legislature si sono viste maggioranze decisamente più precarie.
Potendo però contare sull’appoggio di FdI leghisti e 5 Stelle potrebbero sicuramente stare più tranquilli.
Giorgia Meloni, che a quanto pare si è sentita offesa per non essere stata coinvolta nelle trattative, ha voluto ieri indicare le condizioni per un eventuale sostegno del suo partito al governo.
Si tratta di elementi programmatici quali il no all’aumento delle tasse, allo ius soli e all’adozione per le coppie dello stesso sesso che sicuramente rientrano tra gli obiettivi di governo della Lega. Per quanto riguarda il MoVimento 5 Stelle la posizione tenuta dai grillini sul tema dei diritti civili lascia ben sperare la Meloni.
La cittadinanza ai cittadini di origine straniera e i diritti delle coppie omosessuali sicuramente non sono tra le priorità del partito di Grillo e Casaleggio.
In attesa che Fratelli d’Italia sciolga la riserva, secondo alcune indiscrezioni la contropartita potrebbe essere l’offerta di alcuni ministeri. Il partito è ancora diviso e attende una parola definitiva da Giorgia Meloni, che ha convocato per lunedì mattina, alle 12.30, la direzione nazionale proprio per valutare i pro e i contro di una ‘scelta governativa’ e serrare i ranghi, trovando una linea comune.
Voci però parlano di contatti con Salvini e Di Maio per la definizione di un accordo che potrebbe portare FdI a fare il suo ingresso nella compagine di governo.
In particolare Salvini sarebbe intenzionato ad offrire al partito dell’alleata del centrodestra un posto nell’esecutivo.
Oggi è saltata fuori l’ipotesi di Guido Crosetto come ministro della Difesa. Sull’ingresso di Crosetto nella squadra di governo si è espresso, con una battuta, anche Giancarlo Giorgetti. Questa mattina il braccio destro del segretario del Carroccio ha incrociato Crosetto davanti Montecitorio e ha detto, scherzando, «vado al governo solo se c’è anche Crosetto».
Naturalmente Giorgetti stava scherzando ma pare che tra i sostenitori dell’entrata di Fratelli d’Italia nel governo Salvini-Di Maio c’è proprio lui, il deputato piemontese noto da sempre per essere un feroce critico del MoVimento 5 Stelle che qualche settimana aveva ventilato l’idea di un possibile appoggio al governo Lega-M5S. Parlando ad Un giorno da pecora Crosetto si è tirato fuori dai giochi di governo dicendo che preferirebbe piuttosto vedere Giorgia Meloni come ministro alla Difesa ma che in ogni caso il partito deve ancora decidere sul da farsi.
Il problema è proprio che Crosetto è uno di quelli in molte occasioni esprime la sua scarsa considerazione per il Movimento.
Ad esempio qualche settimana fa Crosetto si lamentava con il Foglio delle condizioni imposte dagli eletti del MoVimento 5 Stelle per la loro partecipazione alle trasmissione televisive. È la solita storia delle interviste apparecchiate senza contraddittorio ma a coordinatore di Fratelli d’Italia la cosa non va proprio giù.
Ma la lista di tweet e dichiarazioni caustiche di Crosetto contro il MoVimento 5 Stelle è infinita.
A Marzo rispondeva a Federica Angeli dicendo che l’elettorato del M5S aveva votato per Di Maio perchè ha creduto alla storia dei 750 euro al mese (vale a dire il reddito di cittadinanza).
In un altro cinguettio Crosetto prendeva di mira Di Maio e tutti quei candidati che “non sono stati in grado di fare nulla nella vita, se non gozzovigliare e farsi mantenere” ma che hanno dalla loro il fatto di essere carini e vestirsi bene.
All’epoca del caso Tempa Rossa quando il tesoriere del PD Francesco Bonifazi annunciava querele nei confronti di Carlo Sibilia Crosetto ironizzava sull’eventualità che il deputato pentastellato potesse giocarsi la carta “capace di intendere e di volere”. Sul suo profilo Twitter Crosetto mette le mani avanti già nella descrizione: «Quando insulto, discuto o faccio complimenti a qualcuno di voi, lo faccio a titolo personale, come Guido Crosetto, non in quanto appartenente ad una categoria».
Qualche anno fa Crosetto si è preso una querela dal consigliere regionale Davide Bono al quale aveva mosso l’accusa di aver assunto come assistente il fratello (piccolo particolare: Bono non ha un fratello).
Ad inizio gennaio Crosetto aveva definito i 5 Stelle “una setta verticistica antidemocratica basata sull’estetica“.
Non proprio il partito con cui fare un’alleanza di governo insomma. Anche perchè Crosetto ha detto che il MoVimento 5 Stelle «non ha un contenuto, crea il suo programma vedendo su Internet l’umore delle persone» sottolineando la necessità di contrapporvi un progetto di società serio.
L’amore è senza dubbio ricambiato, nel 2014 il M5S alla Camera indicava Crosetto tra i responsabili della creazione e del potenziamento di Equitalia.
Se non altro una volta dalla stessa parte della barricata Crosetto e i parlamentari 5 Stelle avranno di che discutere.
Intanto il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, ha incontrato per circa un’ora nel pomeriggio la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
La Meloni, alla fine dell’incontro, non ha rilasciato dichiarazioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 9th, 2018 Riccardo Fucile
TRE LINEE INTERNE ALL’ASSEMBLEA, POI LA MELONI ANNUNCIA LA LINEA: “GOVERNO DI GRANDE CONFUSIONE”… DOPO AVER FATTO LA COLF A SALVINI NON SE LA SENTE DI FARLA ANCHE A DI MAIO, SPERIAMO LE DIANO ALMENO LA LIQUIDAZIONE… TANTO PER STIRARE LE CAMICIE ORA SALVINI SA DOVE PORTARLE
Il patto tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio per un governo politico con la “non sfiducia” di Forza Italia
manda in tilt Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.
Il partito, da sempre contrario all’accordo, ha raccolto l’assemblea dei parlamentari per stabilire la linea da tenere.
E le opinioni sono state assai divergenti.
Si parte da Guido Crosetto, il quale propone l’appoggio esterno all’esecutivo. Dunque Edmondo Cirielli, che vorrebbe direttamente l’ingresso del partito al governo. Infine la posizione, più radicale, di Ignazio La Russa, il quale invoca il voto subito.
“Il governo nasce in grande confusione”. Per questa ragione Giorgia Meloni avrebbe deciso di stare all’opposizione.
Secondo una indiscrezione dell’Adnkronos dopo una lunga assemblea dei parlamentari di Fratelli d’Italia alla Camera, la leader del partito avrebbe compiuto la sua scelta, spaccando di fatto il centrodestra.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2018 Riccardo Fucile
IN REGIONE LAZIO FDI E’ DIVENTATO L’ULTIMO PARTITO DELLA COALIZIONE DI CENTRODESTRA, CON APPENA TRE CONSIGLIERI… CONTESTATA LA LINEA DELLA MELONI DI RUOTA DI SCORTA DELLA LEGA
In un video pubblicato ieri su Youtube si mostra, senza audio, quella che sembra essere una lite tra Giorgia
Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e Silvio Berlusconi. Secondo il filmato di Blitz Tv lo scontro tra i due sarebbe andato in scena dopo lo show del Cavaliere al Quirinale in occasione della dichiarazione letta da Matteo Salvini.
La Meloni ha assistito ieri da spettatrice alle dichiarazioni dei due mattatori del centrodestra con un volto non esattamente raggiante, tradendo un nervosismo palpabile anche se poi nell’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, ha cercato di addossarlo a Berlusconi: “Fino a ieri sarebbe stato impossibile anche immaginare che qualcuno parlasse al posto suo. Ma le cose cambiano, se ne è accorto anche lui, e si innervosisce…”.
In realtà però la Meloni ha buoni motivi per essere piuttosto arrabbiata a prescindere da quello che è accaduto con Berlusconi al Quirinale.
Motivi che hanno le loro radici nel risultato conseguito da Fratelli d’Italia alle elezioni politiche ma soprattutto in quelle regionali, come ha spiegato qualche tempo fa l’ex consigliere Fabrizio Santori: “A proposito di affidabilità . In un partito è molto importante, così come nel lavoro, in un’organizzazione, in un qualsiasi gruppo umano, anche in famiglia. E’ un elemento primario ma i gattopardi della politica nostrana hanno estremizzato il concetto blindandosi nelle stanze dei bottoni con i più fedeli mentre nel frattempo calpestavano il lavoro di chi, con impegno e perseveranza, conquistava la stima della gente sul territorio. Ed è stato il trionfo degli yesman senza primarie nè scelte di merito ma solo scelte partitocratiche poi bocciate dai cittadini”.
E ancora: “Non sono stato rieletto consigliere regionale del Lazio per altri motivi oltre la sconfitta del nostro candidato presidente Parisi per mano di Zingarozzi: uno su tutti il tracollo di Fratelli d’Italia che elegge solo 3 consiglieri passando ad essere l’ultimo partito del centrodestra nella Regione Lazio, disperdendo in un mese un patrimonio costruito alle ultime elezioni con anni di presenza sul territorio”.
L’ultimo partito di centrodestra
Già perchè è proprio questo che sta succedendo a Fratelli d’Italia.
Dopo la buona performance di Meloni come candidata sindaca nel 2016, il partito si è rassegnato elettoralmente a fare da comprimario a Salvini, che ha pescato voti nel fiume in cui li cercava anche Fratelli d’Italia.
Al risultato deludente in Regione ha certo contribuito la vicenda di Sergio Pirozzi, che tra l’altro era un esponente di Fratelli d’Italia e proprio il veto di Meloni gli ha impedito di diventare il candidato governatore del centrodestra: è perfettamente spiegabile che un buon numero di persone che potevano votare per la Meloni abbia preferito alla fine la sua lista, impedendo a FdI di bissare i risultati di due anni prima.
Dall’altra parte i sondaggi oggi disegnano una situazione in cui FdI continua a perdere voti mentre la Lega li guadagna.
Il travaso cominciato alle regionali non sembra finito e a farne le spese è ancora il partito della Meloni. Che dovrebbe vedere in Salvini un competitor interno, invece sembra essere totalmente succube della strategia del leader della Lega e incapace di fornirne una propria
La strategia dello struzzo
A concorrere nel rendere ancora più difficile questa situazione è la chiara contraddizione politica che sta esplodendo in questi giorni di crisi e che potrebbe ampliarsi se davvero nascesse un governo in collaborazione tra centrodestra e MoVimento 5 Stelle: mentre i consiglieri municipali e comunali di FdI a Roma fanno opposizione intransigente contro la Giunta Raggi e hanno provocato già la caduta del III Municipio, nella politica nazionale Fratelli d’Italia potrebbe trovarsi alleata con i grillini.
E questo potrebbe succedere anche se Berlusconi finisse alla fine per fare il passo di lato auspicato dal M5S, visto che il MoVimento non ha mai messo pregiudiziali su Giorgia Meloni.
Proprio per questo la Meloni, dopo le elezioni molto intransigente, ha già provveduto a smussare gli angoli dell’ostilità con i grillini, finendo però per rimanere confusa nel magma della politica italiana e senza possibilità di spiccare.
Oggi Fratelli d’Italia rimane lì, fagocitato dal senso dello spettacolo di Berlusconi e dai numeri di Matteo Salvini.
Il rischio è che finisca per farsi annettere materialmente dopo l’annessione politica.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile
L’APARTHEID DELLE FORCHETTE DELL’EX CARABINIERE CONGEDATO ANZITEMPO DOPO UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER RAZZISMO, OMOFOBIA E VIOLAZIONE DEI DOVERI ATTINENTI AL GIURAMENTO PRESTATO”
Riccardo Prisciano è un candidato di Fratelli d’Italia al consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia.
Domenica 29 aprile in Friuli-Venezia Giulia gli elettori saranno chiamati a votare per il rinnovo del consiglio regionale ed eleggere il nuovo Presidente che per la coalizione di Centrodestra sarà il leghista Massimiliano Fedriga.
Maresciallo dei Carabinieri in congedo “per non meritevolezza” — come spiega sul suo sito Internet — a causa delle sue idee politiche «sovraniste, patriottiche, anti-Islam, anti-aborto, contrarie alla pratica dell’utero in affitto ed alle adozioni di bambini a coppie omosessuali».
Del caso all’epoca si occupò Il Giornale e anche il deputato ex M5S (ora FdI) Walter Rizzetto che presentò un’interrogazione in commissione al Ministro della Difesa per fare luce sul caso del Maresciallo dei Carabinieri sottoposto a procedimento disciplinare per «islamofobia, xenofobia, omofobia, violazioni dei doveri attinenti al grado ed al giuramento prestato e per aver inficiato l’apoliticità della Forza Armata». Le posizioni di Prisciano sull’Islam, il gender e gli immigrati sono abbastanza note. Ma questo non ha impedito al partito di Giorgia Meloni di candidarlo in Friuli.
Ad esempio ieri Prisciano scriveva un appello al voto spiegando che è il momento di ripulire la regione dai clandestini e che era ora di dire basta al “razzismo verso gli italiani”.
E i termine “ripulire” seguito da “dai clandestini” fa spesso capolino tra i suoi post. Ma non di soli immigrati vive la campagna elettorale. Il 19 marzo, giorno della festa del papà , Prisciano aveva invece lanciato la proposta di creare uno sportello regionale di sostegno ai padri separati “per fermare il maschicidio creato dal Boldrino-pensiero“.
In un altro post Prisciano se la prende con l’Unità d’Italia ancora non terminata pubblicando una cartina con tutti i territori ITALIANI ancora in mano allo straniero. Finchè su tutte le terre italiane non sventolerà il tricolore — concludeva — non potremo parlare di Unità d’Italia.
Niente male per uno che si candida a sostegno di un candidato della Lega, quel partito che ha ancora come primo punto dello statuto ” il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”.
La lotta contro i clandestini però è solo un paravento.
Sono gli immigrati il vero problema. Lo dimostra un post dai contenuti razzisti postato ieri pomeriggio.
Prisciano se la prende in questo caso contro i minori non accompagnati che usufruiscono del servizio mensa al Civiform di Cividale del Friuli. Dello stesso servizio mensa, denuncia Prisciano fanno uso anche i Carabinieri della stazione di Cividale.
Secondo il candidato di Fratelli d’Italia “è assurdo che i Carabinieri vadano a mangiare negli stessi piatti e con le stesse posate degli immigrati minorenni“.
Piatti e posate che come in tutte le mense vengono regolarmente puliti e lavati.
Basta — conclude — Prisciano chiedendo che vengano tutelate le forze dell’ordine.
E non si capisce bene da cosa devono essere tutelati i Carabinieri “che usano le stesse posate e gli stessi piatti“. Forse il candidato consigliere teme che possano essere contagiati dagli immigrati?
Rispondendo ad alcuni commenti Prisciano chiede se un utente “farebbe mangiare i suoi figli in quei piatti“.
Ed improvvisamente in un tranquillo angolo di Friuli troviamo gli aspetti più biechi e deteriori del razzismo dell’Alabama segregazionista o del Sud Africa dell’Apartheid razziale.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 19th, 2018 Riccardo Fucile
LE CATTIVE LETTURE PRODUCONO BRUTTE FIGURE: IL “TRATTATO DI CAEN” NON ENTRA IN VIGORE “AUTOMATICAMENTE E UNILATERALMENTE”, NON SA NEANCHE DI COSA PARLA
Da un paio di anni almeno torna ciclicamente fuori la storia del mare italiano “ceduto” (o svenduto) alla Francia.
I responsabili di questo oltraggio alla sovranità italiana sarebbero Matteo Renzi e Paolo Gentiloni che il 21 marzo del 2015 hanno firmato l’Accordo di Caen. Quell’accordo però non è mai entrato in vigore perchè non è mai stato ratificato dal Parlamento. Nessuno però dice che a quell’accordo hanno lavorato tutti i governi che si sono succeduti tra il 2006 e il 2012.
Oggi però c’è chi sostiene che dal 25 marzo i francesi potranno impossessarsi del mare italiano in seguito ad una ratifica “unilaterale” del trattato, la quale — ovviamente — non ha alcun senso ed infatti è già stata smentita dal Ministero degli Esteri e dall’Ambasciata di Francia a Roma.
La querelle sulle porzioni di mare “cedute” alla Francia esplose nel febbraio del 2016 quando le autorità marittime francesi sequestrarono un peschereccio italiano, il Mina. A denunciare il “furto” fu il deputato Mauro Pili, di Unidos, che presentò il 12 febbraio un’interrogazione urgente al Ministero dell’Agricoltura.
Pili all’epoca pubblicò le foto dell’accordo tra Italia e Francia, accordo che prende il nome di Accordo di Caen. L’accordo, precisava la Farnesina in una nota del 18 febbraio 2016, «è stato firmato il 21 marzo 2015, dopo un lungo negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012» ma «considerata la sua natura», l’Accordo di Caen deve essere sottoposto a ratifica parlamentare e quindi non è ancora in vigore.
Successivamente, il 25 febbraio 2016, il sottosegretario Benedetto Della Vedova rispondeva alle interrogazioni dei deputati Gianluca Pini, Mauro Pili, Mario Tullio e Manlio Di Stefano della Commissione Affari Esteri e Comunitari relative all’accordo del 21 marzo 2015 sulla delimitazione dei mari territoriali e delle zone sotto giurisdizione nazionale tra l’Italia e la Francia.
Della Vedova precisa che, come detto dall’allora Ministro degli Esteri Gentiloni in Parlamento, «l’Accordo di Caen non è in vigore nè per l’Italia nè per la Francia». Nella sua risposta Della Vedova ricordava che il negoziato è stato condotto dai diversi governi che si sono succeduti tra il 2006 e il 2012 (quindi sia di centrosinistra che di centrodestra) non è stato quindi Renzi a “regalare” i mari italiani alla Francia.
Il sottosegretario inoltre ricordavae ai deputati membri della III Commissione che «tale accordo non solo non “cede” nulla, ma anzi per la prima volta, fissando in modo chiaro le aree di competenza tra Italia e Francia, potrà dare concreta attuazione all’obiettivo di proteggere i mari italiani anche oltre le 12 miglia dalla costa, che costituisce attualmente il limite del mare territoriale».
Il trattato ha lo scopo quindi stabilire fra l’Italia e la Francia dei confini marittimi certi e univoci dal momento che non esistono ad oggi trattati internazionali che regolano i confini marittimi tra Italia e Francia.
Ieri, 18 Marzo 2018, Giorgia Meloni ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post in cui si scrive che “In assenza di un intervento del governo italiano, il 25 marzo entrerà in vigore il Trattato di Caen con il quale verranno scandalosamente sottratti al Mare di Sardegna e al Mar Ligure alcune zone molto pescose e il diritto di sfruttamento di un importante giacimento di idrocarburi recentemente individuato. Per questo Fratelli d’Italia intima il governo in carica ad agire immediatamente per interrompere la procedura unilaterale di ratifica attivata dalla Francia presso Bruxelles, che in caso di silenzio-assenso da parte italiana, conferirà de iure i tratti di mare in questione alla Francia arrecando un gravissimo danno ai nostri interessi nazionali”.
La Meloni chiede inoltre al Presidente Mattarella di intervenire affinchè il trattato sia sottoposto al voto di ratifica del Parlamento, come previsto dalla Costituzione. La Meloni ammette quindi di sapere che il Parlamento non ha mai ratificato il trattato ma crede alla bufala della “procedura unilaterale di ratifica”.
Dove l’ha letta?
Il giorno prima, il 17 marzo, La Verità (il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro) denunciava come in base a “quel disgraziato trattato firmato da Gentiloni nel 2015, ma mai ratificato” la Francia abbia iniziato ad “intimidire i pescherecci italiani”.
In un’intervista sulla questione l’ex direttore di Panorame e neoeletto deputato di Forza Italia Giorgio Mulè annunciava di non voler cedere un millimetro ai francesi: “pattugliamo le acque che ci siamo fatti fregare”.
La notizia era già stata data il 16 marzo dal Primato Nazionale, il quotidiano di CasaPound, che denunciava come dal 25 marzo, in mancanza di una decisione da parte del Parlamento e del Governo, le acque territoriali italiane sarebbero diventate francesi. Nell’articolo si legge che la Francia avrebbe iniziato una non meglio specificata procedura europea che in assenza di un intervento italiano porterà “al decreto di annessione appunto il prossimo 25 marzo“.
Non solo la cartina che mostra i “nuovi” confini italiani è sbagliata ma anche la data del 25 marzo non ha alcun valore.
L’Ambasciata francese infatti ha fatto sapere che essa «riguarda semplicemente ‘una consultazione pubblica nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico’ sul Mediterraneo che si riferisce al diritto ed alle direttive europee esistenti e che non è volta in alcun modo a ‘modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo’».
Ancora una volta i sovranisti italiani hanno abboccato ad una bufala. Eppure oggi Giorgia Meloni dopo essere stata smentita sostiene che è merito suo e dell’esposto presentato da Fratelli d’Italia se Gentiloni ha precisato ufficialmente un concetto che era stato ripetuto allo sfinimento già nel 2016.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
AL CENTRO DELL’INCHIESTA SUI RIFIUTI, NON E’ STATO ELETTO IN PARLAMENTO PER POCHI VOTI… LA MELONI SMENTISCE
Luciano Passariello dice di avere l’appoggio di Giorgia Meloni nonostante l’inchiesta della Procura di Napoli su presunti illeciti nell’aggiudicazione delle gare d’appalto della società partecipata Sma Campania in cui il consigliere della Regione Campania risulta indagato, ma la leader di Fratelli d’Italia smentisce.
“Giorgia Meloni? Ha visto i video e mi ha detto: ‘vai avanti’”, riferisce Passariello riferendosi all’altra inchiesta, quella giornalistica di Fanpage.it.
L’esponente di Fdi è stato sconfitto al collegio uninominale di Napoli-Ponticelli e non è stato eletto al collegio plurinominale corrispondente alla città di Napoli e ora punta il dito contro l’inchiesta della Procura di Napoli che lo vede indagato per corruzione “ha sicuramente creato delle difficoltà , non faccio il parlamentare per questo. Per 2mila voti non sono scattati due seggi per Fratelli d’Italia”.
Dal partito, assicura, “non abbiamo avuto un euro. I soldi per la campagna elettorale sono tutti su un conto corrente intestato al mandatario elettorale, sono stati versati da me e da qualche amico”.
Poche ore dopo l’ufficio stampa di Fratelli d’Italia dirama un breve comunicato: “Le parole attribuite oggi in conferenza stampa dal consigliere Luciano Passariello al presidente Giorgia Meloni sono prive di ogni fondamento“.
Già il 18 febbraio la Meloni aveva preso le distanze dal consigliere: “Cercheremo di valutare la posizione di Luciano Passariello quando avremo tutti gli elementi — aveva detto la leader del partito — non ho gli elementi per giudicarlo, speriamo di avere qualche elemento di più anche nelle prossime ore per poter fare chiarezza. Se dovesse essere eletto e poi condannato, chiederei le sue dimissioni“.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
FRANCESCO PRATO E’ ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI E DI AVER TENTATO DI INVESTIRE LA MOGLIE CON REFERTO DI 40 GIORNI DI PROGNOSI
Francesco Prato, assessore all’ambiente del Comune di Ladispoli, è a processo per lesioni
nei confronti dell’ex moglie. La prima udienza, poi rinviata, doveva svolgersi il 3 marzo scorso. I due sono divisi da tempo ma manca ancora l’atto formale di separazione.
Racconta oggi Il Messaggero:
Ai carabinieri di Ladispoli, la ex moglie 34enne dell’esponente politico ha raccontato di «aver subito abusi sessuali» dall’uomo a novembre del 2016 «consumati all’interno delle mura domestiche», si legge nel capo d’imputazione.
A distanza di pochi giorni la donna è finita al pronto soccorso di Ladispoli dopo essere stata investita da un’auto e poi trasportata all’ospedale San Paolo di Civitavecchia per accertamenti.
La donna ha poi detto ai carabinieri di essere stata colpita dall’auto guidata proprio dall’ex marito assessore.
«Dopo aver messo in moto la macchina si è messo velocemente in marcia con lo sportello aperto facendo rovinare a terra la donna», è scritto nel capo d’imputazione.
Secondo quanto racconta l’articolo l’uomo ha presentato due denunce per calunnia nei confronti dell’ex moglie che son state però archiviate dal GIP.
I carabinieri hanno subito trasmesso gli atti alla Procura, allegando anche il referto medico con una prognosi di almeno 40 giorni in seguito alle lesioni riportate dalla donna, tra cui «trauma al costato, all’addome e al capo».
Il pm Alessandra D’Amore, titolare del fascicolo, ha ascoltato la vittima e indagato l’assessore di Ladispoli sottoponendo successivamente al gip di Civitavecchia, Paola Petti, la richiesta di rinvio a giudizio, che è stata accolta senza alcuna ordinanza restrittiva nei confronti dell’imputato
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
LE OMELIE DI RIPEPI CANDIDATO DELLA MELONI, A PROCESSO PER DIFFAMAZIONE
“Durante un’omelia avevo spiegato con termini cristiani, all’interno di una comunità cristiana, una questione cristiana”.
Si difende così, senza spiegare nulla, il consigliere comunale di Reggio Calabria Massimo Ripepi, candidato di Fratelli d’Italia nel listino proporzionale al Senato.
Nei mesi scorsi ha ricevuto un decreto penale di condanna perchè, in qualità di pastore della chiesa cristiana “Pace”, nel corso delle sue prediche e sui social network ha diffamato un medico.
La vittima è una donna che frequentava la sua chiesa e che da lui è stata definita “capo di Satana”, “strumento nelle mani del diavolo”, “killer di anime” e “donna mandata dal diavolo per assassinare le anime”.
Il medico è stato chiamata anche ‘jazebel’ cioè spirito demoniaco della seduzione. Sempre per la stessa vicenda, nel 2016 Ripepi aveva ricevuto un ammonimento orale per stalking dal questore.
Adesso ha presentato opposizione contro il decreto penale di condanna per cui ci sarà un processo per diffamazione che lo vedrà imputato e la donna parte offesa.
Se la giornalista del “Quotidiano del Sud” Caterina Tripodi, colpevole di aver pubblicato la notizia, è stata definita una “scellerata che non sa neanche quello che fa”, alla donna vittima della diffamazione nella primavera del 2016 è andata peggio. Dal pulpito e tra gli applausi dei suoi seguaci, infatti, Ripepi si definisce “unto da Cristo”.
Ha, inoltre, fatto più volte riferimento alla donna spiegando che “chi si mette contro di noi si mette contro Cristo. Questo è matematico”.
E ancora: “Voi vi dovete schierare o con me o contro di me. Se siete con me, sarete dalla mia parte. Sennò ve ne andate dalla chiesa”. “Non mi sono pentito di quelle frasi. — ha commentato ieri il candidato-pastore di Fratelli d’Italia Ripepi — Se conoscessi le scritture, sapresti che quello è un linguaggio cristiano”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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