Febbraio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
GIORGIA E’ VITTIMA DELL’IGNORANZA E DELLA MANCANZA DI RISPETTO DELL’ALTRO, ESERCIZIO CHE LEI STESSA HA FATTO ASSURGERE A DIALETTICA PARLAMENTARE TRA SLOGAN POPULISTI, INTOLLERANZA E NEGAZIONE DEI DIRITTI
Giorgia Meloni è incinta e io sono ben contenta, dico sul serio, per questa possibilità di amore che la
vita le offre, ma la gravidanza non fa di lei una persona migliore, non la trasforma magicamente in una donna aperta al diverso da sè.
Resta esattamente quella che è e raccoglie esattamente quello che tanto si è prodigata a seminare: intolleranza.
Abbiamo voglia adesso di dare una lettura sessista a tutta la (squallida) faccenda che la vede, suo malgrado, protagonista della furia dei social, e men che mai è possibile farne una questione politica, dove per politica si intende lo schieramento del quale Giorgia Meloni è il massimo esponente.
Molto più banalmente è una questione di ignoranza e mancanza di rispetto dell’altro, esercizio che la schiera dei suoi pretoriani e lei stessa hanno fatto assurgere a nuova norma della dialettica parlamentare.
L’attacco che le viene diretto non mi piace, non lo approvo e non lo condivido. Ma lo capisco. E bene.
La mia nonna dai capelli azzurri e il rossetto corallo lo diceva sempre: “Stai attenta a quello che semini, perchè sarà esattamente quello che raccoglierai”.
E, puntualmente, mia nonna aveva ragione.
Perchè la mancanza di rispetto della vita dell’altro, del diverso, dell’omosessuale, dello zingaro, del clandestino è un seme che dà come unico frutto l’intolleranza per chiunque venga percepito diverso da sè. Anche quando l’altro non ha niente di “diverso”, quando è una donna che si prepara a diventare mamma ma lo fa contravvenendo a quei principi di moralità e buoncostume di cui si è fatta ostinata paladina.
L’intolleranza è un germoglio rampicante che s’avvinghia a tutto, non ha bisogno di molte cure per crescere e attaccarsi a ogni pretesto per fiorire. È un costume culturale che ha in persone come Giorgia Meloni infaticabili seminatori.
Perchè a forza di fustigar le schiene della diversità si finisce, un giorno, a far parte di quella schiera di schiene: basta diventare mamma senza una fede al dito.
E così ci si ritrova centrati in fronte dal boomerang che si credeva alabarda spaziale e che si è usato senza risparmio in anni di lotta politica. Senza regole: colpo su colpo.
Tutto è permesso quando vai a cercare la pancia e non il cervello delle persone. Non ti serve logica per ottenere consenso, quella è faticosa, ti serve furore.
E di furore nei detrattori della futura mamma Giorgia ce n’è davvero troppo, almeno quanta ce n’è in lei nel non voler riconoscere a un esercito di immigrati di trovare riparo per la propria vita.
La democrazia è esercizio di tolleranza e rispetto, delicatezza ed empatia.
Non si costruisce con la foga degli slogan contro una minoranza, non si solidifica con il disconoscimento dell’altro.
La democrazia è inclusione non esclusione, è aprire la porta del cuore prima ancora di quella di casa. La democrazia è l’ombrello sotto cui ripararsi e deve essere un ombrello abbastanza grande da accogliere tutti, quando smette di esserlo allora è privilegio di nascita e questo non mi piace.
Perchè il figlio che avrà Giorgia non sarà diverso da quello che avranno due immigrati clandestini o una coppia omosessuale che ha chiesto aiuto alla pancia di una donna o al seme di un uomo. Lei, Giorgia Meloni, intendo, non sarà un genitore migliore o peggiore di un altro solo perchè è italiana e eterosessuale e date queste ovvie premesse, non ha il diritto di negare ad altri ciò che per lei è scontato.
Lamentarsi (comprensibilmente) adesso della violenza che le è rovinata addosso è un po’ come tentare di chiudere la stalla dopo che i buoi sono andati all’happy hour.
Se vuoi una mandria educata al rispetto bisogna, cara Giorgia, che tu per prima le mostri il tuo rispetto.
Altrimenti finisce che vieni travolta dalle zampe di questa stessa mandria che hai tanto premurosamente allevato, nutrendola di intolleranza e presunti buoni costumi.
Non ti chiedo di modificare le tue idee, ma di usare quello che ti sta capitando in queste ore per riflettere su quanto male faccia stare dall’altra parte, dalla parte di chi patisce la violenza della pancia.
Buona gravidanza, Giorgia Meloni.
Deborah Dirani
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 1st, 2016 Riccardo Fucile
LA MELONI SI INDIGNA CHE SIA STATA MESSA SOTTO SCORTA E GIUSTIFICA I “CITTADINI ARRABBIATI” CHE INVOCANO LO STUPRO DEL GIUDICE: MA CHE BELLA DESTRA DELLA LEGALITA’
Giorgia Meloni o non conosce i fatti o difende i delinquenti.
Qualche ora fa ha scritto:
“È stata messa sotto scorta la giudice che ha condannato a 2 anni e 8 mesi e al risarcimento di 325 mila euro Franco Birolo, il tabaccaio di Padova “colpevole” di aver sparato a un ladro entrato di notte nel suo negozio. Gli esperti del Ministero dell’interno hanno paura che possa essere aggredita da qualche italiano arrabbiato che non condivide la sua sentenza. Hai capito, gli arguti! E io che, ingenuamente, avrei assegnato quella scorta a un giudice che ha condannato un mafioso o un criminale incallito o uno dei tanti appartenenti a bande di ladri e rapinatori che si introducono di notte nelle case e nei negozi della gente onesta. E invece no! Quelli pericolosi non sono i mafiosi, i camorristi, i ladri, i rapinatori, i criminali recidivi, sono quei temibilissimi italiani che
aprono tabaccherie e negozi e che si difendono se qualcuno gli entra dentro casa. C’è sempre da imparare…
In effetti la Meloni ha molto da imparare, soprattutto a non manipolare i fatti.
Per prima cosa il giudice è stata messa sotto scorta per le minacce dei “cittadini perbene” tanto cari a lei e a Salvini che si esprimono così sul web:
commento 1: “Bisogna andare di persona a far la pelle a quel giudice”
commento 2: “Bisogna fare sul serio”
commento 3: “Organizziamo, dimmi come, dove, quando”
commento 4: “A quel giudice lurido imbecille auguro di subire una rapina con annessa inchiappettata, cosi le piacerà e se la ricorderà per tutta vita”
commento 5: “Credo che l’inchiappettata la gradisca, è una donna penso le piacerà ”
commento 6: “Un’altra zoccola che si farà fottere dai ladri o si prenderà una percentuale”
E ci fermiamo qua, ci sono nomi e cognomi: in un Paese normale non ci sarebbe bisogno di scorta al giudice, questi soggetti sarebbero gà stati prelevati e messi in galera, così si inchiappettano tra di loro (magari a qualcuno piacerà , essendo uomini).
Da un esponente di destra ci saremmo aspettati un richiamo alla legalità . Invece, proprio da una donna sedicente tale, arriva la solidarietà a chi minaccia di morte e di stupro un giudice donna, rea di aver applicato il codice penale.
Perchè se uno sente suonare di notte l’allarme nel proprio negozio chiama i carabinieri, non scende da casa per sparare alle spalle a un ladro.
Per difendere cosa, poi? Una stecca di Malboro?
E dato che qualcuno potrebbe raccontare la balla della mancanza di sicurezza in quel paese, ecco servita la dichiarazione del responsabile del comando Provinciale dei carabinieri il colonnello Renato Chicoli: “Nel 2011 sono stati registrati 25 furti tra abitazioni e negozi. Nel 2012 i reati di questo tipo sono stati solo due. Quanto accaduto è stato un episodio isolato, parlare di allarme è sbagliato. La stazione dei carabinieri di Codevigo, che ha più di dieci militari in servizio, copre egregiamente i tre comuni di Arzergrande, Correzzola e Pontelongo. E poi a pochi chilometri c’è la caserma di Piove di Sacco e anche i carabinieri di Rovigo. L’area è molto controllata”.
Quindi il “tabaccaio eroe” della Meloni è solo un omicida che fatto una grossa cazzata, pari a quella di chi difende chi minaccia di morte un giudice.
La legalità non è in vendita per due voti, qualcuno ogni tanto se lo ricordi.
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Gennaio 30th, 2016 Riccardo Fucile
LO SPOT DIVENTA UN BOOMERANG: MA QUALCUNO L’HA AVVISATA CHE I BUONI CATTOLICI I FIGLI LI FANNO DA SPOSATI?… PER UNA VOLTA MEGLIO SALVINI, ASSENTE: “SONO DIVORZIATO, NON FACCIO L’IPOCRITA”
Sono passati i tempi in cui il centrodestra era rappresentato dai quattro tenores Berlusconi, Bossi,
Fini, Casini, uniti dal fatto di essere tutti divorziati, ma il prodotto non cambia.
Quando si tratta di difendere la trincea dei valori cattolici, il matrimonio e i dieci comandamenti, eccoli sgomitare per guadagnarsi la foto ricordo del “Family Day” e dimenticare i compromessi quotidiani.
Ma la voglia di strafare è spesso cattiva consigliera.
Così mentre il loro mito Marine Le Pen in Francia si guarda bene dal mischiarsi agli ultras cattolici, non partecipa ad alcun “family day” e il suo braccio destro è un gay dichiarato, in Italia a destra qualcuno traborda.
Non è il caso, per una volta, di Matteo Salvini che interpellato sulla sua partecipazione alla manifestazione del Circo Massimo aveva dichiarato: “Sono divorziato, non ci vado, sarei un ipocrita”.
D’altronde lui alle ex mogli ci pensa, infatti le fa assumere da Comune e Regione a chiamata diretta a spese dei contribuenti.
E’ forse pensando di avere campo libero che Giorgia Meloni oggi ha giocato il jolly, rivelando, caso strano proprio sul prato del circo Massimo, di aspettare un figlio.
Ottimo spot per conquistare visibilità , ma c’è un piccolo dettaglio che tramuta l’operazione in boomerang.
Ma come, difendi i valori del matrimonio tra uomo e donna, è poi annunci un “figlio del peccato”, frutto di una relazione fuori dai sacramenti?
Meglio ricordare a Giorgia il sesto comandamento, paragrafo 2350 : “I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà . Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità “.
Per non parlare del precetto n. 2353: “La fornicazione è l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all’educazione dei figli.”
Che così conclude: “il matrimonio, costituisce l’unico “luogo” degno per la chiamata all’esistenza di un nuovo essere umano”.
Concetti ribaditi da Benedetto XVI peraltro in tempi recenti, ma non vogliamo tediarvi.
Come si fa a ergersi a trincea dei valori cattolici per utili elettorali e per protagonismo e poi non rispettarne i valori e la dottrina?
Che ci azzecca la Meloni al Family day?
Qua si accettano solo sorelle, fratelli e cognate in grazia di Dio.
Non clandestine da rimpatriare per mancanza di titoli.
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Dicembre 24th, 2015 Riccardo Fucile
“BUON NATALE A LUI CHE DIFESE I CARABINIERI, A CHI ESEGUI’ L’AUTOPSIA E POI ENTRO’ IN UN CDA COL FIGLIO DI LA RUSSA, AL NUOVO PERITO CAPOLISTA DI FRATELLI D’ITALIA, AMICO DI LA RUSSA”
Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, il ragazzo romano morto nel 2009 dopo essere stato posto in arresto, affida ad un post su Facebook i propri inusuali auguri di Natale, corredando le sue parole con una foto del fratello con il cappello da Santa Claus accanto ad un albero di Natale.
“Auguro buon Natale a tutti ma proprio a tutti. E lo dico col cuore – scrive -. Buon Natale anche al signor La Russa, che da Ministro della Difesa immediatamente dopo l’orribile morte di Stefano garantì a gran voce e ammonendo tutti che ‘i Carabinieri non c’entravano assolutamente”.
Ilaria Cucchi fa riferimento all’inchiesta bis sulla morte del fratello che vede indagati cinque carabinieri, tre per lesioni aggravate e due per falsa testimonianza.
“Buon Natale – continua – al professor Arbarello, che ha eseguito l’autopsia in modo così brillante da meritarsi poi la nomina a consigliere di amministrazione di un grande gruppo assicurativo insieme al figlio del signor La Russa a processo in corso”.
“Buon Natale al nuovo perito professor Introna, appartenente al partito del signor La Russa già candidato capolista nelle elezioni del 2009 in Puglia.”
“Buon Natale a tutti coloro che sicuramente sosterranno che noi vogliamo sceglierci i periti e ai quali rispondo: ‘c’è una legge che impone che tutti i periti e consulenti di parte pubblica nel processo Cucchi debbano per forza aver legami col signor La Russa?’. Buon Natale a tutti!”.
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2015 Riccardo Fucile
PERCHE’ NON METTE ANCHE LA STATUINA DI LA RUSSA CHE DA MINISTRO LI HA MANDATI A PROTEGGERE INTERESSI PRIVATI ?
Si parla tanto di difesa del presepe tradizionale e poi, per conquistare una foto sui giornali, si
inseriscono soggetti estranei?
E’ quello che accade in una destra sempre più alla ricerca di “immagine” che di sostanza: ed ecco che al presepe di Fratelli d’Italia sono state aggiunte “fuori quota” le statuine che raffigurano i due marò.
L’idea “sacrilega” è di Giorgia Meloni, che nella serata di martedì ha voluto presentare “il presepe partecipato” davanti la sede del partito, con tanto di centurioni in carne ed ossa.
Tutto fa spettacolo non solo nel mondo globalizzato, ma anche in quello sovranista.
Mancava però nel presepe la statuina del “fratello” Ignazio, senza il cui decreto da ministro di allora i due marò non sarebbero mai stati a bordo di un mercantile per difendere interessi commerciali privati, con le prevedibili conseguenze che ne sono derivate.
Ma per ravvedersi e inserirlo in fondo c’è ancora tempo fino alla Befana.
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Novembre 20th, 2015 Riccardo Fucile
VUOLE PRESENTARSI COME NUOVA E RITOCCARE IL SUO PASSATO, NON SOLO LE SUE FOTO SUI MANIFESTI… IMPARI A CONVIVERE CON LE RUGHE POLITICHE
Cara Giorgia Meloni, 
certo di strada ne ha fatta: la “Le Pen italiana”, unica donna a guidare un partito, onnipresente in tv, in crescita nei sondaggi, protagonista del nuovo centrodestra con Salvini e Berlusconi nel ruolo che fu di Fini.
Talmente impegnata che non riesce ad andare in Parlamento: è l’ ottava deputata più assente alle votazioni.
D’ altronde è abituata ai record: consigliere provinciale a 21 anni, onorevole a 29, è stata il ministro e vicepresidente della Camera più giovane della storia repubblicana (poi superata da Di Maio).
Ma oggi sembra non voler ricordare la sua storia.
L’ impressione è che, da quando ha fondato Fratelli d’ Italia a fine 2012, voglia presentarsi come “nuova” e, oltre a photoshoppare la sua foto nei manifesti, tenti di ritoccare anche il suo passato.
Non tanto il fascismo o Berlusconi e le sue leggi ad personam (che nel 2006 definì “perfettamente giuste”), quanto ciò che non si attaglia al suo ruolo attuale di fiera oppositrice di Renzi.
Sere fa da Floris era un fiume in piena (come sempre peraltro): “Renzi taglia tasse messe da loro: quelli del Pd hanno messo la tassa sulla prima casa, ora la levano; hanno messo il tetto al contante a 1.000 euro, ora lo alzano a 3.000” e giù a rinfacciare incoerenze e strappare applausi.
Peccato che insieme a loro ci foste anche voi del Pdl – e pure lei – a votare sì all’ Imu e al tetto al contante nella Manovra Salva Italia di Monti.
Doveva dire “abbiamo”, non “hanno”.
In quella manovra 2011 c’era anche la legge Fornero, che oggi critica aspramente: FdI ha offerto avvocati per i ricorsi, dopo la bocciatura della Consulta sul “prelievo truffaldino” (parole sue) sulle pensioni da1.400 euro; lanciato una class action contro il governo per far restituire il “maltolto” ( idem); sostenuto il referendum abrogativo della Lega.
Ma almeno la Lega non la votò, lei sì. Perchè non dice che quella truffa è anche opera sua?
Altra battaglia della “nuova” Meloni, con tanto di proposta di legge, è l’ abolizione di regioni e province: basta “carrozzoni”, ci vuole ” un nuovo federalismo municipale”, non fatevi infinocchiare dal “Supereroe Renzi” – twittò nel 2014 – che “finge di abolire le province e crea 25mila poltrone in più”.
La “vecchia” Meloni invece non era così sensibile ai costi e alla razionalizzazione degli enti locali, tant’ è che nel 2011 votò contro la soppressione delle province in Costituzione.
Ma dirlo adesso, come il resto, non conviene.
Amnesie anche su Mafia Capitale: “Rivendico con orgoglio che non ci sono esponenti di FdI coinvolti”, “Il nostro capogruppo era definito da Buzzi il più onesto”, “Alemanno non era di FdI quando governava”.
Vero, ma mica vorrà farci credere che il suo rapporto col Pdl e la destra romana, Gramazio e Alemanno, cominci nel 2012 con FdI, e prima nulla?
Quando Alemanno divenne sindaco FdI non c’ era ancora, ma si ricandidò nel 2013 col suo sostegno, poi entrò nel partito e nel 2014 corse alle Europee. Quando fu indagato era di FdI, tant’ è che si autosospese. Qualche autocritica in più, al di là della facciata, potrebbe farla.
Cara Meloni, un consiglio: non finga di essere nuova e coerente.
Ormai ha quasi 40 anni, impari a convivere con le rughe (fisiche e non).
Un cordiale saluto.
Luisella Costamagna
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 17th, 2015 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI ROMA CHIUDE LE INDAGINI: SPESI 38.000 EURO PER VOLI, ALBERGHI, ABBONAMENTI SKY E GIOIELLERIA
Ci sono i voli, gli abbonamenti a Sky e i regali in un negozio di bigiotteria fatti dal gruppo parlamentare che un tempo era Alleanza Nazionale.
Sono le spese che la Procura di Roma contesta all’onorevole di Fratelli D’Italia Ignazio La Russa, all’epoca capogruppo di An, che adesso rischia il processo per peculato.
Il pm capitolino Attilio Pisani infatti ha chiuso l’inchiesta —che è uno stralcio di una indagine di Potenza — con La Russa indagato, atto che di norma prelude ad una richiesta di rinvio a giudizio.
Anche se l’onorevole spera, carte alla mano, che invece venga chiesta l’archiviazione perchè, come dice contattato dal Fatto, “sono 40 anni che faccio politica e sono considerato un maniaco della trasparenza”.
Intanto la Procura lo accusa di essersi appropriato di 38 mila euro in sette anni dalle casse di Alleanza Nazionale, dal 2004 al 2010.
Dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza sul patrimonio di An, sarebbe emerso che La Russa avrebbe utilizzato, tramite una carta di credito, fondi scaturiti da rimborsi elettorali affluiti su un conto corrente aperto al Banco di Napoli.
Secondo l’accusa, il deputato FdI avrebbe usato quel denaro per acquisti a titolo personale. Circostanza che La Russa smentisce.
Nei dettagli delle spese, si scopre come quel denaro sia stato utilizzato per voli (soprattutto Roma-Milano e Catania-Roma), ma anche per abbonamenti a Sky e acquisti nelle gioiellerie e bigiotterie del centro di Roma, in particolare in un negozio vicino al Parlamento.
Il Fatto ha chiesto a La Russa se si tratta o meno di spese che lui ha fatto personalmente. Il deputato ha spiegato che “quella carta di credito era utilizzata dall’intero gruppo parlamentare. Non è una carta che avevo nel mio portafoglio. Non che io voglia voglia scaricare assolutamente la responsabilità sui colleghi, ma spiegherò tutto alla procura. È una carta che chi ha usato, l’ha usata in base a direttive del gruppo preesistenti a me, o che ho dato io. Me ne prendo comunque la responsabilità politica, ma io non l’ho mai strisciata”.
Le contestano anche il pagamento di abbonamenti a Sky. “In questo caso ad esempio si tratta di contratti fatti per le televisioni che c’erano negli uffici del gruppo An in via degli Uffici del Vicario 21. Ce n’erano almeno due di abbonamenti”, spiega la Russa.
Ma nella lista delle spese, ci sarebbero anche alcune che riguardano acquisti in un negozio di alta bigiotteria in pieno centro romano: “Saranno sicuramente riferite ai regali per qualche matrimonio dei parlamentari. Anche quando mi sono sposato, nel 1997, il gruppo mi ha fatto un regalo. So che ci sono un paio di negozi, storicamente sempre gli stessi ai quali si ci rivolgeva. Io non ci sono mai andato”.
Ancora: il pm Attilio Pisani contesta anche un pernottamento in un hotel tra il 3 e il 4 febbraio 2006.
“È passato tanto tempo – dice La Russa — ma sicuramente ramente ci sarà stato qualche convegno e magari ci è andato qualcuno del gruppo”. Poi aggiunge: “È strano ma nel capo di imputazione che mi contestano parlano anche di persone definendole come esterne al gruppo, ma invece si tratta di collaboratori”.
E conclude: “Comunque basterà verificare che nessuna operazione nei sette anni di vita della carta (per un totale di 38mila euro, che mediamente significa circa cinquemila euro annui) è riferita alla mia persona. Ad esempio, nessun ristorante o spese personali di alcun genere ”.
Ad oggi l’onorevole La Russa non ha fatto richiesta di interrogatorio, lo farà dopo aver letto tutti gli atti depositati dalla Procura.
A questo punto sarà il pm a decidere se mandarlo a processo o meno.
Valeria Pacelli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile
UNA VOLA A PARIGI PER FARSI IL VIDEO CON LO SFONDO DELLA TORRE EIFFEL, L’ALTRO INCITA ALL’ “ARMIAMOCI E PARTITE”… E AZIONE NAZIONALE SBROCCA GIA’
I corpi delle vittime giacevano ancora caldi e la destra delle pompe funebri aveva già organizzato il blitz per contendersi i cadaveri.
E poi dicono degli interessi della camorra in certi ospedali napoletani per lottizzare le esequie.
Su twitter e fb impazzava l’agenzia Salvini: #Parigi”, “buonisti = complici”, “chi mi parla dell’islam moderato lo prendo a calci in culo”, “intervento militare internazionale subito in Siria ed in Libia”. All’insegna insomma dell’armiamoci (noi) e partite (voi).
Dimenticando un dettaglio: che il 20 agosto scorso, quando in Parlamento si discuteva della questione Isis, la Lega, che ha così a cuore il terrorismo di matrice islamica, in aula non era neanche presente.
Senza contare che un intervento armato, per essere efficace, dovrebbe prevedere l’uso di truppe di terra: ve l’immaginate, al primo soldato italiano con la gola tagliata, la reazione del nostro popolo?
A molti utenti quei toni con i corpi ancora caldi a terra sono sembrati fuori luogo.
Gli attacchi non sono tardati ad arrivare e la parola più frequente è stata “sciacallo”, un post di risposta a Salvini ha ricevuto oltre i 17mila like.
Un utente lo invita ad arruolarsi “nella legione straniera come mascotte” un altro aggiunge: “I complici siete voi e gli altri seminatori d’odio”.
Ma l’altra agenzia funebre specializzata aveva in canna il colpo a sorpresa: la titolare Meloni vola
addirittura a Parigi, si piazza a favore di telecamera con lo sfondo della torre Eiffel e inizia lo spottone: “Noi siamo stati profeti di questa sciagura, vi avevamo avvertito. Ora basta immigrati”.
Cosa c’entri con la tragedia di Parigi lo sa solo lei e infatti su Facebook, viene coperta di critiche e insulti.
L’accusa principale è quella dello sciacallaggio: “Forse per oggi era meglio se stavi zitta insieme all’amico tuo Salvini”, commenta un utente.
“Finitela di lucrare su queste disgrazie e vergognatevi”, gli fa eco un altro.
E c’è chi ricorda quanto accadde con Charlie Hebdo: “Già allora si era fatta una magra figura, con gli attentatori rivelatisi francesi. Per dare aria alla bocca abbiate il buon senso di tacere. Della vostra campagna elettorale ce ne sbattiamo”.
Sbrocca pure Azione nazionale, il suo portavoce Orsomarso esce con una perla originale: “l’Italia sospenda subito Schengen”.
Qualcuno lo avvisi che i terroristi sono già all’interno degli Stati dove operano e che se cerca uno spazio a destra forse è il caso che eviti di sottoporci l’ennesimo catalogo di corone funebri e banalità .
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Ottobre 31st, 2015 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA A BERLUSCONI (CHE PENSA A SCARONI PER MILANO) E LE BIZZE DELLA “METODOLOGA”
“Il nostro candidato a Roma sarà Alfio Marchini. Lui comunque si candida, proporre un nostro nome alternativo porterebbe a una sconfitta certa. Anche a Milano abbiamo individuato una figura fuori dalla politica, di alto profilo, l’ho proposta a Salvini e mi sembra d’accordo. Lo presenteremo a giorni”.
E poi l’Italicum “che Renzi cambierà “, il tifo per la Clinton, il dispiacere procurato dalla biografia di Friedman, le unioni civili lasciate alla libertà di coscienza.
Silvio Berlusconi sembra tornato il fiume in piena di un tempo, in palla, siede nel salottino privee della terrazza di un grande albergo romano, Mariarosaria Rossi sempre presente, Licia Ronzulli a fargli da ombra.
È la festa dei 40 anni di Nunzia De Girolamo, rientrata dall’Ncd ma mai allontanatasi realmente dal Cavaliere, e lui mai se la sarebbe persa.
Anche a costo di presentarsi senza Francesca Pascale (le due non si prendono) e ripetere un paio di volte la battuta “sono tornato single, ora cerco un miliardario per un matrimonio o una unione civile”.
Nunzia è entusiasta per l’ospite d’onore, al polso il bracciale con cinque giri di perle tenuti da quattro strisce di diamanti, che le ha appena regalato.
Il marito Francesco Boccia, deputato Pd, lo saluta, poi resta di là , a parlare con Nico Stumpo, altro invitato, minoranza dem.
Carfagna, Biancofiore, Bernini, ma non c’è un solo alfaniano.
Andrà dunque alla manifestazione leghista dell’8?
“Vado, il centrodestra deve essere unito. Anche perchè Salvini fa queste fughe in avanti… È bene stargli accanto, non farlo fuggire”.
Si sono sentiti mercoledì per concordare i dettagli, il leghista Gianluca Pini e il forzista Gregorio Fontana organizzeranno insieme la manifestazione di Bologna”.
Che rapporto ha con Salvini?
“In privato è diverso da come lo vedete in pubblico. In tv appare aggressivo, parla alla pancia della gente. Invece è simpatico, per altro più milanista di me. E quando alza la voce gli dico: guarda che non ti faccio fare più il vicepresidente del Milan. Con Bossi è diverso, siamo quasi fratelli, lo sento tuttora “.
Alla festa arriva giusto la delegazione leghista: Barbara Saltamartini, Gianluca Pini e Giancarlo Giorgetti, foto ricordo col presidente anche per loro.
Su Milano brancolate ancora nel buio
“No, no. Abbiamo un nome, una figura esterna alla politica che io ho proposto e piace anche a Salvini, di caratura internazionale. Non posso dire altro altrimenti lo brucio “.
E a Roma? La Meloni sarebbe un buon sindaco?
“Non credo, perchè Giorgia punta alla Regione. Lei sarebbe un buon governatore. Al comune c’è già Marchini e se proponessimo un altro candidato vorrebbe dire andare divisi e perderemmo di sicuro. Marchini non l’ho visto, ma l’ho sentito di recente. Piace, piace soprattutto alle donne. È una figura sulla quale si può puntare”.
Trascorrono pochi minuti e al salottino si avvicina per un saluto rapido (e poco caloroso) proprio la Meloni.
Quando subito dopo le racconteranno delle parole del leader forzista strabuzzerà gli occhi: “Ma davvero ha detto così? Marchini non sarà mai il nostro candidato”.
Berlusconi nel frattempo continua.
Certo che Forza Italia ormai arranca dietro la Lega.
“Noi siamo in crescita, Salvini è bravo, ha un gradimento personale che supera il trenta per cento, è alle spalle di Renzi che però cala di dieci punti. Io terzo al 25 e la cosa ha del miracoloso, senza essere stato mai in tv a differenza loro. Ma ora torno, eccome “.
Vede Myrta Merlino de “L’aria che tira” su La7 e coglie la palla al balzo: “Se mi invita, presto sarò da lei”.
Saluta il direttore Bianca Berlinguer e Maurizio Mannoni del Tg3 e con lui si lancia: “Fate il miglior tg della tv italiana”. Sembra passato un secolo dalle guerre di un tempo.
Pensa sia stato un errore votare l’Italicum?
“Renzi lo cambierà perchè gli conviene così. Non potrebbe mai ripetere il 40 delle Europee e con Grillo rischia. Vedrete che lo cambierà “.
Non tornerebbe a discutere con lui di riforme?
“Ma come faccio a discutere con chi ha avallato la mia espulsione dal Parlamento? No, non ci sono più le condizioni”.
Ha più sentito Verdini?
“Non lo sento, no. E non è vero che quella sia stata una operazione concordata. Però la nostra è stata una rottura politica, non personale”.
Negli Usa per chi fa il tifo? E se vince la Clinton?
“Lo spero. Ho conosciuto i Clinton nel ’94 e siamo ancora in buoni rapporti . È la più preparata di tutti. Trump invece dice di ispirarsi a me e che vorrebbe chiedermi consigli. Se lo facesse, il primo che gli darei sarebbe di tagliarsi quei capelli”.
Unioni civili? Perchè non ne ha mai parlato?
“C’è stato un dibattito ai gruppi l’altro giorno. Tra i nostri ci sono Gasparri e altri che la pensano in un modo, altri in maniera opposta. È un tema etico, lascio libertà di coscienza. Sempre che ne abbiano una” (ride).
Berlusconi parla da quasi un’ora nel salottino. La De Girolamo decide che basta, lo porta per mano nel cuore della festa, lui si rifiuta di cantare (“Lo rifarò solo quando tornerò allo splendore dell’innocenza”) ma resta fino a notte fonda.
I selfie con Anna Falchi, giornaliste Mediaset e signore varie fioccano, distribuisce calici di champagne, va al microfono per lo sketch della telefonata col fedele di un tempo
Sandro Bondi, imitato dal vicepresidente della Camera Simone Baldelli (“Presidente chiuda lei, io non ce la faccio”).
Sulla barzelletta dedicata agli ormai ” ex” Cicchitto e Bondi, vittime della tribù africana del Bunga Bunga, è meglio lasciare scendere il sipario.
Nel frattempo la Meloni sforna il suo comunicato “metodologico” giornaliero: “Noi di Fdi, che ricordo essere accreditato come primo partito della coalizione nella capitale, non siamo in alcun modo disponibili a sostenere a Roma la candidatura di chi come Alfio Marchini, ha partecipato alle primarie del Pd, come abbiamo spiegato a Berlusconi più volte”.
“Speravamo — prosegue il presidente di Fratelli d’Italia — e abbiamo chiesto più volte un tavolo per discuterne — nella disponibilità a trovare un candidato che mettesse insieme tutto il centrodestra, ma se Forza Italia intende sostenere Marchini possiamo solo fare loro i nostri migliori auguri. Fratelli d’Italia sosterrà invece un candidato di centrodestra (quale centrodestra, a questo punto, verrebbe da chiedersi… n.d.r.).
Poi la rissa finale: “Leggo che secondo Silvio Berlusconi ambirei a candidarmi presidente della Regione Lazio. Non capisco da dove derivi questa convinzione visto che la notizia non corrisponde a verità e non ne abbiamo mai parlato. In ogni caso non ho fondato Fratelli d’Italia per far dire a Berlusconi cosa intendo fare”.
In effetti non c’è mai stato bisogno che Berlusconi le dicesse cosa doveva fare, è sempre bastato un cenno.
(da “La Repubblica” e “Affari Italiani”)
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