Giugno 19th, 2013 Riccardo Fucile
CHISSA’ DA CHI HANNO IMPARATO A USARE LA MACCHINA DEL FANGO PER SCREDITARE IL NEMICO… I LORD MANUTENGOLI DI GRILLO INSULTANO LA PINNA PERCHE’ “DISOCCUPATA”, COME SE FOSSE UN REATO: FINCHE’ GLI ITALIANI SENZA LAVORO LI ACCOGLIERANNO IN PIAZZA COME MERITANO
Continuano le epurazioni in casa Cinque Stelle.
Dopo la senatrice Adele Gambaro è la volta della deputata Paola Pinna, per la quale il deputato stellato Andrea Colletti ha chiesto, con una mail inviata al capogruppo Riccardo Nuti, di avviare la procedura di espulsione.
“Paola Pinna… Chi?”. Con questa domanda provocatoria, scritta a caratteri cubitali, si apre la pagina ufficiale del gruppo 5 Stelle alla Camera su Facebook.
Così, la deputata sarda entra ufficialmente nel mirino del Movimento, ‘colpevole’ di aver parlato di “talebani” e di “clima di psico-polizia”.
Sotto, il titolone a caratteri cubitali di Roberta Lombardi, ex capogruppo a Montecitorio, gran cervello politico. “Non abbiamo mai visto questa persona alle nostre assemblee – scrive la Lombardi – molti di noi non sapevano neppure della sua esistenza”. Poco prima, nel corso del sit-in pro Grillo in piazza Montecitorio, Lombardi aveva risposto a chi le chiedeva della deputata: “Pinna chi?”.
Evidentemente la Lombardi non segue i lavori parlamentari del Senato, visto che la Pinna la conoscono tutti, essendo intervenuta in aula più volte.
Ma queste sono miserie umane, al pari di quel deputato lecchino che si è permesso di sostenere che la Pinna, essendo una disoccupata, dovrebbe seminare fiori ai lati della strada quando passa Grillo, come se il dittatorello le passasse un decimo degli utili del suo blog.
Essere disoccupati per il fighetto grillino ora è un reato: ma non erano loro a promettere lavoro ai precari?
Squallore si somma a squallore.
Dopo l’espulsione decretata dall’assemblea plenaria di deputati e senatori oggi si è aggiunto un nuovo capitolo: il dossieraggio fotografico.
E’ successo a Palazzo Madama, nel pomeriggio.
Gambaro è stata fotografata mentre parlava con Antonio Razzi, l’ex deputato dell’Italia dei valori passato al centrodestra nella scorsa legislatura e rieletto al senato col Pdl.
I due si stavano cambiando qualche parola quando tre collaboratori del M5S a Palazzo Madama, si sono dati da fare per scattarle una foto.
Tra loro c’era Matteo Incerti, il vice di Claudio Messora, responsabile della comunicazione grillina nella camera alta, che ha detto: “Dai, dai, scatta una foto. Guardala là , falle una foto”.
Per poi diffamarla sostenendo che è al servizio del nemico?
E caso strano se la prendono con le donne Cinquestelle: che grande esempio di coraggio, non si sa mai che un dissidente-uomo non gli stampi un cazzotto in faccia prima o poi.
Esiste anche un altro fronte che qualcuno potrebbe aprire, quello giudiziario.
Perchè i talebani non conoscono neanche i regolamenti e le leggi: tutte queste espulsioni di fronte a un giudice verrebbero immediatamente annullate.
Perchè il non Statuto giuridicamente è carta igienica e quello registrato in gran segreto da Grillo, suo nipote e il suo commercialista, ovvero l’unico che fa testo, stabilisce che non esiste vincolo di mandato tra eletto e partito, quindi il parlamentare è libero di esprimersi come gli pare.
E il regolamento del gruppo prevede provedimenti disciplinari solo se approvati dalla metà + uno del gruppo di appartenenza, mentre ieri hanno votato contro la Gambaro solo 79 su 163, quindi è carta straccia anche quello.
Senza contare che avrebbe dovuto essere giudicata solo da gruppo del Senato (in quel caso sarebbe stata pure respinta la proposta)
Ma dove esistono mai partiti dove chi forma una corrente critica viene espulso?
Forse in Corea del Nord ormai e in Italia, grazie a Grillo.
E la votazione on line dei presunti iscritti?
Votando sul blog di Grillo poi… ma chi li conosce?
Chi assicura che i dati non si possano manipolare?
Se questa è la democrazia diretta, cosa sarà mai una dittatura?
Auguriamo ai Cinquestelle in buona fede di continuare la loro battaglia da uomini liberi.
Lasciando che i servi continuino da soli a rimestare nella melma in cui sono abituati a vivere.
Finchè lezzo non li separi.
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Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA DEL “FATTO” CRITICA I VERTICI 5 STELLE… I PARLAMENTARI GRILLINI PRIMA CONDIVIDONO IL SUO POST POI SI PENTONO
Scrive Andrea Scanzi su Facebook: “Il mio status critico sulla espulsione della Gambaro prima condiviso e poi cancellato da alcune senatrici M5S. Ad esempio Monica Casaletto”.
Ecco il post di Andrea Scanzi a cui si riferisce:
“Una cosa che fortunatamente è lontanissima da me: difendere a prescindere tutto quello che fa qualcuno o qualcosa per cui si “tifa”. Mai rinunciare al senso critico. Difendere sempre il M5S (o il Pd, o chi volete voi) non è politica: è bimbominkismo becero e infantile.
Il M5S fa ottime cose e cazzate tafazzesche. L’epurazione della Gambaro appartiene alla seconda categoria, e non perchè lei non abbia sbagliato o perchè solo il M5S “epuri” (il Pd lo fa sempre ma non frega nulla a nessuno): perchè espellerla è un assist gigantesco ai detrattori.
Bastava ignorarla e avreste fatto la parte dei democratici.
Invece vi siete dati la solita martellata sui cabasisi. Da soli. E Pd e Pdl godono.
È un movimento politico, non una pagina Facebook in cui si blocca chi ci pare perchè ha detto “brutto” all’admin.
Onestà intellettuale e autocritica, ragazzi, o non andate da nessuna parte e implodete in un amen.
I massimalisti han sempre inciso sulla storia come Selvaggi nell’Italia ’82.
Rimettere la Gambaro alle decisioni della Rete” era esattamente ciò che l’esercito dei detrattori di aspettava dal Movimento 5 Stelle.
L’Errore Sommo, che fa sembrare il M5S una setta.
Contenti voi, contenti tutti.
Anzi loro.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile
UNA DOZZINA PIAZZATI DA CASALEGGIO CON IL COMPITO DI CONTROLLARE GLI ALTRI… TRENTA SENATORI PROPENSI AD ALLEANZE… IL GRUPPO AMBIENTALISTA E QUEI 20 PRONTI A USCIRE
Sembrava già un arcipelago, chiaro, netto, definito nei confini e nei destini, dissidenti, ortodossi
e pontieri. Et voilà , perfetto, anzi ottimo per tentare la famosa conta. Immaginare il rivoluzionario ribaltone.
In poche ore è tornato un magma abbastanza frantumato e con una precisa caratteristica: la poca, in ogni caso scarsa, progettualità politica.
Di certo, quello che rimane del Movimento Cinque stelle dopo cento giorni esatti di Parlamento (le Camere si sono insediate il 15 marzo) sono «pezzi» sempre più in guerra tra loro, sospettosi fino al dossieraggio reciproco, commissariati fino alla nausea dalla spectre dei responsabili comunicazioni, un piccolo esercito di una dozzina di persone tutte legate a triplo filo con la casamadre Casaleggio e associati, ognuno con più e svariati incarichi che ormai presidia il territorio (Transatlantico di Camera e Senato) e ogni angolo dove un parlamentare Cinquestelle intrattiene una conversazione con un giornalista.
Smania di controllo che se può essere sopportata da uno più giovane, diventa insopportabile per i più maturi, soprattutto dalle parti del Senato.
Il caso Gambaro ieri era atteso come il big-bang, il tana-libera-tutti, il momento del non ritorno e di chiarezza del Movimento Cinque stelle.
I grillini hanno preferito prendere tempo. Per due motivi: non hanno ben chiaro dove andare e a fare cosa.
Restano, al momento nella stessa abitazione. Sempre più un condominio dove «uno vale uno» è stata solo una bella bugia e dove, invece, si organizzano correnti e si studiano i momenti.
Le fratture sono di diversa natura.
Al Senato il problema si chiama soprattutto «democrazia interna» e «forte irritazione per certi metodi talebani».
Sarà che i 53 senatori sono uomini e donne con alle spalle storie che non sono solo i meet up a Cinque stelle, è qui che si sono intravisti i primi mal di pancia, fin dai tempi del voto a Grasso per la presidenza del Senato.
Battista, Buccarella, Fucksia, Campanella, Bencini, Cotti, Gambaro, Bocchino, Santangelo, Bertorotta, Pepe, Montevecchi, Nugnes: se uno scorre le loro dichiarazioni in questi tre mesi, coglie un minimo comun divisore, l’insofferenza per i capi comunicazione, per il tono di certi post, per le riunioni inutili, per il nulla di fatto di questi mesi.
Ai problemi di «democrazia interna» si è aggiunto nelle ultime settimane un problema più politico.
«C’è poco da fare, a molti di noi non è mai andato giù il fatto che otto milioni di italiani ci hanno votato per cambiare le cose e noi invece li abbiamo delusi sbarrando le porte all’offerta di Bersani» racconta un senatore che fa un po’ da guida in questa mappa grillina e che con imbarazzo chiede di restare anonimo «per quieto vivere».
Più esplicito un ex, uno già espulso perchè andava troppo in tv, il senatore Marino Mastrangeli: «Furono fatte due o tre riunioni in quelle lunghe settimane in cui Bersani non riusciva a fare il governo. Su 153 parlamentari, tra i 60 e i 70, nelle varie votazioni, volevano tentare l’accordo con la parte sana del Pd. Avremmo potuto trovare il modo di superare lo scoglio della fiducia. Di questi una ventina erano i senatori».
A questo punto occorre fissare uno spillo con una cifra: quella ventina di senatori che già all’epoca avevano il rimpianto di non aver tentato un governo con Bersani, adesso sono diventati una trentina perchè si sono aggiunti quelli che non ne possono più di veti, diktat e ordini dal web.
Vale la pena osservare, più per il futuro che per il presente, che 25 sono i voti che servirebbero al Senato a Pd-Sel-Scelta civica per creare una nuova maggioranza qualora Berlusconi decidesse di staccare la spina al tandem Letta-Alfano
Più frammentata perchè più politica la situazione alla Camera dove i grillini sono di più (109 ma due si sono già persi per strada, i tarantini Furnari e Labriola) e più giovani.
Certe arroganze delle prime settimane, dove si sentivano il centro del mondo, hanno lasciato spazio, non sempre, a facce spaesate, sguardi preoccupati, solitudini e imbarazzi.
Si può riconoscere sperando con questo di non fare nè torto nè danno ad alcuno un’anima che guarda più alla sinistra del Pd e che ha un capo corrente ideale in Tommaso Currò.
Memorabile uno schetch ieri mattina alla Camera (ore 11) quando il rottweiler Rocco Casalino (dello staff comunicazione) cercava di azzannare Currò il quale si è rivoltato dicendo: «Siete voi che avete cambiato le regole a gioco iniziato, io continuerò a parlare e a dire quello che penso». C’è un’anima più ambientalista che fa capo al giovane Adriano Zaccagnini.
Una via di mezzo tra le due è Alessio Tacconi.
Più a destra, talvolta anche a colloquio con Guido Crosetto, ci sono i nord-est Rizzetto e Prodani.
Dietro di loro, ciascuno di loro, si muove un’area di circa venti persone pronte a lasciare la casa madre, il Movimento, se dovesse radicalizzarsi troppo.
È per evitare questo rischio, che potrebbe per paradosso rafforzare i Cinque stelle, che nulla si è mosso finora.
E si è assistito a fughe in avanti e improvvisi ritorni.
Ma può essere un attimo passare dal troppo presto al troppo tardi e restare a mani vuote.
Claudia Fusani
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Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO AVER PERSO IL CONTROLLO DEI PARLAMENTARI (SOLO 79 SU 163 HANNO VOTATO PER L’ESPULSIONE DELLA GAMBARO) GRILLO VIENE ABBANDONATO ANCHE DALLA BASE CINQUESTELLE
I fedelissimi di Beppe Grillo in piazza a Montecitorio a Roma a sostegno del leader, dopo le critiche mosse dalla senatrice Adele Gambaro e tutte le successive mosse e polemiche che ne sono scaturite.
Non ultima, la riunione in cui è stata decisa l’espulsione della Gambaro.
Tra cinquanta e cento, in piazza. Non ci voleva molto a contarli.
Urlano e mostrano striscioni come «O dentro o fuori dal Movimento con i suoi valori», «Beppe megafono, noi voce del Movimento», «L’onestà andrà di moda» oltre a cartelloni con le foto di alcuni dissidenti e fuoriusciti bollati come traditori.
Pochi anche i parlamentari dell’M5S che partecipano alla manifestazione.
In piazza anche Roberta Lombardi, che risponde alle domande dei giornalisti su Paola Pinna, deputata sarda attorno alla quale, a causa di un’intervista, sta scoppiando un nuovo caso. «Pinna? Non la conosco, chi è?» – dice Lombardi .
Spiegazioni, infine, sul perchè l’assemblea congiunta che ha votato l’espulsione della senatrice Gambaro non sia stata trasmessa in streaming: «Abbiamo trasmesso in streaming la riunione dei senatori» M5S sul caso Gambaro «e abbiamo visto che alcuni stralci finivano nel talk, diventavano materia di dibattito in tv. Va bene la trasparenza, ma fessi proprio no…».
Di loro è vietato parlare se non in termini entusiastici, poveretta….
Basta esaminare il voto di ieri sera che ha visto 42 parlamentari contrari, 9 astenuti, 33 assenti (il totale fa 84) contro 79 a favore della proposta di espulsione della senatrice Gambaro.
In pratica Grillo è stato messo in minoranza.
E stamane anche la base militante gli ha dato l’addio.
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Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile
“PROCESSATA PER DUE MINUTI DI INTERVISTA”
Alle nove e mezza di sera Adele Gambaro ha finito le parole. 
Stremata dal doppio processo che ha dovuto subire «per due minuti di intervista», prima a Palazzo Madama poi davanti all’assemblea congiunta di deputati e senatori, dice solo di aver apprezzato la solidarietà ricevuta da alcuni colleghi, come Simona Bencini e Maurizio Romani: «I rapporti col gruppo sono buoni, quello non è il problema. Non lo è mai stato».
E sul possibile esito, confessa: «Temo che mi espellano, ho paura che andrà così».
Non vuole commentare oltre.
Non vuole parlare mentre nell’auletta dei gruppi a Montecitorio si sta dibattendo, e decidendo, sulla sua sorte.
Diffonde quel che ha scritto, però. Le parole che ha affidato all’assemblea prima di uscire: «Il mio gesto era volto principalmente a esprimere una riflessione critica nei confronti della linea che il Movimento sta prendendo, rischiando di assumere una forma a mio parere controproducente e dannosa per l’immagine del nostro operato in Parlamento».
E ancora: «Attenderò il giudizio dell’assemblea e lo accetterò rimanendo nelle mie opinioni, con la speranza che il mio gesto possa essere servito a far smuovere il cambiamento verso una linea più democratica».
L’“imputata” Gambaro — che è arrivata alla Camera letteralmente scortata da alcuni senatori che la circondavano perchè nessuno la avvicinasse — ha letto il suo foglietto visibilmente emozionata.
La voce incrinata, le mani tremanti. Poi è uscita, tra gli applausi di chi l’ha sostenuta fino alla fine e i mugugni degli “ortodossi”.
L’atmosfera è tesa. Gli animi si scaldano subito.
Già al momento di decidere se fare la diretta streaming (il no passa per soli 12 voti) i sostenitori della senatrice si fanno sentire: chiedono che vada tutto in Rete, che tutto sia trasparente fino in fondo.
Poi, al momento di decidere se accettare il voto per delega di chi non ha potuto esserci. Si vota che non si può, anche lì volano proteste.
Vito Crimi — che con il nuovo capogruppo Nicola Morra ha deciso la regia dell’intera operazione — chiede che alla fine si scelga una cosa sola: «Dobbiamo decidere se demandare la decisione alla Rete. Nient’altro».
Vuole frenare i difensori della Gambaro. Nessuno può mettere in discussione la “sovranità della Rete”, è questo il ragionamento, e per questo si vorrebbe saltare il “primo grado di giudizio”.
In molti non ci stanno.
«Il regolamento è chiaro ed è on line», diceva già nel pomeriggio la senatrice Maria Mussini. «La regola è sempre stata che vota l’assemblea e che, nel caso di espulsione, ci sia la ratifica della Rete. La nuova proposta mi sembra un bel salto, una forzatura», dice l’ex sfidante di Morra Luis Orellana.
Tancredi Turco si infervora: «Io sono contrario all’espulsione e voglio dirlo chiaro, è su questo che dobbiamo decidere».
Parla anche Walter Rizzetto. Alessio Tacconi legge un documento del suo meet up contrario alla cacciata.
Fanno lo stesso Francesca Businarolo e Ivana Simeoni, «scandalizzata all’idea di aver appreso della proposta di espulsione dal blog».
Gli ortodossi non sono meno agguerriti: Vega Colonnese, Laura Castelli, Alessandro Di Battista, Patrizia Terzoni, sottolineano quanto sia grave aver messo in dubbio l’operato di Beppe Grillo.
E Manlio Di Stefano taglia corto: «Invece di parlare di dissidenti ogni giorno, se c’è qualcuno che dissente, si alzi ora e lo dica. Faccia il suo percorso lontano da noi».
C’è anche chi chiede conto dell’ultima intervista di Paola Pinna, di cui Andrea Colletti si è già premurato di chiedere l’espulsione. «Il movimento deve includere, non escludere», ripeteva senza sosta prima della riunione la senatrice Simona Bencini. E prevedeva: «Se mandano via Adele i prossimi siamo noi, io e Romani che l’abbiamo difesa. A questo voto non si doveva proprio arrivare, è un’assurdità ».
Ci si arriva però, e la scelta di rimandare la decisione alla Rete è la garanzia — per i falchi — che tutto andrà come deve.
Hanno votato come chiesto da Crimi in 79. 42 erano contro, 9 si sono astenuti e alla fine — tra chi non è mai arrivato e chi è uscito prima — in 33 hanno deciso di non votare (i talebani non raggiugono nemeno la maggiotramza dei 163 parlamentari… n.d.r.) .
Adele Gambaro sarà cacciata dal Movimento.
Il desiderio di Beppe Grillo sarà esaudito.
Come sempre.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLINI TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE
La «strega» è lì, con la gonna bianca in seconda fila. Gli altri tutti intorno. Fa caldo, gli uomini sono senza giacca, le signore senza maniche.
Il clima è a metà tra una seduta di autocoscienza degli Anni Settanta e un processo della prima metà del Seicento.
Che la senatrice Adele Gambaro, colpevole di aver attaccato Beppe Grillo, abbia un gatto nero in casa?
E sull’iride del suo occhio destro c’è per caso quel neo, il famoso «segno del diavolo»?
Ore 15.30, Inquisizione in streaming, seduta preliminare dei senatori prima dell’assemblea congiunta dei gruppi.
L’imputata è presente e persino «troppo fredda», come le rimprovera un collega. Gioca con un pezzo di carta mentre i Cinquestelle di palazzo Madama pesano la sua colpevolezza.
Espulsione, ergastolo, frustate?
Enza Blundo ha un’idea: «Adele deve chiedere perdono a Beppe per aver messo in pericolo il movimento, magari lo deve fare in diretta streaming… ».
In ginocchio, a capo chino.
La vorrebbero più contrita, lei tiene il punto: «Non mi sono mai sognata di mettermi a livello di Grillo, lo stimo, e non mi devo giustificare. Confermo che i toni devono cambiare, siamo dentro le istituzioni».
Coraggiosa, sfrontata. «Scusa Adele perchè hai espresso il tuo dissenso davanti ad una telecamera? ». Semplice: «A Beppe ho mandato un sms ma lui non mi ha mai risposto».
Sono nervosi.
Andrea Cioffi: «Siamo finiti in uno stress-test per colpa dei giornalisti. Dobbiamo dimostrare di essere forti e coesi».
Un collega lancia l’allarme: «Ci sono 300 giornalisti qui fuori. Siamo pesciolini rossi in un mare di pescecani. Questi qua non vedono l’ora di farci saltare i nervi…».
Maledetta stampa: «Adele, dicci, l’hai chiamato tu il giornalista di Sky per fare l’intervista?».
Lei fa cenno di no con la testa. Interviene Rocco Casalini, già Grande Fratello Uno, responsabile delle terremotate relazioni con i media.
Signori della corte, «noi della comunicazione non abbiamo autorizzato nessuna intervista ».
Brusio in sala. Vito Crimi, ex presidente dei senatori, un po’ di fretta per via di un trasloco, si rimette agli attivisti: «Noi non voteremo nessuna espulsione, le decisioni le prenderà la Rete».
La «strega» non ha nessuna intenzione di salire sul rogo e fissa Crimi negli occhi: «Il rapporto di fiducia non c’è più. Tu hai messo sul blog un mio sms… Si parla tanto delle critiche che ho rivolto a Grillo e nessuno parla delle reazioni violente nei miei confronti apparse in Rete ».
Non si dimette, non molla il punto: «Con voi sto bene. Nessun problema…».
E allora? E allora lo streaming diventa una tortura.
Sanno che anche Grillo guarda e giudica. Aveva chiesto la testa di Adele, loro vacillano. Lei è cattiva, ha alzato la testa, ma cacciarla «è strategicamente sbagliato».
Se fosse un telefilm poliziesco, Laura Bottici avrebbe il ruolo della dura: «Siamo in guerra con il sistema politico. C’è da tirar fuori le unghie, chi non se la sente vada a casa».
Un dubbio serpeggia: «Se siamo diventati 53 meno 16 (il numero che sarebbe pronto a fare un nuovo gruppo,ndr ) allora siamo una schifezza».
«Ma quale guerra! Noi siamo qui per cambiare il Paese nella maniera più soft possibile» — dice Alessandra Bencini che non regge la lettura epico-bellica — «Adele deve rimanere nel gruppo. Dare un’opinione personale è forse illegale? Quante persone servono per un’eventuale gogna mediatica?».
Sì, butta male. Maurizio Romani apre un altro fronte: «Non voglio le scuse di Adele ma quelle del capogruppo dei deputati Riccardo Nuti. L’avete letta la sua intervista a Repubblica? Dice che chi vota contro l’espulsione della Gambaro è fuori e che la scissione è inevitabile. Chieda scusa lui!».
Niente diretta streaming dei gruppi congiunti, meglio le porte chiuse.
Nicola Morra, neocapogruppo al Senato, è pallido come un cencio: «Sono i giorni più brutti della mia vita ».
La «strega» esce dal processo, la gonna bianca senza una piega.
Alessandra Longo
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Giugno 17th, 2013 Riccardo Fucile
PREPARATE LE RISPOSTE CHE GLI ATTIVISTI DOVRANNO DARE DOMANI SE INTERVISTATI DALLA STAMPA ALLA MANIFESTAZIONE IN SOSTEGNO DI GRILLO DAVANTI AL PARLAMENTO… VIETATO PENSARE E PARLARE USANDO LA PROPRIA TESTA: ECCO IL COPIONE DA IMPARARE A MEMORIA E DA RECITARE PER LE TV
LE LINEE GUIDA PER LA MANIFESTAZIONE DI DOMANI
A tutte/i
Grazie infinite a tutti per la partecipazione in questi giorni precedenti alla manifestazione.
Ecco alcune linee guida da seguire domani, in modo da ottenere il risultato principale: mostrare all’Italia che il M5S è coeso, compatto, unito e che la lotta è ben lungi dall’essere terminata
Anzi, è solo all’inizio!
1) Cerchiamo di venire tutti fin da subito, fin dalle nove. Il punto d’incontro è esattamente quello della foto sopra, sotto l’obelisco davanti a Montecitorio. Più siamo fin dall’inizio, meno i giornalisti potranno filmare una piazza vuota e mandare in onda immagini che decretano il flop.
Un piccolo sforzo per una giornata importante come domani!
2) La manifestazione è PACIFICA! Non è un redde rationem, nè uno showdown in stile western, nè una marcia su Montecitorio.
Siamo lì per manifestare il nostro affetto a Beppe Grillo e ai nostri deputati e senatori. Il fatto che vi sia aria di dissidenza dev’essere considerato quasi “ACCIDENTALE”.
Ai giornalisti che saranno in piazza, CI RACCOMANDIAMO di rispondere con garbo, con cortesia questa semplice frase, se provocati su eventuali dissidenti: “Chi non mantiene il rispetto per i cittadini e per gli elettori è fuori del M5S, sia esso attivista, consigliere, deputato o senatore. I valori del M5S non si discutono”.
Peraltro, se ci riusciamo, diciamo che Grillo NON ha parlato male del Parlamento ma ne ha solo denunciato la condizione degenerata. Anche Scalfaro, ex presidente, anche autorevoli giornalisti ne denunciavano lo svilimento ma nessuno ha osato obiettare. Le parole di Grillo invece sono state strumentalizzate, ecc. ecc.
In soldoni, sminuire i problemi, liquidare con una risata le ipotesi di scissione, accogliere con uno sbadiglio e una scrollata di spalle le previsioni di fine del MoVimento.
Se la piazza è gremita come dovrebbe essere, basta rispondere indicando la gente: “A me sembra che il MoVimento sia vivo e vegeto e che goda di ottima salute, a lei?”.
“Agorà deputati M5S e cittadini del M5S di Roma”
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Giugno 17th, 2013 Riccardo Fucile
SONO STATI BEN 42 I PARLAMENTARI CINQUESTELLE CHE HANNO VOTATO CONTRO, 9 GLI ASTENUTI, 33 CHI NON HA VOLUTO PARTECIPARE ALLA FARSA… IN UN PARTITO NORMALE STASERA GRILLO SI SAREBBE DOVUTO DIMETTERE
Il verdetto arriva dopo sei ore di riunioni e assemblee. Adele Gambaro potrebbe essere cacciata.
L’assemblea congiunta dei deputati e senatori M5S ha votato (79 sì, 42 no, 9 astenuti, ben 33 gli assenti) di demandare alla rete il voto sull’espulsione della senatrice, dopo le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Beppe Grillo.
Ma il dato clamoroso viene proprio dai numeri: nonostante le minacce via web e la precettazione dei talebani, Grillo nin raggiunge più neanche la metà più uno degli eletti.
Si sono schierati con lui solo 79 parlamentari su 163.
I dissidenti che venivano dati al massimo intorno alle 30 unità sono passati a 42 ufficialmente, ma ben 33 si sono dissociati dalla linea Grillo, rifiutandosi di partecipare al voto.
Nienete streaming per la seconda assemblea, quella più importante, a Montecitorio.
Il tutto mentre sulla Cosa, la webtv del Movimento vanno in onda i video di Grillo..come nei peggiori regimi militari.
Ad essere trasmesse sono solo le dichiarazioni finali dei capogruppo alla Camera Riccardo Nuti e del capogruppo al Senato Nicola Morra, che hanno motivato la decisione dell’assemblea.
LA LETTERA
Una riunione agitata, dunque. E a porte chiuse. Alla faccia della trasparenza.
Lei, Adele Gambaro, legge una lettera.
Si dice dispiaciuta di aver danneggiato il Movimento. Ma niente scuse. E ribadisce il suo no alle dimissioni.
«Attenderò il giudizio dell’assemblea e lo accetterò rimanendo nelle mie opinioni e con la speranza che il mio gesto possa essere servito a far muovere il cambiamento verso una linea più democratica», sottolinea.
Nel frattempo Crimi avvia la procedura d’espulsione.
In aula anche la deputata Paola Pinna attaccata per una intervista che ha rilasciato da un post del collega Manlio Di Stefano.
Un commento infame, degno dei peggiori servi: «Risparmiatemi questa Cosetta dei Miserabili dell’onorevole grillina Paola Pinna – scrive Di Stefano – (laureata disoccupata che viveva con i genitori a Quartucciu, Cagliari, e con cento voti cento è diventata deputata al Parlamento) che invece di spargere petali di rosa dove Grillo cammina, sorge in difesa di una certa Gambaro, un’altra miracolata che si crede Che Guevara».
Ha parlato il giullare di corte.
L’SMS, CRIMI E LE CHIAMATE A GRILLO –
La Gambaro attacca Grillo: «Qui nessuno parla delle reazioni del blog nei miei confronti: sono state di una violenza incredibile». E non solo.
Gambaro si rivolge all’ex capogruppo Vito Crimi: «Non c’è più rapporto di fiducia. Tu, Vito (Crimi, ndr) hai pubblicato un mio sms. Quindi viene a mancare il rapporto di fiducia».
E a chi le chiede se voglia rimanere nel Movimento, lei replica: «Sì, io ho espresso il mio disagio per i toni della comunicazione. Lavoro molto bene con i miei colleghi qui».
Il senatore Campanella la difende: «C’è bisogno di lei nel gruppo: penso che sia opportuno mantenere l’unità del Gruppo e votare insieme affinchè si passi oltre queste contrapposizioni sterili».
MOMENTI DI TENSIONE
Il dibattito continua, tra posizioni più o meno moderate, finchè i toni, all’improvviso si alzano. «Adele non deve finire dentro la gogna mediatica. Avere un’opinione personale è illegale? Criticare non è previsto dal regolamento?», scandisce la senatrice Bencini.
Il senatore Romani afferma: «Mi chiedo se non sia peggio l’intervista di oggi di Riccardo Nuti a Repubblica, dove dice che lei si deve dimettere e chi vota contro è fuori. Io voglio le sue scuse, perchè se è un mio compagno e fa parte della mia squadra queste cose non deve dirle. Io non voglio le scuse della Gambaro, ma di Nuti».
Poi il gruppo si trasferisce alla Camera per l’incontro congiunto di senatori e deputati.
Con Grillo messo in minoranza.
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Giugno 17th, 2013 Riccardo Fucile
NEANCHE LE PALLE DI ASSUMERSI IL RUOLO DI BOIA, PREVALGONO I VILI CHE VOGLIONO LA LAPIDAZIONE DELL’INFEDELE VIA WEB
Vito Crimi questo pomeriggio: «Noi non votiamo nessuna espulsione, noi votiamo di
rimettere alla rete la decisione. Io non ho detto chi non vota per l’espulsione della Gambaro va contro i principi del Movimento. Ho detto: “se come gruppo non ci rimettiamo alla decisione della rete tradiamo un principio del M5S”».
Ma di quali principi parla Crimi? Quelli delle dittature sudamericane?
Poi l’ex capogruppo saluta tutti e se ne va. «Devo andare a fare il trasloco».
Vito Crimi questa sera: “Vito Crimi ha avviato la procedura di espulsione e altri si sono già associati”, ha dichiarato il deputato Andrea Colletti in una pausa.
Vito Crimi forever:«I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare”.
Peccato che questo Codice non abbia nessuno valore legale visto che i parlamentari rispondono solo alla Costituzione, ai regolamenti dei gruppi parlamentari ed eventualmente allo statuto del partito.
L’articolo 3 dello statuto di 5 Stelle dice chiaramente: “Gli eletti esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato”.
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