Gennaio 9th, 2014 Riccardo Fucile
LA VERA NATURA DELLE SCELTE NEL MOVIMENTO CINQUESTELLE
A dispetto dei proclami non si era mai visto un partito con il marchio depositato alla camera di commercio, un marchio concesso o negato secondo logiche aziendali.
Vedi il caso Sardegna
Non abbiamo bisogno di attendere febbraio e il risultato della consultazione online lanciata da Beppe Grillo per conoscere la proposta di legge elettorale «liberamente votata» dagli iscritti al Movimento 5 Stelle.
Si può scommettere sin d’ora che non sarà nessuna delle tre ipotesi maggioritarie (sindaci, sistema spagnolo, Mattarellum corretto) avanzate dal Pd di Renzi, ma una quarta di base proporzionale che, vedi il caso, coincide con gli interessi aziendali della Grillo&Casaleggio associati.
In questo modo l’unica maggioranza possibile sarà ancora quella destra-sinistra, con Pd e Berlusconi, e Grillo potrà sempre gridare all’inciucio.
Grillo&Casaleggio non vuole liquidare l’orrido regime della Seconda repubblica, altrimenti voterebbe una legge maggioritaria puntando alla vittoria finale. Preferiscono lucrare il più possibile sul caos politico, alla faccia e sulla pelle degli italiani.
Beppe è stato un grande comico e potrebbe evitarci queste pagliacciate della cosiddetta democrazia diretta, ma nella presa per i fondelli dei propri elettori è compresa questa finzione, già sperimentata con successo con le parlamentarie, che hanno eletto senatori e deputati i militanti con più parenti, e le quirinarie, una vera farsa.
Alle quirinarie gli iscritti avevano votato, sempre liberamente, una lista di candidati utile alla strategia dei capi: mettere in difficoltà il Pd, ma senza arrivare a un accordo per un nome condiviso (Prodi, per esempio).
Sono convinto che Internet sia un passo indietro rispetto all’evoluzione della specie. Di sicuro lo è per la democrazia, retorica a parte.
Il partito-movimento di Grillo, che è il più grande fenomeno politico mondiale nato dalla rete, ne è una conferma clamorosa.
Con tutte le chiacchiere sulla democrazia diretta e «l’uno vale uno», il Movimento 5 Stelle è un partito autocratico da anni Trenta.
Non si era mai visto uno schieramento con il marchio depositato alla camera di commercio e protetto da uno stuolo di legulei.
I capi concedono o negano il marchio, vedi il caso Sardegna, secondo logiche aziendali.
Decidono quando fare le dirette streaming e quando non farle.
Le consultazioni on line sono riservate ai soli iscritti, per giunta quelli della prima ora, poche decine di migliaia di persone, spesso molto meno.
I risultati sono palesemente decisi da Grillo e Casaleggio, che possono anche non comunicarli, come hanno fatto dopo il primo turno delle quirinarie.
I commenti non in linea con la volontà dei capi sono sistematicamente espulsi dal sito. Il quale sito, peraltro, rimane di proprietà di Grillo, che lo usa per vendere propri prodotti e pubblicità .
È la follia. Eppure i seguaci non fiatano, illusi di partecipare con un clic al grande gioco.
Gianroberto Casaleggio, ideologo della democrazia in rete, è del resto unoligarca e un teorico del governo della rete da parte di un’èlite illuminata.
Lungi dal liberare i cittadini dalla passività del mezzo televisivo, la rete ha costruito una base di finta partecipazione che permette a chi comanda di decidere da solo, ma fra gli applausi dei sudditi.
Oltre a impedire la partecipazione, la rete limita anche il dibattito.
O meglio, abbassa il dibattito a un livello tale da renderlo del tutto inutile, se non come pretesto per sfogare la rabbia di qualcuno e la pazzia di molti.
Su Internet sono tutti esperti, scienziati, profeti.
Il dato oggettivo non esiste perchè, almeno in questo, uno vale davvero uno.
Si assiste dunque a discussioni su argomenti importanti e complessi affidati a pseudo studiosi, con corredo di deliranti teorie del complotto e vere e proprie leggende metropolitane.
Al confronto, perfino i dibattiti in Parlamento sembrano una faccenda seria.
Si parte con i petrolieri che bloccano da decenni l’auto all’idrogeno e le case farmaceutiche che boicottano la cura contro il cancro, e si finisce con chi ha visto le sirene e i microchip della Cia sotto la pelle.
Poichè tutto è complotto, nulla lo è.
Curzio Maltese
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 8th, 2014 Riccardo Fucile
DIETRO L’AUTOESCLUSIONE IN SARDEGNA, LA PAURA DEL TERZO FLOP ALLE REGIONALI… SPACCATURE INTERNE ANCHE IN ABRUZZO, PUGLIA, CALABRIA E LOMBARDIA
Liti furibonde in Sardegna, duelli all’arma bianca in Abruzzo, spaccature insanabili in Puglia, battaglie anche
in Calabria e Lombardia.
Le dinamiche grilline sul territorio assomigliano a un bollettino di guerra.
E siccome le Europee si avvicinano, il vertice del Movimento ha pensato bene di stoppare la pericolosa escalation sarda, negando l’uso del simbolo per le Regionali.
D’altra parte, le ultime elezioni locali erano state un autentico flop.
Ancora brucia, nel quartier generale della Casaleggio, l’incredibile crollo lucano.
«Il voto locale è diverso da quello nazionale, dove il M5S vola», ripetono dallo staff. E però le percentuali deludenti delle ultime amministrative — 8,97% in Basilicata, il 13,75% in Friuli consigliano di saltare un giro.
La galassia pentastellata è in subbuglio.
Dopo il boom delle Politiche, fioriscono meet-up in ogni angolo della Penisola. Pattuglie di attivisti si spaccano e si sdoppiano, consumandosi in scontri velenosi.
Litigano su tutto, anche sulla politica delle alleanze: prima dello stop, una delle fazioni sarde accarezzava l’idea di una futura intesa con il Pd, sul modello siciliano. Un incubo, per gli ortodossi.
Il ping pong di accuse sfibra la giovane forza politica.
Volano anatemi: «Voi siete infiltrati», «avete permesso a personaggi poco trasparenti di entrare nel Movimento ».
La novità , però, è che Beppe Grillo non ne può più. Nell’ultimo contatto con i parlamentari sardi, il leader ha messo in chiaro: «Non mi interessano gli scontri tra attivisti. Litigano, mi chiedono di prendere posizione: ma come faccio? Non ci metto la faccia, il simbolo se lo sognano. Se ne stiano un giro a casa. Non siamo a caccia di poltrone».
Gianroberto Casaleggio, poi, è furioso. Il modello di democrazia orizzontale — in assenza di gerarchia territoriale — mostra gravi lacune. Alle sentinelle romane ha consegnato un messaggio: «D’ora in poi, di fronte a scontri tra meet up, negheremo il simbolo. Bisogna fermare chi insegue ambizioni personali, tradendo lo spirito del M5S».
L’ex manager, intanto, studia come selezionare la classe dirigente senza snaturare il movimento.
Il problema è che Grillo e Casaleggio non concordano del tutto sulla strategia dei prossimi mesi. Il comico preferirebbe sfruttare le motivazioni della Consulta sul Porcellum — ormai prossime — per chiedere ai suoi un gesto clamoroso: l’addio al Parlamento.
Il guru frena, preoccupato dal complicato iter per le dimissioni e dall’effetto boomerang di una scelta così deflagrante.
Nella plancia di comando grillina tutti hanno fretta.
Vogliono boicottare il governo, arare il campo in vista delle Europee.
Insistono nella crociata antigiornalisti — ieri nel mirino è finito il cronista dell’Unità Toni Jop — e valutano una mozione di sfiducia sul ministro Nunzia De Girolamo. O contro un altro ministro di Ncd come Maurizio Lupi.
Hanno messo la questione all’ordine del giorno dell’assemblea prevista per oggi, cercando il punto debole che invogli i parlamentari democratici a seguirli.
Qualcuno ha proposto di inchiodare il responsabile delle Infrastrutture al nodo del gasdotto Tap, altri ipotizzano di attaccarlo sulla vicenda del canale per le grandi navi a Venezia, già oggetto di una lettera di trenta parlamentari dem a Enrico Letta.
E infatti il senatore dem Felice Casson promette: «Se su questo presentano la sfiducia a Lupi, la voto»
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 7th, 2014 Riccardo Fucile
PIOGGIA DI CRITICHE SUI VERTICI REI DI NON AVER CERCATO DI RIAPPACIFICARE LE CORRENTI E DI PENSARE SOLO ALLE EUROPEE
Beppe Grillo non concede ai militanti sardi del Movimento 5 Stelle l’uso del simbolo per presentarsi alle elezioni regionali del 16 febbraio prossimo a causa delle loro divisioni interne.
Sul blog, il leader spiega: “Il M5S non si presenterà alle prossime elezioni regionali che sono state anticipate in Sardegna. Le liste presentate erano in profondo disaccordo tra loro e questa situazione perdurava da mesi nonostante i numerosi tentativi proposti di trovare una composizione”.
Le conseguenze non si fanno attendere.
Mentre c’è chi prova a spiegare e giustificare la scelta, le bacheche facebook dei parlamentari sardi M5S diventano il collettore di tante invettive ben poco virtuali.
E c’è anche chi, per tutta risposta, si inventa una nuova sigla, una lista civica e un simbolo pentastellato per correre comunque alle regionali richiamandosi al M5S.
Difende la mossa di Grillo il parlamentare del M5S Andrea Colletti, che ai microfoni di Radio Città Futura vira la marcia indietro verso tutt’altra ottica: “Si era arrivati a un punto limite in cui non si riusciva a stare insieme in uno stesso gruppo e si è preso atto. Molto meglio, quindi, non presentare una lista piuttosto che presentarne una fatta male, con persone che magari non andavano d’accordo tra di loro”.
Non si va d’accordo, inutile anche provarci.
Logica che sfugge a quanti hanno preso di mira i profili facebook dei parlamentari sardi del M5S infilandosi tra gli irriducibili della acritica fiducia nel movimento. Sintetizzando gli umori di molti commenti, proprio quei parlamentari sarebbero i veri responsabili del passo indietro rispetto alle elezioni del prossimo 16 febbraio.
Molto chiaro il messaggio rilasciato da un militante sulla bacheca del senatore Roberto Cotti: “Dovreste chiedere scusa ai sardi e informarvi su cosa pensano di ciò che è accaduto. Sono molto dispiaciuto per la Sardegna e per l’impossibilità di partecipare alle prossime regionali. Voi parlamentari che avreste dovuto fare da collante per tutti i gruppi sardi invece avete fallito. Oggi candidarsi come per gli altri partiti significa trovare occupazione e fama! Mi sento umiliato”.
Ancor più duri ed epliciti i messaggi postati sulla pagina della deputata Paola Pinna, che ieri ha criticato duramente la scelta di Beppe Grillo.
“Benvenuta tra noi miseri umani Paola, condivido ciò che scrivi ma sarebbe servito un aiutino prima! Siamo proprio alla frutta” ironizza amaramente un militante.
Nessuna ironia in chi invece denuncia la stessa Pinna: “Sei una delle principali responsabili, avresti dovuto tenere d’occhio i gruppi locali e cercare di riappacificarli invece di lasciargli fare le guerre tra poveri”.
Sulla bacheca della senatrice Emanuela Corda c’è chi ritiene “opportuno che i parlamentari sardi del M5S rimettano il loro mandato”.
Intanto i vertici del Movimento 5 Stelle provano a smentire l’ipotesi che ormai circola, avallata dalla stessa Pinna, di un passo indietro per evitare dei test locali in vista del voto di maggio per le europee.
Presentata lista civica pentastellata. E’ stata battezzata “Nuovo Movimento Sardegna” e il suo simbolo è stato depositato ieri al fotofinish, 34mo e ultimo tra quelli presentati per le regionali.
E’ iniziativa di un gruppo di attivisti del M5S delusi e amareggiati dal no di Beppe Grillo. Nel logo è raffigurata la sagoma dell’isola con sopra cinque asterischi gialli, a richiamare quello del M5S che Grillo non ha voluto concedere a causa delle divisioni fra gli attivisti in Sardegna.
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Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
PARTITO IN PREDA ALLE BEGHE INTERNE: NEL TIMORE CHE UN RISULTATO NEGATIVO POSSA RIPERCUOTERSI SULLE EUROPEE, GRILLO SCARICA I SARDI CHE DA OGGI VALGONO MENO DI UNO
Nulla è servito. Non gli scioperi della fame, non l’intervento di due parlamentari, la deputata Emanuela
Corda e la senatrice Manuela Serra, non la riunione fiume a Riola Sardo, Oristano, di ieri, non i tanti messaggi che stanno riempiendo i canali Facebook del M5S di militanti che chiedono di risolvere l’impasse.
Beppe Grillo sembra essere intenzionato a non concedere l’uso del simbolo del Movimento per le elezioni regionali in Sardegna. I termini scadono stasera alle 20, finora sono 21 i simboli presentati e quello del M5S non c’è.
La conferma di quanto si sta profilando — Sardegna senza il Movimento sulla scheda, che alle Politiche del 2013 era stato il partito più votato con il 29,68 per cento — arriva proprio dalla deputata Corda, che sulla pagina Facebook del Meetup in Sardegna pochi minuti fa ha scritto un post di sfogo per spiegare come stanno andando le cose. “Il nostro tempo — dice la deputata Corda — è scaduto e bisogna farsene una ragione. Ieri (alla riunione a Riola, ndr) abbiamo semplicemente voluto dimostrare a noi stessi che sappiamo veramente andare ‘oltre’. In parte ci siamo riusciti, in parte no. Noi non presenteremo alcuna lista, perchè non siamo ancora pronti per farlo. Quando avremo un metodo definito e regole certe condivise, arriverà il nostro momento”.
Il problema è che le modalità di selezione delle candidature, secondo il Movimento, non sono compatibili con le regole del “nonStatuto”.
Già nell’ottobre scorso una nota del M5S aveva denunciato il “tentativo, da parte di alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle, di voler selezione possibili candidati per le prossime elezioni regionali con modalità che non trovano l’accordo e la condivisione della gran parte del Movimento stesso”.
Modalità che, scriveva il M5S in un comunicato, “non sarebbero alcuna garanzia di veridicità e di rappresentatività ”.
Il resoconto della riunione organizzata a Riola, con l’obiettivo di proporre una lista con i nomi da candidare, scritto su Facebook dalla Corda, è abbastanza impietoso. “Considero positivo il fatto di essere riusciti ad incontrarci ieri sera, per discutere anche della lista. Devo purtroppo confessarvi che ci sono stati momenti nei quali avrei voluto andar via e abbandonare il tavolo. Temo che alcuni abbiano scambiato il Movimento per uno sfogatoio dove poter fare il proprio comodo, senza curarsi del fatto che in certi contesti, occorra rispettare delle elementari regole di buona educazione. Questo non è tollerabile in alcun contesto e nulla giustifica reazioni scomposte o prevaricazione gratuita”.
Le ultime vicende del M5S in Sardegna hanno in effetti dell’incredibile.
Non c’è alcuna ragionevole proporzione tra le divisioni tra i “grillini” sardi (divisioni peraltro originate dalla fragile struttura organizzativa che il leader ha dato al suo movimento) e la decisione di non presentarsi alle Regionali.
Negando il simbolo, Grillo si assume la responsabilità di disperdere un enorme patrimonio di consenso: quasi il 30 per cento alle Politiche.
Certo, alle amministrative il M5S è più debole, perchè il voto di opinione si affievolisce.
Ma anche facendo la tara più severa, si stima almeno un 10-15 per cento, cioè una quantità di voti idonea a modificare in un senso o nell’altro il risultato elettorale.
E a garantire con certezza una pattuglia di consiglieri regionali.
Ma qualcuno ha compreso le vere ragioni che hanno indotto il capo supremo a disinteressarsi delle Regionali.
Secondo i conoscitori delle dinamiche del Movimento 5 Stelle, confermate da fonti interne, Grillo ha deciso di puntare tutto sulle Europee che si terranno nel prossimo giugno.
E le divisioni dei suoi sostenitori isolani (unite probabilmente alla presenza di un competitor temibile come Sardegna Possibile) l’avrebbero indotto a scegliere la defezione piuttosto che rischiare un risultato mediocre, cattivo viatico verso le elezioni per il Parlamento di Strasburgo.
In parole povere, le ambizioni, i sogni, le elaborazioni, i programmi, dei militanti sardi sono stati buttati via, come carta straccia, in nome dell’interesse superiore dell’organizzazione e del “piano rivoluzionario” del leader.
Uno forse vale più di “meno uno” ?
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Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
PUBBLICA UN VECCHIO PROGRAMMA PER LE EUROPEE E AZZERA MESI DI DIBATTITO NEL MOVIMENTO PER UN REFERENDUM INCOSTITUZIONALE
Tre convegni alla Camera con economisti — in genere di buon curriculum — sull’euro, mesi di
discussioni tra i militanti, i gruppi parlamentari in gran parte orientati a una scelta netta contro la moneta unica, una posizione di vantaggio in un mercato elettorale (quello, all’ingrosso, euroscettico) in cui il Movimento 5 Stelle si era posizionato per primo e con più credibilità visto che, per non fare che un esempio, non ha firmato il Fiscal Compact come fece l’oggi antieuropeista Silvio Berlusconi.
Tutto questo, però, è finito venerdì, quando Beppe Grillo ha pubblicato i suoi sette punti programmatici (ne aveva già parlato anche all’ultimo V Day) per le prossime Europee.
Roba vecchia, se è lecito, nel senso che sono in parte suggestioni che arrivano dalla fase embrionale del Movimento 5 Stelle e, per così dire, euroconfuse più che euroscettiche.
Si prenda, ad esempio, il referendum sull’euro, che dovrebbe seguire un anno di dibattito: bizzarro che una forza politica proponga da anni una consultazione sulla moneta unica e ancora non abbia trovato modo di far sapere ai cittadini qual è la sua posizione.
Per di più i referendum su trattati internazionali — come quello che istituì l’euro — sono incostituzionali a norma dell’articolo 75 della Carta.
E, infine, se Grillo e il cofondatore del Movimento Gianroberto Casaleggio avessero seguito i convegni organizzati dai loro “portavoce” a Roma, avrebbero saputo che per tutti gli esperti il solo fatto di annunciare un referendum del genere avrebbe come conseguenza una immediata fuga dei capitali dall’Italia con relativa dissoluzione del sistema bancario.
Altri punti — come l’abolizione del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio o l’adozione degli eurobond — sono al momento pie intenzioni, visto che manca il contesto politico in cui portarle avanti (tradotto: la Germania non vuole), ma servono a lanciare un segnale a quella bella fetta di elettorato del M5S che guarda con favore all’euroexit o che comunque è assai scontenta del funzionamento dell’Unione.
La cosa più rilevante, però, è quel che questa uscita segnala sulla natura ancora spuria del Movimento, diviso tra iperdemocrazia online e una incomprimibile natura verticistica.
Il risultato è una enorme confusione.
Su natura e problemi dell’euro — cioè la partita fondamentale del futuro prossimo — lo stesso Beppe Grillo, o meglio il suo blog, ha avuto un atteggiamento oscillante: a volte l’abbandono della moneta unica è stato dipinto come una catastrofe, altre come inevitabile e necessario per l’Italia.
Gli eletti e i militanti del M5S, però, specialmente quelli che si occupano di macroeconomia, non sono così ballerini e propendono largamente per l’addio all’euro: il sito “Economia 5 Stelle”, per dire, si apre proprio con un manifestino “No euro” .
Quel sito, si potrebbe obiettare, non è ufficiale. E, infatti, l’unica voce ufficiale è quella che arriva dal blog di Beppe Grillo e a “portavoce” e cittadini sparsi non resta che auscultare gli umori della casa-base o aspettare direttive.
Di più, sono caldamente invitati a non occuparsi di questioni che non li riguardano: lo stesso Casaleggio lo ha chiarito agli eletti in Parlamento durante due visite a Roma, l’ultima in occasione dei saluti per Natale proprio dopo i convegni dedicati alla della moneta unica. Decide la rete, cioè lui.
La scelta di organizzare la campagna per le europee attorno ai sette punti ha, infine, sedato anche alcuni rumors interni al Movimento: “Pare che pure Casaleggio si sia convinto che dobbiamo uscire dall’euro”, si diceva a Roma.
Ora è chiaro che non è così eppure resiste un ultimo paradosso: pur non avendo ancora preso una posizione netta sul tema, Grillo è considerato da tutti il campione italiano degli antieuro.
L’ultimo numero di The Economist, ad esempio, inserisce il M5S tra gli “Europe’s Tea Parties”, i partiti che distruggeranno Strasburgo dopo le prossime europee. L’euroconfusione regna anche a Londra.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
PARLAMENTARI CONTRO GRILLO: “IL PARLAMENTO E’ LEGITTIMO, LA CONSULTA DICE CHE IL SISTEMA DI VOTO SI PUO’ MODIFICARE”
Da una parte le sollecitazioni di Matteo Renzi, sempre più pressanti, che danno l’impressione di una volontà di cambiare la legge elettorale che prima non c’era; dall’altra il niet di Beppe Grillo sul blog: «Non si tratta con un Parlamento illegittimo».
Tra l’incudine e il martello, i gruppi parlamentari del M5S tornano a navigare a vista. Non senza qualche voce critica che esce alla scoperto, con l’aggiunta di numerosi mal di pancia (privati).
Le parole più dure le utilizza il senatore triestino Lorenzo Battista, che alla “provocazione” del leader (la chiama così) risponde con un’altra provocazione ancora: «E allora anche il nostro vicepresidente della Camera, o il nostro questore, o il nostro presidente di Commissione Vigilanza Rai, sono illegittimi, essendo lì grazie ai voti di un Parlamento incostituzionale. Si dimettessero no?».
Se non fosse che la logica è spesso un’opinione.
«Insomma, parlare di Camere illegittime è pericoloso – aggiunge – e, volendo persistere, per ragioni di coerenza dovremmo andare a casa tutti noi. Non solo: ogni legge, ogni mozione, ogni interpellanza sono da annullare, seguendo questo principio».
Un altro senatore e membro della commissione Affari Costituzionali, Francesco Campanella, è meno diretto ma sottolinea due concetti che, di fatto, contraddicono le parole del blog.
Primo: «Nel comunicato che ha annunciato la propria decisione la Corte Costituzionale ha affermato che il Parlamento di questa legislatura ha piena legittimità a cambiare la legge elettorale».
Secondo: «La riadozione del Mattarellum sarebbe comunque un atto di produzione legislativa, impossibile se il parlamento attuale non fosse legittimato a legiferare».
Il deputato Tommaso Currò sembra quasi sconsolato: «È un teatrino, un gioco delle parti, dove anche Grillo partecipa. Diciamolo chiaramente: certi proclami come quest’ultimo hanno un sapore elettoralistico e basta».
Intanto che, come promesso, agli iscritti al blog venga data la possibilità di votare le diverse proposte di legge elettorale avanzate dal M5S e che verranno illustrate da Aldo Giannuli (saggista e ricercatore di Storia alla Statale, da sempre vicino all’area della sinistra radicale), sia alla Camera che al Senato c’è già la bozza di riforma depositata dal Movimento lo scorso ottobre.
Un proporzionale con un mini-premio e con un sistema di preferenze ispirato al modello svizzero, «che garantisce agli elettori la massima libertà nella scelta degli eletti e minimizza i risvolti negativi dei tradizionali sistemi di preferenza come clientelismo e corruzione. Se a Renzi interessa il modello spagnolo vero, che garantisca una governabilità del Paese e non un dominio, vada a leggersela», è l’invito di Danilo Toninelli, il massimo esperto in materia in casa grillina.
Insomma, su quella si può trattare, anche se il Parlamento è “incostituzionale”?
«Beh, se davvero quella proposta fosse largamente condivisa – ammette Mario Giarrusso – per noi sarebbe impossibile dire di no».
Matteo Pucciarelli
(da “la Repubblica”)
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Gennaio 4th, 2014 Riccardo Fucile
I GRILLINI SARDI DEL “NUOVO CHE AVANZA” DIVISI IN PIU’ SETTE E FINISCE IN FARSA…. DELUSIONE E RABBIA TRA GLI ATTIVISTI, ALCUNI INIZIANO LO SCIOPERO DELLA FAME
Domani è un altro giorno, ma anche l’ultimo. Lunedì 6 gennaio scade il tempo a disposizione per
depositare il simbolo. E ancora non c’è l’accordo, o meglio, il via libera ufficiale da parte dello staff nazionale di Grillo e Casaleggio.
E così il Movimento 5 Stelle, di ora in ora diventa più certo, non parteciperà alle elezioni regionali in Sardegna.
Il voto è infatti previsto per il 16 febbraio, e ancora non esiste un candidato per la presidenza della Regione.
Il motivo alla base di questa impasse apparentemente senza via d’uscita sono le divisioni fratricide in due gruppi che si sono rinforzate di riunione in riunione.
Fino a oggi. Beghe locali, dunque, che dovrebbero essere risolte con il beneplacito di Roma.
La diplomazia dell’ultim’ora
Nessun comunicato, e forse nemmeno arriverà . Una sorta di silenzio-dissenso. Solo un fitto giro di telefonate tra attivisti ed esponenti del M5S.
In queste ore è al lavoro la diplomazia dei parlamentari a 5 Stelle per trovare una mediazione dell’ultim’ora. Lavoro difficile — e pare — infruttuoso.
In Sardegna vanno avanti, nel frattempo, gli incontri serrati fino all’ultimo tentativo dell’assemblea plenaria prevista per domenica 5 gennaio in un paese dell’Oristanese: un momento di partecipazione attiva e “rinascita”.
E pensare che il Movimento alle ultime elezioni politiche era diventato, d’un solo balzo, la prima forza politica dell’isola, raggiungendo il 30 per cento dei voti (addirittura 37% nel Sulcis, roccaforte del centrosinistra).
Un esordio di belle speranze con l’obiettivo regionale, quasi incubo bipartisan, che si è infranto sulla litigiosità .
“Ho chiesto l’intervento di Beppe Grillo via sms e lui mi ha chiamato”, racconta a ilfattoQuotidiano.it Mario Puddu, primo cittadino 5 stelle di Assemini (unico paese conquistato in Sardegna).
“Mi è sembrato davvero risoluto, non concederà il simbolo. Era dispiaciuto e arrabbiato perchè in tutti questi mesi non si è trovata una soluzione. Eppure, gli ho ricordato, ci sono alcuni parlamentari più vicini a questa o a quella corrente, disponibili a trovare una sintesi. Ma ormai è tardi per lui, ha detto che ne uscirebbe un minestrone”.
Lo stesso sindaco si dice “addolorato”, ma non biasima il leader. “Peccato. La Sardegna avrebbe bisogno di una scossa e invece l’urna sarà orfana del Movimento, questo ci deve far riflettere. Eppure a livello locale stiamo lavorando bene, forse amministrare nel piccolo è più facile. In questi cinque-sei mesi le fazioni non hanno dato un bello spettacolo in vista delle regionali”.
Un pantano, insomma.
Continua Puddu: “Lo staff aspettava che la questione si autorisolvesse. In Sardegna si aspettava una parola dall’alto”. Negli ambienti vicini ai parlamentari arrivano ulteriori conferme: gli spazi di manovra sarebbero inesistenti.
Le reazioni degli attivisti
Sulla pagina Facebook “Amici di Beppe Grillo in Sardegna” le reazioni sono numerose e contrastanti: delusione, rabbia, speranza.
C’è chi punta il dito contro l’ex comico e l’assenza di democrazia, chi si colpevolizza (“Ce lo meritiamo”) e chi propone fughe in avanti con liste alternative, di richiamo autonomista.
Oppure rilanciano chiedendo il ritiro delle truppe: deputati e senatori sardi.
Ed è caccia a chi rilascia dichiarazioni ai giornalisti.
Lo sciopero della fame
Da un giorno, poi, alcuni attivisti sono in sciopero della fame per convincere Grillo. Si definiscono “un gruppo di cittadini sardi, partecipi della Rivoluzione Democratica Nonviolenta avviata dal MoVimento” che “vuole a tutti i costi che la Rivoluzione faccia il suo corso pure in Sardegna”.
I sei, supportati anche dalle onorevoli Emanuela Corda e Manuela Serra chiedono a Grillo “di consentire l’uso del simbolo per le imminenti elezioni Regionali” e “di consentire libere elezioni, tra gli iscritti certificati, per selezionare democraticamente i candidati da inserire nella lista”.
Ma forse anche questo sacrificio sarà vano.
L’ultima parola a meno di 24 ore dalla scadenza. Oppure, ancora una volta, il silenzio.
Monia Melis
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 3rd, 2014 Riccardo Fucile
I LETTORI DI “PAGELLA POLITICA” HANNO DECISO CHE, QUANTO A BALLE, GRILLO HA SUPERATO IL SUO MAESTRO (SOLO TERZO)… SECONDO SI PIAZZA ALEMANNO
Ha un cognome che richiama il Grillo Parlante, ma quest’anno il leader dei Cinque Stelle ha avuto
nel 2013 prestazioni da Pinocchio superiori a Silvio Berlusconi.
Una sparata di Beppe Grillo contro la crescita economica in Germania, che secondo l’ex comico avrebbe ridotto l’occupazione, è ha vinto il poco ambito premio la “Panzana dell’anno”, assegnato dai lettori di Pagella Politica.
Un sito indipendente e partecipativo di fact-checking politico, composto da un gruppo di giovani studiosi e ricercatori che monitorano, anche grazie ai lettori, le principali affermazioni dei politici italiani, e controllano quelle che si possono verificare perchè contenenti fatti e numeri.
“La crescita non dà posti di lavoro, li toglie” (Beppe Grillo)
A gennaio, a Siena per lo Tsunami Tour, Grillo predicava la decrescita felice portando come esempio negativo la Germania, arrivando a dire che il raddoppio della produzione tedesca aveva causato una riduzione dei posti di lavoro del 15%; affermazione smentita e doppiamente ribaltata da Pagella Politica, citando dati Eurostat e Ocse (qui la scheda di Pagella politica): la produzione era aumentata, ma non del doppio, e l’occupazione complessiva aumentata. Una panzana pazzesca dunque, cioè bufala, balla, fandonia (come spiega la Treccani.it).
“Attualmente, il debito del Comune di Roma è zero” (Gianni Alemanno)
Nel sondaggio di Pagella Politica (477 partecipanti), dietro a Grillo (51% dei voti) è arrivato secondo Gianni Alemanno (20%).
Da sindaco della città che poi avrebbe svelato il suo bilancio in rosso, aveva detto su La7, a Corrado Formigli, in campagna elettorale per la conferma al Campidoglio, diceva che il Comune non aveva debiti.
“Non c’entra nulla il governo sulla riduzione dello spread” (Silvio Berlusconi)
Terzo Silvio Berlusconi (con il 16%), che a gennaio 2013 assolveva il proprio esecutivo sostenendo che i governi non influenzano gli andamenti degli interessi. Il Cavaliere, per altro, aveva vinto nel 2012 il poco ambito premio di Pagella politica, sempre con una Panzana sullo spread (seguiva Grillo con un attacco alla Germania, terza Renata Polverini, governatrice del Lazio).
Altre panzane presenti nel sondaggio (inserite perchè tra le più lette o commentate dell’anno):
Nichi Vendola, sulle sberle ricevute dal’Ue per l’iniquità dell’Imu
Roberto Maroni che addossa al governo Monti la responsabilità per l’estromissione della Lombardia dalla lista delle 100 regioni più competitive d’Europa
Renato Brunetta secondo cui bisogna avere una maggioranza precostituita per ricevere l’incarico di formare un governo
Mario Monti che ritiene che, in media,con i governi precedenti le tasse siano aumentate più che con il proprio governo
Ignazio Marino secondo cui Berlino nel 2012 ha superato Roma per numero di presenze turistiche.
Il sito in meno di due anni ha monitorato circa 60 mila dichiarazioni, verificandone più di mille, classificate da “Vero” a “Panzana Pazzesca” passando per “C’eri quasi”, “Nì” e “Pinocchio andante”.
Ogni politico ha la sua pagella personale, un profilo molto dettagliato dal quale si può ricavare un indice di veridicità ; non rappresentativo, ma interessante.
Berlusconi è il meno credibile, con il 58% di veridicità complessiva su 62 dichiarazioni analizzate, mentre Grillo ha un punto in più, il 59, su 130 dichiarazioni passate al vaglio.
Tra gli indici più alti si segnalano Emma Bonino (91% di veridicità su 14 dichiarazioni) e Laura Boldrini (90% su 24), bene i nuovi leader Enrico Letta (85% su 54), Matteo Renzi (78% su 99) e Angelino Alfano (69% su 31).
Il giudizio più basso ricevuto dall’attuale Presidente del Consiglio è un Pinocchio Andante, riguardava la percentuale di giovani italiani con padre non diplomato che riesce a laurearsi.
Renzi, che pure cita correttamente la maggior parte di dati e di fatti, nel 2013 ha pronunciato due Panzane: una, sbagliando il posizionamento degli studenti italiani nelle classifiche internazionali; la seconda esagerando il numero di voti ricevuti alle primarie del Pd.
Il metodo di Pagella politica.
Al sondaggio hanno partecipato circa in cinquecento, lettori che spesso contribuiscono al lavoro di Pagella politica, segnalando affermazioni con dati o fatti da verificare, o partecipando alla loro stesa verifica.
Il controllo viene svolto attraverso il recupero e la pubblicazione di dossier e documenti ufficiali che smentiscono o confermano, del tutto o in parte, l’affermazione esaminata. Il sistema, dunque, è molto aperto, partecipato e votato alla fattualità . “Perchè le bugie — recita il motto del sito, che abbassa l’altezza dei politici più avvezzi alla panzana— hanno le gambe corte”; infatti non vanno lontano.
Poi ci sono le bugie che fanno allungare il naso, ma qui ormai, non c’è più la Fata Turchina che chiama i picchi ad accorciarlo.
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 3rd, 2014 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA DELLA RACCOLTA FIRME: ARRIVA IN SOCCORSO UN CONSIGLIERE REGIONALE DEL PARTITO SARDO D’AZIONE PER EVITARE LA RACCOLTA
Fino a poche settimane fa il Movimento 5 Stelle isolano scontava una netta divisione tra due gruppi, oggi le fazioni sono raddoppiate.
E mancano poco più di dieci giorni alla scadenza dei termini per la presentazione del nome del candidato-governatore e delle liste.
La partecipazione alle Regionali è a rischio.
Ma andiamo con ordine. A partire dalle prime due fazioni. Quelle di cui già si conosceva l’esistenza.
C’è il cosiddetto ‘Gruppo di Tramatza’, che tra gli altri annovera esponenti quali Roberto De Santis, Dafni Ruscetta, Alessandro Polese. E la deputata Emanuela Corda, seppur in via ufficiosa.
C’è poi il ‘Gruppo di Olbia’, composto dagli oltre quattrocento militanti che a ottobre, sulla scorta di una dettagliata road map, avevano lanciato le primarie e il successivo percorso delle ‘graticole’, salvo fare un passo indietro dopo la scomunica dello stesso Grillo, il 16 novembre scorso.
In via ufficiosa, lo ‘sponsor parlamentare’ del gruppo di Olbia sarebbe la senatrice Manuela Serra.
Fin qui i due gruppi ‘consolidati’.
Oggi si viene a sapere che a chiedere la benedizione di Beppe Grillo sarebbero almento altre due compagini.
Una nata da una mini-scissione avvenuta nell’ambito della frangia cagliaritana. L’altra, invece, il ‘Gruppo dei giovani’, guidata da Luca Piras e che godrebbe dell’appoggio ufficioso del senatore Roberto Cotti.
Il primo effetto di tale frammentazione è chiaro: la concreta possibilità di mancare l’appuntamento elettorale.
L’unica sicuracvia d’uscita è rappresentata dall’intervento diretto di Beppe Grillo. Che potrebbe agire secondo questa scaletta: chiedere — o meglio imporre — ai gruppi di riunirsi, discutere e infine indicare una rosa di almeno 60 candidati consiglieri, mentre il nome del governatore in quota 5 Stelle verrebbe imposto dallo stesso Grillo.
Senza questo sforzo, il Movimento potrebbe anche dire addio alle Regionali del 16 febbraio.
E se anche si dovesse raggiungere un accordo, i 5 Stelle dovrebbero fare i conti con la raccolta firme, imposta a tutti i soggetti che non sono rappresentati in consiglio regionale.
Sulla carta il Movimento non dovrebbe avere difficoltà , visto il boom alle Politiche 2013 con il 29,6% di preferenze, ma le molteplici spaccature di certo non aiutano.
Da qui l’idea del sardista Gianni Pia , componente del consiglio nazionale del Psd’Az, che “a titolo personale e da semplice militante” ha ipotizzato una soluzione “pratica, semplice e veloce”: “Un consigliere regionale sardista, con dichiarazione formale, aderisce al Movimento 5 Stelle (con una adesione tecnica), determinando automaticamente la possibilità di poter lavorare da subito alle sue liste circoscrizionali, anzichè perdere tempo a cercare le firme dei sottoscrittori, stimate tra le 4.500 e le 8.000 circa”.
Questo, secondo Pia, perchè “i sardisti sono generosi e leali. È tempo di politica”, scrive l’esponente del Psd’Az.
Al momento, in via ufficiale, non risulta alcuna presa di posizione in merito da parte del M5S.
(da “Sardiniapost.it”)
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