Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
I VERTICI PRENDONO LE DISTANZE DALL’ANALISI DEL VOTO ELABORATA DALLO STAFF DI COMUNICAZIONE
Senato contro Camera, Milano contro Roma, deputati contro senatori, ortodossi contro
dissidenti. Insomma, tutti contro tutti.
A quattro giorni dal voto delle Europee, il M5S appare incapace di riprendersi dalla delusione e ancora in preda al caos.
Fratture e faide interne, evidenziate dal rimpallo delle colpe per la debacle elettorale, vengono ingrandite dalla pubblicazione di un documento top secret di analisi del voto realizzato dallo staff comunicazione Cinquestelle alla Camera.
Lo scontro, stavolta, coinvolge proprio i comunicatori voluti da Gianroberto Casaleggio alla guida dei gruppi delle due Camere.
Per una volta le divisioni tra gli allineati e i ribelli, che dopo il voto hanno rialzato la testa e puntano a un nuovo gruppo, vanno in secondo piano.
Il documento ufficiale dello staff contiene critiche esplicite sulla gestione della recente campagna elettorale e suggerisce una exit strategy: puntare sulla tv con una maggiore presenza nei tg; creare una sorta di «governo ombra» all’inglese per conquistare credibilità tra gli elettori; e modificare il sistema di selezione dei candidati.
Inviato nei giorni scorsi al quartier generale di Milano, il documento dà una lettura in chiaroscuro delle Europee.
Da una parte si sottolinea che «il MoVimento non è crollato» ma dà la colpa del flop agli italiani «che hanno dimostrato di aver bisogno di affidarsi a un uomo forte» come avvenuto con «Mussolini e Berlusconi».
Poi, si dà il via ad una disamina degli errori compiuti.
Si parla di cattivo uso del mezzo televisivo. Si invita a «usare meglio la tv»: «I tg li guardano in 15/20 milioni di persone ogni giorno», molti più di talk show o trasmissioni. «Per far percepire l’affidabilità del M5S – si legge – non si possono più fare solo denunce senza affiancarle a proposte e soluzioni».
E a tal proposito viene suggerita la presentazione di «una squadra di governo».
Dopo la pubblicazione dell’analisi, però, si scatena il caos.
Fonti parlamentari del Senato lasciano trapelare che il documento elaborato alla Camera ha mandato su tutte le furie Casaleggio e Beppe Grillo.
I due cofondatori non condividono l’invito a puntare sulle tv e sarebbero rimasti allibiti da «critiche che mettono in cattiva luce il Movimento».
«È l’opposto di quello che abbiamo detto», avrebbe detto Casaleggio secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Madama.
Tuttavia la notizia di un Casaleggio furioso viene smentita da fonti Cinquestelle alla Camera che, al contrario, asseriscono di non avere alcun problema con Milano e rilanciano, a loro volta, la palla a Palazzo Madama. L’unica certezza, tra mezze verità e confidenze, è che tra gruppi comunicazione a Palazzo Madama e a Montecitorio è in corso una guerra fratricida.
Il responsabile comunicazione di palazzo Madama e coordinatore degli uffici delle due Camere Rocco Casalino viene visto nel pomeriggio dirigersi alla Camera per avere un chiarimento. Rimbalzano le voci di licenziamenti da una parte e dall’altra.
Anche a Milano il clima è pesante.
Alla Casaleggio, sempre secondo fonti parlamentari, non sarebbe piaciuta neanche una analisi presentata da Silvia Virgulti, tv coach e collaboratrice dei gruppi, che attribuisce a Grillo e Casaleggio la colpa del risultato elettorale.
Alla Virgulti, in particolare, viene attribuita una valutazione negativa sull’effetto «inquietante» del look di Casaleggio con il cappellino che copre le cicatrici della recente operazione.
Così come non sarebbe piaciuta una critica a Grillo per le uscite sulla vivisezione di Dudù e sui «processi di popolo online» contro politici, imprenditori e giornalisti.
In questo quadro si inserisce una nuova variabile: la presenza, sempre più costante, di Davide Casaleggio nelle riunioni M5S. Il figlio del guru milanese, ieri, ha accompagnato Grillo a Bruxelles per l’incontro con Nigel Farage.
Una presenza vista da parlamentari e comunicatori come «ingombrante».
E a provocare mal di pancia nel Movimento è anche l’alleanza stretta ieri a Bruxelles tra Grillo e il leader dell’Ukip Farage.
La deputata del M5S Giulia Sarti, intervistata da La Stampa , spiega che il Movimento non ha «nulla in comune» con il partito di Farage e auspica che Grillo si consulti con gli eletti prima di fare accordi.
«Appena ho saputo dell’incontro di Grillo con Farage ho pensato: perchè l’ Ukip? La sua campagna elettorale l’ho schifata più ancora di quella della Le Pen; Poi se il Movimento facesse un gruppo con l’ Ukip, saremmo anche costretti, noi qui in Italia, a votare contro le loro posizioni in Europa, ad esempio sull’ immigrazione».
«Forse si sta pensando a un gruppo con loro per pesare di più in Europa, ma non c’ è ancora niente di ufficiale», dice Sarti.
«Quando Grillo ha detto no alla Le Pen io pensavo che fosse no a lei e a tutto il contorno di partiti simili, ora mi sembra di capire che non è così. Quello che io di sicuro non accetterei mai – aggiunge – è di stare sotto di loro, cioè che i nostri debbano prendere indicazioni dall’ Ukip».
(da “La Stampa”)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
SPUNTA UN DOCUMENTO RISERVATO CHE DELINEA LA NUOVA STRATEGIA: PIU’ TV, CAMBIO METODO SELEZIONE PARLAMENTARI E SQUADRA DI GOVERNO
Non c’è pace per il Movimento 5 Stelle dopo il deludente risultato elettorale delle Europee. 
Alle polemiche nate all’indomani della sconfitta, si sono aggiunte quelle legate alle ultime mosse di Beppe Grillo, che ieri ha incontrato a Bruxelles Nigel Farage, leader degli euroscettici inglesi, per una possibile alleanza all’Europarlamento con l’Ukip. Intanto emergono i contenuti di un documento riservato elaborato dai responsabili della comunicazione a Cinque Stelle per recuperare i consensi persi.
L’accordo con Farage e i maldipancia interni.
Dopo le critiche di esponenti di primo piano come Giulia Sarti, oggi arrivano i tweet di altri deputati pentastellati contro l’alleanza con i populisti inglesi.
Il deputato Aris Prodani, da tempo su posizioni critiche nei confronti dei vertici, in un tweet definisce l’alleanza con Farage “#dabrivido”, mentre la deputata piemontese Eleonora Bechis definisce Farage “uno speculatore finanziario” con “modi e idee da estrema destra”, “un misogino, omofobo, xenofobo”, stroncando l’intesa con il partito inglese in un tweet: “#ukip antitesi #m5s #megliosoli” e confidando sulla consultazione in rete.
Critiche che si aggiungono a quelle di altri esponenti pentastellati che contestano non da oggi la linea di Grillo e Casaleggio, come il deputato Tommaso Currò e il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e che provocano la reazione di Roberta Lombardi, già capogruppo alla Camera del M5S, che non esclude altre espulsioni se il dissenso non dovesse rientrare.
Le parole della Lombardi hanno scatenato la reazione di un altro dissidente, Walter Rizzetto, che su Twitter si scaglia contro la deputata grillina: “Immagino che qualcuna abbia commesso già troppi danni per avere ancora il fiato di parlare” è il laconico commento di Rizzetto.
La scelta di alleanza con il partito eurofobico e anti immigrati dell’Ukip dovrà passare al vaglio della rete e non è escluso che i militanti possano respingere la scelta di Grillo.
Su Facebook Alessandro Di Battista attacca “la stragande maggioranza della stampa asservita come nell’Argentina di Videla” e ricorda che in piazza San Giovanni ” non c’erano elettori ed eletti, c’erano cittadini informati. 5.807.362 persone hanno oggi, grazie al lavoro di tutti e grazie soprattutto alla rete, un livello di informazione altissimo”. Questa sera prevista una riunione dei senatori pentastellati per analizzare il risultato elettorale.
Staff elabora nuova strategia. La battuta di arresto alle ultime elezioni è stata oggetto di un’attenta analisi da parte dei responsabili della comunicazione del M5S, che hanno elaborato una nuova strategia per rilanciare il Movimento contenuta in un documento che ieri sera è stato illustrato all’assemblea dei deputati
Secondo questo documento sarebbero tre i punti cardine di questo ‘nuovo corso’: investire sulla tv, cambiare il metodo di selezione dei parlamentari, presentare una squadra di governo
Nel documento si riconosce la sconfitta: “Il Movimento non è crollato, ma Renzi ha stravinto, con percentuali senza precedenti nella storia della Repubblica se si escludono i risultato della Dc del dopoguerra”.
Il risultato del voto è stato un “effetto perverso” della “scelta del #vinciamonoi, che ha spinto gli altri partiti a crederci e quindi a reagire con la chiamata alle armi”.
“Gli italiani in questa fase difficile – continua il dossier – hanno dimostrato di aver bisogno di affidarsi ad un uomo forte, fattore che ciclicamente torna nella storia, da Mussolini a Berlusconi, e hanno bisogno di serenità .
Renzi ha saputo trasmettere serenità costruttiva” è il significativo riconoscimento al premier che si legge nell’analisi.
Oltre ad un migliore uso del mezzo televisivo, “necessario per raggiungere il 51%”, nel documento si parla della necessità di affiancare la proposta alla protesta.
“Se non si ha una soluzione a un problema non lo si può denunciare”.
E a tal proposito viene suggerita la presentazione di “una squadra di governo” che possa concretizzare queste idee.
Inoltre è necessario “rafforzare quantitativamente e qualitativamente l’attività legislativa” assumendo consulenti preparati e informando “quelle fette di popolazione destinatarie del lavoro Parlamentare o dell’attività di Governo”
Le difficoltà del M5S non sono passate inosservate agli esponenti del PD che, forti dello straordinario risultato elettorale, metteno in evidenza le contraddizioni dei pentastellati: secondo il sottogretario alla Funzione Pubblica Angelo Rughetti il partito di Grillo “è in confusione.
Fanno dei commenti che mi ricordano, con tutto il rispetto, i segretari dei partitini del pentapartito della prima repubblica”.
Alla fine, conclude il sottosegretario ospite di Agorà su Raitre, “è stata la politica a cambiare loro”.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
I DISSIDENTI SI STANNO SALDANDO CON I DELUSI E CHIEDONO L SINDACO DI PARMA DI FARE UN PASSO AVANTI… SCONTRO TRA CERCHIO MAGICO E PARLAMENTARI
I dissidenti del Movimento vogliono un nuovo leader. Non basta più Beppe Grillo, preferiscono Federico Pizzarotti. Lo corteggiano, lo sommergono di sms, pianificano incontri riservati.
Sfiancate da mesi di braccio di ferro, le colombe cercano di convincere il sindaco di Parma a rompere gli indugi.
Per costruire un Movimento diverso sfruttando la scossa elettorale.
Quest’attivismo, però, è stato captato dai radar della Casaleggio associati. E ha provocato la gelida reazione del guru: «È Pizzarotti che manovra questi dissidenti. Vogliono sgambettarci, ma noi andiamo avanti».
Non si tratta solo di Pizzarotti, in realtà . Il passaggio è così stretto che tutti temono l’incidente.
Ieri, per dire, era stata convocata una riunione dei deputati con all’ordine del giorno l’analisi del voto.
Si è discusso di tutto — dai ballottaggi che forse non vedranno l’impegno del leader ai decreti da votare in Parlamento — ma quasi per nulla della sconfitta.
Tutto è rimandato a un incontro convocato per oggi pomeriggio alle 16. Eppure, non mancano le scintille a cinquestelle.
Mattino presto, cortile di Montecitorio.
Il potente vicepresidente della Camera grillino, Luigi Di Maio, si ritrova faccia a faccia con Tommaso Currò.
È il deputato che ha chiesto senza mezzi termini il pensionamento di Beppe Grillo. Ne esce fuori un duello drammatico. Si scambiano accuse reciproche, il dissidente siciliano non arretra di un millimetro: «Non temo di essere buttato fuori, io dico quello che penso».
Ed è sempre Di Maio ormai unico punto di riferimento dell’ala ortodossa — a fare il bis poco dopo. Incrocia Walter Rizzetto, che su Repubblica ha contestato il leader.
E il copione si ripete.
Il Movimento è un frullatore di accuse e veleni. Aris Prodani sorseggia un caffè in buvette. Il clima? Accenna un sorriso, fa una smorfia: «Mamma mia…».
Chi è rimasto finora nelle retrovie sembra pronto a esporsi.
Mimmo Pisano, per esempio, chiama Currò. Gli rinfaccia di aver esagerato, ma poi picchia che è una bellezza: «Bisogna cambiare pelle al Movimento — sostiene pacato — non arroccarsi in posizioni presuntuose. Smettiamola di dire che i nostri elettori sono meglio degli altri, di chiamare tutti “facce di bronzo” o insultare i “giornalisti criminali”».
Per capire la distanza siderale tra due galassie ormai in conflitto, è utile ragionare del futuro anche con i falchi.
Uno è Daniele Del Grosso. «È facile darsi delle arie in un momento di difficoltà . Lo fanno per giustificare gli attacchi portati avanti per un anno».
Poi la stoccata diretta al dissenso: «Chi non si sente più a suo agio, può cogliere questa occasione per andare via. Volontariamente ».
Ci risiamo, le espulsioni. Non ora, ma presto torneranno ad essere invocate.
Per adesso, comunque, i falchi scelgono il catenaccio.
Devono difendersi, perchè sul banco degli imputati è finito soprattutto il cerchio magico dei grillini.
Quelli che vanno sempre in tv, gli amici dello staff. Gli strali rimbalzano dalla Camera a Palazzo Madama.
Sentite la senatrice Serenella Fucksia: «Dobbiamo cambiare strategia. Siamo arrivati a far conoscere solo i “divi”, lasciando in ombra i contenuti». Quando fa riferimento al “divo”, Fucksia punta il dito verso Alessandro Di Battista.
Siccome nei gruppi l’aria è irrespirabile, la Casaleggio associati ha chiesto di far slittare alla prossima settimana il summit congiunto di Camera e Senato.
«È giusto così, serve tempo per elaborare. Noi intanto metabolizziamo», spiega Giulia Sarti.
Che, comunque, chiede un cambio di passo: «Dobbiamo pensare di più ai contenuti, modificare i toni, farci più furbi. Perchè è chiaro che abbiamo spaventato la gente».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
CRESCE IL RUOLO DEL FIGLIO DEL GURU: ERA A BRUXELLES CON IL CAPO E HA SEGUITO IL DOSSIER UKIP
Da due a tre. Un passo verso il futuro, seguendo le parole di Gianroberto Casaleggio. Lo stratega
l’ha già detto: «Io e Beppe non siamo eterni». E ora i vertici del Movimento si allargano.
Complice anche la convalescenza del padre dopo l’intervento subito ad inizio aprile, Davide Casaleggio sta assumendo man mano ruolo e responsabilità sempre più rilevanti all’interno dei Cinque Stelle.
Il figlio dello stratega è stato immortalato mercoledì al fianco di Grillo nel primo vertice internazionale dei pentastellati, nel primo blitz oltre confine a Bruxelles, per decidere alleanze e strategie in un momento-chiave per il M5S.
Una immagine che apre nuovi scenari, che ri-delinea – senza per questo minare l’asse tra Grillo e Casaleggio – la plancia di comando del Movimento.
Casaleggio jr. sta ampliando il suo raggio d’azione e di intervento.
Indiscrezioni sostengono che si stia occupando in prima persona da tempo di individuare possibili alleati in Europa: una svolta, una pietra miliare per un Movimento che ha sempre rifiutato (in Italia) di fare sponda con altri partiti politici. Un atto dovuto in parte alle regole del Parlamento Ue e allo stesso tempo una questione sensibile, nevralgica nella gestione dello sviluppo (europeo) dei Cinque Stelle.
«Specializzato nella definizione di modelli di business online, nell’impiego aziendale della Teoria delle Reti e del social network, e nel marketing online», Casaleggio jr è socio fondatore della società di marketing che cura il blog di Grillo.
Come il padre ha il web nel dna.
Un paio di anni fa ha anche scritto un articolo – «Internet delle cose» – sulla «Harvard Business Review».
Ora, si è dedicato insieme a un team di pentastellati a individuare i nomi degli eventuali futuri alleati in Europa.
Tra i partiti che potrebbero farne parte circolano i nomi dei polacchi del Kpn, dei cechi dell’Usvit, degli olandesi Christien Unie, dei lituani di Ordine e Giustizia.
Ma non solo. Nel toto-alleati nelle ultime ore si fanno largo anche il Partito popolare danese e i tedeschi di Alternative fà¼r Deutschland.
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 29th, 2014 Riccardo Fucile
LE ELEZIONI EUROPEE? UN GRANDE SUCCESSO… E’ SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO
Il Maalox ha fatto effetto. 
L’autocritica di Beppe Grillo è arrivata. Una strana autocritica, però.
Il guru ci informa che le elezioni europee non sono state per lui «una Caporetto o una Waterloo» ma un grande successo.
Il Movimento è addirittura «il secondo partito del Paese», è «la prima forza di opposizione» e può vantare «la maggioranza relativa» tra gli italiani «che hanno tra i 18 e i 29 anni».
Dunque, conclude, presto al Pd e a tutti gli altri partiti «non resterà che piangere», perchè la vittoria arriverà : «E’ solo una questione di tempo».
Il ragionamento non fa una grinza.
Il calendario lavora per Grillo: gli basterà solo aspettare che si tolgano di mezzo, per morte naturale, gli elettori che oggi hanno più di trent’anni.
Renzi dunque non si monti la testa: ha i decenni contati.
Sebastiano Messina
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Maggio 28th, 2014 Riccardo Fucile
LAVORANO A UNA LOOSE ASSOCIATION DI 60 EURODEPUTATI DI NOVE PAESI: MA UNO E’ PER LE RINNOVABILI, L’ALTRO PER IL NUCLEARE, UNO PER GLI EUROBOND E L’ALTRO CONTRARIO… LE BASI DELL’ACCORDO: OGNUNO FARA’ QUELLO CHE GLI PARE
Una “loose association”. Con queste parole Nigel Farage ha incuriosito Beppe Grillo. 
Due ore di incontro durante le quali il leader degli indipendentisti inglesi ha spiegato al fondatore del Movimento 5 stelle come vede una collaborazione europea che per i britannici è già cosa fatta.
“Beppe, noi vogliamo fare un gruppo aperto”, ha spiegato il trionfatore delle elezioni oltremanica durante centoventi minuti di conversazione, un po’ in inglese un po’ in italiano, entrambi assistiti dai rispettivi staff. Grillo ha varcato il portone affiancato da Claudio Messora, che con sapienza sta tessendo i contatti a Bruxelles, Farage è uscito alla chetichella dal suo ufficio, per evitare i giornalisti.
Un incontro che ha fatto emergere posizioni dissonanti.
Il leader stellato ha molto insistito sul tasto delle energie rinnovabili, il suo interlocutore è un accanito sostenitore del nucleare.
L’ex comico ha rilanciato con gli eurobond, ma il britannico da quell’orecchio non ci vuol proprio sentire.
Fonti dell’Ukip raccontano che le rughe sulla fronte di Grillo si siano distese quando Farage ha pronunciato le due paroline magiche: “loose association”.
“Beppe – gli ha spiegato – io non voglio fare una cosa chiusa, militarizzata. Siamo tutti diversi, ognuno ha le sue specificità . Io voglio semplicemente che ci si sieda attorno a un tavolo, e si cerchi una posizione comune su tutti i vari temi. Se non ci si riesce ognuno è libero di votare come vuole, l’Europa è bella perchè è varia”.
Parole che sono suonate come il miele per il fondatore del M5s, che ha la preoccupazione di gestire le perplessità di tanti che nel Movimento non vedono di buon occhio l’alleanza.
Ma lo staff è tranquillo: nel codice di comportamento dei candidati all’europarlamento si fa esplicito riferimento a Grillo come unico titolato a seguire la partita delle trattative. Il passaggio sulla rete rappresenta solo una fase successiva.
Gli inglesi sono rimasti colpiti dalla grande intesa che si è subito sviluppata tra i due, tra grandi sorrisi, battute e pacche sulle spalle.
La loro pianificazione è a un punto avanzato: “Abbiamo già l’appoggio di partiti di otto diversi paese – raccontano – se entrassero anche i grillini potremmo contare su oltre sessanta deputati, il quarto gruppo a Strasburgo, più numeroso dei Verdi”.
Gli ecologisti oggi hanno sbattuto la porta in faccia al Movimento: “Le differenze sono troppo grandi, con loro non ci alleiamo”, hanno fatto sapere.
Un ulteriore elemento per far dire agli sherpa di Farage, una volta usciti dall’incontro, che “l’accordo è praticamente fatto”.
Dal fronte stellato sono più cauti, parlano di feedback positivi, ma spiegano che “il cantiere è ancora aperto”.
La campana britannica è più ottimista, ma la sostanza non cambia. Grillo ha posto come condizione essenziale che il nome Efd – Europa della libertà e della democrazia – venga cambiato. Era il gruppo che nel Parlamento uscente ospitava la Lega, e la delegazione italiana vuole evitare qualsiasi possibilità di accostamento con il passato.
Farage ha sorriso: “Certo Beppe, abbiamo già pensato a questo. Noi proponiamo un nome diverso: che ne dici di Alleanza per l’Europa?”. Grillo ha annuito, ci ha riflettuto su e ha ribadito: “Mi sembra un ottimo nome. Vorrei solo che vi venisse inserito qualche riferimento alla democrazia diretta”.
Obiezione accolta dal leader dell’Ukip, che ha già dato incarico di studiare una variazione sul tema.
Altra condizione imprescindibile posta dall’ex comico è stata la più totale distanza dal gruppo neopopulista di Marine Le Pen.
Anche qui ha trovato una porta aperta: “Da loro abbiamo già preso le distanze – è stata la risposta – su quello non ti devi preoccupare”.
Tanti i punti d’intesa nelle due ore di colloquio. Farage ha rassicurato Grillo sul fronte immigrazione, uno dei nodi che più lo preoccupavano alla vigilia della trasferta belga.
Ha magnificato il contributo degli immigrati in Gran Bretagna, provenienti dalle ex colonie nei cinque continenti: “L’unica cosa che noi vogliamo è avere regole comuni e certe”.
“Anche per noi è così – ha convenuto il megafono dei 5 stelle – non siamo contro gli immigrati, ma non è possibile che l’Europa abbia mille coste e il problema venga scaricato unicamente sui paesi di primo arrivo. Vogliamo che Strasburgo se ne faccia carico”.
Nell'”organizzazione blanda” che prevede Farage Ukip e M5s marceranno compatti sul fronte economico (eurobond a parte).
Farage, provenendo da un paese che batte moneta propria, è meno sensibile al tema euro, ma la battaglia contro l’austerity di Angela Merkel è stato uno dei temi su cui è stata registrata massima sintonia.
I due hanno suonato lo stesso spartito anche sul tema trasparenza: “L’Europa è una macchina oscura dalla quale non esce nulla, della quale si fa fatica a capire il funzionamento”, ha spiegato Farage. Trasparenza dei meccanismi e massima informazione ai cittadini sono due dei punti che costituiranno la base del rapporto fra i due.
Che si torneranno a vedere nelle prossime settimane, lasciando che i capi delle diplomazie Claudio Messora e Emmanuel Bordez limino i dettagli e sciolgano i nodi ancora insoluti.
Anche se la parolina magica “loose association” è la medicina che ha fatto sorridere Grillo.
Altro che Maalox.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 28th, 2014 Riccardo Fucile
LA BASE CINQUESTELLE CONTESTA IL CURRICULUM DI GIULIANA MOI: DELLE SUE VANTATE SCOPERTE NON C’E’ TRACCIA… E SI SCOPRE CHE NEL 2010 SI ERA PRESENTATA CON L’UNIONE CRISTIANI POPOLARI
Se la trasparenza diventa un mantra, il dogma che rende possibile la partecipazione politica, ogni spazio opaco rischia di alimentare sfiducia e critiche.
Soprattutto dalle parti del MoVimento Cinque Stelle, che proprio della trasparenza ha fatto la sua bandiera.
Ad essere “accusata” di poca chiarezza è Giulia Moi, sarda, neo eletta a Bruxelles.
A puntare il dito sono alcuni militanti grillini, che le chiedono maggiore precisione sul curriculum da lei presentato al MoVimento.
Poche righe, in cui la Moi dichiara di aver “scoperto una molecola efficace nella cura della leucemia e del melanoma”.
I militanti chiedono delucidazioni.
La risposta della Moi: “I vincoli contrattuali a cui è sottoposta la mia ricerca mi impediscono di fornire ulteriori precisazioni”.
Una risposta che non si allontana dal novero del possibile. Ma che molti grillini ritengono evasiva. E le domande non si fermano.
Inizia tutto quando il curriculum della nuova europarlamentare viene pubblicato sul portale che nel sito di Beppe Grillo è dedicato alle europee.
La Moi, laureata in Scienze Biologiche, elenca i passi della propria carriera. Tra cui una specializzazione al King’s College di Londra.
Poi un link a una sua pubblicazione, del 2007, e la seguente dichiarazione: “Ho scoperto una molecola proveniente da una pianta della foresta Sud-Africana efficace per la leucemia e il melanoma, premiata per la scoperta dal King’s College e dalla Stiefel/GSK”.
E qui, secondo i militanti del MoVimento, iniziano i problemi.
A metà maggio, sul sito movimentocinquestelle.eu, compare una lettera aperta rivolta alla Moi e sottoscritta da parecchie decine di persone.
Vi si legge: “Della sua dichiarata attività di ricercatrice non ha fornito alcun riscontro, nè è possibile trovarne in Internet?”.
Ancora: “Dichiara di aver scoperto una molecola efficace nella cura della Leucemia”. Infine le questioni aperte: “Ci può dire come si chiama questa molecola? Quali premi ha ricevuto? Si tratta di un lavoro individuale o di un team di ricerca?”.
E le domande arrivano perchè “di questa scoperta così come della sua specializzazione e ricerca post-dottorato non riusciamo a trovare pubblicazioni in merito”.
La lente dei grillini si fa spietata. E “dalla rete” non arriva nessun riscontro.
La pubblicazione indicata – della quale peraltro su Google Books, al link fornito dalla Moi nel suo curriculum, è disponibile solo il titolo e il numero di pagine – risulta essere l’unica.
Si tratta della sua tesi di dottorato. Fin qui nessuno dubbio. Poi nessun altro articolo, nessuna altra pubblicazione, neanche collettiva.
Del resto, l’interesse della comunità scientifica per le proprietà anti tumorali della Kingelia Pinnata – la pianta africana oggetto di ricerca della Moi – risale ai primi anni ’80.
E studi importanti sono stati effettuati nel 1994 e intorno al 2000. Ben prima del 2007, quindi. E anche dopo il 2007, le più importanti pubblicazioni sulla Kingelia non riportano il nome della Moi.
Dopo la lettera dei militanti, passano poche ore e arriva la risposta della futura europarlamentare. “Da giorni gira una lettera di accuse nei miei confronti. È stata messo in discussione il mio Phd. Inoltre chi è ricercatore sa bene che i progetti di ricerca finanziati da compagnie internazionali possono essere soggetti a restrizioni di pubblicazione dati sul lavoro svolto a causa di strettissimi vincoli contrattuali”.
Tutto possibile.
Ma qui la questione diventa politica: come si coniuga l’impianto ideologico del MoVimento Cinque Stelle – trasparenza, aprire tutto come una scatola di sardine, il palazzo di vetro – con le “restrizioni” imposte dalle “compagnie internazionali”, cioè dalle multinazionali della farmacologia?
E soprattutto: che ricadute ha – sull’etica professionale e sulla vita dei malati – ammettere che una scoperta che potrebbe aiutare la cura della leucemia è soggetta, appunto, a simili restrizioni?
Contattato da Repubblica.it, lo staff della Moi aggiunge: “Giulia ha lavorato per il suo Phd a Londra. Esito di anni di impegno. Lì ha ricevuto una borsa di studio. Nei termini del contratto erano presenti alcuni vincoli: tutte le “scoperte” e gli esiti della ricerca sarebbero restati nelle mani dei committenti”. Ovvero della Stiefel\Gsk.
“Poi Giulia è tornata in Sardegna. Voleva continuare la sua ricerca ispirata come sempre dall’animalismo, per questo ‘lavora’ sulle piante”.
Ancora: “Ma qui ha trovato solo impedimenti e una burocrazia asfissiante. Perciò decide di impegnarsi in politica”.
I primi passi non sono tra i Cinque Stelle. ” Sì. È vero: c’è stata una candidatura nell’Unione Popolare Cristiana, nel 2010″.
Da riempi-lista la Moi ottiene 16 voti. Poi la scelta di entrare nel MoVimento. Proprio per combattere contro le zone grigie del Paese.
Ma le domande continuano ad attraversare l’animo dei militanti.
I commenti sul sito movimentocinquestelle.eu sono ancora lì. Osservazioni e critiche. Ma anche tante “difese”.
Dario Fassini scrive: “Se ha fatto un brevetto non vedo perchè lo tenga nascosto, se non ha ancora brevettato mi pare strano che dica ai quattro venti che nella pianta tal dei tali c’è una molecola contro leucemie e melanomi”.
Ma i più, criticano proprio la scarsa trasparenza: “Bisogna far luce su questa cosa”, “Fate chiarezza”, “Trovo normale chiedere delle delucidazioni”.
Delucidazioni che si trovano nella zona grigia tra “diritto a sapere” e “ragioni delle multinazionali”.
Carmine Saviano
(da “La Repubblica”)
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Maggio 28th, 2014 Riccardo Fucile
CURRO’: “GRILLO SI DIMETTA”… CINQUESTELLE IN FIBRILLAZIONE E LUNEDI’ ASSEMBLEA CONGIUNTA
Gli strateghi della Casaleggio associati pensavano di aver fatto piazza pulita del dissenso. 
E invece le chat interne al Movimento, le riunioni carbonare e le saette lanciate dai dissidenti raccontano un film diverso: Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, per la prima volta, sono sul banco degli imputati.
Non a caso Tommaso Currò si spinge fino all’impronunciabile: «Beppe aveva promesso che in caso di sconfitta avrebbe lasciato. Ora lasci».
Fra i grillini, intanto, cresce il fronte di chi vuole mettersi in gioco sulle riforme.
È stanco, il leader. I falchetti lo implorano di mostrarsi subito a Roma: «Beppe, qui esplode tutto! ».
Lui è netto, però: «Forse non ci siamo capiti: io sono distrutto. Ho bisogno di stare con la mia famiglia. Ora dovete lasciarmi in pace per un po’».
E infatti in serata, a bordo di una Smart, raggiunge un ristorante di Santa Margherita Ligure. Pesce, ostriche e la compagnia di un amico. Ma il pressing sul comico non si allenta, nè Casaleggio può concedergli di sparire dai radar, perchè a Roma c’è chi sta organizzando un vero e proprio processo.
La resa dei conti è prevista in occasione del summit congiunto di deputati e senatori.
Non è ancora fissato, ma potrebbe tenersi solo lunedì prossimo. Spinge per lo slittamento la Casaleggio associati. E d’altra parte il tornante è pericoloso, come dimostra la mail collettiva inoltrata dal capogruppo Giuseppe Brescia: «Lasciamo qualche giorno per elaborare, poi ci incontreremo ».
In tanti però, anche tra i “moderati” del grillismo, esigono un chiarimento: «Qualcosa non ha funzionato ammette Massimo Artini — ora è normale interrogarsi sulle responsabilità ». Un primo assaggio, comunque, ci sarà già stasera, in una riunione aperta ai soli deputati. Non mancheranno le scintille.
E già , perchè i dissidenti sono fuori controllo.
Currò, come detto, picchia duro: «Basta con il cerchio magico dei servitori di Grillo ».
Qualche nome? I Di Battista e Di Maio che «si sentono più puri del puro».
Conversando con l’Espresso, il deputato mostra il petto: «Che mi caccino, se ritengono ».
Non è però solo Currò a farsi sentire. Aris Prodani, per dire, è criptico: «Qualcosa si sta muovendo…».
In effetti, la reazione dei vertici pentastellati l’immobilismo, di fatto — non lascia bene sperare. Per spiegare una sconfitta epocale Grillo si è limitato a un video di un minuto e mezzo circa. Casaleggio neanche quello. E i due leader meditano anche di disertare l’incontro congiunto.
Terreno di scontro, ancora una volta, sarà l’atteggiamento da tenere in Parlamento.
Basta “manette” e atti clamorosi, per cominciare: «Dobbiamo implementare le azioni eclatanti spiega il capogruppo al Senato Maurizio Buccarella — con una comunicazione più “istituzionale” ». E poi sulle riforme sarebbe meglio scongelare un patrimonio di voti parlamentari in freezer: «Altrimenti Renzi — giura Currò — le fa da solo con Berlusconi ».
Soprattutto a Montecitorio c’è chi è pronto a riaprire il dialogo con i democratici.
«Confrontarci non significa allearsi nè sostenere il governo — azzarda Tancredi Turco — ma sedersi attorno a un tavolo per verificare se ci sono punti in comune». In parecchi la pensano così.
E poi ci sono i talk show.
Casaleggio ha già decretato la sospensione temporanea delle ospitate sul piccolo schermo. Vanno interrotte, congelate:
«Ci hanno danneggiato — ragiona il guru — e avevamo ragione a dire che la tv è davvero morta». Ma il vero nodo è la presenza fissa in video di pochi eletti.
Che è poi il tema sollevato prima delle Europee dalla senatrice Serenella Fucksia in una mail interna: «Dobbiamo essere tutti fighetti alla DIBA (Alessandro di Battista, ndr), il più amato dalle italiane, il santo subito?».
Ecco, i dissidenti chiedono lo “scioglimento” del cerchio magico, unico depositario del diritto di talk.
Chi osserva il braccio di ferro con un qualche interesse è Federico Pizzarotti.
Il sindaco di Parma, da mesi sul libro nero della Casaleggio, ha implorato un’autocritica: «È doverosa, dobbiamo riconoscere la sconfitta».
Anche ieri ha contattato i dissidenti della Camera e li incontrerà presto.
Interpreta il malessere Marco Bosi, il suo capogruppo in consiglio comunale: «Se vogliamo diventare forza di governo dobbiamo diventarlo nella maturazione politica prima che nei numeri e nei voti. È ora di dare più spazio a chi si è fatto le ossa».
Mentre a Roma si duella, a Bruxelles si attende l’approdo dei primi pentastellati.
E fervono le trattative per costituire un gruppo con altre forze politiche. L’idea è legarsi agli euroscettici di Nigel Farage. Un movimento conservatore, spiccatamente di destra, con una ragione sociale chiara: l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Nascerebbe un’imponente pattuglia di una sessantina di eurodeputati, ma non tutti gradiscono.
C’è chi pensa un’intesa con i Verdi.
E neanche il referendum promesso da Casaleggio per dirimere la questione pare più così certo.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Maggio 28th, 2014 Riccardo Fucile
“OCCORRE TORNARE A ESSERE UN MOVIMENTO COMUNITARIO E CAMBIARE LA COMUNICAZIONE”
“Bisogna sorridere di più e abbassare i toni: quando lo diceva qualcun altro era additato come dissidente”.
Su Twitter il deputato malpancista Walter Rizzetto ha commentato così il (presunto)
cambio di linea dettato da Grillo e Casaleggio dopo la batosta.
Perchè questo tweet?
Perchè prima del voto, quando qualcuno sollevava dubbi sui toni troppo forti, non veniva ascoltato. E spesso veniva accusato di essere un traditore.
Parlando con il Fatto, Pizzarotti ha auspicato “un Movimento che cammini da solo” e ha invitato tutti all’autocritica
Sono parole di buon senso e dovrebbero ascoltarle tutti, senza il paraocchi.
Nik il Nero, molto vicino a Grillo, ha reagito male: “Nel M5S si cammina tutti insieme come abbiamo sempre fatto, chi vuole camminare da solo si accomodi”
Conosco poco Nik il Nero, l’avrò visto un paio di volte.
Il deputato dissidente Tommaso Currò è stato durissimo: “Grillo deve dimettersi”. Lei condivide?
Non penso che debba andarsene. Se non fosse stato per lui, nessuno di noi sarebbe stato eletto. Ma ora servono spazi condivisi, bisogna aprire il Movimento al confronto.
Ora Currò rischia di essere espulso.
Lo stimo, è più un amico che un collega. Come tutti, anche lui deve avere la libertà di dire la sua opinione, senza temere conseguenze. Io sono sempre stato contro le espulsioni. E comunque Tommaso è un convinto sostenitore del Movimento: ma in questi mesi ha sofferto molto.
Il Pd è in pressing sui dissidenti. Conferma?
Sì, e non mi meraviglia. Penso che sia un passaggio naturale della politica. Ma io, anche per la mia storia, preferisco rimanere nel Movimento.
E se Renzi le chiedesse il voto sulle riforme?
Se il premier facesse proposte analoghe alle nostre, ad esempio sul reddito di cittadinanza, sarei pronto a confrontarmi.
Sta per arrivare una nuova ondata di uscite ed espulsioni dentro 5 Stelle?
Io credo che i cosiddetti ortodossi e i meno ortodossi debbano fare quadrato per ripartire.
Come?
Tornando a essere un movimento comunitario e cambiando il tipo di comunicazione. Dandosi regole chiare, rispettate da tutti.
Luca De Carolis
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