Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
UNA PICCOLA RASSEGNA DELLA PENOSE GIUSTIFICAZIONI E DELLE BALLE RACCONTATE
«Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La
tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia!»: le motivazioni di Jake per spiegare all’ex fidanzata perchè le ha dato buca il giorno del matrimonio impallidiscono di fronte a quelle che in questi giorni sono riusciti a dare i grillini per giustificare la Rimborsopoli M5S.
Oggi, ad esempio, Roberto Fico, non implicato nella vicenda, riesce a mettere insieme una serie di supercazzole tali da meritare un posto in parlamento:
«Di che errori parla? Le parlamentarie sono andate benissimo. Siamo stati gli unici a dare la possibilità ai propri iscritti di comporre le liste votando».
Con il risultato che avete come capilista persone che truccavano i bonifici?
«Non potevamo saperlo, abbiamo subito una truffa. La fonte delle Iene ha fatto in modo che questa storia uscisse a liste depositate proprio per metterci in difficoltà ».
Potevate controllare.
«Abbiamo fatto una cosa bellissima. Abbiamo devoluto i soldi direttamente al Mise per un criterio di estrema trasparenza e indipendenza del fondo».
Fico infatti riesce a sostenere che le sue Parlamentarie siano andate benissimo nonostante le tonnellate di proteste degli attivisti, anche campani, nei confronti di un metodo di selezione che ha visto esclusioni eccellenti senza alcuna motivazione.
Poi, senza nemmeno arrossire, se la prende con “la fonte” delle Iene che ha fatto uscire questa storia “a liste depositate” nonostante il controllo delle liste e quello dei bonifici spettasse a loro e non alle fonti dei giornali.
I candidati del maggioritario sono stati scelti da Luigi Di Maio: è lui che non ha controllato, si è fidato, non è stato capace nemmeno di fare una piccola ricerca su Wikipedia per scoprire che l’ammiraglio Veri, presentato per primo nel giorno dei “supercompetenti”, era stato candidato sindaco con il centrosinistra nella sua città . Questo di chi è colpa, della fonte delle Iene?
Ma d’altronde Roberto Fico è quello che qualche tempo fa ci spiegava l’estremo sacrificio di prendere 3000 euro al mese, o che prima diceva che il programma M5S sull’immigrazione sarebbe stato fatto dai parlamentari e poi, non appena Grillo ha fatto “Bu”, è sparito dalla circolazione perchè, come diceva Manzoni, uno il coraggio non se lo può mica dare.
Chi invece meriterebbe di rientrare con tutti gli onori nel M5S, perchè ha dimostrato di avere proprio la faccia come il MoVimento 5 Stelle, è l’avvocato Maurizio Buccarella: prima in un post inventa scuse improbabili per spiegare come mai sono spariti bonifici per 12mila euro, accusando i giornalisti di non meglio precisati complotti nei confronti della sua forza politica.
Poi, quando Di Maio spiega che il suo buco è di 137mila e non di dodicimila euro, sostiene che i tremila euro al mese fossero troppo pochi per mandare avanti anche il suo studio di avvocato.
Peccato che nella dichiarazione dei redditi 2013 dichiarasse come reddito totale la bellezza di euro 11mila.
Ancora: Emanuele Scagliusi quando nel servizio delle Iene gli chiedono come mai manchino 1000 euro da uno dei suoi bonifici nega: non è possibile, non è mai successo, o forse magari è un errore di digitazione.
Non si tratta di un errore di digitazione, perchè il documento caricato su Tirendiconto riporta una cifra mentre il bonifico arrivato sul conto del ministero ne ha un’altra.
Una volta messo alle strette, Scagliusi sostiene di aver preso “in prestito” mille euro “per dei controlli medici sulla mia persona che volevo rimanessero nascosti ai miei cari”.
Ok, ma questo significa che i suoi cari gli controllano il conto? Vedono cosa paga? Non poteva prelevare i soldi e pagare i controlli medici in contanti?
La senatrice Elisa Bulgarelli scrive su Facebook “Ovviamente per quanto riguarda la mia posizione, sarà tutto chiarito. Ringrazio le Iene per avermi dato la visibilità che non ho mai avuto”. La sua posizione non viene chiarita, la senatrice cancella lo status e adesso pubblica lanci di agenzie di stampa in cui Di Maio se la prende con la RAI perchè non parla dell’inchiesta di Fanpage sul figlio di De Luca. E la posizione chiarita?
Barbara Lezzi invece sostiene che il suo bonifico non sia andato a buon fine.
Antonio Bordiga, responsabile dei sistemi di pagamento di Banca Sella, al microfono di Filippo Roma dice che la revoca del bonifico poteva essere fatta solo tramite richiesta e firma del cliente».
E lei? Dice che vuole un confronto con la banca. All’americana?
Poi c’è la bella coppia Girolamo Pisano — Ivan Della Valle. Il primo manda messaggi minacciosi a mezzo stampa: “Invio un messaggio a tutti i parenti, amici e persone che mi conoscono da un punto umano e professionale: non ho tolto nulla a nessuno, non ho causato danni allo Stato, non ho usato soldi di terzi e non ho mai violato una legge. Chiarirò tutto e spiegherò a tutti quello che non è mai stato raccontato del M5S visto dall’interno mettendo in ridicolo, anche l’intero sistema, un vero specchietto per le allodole“.
Ok, ma perchè parli solo ora?
Il secondo invece ammette candidamente di aver falsificato i bonifici con Photoshop e intanto scopre che il M5S ha tradito i suoi principi.
Pure lui, a scoppio ritardato e soltanto quando è stato beccato con il sorcio in bocca. E si potrebbe continuare all’infinito, ma alla fine non è nemmeno tanto giusto prendersela con i parlamentari del MoVimento 5 Stelle.
È proprio l’essere umano che negli anni Duemila sembra aver smarrito quel sentimento che, dalla notte dei tempi, spinge l’uomo a migliorarsi: la vergogna.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
“NEL CODICE ETICO C’E’ SCRITTO AL PRESENTE, NESSUNA RINUNCIA, QUELLA NORMA E’ INCOSTITUZIONALE”
David Zanforlini, candidato M5S: “Io massone? Fatti miei, per farmi rinunciare al seggio devono uccidermi” Avvocato, candidato nell’uninominale a Ravenna, è il quarto massone scovato nelle liste dei 5 Stelle: “Non sono iscritto a nulla. Quindi sono in regola”
“Mi devono uccidere per farmi rinunciare”. David Zanforlini, avvocato di Ferrara, è uno dei quattro candidati M5S in odore di massoneria, inserito nell’uninominale a Ravenna. Come lui anche Catello Vitiello, Bruno Azzerboni e Piero Landi. Zanforlini parla al Corriere della Sera:
“Guardi, sono basito. Ho qui il passaggio preciso del codice etico per i requisiti. Vediamo, dov’è. Ecco. Qui ci sono le frasi in cui si dice che devi essere bello, buono, bravo. Ah ecco qui: il candidato non deve essere iscritto a movimenti massonici. Io non sono iscritto. Quindi sono in regola”.
Dicono però che sia stato un gran maestro, in passato, del Grande Oriente d’Italia e che ora si sia messo in sonno.
“E questi sono fatti miei. Nel codice etico c’è scritto al presente. Le parole sono importanti, scripta manent verba volant. Ma che siamo all’Inquisizione? Se anche io fossi un transessuale di nome Elisabetta che batte in via Stalingrado, non ti devi permettere di chiedermi niente. Questa è gente violenta, vogliono impadronirsi delle nostre vite”
Per Zanforlini i 5 Stelle stanno rischiando una deriva tirannica.
“Platone, nella Repubblica, aveva già detto tutto: quando c’è troppa democrazia, si rischia di finire nella tirannia. Ho paura che ci stiamo arrivando”.
Nessun atto di rinuncia, assicura il candidato.
“Ma quale atto, quello è incostituzionale. Io le leggi le rispetto. L’unica che non avrei mai rispettato è quella sulle leggi razziali. A me i razzisti fanno schifo. E ora capisco come si deve sentire un gay, un nero, un ebreo. Mi sono impegnato con gli elettori e vado avanti, nonostante questa situazione grottesca. Questa gente ormai mi fa paura, è pericolosa”.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile
SPUNTANO I NOMI DI CARIELLO E SASSI (SUBITO ESPULSI), PICCININI (SOSPESO), SCAGLIUSI E DIENI (SOLO AMMONITI) NELL’INCHIESTA DELLE IENE
Francesco Cariello, Emanuele Scagliusi e Federica Dieni (candidati all’uninominale rispettivamente in Puglia e a Reggio Calabria): sono questi i nomi di altri tre parlamentari coinvolti nelle mancate restituzioni di parte dello stipendio al fondo del microcredito targato M5S secondo la nuova parte dell’inchiesta di Filippo Roma e di Marco Occhipinti de Le Iene.
La nuova parte dell’inchiesta è stata pubblicata sul sito della trasmissione.
I tre nomi di oggi si aggiungono a quelli di Giulia Sarti (che si è autosospesa), Massimiliano Bernini e Barbara Lezzi, anch’essi assenti dalla lista degli otto non in regola presentata dal candidato premier dei Cinque stelle, Luigi Di Maio, dopo l’inchiesta delle Iene. A tirarli in ballo, dicono i responsabili dell’inchiesta, un ex attivista del Movimento.
Il totale dei pentastellati coinvolti dallo scandalo ormai noto come Rimborsopoli è quindi di quattordici. “Il Movimento ha i dati di tutti i bonifici dei parlamentari da più di una settimana, tuttavia ha deciso di prendere provvedimenti solo nei confronti di otto di loro. Perchè aspetta che facciamo noi i nomi di chi ha commesso irregolarità per intervenire? Sta coprendo qualcuno? Vuole limitare i danni?”, si chiedono gli autori dell’inchiesta.
Secondo quanto pubblicato sul sito delle Iene, per Francesco Cariello mancano all’appello due bonifici per un totale di 5989 euro.
“L’abbiamo contattato, ma ci ha risposto che prima di martedì non può rispondere alle nostre domande”.
Invece, si legge ancora, per gli altri due parlamentari Emanuele Scagliusi, candidato in un collegio uninominale in Puglia, e l’onorevole Federica Dieni, candidata nel collegio uninominale di Reggio Calabria, c’è una novità nella procedura di mancato versamento: “Nei loro casi non si parla di bonifici pubblicati e mai arrivati a destinazione, ma di bonifici arrivati nel fondo del microcredito solo parzialmente, cioè per cifre minori di quelle presenti nel documento pubblicato dai due onorevoli. Siamo passati dal bonifico eseguito e poi revocato al bonifico direttamente taroccato?”.
Scagliusi, dicono Le Iene, dichiara di non spiegarsi “come sulla distinta del suo bonifico ci sia una cifra di importo superiore a quella arrivata nel fondo. Ma il codice identificativo dell’operazione è lo stesso, quindi qualcuno ha manualmente modificato l’importo della distinta pubblicata sul sito dei Cinque stelle”, si sostiene nell’inchiesta.
Dieni, invece, ammette con Filippo Roma di aver gonfiato la cifra del bonifico, “ma solo perchè aveva poi provveduto a fare un bonifico riparatore dieci giorni dopo.
Caso a parte è Ivan Della Valle, uno degli otto ‘denunciati’ da Di Maio, definito dalle Iene ‘il campione dei furbetti’, dato a Casablanca, ma intervistato in esclusiva in Toscana. “Nel suo caso risultano mai arrivati al fondo 51 bonifici per un totale di 272.312 euro. Chiede scusa, e ammette: “Taroccavo i bonifici con Photoshop”, ma poi attacca i parlamentari del Movimento: “Impossibili 8-9000 euro al mese di spese quando hai ufficio, viaggi e telefono già pagati”.
Da lui arriva la sfida: “Trasparenza vera? Fuori tutti gli scontrini dei rimborsi non restituiti. Chiedetegli voi Iene e li chieda anche il candidato premier dei Cinque stelle Di Maio”.
Francesco Cariello e il consigliere regionale in Emilia-Romagna del Movimento 5
Stelle, Gian Luca Sassi, sono stati espulsi da M5s, per il caso dei finti rimborsi.
“Francesco Cariello – spiegano i 5 stelle – ha una irregolarità negli ultimi bonifici. Ha continuato a sostenere di poter dimostrare la regolarità dei suoi bonifici. Non ci ha voluto dare l’autorizzazione di accedere ai dati in possesso del MEF e questo va contro il nostro principio di trasparenza. A questo punto è fuori dal Movimento”.
Per Federica Dieni e Emanuele Scagliusi i vertici del M5S hanno previsto “un richiamo” essendo considerati “casi minori”.
Lo scrive, in un post sul blog, il M5S che invece annuncia l’espulsione dal Movimento di Francesco Cariello e del consigliere Regionale emiliano-romagnolo Gian Luca Sassi. Il M5S pubblica inoltre la tabella con tutti gli importi restituiti dai parlamentari secondo il sito tirendiconto.it e secondo il Mef. “Abbiamo rinunciato e donato oltre 90 milioni di euro”, si legge nel post, intitolato “L’orgoglio del M5S”.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile
LA STORIA DELLA MULTA DI 100.000 PER I FUTURI VOLTAGABBANA
“Nella prossima legislatura ogni voltaggabana del M5S pagherà una multa di 100mila euro che doneremo in
beneficenza. Se andremo al Governo faremo una legge per dire basta ai cambi di casacca”, ha detto oggi Luigi Di Maio a Genova a un incontro elettorale.
E poi un’altra promessona: “Vi prometto che se andremo al Governo facciamo una regola che dice: se entri in Parlamento con i rossi e passi con i verdi te ne vai a casa e ti fai rieleggere”.
Ma perchè Giggetto continua a imporre regole che non applica?
Beppe Grillo chiese infatti i famosi 250mila euro a Marco Affronte quando l’europarlamentare, in occasione del casino sull’ALDE scatenato da David Borrelli, passò ai Verdi.
Affronte non ha mai pagato e Beppe Grillo non ha mai fatto nulla per ottenere quei soldi.
Altro giro, stessa musica.
Quando è toccato a David Borrelli di uscire dal MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, capo politico di non si sa bene cosa, non ha nemmeno chiesto a Borrelli i soldi che Affronte non ha mai dato.
Coincidenze?
Enfin, Luigi Di Maio, che nemmeno sa se vincerà le elezioni (i sondaggi dicono che le vincerà il centrodestra), promette che farà pagare una multa di 100mila euro ai voltagabbana del suo MoVimento.
Dice che li darà in beneficenza, ovviamente, e questo ci fornisce la ragionevole certezza che anche Di Maio sappia che quei soldi non li beccherà mai, visto che ogni impegno privato attualmente firmato per burla da chi si è candidato nulla vale al cospetto della Costituzione.
Già che c’è, Di Maio promette anche di riformarlo, quel fogliaccio ormai vecchio, unto e bisunto, per mandare a casa chi si fa eleggere con i rossi e passa con i verdi. Peccato che il M5S, che non sembra in grado di arrivare ad avere la maggioranza nel prossimo parlamento, non avrà di sicuro i due terzi che ci vorrebbero per una modifica del genere senza passare per il referendum.
E allora di che parliamo? Perchè Di Maio promette leggi che poi non applica o che non avrà mai la forza di approvare?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile
COME LE PROMESSE DEL CANDIDATO PREMIER SI INFRANGONO CONTRO LA REATA’ DEI FATTI
Ieri Luigi Di Maio ha sostenuto che i reprobi del MoVimento 5 Stelle non andranno in parlamento perchè rinunceranno alla candidatura.
Lo stesso giochino il candidato premier del M5S l’aveva fatto all’epoca della candidatura di Emanuele Dessì, che, ricorderete, era finito nei guai per la storia della casa popolare affittata a 7,75 euro al mese e per essersi vantato di aver picchiato un cittadino rumeno.
Di Maio ha sostenuto che Dessì aveva firmato il modulo di rinuncia alla candidatura da presentare in Corte d’Appello che lui stesso aveva pubblicato sul Blog delle Stelle qualche tempo fa. Il giorno dopo, in un’intervista che rimarrà nella storia di questa campagna elettorale, Dessì aveva invece sostenuto di aver firmato senza sapere cosa facesse, facendo ben capire quali fossero le sue intenzioni.
Ieri la scenetta è stata ripetuta: “Chiederemo a queste tre persone di andare in Corte d’Appello per rinunciare alla proclamazione”, ha scandito in un video postato su Fb il capo politico pentastellato. Tale richiesta sarà estesa anche ai deputati e ai senatori coinvolti nel caso ‘rimborsopoli’.
Nel frattempo però lo stesso Dessì oggi ha rilasciato un’altra intervista al Messaggero e, come vedrete, il candidato al Senato nel Lazio ha dimostrato proprio di avere una grandissima voglia di rinunciare alla candidatura:
Ma alla fine una volta eletto lascerà davvero il Senato?
«Il 5 marzo vedrò l’esito delle elezioni. Se il M5S sarà andato bene nella mia Frascati, qualche domanda me la farò. Un giro al Senato per vedere l’arredamento di lusso ci sta, dai».
Le parole di Dessì sono facilmente interpretabili: com’era altamente prevedibile, il candidato aspetta i risultati del M5S in quel di Frascati perchè se i grillini andranno bene sosterrà , a ragione, che il popolo abbia votato il M5S perchè c’era lui in lista. Esattamente come i candidati dei collegi uninominali che il M5S nel frattempo ha cacciato perchè massoni potranno dire di aver vinto il collegio nonostante Di Maio e quindi la volontà popolare li vuole in parlamento.
E chi è Giggetto per imporsi nei confronti della volontà popolare? Nessuno, appunto.
Ecco quindi che le rinunce in Corte d’Appello che ha sbandierato Luigi Di Maio senza che i candidati ne abbiano ancora presentata una sono un modo per vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso.
E a conferma di tutto ciò c’è anche quello che ha detto Dessì su Roberta Lombardi, candidata presidente della Regione Lazio nel colloquio con Simone Canettieri:
Continua la campagna elettorale per il M5S?
«Sì, per Roberta Lombardi alla Regione: è un’amica, anche se ha fatto dichiarazioni d’ufficio contro di me, ma doveva farle, la capisco»
Dessì sta quindi continuando a fare campagna elettorale per Roberta Lombardi, nonostante la stessa Lombardi l’abbia scomunicato ufficialmente sulla sua pagina Facebook.
Ecco quindi la plastica differenza tra le promesse del MoVimento 5 Stelle e la realtà dei fatti, che oggi vale per Dessì e domani varrà anche per gli altri candidati considerati “impresentabili” dal partito di Di Maio: saranno loro a decidere come comportarsi dopo l’eventuale elezione, non ci sarà alcuna rinuncia preventiva e nel caso varrà la loro volontà e non certo quella del candidato premier del M5S.
Il quale sta vendendo agli elettori la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Un po’ come il miliardo di posti di lavoro di Berlusconi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
IL SEN. GIARRUSSO HA TROVATO IL COLPEVOLE
Il senatore audiofilo Michele Mario Giarrusso ha trovato il colpevole della Rimborsopoli del
MoVimento 5 Stelle. La tesi del prestigioso esponente del MoVimento 5 Stelle è contenuta in un articolo sul Corriere della Sera a firma di Alessandro Trocino:
«Altro che manina, io qui ci vedo la manona dei servizi – alza il tiro Mario Giarrusso –. Sono 5 anni che pestiamo i piedi a gente pericolosa. E uno qualunque non poteva avere accesso a quei dati. I servizi, com’è noto, sono in mano al ministero dell’Interno, che è del Pd. Il Copasir dovrebbe convocare il ministro Minniti e chiedergli spiegazioni».
Mario Giarrusso va oltre, nella sua personalissima ricostruzione: «Sono preoccupato perchè a noi ci buttano addosso la stampa, visto che non ci possono ricattare, ma chissà quanti altri, invece, sono sotto scopa. Di qui al 4 marzo ne vedremo di tutti i colori. Ci sarà un’escalation. Quelli non mollano il potere così facilmente».
È preoccupato anche lei per la tenuta democratica del Paese? «Sì. E vorrei evitare di vedere tornare un’altra volta gli anni 70».
I servizi segreti, dunque.
E chi altri, d’altro canto, avrebbe potuto far sentire far sentire improvvisamente povero il deputato Ivan Della Valle che, secondo Di Maio, ha deciso di tenersi rimborsi per 270mila euro?
Chi, se non i servizi segreti, poteva mettere in difficoltà Maurizio Buccarella, che prima di andare in parlamento dichiarava 11mila euro di reddito annuo facendogli “gradatamente perdere il mio lavoro e il mio posto nella società civile” fino a spingerlo a tenersene 137mila?
Chi, se non i servizi segreti, avrebbe potuto infilare un microchip nei sandali di Carlo Martelli costringendolo così a tenersene 77mila?
La manona dei servizi segreti è evidente, anche se a voi sembra di no.
Ma all’ispettore Giarrusso non la si fa così facilmente.
(da “NetxQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
“IL MIO ERRORE E’ STATO NON ESSERMENE ANDATO QUANDO IL MOVIMENTO E’ CAMBIATO”
“Ho restituito qualcosa ogni mese, ma non quanto dichiaravo. Postavo bonifici che poi non inviavo, e per questo voglio chiedere scusa agli elettori, a Beppe Grillo e Casaleggio. Ma certo non chiedo scusa a Di Maio”.
Intervistato da Repubblica e Stampa, Ivan Della Valle accusa il M5S di tradimento: “Ho iniziato a restituire molto meno di quanto dichiaravo — spiega — quando è nato il direttorio e il M5S ha smesso di essere quello per cui mi battevo dal 2008”.
La somma non restituita rispetto a quella dichiarata da Ivan Della Valle ammonta a 270mila euro secondo quanto detto da Di Maio.
Come succede a una miriade di grillini, Della Valle ha scoperto che il M5S non è più quello di una volta soltanto dopo essere stato beccato.
“Se io ho tradito il movimento per le restituzioni, il Movimento che io avevo contribuito a fondare, perchè sono stato il primo consigliere comunale eletto in Piemonte e tra i primi in Italia, ha tradito gli elettori su tantissime tematiche”, accusa Della Valle.
“Il mio malessere va avanti da molto tempo. Il mio errore più grosso è non essermene andato”.
“Non credevo più in quello che facevano i Cinquestelle e quindi di continuare a fare dei sacrifici, delle donazioni, quando erano loro i primi a non rispettare le cose”, prosegue il parlamentare uscente.
“Nel codice etico che ho firmato erano previste le restituzioni ma anche che non si partecipava ai talk show, che gli indagati sarebbero stati messi fuori. Poi sono arrivati gli indagati ed è stato cambiato il regolamento per salvarli”.
Della Valle spiega di non essere in Marocco: “Non ho fatto niente e non scappo da niente. Sono a Roma, tranquillo. Se pulizia deve essere — sottolinea — allora che sia totale e non si limiti a sbattere dei mostri in prima pagina perchè c’è chi ha restituito meno di mille euro al mese. Controllino gli scontrini, le ricevute di chi dichiara decine di migliaia di euro di cene. Com’è possibile che qualcuno abbia restituito solo 80 o 90 mila euro? Loro non hanno barato? Loro non li cacciano?”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
“HO ESERCITATO LA PROFESSIONE DI COMMERCIALISTA PUR SENZA ESSERLO”
Ci siamo occupati già altre volte del surreale talento comico della deputata del MoVimento 5 Stelle
Laura Castelli.
Un paio di mesi fa l’Onorevole ha stupito tutti per la sua franchezza e la sua onestà quando durante una puntata di Otto e Mezzo ha risposto candidamente “non so” alla domanda su cosa voterebbe in un eventuale referendum per l’uscita dall’euro.
Sempre durante quella puntata la Castelli aveva provato a trincerarsi dietro un “non si dice il voto” ma poi, come è tradizione nel M5S, la trasparenza ha avuto il sopravvento.
Ma nel corso di questa legislatura la deputata torinese ci ha regalato altre perle.
Ad esempio quando, il 22 ottobre 2013, durante una puntata di Agorà denunciò con coraggio quello che nessuno ha mai voluto dire. Ovvero che gli scioperi dei dipendenti pubblici sono pagati.
La Castelli disse proprio così: «Sciopero pagato, ricordiamolo ai cittadini che ci seguono da casa, non è uno sciopero volontario, è uno sciopero pagato con i soldi pubblici».
Naturalmente non serve essere laureati in economia per sapere che la giornata di sciopero viene detratta dallo stipendio di chi sciopera.
Ma si dà il caso che Laura Castelli non solo sia laureata in economia ma che si sia occupata di contabilità e paghe.
Qualche giorno fa la Castelli era ospite degli Stati Generali della professione dei Dottori Commercialisti.
Professione per esercitare la quale è necessario essere iscritti ad un apposito albo professionale al quale si accede dopo aver superato un esame di Stato.
La Castelli si deve essere sentita davvero a casa perchè si è presentata così: «Sono laureata in Economia, non sono un commercialista ma nella vita ho avuto un mio studio, ho lavorato nello studio di famiglia che si occupa di contabilità , paghe, e conosco…».
L’onestà e la trasparenza dell’onorevole pentastellata però non sono state apprezzate dalla platea che ha iniziato a vociare e sogghignare.
Ed in effetti è curioso che ad un convegno nel quale si è discusso anche di chi esercita abusivamente la professione arrivi una persona a dire che pur non essendo commercialista ha esercitato la professione e ha avuto pure uno studio.
La Castelli voleva semplicemente attirare le simpatie del pubblico ed infatti poco dopo ha ribadito “mi ritengo un tecnico” ricordando anche che “ho lavorato in un CAF“. Altri brusii e borbottii da parte dei 1.500 commercialisti presenti.
A quel punto l’imbarazzo era generale e anche Francesco Giorgino, che moderava l’incontro, ha provato ad uscirne con una battuta.
La Castelli però non sembra aver compreso il senso delle sue stesse parole. Forse qualche indizio lo ha dato il Presidente del CNDCEC Massimo Miani che ha provato a suggerire — tra uno scroscio di applausi — che «noi abbiamo un tema molto importante di rapporto con soggetti che non sono iscritti».
Ma non c’è stato verso, anzi la Castelli si è un po’ sorpresa (pensa te) che «la categoria si chiudesse così a riccio» chiedendosi addirittura se «Magari qualcuno preferisce i professionisti della politica» (il che detto da un politico in corsa per un secondo mandato fa sorridere).
Ma non è così, forse gli astanti si sarebbero accontentati di un professionista iscritto all’albo.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
AVEVA ACCUSATO L’EX FIDANZATO DI AVER SOTTRATTO I SOLDI… LUI: “VEDRAI CHE FINE FA LA QUERELA, VADO IO DRITTO IN PROCURA”
Giulia Sarti per il momento non si autosospende dal Movimento 5 Stelle.
La deputata uscente M5S, coinvolta nella vicenda rimborsopoli, ma non inserita nella lista degli otto fatta da Luigi Di Maio, sarebbe in attesa di parlare con i vertici per prendere una decisione comune. Sarti ieri era andata in questura per denunciare l’ex fidanzato che avrebbe – questa è la sua tesi – truccato la contabilità sui rimborsi al fondo per le piccole e medie imprese.
Il suo ritorno in Parlamento è cosa certa, visto che Sarti è capolista nel listino proporzionale ma anche candidata nell’uninominale, nel collegio di Rimini.
Per Giulia Sarti si apre però una battaglia giudiziaria con l’ex, Bogdan Andrea Tibusche, accusato di aver sottratto alcune migliaia di euro.
Nella notte su Facebook, Andrea De Girolamo, nome con cui Bogdan si presenta come editor di Social Tv Network, ha scritto:
“Vedremo come va a finire perchè la verità è tutta un’altra. Usciranno diverse conversazioni e forse non vi conviene esporvi ora”.
“Vedrai che fine fa la querela. Vedrai i messaggi e le email”. “Io in pubblico non rilascio nulla ma dritto in procura”.
“Io ho un brutto vizio: registrare tutto e pure le telefonate”.
(da “Huffingtonpost”)
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