Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
QUALCUNO DICE CHE SIA GIA’ FUORI AL 99%… LA STORIA DI UN ALIAS DEL FIDANZATO
Il mistero di Giulia Sarti s’infittisce. Ieri la deputata comparsa nelle liste delle Iene ma ufficialmente
“salvata” da Luigi Di Maio ha fatto sapere di aver denunciato l’ex fidanzato Bogdan Andrea Tibusche perchè sarebbe stato lui a non versare sul fondo per il microcredito i soldi che mancavano.
Il Fatto Quotidiano però scrive oggi che fonti del Movimento riferiscono chela posizione di Sarti è in bilico: “Al 99% è fuori”. E la deputata si sarebbe anche autosospesa, sempre secondo il quotidiano.
La storia è questa: i due sono stati insieme quattro anni, ma da un anno si erano lasciati. Però vivevano ancora insieme, anche se, ha spiegato Sarti, «io non lo vedo da dicembre».
A Bogdan, Sarti aveva dato in gestione la contabilità dei rimborsi: «Lui mi aveva detto che non tutti erano stati fatti in ordine, perchè mi aveva detto di doversi curare, ma poi io pensavo che avrebbe versato».
L’ammanco totale sarebbe di 23mila euro.
Silvia Bignami su Repubblica però racconta anche altro:
Un fidanzato su cui a sera si apre un piccolo giallo, perchè secondo alcuni la vera identità di Bogdan Andrea Tibusche sarebbe Andrea De Girolamo, il gestore della pagina Facebook SocialTv Network, di propaganda grillina.
In realtà quello è lo pseudonimo italiano utilizzato dal rumeno Tibusche per la sua attività sul web.
Il dominio di SocialTv Network, che non si intesta alcun tipo di “propaganda grillina” ma si presenta invece come rete indipendente, risulta anonimizzato mentre nella pagina del Chi Siamo tra i fondatori c’è un Andrea DG.
Nessun collegamento con altri alias e con Bogdan Andrea Tibusche. Anche Lorenzo Andraghetti su Lettera43, ex collaboratore parlamentare proprio di Giulia Sarti, conferma che Tibusche è De Girolamo:
Queste sono informazioni che ho perchè Tibusche l’ho conosciuto personalmente, all’epoca in cui facevo il collaboratore per Giulia Sarti, dall’aprile al giugno del 2013. La mia collaborazione si interruppe proprio perchè la deputata preferì il neo fidanzato al sottoscritto per quanto riguardava la gestione della sua comunicazione, ad esempio sui social network.
Tibusche fu presentato a Sarti dall’onorevole pentastellato Angelo Tofalo, nel momento in cui furono hackerate le mail della deputata riminese nell’aprile del 2013. Venne presentato come un hacker informatico che l’avrebbe aiutata a capire chi le avesse rubato le mail.
Nella denuncia, racconta oggi Il Messaggero, Sarti spiega che Bogdan, consulente informatico, si «occupava, con il mio consenso della gestione della contabilità », incluse le restituzioni al fondo del microcredito.
E se ne è accorta solo martedì sera. Così ha bonificato i 23 mila euro mancanti. «Voglio precisare — dice Sarti nella denuncia che Bogdan mi aveva avvisato che non avrebbe fatto i versamenti in maniera puntuale perchè quelle somme di denaro gli servivano urgentemente per curarsi, ma ero convinta che avrebbe fatto i versamenti in un secondo momento».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
GIUSTIFICA COSI’ I MANCATI RIMBORSI: “NON MI ASPETTAVO UN IMPEGNO SETTE GIORNI SU SETTE”
“Tutto questo mi è successo perchè stando in Parlamento mi sono reso conto che l’impegno da eletto mi assorbiva quasi sette giorni su sette. Non rimaneva tempo nè possibilità di poter seguire la mia attività professionale. Io sono un piccolo avvocato, non sto in un grande studio con altri soci. E non ho mai avuto appoggi politici o incarichi in società o di altro tipo”.
Il senatore uscente M5S Maurizio Buccarella, intervistato dal Fatto Quotidiano sui mancati rimborsi, si difende: “Ho sbagliato, so di avere fatto una cazzata. Ma so anche di non essere una persona spregevole. E al Movimento ho dato tanto”.
“A breve verrò cancellato dell’elenco dei difensori d’ufficio. E per me era una fonte di guadagno importante”, racconta Buccarella.
In Parlamento “non mi aspettavo un impegno così totalizzante. E nel frattempo avevo i costi fissi da affrontare per la mia professione, di fatto congelata. Il tema è che ho gradatamente perso il mio lavoro e il mio posto nella società civile. E per i liberi professionisti o i piccoli imprenditori questo è un vero problema”.
“Penso che le nostre regole sui tagli alle retribuzioni e il sistema stesso delle rendicontazioni non vadano bene. I parlamentari del M5S – suggerisce – potrebbero applicare tagli forfettari alle loro retribuzioni, senza sottoporsi a folli raccolte di scontrini e ricevute, e calibrando tutto sulle singole situazioni personali e lavorative. Io non sono un dipendente pubblico in aspettativa”.
“In 5 anni – evidenzia – ho donato più di 100 mila euro. Probabilmente la stessa cifra di diversi colleghi che sono risultati in regola”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
“PROGRAMMI ELETTORALI? SI SOMIGLIANO TUTTI”… “LA SOCIETA’ FUTURA SARA’ FONDATA SULL’INTEGRAZIONE, SOLO I VECCHI NON LO CAPISCONO. IL MONDO STA CAMBIANDO E QUA PARLIAMO ANCORA DI BLOCCARE”
“Gli immigrati? In Svizzera li fanno amministratori delegati, qui gli spariamo”. 
Beppe Grillo torna in televisione, intervistato in esclusiva per “Kronos-il tempo della scelta”, programma che andrà in onda venerdì 16 alle 21.20 su Rai2.
E parla di immigrazione, accennando anche all’attentato di Macerata contro i neri. “Lì, a Ginevra, hanno una penetrazione del 40 per cento, non ci fanno più caso! Vedi gente di tutti i colori. Il mondo sta cambiando alla velocità della luce e noi parliamo ancora di bloccare, di fare. Dobbiamo controllare i flussi e renderci conto”.
E ancora: “Lì il presidente della più grande multinazionale del mondo, la Novartis, credo sia indiano o pakistano; il più grande banchiere della seconda banca d’Europa, Credit Suisse, è senegalese. Ormai la società futura, quella di mio nipote e di tuo figlio, sarà una città meticcia, c’è già un milione di ragazzi nati da matrimoni misti di Erasmus”.
Grillo affronta naturalmente anche il tema elezioni: “I programmi si somigliano tutti, prendono per il culo anche noi perchè più o meno abbiamo tutti gli stessi programmi, no? Tutti: destra e sinistra. Però, la gente deve capire che è una guerra di sopravvivenza: istinto di conservazione contro la ragione e contro il futuro. Cioè, l’istinto di conservazione di un mondo che sta sparendo”.
“Se gli anziani come me si rendessero conto che il gesto da fare non è rivolto verso le loro pensioni, ma verso i loro nipoti, i loro figli, la generazione futura, allora potremmo cambiare”, continua Grillo.
E conclude: “Magari ci metteremo 10 anni, 20 anni, ma il seme lo mettiamo adesso”.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
CIFRE ANOMALE PER GLI ELETTORI CHE VOGLIONO CONTROLLARE I LORO ELETTI SUL SITO UFFICIALE GRILLINO TIRENDICONTO.IT
C’è chi spende duemila euro al mese di affitto a Roma, chi ad agosto (a Camere chiuse) ha pagato settemila euro d’albergo, chi in cinque anni ha speso più di 150mila euro in consulenze non meglio precisate.
Tutte spese lecite e, seppur quasi mai dettagliate, di facile accesso a chiunque fosse interessato.
Assunto che il Movimento 5 Stelle è l’unico partito a rendicontare pubblicamente le spese dei suoi parlamentari, lo scandalo dei “rimborsi” ha acceso un faro proprio sulle modalità con cui queste spese vengono comunicate agli elettori, in nome della trasparenza, e soprattutto sottoposte a controlli.
Perchè non ci sono solo le mele marce, gli otto parlamentari che non hanno versato, come si erano impegnati a fare, metà del loro stipendio nel fondo per il microcredito. Spulciando il sito TiRendiconto.it che il Movimento 5 Stelle ha messo a disposizione degli elettori per tenere sotto osservazione le entrate e le uscite dei loro eletti, emergono infatti diverse anomalie nella gestione della diaria e diverse discrepanze da parlamentare a parlamentare.
Anomalie dovute anche alla mancanza di una vera trasparenza nelle voci di spesa di molti parlamentari che, sotto la dicitura “varie”, non si sa bene cosa vadano poi a contabilizzare.
Per dire, una che non sembra badare a spese è Marta Grande: la più giovane deputata eletta dai grillini (entrata in Parlamento a soli 25 anni)e oggi candidata come capolista nel collegio Lazio 2 per la Camera ha speso in media il doppio rispetto ad Alessandro Di Battista per abbonamenti e ricariche telefoniche: quasi 15mila euro.
La spesa media di un parlamentare M5S è di 120 euro al mese, la giovane deputata la supera per più del doppio.
Ma Grande guida anche la classifica delle spese per l’alloggio tra i parlamentari M5S: circa duemila euro al mese per affitto e utenze a Roma, a spanne 500 euro in più rispetto alla media di tutto il gruppo parlamentare M5S.
Ad agosto del 2016 l’anomalia più grossa: ben settemila euro in alloggio, nell’unico mese dell’anno in cui la Camera dei Deputati è chiusa.
Settemila euro non di canone d’affitto ma di albergo a Roma. La ragione di questa impennata non è specificata nelle tabelle della rendicontazione, ma va registrata. Contattata da Repubblica ha risposto di non aver intenzione di trattare l’argomento.
Guardando solo alle spese per canone mensile, come emerge dalle tabelle di MaQuantoSpendi.it, a svettare è il deputato sardo Nicola Bianchi, tra i non ricandidati alle elezioni del 4 marzo. Per lui un canone medio di 1950 euro.
C’è chi invece ha fatto spending review, come Roberto Cotti: fino al 2015 ha pagato per il canone mensile 2200 euro al mese, poi dal 2016 è sceso a un prezzo più consono: 1600 euro.
Tra coloro che hanno pagato di più in affitti ci sono poi Davide Crippa, Barbara Lezzi, Daniele Del Grosso. Come detto, la spesa media del gruppo si aggira intorno ai 1500 euro, una cifra più che adeguata per una città come Roma.
Per quanto riguarda le spese di vitto, a guidare la classifica è Mattia Fantinati. Da inizio legislatura le spese per pranzi e cene hanno raggiunto la cifra di 50mila euro.
Se per tutto il 2017 la spesa oscilla dai 250 ai 700 euro, negli anni precedenti ha toccato punte ben più alte: a gennaio 2014 più di mille euro, ad aprile quasi 1600, ad agosto circa tremila euro.
Ancora: a marzo 2015 circa 1700 euro, nello stesso mese dell’anno successivo cifra grossomodo identica.
La spesa media di un parlamentare del gruppo 5 Stelle per il vitto è di circa 577 euro. Oltre a Fantinati, tra chi a tavola non ha risparmiato (rispetto ai colleghi del suo gruppo) ci sono Silvia Chimienti, Danilo Toninelli, Michele Giarrusso e Matteo Dall’Osso.
C’è poi il senatore Luigi Gaetti che, ha ammesso a Repubblica, alla voce “varie” ha infilato le spese per la sua pensione privata da medico: “Lo staff è al corrente di tutto”. Altro caso anomalo riguarda invece il pagamento di consulenze da parte del deputato Lello Ciampolillo, ricandidato come capolista nel collegio Puglia 1 per il Senato.
La spesa media si aggira intorno ai 450 euro al mese per ogni parlamentare M5S, quella di Ciampolillo è di gran lunga superiore.
Per dire, da marzo 2014 a dicembre 2015 ha sempre speso in consulenze varie duemila euro al mese.
E si tratta del dato più basso perchè nei mesi precedenti o successivi al periodo succitato, la somma pagata per consulenze è molto più alta: da gennaio 2016 a luglio è di quattromila euro. Da agosto dello stesso anno passa a cinquemila e va a crescere e a gennaio 2017 tocca la cifra di 6200 euro per poi iniziare di nuovo a scendere: da febbraio a maggio circa quattromila euro al mese, da giugno a luglio circa 4800 euro. A settembre 4600 euro, a ottobre circa 5200.
Lo stesso Ciampolillo guida la classifica dei parlamentari per la spesa in taxi. La spesa del parlamentare medio M5S è di 180 euro, lui ne spende 516 per un totale da inizio legislatura che supera i 22mila euro.
Quanto alle spese per telefonate e abbonamenti, risulta in linea con la media del gruppo. Ma al telefono non è raggiungibile.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO IL CASO DI CATELLO VITIELLO, ESPULSI PIERO LANDI, CANDIDATO A LUCCA, E BRUNO AZZERBONI, CANDIDATO IN CALABRIA
Ci sono altri due candidati massoni tra gli M5s, dopo il caso Vitiello in Campania. 
Il primo lo ha scovato il sito del Foglio. Si tratta di Piero Landi, il cui nome, cognome e data di nascita corrispondono con quelli registrati negli elenchi del Grande Oriente d’Italia. Landi, nato il 7 aprile 1972, è candidato M5S nel collegio uninominale della Camera a Lucca e originario della Garfagnana e risulta iscritto alla loggia Francesco Burlamacchi, “in sonno” dallo scorso 5 febbraio.
Il secondo è Bruno Azzerboni, candidato all’uninominale in Calabria.
“Al momento della sottoscrittura della candidatura Azzerboni e Piero Landi non ci hanno informato, non hanno detto la verità . Per questa ragione non possono stare nel Movimento 5 Stelle e sempre per questo motivo sarà loro chiesto di rinunciare al seggio”, afferma il Movimento riservandosi il diritto di “agire nelle opportune sedi al fine di risarcire eventuali danni di immagine”.
Rinuncia del seggio già chiesta a Vitiello, che è avvocato e si è già mostrato riluttante.
E intanto si allarga il caso rimborsopoli, con le Iene che oggi hanno pubblicato la seconda puntata della loro inchiesta.
“Sarebbero 14 i parlamentari 5 stelle che hanno pubblicato dei bonifici che non sono mai arrivati a destinazione nel fondo per il microcredito”, scrivono sul loro sito in cui pubblicano la seconda puntata dell’inchiesta di Filippo Roma e di Marco Occhipinti. Una cifra che contraddice quanto riferito dal candidato premier Luigi Di Maio.
Lo stesso Di Maio aveva quantificato in otto – Ivan Della Valle, non ha restituito 270 mila euro, Girolamo Pisano (200 mila), Maurizio Buccarella (137 mila), Carlo Martelli (81 mila), Elisa Bulgarelli (43 mila), Andrea Cecconi (28 mila), Silvia Benedetti (23 mila) ed Emanuele Cozzolino (13 mila) – i “furbetti” della restituzione, tutti destinati all’espulsione.
“Noi avevamo pubblicato una lista più ampia” scrivono le Iene, “che comprendeva anche Massimiliano Bernini, Barbara Lezzi e Giulia Sarti”. E altri sono ancora senza nome perchè prima vorremmo incontrarli per chiedere conto”. Questi ultimi avrebbero escogitato un altro giochino originale per trattenere più soldi nelle loro tasche.
Secondo le Iene, in un video pubblicato su Fb, Maurizio Buccarella dichiarava di aver restituito più di 245.000 euro, informazione usata per promuoversi alle parlamentarie. E Barbara Lezzi, l’altra parlamentare incontrata nel corso della trasmissione durante un appuntamento elettorale in Puglia insieme a Luigi Di Maio, “secondo la nostra fonte ha dichiarato di aver fatto un versamento di 3500 euro, che non compare nel fondo del microcredito. La senatrice finalmente ci ha contattato ieri, ci ha detto di essere in regola con i bonifici e noi la incontreremo appena possibile”. Il candidato premier dei Cinque stelle sembra comunque volerla salvare.
Espulsioni? No, rinunce volontarie.
A chi è rimasto coinvolto, “ho chiesto l’impegno alla rinuncia a essere parlamentari con il M5S ma in ogni caso nel gruppo M5S non ci entrano. Possono chiedere al presidente della Corte di Appello di non accettare la proclamazione e questa è ovviamente discrezione del presidente della Corte e in ogni caso possono chiedersi di dimettersi il giorno dopo l’elezioni”, così dice durante la trasmissione di Mediaset il capo politico M5S Luigi Di Maio sottolineando il “rammarico” per chi, tra i parlamentari, ha mentito sui rimborsi.
Tuttavia, la strada delle dimissioni è sempre molto complessa, come dimostra il caso emblematico dell’ultima legislatura, quello di Giuseppe Vacciano: eletto anche lui con il Movimento 5 stelle e passato nel Misto a gennaio del 2015, ha visto respingere la sua richiesta di dimissioni per ben 5 volte ed è rimasto senatore fino all’ultimo giorno.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA VERSIONE DELLA GRILLINA: SAREBBE STATO L’EX FIDANZATO A CUI AVEVA AFFIDATO IL VERSAMENTO A ESSERSELI INTASCATI A SUA INSAPUTA
Il nome della deputata Giulia Sarti figurava nei giorni scorsi nell’elenco dei dieci parlamentari del M5S che avrebbero mentito sui bonifici di “restituzione” al fondo per il Microcredito.
Si è appreso successivamente che la Sarti — dalle cui restituzioni mancherebbero circa 20mila euro — non figurava tra l’elenco delle otto “mele marce” reso noto ieri da Luigi Di Maio.
La possibilità di un’espulsione della Sarti dal M5S (è capolista al collegio uninominale quindi personalmente scelta da Di Maio) sembra quindi al momento essere fuori discussione.
Anche perchè la deputata pentastellata ha spiegato inizialmente di essere stata truffata dalla persona cui affidava l’incarico di eseguire i bonifici.
Persona che la Sarti ha detto avrebbe subito denunciato.
Subito si è pensato ad un suo collaboratore ma nelle ultime ore è emerso che il presunto responsabile è l’ex fidanzato. Secondo quanto ha dichiarato Giulia Sarti all’AGI l’uomo avrebbe truccato la contabilità dei rimborsi.
L’ANSA riferisce che la Sarti si sarebbe recata questa mattina in Questura a Rimini per denunciare il suo ex fidanzato e collaboratore Bogdan Andrea Tibusche.
La deputata lo ha accusato di aver sottratto alcune migliaia di euro in merito alla vicenda delle restituzioni “fantasma”.
Nella denuncia, di cui l’ANSA sostiene di essere in possesso, Sarti racconta di essere stata fidanzata con Bogdan “per circa 4 anni” e nonostante il rapporto fosse finito da circa un anno, “la nostra convivenza è continuata fino ad ora anche se non ci vediamo dallo scorso dicembre”.
L’uomo, consulente informatico, si “occupava, con il mio consenso della gestione della contabilità “, ha detto la Sarti. Incluse quindi le restituzioni al fondo del microcredito. “Martedì sera ho fatto un controllo puntuale e mi sono resa conto che non erano stati eseguiti alcuni bonifici al Mef”, si legge nella denuncia in cui Sarti sottolinea di aver provveduto il 14 febbraio a sanare la sua posizione versando “le somme dovute, pari a 23mila euro“.
Stando al sito Tirendiconto l’ultimo bonifico di “restituzione” effettuato dalla Sarti risale ad Ottobre 2017 per un importo di 2.080 euro, abbastanza in linea con la media delle restituzioni della deputata che nel della legislatura ha documentato bonifici che generalmente oscillano tra un minimo di 1.670 euro e importi maggiori, spesso tra i 2 mila e i 3 mila euro.
Ci sono alcune eccezioni, ad esempio a gennaio 2014 la Sarti ha effettuato un versamento pari a 10mila euro (in due diversi bonifici) mentre ad aprile 2016 uno da 4.850 euro.
Non è la prima volta che la Sarti finisce nei guai per problemi informatici.
Il caso più eclatante è stato il furto di email subito nel 2013. Il 24 aprile di quell’anno un gruppo di hacker (hackerdelpd.bitbucket.org) che si autodefiniva «vicino al Pd» (ma il tutto sembrò piuttosto un depistaggio) pubblicò online un link tramite il quale era accessibile tutta la corrispondenza mail della deputata emiliana: oltre 1 GB di dati. Un’intrusione nella privacy della Sarti commessa semplicemente grazie alla password dell’account (cosa che lascia supporre che l’hacker fosse qualcuno vicino alla deputata, ma non ci sono certezze).
Il risultato fu un atto parecchio ignobile perchè tutte le email sono state rubate e poi pubblicate, senza alcuna distinzione tra pubblico e privato. Non si è poi più saputo come è andata a finire la vicenda.
L’altra vicenda è quella del post su Facebook nel quale la Sarti prometteva di dare cinquemila euro al mese a tutti i pensionati.
Era il novembre del 2013 e i calcoli erano palesemente sbagliati. La Sarti però disse che quel post non era stato scritto da lei e che era stata — nuovamente — vittima di un hacker che le aveva rubato l’accesso al profilo.
La deputata spiegò che qualcuno le aveva rubato la password dell’account Facebook postando quel famoso stato sulle pensioni da 5.000 euro al mese per tutti rilevando che tutti questi attacchi significavano probabilmente che il suo lavoro di attivista e parlamentare “dava fastidio a qualcuno”.
Non è stato poi reso noto il nome del responsabile nè l’esito delle indagini.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA LOMBARDI NON LA RACCONTA GIUSTA, PUBBLICA UN DOCUMENTO DOVE NON COMPAIONO I DUE BONIFICI OGGETTO DI DUBBI
Roberta Lombardi, si sa, è “più forte delle fake news”. Ieri la candidata alla Presidenza della Regione
Lazio per il M5S ha “spiegato” che il fatto che sui bonifici caricati su TiRendiconto fossero stati sbianchettati il CRO e le date di esecuzione degli stessi era dovuto ad “un eccesso di zelo” di uno dei suoi collaboratori.
Per tutta risposta la Lombardi ha pubblicato ieri una foto del bonifico, con il CRO/TRN ma senza la data di esecuzione.
L’intenzione della deputata pentastellata era quella di stoppare “la farsa” di Repubblica e dei giornali — come Nextquotidiano — che le chiedevano maggiore trasparenza.
Qualche minuto fa la Lombardi è tornata sulla questione scrivendo un nuovo post sui suoi bonifici.
Per Lombardi Repubblica “si pone la domanda delle domande, fa lo scoop del secolo, e dice: ok, la Lombardi ha fatto i bonifici, il Cro c’è, ma in quale giorno esattamente ha fatto le sue donazioni al fondo per il Microcredito?”.
E non è una fake news, perchè le date la Lombardi continua a non mostrarle, non si sa se per calcolo elettorale o per eccesso di zelo.
La candidata del MoVimento 5 Stelle si concede di lasciarsi andare al sarcasmo: “La prossima forse sarà : da quale computer la Lombardi ha fatto le sue donazioni? E di che marca è il mouse con cui ha cliccato il “si’” al bonifico? Mistero…Non so se ridere o piangere. Roba da Pulitzer!”.
E senza dubbio non è “roba da Pulitzer” chiedere alla Lombardi di pubblicare la distinta di versamento per intero.
In un paese dove i 5 Stelle aspirano ad andare al governo del Paese sarebbe un atto dovuto e non ci sarebbe alcuno scoop. Prendiamo atto però che la Lombardi quelle date non ce le vuole dire. E continuiamo a chiederle: “perchè?” senza fare alcuna dietrologia. Ci limitiamo di nuovo a guardare i fatti.
Ad esempio Lombardi pubblica la risposta, inviata dalla Ragioneria Generale dello Stato alla sua richiesta di acquisire l’elenco di tutti i versamenti effettuati dal marzo 2013 ad oggi.
La mail è stata inviata due giorni fa, il 13 febbraio e fa riferimento ai soli versamenti effettuati da Roberta Lombardi al Capo 18, capitolo 3696, del bilancio dello Stato nel periodo aprile 2013/febbraio 2018. Ovvero da quando Lombardi è entrata in Parlamento fino ad oggi.
Finalmente la prova definitiva che Lombardi non sta mentendo ai cittadini e che Repubblica è nel torto. Per dimostrare la sua onestà la Lombardi pubblica anche le due schermate con tutti i versamenti (e anche due screenshot di due bonifici eseguiti nel 2013 con il “benedetto” CRO in bella vista).
Ma il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli.
Ed infatti basta scorrere alla fine dell’elenco per vedere che gli ultimi versamenti risalgono al novembre 2017 e riguardano rispettivamente i contributi volontari (ovvero le “restituzioni”) relativi ai mesi di maggio, giugno, luglio e settembre 2017.
Mancano però i due “famosi” bonifici relativi a ottobre e novembre 2017, proprio quelli oggetto delle contestazioni a Roberta Lombardi da parte dei giornali.
Questo significa che il documento pubblicato dalla Lombardi smentisce la Lombardi stessa dal momento che quei due bonifici (e mancherebbe anche dicembre 2017 visto che per ammissione della pentastellata vengono “rendicontati” i tre mesi precententi) non ci sono.
A margine facciamo notare che il totale ammonta a 139.283,71 euro mentre la Lombardi nel suo post si dice “fiera di aver donato 155 mila euro dei miei stipendi”. All’appello mancano quasi sedicimila euro, molto di più dei 3.800 euro che Lombardi ha versato con le restituzioni dei mesi di ottobre e novembre 2017.
Ora noi vogliamo credere che Lombardi abbia davvero fatto quei due bonifici e non abbiamo motivo di dubitarne.
Ma c’è una sola spiegazione logica che spieghi come mai non risultino nel documento pubblicato dalla stessa Lombardi su Facebook.
La spiegazione è che il 13 febbraio quei due versamenti non erano ancora entrati nelle casse dello Stato. Ed è questo il motivo per cui la Lombardi è ancora così reticente a pubblicare la data. Perchè si vedrebbe che ha effettuato i bonifici ben dopo che il caso “rimborsopoli” era esploso sui giornali.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
L’EUROPARLAMENTARE ERA STATA RINVIATA A GIUDIZIO PER DIFFAMAZIONE
Anche l’eurodeputata Giulia Moi lascia il gruppo M5s. Secondo quanto si apprende, manca solo
l’ufficialita’ ma l’addio di Moi è dato per vicino.
L’eurodeputata era stata l’unica — oltre a David Borrelli, che ha lasciato due giorni fa i 5 stelle — a non aver firmato la liberatoria sul trattamento dei dati personali chiesta dal Movimento 5 stelle ai suoi eletti per poter controllare i versamenti dei rimborsi.
Giulia Moi era stata rinviata a giudizio per diffamazione, avendo postato, secondo l’accusa, alcuni commenti anonimi di insulti quando non era ancora approdata a Bruxelles e dunque non godeva delle prerogative proprie dei parlamentari, a partire dall’insindacabilità sulle affermazioni rese da un politico nell’esercizio delle sue funzioni.
Il rinvio a giudizio, racconta Sardiniapost, è arrivato a seguito di una querela contro ignoti — gli strali anonimi contro l’ente di formazione IFOLD — presentata per conto dell’Ifold dagli avvocati cagliaritani Massimo Massa, Alessandra Viana e Rita Dedola.
Così come riportato nella richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm Lussu, tra il 2011 e il 2012 un utente anonimo aveva inviato alcune email a diverse istituzioni — in primis la Regione — e ad alcuni giornali nazionali e commentato su diversi blog e sulla pagina Facebook Medio Campidano.
Come appurato dalle indagini, l’autrice dei continui attacchi era proprio Giulia Moi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2018 Riccardo Fucile
COSI’ GIUSTIFICA IL MANCATO VERSAMENTO DELLA CIFRA CHE NON RISULTA DAL RESOCONTO SUI RIMBORSI
Giulia Sarti non aggiorna la sua pagina Facebook dall’11 febbraio, è stata nominata nell’elenco delle Iene sui parlamentari che non hanno donato la quota giusta al fondo del microcredito ma non era nella lista letta ieri da Di Maio, il quale ha però detto che i nomi sono provvisori.
Capolista in Emilia Romagna è scomparsa dalla circolazione dopo essersi accorta che dalle sue restituzioni mancherebbero intorno ai 20 mila euro.
Scrive Federico Capurso sulla Stampa:
«Sembra che sia stata truffata dalla persona a cui affidava l’incarico di effettuare i bonifici»: è la notizia arrivata ai vertici del Movimento. «Lei ha promesso di denunciarla domani mattina (oggi, ndr). Se questo avverrà , per noi può restare». Anche la senatrice Bulgarelli avrebbe incolpato il comportamento fraudolento di un suo collaboratore, ma per l’ammontare della somma sottratta (43 mila euro) e forse anche per essere considerata una dissidente interna, si è deciso di mandarla senza troppi fronzoli sul patibolo.
Per il Fatto il destino della Sarti sarebbe deciso: è quasi salva.
Ma la riminese Sarti, in passato molto vicina all’ex 5Stelle Federico Pizzarotti, si è difesa con le unghie. E ha spiegato i mancati versamenti con una truffa, subìta da una persona che di fatto le avrebbe sottratto online i suoi versamenti. Di Maio e i suoi si sono presi altro tempo per decidere. Anche perchè sarebbe complicato escludere una capolista che proprio il candidato premier ha voluto anche nel collegio uninominale.
Anche Barbara Lezzi resterà nel MoVimento perchè la sua versione sul mancato bonifico che risale ad anni prima è stata giudicata credibile.
(da “NextQuotidiano”)
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