Destra di Popolo.net

IMPOSIMATO AVVERTE GRILLO SU FARANGE: “STAI LONTANO DA LUI, E’ UN PAZZO SCATENATO”

Giugno 3rd, 2014 Riccardo Fucile

IL GIUDICE DI CASSAZIONE, PUNTO DI RIFERIMENTO DEI CINQUESTELLE: “FARANGE E’ UNA MEZZA CALZETTA, RAZZISTA E PALADINO DEL LIBERISMO SELVAGGIO”

“Non avevo mai sentito parlare di questo Farage, poi mi sono documentato e mi sono messo le mani nei capelli. E’ un pazzo scatenato, la quintessenza del razzismo e del nazionalismo. Il M5S deve stare lontano da questo signore”. Lo dice Ferdinando Imposimato, giudice emerito della Cassazione e punto di riferimento dei 5 Stelle, a La Zanzara su Radio 24, definendo il leader dell’Ukip una “mezza calzetta”.
“È razzista e liberista, non voglio credere ad alleanza”
“E’ il paladino del liberismo selvaggio – dice Imposimato – e dell’antieuropeismo. Va contro la nostra costituzione e l’articolo 11, ma soprattutto contro il programma del Movimento basato su uguaglianza e solidarietà . Questo qui invece vuole tutto il contrario. Per l’amor di Dio. Condivido quello che ha detto l’onorevole Giulia Sarti, ha fatto un’analisi perfetta”.
“Grillo – aggiunge- non si è documentato bene. Farage è una mezza calzetta, mica Churchill. E poi non sopporto l’Inghilterra, vogliono solo sabotare l’Europa. Grillo deve consultare la base, se facciamo un elenco delle cose negative di Farage stiamo qui fino a domani mattina, incredibile”
Se Grillo insiste lei lascia il movimento?: “Grillo si fermerà , il movimento è democratico. Non è così ostinato da scegliere uno che squalificherebbe il Movimento. Farage è pericoloso, uno da tenere lontano. E’ stato pure un sostenitore di Berlusconi, mi pare. Questa alleanza non ci sarà  mai, stimo troppo Grillo e i ragazzi del 5 Stelle. Non ci credo, è un’ipotesi che non esiste. Ma se per assurdo dovesse accadere prenderò le mie decisioni”.

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO-TALPA 2, LA VENDETTA

Giugno 3rd, 2014 Riccardo Fucile

GRILLO E’ CERTO CHE CHI VOLEVA RODOTA’ O GINO STRADA AL QUIRINALE FACCIA ORA SALTI DI GIOIA PER L’ALLEANZA CON FARAGE?

Diamo pure per veri alcuni argomenti grilleschi sul dilemma Farage sì-Farage no.
Vero che la stampa italiana, quando l’Ukip ha vinto le elezioni europee in Gran Bretagna, ha dipinto il suo leader come un simpatico cazzaro da pub col vizietto delle battute xenofobe, omofobe e sessiste, poi è bastato che pranzasse con Grillo per diventare la reincarnazione di Hitler.
Vero che tutti i razzisti sono xenofobi, ma non tutti gli xenofobi sono razzisti: Farage è xenofobo (come abbiamo scritto e come tutti confermano, lui compreso), ma non razzista.
Infatti fa campagne contro tutti gli immigrati, anche comunitari, senza mai sottilizzare sul colore della pelle: per ragioni nazionalistiche e sociali, non etniche; e non ha nulla a che fare con i fascisti, che anzi non possono metter piede nell’Ukip.
Vero che al Parlamento europeo la formazione dei gruppi è un mercato delle vacche, dove tutti vanno con tutti alla rinfusa e contano molto i numeri e poco i programmi (altrimenti B. e Alfano non si ritroverebbero nello stesso condominio, e per giunta con la Merkel all’ingresso; e i renziani non convivrebbero con i socialisti, compresi quelli che ancora pensano a Marx).
Vero che Farage è di bocca molto più buona dei Verdi europei: per lui il gruppo Efd (“Europa della libertà  e della democrazia”) è solo un taxi dove può salire chiunque praticamente gratis, senza obblighi di omogeneità , mentre altri gruppi, come i Verdi, sono più compatti, più esigenti, più “puzza sotto il naso”.
Vera la malafede dei doppiopesisti che guardano solo i compagni di strada imbarazzanti di Grillo e non quelli di Renzi (do you know Berlusconi, Alfano, Cicchitto, Schifani, Formigoni, Scopelliti & C.?).
Tutto vero. Eppure scartare a priori la possibilità  dei Verdi ed entrare a marce forzate nell’Edf con Farage rimane per i 5Stelle un errore grossolano, per molti versi irreparabile.
Da due giorni il blog di Grillo tenta forsennatamente di convincere gli iscritti che presto saranno chiamati a scegliere fra due alternative fittizie (c’è spazio solo per Farage), ma con argomenti molto deboli o addirittura controproducenti.
Vediamoli.
1) “Con Farage sarà  solo un matrimonio d’interesse e i 5Stelle avranno la massima libertà  di voto”. La libertà  di voto è garantita non dal generoso Farage, ma dalle regole dell’Europarlamento, che escludono il vincolo di mandato esattamente come la nostra Costituzione. Ed è paradossale che chi osteggia il vincolo di mandato in Italia lo rivendichi in Europa.
2) “Andiamo in Europa per contare, quindi passiamo sopra le differenze e scegliamo l’Efd che con M5S potrebbe diventare il quarto gruppo, mentre i Verdi contano meno”.
A parte il fatto che i Verdi senza M5S contano già  52 elementi ed Eds solo 38, sorge spontanea una domanda: ma se — per “contare in Europa” — ci si allea o almeno si dialoga con un tipo come Farage, perchè mai — per contare in Italia — non si dialoga con nessuno?
Vero che Bersani non voleva un’alleanza di governo, voleva solo una manciata di voti gratis et amore Dei per il suo governicchio monocolore di minoranza.
Ma a gennaio Renzi offriva a M5S di fare insieme la legge elettorale e le riforme istituzionali.
Forse era un bluff, ma perchè non andare a vedere le sue carte per smascherarlo e levargli l’alibi per l’inciucio con B.? E, se non era un bluff, perchè non far pesare i propri numeri per imporre riforme un po’ migliori di quelle poi uscite dal patto del Nazareno con B.? Cioè per “contare in Italia”?
3) “Anche i Verdi hanno poco a che spartire con i 5Stelle, perchè hanno avallato le guerre e il rigore finanziario, e attaccato il M5S”.
Vero che anche i Verdi hanno i loro scheletrucci nell’armadio (ospitano alcuni nazionalisti ben poco rassicuranti, come ha spiegato Alessio Schiesari.
Vero che il copresidente dei Verdi Daniel Cohn-Bendit s’è schierato per le guerre in Kosovo, in Afghanistan e in Libia, ma molti altri verdi no, e l’ex leader sessantottino ormai trombonizzato è fuori dal Parlamento europeo (peraltro impotente in materia di difesa, infatti i conflitti sono sempre decisi dalla Nato e dai governi nazionali). Falsa la linea pro-rigore.
Vero che alcuni Verdi han criticato i 5Stelle in campagna elettorale, ma solo perchè in Italia — contrariamente all’Ukip — presentavano la loro lista in concorrenza con M5S: l’Ukip invece no.
Le distanze Verdi-M5S finiscono sostanzialmente qui.
E sono infinitamente meno incolmabili di quelle che separano M5S dall’Ukip.
Fino al 2012 Farage chiedeva l’abrogazione della Convenzione europea per i diritti umani, Verdi e M5S ovviamente no.
L’Ukip è ultramilitarista, Verdi e M5S tendenzialmente pacifisti e per tagli drastici alle spese militari.
L’Ukip è per il nucleare, il petrolio, il carbone (ricordate le battute di Grillo sul futuro da spazzacamini dei giovani?), le trivellazioni, Verdi e M5S tutto il contrario.
E non osiamo immaginare il Farage-pensiero sul Tav Torino-Lione e sulle varie Ilva, visto che nega il cambiamento climatico e qualche anno fa tentò di vietare nelle scuole il film ambientalista di Al Gore “Una scomoda verità ”.
La battaglia dei 5Stelle per cambiare le regole dell’euro o uscirne non interessa nulla a Farage, che si tiene ben stretta la sterlina (Londra ha la sua moneta, noi non più). Anche in materia fiscale, dove l’Europa può molto, l’Ukip è lontana le mille miglia dai 5Stelle: Farage vuole ridurre lo stato sociale e le tasse sui redditi più alti (compreso il suo: infatti gestiva un fondo fiduciario all’isola di Man, paradiso offshore, per eludere il fisco), Grillo vuole tagliare le pensioni d’oro e dare il reddito di cittadinanza a chi non ha nulla.
Insomma, in quasi tutte le battaglie degli ultimi anni, i ragazzi a 5Stelle stavano da una parte e Farage da quella opposta.
Poi c’è la xenofobia dell’Ukip che, per quanti sforzi si facciano, non può essere negata: “L’Inghilterra agli inglesi” è lo slogan che ha fatto vincere le elezioni a Farage.
Sappiamo bene — l’ha intervistato Announo — che uno dei dirigenti dell’Ukip è un nero di origini africane.
Alla domanda “Come può un ex immigrato come lei voler cacciare gli immigrati?”, ha risposto serafico: “Sì, ma io sono arrivato prima”.
Non potendo negare l’evidenza, i persuasori del blog di Grillo hanno astutamente osservato che anche i socialisti australiani e spagnoli sono anti-immigrati: e con questo?
Qualcuno ha detto che i socialisti hanno sempre ragione o proposto ai 5Stelle di entrare nel Pse, complice del Ppe per questo schifo d’Europa?
Qui si sta parlando dei Verdi.
Fra l’altro il gruppo ambientalista-indipendentista (Eg-Efa) è attualmente dominato dai 12 eletti in Germania (11 verdi più un “pirata” su 52 aderenti).
Cioè: i 5Stelle, con i loro 17 europarlamentari, sarebbero la pattuglia più popolosa del gruppo ambientalista (perciò i verdi tedeschi li temono), mentre nell’Edf sarebbero secondi dietro i 24 dell’Ukip.
Anche per “contare in Europa”, i Verdi sono più convenienti (anche lì c’è libertà  di voto, che è garantita a tutti dalle regole e non è un gentile omaggio di Farage).
Finora Grillo ha sempre mostrato un fiuto da rabdomante per gli umori dei suoi elettori. Non per nulla cita spesso Berlinguer e Pertini, e poco più di un anno fa gridava in piazza “Rodotà  Rodotà ”.
Davvero pensa che chi voleva Rodotà  o Gino Strada al Quirinale, inneggiava a Berlinguer in piazza San Giovanni e, nella votazione sul blog per il miglior presidente della Repubblica, eleggeva al primo posto Pertini e all’ultimo Napolitano, ora muoia dalla voglia di vedere lui e i suoi eurodeputati a braccetto con Farage?
Grillo sa benissimo che la risposta è no. Grillotalpa, chissà .

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA A FARAGE: “BEPPE UNA MENTE POLITICA ACUTA. ANCHE NOI, COME LORO, SIAMO OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA”

Giugno 3rd, 2014 Riccardo Fucile

IL LEADER DI UKIP RESPINGE LE ACCUSE DI RAZZISMO E DA’ PER SCONTATA L’INTESA CON GRILLO

Vuole togliersi di dosso un’etichetta ingombrante, quella di uomo della discordia, come viene dipinto da una parte del Movimento 5 Stelle.
Lui, Nigel Farage, 50 anni, leader dell’Ukip, il partito indipendentista inglese che alle Europee ha preso quasi il 27%, potrebbe essere il primo (e più importante) alleato dei 5 Stelle in Europa.
Di sicuro, Farage è in linea con Beppe Grillo nell’attaccare Matteo Renzi («I suoi commenti sulla necessità  di costruire gli Stati Uniti d’Europa e sul fatto che non c’è via d’uscita da questo progetto mi dimostrano, francamente, che è come tutti gli altri», dichiara) e Silvio Berlusconi («Non capisco come mai un giorno sia a favore del progetto Ue e il giorno dopo dica che l’Italia dovrebbe uscire dall’Euro»).
Lui e il leader Cinque Stelle si sono visti la settimana scorsa a Bruxelles per gettare le basi del loro asse europeo.
«Da tempo mi affascina il lavoro politico di Grillo e sono rimasto colpito quando l’ho incontrato – dice Farage al Corriere –. Ha una mente politica acuta. Quello che mi ha impressionato di più è stata la sua passione nitida per la democrazia diretta».
Farete un’alleanza?
«Sì, sono relativamente fiducioso. Entrambi vogliamo che funzioni. L’alternativa è rimanere tra i non-iscritti con meno tempo di parola, nessuna presidenza nelle commissioni, meno fondi e senza una segreteria preparata e professionale».
Cosa pensa di quei parlamentari pentastellati che hanno espresso disappunto per questa idea?
«Col dovuto rispetto credo che dovrebbero smettere di ascoltare le informazioni sbagliate sull’Ukip diffuse dai loro nemici politici. Ai grandi banchieri e ai burocrati a Bruxelles piacerebbe vederci divisi perchè in un gruppo insieme possiamo creare molti problemi».
Cosa succederebbe se i Cinque Stelle andassero coi Verdi?
«Sarebbe un disastro per loro, sommersi in una amara brodaglia verde e agli ordini di una linea di voto che non vogliono. I Verdi negli anni 80 erano euroscettici e anti-militaristi. Li ho votati allora. Ma oggi sono un miscuglio di fanatici federalisti europei, tra i sostenitori più ferventi della guerra in Siria e Libia. Appoggiano l’euro. Coi Verdi la loro libertà  politica sarebbe perduta».
Una parte degli attivisti 5 Stelle ha simpatie di centrosinistra, altri vi accusano di fascismo.
«L’Ukip non è nè di destra nè di sinistra. Noi siamo oltre la semplice classificazione ma sopra a tutto vogliamo una democrazia nazionale per la nostra gente. Ricerche hanno mostrato che l’Ukip è il partito più votato tra il proletariato, anche più dei laburisti. Perchè? Ci ergiamo a difesa della gente comune che sta perdendo il lavoro e vede il suo stipendio ridursi».
Come riuscirete a restare uniti se voi e il M5S sarete liberi di combattere le vostre battaglie?
«Viva la differenza! Amo la diversità . La bellezza dell’Europa è la sua varietà  di lingue, culture, cibi, vini, nazionalità  e partiti politici. Un grande arazzo composto da differenti tessuti e colori. Formiamo un capolavoro maestoso. Ma coi 5 Stelle abbiamo molte battaglie comuni: contro l’euro, l’austerità  e il Fiscal Compact».
Cosa accadrà  se vi scontrerete con il M5S su temi importanti come le politiche sull’immigrazione?
«Ogni partito nel gruppo avrà  libertà  di voto su qualsiasi argomento. Non si tratta di un partito politico ma di un matrimonio di convenienza strategico e pragmatico, una scelta intelligente. Come altri 200 Paesi al mondo, l’Ukip se può sviluppare il suo modo di fare le cose e il sistema di votazione online sviluppato dai M5S è innovativo ed efficace».
Pensa che l’Italia stia uscendo dalla crisi finanziaria?
«Penso che l’Italia si è impantanata nella valuta sbagliata; sia la ripresa a lungo termine sia la crescita sostenibile non dureranno finchè questo problema non sarà  risolto».
Lei è convinto che il Regno Unito debba lasciare l’Unione Europea: crede che possa essere una buona soluzione anche per l’Italia?
«Non mi piace che gli Stati siano condizionati da persone che la gente non può votare o rimuovere con elezioni democratiche. Quello che l’Italia fa a questo proposito è una scelta degli italiani e non tocca a me dirlo».
Lei è europarlamentare dal 1999: dal suo punto di vista qual è l’essenza dell’anti-europeismo? Come pensa possa cambiare l’Unione Europea? È una ipotesi realistica?
«Non siamo affatto anti-europei. Noi democratici euroscettici siamo i veri europei perchè stiamo difendendo la diversità  dell’Europa in tutto il suo splendore e la volontà  di genti diverse».
È stato descritto come razzista e omofobo. Come si difende?
«È completamente falso. Come Grillo sono stato ingiustamente demonizzato da media ostili. Disprezzo il razzismo. Siamo un partito non razzista, non settario. Non siamo per nulla omofobi. Uno dei nostri europarlamentari, lo scozzese David Coburn, è dichiaratamente gay. Abbiamo anche tra gli europarlamentari un musulmano pachistano dello Yorkshire, un meticcio dal Nord-Ovest. Esercitiamo la diversità , non ne parliamo solo».
Ha parlato di salario differente per le donne: in Italia la parità  di genere è un argomento al centro del dibattito sociale, ne è ancora convinto?
«Non ho mai detto ciò. Io sostengo una paga identica per un identico lavoro per entrambi i sessi. La mia frase era riferita a un caso specifico. Ci opponiamo alla discriminazione in tutte le sue forme».

Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)

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I BROGLI, LE SCUSE, GLI INSULTI: TUTTI I DELIRI DEI CNQUESTELLE DOPO IL FLOP ELETTORALE

Giugno 2nd, 2014 Riccardo Fucile

TUTTO UN CRESCENDO: “GRAZIE”, “ABBIAMO PERSO”, “PRENDETECI IN GIRO”, “E’ COLPA DEGLI ANZIANI”, “ABBIAMO VINTO”, “CI SONO STATI BROGLI”, “SCHEDE PRECOMPILATE”

Dovevano, nell’ordine: stravincere le elezioni europee, marciare su Roma, circondare il Quirinale e spedire Napolitano all’ospizio, cacciare Renzi e la Merkel, aprire l’europarlamento “come una scatoletta di wurstel”, vivisezionare Dudù, processare pubblicamente imprenditori, politici e giornalisti, per poi prendere finalmente il potere.
Ma al Movimento 5 Stelle restano solamente i cocci di una gigantesca delusione elettorale. Tre milioni di voti persi in un anno, doppiati dalle percentuali dell’“ebetino” di Firenze e costretti a subire gli sfottò di milioni di cittadini.
Se in una prima fase sembrava che Beppe Grillo avesse preso il risultato elettorale con sportività , puntando su Maalox, ironia ed autocritica, ad una settimana dal voto già  ci ritroviamo in pieno psicodramma a 5 Stelle.
Si è passati dal “giusto, abbiamo stra-perso, prendeteci pure in giro”, alla denuncia di brogli e complotti di ogni sorta.
Abbiamo quindi deciso di ripercorrere la via crucis post-elettorale del Movimento 5 Stelle soci attraverso le dichiarazioni dei protagonisti, a partire da quelle del loro leader.
Il 26 maggio, a poche ore dal tracollo elettorale del Movimento 5 Stelle, Grillo ringrazia gli elettori, con tanto di poesia di Kipling allegata:
“Grazie ai 5.804.810 italiani che hanno votato il MoVimento 5 Stelle”.
“Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te
la perdono e ti mettono sotto accusa.
Se riesci ad avere fiducia in te stesso
quando tutti dubitano di te,
ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare (…)”
Subito dopo, sempre il 26 maggio, in un video diffuso attraverso il blog il leader pentastellato sembra accettare la sconfitta: fa un po’ di autoironia e tira in ballo gli elettori anziani, colpevoli di non aver votato 5 stelle.
“Adesso ci state prendendo in giro. Vi capisco. Mettete proprio il coltello nella piaga. Abbiamo perso. Non è una sconfitta, siamo andati oltre la sconfitta. #vinciamonoi, sì #VinciamoPoi. Forse quest’Italia è formata da generazioni di pensionati che forse non hanno voglia di cambiare, di pensare un po’ ai loro nipoti, ai loro figli, ma preferiscono stare così. Son dei numeri che non si aspettava nessuno, però noi siamo lì, siamo il primo movimento italiano, il secondo partito. (…) Ora Casaleggio è in analisi per capire perchè si è messo il cappellino e poi tutti insieme vedremo che cosa fare. State tranquilli, dai, vin… vinciam… Vincono loro. Vincono loro, ma è meraviglioso lo stesso. Intanto io mi prendo un maalox, non si sa mai. Casaleggio, c’è il maalox anche per te, vieni qua!”.
Due giorni dopo, il 28 maggio, come per magia la netta sconfitta si trasforma in una sorta di successo. Sempre da Beppegrillo.it:
“Non vi resta che piangere. Dopo le autoflagellazioni, le richieste di autocritica, il maalox, le dimissioni chieste a Grillo, forse è il caso di cercare un minimo di obiettività  e di realismo nel valutare il risultato elettorale. (…) La nostra affermazione, anche se non possiamo nascondere che volevamo arrivare prima del PD, è stata trasformata in una sconfitta storica, una Caporetto, una Waterloo. Ma quanto vino (scadente) bevono prima di scrivere? (…) La maggioranza relativa degli italiani che hanno tra 18 e 29 anni vota M5S. E’ solo una questione di tempo. Poi tutto cambierà  e ai partiti e ai loro media asserviti non resterà  che piangere”.
In rete continuano a girare le dichiarazioni pre-elettorali di Grillo: “Su una cosa non ho dubbi: o vinciamo, o stavolta davvero me ne vado a casa. E non scherzo” (Ansa, 3 aprile 2014).
Ma sul blog ecco giungere in soccorso il saggista Aldo Giannuli (29 maggio): “Si stanno levando molte voci che chiedono le “dimissioni” di Beppe Grillo, anche in questo blog ci sono interventi che vanno in questo senso e qualche autorevole amico me lo ha scritto in una mail privata. Tutti, più o meno, ricordano la frase con cui Grillo diceva che si sarebbe ritirato se non avesse “vinto”. Bene, allora discutiamone. In primo luogo: dimettersi da cosa? (…)”.
“Se perdiamo le elezioni non ho assolutamente più voglia di continuare. Ma io voglio la prova. Voglio sentire gli italiani”. Queste le parole di Beppe Grillo lo scorso ottobre in una conferenza stampa al Senato. Il leader del Movimento 5 Stelle aveva poi aggiunto, riferendosi a possibili elezioni politiche: “Noi vogliamo rifare lo stato italiano, vogliamo andare al voto il prima possibile”
Ed eccoci al 2 giugno: sul blog di Grillo viene rilanciata la teoria del broglio, con post di “Informare x Resistere”, “La Rete non perdona” ed “E-iglesias”.
Ovviamente, di prove, nemmeno l’ombra:
(…) Con l’ausilio dei moderni mass media, oggi il “divide et impera” viene realizzato in modo assai efficace e mirato, in numerose modalità , sia dirette che indirette. Tra quelle indirette vi è un metodo di cui poco si parla, ma che riflettendoci potrebbe essere tra le principali cause di divisione tra cittadini. Si tratta del broglio elettorale. (…) Con la chiusura degli spogli e la percentuale fantomatica del 41% al PD il sospetto di brogli è ragionevole. In una giornata come quella di ieri dove l’affluenza alle urne è stata circa del 60% e tenendo conto che gli elettori 5 Stelle per loro peculiarità  vanno a votare, la perdita di 3 milioni di elettori è statisticamente molto improbabile. (…) Lo stesso entourage del PD ha ammesso l’inaspettato ed iperbolico risultato ottenuto, che mai si sarebbero immaginati. (…) La sinistra europea secondo gli ultimi risultati è stata quasi azzerata in queste elezioni. In controcorrente rispetto al quadro politico europeo ci sarebbe invece l’Italia, mosca bianca che secondo quanto risulta al voto darebbe un 41% al PD guidato da uno yes-man ai piedi della Merkel e dell’Europa. Francamente si deve compiere uno stupro alla logica per credere a questo. (…) Senza un meccanismo di elezione anti-broglio le elezioni non hanno più senso (…).

Wil NonLeggerlo
(da “L’Espresso“)

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SUL BLOG DI GRILLO L’ANNUNCIO: “INCONTRO CON I TEDESCHI ANTI EURO”, MA LORO SMENTISCONO

Giugno 2nd, 2014 Riccardo Fucile

IL LEADER LUCKE: “NON HO MOLTO DA SPARTIRE CON LORO, NOI SIAMO UNA FORZA SERIA”

La prossima settimana Beppe Grillo potrebbe incontrare i rappresentanti del partito Alternativa per la Germania (Alternative fà¼r Deutschland) in vista della formazione di un gruppo europarlamentare a Bruxelles.
“Altri partiti hanno chiesto formalmente un incontro — si legge sul blog del leader M5S — tra questi Alternativa per la Germania, che Grillo dovrebbe incontrare la prossima settimana”.
Ma arriva subito la smentita di   Ulrike Trebesius, eurodeputata tedesca di AfD: “Non è previsto alcun incontro con Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle”, ha dichiarato, “mercoledì prossimo ci vedremo noi 7 eletti di AfD per discutere le strategie. Finora non ci sono stati contatti con italiani”, ha aggiunto.
Il leader di AfD, Bernd Lucke, aveva definito l’M5S un ‘partito di comici’: “Non ho molto a che spartire con Grillo, noi siamo una forza seria”
Alle Europee Afd, formazione euroscettica, ha ottenuto poco più di due milioni di voti (7%), ovvero 7 seggi nell’Europarlamento.
Intanto non si placano le polemiche sulla possibile alleanza con Nigel Farage, leader dell’Ukip.
Ai dubbi di Dario Fo, sul palco con Grillo a Piazza del Duomo per sostenere la campagna elettorale del M5S, si sono poi aggiunte le forti dichiarazioni di Fernando Imposimato, presente a San Giovanni nel giorno del comizio di chiusura.
Secondo il giudice emerito della Cassazione, infatti, “Farage è un pazzo scatenato, la quintessenza del razzismo e del nazionalismo. Il Movimento 5 Stelle deve stare lontano da questo signore”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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DARIO FO: “GRILLO STAI ATTENTO A FARAGE, CON I CINQUESTELLE NON C’ENTRA”

Giugno 2nd, 2014 Riccardo Fucile

“FARAGE HA VALORI DIVERSI, VIENE DALLA DESTRA PROFONDA”

“Io mi fido della capacità  di analisi di Grillo e Casaleggio. Però ricordo che Farage ha valori diversi, viene dalla destra profonda. Chi si avvicina al movimento è attratto dalla sincerità , dall’onestà , da atteggiamenti e scelte positive, non vale lo stesso per l’Ukip”.
Dario Fo avverte Beppe Grillo: “Stai attento all’alleanza con Farage – dice in un’intervista al Fatto Quotidiano -. C’entra poco con i 5 stelle”.
Dario Fo, è prudente ma perplesso. “Non basta parlare con una persona – dice -. Non basta un pranzo. Sapessi quante volte io sono stato ingannato. Devi essere prudente prima di allearti con Farage”.
Si legge sul Fatto Quotidiano.
Dario Fo lei non sembra convinto dell’alleanza Grillo-Farage. Ma neanche pregiudizialmente contrario…
Credo che per dare un’opinione seria e onesta occorra essere informati. E pochi di noi sanno davvero chi è Nigel Farage. Leggendo i giornali ho notato un’acredine violenta nei suoi confronti.
Lei esprime cautela verso Farage, ma non ostilità ?
“Non è un’analisi facile. Non vorrei poi avere ripensamenti o risentimento nei confronti di quell’uomo. Credo che Grillo non faccia analisi a caso. Lo conosco bene”.
In che cosa l’Ukip e M5s le sembrano distanti?
“Nell’elettorato e nelle sue aspirazioni: il M5s è stato scelto prevalentemente dai giovani, mentre l’Ukip è votato soprattutto dai cinquantenni. Il Movimento poi è sempre stato segnato da uno spirito di apertura, di sguardo diverso verso il futuro, mentre l’Ukip preferisce la chiusura, dei confini prima di tutto. Il M5s è contro questa Europa, nel senso anche di voler andare oltre, di fare perfino di più. Gli inglesi invece vogliono uscirne e basta”.

(da “Huffingtonpost”)

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ECCO IL DOCUMENTO SEGRETO CHE ACCUSA GRILLO PER IL FLOP ALLE EUROPEE E CHE HA FATTO INCAZZARE IL COMICO E IL GURU

Giugno 1st, 2014 Riccardo Fucile

PUBBLICHIAMO IL TESTO INTEGRALE DELL’ANALISI DEL VOTO PREDISPOSTO DALLO STAFF COMUNICAZIONE PER I PARLAMENTARI… DOVEVA RIMANERE SEGRETO

Pubblichiamo il testo con errori compresi   (che non sono i nostri)

Analisi del voto
1.Intro
Il MoVimento non è crollato, ma Renzi ha stravinto, con percentuali senza precedenti nella storia della Repubblica se di escludono i risultato elettorale della Dc del dopoguerra, ai tempi della legge truffa. A comporre questo risultato concorrono fattori esogeni ed endogeni. Per comodità  di esposizione partiamo dai primi
2. Fuori
MERCARTI FINANZIARI
Una spia sempre importante da tenere sott’occhio sono i mercati finanziari. Con la preannunciata avanzata del MoVimento 5 Stelle nei sondaggi, è scattata la fuga dai mercati e l’innalzamento dello spread. Oggi, i ben informati, parlano di speculazione. Banchieri e finanzieri, si dice, avessero in mano sondaggi ben più accurati e hanno agito speculando sui mercati. Non a caso, dopo il voto, i mercati hanno rimbalzato e lo spread è calato.
CANCELLERIE EUROPEE
Altri ben informati parlano del “terrore” dell’entrata dei cinque stelle nelle istituzioni europee. La pressione sarebbe stata esercitata dai leader europei nei confronti di Renzi.
COMUNICAZIONE
L’elemento che più salta agli occhi è la voluta polarizzazione emotiva dell’elettorato. Non “speranza vs paura” come spiegato da Renzi ma, in realtà , “serenità  vs ansia”. I risultati in altri paesi europei (esclusa la Germania) ci dicono che è stato premiato il “nuovo”. In Italia il concetto di “nuovo” ha preso due diramazioni:
1) Nuovo-rassicurante
2) Nuovo-non rassicurante
1) Gli italiani in questa fase difficile hanno dimostrato di aver bisogno di affidarsi a un uomo forte (fattore che ciclicamente torna nella storia, da Mussolini a Berlusconi) e hanno bisogno di serenità .
Renzi ha saputo trasmettere serenità  costruttiva, mentre noi abbiamo trasmesso energia sì, ma ansiosa e fatta percepire dai media e dagli altri competitor come distruttiva.
Renzi è stato capace di lasciare il segno con un messaggio di novità , grazie al suo linguaggio e ai suoi toni.
Renzi (volutamente) è apparso diverso dal suo stesso partito, un partito che non trascina, che non ha mai toccato le emozioni del Paese. E Renzi lo sapeva pure.
Noi abbiamo cercato di sovrapporre l’immagine del premier a quella del suo partito (il messaggio del “burocrate”), lui ha sempre giocato a disallinearsi, a discostarsi dal suo partito.
Ciò ha permesso a Renzi di non subire le dirette conseguenze degli scandali giudiziari (vd Expo), la gente ha pensato: “Ok, il Pd fa schifo, ma Renzi è un’altra cosa e sta cambiando pure il suo partito”.
Anche la scelta dei frontmen (meglio women) da dare in pasto alle tv e da mettere a capo della campagna elettorale è andata in questo stesso senso.
Le cinque donne capolista sono state tutte elette e con moltissime preferenze. In particolare Bonafè, Moretti e Picienro sono state mandate ovunque con un copione semplice, lineare ed efficace con un aspetto fresco e giovane. Hanno venduto qualcosa di (apparentemente) concreto, parlando sempre al presente (“Faccio”, “Approvo”, etc).
2) Il punto sarà  analizzato nel capitolo “Dentro”.

SONDAGGI DOPATI, CHIAMATA ALLE ARMI E MANOVRA A TENAGLIA
A lungo ha serpeggiato il sospetto che certi sondaggi (l’ultimo a nostra conoscenza risalente a giovedì 22 maggio ci dava testa a testa al 29 per cento) siano stati fatti girare ad arte. Il timore di un imposizione del 5 stelle avrebbe spinto anche gli elettori più pigri e recalcitranti a presentarsi al seggio per frenare l’avanzata. E in parte è vero.
I sondaggi non sono, però, dopati, semplicemente la metodologia utilizzata per la loro stesura non tiene conto di chi, infine, va a votare.
I campioni presi in considerazione sono rappresentativi dell’universo di riferimento (popolazione italiana attiva), ma se la fascia giovane domenica è andata a mare è venuta meno la fetta più influente dell’elettorato a cinque stelle.
L’effetto della “chiamata alle armi” però c’è stato. pur di frenare l’avanzata a cinque stelle, gli apparati dei partiti hanno fatto ricorso a tutte le vecchie metodologie di raccolta del consenso.
Chiamate telefoniche, porta a porta, organizzazione di gruppi che portassero gli anziani a votare. La vecchia macchina del consenso. Il risultato si è avuto. Ma non è tutto, c’è stato qualcos’altro che ha, infine, portato al risultato delle urne. I partiti hanno effettuato una sorta di manovra a tenaglia. Renzi da una parte, ma soprattutto, Berlusconi dall’altra.
Il leader di Fi, infatti, a più di dieci giorni dal voto non ha più chiesto di votare Forza Italia, ma di votare contro il M5S.
A B. non mancano certo tecniche della comunicazione e per questo, da mattina a sera, in tutti gli spazi mediatici possibili ha affondato la sua campagna anti-Grillo: “Grillo l’assassino, Grillo il pericoloso sovversivo, 5 Stelle comunisti e/o fascisti”.
E’ successo non solo grazie all’informazione di base (quotidiani, telegiornali, talk politici), ma soprattutto per mezzo della tv del dolore con i contenitori del pomeriggio e quelli della mattina dove non c’è la politica ma passano dei messaggi incredibilmente penetranti.
In conclusione si può sintetizzare che il voto del 25 maggio non è stato tanto pro-Renzi o pro-Pd, nonostante le percentuali bulgare, quanto contro il MoVimento 5 Stelle e lo spettro della “paura” rappresentata da Renzi.
La chiamata alle armi contro la forza del male (riproduzione del modello anti berlusconiano) è riuscita tanto è vero che a “sinistra”, invece di esultare per un risultato mai ottenuto, hanno invece tirato un sospiro di sollievo (la Repubblica è salva) o inveito contro il grillino sconfitto.
3. Dentro
“E’ come se, a un certo punto, ci avessero mollato”. È questa la riflessione che più passa fra i parlamentari.
E se ne è cominciata ad avere la percezione a circa due settimane dal voto. Non è peregrino notare come sia coinciso con il tour di Beppe nelle piazze che, all’inizio è stato percepito positivamente dai parlamentari ma che, a un certo punto, secondo le stesse valutazioni dei parlamentari ha finito per danneggiare e nuocere.
NON SIAMO DA GOVERNO
Ciò che i parlamentari hanno percepito è stato l’atteggiamento di sfiducia nei loro confronti. Seppur elogiati per il loro impegno, i parlamentari del M5S non sono ancora percepito come affidabili.
Si ritengono poco concreti (la battaglia sul 138 l’hanno capita ben poche persone). Mancano di umiltà  e a volte sono percepiti come saccenti.
L’EFFETTO PERVERSO DEL #VINCIAMONOI
Paradossale è poi stata la scelta del #vinciamonoi. Ci si è creduto così tanto da aver spinto gli altri partiti a crederci e quindi a reagire con la chiamata alle armi.
Generalmente le elezioni europee non hanno avuto un’importanza primaria. Sostenendo che si trattasse di un voto politico, sono stati tutti spinti a dare il massimo.
Inoltre, una vittoria percepita come sicura potrebbe aver demotivato qualcuno dei nostri che non è andato a votare: “A che serve fare 200km di treno per andare alle urne? Tanto vinciamonoi…”, potrebbero aver pensato, ad esempio, molti giovani fuori sede.
PREFERENZE E CANDIDATI
Altri elementi critici riguardano il non-lavoro sulle preferenze.
I candidati di altri partiti hanno agito coi metodi della vecchia politica raccogliendo consensi personali anche col porta a porta.
I nostri candidati erano sconosciuti e non averli esposti mediaticamente ha fatto sì di creare un’onta di incertezza (quando non di sospetto) su di loro.
4. Possibili soluzioni
USCIRE FUORI
Nel senso più ampio del concetto. Organizzare stati generali tematici, entrare nelle università , nei luoghi di lavoro e lasciar perdere le agorà . Andare a presentare denunce e proposte direttamente ai destinatari. Aprirsi, prendersi le piazze mediatiche degli altri.
RAFFORZARE PARADIGMA DENUNCIA-PROPOSTA
Per far percepire l’affidabilità  e il costruttivismo del gruppo, non si possono fare solo denunce senza essere affiancate da proposte e soluzioni. Se non si ha una soluzione a un problema non lo si può denunciare.
CREARE UN PROGETTO
Dovrebbero essere assunti concetti primari per il Paese (lavoro, politica energetica,…) e sviluppati in gruppi di lavoro inter-commissioni. Applicando una metodologia di lavoro, avvalendosi di esperti, alla fine del percorse di giunge a una soluzione per il problema scelto.
INVESTIRE SUL LAVORO PARLAMENTARE
Bisogna rafforzare quantitativamente e qualitativamente l’attività  legislativa. Assumere consulenti preparati, i migliori esperti, rafforzare il reparto. Lo stesso vale per la comunicazione. Il gruppo parlamentare alla Camera non ha speso circa 1 milione e 700 mila euro del budget destinato per il primo anno. Sarebbe il caso di impegnarlo proficuamente.
ASSEMBLEE TEMATICHE IN STREAMING
I parlamentari devono tornare a confrontarsi sui temi pratici e concreti. E farlo in streaming, in modo da interessare quelle fette di popolazione destinatarie del lavoro Parlamentare o dell’attività  di Governo
DEFINIRE MEGLIO IL TARGET DA PUNTARE
Se si decide di voler raggiungere il 51 per cento allora bisogna adeguare il messaggio. Se si decide di puntare ad alcune fasce di popolazione, bisogna far ricorso a strumenti appropriati (tv in prima istanza) e declinare il messaggio.
SELEZIONARE INPUT
Abbiamo spesso dato un numero eccessivo di input, soffrendo la mancanza di coordinamento fra i vari “produttori di notizie” ovvero la comunicazione della Camera, la comunicazione del Senato, il blog di Beppe Grillo.
Paghiamo il fatto che troppo spesso i compartimenti restano isolati l’uno dall’altro. Al netto dei temi di stretta attualità  abbiamo messo troppa carne al fuoco tutta insieme. Poteva essere utile mettere in calendario la potenza da fuoco tema su tema, unendo le forze.
mader

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MISOGINIA, XENOFOBIA E OMOFOBIA: ECCO L’UKIP DI FARANGE, L’ULTIMO ACQUISTO CINQUESTELLE

Giugno 1st, 2014 Riccardo Fucile

DA RODOTA’ E BERLINGUER A FARAGE SENZA CONSULTARE I CITTADINI, SE NON A COSE FATTE: ECCO A VOI LA DEMOCRAZIA DIRETTA (DA QUALCUNO)

Prima Rodotà , poi Berlinguer, ora Nigel Farage.
Il passo è breve, almeno per Beppe Grillo che accosta tutto e l’inccontrario di tutto.
Curiosamente, questa volta i «cittadini» non sono stati consultati: nessuno ha dato il mandato al «megafono» dei 5 Stelle di avvicinare il leader indipendentista.
Ma cosa si nasconde dietro la retorica no-euro di Farage?
Quali sono i temi su cui l’Ukip si contraddistingue nelle campagne elettorali?
E possono essere conciliati in qualche modo con Rodotà  e Berlinguer? Sicuramente no: il primo, ad esempio, è sempre stato attento tanto ai diritti dei migranti quanto a quelli della comunità  gay, lesbica e trans; il secondo, comunista, malgrado le ostilità  di alcuni settori del PCI, si dimostrò particolarmente vicino e sensibile alle battaglie femministe. Posizioni che rappresentano l’opposto rispetto a quelle degli indipendentisti, fortemente liberisti in campo economico, nuclearisti convinti (per Farage, i cambiamenti climatici sono un’invenzione) e sostenitori delle privatizzazioni (anche di quei “beni comuni” tanto cari ai 5 Stelle).
Per quanto riguarda l’accusa di xenofobia, basterebbe leggersi il manifesto dell’Ukip del 2013 per farsi un’idea — seppur minima — delle loro idee: «I nostri valori tradizionali sono stati seppelliti. Ai bambini viene insegnato a vergognarsi del nostro passato. Il multiculturalismo ha diviso la nostra società . Il politically correct sta soffocando la libertà  di parola».
Il programma del 2012 prevedeva l’abrogazione dello Human Rights Act (la Convenzione Europea per i diritti umani) «per porre fine alla spavalderia dei criminali pregiudicati e degli immigranti illegali».
Due settimane fa, Farage è stato accusato di razzismo per aver affermato che lui non vorrebbe un vicino di casa rumeno.
Una retorica anti-immigrati che ha colpito non solo contro i cittadini extracomunitari, ma anche contro quelli appartenenti all’UE.
«La campagn elettorale dell’Ukip va chiamata con il suo nome: razzista», ha dichiarato la labourista Barbara Roche: «usa le stesse pratiche e le stesse retoriche dei partiti apertamente razzisti ma invece che indirizzarle contro immigrati dall’Asia o dall’Africa, le indirizza verso gli europei».
Accuse provenienti anche dall’insospettabile Alan Sked, che dell’Ukip è il fondatore: «Lascio il partito. Sotto la guida di Farage è diventato troppo razzista».
Ma sono anche altri i temi che dovrebbero imbarazzare i pentastellati nel rapporto con gli indipendentisti: i diritti e la dignità  delle donne e di omosessuali, lesbiche e transessuali. Tanto sulle prime quanto sui secondi vi è un vasto archivio di dichiarazioni da parte dei dirigenti dell’Ukip, Farage compreso, che spesso sfociano in vere e proprie forme di sessismo e omofobia.
A proposito della parità  di stipendi tra uomo e donna, il leader indipendentista è stato chiaro: «Le madri lavoratrici che prendono il permesso di maternità  valgono meno degli uomini».
E se vogliono avere successo ed essere brave quanto questi ultimi, devono «essere pronte a sacrificare la famiglia».
Una semplice caduta di stile? Macchè.
A ribadire il concetto ci ha pensato Godfrey Bloom, europarlamentare dell’Ukip, che in un suo intervento ha affermato che «nessun datore di lavoro con il cervello al posto giusto dovrebbe assumere una donna giovane, single e libera».
Farage ne ha preso le distanze? No: «È dimostrato che il suo commento è giusto». Successivamente, Bloom ha lasciato il partito — colpevole di non averlo difeso – dopo aver aggredito in strada un giornalista e averne minacciato un secondo e dopo aver dichiarato, in una conferenza dell’Ukip, che «questo posto è pieno di puttane» che «si dimenticano di pulire dietro il frigorifero».
Anche in questo caso, le accuse di misoginia nei confronti di Farage non provengono solamente dai suoi avversari, ma anche da membri interni.
È il caso di Marta Andreasen — unica europarlamentare dell’Ukip nella scorsa legislatura – che ha lasciato il partito muovendo pesanti critiche nei confronti del leader: «È uno stalinista. La sua visione prevede le donne in cucina o in camera da letto».
Toni che si alzano ulteriormente quando ad essere affrontato è il tema omosessualità .
Per David Silvester, consigliere dell’Ukip, l’approvazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso sarà  causa di alluvioni e inondazioni.
Almeno in questo caso, il partito ha deciso di prenderne le distanze.
Ancor più pesanti sono state le dichiarazioni di Julia Gasper: «Tra omosessualità  e pedofilia ci sono tali legami che non basta un’enciclopedia» e «alcuni gay preferiscono il sesso con gli animali».
Douglas Denny, candidato indipendentista, ha bollato gli omosessuali come «anormali» e «sodomiti». Un altro ancora (Paul Forrest) ha affermato che i gay abusano dei bambini dieci volte in più delle «persone normali».
Il Fatto Quotidiano ha riportato un’apertura dell’Ukip sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. Così non è.
Due mesi fa, infatti, proprio Farage ha smentito delle frasi di apertura a lui attribuite, ponendo due obiezioni al riconoscimento di tale diritto
Una violenza, quella di diversi esponenti dell’Ukip, che non risparmia nemmeno i bambini disabili: «Dovrebbero essere tutti abortiti», ha vomitato il candidato Geoffrey Clark. Fortunatamente, per lui, è scattata la sospensione.
Il detto «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» è sempre valido…

(da “L’Espresso”)

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DA OGGI I CINQUESTELLE PARLANO SOTTOVOCE

Maggio 31st, 2014 Riccardo Fucile

ASSERRAGLIATO NEL SUO BLOG, CIRCONDATO DA FEDELISSSIMI   COI TAPPI ALLE ORECCHIE, GRILLO STA VALUTANDO IL DA FARSI… ECCO LE VARIE IPOTESI

IL RITIRO
La proposta che il Movimento aveva fatto agli italiani era molto chiara: ottenere il 90 per cento dei voti; abolire il Parlamento, i partiti e lo Yacht club di Portofino che non ha mai accettato Grillo tra i suoi iscritti perchè le onde sonore emesse dalla sua voce spostano le barche attraccate; governare attraverso il web, cliccando ogni mattina appena svegli sulle leggi preferite; conquistare il mondo, abolire gli Stati nazionali e sostituirli con altrettanti blog; ottenere energia pulita e gratuita dai fagioli; risanare l’economia producendo pietre preziose con la pressione delle mani unita alla forza del pensiero; colonizzare Saturno via Internet e coltivare sugli anelli i fagioli necessari per trasferirsi su Alfa Centauri, e così via, galassia dopo galassia.
Il fatto che gli italiani non abbiano creduto a un progetto così limpido e fattibile è la dimostrazione che l’Italia non merita Grillo, che medita di abbandonare la politica.
NUOVA LINEA
Continuare la lotta: ma con un radicale cambiamento di linea. Basta con gli insulti, “ti sputo”, “vaffanculo”, “fai schifo”, “sei morto”. Spaventano gli elettori e alla lunga, se ripetuti troppo spesso, perdono mordente, smarriscono il significato originario.
Se ne è reso conto lo stesso Grillo che, girando per le strade, spesso viene salutato dai passanti con un amichevole “vaffanculo a te, Beppe”, seguito da una stretta di mano e dalla promessa di votare per lui. Uno staff di linguisti del movimento, laureati on line alla New Radio Elettra, sta preparando una serie di eufemismi alternativi.
Secondo indiscrezioni, “vaffanculo” potrebbe diventare “per cortesia si levi di torno”, e “siete tutti morti” cambierà  in “trovo che non abbiate una buona cera”. Per pronunciare queste frasi Grillo sarà  sedato dal suo staff medico. Cambia anche l’impianto di amplificazione: era quello dei Led Zeppelin, di qui in poi sarà  quello di Johnny Dorelli.
IL LOOK
Pare che anche il look, così scarmigliato, possa subire energici ritocchi. «Per gli elettori — spiegano gli esperti di immagine — è stato troppo traumatico passare dai capelli bitumati di Berlusconi allo stile Laocoonte di Grillo e Casaleggio. Mai una via di mezzo, in questo benedetto paese?».
Probabile un taglio, con forbici radiocomandate studiate apposta per non smarrirsi in quel dedalo. Con il ricavato si potrebbero intrecciare almeno un paio di maglioni da mettere all’asta per finanziare il movimento.
IL RILANCIO
Tutto dipende dal web, tutto passa attraverso il web. E dunque, a spese di Casaleggio, Grillo ha in animo di fornire di computer anche gli anziani, specie nei centri rurali.
I primi tentativi sono stati poco fruttuosi: alcuni, appena tolto il computer dall’imballaggio, lo hanno messo sui fornelli usandolo come piastra per bistecche; altri hanno capito che dovevano accenderlo, ma anzichè entrare nel blog di Grillo hanno cliccato sulla mail virale
«Ciao, sono a Dublino, ho perso i documenti e le mie carte di credito, potresti versare subito mille euro sul mio Iban che trascrivo qui sotto?», e sono partiti per Dublino allo scopo di recuperare il denaro; altri ancora sono diventati schiavi dei siti porno e vogliono votare, alle prossime elezioni, per la pornostar Bordella, candidata in Bulgaria. Infine, i pochi che sono riusciti a iscriversi al blog di Grillo hanno votato solo per l’introduzione del gioco delle bocce alle Olimpiadi, dimostrando un assoluto disinteresse per tutto il resto.
LA CLANDESTINITA’
L’ipotesi è stata presa in considerazione ma scartata subito: il nascondiglio di Grillo sarebbe immediatamente individuabile a causa del suo tono di voce.

Michele Serra
(da “L’Espresso“)

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