Destra di Popolo.net

INTERVISTA AL PROF. CANFORA: “GRILLINI IGNORANTI SENZA CULTURA POLITICA, BASTA DARE SPAZIO ALLE LORO BUFFONATE”

Febbraio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

PER IL GRANDE FILOLOGO E STORICO ITALIANO E’ ORA CHE INTERVENGA LA MAGISTRATURA

«Staccate la spina a Grillo, basta. Lo dico ai grandi giornali, perchè con la rete è un’altra storia. Non trasformiamo allora perfino il militante grillino di Zagarolo che brucia un libro manco fosse Goebbels in un simbolo, in un caso. Un povero ignorante, stop, lasciamolo al suo destino. Lui e tutto il suo movimento».
Una battaglia che combatterebbe col silenzio stampa, professor Luciano Canfora?
«Non capisco quale demone si sia impadronito dei giornali che, ogni giorno, dedicano pagine su pagine alle imprese di Grillo. Un gentile omaggio alle sue buffonate, una cassa di risonanza enorme che gli ha regalato una centralità  che non ha sulla scena politica. Lui lo sa, e la sfrutta alla grande. La spara sempre più grossa, vedi l’occupazione alla Camera e gli insulti alla Boldrini. L’informazione si butta a pesce e amplifica. Gli emulatori si moltiplicano. Un circolo vizioso da spezzare».
E quel libro di Augias dato alle fiamme, per “protesta”, che evoca il nazismo?
«Chi lo ha fatto, non credo che conosca nemmeno Goebbels, quel rituale neopagano del nazismo dei libri al rogo. Ma non è in ogni caso che vennero bruciate tonnellate di libri, solo quelli di alcuni ebrei e dei comunisti. Un gesto simbolico, un rito, come una macabra cerimonia religiosa. Buona per scattare qualche foto e girare un film».
Siamo di fronte comunque ad una escalation dell’antipolitica, come in altri momenti storici?
«I grillini sono anti-sistema, anti-Parlamento, sono arrivati alle Camere con l’obiettivo dichiarato di portare dentro le istituzioni la voce di chi non ha voce. Vengono accostati al movimento dell’Uomo qualunque di Giannini, ma somigliano più al movimento del francese Poujade o ai repubblikaner tedeschi degli anni Settanta che non volevano essere assimilati ai neonazisti ma avevano l’obiettivo di abbattere la democrazia parlamentare. Lo stesso peraltro, con tutte le debite differenze, dei partiti comunisti agli albori, negli anni Venti in Francia. Ma l’essere una forza antisistema non vuol dire certo essere una forza politica».
Il movimento di Grillo non lo è?
«Non lo è affatto. E’ un gruppo totalmente privo di cultura politica. Un gruppo di ignoranti. Non è una colpa morale ma certo è un grave difetto. Doloroso dirlo, perchè lo hanno votato milioni di italiani, ma è così. Che poi sia ancora un fenomeno in crescita o meno, lo vedremo».
Pensa che l’onda lunga sia finita?
«Penso di sì. Nelle elezioni locali non hanno ripetuto il boom delle politiche, si sono sgonfiati in tante regioni dove erano fortissimi, per esempio in Sicilia. La spiegazione che viene data è che, trattandosi di un movimento di opinione, va bene solo a livello nazionale. Però proprio questa forma assunta li condannerà  secondo me ad una progressiva caduta».
In che senso?
“Il partito leggero, liquido, senza organizzazione e struttura democratica, nelle mani di un caso e di un sottocapo che non va dal barbiere, non può conservare in maniera stabile quei tanti consensi ottenuti».
È la ragione di una escalation grillina che alza il tiro? L’occupazione della Camera, gli insulti sessisti alla donne del Pd e alla Boldrini, l’uso del web come un’arma per risalire la china del consenso?
«Chi è vittima di minacce si rivolga alla magistratura. Dovrebbe farlo anche la presidente della Camera. E’ il modo giusto di rispondere quando viene commesso un reato, lasciando da parte in questi casi la faccenda della battaglia politica. Che li denunciassero alla magistratura, sta lì per questo. Comunque vedo che all’interno dei grillini c’è anche chi ha preso le distanze da questi episodi. Lasciamo che le sbrighino fra di loro, sono spaccati, e non amplifichiamo il gesto di qualche imbecille».
La lotta politica si è fatta oggi più violenta rispetto al passato?
«Credo che rispetto ai drammi sociali che il paese sta vivendo, il nostro è un popolo esemplare. Perchè se no avrebbe dovuto fare come in Grecia, alzare le barricate».

(da “La Repubblica“)

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VOCI FUORI DAL CORO: SETTE PARLAMENTARI GRILLINI SI DISSOCIANO E CHIEDONO SCUSA ALLA BOLDRINI

Febbraio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

DISSENSO PER I METODI UTILIZZATI: “INSULTI INDEGNI DI UN PAESE CIVILE”…PESANTI CRITICHE AI COMUNICATORI CINQUESTELLE

Voci fuori dal coro.
Nella bufera di accuse e offese non mancano, all’interno del Movimento, voci di dissenso per i metodi utilizzati.
Il deputato 5 stelle, Ivan Catalano, affida a un post polemico le sue riflessioni contro la comunicazione adottata da Grillo e Casaleggio: “La rivalità  della solidarietà , ottimo trucco Beppe. I consulenti di PNL stanno facendo un ottimo lavoro. Far dipendere la politica dalla comunicazione e dal marketing, la svuota dai contenuti. Direi che in meno di 10 mesi ci siamo adeguati alla comunicazione peggiore che potevamo fare. L’uso della Rete come grande strumento infamatore di massa è la nuova frontiera. La Rete dovevamo usarla per fare partecipare le persone alla politica, tramite strumenti di democrazia diretta. Casaleggio per quanto mi riguarda riprenditi i consulenti che ci hai mandato”.
Poi su Twitter il grillino critica Messora: “Sei proprio una delusione”.
Più dura la senatrice M5s Ornella Bertorotta, che su Facebook ha scritto: “Colgo l’occasione per esternare alla dottoressa Boldrini la mia solidarietà  per le squallide e inaccettabili offese ricevute, intollerabili per qualunque donna, a prescindere dal ruolo istituzionale occupato. Chi ha scritto certe frasi non è degno di vivere in un paese civile”.
Dopo di lei altri quattro senatori,   Lorenzo Battista, Laura Bignami, Monica Casaletto e Luis Alberto Orellana, in una nota si dissociano dalle ultime prese di posizione offensive nei confronti della presidente della Camera.
“Il confronto con l’avversario e il rispetto per le istituzioni- scrivono – devono essere valori imprescindibili della vita politica. Stigmatizziamo con fermezza ogni forma di violenza e di aggressione sia verbale che fisica. L’attacco alla persona non rappresenta l’attacco alle idee! I contenuti del blog non sono redatti con il consenso o la partecipazione di chi rappresenta democraticamente il Paese. Chiediamo agli autori della comunicazione del M5s di essere maggiormente responsabili e consapevoli dei contenuti pubblicati e del loro inquadramento professionale”.
Prende ugualmente le distanze dalle offese rivolte a Boldrini il deputato M5S Tommaso Currò: “Non l’ho neanche letto, l’hanno posto alla mia attenzione e sinceramente non mi è piaciuto per niente. Per tutto quello che riguarda gli attacchi personali alla persona di Laura Boldrini mi sento di solidarizzare con lei e, per quanto mi riguarda, di chiederle scusa perchè scrivere una cosa del genere, evoca degli scenari che a me non piacciono per niente”, ha dichiarato. “Il Paese non ha bisogno di questo ma, con tutto il rispetto e l’amore che posso avere per il mio gruppo, con queste dinamiche dialogiche non si va da nessuna parte. Chiaramente – ha concluso Currò – queste sono questioni di metodo, perchè sul merito abbiamo profondamente ragione”.

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“POTENZIALI STRUPRATORI? BOLDRINI NON CORREREBBE RISCHI”: QUESTO E’ IL COMUNICATORE GRILLINO PAGATO 6.098 EURO AL MESE (PIU’ RIMBORSI) PER 14 MENSILITA’

Febbraio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

CLAMOROSO AUTOGOL DI CLAUDIO MESSORA: DOPO IL POST OFFENSIVO E’ COSTRETTO A CHIEDERE SCUSA

“Ok, sono stato avventato e indelicato nei confronti di una signora un po’ birbantella”. L’hashtag che segue è #sorry, un modo sintetico per chiedere “scusa” a Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati.
Le polemiche continuano a divampare all’indomani di un post piazzato su Twitter nella tarda serata di ieri (ma poi rimosso) che ha gettato benzina sul fuoco.
A scriverlo è stato Claudio Messora, capo della comunicazione al Senato del M5S.
Il contenuto parla da sè: “Cara Laura – digita Messora – volevo tranquillizzarti.. Anche se noi del blog di Grillo fossimo tutti dei potenziali stupratori… tu non corri nessun rischio!”.
Sarà  lo stesso Messora, alcune ore più tardi, a inserire la retromarcia e a dire di essere stato “avventato”. E a tentare una mezza spiegazione, appellandosi al fatto che “la terza carica dello Stato dà  dell’eversore e del potenziale stupratore a una forza politica”. Quella per cui lavora.
Benchè cancellato dai social, lo scivolone rimbalza sul web, diventa virale e si trasforma in un boomerang.
Tra gli addetti ai lavori circola una spiegazione su tutte: e cioè, che da quando Matteo Renzi è stato eletto segretario del Pd e ha impresso una forte accelerazione sulle riforme da votare alla svelta, il Movimento fondato da Grillo e Casaleggio ha, di fatto, “perso la testa”.
Alcune ore più tardi quel #sorry si trasforma in scuse più circostanziate.
Vero è che per Messora, classe 1968, quella di ieri sera non è la prima caduta di stile: a cercare su internet, i siti che tentano di stanarlo e che piazzano in bella mostra le sue ‘bufale’ storiche non mancano.
Blogger navigato (ByoBlu.com), un passato da musicista e da project manager, il capo staff del Movimento a Palazzo Madama lo scorso anno era balzato agli onori della cronaca per la sua attività  di ‘controinformazione’ riguardo al virus dell’Hiv.
Aids, la grande balla dell’Hiv è il titolo di un post che nel febbraio 2012 riuscì ad accendere la discussione: secondo Fabio Sabatini (economista e blogger di MicroMega) “in un paese meritocratico, un divulgatore che prestasse orecchio a simili ciarlatanerie, e aiutasse pure a diffonderle, sarebbe isolato da qualsiasi discorso pubblico. In questo paese, invece, un blogger che dà  credito a risibili teorie del complotto sull’Aids viene messo a capo della comunicazione di un gruppo parlamentare, a carico dei fondi pubblici di cui tale gruppo gode per l’esercizio delle sue funzioni”.
Ospite fisso, in passato, del talk show di RaiDue L’Ultima Parola (a condurlo era Gianluigi Paragone), è oggi una delle ‘voci’ più rilevanti del Movimento: i suoi post sono stati rilanciati direttamente sul blog di Beppe Grillo, e i suoi interventi sono stati riprodotti dalla web tv grillina La Cosa.
Elegante e apparentemente pacato, Grillo e Casaleggio lo scelgono per coordinare il gruppo M5S al Senato e interfacciarsi con questo.
Man mano che passano le settimane, con l’omologo staff di Montecitorio i rapporti saranno tutto fuorchè idilliaci.
I ‘dissidenti’ interni al Movimento, dal canto loro, non nascondono le insofferenze: ai litigi legati alla linea politica da tenere, si lega il ruolo di Messora, accusato da alcuni senatori di essere l’esecutore a Roma degli ordini che arrivano da Genova.
A settembre dell’anno scorso esplode pure il caso sui compensi.
Il settimanale L’Espresso racconta dello stipendio di Messora che guadagna 6.098 euro al mese più i rimborsi spese per 14 mensilità .
A stretto giro di posta arriva la replica dello ‘spin doctor a cinque stelle’ che giustifica la cifra sottolineando che i rimborsi per il vitto sono stati inseriti all’interno dello stipendio.
Di sicuro c’è che oggi Ivan Catalano, deputato M5S, usa il web per dire che Messora è “una delusione” e chiedere a Casaleggio di riprendersi i suoi consulenti.

Michela Scacchioli

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AVEVANO GIURATO CHE AVREBBERO PRESO 2.500 EURO AL MESE: ECCO LA BUSTA PAGA DEI CINQUESTELLE

Febbraio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

INIZIAMO CON LUIGI DI MAIO: STIPENDIO DI OTTOBRE 11.718,19 (3.108,61 DI BASE PIU’ 8,609,58 DI RIMBORSI SPESE)

Siamo tra i pochi blog di destra (quella vera) che fin dall’inizio della farsa grillina sugli stipendi parlamentari (“prenderemo solo 2.500 euro”)   avevano denunciato l’inganno, dati alla mano, sostenendo che in realtà  i parlamentari Cinquestelle avrebbero incassato uno stipendio intorno agli 11.200 euro invece che i 13.700 dei loro colleghi.
Poichè nell’area di destra esiste anche la categoria dei disinformati (oltre a quella dei creduloni, per non parlare degli imbecilli), pubblichiamo lo stipendio accreditato a Luigi Di Maio ad ottobre, pari a 11.718,19 euro.
A scanso di equivoci precisiamo che la fonte è ufficiale e ricavata dal sito Cinquestelle.

On. Luigi Di Maio (M5S)
Stipendio base mensile € 3.108,61 + € 8.609,58 (rimborsi spese)
per un Totale di € 11.718,19 (Ottobre 2013)

Se poi qualcuno vuole rovinarsi la giornata può approfondire di seguito il dettaglio spese fornito dallo stesso Di Maio

€ 1.000,00 Alloggio a Roma, locazione e utenze [sembra significhi affitto dell’appartamento, bollette di acqua, luce, gas, ecc. che pare paghiamo noi
€ 913,10 Alloggio altro [non si sa, si sarà  rotta la lavatrice]
€ 362,80 Trasporti Roma [un po’ cari ma i mezzi pubblici costano, tanto glieli paghiamo noi]
€ 495,95 Vitto [paghiamo sempre noi tranquillamente]
€ 136,80 Bar/Mensa Camera [un caffettino ogni tanto per stare svegli aiuta a lavorare meglio. Paghiamo sempre noi.]
€ 298,11 Altro [non si sa]
€ 1.212,42 Consulenze [imprecisate]
€ 120,00 Consultazione dati [costi della politica, che ora costa]
€ 1.495,60 Convegni (perch’ dovremmo pagarli noi?)
€ 829,49 Gestione ufficio [qualche cosuccia per lavorare]
€ 170,00 Ricerche [vedasi voce “costi della politica”]
€ 1.575,31 Eventi sul territorio [perchè dovremmo pagarlo noi?]

Fonte:
http://www.tirendiconto.it/trasparenza/rendicontazione.php?user=47&mese=10&tipo=D

(1 – continua)

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OGGI I GRILLINI SI DEDICATO ALL’ARTE: SCARICA DI INSULTI CONTRO IL CRITICO PHILIPPE DAVERIO

Febbraio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

IL CRITICO D’ARTE FINISCE ALLA GOGNA E SOMMERSO DI CONTUMELIE PERCHE’ IN TV AVEVA CRITICATO GRILLO E DEFINITO “INQUIETANTE” LA FIGURA DI CASALEGGIO

Questa volta tocca a Philippe Daverio finire nel mirino del Movimento 5 Stelle.
E’ lui infatti il protagonista de “il giornalista del giorno”, rubrica del blog di Beppe Grillo, in cui i grillini “impallinano” i critici del movimento.
Ospite della trasmissione Otto e mezzo di Lilli Gruber, il critico d’arte commenta così le esternazione del leader 5 Stelle: “Continua il percorso inarrestabile verso la trashologia. Grillo già  un po’ mi spaventa, per un certo verso”.
Ancora più duro nei confronti di Casaleggio: “Quello che veramente mi inquieta è il socio, quello travestito da cieco di Sorrento, quello con gli occhialini scuri. Casaleggio, io lo pronuncio con un certo riserbo quel nome lì”.
Ma l’affondo più duro Philippe Daverio lo riserva alla fine dell’intervento quando commenta il video “Gaia – The future of politics”, il corto sperimentale del 2008 che ipotizza possibili scenari del futuro caricato su Youtube dalla CasaleggioAssociati: “Ho visto quel suo video, Gaia, e mi ricorda una certa propaganda degli anni ’30 che preferisco dimenticare e questo mi mette un po’… Quel video lì è una roba che sarebbe piaciuta molto a Goebbels, anzi se avesse potuto farlo lo avrebbe fatto lui. Siccome io vengo da quel mondo lì e conosco un po’ più di altri quanto è stato drammatico, in questo momento non lo auguro ai miei concittadini italiani.”
E sul blog di Beppe Grillo si scatenano i commenti: durissime le parole indirizzate a Daverio.
Tra quelle meno censurabili. “Squallido analista politico, uno dei più indegni giudizi sul movimento di Grillo che abbia mai ascoltato o letto, fiancheggiato dall’inguardabile (anche dal punto di vista fisico, oramai) conduttrice Gruber” scrive Giorgio.
E ancora “I media e la strategia del terrore”.
E anche : “Un altro buffone da circo pseudo critico d’arte parassita dei cittadini e stipendiato rai che ha dato il meglio di se in un programma a senso unico.Basta è ora di finirla. Sparite.”

(da “Huffingtonpost“)

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AUGIAS OSA CRITICARE I GRILLINI? AL ROGO IL SUO LIBRO

Febbraio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

PRIMA GRILLO LO ADDITA AL PUBBLICO LUDIBRIO SUL SUO BLOG, POI SCATTANO I GIUSTIZIERI DI ZAGAROLO

Nel mirino di Grillo anche Corrado Augias, commentatore di Repubblica, che finisce sul blog del leader Cinque Stelle nella rubrica “Giornalista del giorno”.
Augias è sotto attacco per la sua risposta a una lettera comparsa oggi sul quotidiano – con il titolo “I guerrieri dell’insulto” – ma anche per le parole critiche pronunciate durante la trasmissione tv Le invasioni barbariche, dopo l’intervento nel programma del deputato grillino Alessandro Di Battista.
Anche in questo caso la segnalazione del leader M5S scatena sul sito una raffica di commenti offensivi da parte dei suoi sostenitori.
Il presidente dei deputati, Riccardo Nuti, parla di “informazione indegna”.
Fino a quando un militante, Francesco Neri (organizzatore del Meetup di Zagarolo) posta su Facebook la foto dell’ultimo libro di Augias – I segreti d’Italia – in fiamme.
E sui social network si infiamma lo scontro, tra chi difende lo scrittore, paragonando chi oggi brucia i libri ai nazisti, e chi invece si aggiunge al coro di insulti.
A quando un trattamento sanitario obbligatorio?

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CULTURA DA TAVERNA: LA CINQUESTELLE CONFONDE LUIGI XIV CON CARLO D’ASBURGO

Febbraio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

GAFFE STORICA DELL’EX CAPOGRUPPO GRILLINA TRA “REGNO DOVE NON CALAVA MAI IL SOLE”, “IL RE SOLE” E LA “SOLA” CHE HA PRESO LEI

“Accecata” dalla foga di attaccare Napolitano, ha fatto una gaffe “storica”.
Durante la conferenza stampa di ieri la pasionaria a 5 stelle ha preso un abbaglio – quantificabile in almeno due secoli e in qualche migliaio di chilometri – sulla storia delle monarchie europee.
Nel suo attacco al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Paola Taverna ha infatti azzardato un parallelo storico: “Ben tornati ai tempi di Luigi XIV: sul suo regno non calava mai il sole”, invece su questa “monarchia presidenziale sembra calare qualche ombra inquietante”, ha detto, riferendosi al Capo dello Stato, con tono solenne.
Peccato che il regno su cui non calava mai il sole fosse quello di Carlo V d’Asburgo, conquistatore delle Americhe (di qui la frase immortale, che per l’appunto fa riferimento alla diversità  di fuso orario) che ha regnato dal 1516 al 1555.
Luigi XIV, Borbone, era notoriamente re di Francia. Anzi, il Re Sole (di qui la gaffe).
Restò seduto sul trono dal 1643 al 1715, ed amava piuttosto dire: “Lo Stato sono io”. Anche se anche lui non era certo sprovvisto di territori d’oltreatlantico: la Louisiana andava dai Grandi Laghi al Golfo del Messico, senza soluzione di continuità .
A lui, però, interessava più il sole di Versailles.
Alla Taverna più quello del Quirinale.
Ma la “sola” è sempre dietro l’angolo.

(da “Huffingtonpost”)

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“DIBBA” SHOWMAN, l’ATTORE IN TV DEI CINQUESTELLE CHE GRIDA: “LA GENTE HA FAME”

Febbraio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

DI BATTISTA IN REALTA’ NON E’ UN UOMO, E’ SOLO UN FORMAT TV

Dove c’è una telecamera, spunta lui. Dove c’è casino, lui è nel mezzo, con la barba curata e il ciuffo in ordine.
Dove c’è Cuperlo, c’è “Gianni! Io ti rispetto Gianni!”.
Dove c’è Buttiglione c’è “Rocco”, perchè lui chiama quasi tutti per nome in Transatlantico. Dove c’è Servizio Pubblico, c’è lui, Ale Di Battista, super applaudito dalla platea, che ringrazia, educato, “Buonasera e grazie per avermi invitato”.
Datemi una telecamera e vi solleverò il mondo.
E pensare che all’inizio della legislatura, quando ancora non era caduto il divieto di rispondere alle domande e di partecipare alle trasmissioni televisive, e i cronisti gli si avvicinavano, lui rispondeva “no, lo sapete, niente dichiarazioni”.
Ora invece, appena salta fuori un obiettivo, Di Battista è lì, ma forse era lì già  da dieci minuti e non ve ne eravate accorti.
Per dire, forse era lì già  da dieci minuti prima che Roberto Speranza arrivasse in sala stampa dove c’è stato il vivace scambio di “opinioni”.
Niente, con Di Battista, sembra essere lasciato al caso. Neanche un litigio.
La mano, stile Robert De Niro in Taxi Driver, appoggiata sul petto — “ma dici a me?, ma dici a me?, ehi con chi stai parlando?” — la camicia con il primo bottone slacciato, la giacca blu, la barba corta e curata, i capelli ben pettinati.
La voce che esplode all’improvviso (“Gli italiani hanno fame e voi gli avete tolto il pane agli italiani!” urla a Speranza).
Ma soprattutto gli occhi, che si stringono come se stesse per versare qualche lacrima dopo che il capogruppo del Pd alla Camera gli ha detto “siete dei fascisti”, nella saletta per la registrazione delle dichiarazioni, a Montecitorio.
“I cittadini italiani sanno che persone come lui sono schiave di lobby, schiave di potenti, stanno violando la Costituzione e hanno paura di stare qui per parlare. Fanno la legge elettorale — dice Di Battista guardando dritto in camera, come un consumato Paolo Bonolis ai tempi di Tira e Molla — con un condannato fuori dal Parlamento, hanno fatto una votazione in dieci secondi. Gli italiani hanno fame e voi gli avete tolto il pane agli italiani! Non sei degno di dire quello che vogliono gli italiani! Gli italiani hanno fame e questa gente fa gli accordi assieme a Berlusconi e ai condannati e grida fascista, grida fascista a me che mi sento un dipendente del popolo italiano insieme ai miei colleghi che stanno facendo un lavoro eccezionale”.
E insomma, “guardategli gli occhi a questa gente, bisogna guardare gli occhi a gente come Speranza, a Brunetta, a Sisto, a Berlusconi, a Renzi, per capire che vogliono fare gli interessi esclusivamente dei banchieri, dei lobbisti e purtroppo del crimine organizzato”.
C’è poco da fare, Ale Di Battista è un grande showman: “Chi guarda questi occhi sa che io dico la verità !”. La gente insomma “ha fame!”, lo grida di nuovo Di Battista, stavolta dopo aver fatto irruzione in commissione Affari Costituzionali.
E dopo un po’ che lo senti, da Santoro, lo vedi dal vivo alla Camera, dopo un po’ che guardi la sua collezione di foto sui social network (su Facebook, Di Battista è il mago del selfie, dell’autoscatto, dell’autoritratto), capisci. “Io sarei disposto a morire per questo Paese”, dice a Servizio Pubblico.
“Ci auguriamo che il presidente della Repubblica non sarà  Giorgio Napolitano, che io non stimo. Io rivendico il diritto di non stimare una persona”.
Più lo ascolti e più capisci. “Io una volta votavo Pd, poi mi sono disintossicato”.
Lo capisci dalle foto che ritraggono il “cuy, topone senza coda, prelibatezza peruviana”, lo capisci quando mette foto di dipinti da Bogotà , dalla Fundacion Botero, e scrive che “il culo resta sempre il culo”, quando posta quella di una signorina vista di spalle, “guardare è un diritto! Culi che parlano e uomini che si voltano”, a Turbo, in Colombia, quando mette una foto di se stesso a petto nudo “a pesca con l’etnia indigena Kuna”.
Insomma, lo capisci. Di Battista il cooperante — a giro per il Guatemala — in realtà  lo avevi già  incontrato prima.
Lo avevi incontrato a scuola, quando era ottobre, era tempo di occupare il liceo e c’era Di Battista, che all’epoca aveva i capelli lunghi.
Lo avevi incontrato a quell’iniziativa sul Sud America, e lui, Di Battista, aveva già  deciso che il suo futuro sarebbe stato in Cile a fianco del popolo Mapuche.
Lo avevi visto una volta a calcetto, era il cugino del proprietario del pallone, ma sembrava che il pallone fosse suo, nonostante quella maglietta con la falce e il martello che lasciava intendere spiriti comunitari.
Non era lui, naturalmente, ma cosa importa: Di Battista è un format.
È quello che smarmittava sul cinquantino e un tempo dormiva con la maglietta di Che Guevara. Quello che diceva in continuazione: “La gente ha fame!”.

(da “Huffingtonpost”)

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PARLAMENTARI CINQUESTELLE CONSEGNANO MOZIONE SUL REDDITO DI CITTADINANZA ALLA UE, MA SBAGLIANO PORTA

Febbraio 1st, 2014 Riccardo Fucile

LE COMICHE: INVECE CHE ALL’UNIONE EUROPEA A BRUXELLES VANNO AL CONSIGLIO D’EUROPA A STRASBURGO

Una senatrice e due deputati del Movimento 5 Stelle sono andati fino a Strasburgo per consegnare una mozione che “impegna l’Unione europea” a introdurre il reddito di cittadinanza in tutti i paesi membri.
L’intento è nobile, peccato però che hanno sbagliato porta: la piccola delegazione 5 Stelle, infatti, ha consegnato la mozione al Consiglio d’Europa e non all’Unione europea.
Due istituzioni che c’entrano poco e nulla l’una con l’altra.
Il Consiglio d’Europa, infatti, si occupa di diritti umani e riunisce 47 paesi dell’area geografica europea, comprese Russia e Turchia.
Niente a che vedere, per l’appunto, con l’Unione europea, il cui Consiglio, tra l’altro, ha sede a Bruxelles.
Ai parlamentari sarebbe bastato andare sul sito del Consiglio d’Europa: nel menu, sotto alla voce “Chi siamo”, c’è un link che recita proprio “Da non confondere”. L’invito è a non confondere le due istiruzioni.
A commettere l’errore sono stati la senatrice Nunzia Catalfo e i deputati Edera Spadoni e Manlio Di Stefano.
“È un passo importante — ha affermato Manlio Di Stefano — ed è fondamentale portare in Europa il tema del reddito di cittadinanza. Si tratta del primo atto portato dal MoVimento 5 Stelle in sede continentale. Seguiremo l’iter nelle prossime settimane, in attesa che venga emanata una vera e propria direttiva comunitaria”.
Anche in questo caso c’è un errore da “matita rossa” in politiche comunitarie: il Consiglio d’Europa non può emanare “direttive comunitarie”.
Semmai, è la Commissione europea ad occuparsene.
Per questo, se intendono proseguire l’iter, i tre parlamentari dovranno bussare in futuro ad altre porte.
Magari cominciando dal Parlamento europeo, che, questo sì, fa parte dell’Ue.
Per rimediare all’errore, l’ufficio stampa del MoVimento ha inviato una errata corrige. Nel nuovo comunicato è scomparso il riferimento all’Unione europea e alle direttive.
A maggio ci saranno le elezioni e, stando ai sondaggi, l’M5S dovrebbe portare una buona pattuglia di deputati all’Eurocamera.
Il tempo per evitare figuracce come questa c’è tutto.

(da “Huffingtonpost“)

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